Occhio secco, malattia complessa

Difficile da superare anche per colpa di abitudini errate

Quella dell’occhio secco è una condizione difficile da trattare perché complessa e tendente all’auto-mantenimento. Si crea cioè una specie di circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Una secrezione inadeguata di lacrime comporta instabilità e iperosmolarità del film lacrimale, il che a sua volta danneggia l’epitelio corneo-congiuntivale.

I danni indotti all’epitelio mettono in moto meccanismi infiammatori sulla superficie oculare e il rilascio di mediatori dell’infiammazione lacrimale.

I fattori di rischio per la malattia sono di carattere sia generale che particolare. Fra i primi, età avanzata, sesso femminile, menopausa, disfunzioni ormonali, chemioterapia, diabete, malattie autoimmuni, allergie, epatite C, deficit di vitamina A.

Il coronavirus è trasmissibile in pazienti asintomatici

Sul New England Journal of Medicine la trasmissione asintomatica

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Come mai il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippoliti, asserisce che i pazienti asintomatici non sono contagiosi quando è stato pubblicato un articolo sul New england journal of medicine che dichiara senza dubbi il contrario? Sulla rivista si afferma che il coronavirus di Wuhan può diffondersi anche quando le persone non hanno sintomi.

Questo è quanto riferito da Giuseppe Ippoliti in conferenza stampa e riportato dal quotidiano La Repubblica: “Se i casi vengono trattati con rapidità ed efficienza, e considerando che i pazienti asintomatici non sono contagiosi le possibilità di nuovi casi, ci aspettiamo che l’allarme di nuovi contagi all’interno dell’Unione Europea passi da basso a molto basso”.

Come sostituire il lievito nella pizza? Le migliori alternative

Come si fa a sostituire il lievito nella pizza? Ci sono varie ragioni per preferire altri metodi di lievitazione. C’è chi lo fa perché intollerante, chi ha allergie specifiche che danno origine a sfoghi cutanei o manifestazioni che colpiscono l’appartato gastrointestinale e quello respiratorio e chi, ancora, evita i lieviti perché risultano fastidiosi nel corso della digestione. Vediamo come sostituire lievito nella pizza in questi casi specifici ottenendo comunque un buon impasto a seconda dei vostri gusti.

Come sostituire lievito nella pizza: tutte le alternative valide

Vediamo tutte le alternative al lievito per cucinare una pizza deliziosa.

Bicarbonato al posto del lievito di birra

Utilizzare il bicarbonato al posto del lievito di birra garantisce un impasto croccante e friabile. Il tempo di lievitazione è molto minore e con il bicarbonato gli intolleranti non rischieranno nulla. Scegliendo il bicarbonato, inoltre, non ci sarà nemmeno il rischio a livello di digestione ergo i gonfiori saranno solo un ricordo lontano. Il buon sapore è assicurato, quindi, sostituendo il lievito con il bicarbonato ma bisogna fare attenzione a una cosa sola: consumare la pizza subito, appena sfornata. Più passa tempo, infatti, più il bicarbonato potrebbe rilasciare un aroma non gradito a tutti. Altri due piccoli trucchetti perché la pizza riesca bene: lavorare bene l’impasto e impostare il forno a una temperatura più alta del normale.

Sostituire il lievito con lo yogurt bianco

Abbinato al bicarbonato di sodio lo yogurt bianco ha il potere di rendere l’impasto gonfio e corposo, ideale per chi preferisce la versione alta e soffice della pizza. L’impasto rimane comunque leggero e gustoso. Come sostituire il lievito con lo yogurt? Ogni 300 grammi di farina occorre utilizzare 250 grammi di yogurt e mezzo cucchiaino di bicarbonato.

Birra al posto del lievito

In alternativa al lievito è possibile anche utilizzare la birra nell’impasto della pizza. Eh? Ebbene si! La birra va aggiunta in maniera graduale alla farina mescolata con olio, sale e acqua. Le dosi da utilizzare sono: 250 grammi di farina, 150 ml di birra, 10 ml di acqua , sale e due cucchiaini di olio. Una volta terminato con l’impasto occorre lasciarlo riposare affinché raddoppi il suo volume. Per cuocere la pizza con la birra al posto del lievito occorre preriscaldare il forno a 250 gradi per 15 minuti circa.

Allergie, complicato scegliere l’immunoterapia più adatta

Difficoltà dovute all’eterogeneità degli studi

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È difficile per medici e pazienti scegliere l’immunoterapia più giusta caso per caso. Ciò è dovuto principalmente all’eterogeneità degli studi prodotti sull’efficacia di tali terapie.

Un team del centro di ricerca Alk-Abellò di Hørsholm, in Danimarca, coordinato dal prof. Domdey ha passato in rassegna 44 trial verificandone i risultati.

