Snack magri: 5 spuntini che saziano con poche calorie

Snack fit: quali sono i migliori spuntini da preparare in casa per chi sta cercando di perdere peso? Chi segue un regime alimentare regolare e sta attento a quello che mangia lo sa bene: fare 5 pasti al giorno è fondamentale. Oltre i tre pasti principali sono previsti due spuntini, utili per non arrivare ai pasti principali affamatissimi e esagerare con le calorie che si assumono. Quali snack scegliere per rimanere in forma e non assumere troppo calorie? Vediamo insieme 5 idee per snack fit gustosi da preparare in casa.

Snack fit: 5 idee per spuntini gustosi

Vediamo ora 5 idee per preparare spuntini dietetici e gustosi, perfetti sia per essere consumati in casa che per essere portati a lavoro o all’università.

Smoothie con frutta di stagione

Gli smoothie sono uno spuntino ideale per chi sta attento alle calorie che ingurgita. Freschi e colorati, gli smoothie sono perfetti in qualsiasi  stagione se fatti con la frutta fresca del periodo. Serve un po’ di tempo a disposizione per frullare il tutto ma sono comunque uno spuntino comodo da portare in giro in un bicchiere apposito.

Barretta ai cereali

Si può fare in casa? Certo che si! Occorre mettere sul fuoco 50 g di zucchero di canna grezzo insieme a 150 g di sciroppo d’acero. Una volta che il tutto comincia a sciogliersi si possono aggiungere 150 g di cereali misti e, a piacimento, 70 g di nocciole tritate. Mescolare per 20 minuti e aggiungere con un po’ di scorza di limone. Una volta messo il composto in una teglia rettangolare potrete tagliare il le barrette.

Frutta secca per un rapido spuntino fit

Nessuno spuntino è più rapido della frutta secca. Quale scegliere: pistacchi, nocciole, noci, mandorle. Sono tutti egualmente ricchi di proteine e grassi insaturi. Contribuiscono a dare un senso di sazietà e tanta, tanta energia. Tra i vari spuntini citati sicuramente la frutta secca è quello più comodo da portare in giro ma bisogna stare attenti a non esagerare.

Spiedini di frutta per rinfrescarsi

La frutta fresca è sempre una buona idea, soprattutto nella bella stagione. Una buona dose di frutta fornisce tante vitamine e sazia fino al pasto successivo. Come prepararla? Si possono creare degli spiedini o dei pratici vasetti di macedonia con la frutta che preferite tagliate come volete. Ci sono regole? Assolutamente no. Potete fare tutti gli abbinamenti in base ai vostri gusti.

Yogurt e frutta fresca

Un altro spuntino davvero gustoso che non comporta assumere troppe calorie è lo yogurt con la frutta fresca. Scegliendo la versione magra, ovvero lo yogurt greco, si assume solo il 2% di grassi. Potete, anche in questo caso, scegliere la frutta di stagione e che più vi piace. La chicca? Provate a farvi lo yogurt in casa da soli. Occorrerà cercare un po’ in giro i fermenti lattici vivi ma ne varrà la pena.

Dieta del digiuno intermittente: dimagrire e aumentare la massa muscolare

Nel percorso di dimagrimento è sempre bene affidarsi a medici e nutrizionisti che sappiano consigliare la scelta più adatta, a seconda del proprio stile di vita, delle proprie necessità, delle proprie condizioni di salute. Le diete disponibili sono tante, si differenziano proprio in base a questi aspetti. Alcune sono alquanto estreme e dalla efficacia dubbia, in alcuni casi viene addirittura proposto il digiuno. Nella dieta del digiuno intermittente, infatti, si propone un piano alimentare di questo tipo, basato su periodi in cui si mangia e altri in cui non si ingerisce alcun alimento. La dieta del digiuno intermittente è molto rigorosa e va seguita in modo strettamente rigido, anche se gli schemi possibili sono diversi.

Dieta del digiuno intermittente: i piani alimentari

La dieta del digiuno intermittente non lascia molto spazio a flessibilità e spontaneità. Ci sono tre diversi schemi che si possono seguire:

  1. Si suddivide la giornata in due parti, 8 ore in cui si mangia e 16 ore in cui si digiuna.
  2. Due giorni a settimana (non consecutivi) si riduce l’apporto calorico a un massimo di 500/600 calorie e nei restanti giorni si può mangiare quello che si vuole.
  3. Si mangia un giorno sì e uno no.

