Gli antibiotici aumentano il rischio di malattie intestinali

L’abuso dei farmaci altera le funzioni del sistema immunitario intestinale

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L’abuso di terapie antibiotiche ad ampio spettro ha l’effetto di alterare il buon funzionamento del sistema immunitario intestinale, predisponendo l’organo all’insorgenza di malattie croniche come il morbo di Crohn.

È la conclusione di un lavoro del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto europeo di Oncologia pubblicato su Microbiome.

La nostra scoperta – dice Federica Facciotti, coordinatrice del progetto insieme a Francesco Strati – ha un grande valore clinico per la prevenzione e la cura di malattie importanti come le malattie infiammatorie croniche intestinali quali la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, che, oltre ad avere di per sé un impatto negativo sulla qualità di vita, sono collegati a un aumentato rischio individuale di sviluppare tumori del colon.

Polmonite nei bambini, bastano 5 giorni di antibiotici

Sufficiente un trattamento breve a base di amoxicillina ad alte dosi

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Sono sufficienti 5 giorni di antibiotici a base di amoxicillina ad alte dosi per debellare una polmonite in piccoli pazienti dai 6 mesi ai 10 anni. Lo dice uno studio pubblicato su Jama Pediatrics da ricercatori della McMaster University.

Jeffrey Pernica, principale autore dello studio e docente di Pediatria presso l’ateneo canadese, spiega: «Diverse ricerche precedenti hanno concluso che la polmonite negli adulti si risolve in gran parte dei casi con brevi cicli di antibiotici, e ora abbiamo dimostrato lo stesso anche nei bambini».

La ricerca ha coinvolto 281 bambini, verificando la guarigione della polmonite nell’85,7% dei soggetti che avevano ricevuto il ciclo breve di antibiotici contro l’84,1% di quelli che hanno assunto il farmaco per un totale di 10 giorni.

I rischi dell’abuso di farmaci per chi gioca a calcio

I risultati di uno studio su calciatori della serie B

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L’uso di farmaci fra gli atleti è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, soprattutto per le implicazioni legate al doping. Tuttavia, poco si sa sull’uso di medicinali consentiti e meno ancora sono gli studi che hanno investigato la relazione fra reazioni avverse ai farmaci e sport.

Un team di ricercatori italiani guidati da Francesca Wanda Rossi dell’Università Federico II di Napoli ha realizzato uno studio osservazionale su un gruppo di calciatori di serie B.

Il campione era formato da 378 calciatori, sottoposti a test fisici e anamnestici, oltre che a un questionario validato.

La grande maggioranza degli atleti – il 91,8% – ha riferito l’uso di Fans – farmaci antinfiammatori non steroidei – nel corso dell’anno precedente, e un terzo di loro si è dichiarato consumatore abituale. Il 64% dei giocatori ha utilizzato analgesici, mentre il 52,1% ha assunto antibiotici.

Appendicite, meglio antibiotici endovenosi e orali

Il trattamento è più efficace rispetto ai soli antibiotici orali

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Il trattamento con antibiotici endovenosi seguiti da antibiotici orali si è rivelato più efficace di quello con soli antibiotici orali.

Lo dimostra uno studio pubblicato su Jama da un team della Turku University, in Finlandia, diretto da Suvi Sippola, che spiega:

«Gli antibiotici sono un’alternativa efficace e sicura all’appendicectomia per la gestione dell’appendicite acuta non complicata, ma non sappiamo bene quale sia il regime antibiotico ottimale».

Il trattamento a base di antibiotici endovenosi seguiti da antibiotici orali (ertapenem + levofloxacina-metronidazolo) è risultato superiore a quello con soli antibiotici orali (moxifloxacina). Entrambi hanno comunque un tasso di efficacia superiore al 65%.

Covid, varianti in un paziente trattato col plasma

La terapia del paziente immunodepresso ha coinciso con l’emergere delle varianti

Diverse varianti di Sars-CoV-2 si sono manifestate in un paziente immunodepresso trattato con il plasma convalescente.

È successo in Inghilterra, presso il Cambridge Institute of Therapy Immunology & Infectious Disease, dove i ricercatori guidati da Ravindra Gupta hanno scoperto l’esistenza delle varianti in un paziente di 70 anni che era stato sottoposto in precedenza a chemioterapia per un linfoma.

Ricoverato l’estate scorsa per Covid, il paziente è stato trattato con antibiotici, steroidi, remdesivir e plasma convalescente per un totale di 101 giorni. Dopo l’ultimo trattamento, però, è emersa la presenza di una mutazione che includeva una delezione presente nella famosa B.1.1.7 scoperta nel Regno Unito e a cui è stato dato il nome di variante inglese.

