Gli antibiotici riducono l’effetto della pillola

I farmaci aumenterebbero il rischio di gravidanze indesiderate

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Uno studio pubblicato su BMJ Evidence Based Medicine rivela che gli antibiotici ad ampio spettro interferirebbero con l’effetto dei contraccettivi orali, riducendone l’efficacia e aumentando di conseguenza il rischio di gravidanze indesiderate.

Lo studio, firmato da Robin Ferner della University of Birmingham, riprende un’idea sostenuta fin dagli anni 70. Gli scienziati inglesi hanno messo a confronto la frequenza di gravidanze indesiderate nelle donne che usavano la pillola e avevano assunto uno o più cicli di antibiotici con quella di donne che avevano assunto altri farmaci al posto degli antibiotici.

I medici si sono basati sulle Yellow Cards, un sistema di allerta a disposizione dei medici inglesi che serve per segnalare sospetti effetti avversi dei farmaci.

Setticemia, antibiotici e rischi di danni renali

L’aggiunta di un beta-lattamico aumenta il rischio

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Aggiungere un antibiotico beta-lattamico alla terapia standard in caso di setticemia da MRSA ha soltanto l’effetto di aumentare il rischio di danno renale acuto.

Il farmaco infatti non sembra migliorare la prognosi, secondo le conclusioni di uno studio apparso su Jama. «Per questo lo studio è stato interrotto in anticipo», scrive il coautore Steven Tong dell’Institute for Infection and Immunity in Melbourne, in Australia, aggiungendo che le setticemie da MRSA vengono trattate in prima battuta con vancomicina o
daptomicina.

Alcuni studi avevano suggerito l’aggiunta di un beta-lattamico per aumentare l’attività battericida della terapia standard. I ricercatori australiani hanno approfondito l’argomento arruolando 352 adulti ricoverati in ospedale per setticemia da MRSA.

Coronavirus: 13 reasons why

Un po’ di confusione questo COVID-19 la sta facendo. Ecco “13 reasons why” per fare chiarezza su alcuni dubbi principali a cui ha risposto l’Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS). 

1. Gli asciugatori elettrici per le mani sono efficaci per uccidere il nuovo coronavirus? 

No. Gli asciugatori elettrici non sono efficaci per uccidere il COVID-2019. Per proteggersi contro il nuovo coronavirus, bisogna lavare le mani varie volte al giorno con con acqua e sapone, strofinandole per almeno 20 secondi. In alternativa, utilizzare un gel igienizzante a base di alcol. Dopo averle lavate, bisogna asciugarle molto bene con delle salviettine di carta o un asciugatore tiepido per ambienti.

2. Si possono usare lampade ultraviolette disinfettanti per proteggersi dal COVID-19? 

No. Le lampade ultraviolette disinfettanti non dovrebbero essere usate per sterilizzare mani o altre zone della pelle perché le radiazioni UV possono causare irritazioni cutanee.

3. Gli scanner termici sono efficaci per individuare le persone infette dal nuovo coronavirus? 

Gli scanner termici sono efficaci per individuare solo chi ha giá sviluppato febbre (ovvero, chi ha una temperatura corporea piú alta del normale) causata dal COVID-19, e non tutte le persone potenzialmente infette. Questo perchè ci vogliono da 2 a 10 giorni prima che le persone infette sviluppino febbre e lo scanner termico non è in grado di registrare l’infezione se non è insorto il sintomo di febbre.

4. È efficace spruzzarsi alcol o chlorine sul corpo per uccidere il coronavirus? 

No. Spruzzarsi  alcol o chlorine sul corpo non stermina i virus che sono giá penetrati all’interno del corpo. Spruzzare queste sostanze puó essere dannoso per le membrane mucose (occhi, bocca) oltre che per i vestiti. Va ricordato che sia alcol che chlorine possono essere utili per disinfettare le superfici, ma devono essere utilizzati seguendo le raccomandazioni adeguate.

5. È sicuro ricevere una lettere o un pacco dalla Cina?

Sí, è sicuro. Chi riceve pacchi dalla Cina non rischia di contrarre il nuovo coronavirus. Secondo le evidenze scientifiche che abbiamo, sappiamo che il coronavirus non sopravvive a lungo sugli oggetti, tra cui lettere o pacchi.

6. Gli animali domestici trasmettono il nuovo coronavirus? 

Al momento, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che gli animali domestici (cani, gatti) possano essere infettati e trasmettere il coronavirus. Ad ogni modo, è sempre buona prassi lavarsi le mani con sapone dopo essere stati a contatto con gli animali, anche domestici. Questa buona norma protegge dai batteri comuni, come l’escherichia coli e la salmonella che vengono trasmesse agli umani dagli animali domestici.

