Parvulan, l’ultima sciocchezza no-vax

Il farmaco importato dal Brasile dovrebbe curare il Covid

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Alla ricerca di un farmaco qualsiasi, meglio se di origine esotica, pur di non vaccinarsi. È ciò a cui puntano i no-vax, che dopo i flop di idrossiclorochina e ivermectina si sono ora infatuati del Parvulan, oscuro medicinale in commercio soltanto in Brasile per la cura di Herpes e acne.
Il farmaco è a base di Corynebacterium parvum, un batterio simile a quello che causa la difterite, ma sostanzialmente innocuo per l’uomo. Innocuo e probabilmente anche inutile. Nel foglietto illustrativo si legge: «Coadiuvante nel trattamento di infezioni dermatologiche di origine virale, batterica, fungina e protozoaria, coadiuvante in infezioni sistemiche e locali. Ha un effetto regressivo sulle neoplasie solide. Aiuto nel trattamento dell’erisipela causata da Streptococcus pyogenes. Coadiuvante nel trattamento dell’acne».
Negli anni ’70, per qualche tempo, fu oggetto di studio come antitumorale, ma …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, Parvulan, farmaco,

Cura per le bronchiectasie non legate alla fibrosi cistica

Lo studio PROMIS-I ottiene risultati postivi

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Buone notizie per chi soffre di bronchiectasie non legate alla fibrosi cistica (Non-Cystic Fibrosis Bronchiectasis – NCFB). Lo studio di fase 3 PROMIS 1 condotto dall’azienda farmaceutica italiana Zambon, presentato al meeting annuale della European Respiratory Society (ERS), ha ottenuto risultati incoraggianti per la cura di questa patologia respiratoria cronica che colpisce da 486 a 1.106 ogni 100.000 persone, con un’incidenza maggiore tra le donne e gli anziani.
Spesso causate da infezioni del batterio Pseudomonas aeruginosa, le bronchiectasie provocano infiammazioni dei polmoni che comportano sintomi come tosse, espettorato e dispnea, ma sono comuni anche rinosinusite, affaticamento, emottisi e dolore toracico. Questi sintomi hanno un impatto significativo sulle persone affette da brochiectasie, provocando problemi respiratori e fisici, come difficoltà a camminare. Inoltre, la …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | bronchiectasie, batterio, polmoni,

Forse un batterio all’origine dell’artrite reumatoide

Possibile prevenire la malattia con antibiotici o un vaccino

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La Glaesserella parasuis fino a ieri era considerata un anonimo batterio, annidato nelle gengive dei ragazzi. Ma uno studio, condotto da ricercatori della Patologia Generale, della Microbiologia e della Reumatologia della Fondazione Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica, in collaborazione con l’Università di Pittsburg (Usa) e Barcellona (Spagna), suggerisce che questo batterio potrebbe essere il ‘grilletto’ scatenante la catena di eventi che porta all’artrite reumatoide.
Questo studio (nato diversi anni fa da un’idea dell’allora Professore Ordinario di Reumatologia Gianfranco Ferraccioli) ora pubblicato su Frontiers in Medicine, dimostra infatti che la Glaesserella è ‘riconosciuta’ dalle stesse cellule T, che aggrediscono il collagene di tipo 2 delle articolazioni dei pazienti con artrite reumatoide. Se questi risultati fossero confermati si potrebbe ipotizzare una prevenzione …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | batterio, artrite, reumatoide,

Il trapianto fecale per il Clostridium difficile

Studio analizza i meccanismi che rendono efficace l’intervento

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In caso di infezioni intestinali resistenti, causate ad esempio da Clostridium difficile, una delle opzioni più efficaci è la modulazione del microbioma attraverso trapianto fecale (FMT).

La tecnica produce alterazioni nei microRna circolanti e del tessuto intestinale, base di partenza per la gestione di infezioni resistenti ai trattamenti standard.

Uno studio apparso su Gastroenterology si è concentrato sui meccanismi di funzionamento del trapianto fecale.

La procedura ha come scopo di ripopolare di batteri “buoni” l’intestino del paziente, nel caso in cui quest’ultimo non trovi giovamento dai trattamenti tradizionali e soffra di attacchi ricorrenti.

I dati indicano un’efficacia dell’FMT pari all’80%. La ragione di questa efficacia non è però così evidente. «Non è del tutto chiaro come funzioni un FMT a livello molecolare.

Incubo Covid, bambina in terapia intensiva

La bambina di 11 anni non ha malattie pregresse

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Uno dei pochi aspetti positivi della pandemia da nuovo coronavirus è sempre stato la minore incidenza del contagio fra i bambini e la quasi totale assenza di casi gravi. I pochi casi documentati riguardavano bambini con malattie pregresse.

Non sembra il caso di una bambina di 11 anni ricoverata in gravi condizioni all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. Ciò che inquieta i medici è che la bambina non ha malattie pregresse.

La piccola paziente è stata trasferita da fuori provincia a causa dell’aggravamento delle sue condizioni, che alla fine hanno richiesto l’ausilio della ventilazione meccanica.

