L’ansiolitico etifoxina va incontro al ritiro

Effetti indesiderati gravi e scarsa efficacia

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Il medicinale ansiolitico Stresam, il cui principio attivo è l’etifoxina, è sotto osservazione da parte dell’Ema che ha avviato una revisione per un possibile ritiro dal commercio. Il farmaco ha mostrato effetti indesiderati rari ma gravi e un’efficacia trascurabile, simile a quella del placebo.

Il medicinale è attualmente autorizzato per il trattamento dei disturbi ansiosi in diversi paesi europei, ma non in Italia. È stato al centro dello studio Ametis sull’efficacia nel trattamento dei disturbi dell’adattamento accompagnati da ansia.

Sono emersi effetti indesiderati come reazioni cutanee gravi, danni epatici, sanguinamento uterino fra un ciclo mestruale e un altro e infiammazione intestinale.

Covid, ansia e depressione in crescita

Peggioramento dei sintomi per il 40% dei pazienti

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La pandemia e il lockdown continuano a produrre effetti negativi sulla salute psichica degli italiani.

Uno studio di scienziati dell’Istituto Superiore di Sanità, delle Università di Genova e Pavia e dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha messo in luce il peggioramento dei sintomi nel 40% degli italiani che già soffrivano di ansia e depressione.

La qualità di vita si è ridotta nel 60% dei soggetti. Si sono manifestati inoltre effetti negativi sul ritmo sonno-veglia nel 30% dei pazienti.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Affective Disorders, si basa su un campione rappresentativo di oltre 6000 soggetti che stiamo seguendo nel tempo – precisa Silvano Gallus, ricercatore del Mario Negri e coordinatore del consorzio di ricerca – che ci permetteranno di analizzare come gli stili di vita e la salute mentale degli italiani si siano modificate e si stiano modificando.

Il defibrillatore impiantabile può causare depressione

La possibilità dello shock elettrico può influire sulle condizioni psicologiche

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Salva la vita, ma può provocare ansia e depressione. È il defibrillatore impiantabile, uno strumento tecnologico che consente la cardioversione, sebbene possa causare anche ansia e depressione nel soggetto.

Lo dice una ricerca dell’Ospedale Universitario di Odense presentata nel corso del congresso scientifico della Società Europea di Cardiologia (Esc) dalla dott.ssa Susanne Pedersen. Lo studio ha preso in esame i dati di oltre 1.000 pazienti che hanno avuto un defibrillatore impiantabile con funzione di cardioversione. I soggetti sono stati seguiti per 2 anni, compilando con regolarità un questionario su ansia, depressione e qualità della vita al basale e poi a 3, 6, 12 e 24 mesi.

I dati dimostrano che l’ansia ha riguardato il 14,5% dei casi, mentre l’11,3% ha sviluppato un quadro depressivo.

Covid, disturbi mentali per un paziente su tre

Ansia e disturbi dell’umore i problemi più comuni

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A 6 mesi dalla malattia, un paziente guarito da Covid-19 su tre mostra problemi di natura mentale.

È il risultato di uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry da un team della Oxford University guidato da Paul Harrison, che spiega: «Sebbene i rischi individuali per la maggior parte dei disturbi siano bassi, l’effetto sull’intera popolazione potrebbe essere sostanziale».

I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche di 236.379 pazienti colpiti da Covid-19, scoprendo che il 34% aveva ricevuto una diagnosi di malattia neurologica o psichiatrica entro 6 mesi dalla malattia.

I dati sono stati confrontati con quelli di persone che avevano avuto l’influenza o altre malattie respiratorie nello stesso periodo di tempo. L’incidenza dei disturbi nei guariti da Covid era molto più alta della media.

Gli effetti a breve e lungo termine di Covid-19

Dolore, alterazione del sonno, ansia, paura

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Una delle preoccupanti considerazioni derivate dalla pandemia da SARS-COV-2 è stata che il virus non aggredisce solo i polmoni con una polmonite interstiziale che lesiona seriamente gli alveoli e trombizza i piccoli vasi conducendo a una insufficienza respiratoria talora mortale, ma attacca tutti gli organi causando alcuni deficit che probabilmente permangono a lungo e con conseguenze importanti.

Recentemente una pubblicazione della Rockfeller University riporta l’individuazione dei pazienti “long-haulers”, cioè persone che dopo una infezione iniziale spesso moderata e curata a domicilio, non riescono a guarire e rimangono incapacitati perché non respirano adeguatamente e presentano una serie di altri sintomi cronici come costanti dolori al petto e al cuore, sintomi intestinali, mal di testa, incapacità a concentrarsi, perdita di memoria, tachicardia.

Belgio: in lockdown previsto il “compagno di coccole”. Voi cosa ne pensate?