7. I vaccini contro la polmonite proteggono dal coronavirus?

No. I vaccini contro la polmonite (vaccino pneumococcico e Vaccino dell’Haemophilus influenzae di tipo B) non proteggono dal coronavirus. Questo virus è talmente nuovo e diverso che ha bisogno del proprio vaccino. I ricercatori stanno cercando di sviluppare un vaccino contro il COVID-19 e l’OMS sta supportando i loro sforzi. Sebbene questi vaccini non siano efficaci contro il COVID-19, le vaccinazioni contro le malattie respiratorie sono altamente raccomandate per proteggere la salute.

8. Le soluzioni saline per decongestionare il naso prevengono l’infezione da nuovo coronavirus?

No. Non c’è evidenza che le soluzioni saline per naso proteggano dall’infezione da nuovo coronavirus. Se da un lato ci sono alcune evidenze limitate per cui queste soluzioni saline aiutino a guarire piú rapidamente dal raffreddore, non ce ne sono che dimostrino la loro utilitá nella prevenzione delle infezioni respiratorie.

9. Mangiare aglio aiuta a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus? 

L’aglio è un alimento molto sano che potrebbe avere alcune proprietá antimicrobiche. Tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che mangiare aglio abbia protetto le persone dal nuovo coronavirus.

10. L’olio di sesamo blocca l’entrata del coronavirus nel corpo?

No. L’olio di sesamo non uccide il coronavirus. Ci sono dei disinfettanti chimici che possono eliminare il virus dalle superfici, come: disinfettanti a base di candeggina/chlorina, solventi, alcol (etanolo) al 75%, acido peracetico e cloroformio. Tuttavia, non hanno nessuna efficacia se messi sotto il naso o applicati sulla pelle, anzi, potrebbe risultare addirittura dannoso per la cute.

11. Il coronavirus colpisce solo gli anziani o anche i più giovani sono a rischio di contrarlo? 

Persone di tutte le etá possono essere a rischio di contrarre il COVID-2019. Gli anziani e le persone con condizioni mediche critiche pre-esistenti (asma, diabete, malattie cardiache) sono piú vulnerabili e rischiano maggiormente di ammalarsi gravemente per il virus. L’OMS consiglia a tutti di adottare misure di prevenzione per proteggersi dal virus, come seguire le norme igieniche per mani e vie respiratorie.

12. Gli antibiotici sono efficaci per prevenire e trattare il nuovo coronavirus? 

No. Gli antibiotici funzionano solo contro i batteri, non i virus. Il COVID-2019 è un virus e quindi gli antibiotici non funzionano nè come prevenzione nè come trattamento. Tuttavia, nel caso si venisse ospedalizzati per COVID-2019, è possibile che vengano somministrati antibiotici per curare un’eventuale co-infezione batterica.

13. Ci sono specifiche medicine per trattare il coronavirus? 

Ad oggi, non ci sono medicine raccomandate per prevenire o trattare il nuovo coronavirus. Tuttavia, le persone colpite ricevono tutte le cure adeguate per alleviare e trattare i sintomi. Coloro in condizioni di gravitá maggiore ricevono assistenza e supporto adeguato. Le ricerche per i trattamenti specifici sono giá in atto e alcuni verranno testati a breve.

Gli antibiotici in combinazione aumentano le resistenze

I batteri si rafforzano anche per questa scelta terapeutica

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L’adozione di due o più antibiotici allo scopo di debellare un’infezione con maggiore efficacia si rivela un pericoloso boomerang.

Uno studio dell’Università di Gerusalemme pubblicato su Science e firmato da Nathalie Balaban svela che la combinazione di antibiotici potrebbe di fatto accelerare lo sviluppo di resistenze batteriche.

Spesso i medici di famiglia adottano questa scelta terapeutica, prescrivendo due diversi antibiotici contemporaneamente o in rapida successione. Alla base vi è l’idea che nel caso il primo antibiotico non funzioni, il secondo sarà letale per i batteri coinvolti.

Tuttavia, lo studio effettuato su pazienti affetti da Stafilococco aureus meticillina-resistente dimostra che se uno dei due farmaci agisce lentamente, allora la resistenza all’altro farmaco diventa più probabile.

Diarrea da antibiotici nei bambini, utili i probiotici

Il rimedio per un evento comune dell’età pediatrica

È una condizione molto comune in età pediatrica: si stima che 1 bambino ogni 3-5 trattato con terapie antibiotiche, prescritte per la cura di infezioni acute delle alte e basse vie respiratorie o delle vie urinarie, ne soffra.

