La febbre tifoide è sempre più resistente

I batteri che la causano aggirano gli antibiotici in uso

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Il tifo è di nuovo una malattia che desta preoccupazione. I batteri che causano la febbre tifoide, infatti, mostrano sempre più spesso segnali di resistenza agli antibiotici in uso.
A lanciare l’allarme è uno studio pubblicato su The Lancet Microbe da un team dell’Università di Stanford guidato da Jason Andrews. I ricercatori hanno realizzato un grande studio di sequenziamento del genoma del batterio Salmonella Typhi, responsabile della malattia, che si trasmette attraverso l’acqua potabile o alimenti (crostacei, gelati, prodotti di pasticceria, salse).
Grazie all’analisi di oltre 7.500 genomi – provenienti in larga parte dall’Asia meridionale – la ricerca mostra che i ceppi resistenti si sono diffusi in altri paesi almeno 197 volte negli ultimi 30 anni.
La febbre tifoide causa 11 milioni di infezioni e oltre 100.000 decessi ogni anno nel mondo, anche se la diffusione maggiore si ha …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | febbre, tifo, vaccino,

Cura per le bronchiectasie non correlate a fibrosi cistica

Verso lo sviluppo del primo trattamento al mondo

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Dagli Stati Uniti arriva un’altra buona notizia per i pazienti affetti da bronchiectasie non correlate alla fibrosi cistica (NCFB), una malattia respiratoria cronica progressiva irreversibile caratterizzata da infezioni ricorrenti, infiammazione, tosse persistente e produzione di espettorato, che peggiora la qualità della vita delle persone e per la quale al momento non sono disponibili trattamenti inalatori approvati per questi pazienti. Ed è un risultato che parte dall’Italia. La multinazionale farmaceutica Zambon, nata a Vicenza, ha ottenuto dalla Food and Drug Administration (FDA) la designazione di Breakthrough Therapy per la terapia che prevede l’uso del colistimetato sodico in polvere per nebulizzazione somministrato tramite l’inalatore I-neb® (CMS I-neb®). Il trattamento, confermato dai dati dello studio di fase 3 PROMIS – I, riduce l’incidenza delle riacutizzazioni polmonari nelle …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | bronchiectasie, batterio, polmoni,

I batteri che guariscono le ferite

Producono proteine utili per la riparazione dei tessuti

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Una ricerca sperimentale ha provato l’efficacia di applicazioni a base di batteri geneticamente modificati per la guarigione dalle ferite. I batteri producono proteine utili nei processi di riparazione dei tessuti, come illustrato su Plos One dai ricercatori dell’azienda finlandese Aurealis Therapeutics.
Il batterio utilizzato per le applicazioni locali è impiegato normalmente nella produzione dei latticini, il Lactococcus lactis, ed è quindi considerato sicuro per gli esseri umani.
Gli scienziati lo hanno modificato geneticamente introducendo nel suo Dna 3 geni che controllano la produzione di proteine umane note per aiutare la riparazione delle ferite: una interleuchina e due fattori di crescita.
Sono stati applicati direttamente su alcune ferite larghe un centimetro in modelli animali di ulcera diabetica. L’applicazione è stata ripetuta per tutta la settimana e il risultato è …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | batteri, ferite, tessuti,

Parvulan, l’ultima sciocchezza no-vax

Il farmaco importato dal Brasile dovrebbe curare il Covid

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Alla ricerca di un farmaco qualsiasi, meglio se di origine esotica, pur di non vaccinarsi. È ciò a cui puntano i no-vax, che dopo i flop di idrossiclorochina e ivermectina si sono ora infatuati del Parvulan, oscuro medicinale in commercio soltanto in Brasile per la cura di Herpes e acne.
Il farmaco è a base di Corynebacterium parvum, un batterio simile a quello che causa la difterite, ma sostanzialmente innocuo per l’uomo. Innocuo e probabilmente anche inutile. Nel foglietto illustrativo si legge: «Coadiuvante nel trattamento di infezioni dermatologiche di origine virale, batterica, fungina e protozoaria, coadiuvante in infezioni sistemiche e locali. Ha un effetto regressivo sulle neoplasie solide. Aiuto nel trattamento dell’erisipela causata da Streptococcus pyogenes. Coadiuvante nel trattamento dell’acne».
Negli anni ’70, per qualche tempo, fu oggetto di studio come antitumorale, ma …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, Parvulan, farmaco,

Cura per le bronchiectasie non legate alla fibrosi cistica

Lo studio PROMIS-I ottiene risultati postivi

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Buone notizie per chi soffre di bronchiectasie non legate alla fibrosi cistica (Non-Cystic Fibrosis Bronchiectasis – NCFB). Lo studio di fase 3 PROMIS 1 condotto dall’azienda farmaceutica italiana Zambon, presentato al meeting annuale della European Respiratory Society (ERS), ha ottenuto risultati incoraggianti per la cura di questa patologia respiratoria cronica che colpisce da 486 a 1.106 ogni 100.000 persone, con un’incidenza maggiore tra le donne e gli anziani.
Spesso causate da infezioni del batterio Pseudomonas aeruginosa, le bronchiectasie provocano infiammazioni dei polmoni che comportano sintomi come tosse, espettorato e dispnea, ma sono comuni anche rinosinusite, affaticamento, emottisi e dolore toracico. Questi sintomi hanno un impatto significativo sulle persone affette da brochiectasie, provocando problemi respiratori e fisici, come difficoltà a camminare. Inoltre, la …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Forse un batterio all’origine dell’artrite reumatoide

