Diagnosi più facile per la celiachia

Le nuove raccomandazioni eliminano la necessità della biopsia intestinale

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Non c’è più bisogno della biopsia intestinale per certificare la diagnosi di celiachia nei bambini. È il risultato delle nuove raccomandazioni europee emanate dalla Società europea di gastroenterologia pediatrica presentate nel corso dell’ultimo congresso della Società italiana di pediatria.

I celiaci italiani sono circa 225.000, dei quali circa 52 mila minorenni, ma la celiachia rimane sottostimata e si pensa che i malati in tutto siano almeno il triplo, cioè più o meno l’1 per cento della popolazione italiana.

“Si tratta di un unicum che riguarda solo i bambini europei: le nostre linee guida, infatti, si discostano da quelle nord-americane”, ha spiegato Riccardo Troncone, professore di pediatria alla Federico II di Napoli e presidente della Società internazionale per lo studio della celiachia nel corso del Congresso della Società italiana di pediatria.

Celiachia, l’esposizione accidentale al glutine

Studio analizza le possibili contaminazioni nei prodotti senza glutine

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Quando la dieta gluten free sembra non funzionare, uno dei primi aspetti da indagare è la corretta aderenza alla prescrizione dietetica e la possibilità di esposizione, anche accidentale, al glutine. Per la prima volta, uno studio tutto italiano ha analizzato con una metodica diretta l’esposizione accidentale al glutine nella dieta dei bambini.

ll glutine è un ingrediente presente in molti alimenti commerciali (es. insaccati, minestre pronte, salse, ecc.), ma può anche contaminare – in fase di produzione – ingredienti che normalmente ne sono privi, come avena e legumi. Un’esposizione giornaliera protratta superiore ai 10 mg può essere sufficiente per provocare danni significativi ai villi intestinali.

Celiachia e rischio Covid

Nessun aumento del rischio, forse grazie allo stile di vita

Nessun sintomo correlato allo sviluppo di COVID-19, né prove di una maggiore probabilità di contrarre l’infezione nei celiaci refrattari: è quanto rivela un recente studio condotto dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Il Dott. Luca Elli, autore dello studio e membro del Comitato Scientifico Dr. Schär Institute, tra gli enti finanziatori della ricerca, commenta i risultati aprendo interessanti interrogativi di ricerca.

“Abbiamo indagato i rischi legati al COVID-19 in soggetti più fragili e spesso trattati con terapie immunosoppressive come i celiaci refrattari, senza riscontrare nessuna sintomatologia correlata all’infezione”, spiega Elli.

La celiachia refrattaria è una complicanza della celiachia caratterizzata da persistenza o ricorrenza di sintomi di malassorbimento con atrofia dei villi intestinali.

Ricetta Gluten Free: pancake bianco di Fitmood

La ricetta gluten free del pancake bianco realizzata da Fitmood, il nostro store di integratori preferito, è pensata appositamente per la colazione delle persone intoleranti al glutine.

Rispetto alla questione del gluten free, il nostro parere è quello di evitare il fai da te, quindi procedere con il medico nella verifica di una reale intolleranza al glutine prima di procedere con un’alimentazione totalmente priva.

In ogni caso questa ricetta è ideale per la prima colazione di chi vuole iniziare la giornata con qualcosa di gustoso e dolce, senza rinunciare ad un certo apporto proteico. Inoltre, nonostante sia una ricetta gluten free, anche coloro che non hanno particolare esigenze in questo senso la troveranno eccezionale.

Ricetta Gluten Free: pancake bianco

Questa ricetta del pancake bianco gluten free è molto semplice da fare e tutti i prodotti possono essere tranquillamente acquistati all’interno dello shop di Fitmood

Per il pancake sono stati utilizzati i seguenti ingredienti

  • 50 gr con farina di riso BPR
  • dolcificante e aromatizzante gusto cheesecake biotech usa
  • Un cucchiaio di pudding a vaniglia 20gr
  • 100gr di albume
  • 2gr bicarbonato e limone
  • Spalmabile Go Nuts Fondente

Come Procedere 

  • Mescolare in una ciotola gli ingredienti
  • Far scaldare leggermente la padella antiaderente prima di versare il composto
  • Versare il composto con un mestolo
  • Far cuocere i pancake un minuto per lato
  • Farcire con pudding
  • Gustare ancora caldi e aggiungere una coccola dolce come guarnizione.