Dieta del digiuno intermittente: come funziona

La dieta del digiuno intermittente prevede un consumo limitato di zuccheri, alcolici, carboidrati e grassi. Sì a proteine magre, cereali integrali, frutta e verdura. Importante è capire che la restrizione calorica non deve arrecare carenze nutrizionali, dunque bisogna bilanciare ciò che si assume senza arrecare danni alla salute e all’organismo, magari aggravando patologie preesistenti o incentivando comportamenti scorretti.

Non è per tutti, ma è un buon metodo per ridurre il grasso corporeo e orientarsi verso un’alimentazione sana ed equilibrata, con l’inserimento di attività fisica. In questo modo:

  • cambia l’equilibrio ormonale e il corpo impara a fare un buon uso delle riserve di grassi;
  • migliora la sensibilità insulinica così da bruciare più grassi;
  • aumenta la secrezione dell’ormone della crescita (GH) così da accelerare la sintesi proteica, rendere i grassi disponibili come risorsa energetica e mettere sù muscoli;
  • si attiva l’autofagia, che rimuove le cellule danneggiate, contribuisce al rinnovo cellulare e supporta i processi rigenerativi;
  • il corpo impara a processare in modo più efficiente il cibo consumato.

Efficacia della dieta del digiuno intermittente

Questa dieta è molto efficace se combinata con lo sport, perché si brucia molto più  grasso corporeo, ma è bene tenere a mente alcune cose. L’ideale è includere nella routine sessioni di allenamento della forza e assumere tante proteine; inoltre sarebbe meglio pianificare gli allenamenti prima del pasto più abbondante del giorno, evitandoli nelle fasi di digiuno. È sconsigliato a chi soffre di diabete o pressione alta o alle donne in attesa o in allattamento.

Dieta Flexitariana: fino a 4 kg in due settimane con la dieta ecosostenibile

Cos’è la dieta flextariana? Si tratta di un regime che promuove un cambiamento nelle abitudini alimentari che non ha solo il vantaggio di far perdere peso ma anche quello di virare verso un’alimentazione che rispetta maggiormente l’ambiente. Questa dieta è stata scelta anche da molte celebrities. Vediamo quali sono le direttive della dieta flextariana che ha anche il vantaggio di prevedere poche rinunce, e quali i benefici per il corpo oltre la perdita di peso.

Cos’è la dieta flexitariana?

Su quali principi si basa la dieta flextariana? Si parte da una base precisa: sostenibilità per il pianeta corrisponde a sostenibilità per l’organismo. La dieta flexitariana non permette solo di perdere peso ma anche di mangiare in un modo che non vada a danneggiare l’ambiente. Ma che cos’è la dieta flexitariana, in effetti? Altro non è che la versione americana della nostra dieta mediterranea, come riporta Giornalettismo, che ha consultato Luana Romeo, consigliere nazionale Andid. La dottoressa ha parlato di questo regime alimentare spiegando come funziona:

Si tratta di una dieta basata su frutta, verdura, cereali ma anche carne, pesce uniti al piacere del consumo occasionale anche dei cibi preferiti.

La dieta flexitariana, come sostiene la dottoressa, è molto semplice da seguire perché non comporta delle vere e proprie rinunce ma solo qualche sforzo. Questo regime alimentare permette di consumare tutto in quantità ragionevoli e, proprio perché flessibile, è sostenibile nel lungo periodo. La vera chiave è questa: non fare una dieta ma imparare a mangiare in maniera corretta per tutta la vita. Con i dovuti sgarri, certo. La dottoressa ha comunque evidenziato che la dieta flexitariana è, ancora, “uno stile alimentare non supportato da evidenze scientifiche. Ad oggi difatti non esistano studi in letteratura a supporto della sua efficacia sulla perdita di peso né sul miglioramento dello stato di salute”.

Come funziona la dieta flexitariana?

