Osteomielite pediatrica, come curarla

Nuove indicazioni per trattare l’infezione delle ossa

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È un’infezione batterica che si insinua nelle ossa dei bambini, 4 ogni 100.000. Se non ben curata, può avere esiti anche molto gravi. È l’osteomielite ematogena acuta non complicata, per la cui cura, fino ad oggi, erano disponibili solo indicazioni frammentarie e molto eterogenee. Da uno studio coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù arriva un nuovo strumento per i pediatri. I maggiori esperti italiani, analizzando la letteratura scientifica esistente, hanno individuato le terapie più efficaci per evitare ricoveri inutili, prolungati e soprattutto la degenerazione della malattia. Lo studio, pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics, è open access e contiene una serie di tabelle con la classificazione dei batteri che causano l’infezione, gli antibiotici più adatti al caso, dosaggi, tempi e modalità di somministrazione.
L’osteomielite ematogena è un’infezione causata da un gran …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | osteomielite, infezione, ossa,

Un nuovo antibiotico per i batteri resistenti

Disponibile Cefiderocol, cefalosporina di nuova generazione

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Finalmente c’è una nuova arma per combattere le infezioni multiresistenti, un antibiotico di nuova generazione che può sconfiggere i superbatteri. L’Agenzia italiana del Farmaco ha approvato nel giugno scorso Cefiderocol, nuova cefalosporina che utilizza un meccanismo di ingresso cellulare unico che bypassa le principali barriere di resistenza.
“Ogni anno in Europa – ricorda Pierluigi Viale, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche dell’Università di Bologna – si registrano 25mila decessi correlati alle infezioni da batteri multiresistenti e anche in Italia le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per i patogeni sotto sorveglianza si mantengono elevate”.
“Poter disporre di un antibiotico di nuova generazione, da utilizzare in modo specifico e mirato su particolari ceppi resistenti ed efficace nel ridurre decessi e complicanze, può …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | batteri, antibiotici, resistenza,

Forse un batterio all’origine dell’artrite reumatoide

Possibile prevenire la malattia con antibiotici o un vaccino

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La Glaesserella parasuis fino a ieri era considerata un anonimo batterio, annidato nelle gengive dei ragazzi. Ma uno studio, condotto da ricercatori della Patologia Generale, della Microbiologia e della Reumatologia della Fondazione Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica, in collaborazione con l’Università di Pittsburg (Usa) e Barcellona (Spagna), suggerisce che questo batterio potrebbe essere il ‘grilletto’ scatenante la catena di eventi che porta all’artrite reumatoide.
Questo studio (nato diversi anni fa da un’idea dell’allora Professore Ordinario di Reumatologia Gianfranco Ferraccioli) ora pubblicato su Frontiers in Medicine, dimostra infatti che la Glaesserella è ‘riconosciuta’ dalle stesse cellule T, che aggrediscono il collagene di tipo 2 delle articolazioni dei pazienti con artrite reumatoide. Se questi risultati fossero confermati si potrebbe ipotizzare una prevenzione …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | batterio, artrite, reumatoide,

Gli antibiotici aumentano il rischio di malattie intestinali

L’abuso dei farmaci altera le funzioni del sistema immunitario intestinale

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L’abuso di terapie antibiotiche ad ampio spettro ha l’effetto di alterare il buon funzionamento del sistema immunitario intestinale, predisponendo l’organo all’insorgenza di malattie croniche come il morbo di Crohn.

È la conclusione di un lavoro del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto europeo di Oncologia pubblicato su Microbiome.

La nostra scoperta – dice Federica Facciotti, coordinatrice del progetto insieme a Francesco Strati – ha un grande valore clinico per la prevenzione e la cura di malattie importanti come le malattie infiammatorie croniche intestinali quali la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, che, oltre ad avere di per sé un impatto negativo sulla qualità di vita, sono collegati a un aumentato rischio individuale di sviluppare tumori del colon.

Polmonite nei bambini, bastano 5 giorni di antibiotici

Sufficiente un trattamento breve a base di amoxicillina ad alte dosi

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Sono sufficienti 5 giorni di antibiotici a base di amoxicillina ad alte dosi per debellare una polmonite in piccoli pazienti dai 6 mesi ai 10 anni. Lo dice uno studio pubblicato su Jama Pediatrics da ricercatori della McMaster University.

Jeffrey Pernica, principale autore dello studio e docente di Pediatria presso l’ateneo canadese, spiega: «Diverse ricerche precedenti hanno concluso che la polmonite negli adulti si risolve in gran parte dei casi con brevi cicli di antibiotici, e ora abbiamo dimostrato lo stesso anche nei bambini».

