Gli antibiotici in combinazione aumentano le resistenze

I batteri si rafforzano anche per questa scelta terapeutica

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L’adozione di due o più antibiotici allo scopo di debellare un’infezione con maggiore efficacia si rivela un pericoloso boomerang.

Uno studio dell’Università di Gerusalemme pubblicato su Science e firmato da Nathalie Balaban svela che la combinazione di antibiotici potrebbe di fatto accelerare lo sviluppo di resistenze batteriche.

Spesso i medici di famiglia adottano questa scelta terapeutica, prescrivendo due diversi antibiotici contemporaneamente o in rapida successione. Alla base vi è l’idea che nel caso il primo antibiotico non funzioni, il secondo sarà letale per i batteri coinvolti.

Tuttavia, lo studio effettuato su pazienti affetti da Stafilococco aureus meticillina-resistente dimostra che se uno dei due farmaci agisce lentamente, allora la resistenza all’altro farmaco diventa più probabile.

Diarrea da antibiotici nei bambini, utili i probiotici

Il rimedio per un evento comune dell’età pediatrica

È una condizione molto comune in età pediatrica: si stima che 1 bambino ogni 3-5 trattato con terapie antibiotiche, prescritte per la cura di infezioni acute delle alte e basse vie respiratorie o delle vie urinarie, ne soffra.

Si tratta della diarrea da antibiotici, causata da un’alterazione del microbiota intestinale – l’insieme dei batteri che colonizzano l’intestino – indotta da questa categoria di farmaci. Per prevenirla, un valido aiuto arriva da un’innovativa formulazione probiotica, che unisce il Lactobacillus reuteri LRE02 e il Lactobacillus rhamnosus LR04 (Abiflor Baby): i risultati preliminari di una recente survey nazionale – “Surveyflor” – hanno, infatti, dimostrato che il numero di eventi diarroici si riduce quasi del 50% quando l’associazione dei 2 ceppi probiotici è assunta contemporaneamente all’antibiotico.

Batteriuria asintomatica in gravidanza, sì allo screening

Anche se il rischio di pielonefrite sembra ridotto

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Lo screening per batteriuria asintomatica dovrebbe far parte del percorso di analisi che una donna in gravidanza abitualmente affronta.

Secondo le raccomandazioni della Preventive Services Task Force degli Stati Uniti (USPSTF), le donne incinte dovrebbero essere sottoposte a screening fra la 12esima e la 16esima settimana di gestazione, anche se tale screening va inteso come raccomandazione di tipo B, cioè con un beneficio netto moderato nella riduzione delle complicanze, mentre dal 1996 è stato di tipo A.

Alcune nuove prove hanno dimostrato che il rischio di pielonefrite è diminuito nelle donne in gravidanza, e ora c’è più preoccupazione riguardo all’uso di antibiotici, resistenza agli antibiotici e conservazione dei batteri “buoni”.

Nuovo test per le infezioni sessuali da Mycoplasma

Si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico

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Un nuovo test per la diagnosi di infezione sessualmente trasmessa da Mycoplasma genitalium è stato approvato dalla Fda americana.

Il test si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico ed è stato messo a punto da Hologic Inc.

Il Mycoplasma genitalium provoca spesso uretrite non gonococcica negli uomini e cercicite e malattia infiammatoria pelvica nelle donne. Dal momento che la sua crescita è piuttosto lenta, è difficile da individuare con i metodi tradizionali.

I pazienti con infezioni uro-genitali non identificate sono tipicamente trattati con antibiotici, alcuni dei quali potrebbero non essere efficaci contro il M. Genitalium. In passato, è stato difficile diagnosticare questo organismo, ma se i medici sono in grado di rilevarlo in modo più affidabile, possono decidere il trattamento con maggiori probabilità di efficacia.

Helicobacter pylori, la terapia quadrupla con bismuto

Preferibile nei casi in cui non vi siano dati sulla sensibilità agli antibiotici

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14 giorni di terapia quadrupla con bismuto per eradicare l’Helicobacter pylori. È la soluzione migliore nei casi in cui non siano disponibili dati di sensibilità agli antibiotici.

A dirlo è uno studio pubblicato su Gastroenterology da un team del McGill University Health Center di Montreal.

Carlo Fallone, coordinatore della ricerca, spiega: «Sono recentemente state pubblicate tre diverse linee guida, dello European Helicobacter and Microbiota Study Group, dell’American College of Gastroenterology e della Canadian Association of Gastroenterology/Canadian Helicobacter Study Group sul trattamento per H. pylori, e ci può essere una certa confusione su cosa sia necessario fare. Per questo abbiamo riconciliato questi tre documenti, semplificando così le scelte per il clinico».