La dieta flexitariana è basata su una serie di principi tra i quali il consumo controllato della carne; proprio qui risiede l’ecosostenibilità di questo regime alimentare, che condanna l’eccesiva assunzione di proteine animali a discapito sia dell’ambiente che della salute del corpo umano. Oltre a ridurre la carne bisogna prestare attenzione alle dosi di quello che si mangia, che devono essere controllate. Nella fase iniziale di questa dieta il consumo di carne non deve superare i 700 g settimanali fino a scalare a soli 250 g quando ci si stabilizza.

La dieta, creata dalla nutrizionista statunitense Dawn Jackson Blatner, viene utilizzata da moltissime star tra le quali Meghan Markle, Gwyneth Paltrow e Paul Mc Cartney, che hanno dato un parere positivo. Come funziona la dieta flexitariana? Vediamo i principali punti di questo regime alimentare:

  • apporto calorico di 1.500 kcal al giorno così distribuite: 300 kcal a colazione, 400 kcal a pranzo, 150 kcal per due spuntini (mattina e pomeriggio) e 500 kcal a cena;
  • prevede un sistema alimentare di attacco che dura due settimane con frutta e verdura come principali alimenti e riduzione dei carboidrati;
  • il comfort food non è bandito poiché sono permessi cioccolato e vino in maniera equilibrata;
  • dopo le prime due settimane si passa al regime di mantenimento con porzioni simili a quelle dei primi quindici giorni di dieta, ovvero: 40% di alimenti vegetali, 40% tra legumi , cereali integrali e semi e 20% di alimenti di origine animale.

Dieta flexitariana: quali sono i benefici?

Perché scegliere la dieta flexitariana? Vediamo insieme i benefici dieta flexitariana punto per punto così da avere le idee chiare su questo regime alimentare:

  • perdita di peso (3 o 4 kg);
  • capelli più luminosi e pelle più elastica;
  • mangiare meno carne ha effetti positivi sull’organismo, in particolare per il colesterolo e il sistema cardiocircolatorio;
  • regime alimentare ecosostenibile;
  • si impara a mangiare sano senza scioccare l’organismo;
  • il regime alimentare che si impara a conoscere può essere mantenuto per tutta la vita.

Plant Paradox, elimina frutta e verdura: è una dieta affidabile o solo una moda?

Non è raro imbattersi, soprattutto in rete, in diete davvero strane. E approfondendo l’argomento, in effetti molte diete, anche gettonate, famose e seguite da molte persone nel mondo, sono comunque oggetto di non poche perplessità da parte degli esperti. Alcune dei regimi più famosi sono anche abbastanza estremi e propongono piani alimentari drastici. Per questo, il consiglio è sempre informarsi e soprattutto affidarsi a medici competenti in materia, che possano guidare al meglio nel percorso di dimagrimento. Un esempio è la Plant Paradox: scopriamola nel dettaglio.

Plant Paradox: che cos’è?

Questa dieta è stata messa a punto dal dott. Steven Gundry, che ha scritto anche un libro in merito per esporne i principi. In breve tempo è diventata molto popolare negli Stati Uniti grazie non solo a questa pubblicazione, ma anche a Kelly Clarkson. La cantante e attrice ha detto di aver perso parecchi chili e di aver risolto i suoi problemi di salute affidandosi a questa dieta.

Il principio di base è, come suggerisce la parola stessa, un “paradox”, ovvero un paradosso. Non tutti i cibi da sempre considerati sani fanno bene, anzi, alcuni possono nuocere alla salute. Per questo, la Plant Paradox elimina del tutto dall’alimentazione il glutine e le lectine.

Cibi ammessi e non ammessi nella Plant Paradox

Le lectine sono proteine a detta del dott. Gundry potenzialmente pericolose e causa di stati infiammatori nell’organismo e di malattie croniche. Perché? Perché costringendo i carboidrati a raggrupparsi e a legarsi ad alcune cellule del corpo, impedirebbero ad alcune di queste di comunicare tra loro, generando diverse reazioni tipo nausea, dissenteria, vomito. Questa teoria del dott. Gundry non ha studi scientifici a dimostrazione.

Tra l’altro, la lectina produce anche dei benefici, perché gli alimenti che la contengono sono anche ricchissimi di fibre, la cui mancanza può portare a costipazione. Inoltre, è un macronutriente necessario per lo sviluppo di ossa, muscoli, pelle e sangue. Senza dimenticare che frutta e verdura sono estremamente importanti perché apportano nutrienti essenziali come minerali e antiossidanti.