Cistite, si usano troppi antibiotici

Cresce il rischio di antibiotico-resistenza

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Gli antibiotici sono la terapia d’elezione per la cura della cistite, ma spesso vengono usati senza motivo, alimentando il rischio di antibiotico-resistenza.

Ad affermarlo è Roberto Carone, presidente emerito della Fondazione italiana continenza (Fic) e past president della Società italiana di urologia (Siu), il quale ha presentato un position paper nel quale «insieme a medici di famiglia, farmacologi, ginecologi e urologi, abbiamo stilato indicazioni per ridurre il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e il rischio che la cistite diventi ricorrente».

Il documento suggerisce l’utilizzo di integratori di D-mannosio ad alte dosi:

«Oggi studi scientifici e pratica clinica ci dicono che terapia e prevenzione si fanno spesso con una terapia non antibiotica come per esempio con una buona integrazione di D-mannosio ad alte dosi».

Ecco come i batteri resistono agli antibiotici

Indagato il meccanismo dei sistemi di efflusso batterici

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Il lavoro riguarda lo studio dei meccanismi di resistenza dei batteri ad un numero sempre crescente di antibiotici (fenomeno noto come multi-resistenza, e ritenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come possibile causa di oltre 10 milioni di morti all’anno entro il 2050).

In particolare, i sistemi di efflusso batterici oggetto dell’indagine sono tra i principali responsabili di tale fenomeno: essi sono dei veri e propri “cannoni molecolari”, aggregati di proteine utilizzati dai batteri per espellere al loro esterno molti, se non tutti, gli antibiotici a nostra disposizione.

Attraverso una complessa rete di movimenti queste proteine rendono inefficaci le uniche armi del nostro arsenale, che non possono così raggiungere il proprio bersaglio nuocendo ai batteri.

Gli antibiotici riducono l’effetto della pillola

I farmaci aumenterebbero il rischio di gravidanze indesiderate

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Uno studio pubblicato su BMJ Evidence Based Medicine rivela che gli antibiotici ad ampio spettro interferirebbero con l’effetto dei contraccettivi orali, riducendone l’efficacia e aumentando di conseguenza il rischio di gravidanze indesiderate.

Lo studio, firmato da Robin Ferner della University of Birmingham, riprende un’idea sostenuta fin dagli anni 70. Gli scienziati inglesi hanno messo a confronto la frequenza di gravidanze indesiderate nelle donne che usavano la pillola e avevano assunto uno o più cicli di antibiotici con quella di donne che avevano assunto altri farmaci al posto degli antibiotici.

I medici si sono basati sulle Yellow Cards, un sistema di allerta a disposizione dei medici inglesi che serve per segnalare sospetti effetti avversi dei farmaci.

Setticemia, antibiotici e rischi di danni renali

L’aggiunta di un beta-lattamico aumenta il rischio

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Aggiungere un antibiotico beta-lattamico alla terapia standard in caso di setticemia da MRSA ha soltanto l’effetto di aumentare il rischio di danno renale acuto.

Il farmaco infatti non sembra migliorare la prognosi, secondo le conclusioni di uno studio apparso su Jama. «Per questo lo studio è stato interrotto in anticipo», scrive il coautore Steven Tong dell’Institute for Infection and Immunity in Melbourne, in Australia, aggiungendo che le setticemie da MRSA vengono trattate in prima battuta con vancomicina o
daptomicina.

Alcuni studi avevano suggerito l’aggiunta di un beta-lattamico per aumentare l’attività battericida della terapia standard. I ricercatori australiani hanno approfondito l’argomento arruolando 352 adulti ricoverati in ospedale per setticemia da MRSA.

Coronavirus: 13 reasons why

Un po’ di confusione questo COVID-19 la sta facendo. Ecco “13 reasons why” per fare chiarezza su alcuni dubbi principali a cui ha risposto l’Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS). 

1. Gli asciugatori elettrici per le mani sono efficaci per uccidere il nuovo coronavirus? 

No. Gli asciugatori elettrici non sono efficaci per uccidere il COVID-2019. Per proteggersi contro il nuovo coronavirus, bisogna lavare le mani varie volte al giorno con con acqua e sapone, strofinandole per almeno 20 secondi. In alternativa, utilizzare un gel igienizzante a base di alcol. Dopo averle lavate, bisogna asciugarle molto bene con delle salviettine di carta o un asciugatore tiepido per ambienti.

2. Si possono usare lampade ultraviolette disinfettanti per proteggersi dal COVID-19? 

No. Le lampade ultraviolette disinfettanti non dovrebbero essere usate per sterilizzare mani o altre zone della pelle perché le radiazioni UV possono causare irritazioni cutanee.

