Sclerodermia, nintedanib difende i polmoni

Il farmaco rallenta la malattia interstiziale polmonare

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Nuovi risultati confermano la capacità di nintedanib di rallentare il declino della capacità vitale forzata (FVC) in pazienti affetti da sclerosi sistemica con malattia interstiziale polmonare (SSc-ILD).

I risultati dimostrano che nintedanib rallenta la perdita di funzionalità polmonare in pazienti con SSc-ILD rispetto a placebo. Nei pazienti in terapia con nintedanib è stata dimostrata una riduzione del 44% del tasso di declino della funzionalità polmonare misurata in termini di FVC, valutata su un periodo di 52 settimane. Questi nuovi dati sono stati pubblicati oggi sul New England Journal of Medicine (NEJM) e presentati alla comunità medica alla Conferenza Internazionale dell’American Thoracic Society (ATS) di Dallas.

Hai chili di troppo? La colpa è dei batteri intestinali

Il ruolo negativo del microbiota instestinale

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La medicina estetica viene spesso chiamata in causa per risolvere problemi legati al peso e alla percezione dell’immagine corporea.

Tra questi, il più estremo è senza dubbio l’obesità, ma è forse giunto il momento di ridefinire i contorni di questa condizione.

“L’obesità fino ad oggi è stata considerata un problema prettamente di medicina estetica – sostiene presidente dell’Italian Obesity Network (ION) Giuseppe Fatati in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – ma in realtà si tratta di una vera e propria malattia, che per giunta si accompagna allo stigma sociale: si tende infatti a credere che la ‘colpa’ sia dell’obeso che mangia troppo, quando si tratta in realtà di una situazione notevolmente più complessa, ovvero di un fenomeno di popolazione”.

Svelato un punto debole della malattia di Huntington

Studiate le dinamiche di formazione di aggregati eterogenei

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Gli aggregati di proteine responsabili della malattia di Huntington hanno alcuni punti deboli, che potrebbero essere sfruttati per ostacolare lo sviluppo di questa malattia.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Scientific Reports da un gruppo di ricercatori del Centro della Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università degli Studi di Milano coordinato da Caterina La Porta, docente di Patologia Generale della Statale, in collaborazione con la Penn University negli Stati Uniti.

La malattia di Huntington è una malattia genetica neurodegenerativa legata alla struttura di una proteina coinvolta in molti processi cellulari (indipendenti dalla malattia), chiamata huntingtina.

Ferro negli alimenti: le cose che devi sapere

Il ferro è un micronutriente essenziale per la produzione dell’emoglobina, proteina presente nei globuli rossi oltre che della mioglobina, proteina che si lega all’ossigeno presente nelle fibre muscolari.

Il ferro che viene introdotto con la dieta viene poi trasportato da una proteina chiamata trasferrina ed è accumulato nel fegato sotto forma di ferritina, una proteina di deposito dal quale il corpo attinge quando vi è una mancanza di ferro per mantenere i livelli di ferro nel sangue ottimali.

Perciò per valutare una mancanza di ferro oltre che sul numero dei globuli rossi, bisogna valutare anche i livelli di ferritina.

 

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I legumi si prestano a tante ricette e preparazioni, quando inizia a fare caldo però spesso vengono eliminati dalla nostra alimentazione ed invece possono essere utilizzati per preparare delle ottime insalate. Insalata di riso integrale, grano saraceno, tonno e pomodorini condita con un filo di olio extravergine. #nutrizione #ricettadelgiorno #nutrizionista #alimentazione #drvalentinapalladino #fitinhub #ricetta #ricettafacile #cucina #lunch #alimentazionesana #alimentazionesportiva #nutrizionista #lericettedellanutrizionista #ricette #foodporn

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Abbiamo perdite regolari di questo minerale che possono essere riequilibrate con un’adeguata alimentazione e negli alimenti il ferro è presente in due forme diverse:

  • Ferro eme, di più facile assimilazione presente in carni e pesci.
  • Ferro non-eme che si trova invece in alimenti di origine vegetale, il cui assorbimento però può essere influenzato dalla presenza di inibitori sulla parete intestinale, ed è per questo che si consiglia l’assunzione di vegetali che contengono buone quantità di ferro in associazione ad alcuni alimenti contenenti ad esempio vitamina C come i pomodori o alcuni agrumi o acido citrico come il limone che ne aumentano l’assorbimento.