Nello specifico, le lectine si trovano in moltissime verdure e tipi di frutta, soprattutto nelle solanacee (patate, melanzane, pomodori, bacche di goji, peperoni). Il dimagrimento a cui porta questa dieta è probabilmente la conseguenza del fatto che si eliminano dalla dieta moltissimi cibi: legumi (fagioli, lenticchie e piselli), frutta secca, verdure (pomodori, cetrioli, melanzane, piselli, fagiolini, patate, zucchine, zucca), frutta (banane mature, melone), cereali (avena, quinoa, riso, mais, orzo, bulgur).

La controversa paleodieta: funziona o no il modello ispirato all’uomo delle caverne?

La paleodieta è un modello alimentare che propone un ritorno all’alimentazione dei nostri antenati di 10.000 anni fa. Si tratta dunque un’alimentazione molto povera di carboidrati, ricca di carne, pesce e con molte bacche, frutta e verdura. Cereali, dolci e farine raffinate sono quasi del tutto assenti, come lo erano per l’uomo delle caverne insomma. A quei tempi l’alimentazione trovava base nei prodotti della caccia e della pesca, ma anche di ciò che la terra spontaneamente donava.

Può al giorno d’oggi essere un modello attuabile e sostenibile? In effetti la paleodieta è oggetto di molte critiche e di un’accesa discussione, che coinvolge biologi e nutrizionisti, molti dei quali scettici nei confronti dell’efficacia di questo piano alimentare iperproteico ispirato alla preistoria.

I principi della paleodieta

Secondo le direttive Fao/Oms e le linee guida varate da tutti i Paesi del mondo, l’apporto quotidiano consigliato di carboidrati dovrebbe essere del 55-75%. Questa percentuale nella paleodieta è decisamente più bassa. Sicuramente si tratta di un modello opposto alla dieta mediterranea, che fa invece della varietà la sua forza e che include pasta, patate, pane, legumi, cereali, carne e pesce, distribuiti in una sorta di “piramide” alimentare in base alle quantità giornaliere consigliate.

Il Consiglio di Disciplina dei biologi precisa al riguardo:

Non può in alcun modo essere consentita la tacita approvazione di una dieta che, se pur non vuol considerarsi improvvisata, non ha comunque mai goduto del privilegio della pubblicazione su una rivista scientifica, arrivando, di conseguenza, alle persone/pazienti senza essere stata prima controllata, verificata e, se è il caso, corretta.

Tempo fa il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei biologi ha anche sospeso per un mese un biologo nutrizionista sostenitore della paleodieta. Pur avendo portato testimonianze di pazienti che avevano tratto benefici da quel modello, il Consiglio ha comunque ritenuto la documentazione priva di valore scientifico. Per questo, ha sospeso ugualmente il suo iscritto.

Lo stile alimentare della paleodieta, infatti, solo di recente è stata oggetto di uno studio scientifico approfondito e specifico, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista European Journal of Nutrition. La ricerca dimostra che la paleodieta aumenta in misura significativa il rischio cardiovascolare e probabilmente anche quello oncologico, e causa modifiche molto vistose alla microflora batterica intestinale. Questo perché di base è una dieta sbilanciata. Impone la rinuncia ad alimenti importanti come i cereali e i legumi, l’eliminazione quasi totale dei carboidrati e dosi di carne eccessive. Questo si ripercuote su reni e fegato. Senza dimenticare che la mancata assunzione di latte e suoi derivati potrebbe portare a una carenza di calcio con conseguente osteoporosi.

Paleodieta: i pro

  • Netta riduzione del consumo di cibi industriali e alimenti lavorati.
  • Immediato senso di pienezza, dovuto alle quantità di proteine e fibre. La paleodieta è più saziante se paragonata a quella mediterranea.
  • Utilizzo di carni biologiche, nel pieno rispetto dei criteri in materia di allevamento.

Paleodieta: i contro

  • L’eliminazione di latticini, tuberi, cereali e legumi non è salutare. Si vanno a perdere moltissime sostanze nutritive indispensabili per il nostro organismo in essi contenuti.
  • Non è più sostenibile da un punto di vista ambientale.
  • Oggi non esistono prodotti della caccia e della pesca paragonabili a quelli che venivano consumati millenni fa, dal punto di vista qualitativo e nutrizionale.

