La vitamina E aumenta il rischio di cancro alla prostata

In determinate condizioni può favorire meccanismi cancerogeni

In determinate condizioni, l’effetto antiossidante della vitamina E può ribaltarsi fino ad arrivare a favorire meccanismi cancerogeni che portano al tumore alla prostata. Un paradosso fino ad oggi senza spiegazione che un nuovo studio, guidato da ricercatori dell’Università di Bologna, è riuscito finalmente a chiarire.

Con una serie di esperimenti sia in vitro che in vivo su ratti, gli studiosi hanno infatti mostrato come la vitamina E sia in grado di indurre enzimi che facilitano la formazione di sostanze cancerogene e portano all’aumento dei radicali liberi, danneggiando così il DNA cellulare.

A partire da questi risultati – pubblicati su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature – i ricercatori suggeriscono quindi di prestare attenzione all’utilizzo eccessivo di integratori con funzione antiossidante.

I funghi riducono il rischio di cancro alla prostata

Studio giapponese svela il possibile effetto positivo

Tumore alla prostata_14300.jpg

Mangiare funghi più volte alla settimana riduce di un sesto il rischio di insorgenza di cancro alla prostata. Lo rivela uno studio giapponese pubblicato sull’International Journal of Cancer da scienziati della Tohoku University School of Public Health.

I medici hanno scoperto un rapporto inversamente proporzionale fra il consumo di funghi e l’insorgenza di tumori prostatici in uomini di mezza età o anziani, anche se resta da chiarire il motivo dell’effetto protettivo.

Il campione era formato da 36.499 uomini di età compresa fra 40 e 79 anni coinvolti nel Miyagi Cohort Study nel 1990 e nell’Ohsaki Cohort Study nel 1994.

Cancro alla prostata, efficace finasteride

Risultati positivi soprattutto su uomini con più di 55 anni

Tumore alla prostata_5408.jpg

Il trattamento a base di finasteride si è rivelato utile per la prevenzione del cancro alla prostata.

L’inibitore della 5-alfa-reduttasi riesce a prevenire il tumore prostatico nonostante precedenti ricerche avessero sottolineato il rischio di malattie di alto grado.

A dirlo è uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team del CHRISTUS Santa Rosa Hospital Medical Center di San Antonio, in Texas.

Ian Thompson Jr., coordinatore della ricerca, spiega:

Gli uomini con maggiori probabilità di trarre beneficio sono quelli che hanno 55 anni o più e si sottopongono a test del PSA. L’entità del beneficio può essere maggiore negli uomini a più alto rischio di cancro alla prostata, uomini con una storia familiare o afro-americani…

Finasteride si vende sotto le nome Propecia e Finpecia. Di solito si usa per il trattamento della caduta di capelli e la calvizie maschile.

Cancro alla prostata, Radio-223 efficace

Migliora la sopravvivenza globale in pazienti con metastasi

Tumore alla prostata_957.jpg

Il radiofarmaco radio-223 dicloruro migliora la sopravvivenza globale anche in pazienti della pratica clinica, che presentano caratteristiche diverse da quelli inclusi negli studi registrativi.

I dati di diversi studi real life sul radiofarmaco sono stati presentati in occasione dell’11° Simposio internazionale sulla Targeted Alpha Therapy (TAT 11) che si è svolto recentemente a Ottawa. In particolare, uno studio di pratica clinica retrospettivo condotto negli USA con radio-223 ha avuto come risultato un’estensione di 21,2 mesi della sopravvivenza globale mediana dei pazienti affetti da carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) con metastasi ossee.

La terapia fotodinamica per il cancro alla prostata

Nuovo trattamento per le forme a basso rischio

Tumore alla prostata_6706.jpg

C’è un nuovo trattamento per il tumore alla prostata localizzato e a basso rischio. Si tratta della terapia fotodinamica sviluppata dall’azienda Steba Biotech e descritta sulle pagine del Journal of Urology.

Lo studio di follow up a 4 anni del trial PCM301 su TOOKAD (padeliporfina dipotassica) evidenzia la sicurezza e l’efficacia dell’ablazione parziale (PGA, partial gland ablation) per il cancro alla prostata in stadio iniziale.

L’analisi di follow-up a 4 anni dello studio PCM301 (la prima sperimentazione multicentrica, prospettica, randomizzata, di fase III a valutare il PGA nel trattamento del cancro alla prostata localizzato) ha dimostrato che la terapia fotodinamica vascolare mirata (VTP, vascular targeted photodynamic therapy) con TOOKAD ha ridotto in modo significativo il successivo riscontro bioptico di tumori di grado superiore.

Un test salivare segnala il rischio di cancro alla prostata

Studio inglese annuncia lo sviluppo del nuovo esame

Tumore alla prostata_5352.jpg

L’esame della saliva potrebbe rivelarsi molto utile per la diagnosi del cancro alla prostata. Lo rivela uno studio apparso su Nature Genetics a firma di ricercatori dell’Institute for Cancer Research di Londra.

L’analisi coinvolgerà 300 pazienti di 3 diversi ospedali londinesi e si concentrerà sulla ricerca dei geni ad alto rischio presenti, secondo le stime, in 1 uomo su 100.

Allo stato attuale, l’esame più utilizzato è quello del Psa, un valore tuttavia non sempre traducibile in un rischio concreto di cancro dal momento che i falsi positivi sono all’ordine del giorno.

I ricercatori hanno dapprima analizzato il genoma di 140mila uomini, identificando 63 nuove alterazioni suscettibili di aumentare il rischio di cancro alla prostata, poi le hanno combinate con altre 100 varianti già collegate alla neoplasia.

Cancro alla prostata, utile l’indice di salute prostatica

Può evitare il ricorso a biopsie inutili

Tumore alla prostata_8671.jpg

Gli urologi beneficiano dei dati ricavati dall’indice di salute prostatica (phi). Il parametro è determinante per capire se esista o meno la necessità di prescrivere una biopsia.

A dirlo è una ricerca pubblicata su Prostate Cancer and Prostatic Diseases da un team della Carolina Urology Partners di Huntersville guidato da Jay White, che spiega: «Nel nostro studio, l’uso del test ha influenzato il piano di gestione del medico nel 73% dei casi, e l’effetto più comune è stato quello di evitare una biopsia».

Il test phi non è altro che la combinazione dei risultati di tre immunodosaggi, il Psa totale, il Psa libero e il p2Psa.

Nel corso dello studio sono stati messi a confronto 506 uomini che hanno effettuato il test phi e altri 683 di controllo che non lo hanno fatto.