Riniti allergiche e asma sono considerate manifestazioni separate della stessa malattia: una infiammazione cronica delle vie respiratorie che colpisce quelle superiori nel caso delle riniti e quelle inferiori nel caso dell’asma. Le riniti allergiche – con o senza congiuntivite – rappresentano fra l’altro il più importante fattore di rischio per l’asma. Per questo, un trattamento adeguato delle riniti può scongiurare l’insorgenza dell’asma.

Bambini e vacanze, vademecum per mamme serene

Vivere una vacanza coi bambini senza preoccupazioni

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Non c’è solo il caldo negli incubi delle mamme in vacanza. Sono molte, anzi, le insidie per la salute del bambino alla vigilia del viaggio nelle località di mare e di montagna.

Lo conferma il primario di Pediatria dell’ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), Gaetano Mariani:

Le domande che le mamme ci rivolgono in questo periodo estivo vanno dai farmaci da portare in vacanza, alla prevenzione del mal d’auto o di mare, dalla corretta esposizione al sole o la prevenzione dei colpi di calore o come affrontare viaggi in aereo, o alle problematiche delle vacanze in montagna o alle insidie dei bagni al mare o in piscina, alle allergie a punture, per finire con le giuste precauzioni per chi va all’estero, con le vaccinazioni da eseguire e le norme di comportamento.

Il cibo spazzatura causa allergie

Al suo interno composti che ne favoriscono lo sviluppo

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Ai vari danni causati all’organismo si aggiungono ora le allergie. Il responsabile è il cibo spazzatura, come riporta uno studio presentato nel corso del meeting della European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition di Glasgow.

I ricercatori dell’Università Federico II di Napoli hanno evidenziato come la presenza di alcuni composti chimici – prodotti finali della glicazione avanzata o Age indotta dal consumo di junk food – nell’organismo si associ a una maggior probabilità di allergie nei bambini.

Il team ha analizzato tre gruppi di bambini fra i 6 e i 12 anni, in totale 61 soggetti. Alcuni soffrivano di allergie alimentari, altri di allergie respiratorie e altri ancora erano sani.

La ricerca ha trovato una correlazione significativa fra i livelli sottocutanei dei composti chimici Age e il consumo di cibo spazzatura.

Alimentazione e allenamento in gravidanza. Linee guida da seguire.

La gravidanza è un momento particolare e meraviglioso nella vita della donna, in cui il corpo subisce una serie di modificazioni come quelle cardiovascolari, respiratorie, epatiche, renali e dell’attività tiroidea inoltre c’è uno sviluppo della ghiandola mammaria per prepararla all’allattamento. Fondamentali in questi 9 mesi sono il controllo della pressione arteriosa e del peso corporeo, questo per evitare condizioni critiche della gravidanza quali diabete gestazionale, aumento inadeguato del peso o ipertensione.

Inoltre la salute della madre riflette quella dei figli, e spesso ciò accade anche post gravidanza. L’aumento ponderale è di 9/12 kg sulla base del peso di partenza della gestante considerando che parta normopeso. L’aumento del fabbisogno c’è ed è reale, ma mai eccessivo, non si mangia per due insomma. Inoltre è fondamentale che la gestante non venga stressata da un’alimentazione troppo rigida mantenendo comunque una varietà che risulta fondamentale per l’assorbimento di tutti i nutrienti.

 

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Alimentazione e allenamento in gravidanza. Linee guida da seguire.

Durante il primo trimestre è possibile che ci si ritrovi con nausee e vomito del tutto normali dovute ad un aumento della secrezione degli estrogeni e si possono presentare in qualunque momento della giornata, non solo al mattino. In questo caso sono consigliate soluzioni alimentari come:

  • lo zenzero che, attenzione, riduce solo la nausea non il vomito e si può utilizzare in radice, in preparazione di tisane ad esempio o in capsule
  • alimenti secchi come il riso o le fette biscottate, senza eccedere in un’alimentazione prevalentemente composta da carboidrati

Inoltre bisogna suddividere l’apporto di carboidrati in tutti i pasti per evitare bassi livelli di glicemia che porterebbero ad un’eccessiva produzione di insulina a livello fetale. Aumenta il fabbisogno proteico soprattutto dopo il primo trimestre, ma ciò non implica dover necessariamente eccedere con proteine di natura animale che spesso possono essere mal tollerate o causare esse stesse nausea, infatti è possibile raggiungere la quota proteica con:

  • formaggi stagionati
  • yogurt

E’ preferibile fare piccoli pasti e frequenti, piuttosto che pasti consistenti.

Con il procedere della gravidanza si possono riscontrare fenomeni piuttosto frequenti di stipsi, ciò è dovuto alla compressione esercitata dall’utero sul retto. Diminuisce anche la motilità gastrointestinale per un rilassamento della muscolatura e ciò comporta un ritardo nello svuotamento gastrico e reflusso gastroesofageo.