Dieta mediterranea: modello nutrizionale sano, equilibrato e sostenibile

L’Unesco ha dichiarato la dieta mediterranea Patrimonio immateriale dell’umanità, perché estremamente benefica e positiva sulla salute. Nello specifico:

La dieta mediterranea è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità. E ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità. Garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.

Le origini della dieta mediterranea

L’efficacia della dieta mediterranea è stata scientificamente dimostrata dal biologo e fisiologo Ancel Keys. Lo statunitense studiò approfonditamente i legami tra patologie e alimentazione. In particolar modo notò una bassa incidenza di disturbi cardiovascolari e gastrointestinali e una certa longevità in alcune aree del Paese. Cominciò così la sua indagine scientifica, uno studio pilota che ha visto come oggetto iniziale di indagine la popolazione di Nicotera, in Calabria. Pochi anni più tardi si trasferì a Pioppi (nel Cilento) dove una decina di anni dopo concluse che l’alimentazione mediterranea (col suo mix equilibrato di pane, pasta, frutta, verdura, legumi, pesce, carne) era la responsabile dei tanti benefici sulla popolazione locale.

Elementi della dieta mediterranea

dieta mediterranea
Fonte: Pixabay

La dieta mediterranea è nota per essere sostenibile, sana ed equilibrata. Un ruolo importante lo ricoprono il pomodoro, l’olio d’oliva e la patata, con l’inserimento di grandi quantità di frutta e verdura. Spazio ai cereali, in particolar modo il frumento, che è tra quelli più usati: basti pensare a pasta e pane.

Gli alimenti si possono idealmente inserire in uno schema a piramide, che comprende il consumo di circa 22-23 porzioni di alimenti al giorno, divise in 3 o 4 pasti. Alla base della piramide alimentare ci sono tante verdure, frutta e cereali. Salendo troviamo il latte, i suoi derivati a basso contenuto di grassi, l’olio d’oliva da consumare a crudo preferibilmente e poi condimenti: aglio, cipolla, spezie, poco sale, erbe aromatiche.

Verso il vertice della piramide alimentare ci sono gli alimenti da consumare moderatamente: pesce, legumi, pollame, uova, formaggi. Al vertice della piramide ci sono infine gli alimenti da consumare in quantità di due porzioni o meno a settimana: carni rosse, affettati, salumi, dolci (il meno possibile).

Fondamentale in questa struttura alimentare è uno stile di vita corretto con attività fisica quotidiana.

Zuppe invernali: ricetta a base di legumi e cereali

La voglia di pasti caldi aumenta con l’avvicinarsi dei primi freddi. E le zuppe invernali sono una vera coccola, perché sono un pasto ricco, saporito ma soprattutto sano. Costituiscono un’ottima idea per un pasto unico che vada ad esaltare il sapore delle verdure, donando loro un gusto ancora più aromatico.

Ovviamente di zuppe invernali ne esistono di moltissimi tipi, per ogni gusto e ogni esigenza, ad esempio quella a base di broccoli e spinaci. Ma si possono usare davvero tutti i tipi di ortaggi nelle zuppe invernali, insaporendo il tutto con erbe e aromi a proprio piacimento.

Quella riportata di seguito è un’idea che vede protagonisti legumi e cereali, che hanno un costo basso e sono davvero molto facili da reperire in ogni supermercato. Ne esistono anche di già pronti, oltre che quelli secchi. La ricetta con legumi e cereali può essere consumata sia calda, durante i freddi giorni d’inverno, che più tiepida nel resto dell’anno. Contiene diversi tipi di fagioli (cannellini, borlotti, buni, con occhio, neri e adzuki) e in più piselli, lenticchie (verdi e rosse), farro e orzo perlato. Insomma, un mix davvero sostanzioso di legumi e cereali, che ovviamente possono essere anche sostituiti come più si desidera, magari eliminandone qualcuno che non si ha a disposizione o che non si gradisce. Una porzione contiene 351  calorie.