 

Il glutine fa più male alle donne

A rischio la salute riproduttiva femminile

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Non è una novità: i disturbi associati al glutine si manifestano con più frequenza nel genere femminile, ma la consapevolezza a riguardo, potrebbe essere ancora troppo bassa, considerando anche i potenziali rischi per la salute ai quali i soggetti non trattati si espongono.

Sensibilizzare in questo senso è importante soprattutto per le donne, non soltanto perché sono effettivamente le più colpite, ma anche perché i rischi ai quali possono andare incontro sono più numerosi che nel caso degli uomini, soprattutto quelli a carico della salute riproduttiva.

Oltre a fattori genetici, l’ipotesi più probabile sull’incidenza più alta di intolleranza al glutine fra le donne riguarda una maggiore aggressività del sistema immunitario con relativa maggiore possibilità di risposte autoimmuni.

Quando il glutine diventa affare

Gli alimenti privi di glutine si trasformano in business

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Spesso una malattia diventa lo spunto per attivare un vero e proprio business alle spalle di pazienti o presunti tali. Potrebbe essere il caso anche della celiachia e ancor di più della sensibilità al glutine, patologia quest’ultima dai contorni piuttosto vaghi.

È ormai un dato di fatto che i prodotti alimentari privi di glutine stanno diventando una vera e propria moda, in particolare negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove il consumo di questi cibi sta travalicando la necessità terapeutica per avvicinarsi al semplice desiderio di perdere peso, contando su una loro presunta leggerezza.

Una recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Daily Mail, però, segnala come la convinzione sia totalmente infondata, dal momento che in media nei prodotti privi di glutine è presente una percentuale di grassi occulti superiore di cinque volte rispetto ai normali prodotti.

Celiachia, le nuove linee guida

Mirano a combattere capillarmente il problema dei celiaci nascosti

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Sono ben 2 le società scientifiche che hanno recentemente pubblicato un aggiornamento delle linee guida in materia di celiachia.

Si tratta della United European Gastroenterology (UEG), organizzazione che raggruppa le principali società scientifiche europee che si occupano di salute dell’apparato digerente, e della European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition (ESPGHAN), società di riferimento in Europa per la gastroenterologia pediatrica.

Perché un aggiornamento?

Per rispondere, è sufficiente osservare gli ultimi dati: statisticamente la celiachia rappresenta ancora un iceberg, con un’alta percentuale di casi ‘sommersi’, non diagnosticati (207.000 celiaci diagnosticati a fronte di circa 600.000 celiaci attesi, in Italia).

Diagnosi di celiachia dall’esame del sangue

L’esame potrebbe scongiurare la gastroduodenoscopia

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Novità in tema di celiachia. Uno studio americano della Mayo Clinic, di recente pubblicato sulla rivista Gastroenterology, suggerisce che un nuovo esame del sangue potrebbe sostituire in futuro la gastroduodenoscopia con biopsia dei villi duodenali per far diagnosi di celiachia e per confermare la guarigione della mucosa intestinale dopo introduzione di una dieta priva di glutine.

La malattia celiaca è una malattia autoimmune multi-organo scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Attualmente, la diagnosi nell’adulto richiede un prelievo di sangue per la valutazione di anticorpi specifici per la malattia celiaca (anticorpi anti-transglutaminasi IgA e anticorpi anti-endomisio) associata all’esecuzione di una esofago-gastro-duodenoscopia (EGDS) con biopsie effettuate a livello della seconda porzione del duodeno.

Celiachia, grano antico o moderno?

Studio prende in esame le differenze

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È proprio vero che i grani antichi sono meno tossici dei moderni per i celiaci? E che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici (amido resistente e fibre)? L’incremento dei casi di celiachia può essere, quindi, una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel secolo scorso?

Per dare risposte scientificamente valide a queste domande, un team di ricercatori del CREA Cerealicoltura e Colture industriali (sede di Foggia), delle Università di Modena e Reggio Emilia e di Parma ha confrontato 9 grani antichi, diffusi maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al 1960 (e considerati ormai obsoleti), con 3 grani moderni, sia per quanto riguarda la celiachia sia per il contenuto di amido resistente. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Food Research International.