Spesso la stipsi si risolve con un apporto adeguato di:

  • fibre
  • decotto di semi di lino o di chia

In generale le linee guida dell’OMS ci dicono di includere nell’alimentazione della donna in gravidanza:

  • frutta e verdura,
  • cereali,
  • proteine da carne, pesce, legumi e uova
  • prodotti caseari come formaggi stagionati e yogurt

Bisogna invece limitare o evitare:

  • prodotti lavorati come insaccati
  • affettati e carni crude (Vietate in caso di Toxo negativa)
  • frutti di mare
  • tutti i prodotti crudi (anche non pastorizzati)
  • caffè (oltre ai 300 mg)
  • alcolici (assolutamente vietati)

Le Linee Guida per la gravidanza fisiologica ci dicono che l’integrazione in gravidanza sono prevalentemente di Acido Folico e Ferro (solo quando necessario, considerando il periodo gestazionale e sotto consiglio del medico).

L’integrazione di Vitamina D può essere utile quando c’è uno scarso apporto nella dieta o presenza di osteoporosi, in quanto secondo alcuni studi l’integrazione di via D durante la gravidanza riduce il rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita, infezioni respiratorie o allergie alimentari nei bambini. Inoltre livelli ottimali di questa vitamina nella madre si traducono in un miglior sviluppo nel sistema nervoso.

Veniamo all’attività fisica, o sportiva sulla base delle abitudini della gestante.

Una donna sportiva, abituata ad un certo sforzo fisico anche intenso, può continuare a farlo purché seguita da personale competente. Una donna abitualmente sedentaria, invece, dovrebbe prediligere attività fisica di tipo blando con basso impatto metabolico per evitare carenze di ossigeno.

La gravidanza non è una malattia, ma una condizione biologica in cui il corpo si adatta a tutte le modificazioni che ne seguono. Ciò significa che l’attività fisica in gravidanza non solo si può fare, ma comporta tutta una serie di benefici tra cui una migliore tolleranza al dolore durante il travaglio e minori dolori muscolo scheletrici dovuti ad una massa muscolare ben sviluppata.

Inoltre si riduce il rischio di diabete gestazionale e pre-eclampsia (ipertensione, presenza di proteine nell’urina ed edema). Ciò vale ovviamente quando la gravidanza è FISIOLOGICA E QUINDI NON CI SONO COMPLICANZE DI ALCUN TIPO, MA SOPRATTUTTO IN ACCORDO CON IL PROPRIO GINECOLOGO al quale dobbiamo affidarci e del quale dobbiamo fidarci.

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Asma infantile, omalizumab riduce il rischio di shock

Utile anche in caso di allergia alimentare

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Ridotto in maniera significativa il rischio di shock anafilattico per i bambini affetti da allergie gravi: è l’effetto di un farmaco per migliorare il controllo dell’asma allergico che si è rivelato capace di innalzare una barriera protettiva anche contro l’anafilassi, la forma più grave di allergia alimentare.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori allergologi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che hanno osservato le reazioni a vari allergeni alimentari in un gruppo di bambini durante il trattamento con il farmaco omalizumab. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Allergy and Clinical Immunology: in practice.

Le malattie allergiche sono le patologie croniche più diffuse nella popolazione dopo l’artrosi/artrite e l’ipertensione arteriosa.

Tempo di allergie, i consigli degli esperti

Suggerimenti utili per evitare che i sintomi ci perseguitino

La primavera si avvicina e con essa le giornate si allungano, il clima si fa più mite, cresce la voglia di stare all’aria aperta ma, per chi ne soffre, primavera fa anche rima con allergie. Circa il 40% degli italiani, infatti, soffre di una qualche forma di allergia che, proprio in primavera, rischia di scatenare fastidiose conseguenze e disturbi.

Il calendario pollinico mette in guardia gli allergici e l’aumento dei pollini presenti nell’aria, tipico soprattutto dei mesi primaverili, fa sì che molte persone associno ai momenti vissuti fuori casa le reazioni allergiche e i sintomi più diffusi del raffreddore da fieno quali starnuti a ripetizione, naso che cola, bruciore oculare e fotofobia.

Succhiare il ciuccio del bambino per evitare allergie

La saliva materna svolge un ruolo protettivo

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La prospettiva non è delle più invitanti, ma tenete conto dei possibili effetti positivi. Uno studio di ricercatori dell’Henry Ford Health System di Detroit dimostra che la mamma che pulisce il ciuccio del neonati con la propria saliva sta proteggendo il figlio da possibili allergie future.

Lo studio è stato presentato nel corso dell’ultimo congresso dell’American College of Allergy, Asthma & Immunology che si è svolto a Seattle.

Gli scienziati hanno analizzato le abitudini di 128 mamme nel corso di 18 mesi, chiedendo loro come pulissero il ciuccio del figlio. “Abbiamo scoperto che i bambini di madri che avevano succhiato il ciuccio del piccolo mostravano livelli di IgE inferiori rispetto alla media”, spiega Eliane Abou-Jaoude, primo autore dello studio.