Ci sono inoltre sostanze che ne riducono l’assorbimento come ad esempio i tannini presenti in tè e caffè per cui sarebbe preferibile berli lontano dai pasti (o ad esempio aggiungere al tè del succo di limone) ed i fitati, queste sostanze presenti nei legumi e cereali integrali ostacolano l’assorbimento di alcuni nutrienti e del ferro stesso, per ridurne l’effetto basta lasciare questi alimenti a bagno in acqua tiepida per alcune ore prima di cuocerli.

 

Allenamento cardio: 7 strategie per renderlo efficace

Se sei una fan accanita della sala pesi, le giornate in cui devi fare un allenamento cardio, ti  piacciono come il pasto libero senza carboidrati.

Tuttavia come spesso abbiamo detto mescolare un po’ le carte del tuo allenamento è utile al fine di raggiungere un corpo tonico, atletico e in forma. Per cui se anche l’allenamento cardio non è tra i tuoi preferiti, sono innegabili i tuoi benefici.

Farti l’elenco di quanto sia salutare, sappiamo non sarebbe utile per farti cambiare idea, ma queste 9 strategie per renderlo efficace per il raggiungimento dei tuoi obiettivi, possono darti la giusta motivazione per farti una bella sudata!

Allenamento cardio: 9 strategie per renderlo efficace

Prima di eseguire l’allenamento non dimenticare di eseguire il riscaldamento.

Impara a saltare la corda oppure se già sei esperta prova con i double under. ” Tieni in considerazione che eseguire i double under ti permette di bruciare circa 26 calorie al minuto. Non è così immediato eseguire i double under, ti ci vorrà pazienza per arrivare ad eseguire l’allenamento. Ma una volta imparato sarà un grande alleato per le tue sessioni cardio.

Le sessioni di cardio non devono durare ore infinite. E non ci stancheremo mai di dirlo: l’allenamento HIIT o Tabata sono il modo migliore (certo non il più tranquillo) per  bruciare un po’ di calorie senza passare ore in palestra.

Lo sprint è la tipologia di corsa che realmente dovresti provare.  “Così come per le altre tipologie di allenamento cardio, anche la corsa di distanza non è sattamente l’allenamento che vuoi fare. Prova piuttosto sprint brevi e ripetute.

Fai il test della “chiacchiera” Se proprio non riesci a spiaccicare mezza parola mentre ti alleni, sti stai allenando oltre quelle che sono le tue possibilità a meno che non stai eseguendo un allenamento HIIT

Inserisci l’allenamento pliometrico.  ISalti sul box, ti aiutano a migliorare il tuo sistema cardiovascolare e la forza nelle gambe (femorali, quadricipiti e anche glutei).

Aggiungi un paio di esercizi isometrici alla corsa.  Aggiungere i wall sit alla fine di ogni corsa può rinforzare quadricipiti, glutei e femorali.

 

Edema maculare diabetico, le cure sono sempre meno invasive

In fase di sperimentazione anche nuove molecole

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Un convegno sull’edema maculare diabetico (Emd) organizzato a Napoli porta la notizia di nuove cure sempre meno invasive per questa malattia. L’Emd è legato alla retinopatia diabetica, la più grave complicanza del diabete, che può condurre anche alla perdita della vista.

“Un abbassamento della vista spesso è il primo passo di un’infiammazione della retina dovuta proprio al diabete. La retinopatia diabetica può degenerare con un malfunzionamento fino alla perdita della vista”, sottolinea la professoressa Francesca Simonelli Presidente della Società Italiana Oftalmologia Genetica.

L’Emd rappresenta la causa principale di invalidità visiva nei pazienti con diabete. Si calcola che circa il 20% dei pazienti diabetici finisca per sviluppare una retinopatia diabetica, con conseguente rischio di Emd e perdita o compromissione della vista.

Una “scossa” all’obesità

Efficace la stimolazione magnetica transcranica

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Funziona la stimolazione magnetica transcranica nei casi di obesità.

Una conferma definitiva dell’efficacia e della sicurezza della tecnica arriva dal nuovo studio dei ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, guidati dal professor Livio Luzi, responsabile dell’area di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’ospedale e ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano.

Il medesimo gruppo di ricerca aveva già riportato in diversi congressi internazionali sia l’efficacia della stimolazione magnetica transcranica profonda nel modificare i batteri intestinali, il cosiddetto “microbiota”, favorendo il calo ponderale nei soggetti obesi, sia la validità della stessa tecnica nel ridurre il desiderio impellente di mangiare – il cosiddetto food craving – grazie alla sua azione regolatoria sui meccanismi cerebrali.