Il Belgio, nel disporre le nuove regole per il lockdown, ha istituito la figura del “knuffelcontact”, il contatto di coccole.

Lo ha deciso il primo ministro belga Alexander De Croo che, comunicando  i termini del lockdown, ha spiegato:

Il nostro Paese è in uno stato di emergenza, in molti ospedali le capacità sono già superate e per questo dobbiamo invertire la curva. L’unica risposta è tutelare il sistema sanitario e per farlo bisogna evitare il più possibile ogni contatto fisico. Pertanto ogni membro della famiglia ha diritto a un “compagno di coccole”.

Ma ha posto delle regole: le famiglie dovrebbero invitare a casa un solo “knuffelcontact” alla volta. C’è un’eccezione per chi vive da solo: i single possono invitare una persona oltre al loro contatto di coccole, ma non contemporaneamente.

L’introduzione del compagno di coccole, che a molti potrà sembrare una scelta bizzarra, ha il senso di continuare a combattere il virus con il distanziamento sociale ma senza per questo rinunciare ad ogni forma di relazione. Insomma far sì che, pur nel rispetto delle regole,  si riducano gli effetti dell’isolamento mantenendo alto il morale e abbassando così i fattori di rischio di malattie psicofisiche. Misure simili erano state introdotte durante la precedente quarantena da alcuni Paesi ma con funzioni prevalentemente sessuali, in Olanda infatti si parlava di “seksbuddy”, come dire un compagno di letto, dando valore alla dimensione sessuale che non è meno importante.

Cosa dicono gli esperti

Adelia Lucattini, psichiatra e psicanalista della Società Psicoanalitica Italiana, sostiene che:

L’emergenza Covid-19 sta confermando quanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva già affermato nel mese di marzo ovvero che nel 2020 la depressione sarebbe stato il disturbo mentale più diffuso al mondo e la seconda malattia più frequente dopo le malattie cardiovascolari”.

Pochi mesi dopo l’Istituto Superiore di Sanità conducendo uno studio su 20.720 partecipanti insieme al Dipartimento di Salute Mentale dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli aveva confermato che il confinamento sociale dovuto al Covid 19, condizione innaturale per le persone, aveva fortemente aumentato i disturbi psicologi e i livelli di ansia e di depressione legati allo stress con una percentuale maggiore nelle donne.

Nei momenti di difficoltà, di paura, di incertezza per il futuro avere chi si prende cura di te e ti fa compagnia può essere un vero toccasana a livello emotivo e fisico, sembra volerci dire questo provvedimento belga, e può contribuire a ridurre gli aspetti dissociativi della solitudine e della paura. Il “compagno di coccole” dovrebbe quindi aiutare a sentirsi meno soli e ad affrontare il peso del lockdown con uno spirito differente, almeno nelle intenzioni.

Covid-19 aumenta anche il rischio di problemi alla psiche

Disturbi psichiatrici legati all’infiammazione causata dal virus

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Sars-CoV-2 mette a dura prova l’intero organismo e non solo le vie respiratorie. Subire una forma grave di Covid può mettere a rischio anche di ripercussioni psichiatriche serie come depressione, ansia, insonnia e disturbo post-traumatico da stress.

Prima una ricerca del San Raffaele di Milano e ora uno studio dell’Università di Oxford sono giunti alla stessa conclusione. Secondo i ricercatori inglesi, al 20% dei pazienti infetti da Sars-CoV-2 viene diagnosticato anche un disordine psichiatrico entro 90 giorni dall’inizio della malattia.

Lo studio, pubblicato su The Lancet Psychiatry, ha preso in esame un database elettronico con i dati di 69 milioni di americani, inclusi 62.000 casi di Covid-19.

Ansia e depressione nei pazienti post Covid-19

Studio italiano mostra le ripercussioni a medio termine della malattia

Il nuovo coronavirus produce effetti negativi anche sulla psiche. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Brain, Behavior and Immunity e coordinato dal professor Francesco Benedetti, psichiatra e Group leader dell’Unità di ricerca in Psichiatria e psicobiologia clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha descritto e riportato per la prima volta al mondo le conseguenze di COVID-19 a livello psichiatrico, con patologie quali disturbo post traumatico da stress, ansia, insonnia e depressione.

Lo studio è stato condotto su 402 pazienti nell’ambito dell’ambulatorio di follow-up (FU) post COVID-19 che il San Raffaele ha attivato lo scorso maggio. Si tratta di un percorso di controlli di circa 6 mesi per i malati Covid-19 dimessi dalla struttura, che prevede visite con équipe multidisciplinari composte da medici internisti, infettivologi, neurologi, psichiatri, nefrologi e altri.