Gli esami approfonditi cui è stata sottoposta la bambina hanno rivelato la presenza nell’organismo di un batterio, tuttavia non è possibile stabilire se questa possa essere stata la causa del virus o uno dei suoi effetti.

Un batterio rende irritabile l’intestino

La sindrome sarebbe scatenata dal batterio Brachyspira

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Se l’Helicobacter pylori colpisce lo stomaco causando anche l’ulcera, un altro batterio sarebbe responsabile dell’intestino irritabile, il Brachyspira. A scoprirlo è uno studio pubblicato su Gut da un team dell’Università di Göteborg.

Il microrganismo è normalmente assente dall’intestino delle persone sane, mentre analisi di laboratorio ne hanno trovato spesso traccia in caso di sindrome dell’intestino irritabile, una condizione che riguarda fino a un adulto su 10.

La sindrome si manifesta con diversi livelli di gravità, causando dolore addominale, diarrea o costipazione.

A differenza della maggior parte dei batteri intestinali, Brachyspira è a diretto contatto con le cellule della parete dell’intestino, spiega l’autore principale del lavoro Karolina Sjöberg Jabbar. Sono rimasta immensamente sorpresa quando ho ritrovato Brachyspira in un numero crescente di pazienti.

Un vaccino più efficace per il colera

Ricercatori fanno luce su un meccanismo di protezione inedito

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In tempi di pandemia da Sars-CoV-2 sembrerebbe superfluo concentrare le proprie attenzioni su un’altra infezione che pare appartenere al passato. Il colera, tuttavia, uccide quasi 100.000 persone all’anno, sebbene l’infezione sia ormai un lontano ricordo per l’Occidente.

Uno studio del Massachusetts General Hospital pubblicato su mBio svela un meccanismo inedito che potrebbe aiutare nella messa a punto di un vaccino più efficace per la malattia. Il colera è una tossinfezione dell’intestino tenue provocata dal batterio Vibrio cholerae, causando grave diarrea e disidratazione.

Dopo essere arrivato nell’intestino, il batterio libera una tossina che induce le cellule intestinali a secernere enormi quantità di liquido, portando alla fine alla morte per disidratazione e shock se il paziente non viene trattato.

Curare l’ulcera per prevenire il cancro allo stomaco

Eliminare l’Helicobacter pylori abbatterebbe il numero di casi

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L’incidenza del cancro allo stomaco verrebbe quasi azzerata, almeno fra i giovani, se si riuscisse a eradicare l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile dell’ulcera.

A dirlo è uno studio del National Cancer Center di Goyang, in Corea del Sud, secondo cui l’eliminazione del batterio si tradurrebbe nella riduzione dell’80-90% dei casi di tumore allo stomaco sotto i 40 anni e del 25% di quelli fra gli anziani.

Il team guidato da Il Ju Choi ha pubblicato sul New England Journal of Medicine un’analisi che ha coinvolto 1676 soggetti ad alto rischio di cancro dello stomaco per una familiarità con la malattia.

I soggetti mostravano tutti la presenza di Helicobacter pylori nell’organismo. A metà di essi è stato somministrato un placebo, mentre l’altra metà ha assunto una terapia antibiotica per una o due settimane.

Infarto, batterio intestinale ne favorisce l’insorgenza

Possibile lo sviluppo di un vaccino

Le malattie cardiovascolari, che includono infarto del miocardio e ictus, sono le principali cause di morbilità e mortalità nel nostro Paese. Ogni anno più di 100.000 italiani sono colpiti da queste due malattie con un aggravio economico e sociale per le famiglie e lo Stato.

La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue (trombo) che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco), ma i meccanismi che ne sono alla base non sono stati completamente chiariti.

Uno studio tutto italiano ha dimostrato per la prima volta che un batterio di origine prevalentemente intestinale, Escherichia Coli, circola nel sangue dei pazienti con infarto e si concentra nel trombo coronarico favorendone l’insorgenza.

Cos’è la malattia di Lyme

Le caratteristiche dell’infezione che ha colpito Justin Bieber

La malattia di Lyme balza agli onori della cronaca per le sue vittime eccellenti.

L’ultima in ordine di tempo è il cantante Justin Bieber, che da un paio d’anni soffre dei sintomi dovuti all’infezione.

Ma cos’è esattamente la malattia di Lyme? Il suo nome deriva da un paesino del Connecticut chiamato Old Lyme, nel quale, nel 1975, si verificarono diversi casi di infezione.

Di solito, l’infezione è più probabile in estate e all’inizio dell’autunno, quando aumenta il numero delle zecche del gruppo Ixodes ricinus, quelle che veicolano il batterio Borrelia burgdorferi, la causa della malattia.

Il batterio infetta le zecche, che a loro volta trasmettono l’agente infettivo agli uomini o agli animali. Il batterio si diffonde nei linfonodi causando un’adenopatia regionale oppure nel sangue, finendo con il compromettere gli organi interni.