Create staminali “invisibili” al sistema immunitario

Utili nei casi di trapianto per evitare il rigetto dell’organo

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Un team di ricercatori americani ha messo a punto una tecnica che consente di creare staminali pluripotenti non visibili al sistema immunitario.

Per farlo, gli scienziati della University of California si sono serviti delle forbici molecolari Crispr-Cas9. La prima possibile applicazione potrebbe riguardare i pazienti trapiantati, che spesso vanno incontro a un rigetto dell’organo. L’“invisibilità” delle cellule impedirebbe al sistema immunitario di aggredire il nuovo organo.

“Gli scienziati spesso sottolineano il potenziale terapeutico delle cellule staminali pluripotenti, che possono trasformarsi in qualsiasi tessuto adulto, ma il sistema immunitario finora è stato un importante ostacolo alla messa a punto di terapie sicure ed efficaci con cellule staminali”, ha affermato Tobias Deuse, autore principale del nuovo studio pubblicato su ‘Nature Biotechnology’.

Correre e camminare: 4 trucchetti da sfruttare e cambiare la tua vita

Per dimagrire e tornare in forma, non devi iniziare con estenuanti sessioni in palestra di ore e ore che ti lasciano senza respiro a fine lezione. Basta entrare nel mood di chi davvero vuole cambiare vita e partire da semplici cambiamenti. Alimentazione sana ed equilibrata prima (possibilmente evita i fai da te)  ed esercizio fisico dopo, sono gli unici due ingredienti, nella ricetta del percorso per cambiare la tua vita.

La svolta salutista quindi, può iniziare dal nutrizionista e successivamente proseguire con un minimo di attività fisica, che a seconda della tua condizione può includere sia la corsa che la camminata. Ovviamente prima di iniziare qualsiasi tipo di allenamento consulta un medico per verificare la tua condizione di salute.

In ogni caso, esistono dei trucchetti che puoi metttere in atto per iniziare a cambiare la tua vita sia con l’attività fisica sia che decidi di correre sia che decidi di camminare

Se sei nella condizione di poter correre (verificalo sempre prima con il tuo medico) o camminare, cerca di farlo dove ci sono delle piccole salite. Si bruciano circa il 20-40% delle calorie in più dove ci sono delle inclinazioni. Per questo anche utilizzare un tapis roulant inclinato può essere una buona soluzione. Quindi niente scuse del tipo “fuori piove!”.

Tieni traccia dei tuoi progressi. Qualsiasi buon professionista che si rispetti, ti consiglia di mettere nero su bianco le tue piccole conquiste quotidiane. Visualizzare la distanza percorsa, piuttosto tracciare la mappa del percorso realizzato, ti aiuteranno a darti la motivazione giusta per continuare nel tuo percorso verso una vita più sana.

Quando cammini o corri, cerca di metterci intenzione. Ovvero, non trasformare il tuo allenamento in una passeggiata tranquilla con le amiche. Cerca di muoverti come se stessi facendo tardi ad un appuntamento. Senza ovviamente andare oltre quelle che sono le tue possibilità fisiche.

Non irrigidirti. Ti è mai capitato di vedere alcune persone correre o camminare con mani e braccia particolarmente rigide? Ecco, loro forse non lo sanno ma camminare con una certa rigidità nelle braccia può provocare stressa a spalle e schiena. Quindi non tenere le mani serrate.

Prima di eseguire l’allenamento non dimenticare di eseguire il riscaldamento.

Un test veloce per scoprire la parodontite

Alcune sostanze segnalano la malattia prima della comparsa dei sintomi

Esistono sostanze specifiche nel sangue e nella saliva che possono segnalare la presenza della parodontite. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Clinica Chimica Acta, International Journal of Clinical Chemistry da ricercatori anglo-cinesi.

Secondo gli scienziati del Joint International Research Centre of Translational and Clinical Research di Pechino e del King’s College di Londra, è possibile mettere a punto un test del sangue e della saliva che riveli la presenza di proteine specifiche che indicano la futura insorgenza della parodontite.

Gli esperti hanno confrontato campioni di saliva e di fluido crevicolare – liquido particolare che si trova nel colletto gengivale, ovvero dove i denti aderiscono alle gengive – e sangue di pazienti con gengivite, pazienti con parodontite cronica e individui sani di controllo.