Possibile prevenire la malattia con antibiotici o un vaccino

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La Glaesserella parasuis fino a ieri era considerata un anonimo batterio, annidato nelle gengive dei ragazzi. Ma uno studio, condotto da ricercatori della Patologia Generale, della Microbiologia e della Reumatologia della Fondazione Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica, in collaborazione con l’Università di Pittsburg (Usa) e Barcellona (Spagna), suggerisce che questo batterio potrebbe essere il ‘grilletto’ scatenante la catena di eventi che porta all’artrite reumatoide.
Questo studio (nato diversi anni fa da un’idea dell’allora Professore Ordinario di Reumatologia Gianfranco Ferraccioli) ora pubblicato su Frontiers in Medicine, dimostra infatti che la Glaesserella è ‘riconosciuta’ dalle stesse cellule T, che aggrediscono il collagene di tipo 2 delle articolazioni dei pazienti con artrite reumatoide. Se questi risultati fossero confermati si potrebbe ipotizzare una prevenzione …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | batterio, artrite, reumatoide,

Il trapianto fecale per il Clostridium difficile

Studio analizza i meccanismi che rendono efficace l’intervento

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In caso di infezioni intestinali resistenti, causate ad esempio da Clostridium difficile, una delle opzioni più efficaci è la modulazione del microbioma attraverso trapianto fecale (FMT).

La tecnica produce alterazioni nei microRna circolanti e del tessuto intestinale, base di partenza per la gestione di infezioni resistenti ai trattamenti standard.

Uno studio apparso su Gastroenterology si è concentrato sui meccanismi di funzionamento del trapianto fecale.

La procedura ha come scopo di ripopolare di batteri “buoni” l’intestino del paziente, nel caso in cui quest’ultimo non trovi giovamento dai trattamenti tradizionali e soffra di attacchi ricorrenti.

I dati indicano un’efficacia dell’FMT pari all’80%. La ragione di questa efficacia non è però così evidente. «Non è del tutto chiaro come funzioni un FMT a livello molecolare.

Incubo Covid, bambina in terapia intensiva

La bambina di 11 anni non ha malattie pregresse

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Uno dei pochi aspetti positivi della pandemia da nuovo coronavirus è sempre stato la minore incidenza del contagio fra i bambini e la quasi totale assenza di casi gravi. I pochi casi documentati riguardavano bambini con malattie pregresse.

Non sembra il caso di una bambina di 11 anni ricoverata in gravi condizioni all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Ciò che inquieta i medici è che la bambina non ha malattie pregresse.

La piccola paziente è stata trasferita da fuori provincia a causa dell’aggravamento delle sue condizioni, che alla fine hanno richiesto l’ausilio della ventilazione meccanica.

Gli esami approfonditi cui è stata sottoposta la bambina hanno rivelato la presenza nell’organismo di un batterio, tuttavia non è possibile stabilire se questa possa essere stata la causa del virus o uno dei suoi effetti.

Un batterio rende irritabile l’intestino

La sindrome sarebbe scatenata dal batterio Brachyspira

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Se l’Helicobacter pylori colpisce lo stomaco causando anche l’ulcera, un altro batterio sarebbe responsabile dell’intestino irritabile, il Brachyspira. A scoprirlo è uno studio pubblicato su Gut da un team dell’Università di Göteborg.

Il microrganismo è normalmente assente dall’intestino delle persone sane, mentre analisi di laboratorio ne hanno trovato spesso traccia in caso di sindrome dell’intestino irritabile, una condizione che riguarda fino a un adulto su 10.

La sindrome si manifesta con diversi livelli di gravità, causando dolore addominale, diarrea o costipazione.

A differenza della maggior parte dei batteri intestinali, Brachyspira è a diretto contatto con le cellule della parete dell’intestino, spiega l’autore principale del lavoro Karolina Sjöberg Jabbar. Sono rimasta immensamente sorpresa quando ho ritrovato Brachyspira in un numero crescente di pazienti.

Un vaccino più efficace per il colera

Ricercatori fanno luce su un meccanismo di protezione inedito

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In tempi di pandemia da Sars-CoV-2 sembrerebbe superfluo concentrare le proprie attenzioni su un’altra infezione che pare appartenere al passato. Il colera, tuttavia, uccide quasi 100.000 persone all’anno, sebbene l’infezione sia ormai un lontano ricordo per l’Occidente.

Uno studio del Massachusetts General Hospital pubblicato su mBio svela un meccanismo inedito che potrebbe aiutare nella messa a punto di un vaccino più efficace per la malattia. Il colera è una tossinfezione dell’intestino tenue provocata dal batterio Vibrio cholerae, causando grave diarrea e disidratazione.

Dopo essere arrivato nell’intestino, il batterio libera una tossina che induce le cellule intestinali a secernere enormi quantità di liquido, portando alla fine alla morte per disidratazione e shock se il paziente non viene trattato.