Si tratta della diarrea da antibiotici, causata da un’alterazione del microbiota intestinale – l’insieme dei batteri che colonizzano l’intestino – indotta da questa categoria di farmaci. Per prevenirla, un valido aiuto arriva da un’innovativa formulazione probiotica, che unisce il Lactobacillus reuteri LRE02 e il Lactobacillus rhamnosus LR04 (Abiflor Baby): i risultati preliminari di una recente survey nazionale – “Surveyflor” – hanno, infatti, dimostrato che il numero di eventi diarroici si riduce quasi del 50% quando l’associazione dei 2 ceppi probiotici è assunta contemporaneamente all’antibiotico.

Batteriuria asintomatica in gravidanza, sì allo screening

Anche se il rischio di pielonefrite sembra ridotto

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Lo screening per batteriuria asintomatica dovrebbe far parte del percorso di analisi che una donna in gravidanza abitualmente affronta.

Secondo le raccomandazioni della Preventive Services Task Force degli Stati Uniti (USPSTF), le donne incinte dovrebbero essere sottoposte a screening fra la 12esima e la 16esima settimana di gestazione, anche se tale screening va inteso come raccomandazione di tipo B, cioè con un beneficio netto moderato nella riduzione delle complicanze, mentre dal 1996 è stato di tipo A.

Alcune nuove prove hanno dimostrato che il rischio di pielonefrite è diminuito nelle donne in gravidanza, e ora c’è più preoccupazione riguardo all’uso di antibiotici, resistenza agli antibiotici e conservazione dei batteri “buoni”.

Nuovo test per le infezioni sessuali da Mycoplasma

Si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico

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Un nuovo test per la diagnosi di infezione sessualmente trasmessa da Mycoplasma genitalium è stato approvato dalla Fda americana.

Il test si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico ed è stato messo a punto da Hologic Inc.

Il Mycoplasma genitalium provoca spesso uretrite non gonococcica negli uomini e cercicite e malattia infiammatoria pelvica nelle donne. Dal momento che la sua crescita è piuttosto lenta, è difficile da individuare con i metodi tradizionali.

I pazienti con infezioni uro-genitali non identificate sono tipicamente trattati con antibiotici, alcuni dei quali potrebbero non essere efficaci contro il M. Genitalium. In passato, è stato difficile diagnosticare questo organismo, ma se i medici sono in grado di rilevarlo in modo più affidabile, possono decidere il trattamento con maggiori probabilità di efficacia.

Helicobacter pylori, la terapia quadrupla con bismuto

Preferibile nei casi in cui non vi siano dati sulla sensibilità agli antibiotici

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14 giorni di terapia quadrupla con bismuto per eradicare l’Helicobacter pylori. È la soluzione migliore nei casi in cui non siano disponibili dati di sensibilità agli antibiotici.

A dirlo è uno studio pubblicato su Gastroenterology da un team del McGill University Health Center di Montreal.

Carlo Fallone, coordinatore della ricerca, spiega: «Sono recentemente state pubblicate tre diverse linee guida, dello European Helicobacter and Microbiota Study Group, dell’American College of Gastroenterology e della Canadian Association of Gastroenterology/Canadian Helicobacter Study Group sul trattamento per H. pylori, e ci può essere una certa confusione su cosa sia necessario fare. Per questo abbiamo riconciliato questi tre documenti, semplificando così le scelte per il clinico».

Cocktail di virus eradica un’infezione batterica resistente

Approccio innovativo per superare l’antibiotico-resistenza

Servirsi dei virus per sconfiggere i batteri. L’idea è di un team di ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute e dell’Università di Pittsburgh che ha pubblicato uno studio su Nature Medicine.

Gli scienziati diretti da Graham Hatfull hanno curato una ragazza di 15 anni affetta da fibrosi cistica e reduce da un doppio trapianto di polmoni. Il suo sistema immunitario, completamente azzerato, non ha potuto contrastare l’insorgenza di una grave e diffusa infezione da ceppi antibiotico-resistenti di micobatterio.

Anche gli antibiotici erano inefficaci, pertanto i medici hanno provato una nuova via, l’innesto di un cocktail di tre virus innocui per l’uomo ma aggressivi nei confronti dei batteri. In questo modo, l’infezione del micobatterio, parente del patogeno responsabile della tubercolosi, è stata eradicata.

Antibiotici in gravidanza, rischio di malattie intestinali

Nei bambini esposti durante la gestazione il rischio è molto più alto

Uno studio svedese recentemente pubblicato sulla rivista Gut della British Society of Gastroenterology potrebbe aggiungere un nuovo tassello al quadro delle nostre conoscenze, in particolare sulla relazione tra malattie infiammatorie croniche intestinali (Inflammatory bowel disease, IBD) e microbiota.

L’équipe di ricercatori ha investigato il rischio di sviluppo di very-early onset Ibd – ovvero le malattie infiammatorie croniche la cui diagnosi viene fatta prima dei 6 anni di età – in più di 800 mila bambini svedesi nati fra il 2006 e il 2016 ed esposti a terapia antibiotica durante la gravidanza o in età neonatale.