3. Gli scanner termici sono efficaci per individuare le persone infette dal nuovo coronavirus? 

Gli scanner termici sono efficaci per individuare solo chi ha giá sviluppato febbre (ovvero, chi ha una temperatura corporea piú alta del normale) causata dal COVID-19, e non tutte le persone potenzialmente infette. Questo perchè ci vogliono da 2 a 10 giorni prima che le persone infette sviluppino febbre e lo scanner termico non è in grado di registrare l’infezione se non è insorto il sintomo di febbre.

4. È efficace spruzzarsi alcol o chlorine sul corpo per uccidere il coronavirus? 

No. Spruzzarsi  alcol o chlorine sul corpo non stermina i virus che sono giá penetrati all’interno del corpo. Spruzzare queste sostanze puó essere dannoso per le membrane mucose (occhi, bocca) oltre che per i vestiti. Va ricordato che sia alcol che chlorine possono essere utili per disinfettare le superfici, ma devono essere utilizzati seguendo le raccomandazioni adeguate.

5. È sicuro ricevere una lettere o un pacco dalla Cina?

Sí, è sicuro. Chi riceve pacchi dalla Cina non rischia di contrarre il nuovo coronavirus. Secondo le evidenze scientifiche che abbiamo, sappiamo che il coronavirus non sopravvive a lungo sugli oggetti, tra cui lettere o pacchi.

6. Gli animali domestici trasmettono il nuovo coronavirus? 

Al momento, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che gli animali domestici (cani, gatti) possano essere infettati e trasmettere il coronavirus. Ad ogni modo, è sempre buona prassi lavarsi le mani con sapone dopo essere stati a contatto con gli animali, anche domestici. Questa buona norma protegge dai batteri comuni, come l’escherichia coli e la salmonella che vengono trasmesse agli umani dagli animali domestici.

7. I vaccini contro la polmonite proteggono dal coronavirus?

No. I vaccini contro la polmonite (vaccino pneumococcico e Vaccino dell’Haemophilus influenzae di tipo B) non proteggono dal coronavirus. Questo virus è talmente nuovo e diverso che ha bisogno del proprio vaccino. I ricercatori stanno cercando di sviluppare un vaccino contro il COVID-19 e l’OMS sta supportando i loro sforzi. Sebbene questi vaccini non siano efficaci contro il COVID-19, le vaccinazioni contro le malattie respiratorie sono altamente raccomandate per proteggere la salute.

8. Le soluzioni saline per decongestionare il naso prevengono l’infezione da nuovo coronavirus?

No. Non c’è evidenza che le soluzioni saline per naso proteggano dall’infezione da nuovo coronavirus. Se da un lato ci sono alcune evidenze limitate per cui queste soluzioni saline aiutino a guarire piú rapidamente dal raffreddore, non ce ne sono che dimostrino la loro utilitá nella prevenzione delle infezioni respiratorie.

9. Mangiare aglio aiuta a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus? 

L’aglio è un alimento molto sano che potrebbe avere alcune proprietá antimicrobiche. Tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che mangiare aglio abbia protetto le persone dal nuovo coronavirus.

10. L’olio di sesamo blocca l’entrata del coronavirus nel corpo?

No. L’olio di sesamo non uccide il coronavirus. Ci sono dei disinfettanti chimici che possono eliminare il virus dalle superfici, come: disinfettanti a base di candeggina/chlorina, solventi, alcol (etanolo) al 75%, acido peracetico e cloroformio. Tuttavia, non hanno nessuna efficacia se messi sotto il naso o applicati sulla pelle, anzi, potrebbe risultare addirittura dannoso per la cute.

11. Il coronavirus colpisce solo gli anziani o anche i più giovani sono a rischio di contrarlo? 

Persone di tutte le etá possono essere a rischio di contrarre il COVID-2019. Gli anziani e le persone con condizioni mediche critiche pre-esistenti (asma, diabete, malattie cardiache) sono piú vulnerabili e rischiano maggiormente di ammalarsi gravemente per il virus. L’OMS consiglia a tutti di adottare misure di prevenzione per proteggersi dal virus, come seguire le norme igieniche per mani e vie respiratorie.

12. Gli antibiotici sono efficaci per prevenire e trattare il nuovo coronavirus? 

No. Gli antibiotici funzionano solo contro i batteri, non i virus. Il COVID-2019 è un virus e quindi gli antibiotici non funzionano nè come prevenzione nè come trattamento. Tuttavia, nel caso si venisse ospedalizzati per COVID-2019, è possibile che vengano somministrati antibiotici per curare un’eventuale co-infezione batterica.

13. Ci sono specifiche medicine per trattare il coronavirus? 

Ad oggi, non ci sono medicine raccomandate per prevenire o trattare il nuovo coronavirus. Tuttavia, le persone colpite ricevono tutte le cure adeguate per alleviare e trattare i sintomi. Coloro in condizioni di gravitá maggiore ricevono assistenza e supporto adeguato. Le ricerche per i trattamenti specifici sono giá in atto e alcuni verranno testati a breve.