Durata del ciclo associata alla salute del cuore

Una maggiore durata sembra legata a migliore salute vascolare

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Il rischio di problemi cardiaci fra le donne anziane può essere previsto anni prima grazie all’analisi della durata del ciclo mestruale. Lo dice uno studio pubblicato su Menopause da un team dell’Università di Pittsburgh che ha esaminato il legame fra i cambiamenti del ciclo mestruale e le probabilità di sviluppare problemi cardiaci.
Lo studio, coordinato da Samar El Khoudary, ha coinvolto 428 donne fra i 45 e i 52 anni, seguite per un follow up di 10 anni o fino al post-menopausa. È stato valutato il rischio cardiovascolare dopo l’ultimo ciclo mestruale con la misurazione di rigidità e spessore delle arterie.
Nel 62 per cento dei casi, il ciclo era regolare. Il 16% ha riscontrato un accorciamento del ciclo e il restante 22% un ciclo tendenzialmente più lungo. Secondo i risultati della ricerca, le donne con cicli più lunghi in pre-menopausa sembravano associate a una migliore salute …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cuore, ciclo, menopausa,

Morte per Covid, l’Ecg peggiora 2 giorni prima

L’elettrocardiogramma predice l’aggravamento del paziente

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L’elettrocardiogramma può prevedere l’evoluzione grave di Covid-19 nei pazienti ospedalizzati. Lo dimostra uno studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology condotto su 140 pazienti ricoverati per le complicanze dell’infezione da Sars-CoV-2.
I ricercatori del Mount Sinai Hospital hanno confrontato un elettrocardiogramma dei pazienti effettuato al momento del ricovero con un altro precedente all’infezione presente nella cartella clinica dei soggetti. I due esami sono stati messi a confronto poi con un Ecg eseguito alcuni giorni dopo il ricovero. È così emerso che circa 2 giorni prima di un aggravamento il tracciato mostra modifiche significative.
“Il nostro studio mostra che un restringimento delle onde del tracciato dell’elettrocardiogramma durante il Covid-19 può essere uno strumento importante per i medici, consentendo di anticipare cambiamenti clinici e intervenire più …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, elettrocardiogramma, tracciato,

Guida alla menopausa, come gestirla

Le esperte rispondono alle domande più comuni

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Entro il 2025 oltre 1 miliardo di donne saranno in menopausa, ma il tema è ancora poco affrontato, complice la scarsa conoscenza di molti e una connotazione culturale negativa. Intimina, marchio dedicato alla salute intima delle donne, ha chiesto ai suoi esperti di rispondere alle domande più comuni sulla menopausa e sull’importanza di prendersi cura della salute del pavimento pelvico.

D: Come posso riconoscere i sintomi della menopausa?
R: La menopausa si presenta con sintomi comuni come vampate di calore, sudorazione notturna, mal di testa, disturbi del sonno, dolori articolari o muscolari, secchezza vaginale, cambiamenti di umore, affaticamento e calo della libido. La menopausa interessa ogni donna in modo diverso, quindi alcune non hanno alcun sintomo, mentre altre manifestano sintomi lievi e di breve durata. Tuttavia, per alcune donne, possono essere gravi, influenzando la …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | menopausa, ormoni, sesso,

Con la pandemia aumentano i fumatori

Difficile contenere i comportamenti nocivi durante il lockdown

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La pandemia e il ricorso al lockdown durante lo scorso anno continuano a produrre effetti nocivi per la salute. Nella fascia d’età 18-34 anni la quota di fumatori è passata dal 21,5% al 26,8%.

I dati sono stati resi noti dal Cancer Research britannico e sono relativi a uno studio pubblicato su Addiction. Allo studio hanno partecipato quasi 3.200 soggetti ai quali è stato chiesto quali e quanti cambiamenti avessero adottato durante il lockdown, dall’alimentazione all’igiene delle mani, dal consumo di alcol al fumo.

“Il primo lockdown è stato un evento senza precedenti per quanto ha cambiato le abitudini quotidiane delle persone”, ha affermato l’autore principale dello studio Sarah Jackson, della University College London, su BBC Health online.

L’acne è causata da un’infiammazione fisiologica

È la conseguenza del processo di crescita e maturazione

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Non una malattia accidentale, ma una condizione inevitabile dell’organismo. È l’ipotesi di un gruppo di ricercatori riguardo all’acne.

