Rischio miocardite con il coronavirus

Danni possibili anche in soggetti asintomatici

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Una ricerca apparsa su Jama Cardiology rivela che il 15% degli atleti universitari (4 su 26) positivi al nuovo coronavirus e sottoposti a risonanza magnetica cardiaca mostrava segni di una possibile miocardite. L’aspetto preoccupante è che nessuno degli atleti era stato ricoverato in ospedale e solo 12 avevano accusato sintomi lievi.

La miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco causata da un’infezione o da malattie autoimmuni che in casi rari può portare anche al decesso.

Negli ultimi mesi sono stati descritti casi in cui Sars-CoV-2 ha colpito il cuore oltre ai polmoni. Uno di questi casi è stato illustrato dai medici degli Spedali Civili di Brescia sempre su Jama Cardiology.

Coronavirus in gravidanza, trasmissione al feto possibile

Sars-CoV-2 può essere trasmesso dalla mamma al piccolo attraverso la placenta

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È un evento raro ma può verificarsi. Uno studio italiano diretto da Fabio Facchetti – direttore del Laboratorio di Anatomia patologica dell’Università degli Studi di Brescia – Spedali Civili – illustra il caso di una donna ricoverata alla 37esima settimana di gravidanza per la comparsa di febbre e altri sintomi associabili a un’infezione da nuovo coronavirus. La donna è risultata positiva al tampone e ha partorito un neonato risultato a sua volta positivo a 24 ore dalla nascita con evidenti difficoltà respiratorie e polmonite.

I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati su EBio Medicine, hanno dimostrato la presenza del virus in varie componenti della placenta appartenenti sia alla madre che al feto.

Coronavirus, possibile protezione da parte dei cortisonici

Allergici e asmatici colpiti in misura inferiore dall’infezione

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Chi soffre di allergia o di asma sembrerebbe avere un rischio minore di contrarre l’infezione da Covid-19. È quanto emerge da uno studio preliminare condotto dalla Società italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) insieme all’Università di Verona, all’Università di Padova e all’Ospedale Poliambulanza di Brescia.

Pubblicheremo i dati proprio a giorni – anticipa all’agenzia Dire Gianenrico Senna, presidente della SIAAIC e direttore dell’unità operativa di Allergologia dell’azienda ospedaliero-universitaria di Verona – si tratta ancora di risultati preliminari, ma per ora quello che ci suggeriscono è che allergici e asmatici molto raramente sono colpiti da Sars-Cov-2. Nelle nostre corsie, per esempio, la frequenza di asmatici con infezione da coronavirus è compresa in una percentuale che va dal 2% al 3%, mentre nella popolazione generale è del 6%.

Coronavirus, in alcuni casi è il cuore a soffrire

Il caso di una donna di 53 anni colpita da miocardite acuta

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Non sempre sono i polmoni a pagare dazio in caso di infezione da nuovo coronavirus. È il caso di una donna di 53 anni ricoverata all’ASST Spedali Civili di Brescia dopo aver accusato dolori toracici.

Vista la presenza di una lieve alterazione della temperatura corporea e di tosse, i medici hanno provveduto subito a effettuare il tampone, dopodiché hanno sottoposto la donna a una radiografia dei polmoni, dalla quale non sono emersi particolari problemi.

La donna è stata quindi trasferita nel reparto di Cardiologia, dove l’elettrocardiogramma effettuato mostrava segni di affaticamento cardiovascolare. In assenza di polmonite e in presenza di alti livelli di troponina – proteina che l’organismo rilascia in grandi quantità in caso di danno cardiaco – i medici hanno optato per una coronografia, che ha però escluso un infarto.

Depressione, l’interazione gene-ambiente

Nuovo studio punta ad analizzare nuovi meccanismi di insorgenza

La depressione è una patologia multifattoriale, dovuta sia a una componente genetica che ambientale. Per quanto riguarda i fattori ambientali, recenti studi hanno suggerito come i traumi infantili possano favorire l’insorgere di questa patologia psichiatrica.

