Curare l’ulcera per prevenire il cancro allo stomaco

Eliminare l’Helicobacter pylori abbatterebbe il numero di casi

Tumore gastrico_6219.jpg

L’incidenza del cancro allo stomaco verrebbe quasi azzerata, almeno fra i giovani, se si riuscisse a eradicare l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile dell’ulcera.

A dirlo è uno studio del National Cancer Center di Goyang, in Corea del Sud, secondo cui l’eliminazione del batterio si tradurrebbe nella riduzione dell’80-90% dei casi di tumore allo stomaco sotto i 40 anni e del 25% di quelli fra gli anziani.

Il team guidato da Il Ju Choi ha pubblicato sul New England Journal of Medicine un’analisi che ha coinvolto 1676 soggetti ad alto rischio di cancro dello stomaco per una familiarità con la malattia.

I soggetti mostravano tutti la presenza di Helicobacter pylori nell’organismo. A metà di essi è stato somministrato un placebo, mentre l’altra metà ha assunto una terapia antibiotica per una o due settimane.

Infarto, batterio intestinale ne favorisce l’insorgenza

Possibile lo sviluppo di un vaccino

Le malattie cardiovascolari, che includono infarto del miocardio e ictus, sono le principali cause di morbilità e mortalità nel nostro Paese. Ogni anno più di 100.000 italiani sono colpiti da queste due malattie con un aggravio economico e sociale per le famiglie e lo Stato.

La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue (trombo) che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco), ma i meccanismi che ne sono alla base non sono stati completamente chiariti.

Uno studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta che un batterio di origine prevalentemente intestinale, Escherichia Coli, circola nel sangue dei pazienti con infarto e si concentra nel trombo coronarico favorendone l’insorgenza.

Cos’è la malattia di Lyme

Le caratteristiche dell’infezione che ha colpito Justin Bieber

La malattia di Lyme balza agli onori della cronaca per le sue vittime eccellenti.

L’ultima in ordine di tempo è il cantante Justin Bieber, che da un paio d’anni soffre dei sintomi dovuti all’infezione.

Ma cos’è esattamente la malattia di Lyme? Il suo nome deriva da un paesino del Connecticut chiamato Old Lyme, nel quale, nel 1975, si verificarono diversi casi di infezione.

Di solito, l’infezione è più probabile in estate e all’inizio dell’autunno, quando aumenta il numero delle zecche del gruppo Ixodes ricinus, quelle che veicolano il batterio Borrelia burgdorferi, la causa della malattia.

Il batterio infetta le zecche, che a loro volta trasmettono l’agente infettivo agli uomini o agli animali. Il batterio si diffonde nei linfonodi causando un’adenopatia regionale oppure nel sangue, finendo con il compromettere gli organi interni.

Sportivi o sedentari? Nel microbioma il segreto della resistenza fisica

Una ricerca scientifica ha messo in luce che l’energia fisica degli sportivi dipenderebbe dalla presenza di un batterio nel microbioma. Una sua maggiore concentrazione avrebbe come effetto più potenza muscolare e minori rischi per la salute. Uno studio effettuato dal Joslin Diabetes Center a Boston, e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Medicine, mette in evidenza come nel microbioma intestinale di soggetti non sedentari vi sia un particolare batterio che aumentala resistenza fisica e le performance atletiche. Potrebbe essere in questo batterio la spiegazione del perché chi fa sport con regolarità, è meno stanco di chi passa tutto il giorno sul divano.

Il microbioma, cioè la totalità dei microorganismi presenti nel nostro intestino, è costituito da miliardi di batteri. Uno in particolare, che appartiene alla famiglia Veillonella, è quello su cui si sono puntati i riflettori degli studiosi. Secondo i risultati dello studio pubblicato, il batterio Veillonellanormalmente rinvenuto nell’apparato respiratorio e negli organi dell’apparato digerente, è più concentrato e maggiormente presente negli sportivi che avevano portato a termine una maratona, rispetto a persone che non fanno attività motoria.

I risultati: una accresciuta potenza fisica

I risultati fanno credere che l’assunzione di probiotici contenenti il batterio in questione potrebbe migliorare le capacità di muoversi e le abilità fisiche anche in chi non è abituato a fare attività sportiva. Il batterio Veillonella, infatti, si nutre di acido lattico, un composto che si accumula dopo l’esercizio fisico e prodotto abbondantemente dai muscoli sottoposti a sforzo di chi pratica sport di media o alta intensità. “La nostra prima ipotesi era che il batterio funzionasse come uno scarico metabolico che rimuove l’acido lattico dal sistema”, sottolinea Aleksandar D. Kostic, coautore dello studio, “con l’idea che l’acido lattico formato nei muscoli produca stanchezza. Tuttavia questa ipotesi è stata scartata grazie a indagini di metagenomica sul micromioma degli sportivi”. I ricercatori sono quindi riusciti a capire cosa succede dopo aver praticato sport intenso: aumentava la concentrazione di alcuni enzimi che trasformano l’acido lattico in un composto più corto, chiamato acido propionico. Dalle analisi dei ricercatori emerge che la chiave del legame fra microbioma e attività fisica è proprio in questo acido, dato che, una volta introdotto direttamente nel microbioma intestinale dei topi, il composto ha potenziato le loro abilità di correre.

Una speranza per chi ama il divano

Secondo i ricercatori, dalla supplementazione con probiotici contenenti l’intero batterio Veillonella potrebbero trarne vantaggio le persone sedentarie e quelle con disturbi metabolici che non riescono a ottenere i benefici necessari per migliorare la forma fisica e ridurre il rischio di varie patologie legate al sovrappeso, per esempio. “Infatti, aumentare l’abilità di svolgere attività fisica –  sostiene Kostic – è un forte predittivo della salute complessiva e fornisce una protezione contro malattie cardiovascolari e diabete e favorisce una maggiore sopravvivenza”. Ma ulteriori studi e conferme sono necessarie.