Secondo gli scienziati dell’Università di Debrecen, in Ungheria, l’acne sarebbe il risultato di uno stato infiammatorio naturale e transitorio che si verifica quando la pelle del viso, in fase di maturazione, viene esposta a nuovi microbi e reagisce aumentando la produzione di sebo.

«Invece di considerare l’acne come una malattia che si verifica accidentalmente, accompagnata da processi patologici, proponiamo che essa sia un’inevitabile infiammazione provocata da cambiamenti fisiologici della pelle durante l’adolescenza, e che quindi lo sviluppo di nuovi trattamenti dovrebbe concentrarsi sulla promozione di meccanismi che ripristinino l’omeostasi tra la pelle del viso e il suo ambiente microbico e chimico», afferma Andrea Szegedi, prima autrice del lavoro.

I capelli bianchi non sono una sentenza

Studio dimostra che in alcuni casi il processo è reversibile

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Per molti è il segno della vecchiaia che avanza, ma uno studio del Columbia University Medical Center di New York rivela la possibilità che il processo di ingrigimento dei capelli sia reversibile.

I capelli diventano grigi o bianchi non solo a causa dell’età ma anche per via di eventi traumatici o stressanti. Secondo i ricercatori americani, l’eliminazione della fonte di stress potrebbe ripristinare il colore originario dei capelli.

Un gruppo di volontari si è sottoposto ad analisi della capigliatura attraverso un metodo di imaging grazie al quale il team ha esaminato la pigmentazione dalla base alla punta dei capelli.

I capelli iniziano a crescere nella parte inferiore di un follicolo pilifero dell’epidermide. In età giovanile, i capelli acquisiscono il loro colore dai melanociti, i pigmenti prodotti dalle cellule del follicolo pilifero.

Potrebbe arrivare un altro coronavirus?

Studio svela le aree da cui potrebbe emergere il nuovo rischio per la salute

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Espansione delle aree coltivate, insediamenti umani, allevamenti intensivi e frammentazione delle foreste. Sono solo alcuni dei cambiamenti globali nell’uso del suolo, non sostenibili dal punto vista ambientale, avvenuti negli ultimi anni. Cambiamenti che stanno creando degli “hotspot”, ovvero delle zone in cui si sviluppano condizioni favorevoli per la trasmissione dei coronavirus dagli animali selvatici all’uomo.

È quanto emerge da uno studio appena pubblicato su Nature Food e firmato da un team di ricercatori composto da Maria Cristina Rulli e Nikolas Galli del Politecnico di Milano, Paolo D’Odorico della University of California at Berkeley (Stati Uniti) e David Hayman della Massey University (Nuova Zelanda).

Un uomo può vivere al massimo 150 anni

Studio analizza la massima estensione della vita senza malattie

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Una vita priva di malattie e incidenti e corredata da un patrimonio genetico eccezionale. Il risultato dell’ipotetica condizione è 150 anni, quelli che il soggetto vivrebbe.

A calcolarlo è uno studio pubblicato su Nature Communications da Timothy Pyrkov e i suoi colleghi dell’azienda Gero PTE di Singapore. Fra i parametri utilizzati per capire l’evoluzione delle condizioni di un organismo umano c’erano cambiamenti nella conta dei globuli e il numero giornalieri di passi compiuti.

Per ogni parametro, l’aumento dell’età ha causato un declino progressivo della capacità del corpo di riportarlo alla condizione iniziale. Il team di Pyrkov si è così servito di questo ritmo di declino per determinare quando la resilienza dell’organismo sarebbe cessata del tutto, portando inevitabilmente alla morte. Il risultato rientrava in un range fra 120 e 150 anni.

L’era del fitness digitale

Pioggia di app per allenarsi da remoto

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Uno dei cambiamenti profondi che la pandemia da nuovo coronavirus porterà probabilmente con sé riguarderà la maniera di prendersi cura del proprio corpo con il fitness.

Prima di Covid-19, il concetto di digitale applicato al fitness poteva suggerire l’uso di strumenti sempre più tecnologici, ad esempio tapis roulant, cyclette o vogatori in grado di immergerci in un paesaggio specifico magari attraverso l’uso di caschi o supporti per la realtà aumentata.

Dopo il lockdown e le varie e faticose riaperture, invece, la nostra mente associa il concetto di digitale alla fruizione delle tantissime app studiate per continuare ad allenarsi anche a casa.