Partendo da qui, Nadia Cattane, ricercatrice presso il laboratorio di Psichiatria Biologica dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, studierà per due anni i meccanismi di interazione gene-ambiente nello sviluppo della depressione, in seguito a un’esposizione dell’individuo a eventi stressanti e traumatici nei primi anni di vita, analizzando in particolare come i traumi infantili possano agire sul gene FoxO1, che è un gene coinvolto nei processi infiammatori.

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Cancro del polmone, una proteina ci protegge

CCRL2 fondamentale per la risposta del sistema immunitario

In uno studio diretto e coordinato dall’Università degli Studi di Brescia e da Humanitas, alcuni ricercatori hanno scoperto il ruolo fondamentale della proteina CCRL2 nell’attivazione di una risposta immunitaria protettiva contro i tumori polmonari.

I risultati dello studio, sostenuto da Fondazione AIRC, sono stati pubblicati su Cancer Immunology Research, la prestigiosa rivista dell’American Association for Cancer Research (AACR).

La proteina CCRL2 è presente sulla superficie di svariati tipi di cellule: alcune appartengono al sistema immunitario, altre sono cellule “di barriera” come quelle endoteliali ed epiteliali. In particolare nel polmone, CCRL2 è espresso dall’endotelio vascolare, dove ancora sulla superficie un fattore chemotattico essenziale per il richiamo delle cellule Natural Killer, in grado uccidere le cellule tumorali.

Fibrillazione atriale, creato primo modello cellulare umano

Possibile grazie alla riprogrammazione di fibroblasti del derma

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La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più comune che colpisce l’1-2% della popolazione mondiale, percentuale che sale a oltre il 15% dopo gli 80 anni ed è una delle principali cause di ictus, insufficienza cardiaca, morte improvvisa e morbilità cardiovascolare nel mondo.

Oltre all’età, altri fattori concorrono all’insorgenza della fibrillazione atriale, tra questi la predisposizione genetica: avere infatti un parente di primo grado affetto da tale patologia aumenta significativamente il rischio di svilupparla.

In questo contesto si inserisce la ricerca portata avanti congiuntamente dal laboratorio di Riprogrammazione Cellulare dell’Università di Brescia, sotto la guida di Patrizia Dell’Era, e dal PaceLab dell’Università degli Studi di Milano, sotto la guida di Andrea Barbuti e Mirko Baruscotti, in collaborazione con altri centri nazionali e internazionali.

Brescia, il primo ospedale italiano con lo “specialista” robot che opera il ginocchio

La chirurgia robotica è la nuova tecnologia d’avanguardia disponibile da oggi in Fondazione Poliambulanza a Brescia. Navio è il robot utilizzato nei pazienti che, a causa di artrosi o lesioni da trauma, necessitano di un interventi di protesi mono-compartimentale al ginocchio. Il robot, che garantisce massima accuratezza, minore invasività e maggior beneficio per il paziente, è composto da uno strumento computer-assistito, una fresa ad alta velocità, un programma in grado di stabilire con la massima precisione il punto di inserimento della protesi e di guidare il chirurgo nella fase di pianificazione ed esecuzione dell’operazione.

ROBOT CHE SOSTITUISCONO IL MEDICO?

Vi state chiedendo se con la scelta di utilizzare i robot viene sostituita la figura del medico? La risposta è no. “L’intervento rimane opera del medico – chiarisce il dott. Flavio Terragnoli, direttore del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia di Fondazione Poliambulanza-. Il robot ci consente però di raggiungere un livello di accuratezza che nessuna mano e nessun occhio umano riesce ad avere. E questo può fare la differenza. Non solo la scelta della protesi avviene, infatti, tenendo conto delle caratteristiche anatomiche del paziente, ma il sistema robotizzato permette di personalizzare la procedura chirurgica, dando il massimo beneficio al paziente: minor dolore fisico e recupero della piena funzionalità in minor tempo”.

“La dimissione avviene in 3-4 giorni dall’intervento – aggiunge il dott. Terragnoli -. Tempistiche così veloci erano garantite in Fondazione Poliambulanza anche prima dell’avvento della chirurgia robotica, ma grazie a questa tecnologia i pazienti trattati hanno un recupero funzionale più completo”.

Ogni anno in Poliambulanza, si eseguono diverse centinaia di protesi di ginocchio, di cui un terzo circa sono protesi mono-compartimentali che potranno essere trattate con la chirurgia robotica.