La ricerca ha coinvolto 281 bambini, verificando la guarigione della polmonite nell’85,7% dei soggetti che avevano ricevuto il ciclo breve di antibiotici contro l’84,1% di quelli che hanno assunto il farmaco per un totale di 10 giorni.

I rischi dell’abuso di farmaci per chi gioca a calcio

I risultati di uno studio su calciatori della serie B

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L’uso di farmaci fra gli atleti è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, soprattutto per le implicazioni legate al doping. Tuttavia, poco si sa sull’uso di medicinali consentiti e meno ancora sono gli studi che hanno investigato la relazione fra reazioni avverse ai farmaci e sport.

Un team di ricercatori italiani guidati da Francesca Wanda Rossi dell’Università Federico II di Napoli ha realizzato uno studio osservazionale su un gruppo di calciatori di serie B.

Il campione era formato da 378 calciatori, sottoposti a test fisici e anamnestici, oltre che a un questionario validato.

La grande maggioranza degli atleti – il 91,8% – ha riferito l’uso di Fans – farmaci antinfiammatori non steroidei – nel corso dell’anno precedente, e un terzo di loro si è dichiarato consumatore abituale. Il 64% dei giocatori ha utilizzato analgesici, mentre il 52,1% ha assunto antibiotici.

Appendicite, meglio antibiotici endovenosi e orali

Il trattamento è più efficace rispetto ai soli antibiotici orali

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Il trattamento con antibiotici endovenosi seguiti da antibiotici orali si è rivelato più efficace di quello con soli antibiotici orali.

Lo dimostra uno studio pubblicato su Jama da un team della Turku University, in Finlandia, diretto da Suvi Sippola, che spiega:

«Gli antibiotici sono un’alternativa efficace e sicura all’appendicectomia per la gestione dell’appendicite acuta non complicata, ma non sappiamo bene quale sia il regime antibiotico ottimale».

Il trattamento a base di antibiotici endovenosi seguiti da antibiotici orali (ertapenem + levofloxacina-metronidazolo) è risultato superiore a quello con soli antibiotici orali (moxifloxacina). Entrambi hanno comunque un tasso di efficacia superiore al 65%.

Covid, varianti in un paziente trattato col plasma

La terapia del paziente immunodepresso ha coinciso con l’emergere delle varianti

Diverse varianti di Sars-CoV-2 si sono manifestate in un paziente immunodepresso trattato con il plasma convalescente.

È successo in Inghilterra, presso il Cambridge Institute of Therapy Immunology & Infectious Disease, dove i ricercatori guidati da Ravindra Gupta hanno scoperto l’esistenza delle varianti in un paziente di 70 anni che era stato sottoposto in precedenza a chemioterapia per un linfoma.

Ricoverato l’estate scorsa per Covid, il paziente è stato trattato con antibiotici, steroidi, remdesivir e plasma convalescente per un totale di 101 giorni. Dopo l’ultimo trattamento, però, è emersa la presenza di una mutazione che includeva una delezione presente nella famosa B.1.1.7 scoperta nel Regno Unito e a cui è stato dato il nome di variante inglese.

Cistite, si usano troppi antibiotici

Cresce il rischio di antibiotico-resistenza

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Gli antibiotici sono la terapia d’elezione per la cura della cistite, ma spesso vengono usati senza motivo, alimentando il rischio di antibiotico-resistenza.

Ad affermarlo è Roberto Carone, presidente emerito della Fondazione italiana continenza (Fic) e past president della Società italiana di urologia (Siu), il quale ha presentato un position paper nel quale «insieme a medici di famiglia, farmacologi, ginecologi e urologi, abbiamo stilato indicazioni per ridurre il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e il rischio che la cistite diventi ricorrente».

Il documento suggerisce l’utilizzo di integratori di D-mannosio ad alte dosi:

«Oggi studi scientifici e pratica clinica ci dicono che terapia e prevenzione si fanno spesso con una terapia non antibiotica come per esempio con una buona integrazione di D-mannosio ad alte dosi».

Ecco come i batteri resistono agli antibiotici

Indagato il meccanismo dei sistemi di efflusso batterici

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Il lavoro riguarda lo studio dei meccanismi di resistenza dei batteri ad un numero sempre crescente di antibiotici (fenomeno noto come multi-resistenza, e ritenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come possibile causa di oltre 10 milioni di morti all’anno entro il 2050).

In particolare, i sistemi di efflusso batterici oggetto dell’indagine sono tra i principali responsabili di tale fenomeno: essi sono dei veri e propri “cannoni molecolari”, aggregati di proteine utilizzati dai batteri per espellere al loro esterno molti, se non tutti, gli antibiotici a nostra disposizione.

Attraverso una complessa rete di movimenti queste proteine rendono inefficaci le uniche armi del nostro arsenale, che non possono così raggiungere il proprio bersaglio nuocendo ai batteri.