Ovviamente, già prima della pandemia esistevano alcune app per gli allenamenti, ma avevano scarsissimo successo.

PROGETTO OMS-COVID 19: come percepiamo il rischio (e quanto ci fidiamo delle risposte in atto)

A dirlo sarà un’indagine europea a cui ha aderito l’Italia, promossa dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal titolo ‘Monitorare la conoscenza, la percezione del rischio, i comportamenti preventivi e la fiducia (‘trust’) per un’efficace risposta alla pandemia”.

Il progetto OMS COVID attualmente coinvolge altri 26 paesi europei. In Italia è coordinato dall’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, dall’AUSL di Modena e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Nella pandemia, comportamenti influenzati dalla percezione individuale del rischio

In questi mesi di pandemia, si è visto che l’esposizione ad una malattia infettiva di origine virale determina nella popolazione elevati livelli di incertezza circa la probabilità di contrarre la malattia, la sua potenziale gravità e l’efficacia delle misure protettive adottate.

L’elemento decisivo per contrastare la diffusione della pandemia è il comportamento individuale di ciascuna persona: per questo in tutto il mondo sono state introdotte misure restrittive, che sono in rapida e costante evoluzione al fine di ridurre il contagio.

Tuttavia, i comportamenti individuali che vengono adottati in queste situazioni sono spesso determinati non dal rischio di contagio in sé, ma dalla percezione individuale di tale rischio, che può essere molto differente in rapporto a variabili individuali e collettive.

Tali percezioni si modificano in rapporto ai cambiamenti che intervengono nel corso della pandemia, così come in relazione alle informazioni veicolate dai media.

Anche vaccinarsi dipende dalla percezione individuale del rischio?

L’informazione riveste un ruolo chiave nelle situazioni di emergenza, e spesso l’eccessiva quantità di informazioni circolanti rende difficile al cittadino di orientarsi a causa della difficoltà di individuare fonti affidabili.

Anche la futura scelta di vaccinarsi sarà in parte influenzata dalla percezione individuale del rischio, dalla fiducia nella comunità scientifica e dalla chiarezza delle informazioni relative al vaccino che saranno trasmesse alla popolazione (sicurezza, efficacia, procedure di accesso, modalità di somministrazione, effetti collaterali, ecc).

Risposte efficaci? Solo se accettate e condivise

In questo scenario complesso, comprendere bene il contesto nel quale i cittadini e le intere comunità rispondono alla pandemia e alle misure governative messe in atto per contrastarla consente di attuare misure di risposta alla pandemia appropriate ed accettate, e quindi più efficaci.

Per tali ragioni l’Italia ha aderito al progetto dell’OMS con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulla percezione del rischio, sulle conoscenze esistenti, sulle fonti di informazioni attendibili, sugli atteggiamenti della popolazione verso le iniziative prese per fronteggiare la pandemia, sui vaccini, e su altre variabili di interesse.

Il progetto in Italia è coordinato dall’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, dall’AUSL di Modena e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Il progetto coinvolgerà un campione rappresentativo della popolazione italiana, selezionato dalla Doxa (nota società di ricerche sociali e di mercato), costituito da 10.000 persone di età compresa tra 18 e 70 anni, a cui verrà chiesto di compilare online la versione italiana del questionario sviluppato dall’OMS.

Durante il mese di gennaio 2021 avrà inizio la prima fase dell’indagine con la somministrazione del questionario a 2.500 cittadini italiani.

Seguiranno, a distanza di tre settimane le une dalle altre, altre 3 rilevazioni previste nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2021. Tra le aree indagate vi è anche lo stato di salute, sia fisico che mentale, dei partecipanti; va sottolineato che l’IRCCS Fatebenefratelli è, tra i 51 IRCCS italiani, l’unico che ha come area di riconoscimento scientifico la salute mentale.

I dati verranno raccolti dalla Doxa e saranno analizzati in prima istanza dal centro coordinatore europeo dell’O.M.S. I dati saranno utilizzati anche in Italia, per analizzare aspetti specifici della situazione nazionale e migliorare la nostra conoscenza sui processi che coinvolgono la comunicazione a vari livelli, fornendo quindi elementi utili per predisporre interventi e programmi di politica socio-sanitaria efficaci finalizzati al contrasto della pandemia. Tra le aree indagate vi sarà anche lo stato di salute, sia fisico che mentale, dei partecipanti.