Cocktail di virus eradica un’infezione batterica resistente

Approccio innovativo per superare l’antibiotico-resistenza

Servirsi dei virus per sconfiggere i batteri. L’idea è di un team di ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute e dell’Università di Pittsburgh che ha pubblicato uno studio su Nature Medicine.

Gli scienziati diretti da Graham Hatfull hanno curato una ragazza di 15 anni affetta da fibrosi cistica e reduce da un doppio trapianto di polmoni. Il suo sistema immunitario, completamente azzerato, non ha potuto contrastare l’insorgenza di una grave e diffusa infezione da ceppi antibiotico-resistenti di micobatterio.

Anche gli antibiotici erano inefficaci, pertanto i medici hanno provato una nuova via, l’innesto di un cocktail di tre virus innocui per l’uomo ma aggressivi nei confronti dei batteri. In questo modo, l’infezione del micobatterio, parente del patogeno responsabile della tubercolosi, è stata eradicata.

Antibiotici in gravidanza, rischio di malattie intestinali

Nei bambini esposti durante la gestazione il rischio è molto più alto

Uno studio svedese recentemente pubblicato sulla rivista Gut della British Society of Gastroenterology potrebbe aggiungere un nuovo tassello al quadro delle nostre conoscenze, in particolare sulla relazione tra malattie infiammatorie croniche intestinali (Inflammatory bowel disease, IBD) e microbiota.

L’équipe di ricercatori ha investigato il rischio di sviluppo di very-early onset Ibd – ovvero le malattie infiammatorie croniche la cui diagnosi viene fatta prima dei 6 anni di età – in più di 800 mila bambini svedesi nati fra il 2006 e il 2016 ed esposti a terapia antibiotica durante la gravidanza o in età neonatale.

La cuffia che riduce le infezioni nei pacemaker

Rilascia antibiotici che eradicano le infezioni dovute all’intervento

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Per abbattere il tasso di infezioni postoperatorie dopo un intervento di impianto di pacemaker o defibrillatori miniaturizzati, i ricercatori di Usa Medtronic hanno ideato una cuffia che avvolge i dispositivi.

La cuffia rilascia antibiotici in maniera regolare, e i dati indicano la riduzione anche del 90% delle infezioni associate all’intervento. I risultati sono apparsi sul New England Journal of Medicine.

La sperimentazione ha coinvolto 256 ospedali e 776 cardiologi in giro per il mondo, per un totale di 7000 pazienti divisi in due sottogruppi.

Nel primo i dispositivi erano stati impiantati con modalità tradizionali, nel secondo con la protesi avvolta dalla membrana TyRx, prodotta da Usa Medtronic. La cuffia rilascia gli antibiotici rifampicina e minociclina per alcuni giorni prima di essere riassorbita dall’organismo.

La sinusite può essere causata dai denti

A volte gli antibiotici si rivelano inefficaci

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In una certa percentuale di casi, la sinusite è provocata da problemi ai denti. Di conseguenza, la terapia standard a base di antibiotici si rivela inefficace, dal momento che non va all’origine del problema.

A spiegarlo è il dott. Cristiano Tomasi, parodontologo dell’Università di Göteborg (Svezia) e membro della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIDP).

La sinusite si manifesta con mal di testa, localizzato soprattutto sulle orbite e sulla radice del naso, e secrezioni nasali.

Spesso le radici di molari e premolari superiori – spiega Tomasi – finiscono proprio in prossimità con il seno mascellare, una cavità piena d’aria localizzata a livello degli zigomi. Se uno di questi denti si infetta, l’infezione può facilmente diffondersi fino al seno mascellare.

Tumore al seno, speranze dagli antibiotici

La doxiciclina riduce le cellule staminali neoplastiche

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Nuove possibilità terapeutiche per il cancro del seno. L’effetto antitumorale in vivo della doxiciclina, un antibiotico appartenente alla classe delle tetracicline e comunemente impiegato nel trattamento dell’acne volgare, è stato infatti di recente oggetto di pubblicazione sulla rivista internazionale Frontiers in Oncology. Si apre così la strada al possibile utilizzo degli antibiotici nel trattamento del tumore della mammella.

Gli antibiotici, oltre a uccidere i batteri, hanno un effetto distruttivo anche sui mitocondri, le “centrali elettriche” delle cellule, di cui sono molto ricche le cellule staminali neoplastiche, responsabili dell’origine del tumore e delle recidive locali, della resistenza alle terapie e delle temute metastasi a distanza.