Zuppe invernali: ingredienti della zuppa con legumi e cereali

  • Legumi e cereali misti 500 g
  • 2 carote
  • 1 gambo di sedano
  • 1 cipolla
  • 2 patate
  • Pomodori 200 g
  • 1 spicchio di aglio
  • 1l brodo vegetale
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale e pepe q.b.
  • Aromi (salvia, alloro, timo, rosmarino)

Istruzioni

  • Prepara un trito con cipolla, aglio, sedano e carote da far soffriggere per pochi secondi.
  • Aggiungi cereali e legumi. Attenzione: ricorda di metterli in ammollo la sera prima, sia quelli secchi che quelli pronti, così da averli già morbidi e pronti alla cottura.
  • Copri tutto con brodo vegetale. Attenzione: per una versione davvero light della ricetta, si può omettere il soffritto e aggiungere direttamente il brodo al trito e al mix di legumi e cereali.
  • Unisci anche i pomodori spellati e tagliati a cubetti e le erbe aromatiche.
  • Quando arriva al bollore copri con un coperchio e continua la cottura a fuoco molto lento, per almeno un’ora, aggiungendo altro brodo se necessario, qualora si asciugasse troppo.
  • Mezz’ora prima della fine della cottura aggiungi le patate tagliate a cubetti piccoli.
  • A fine cottura aggiusta con sale e pepe.
  • Servi la zuppa calda o tiepida, semplicemente con un filo d’olio a crudo.

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Scaldati con il cavolfiore e quinoa al gratin

Con il freddo viene sempre più voglia di piatti caldi, io in particolare amo di questa ricetta la base cremosa della besciamella leggera in coppia con il sapore unico del cavolfiore arrosto. Questo piatto di cavolfiore e quinoa al gratin  con l’aggiunta di cereali è una cena in versione light perfetta.

INGREDIENTI cavolfiore al gratin

  • 1 testa di cavolfiore media
  • 1 scalogno medio
  • 2 cucchiaini di olio d’oliva

 

Per la salsa

  • 2 cucchiai di burro non salato
  • 2 cucchiai di farina integrale
  • 1 1/2 tazza di latte intero
  • 1 1/2 tazza di formaggio light tritato
  • sale 1/4 cucchiaino
  • 1 tazza di quinoa
  • 1/2 tazza di parmigiano grattugiato (vedi nota)
ISTRUZIONI
  1. Scalda il forno a 200. Taglia il cavolfiore a pezzi e trita lo scalogno. Metti in teglia. Cospargi con l’olio d’oliva e mescola fino a quando il cavolfiore e lo scalogno sono ben rivestiti.
  2. Arrostisci per 25 minuti fino a quando il cavolfiore inizia a essere dorato.
  3. Intanto, sciogli il burro in una casseruola a fuoco medio-basso. Poi aggiungi la farina. Cuoci per un minuto, fino a quando la farina è ben amalgamata con il burro. Sbatti con il latte e cuoci finché la salsa è addensata sufficientemente (deve rivestire il dorso di un cucchiaio di legno). Togliere dal fuoco e mantecare con il formaggio grattuggiato e il sale.
  4. Quando il cavolfiore è fatto, aggiungi il  miglio cotto. Poi versa la salsa sopra il composto. Mescola fino a quando il gratin è combinato. Cospargi con il parmigiano e posiziona il gratin di nuovo in forno. Cuoci in forno per 25 minuti o fino a quando il formaggio è sciolto e appunto gratinato e la parte superiore è leggermente dorata.

La dieta mediterranea scioglie il grasso del fegato

Come superare la steatosi epatica grazie all’alimentazione

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Una ricerca condotta presso l’Università Federico II di Napoli dimostra che ad essere vincente contro la steatosi epatica è una dieta multifattoriale, ricca in carboidrati a basso indice glicemico (cereali integrali e legumi), acidi grassi monoinsaturi (olio d’oliva), acidi grassi omega 3 e omega 6 (presenti nel pesce e nella frutta secca a guscio), vitamine e polifenoli (presenti in frutta, verdura, tè, caffè).

Questo approccio dietetico, tipico della dieta mediterranea, può portare a una riduzione del 40 per cento del grasso accumulato nel fegato. Un risultato importante, visto che per questa condizione non esiste ancora una terapia farmacologica.

La dieta è un alleato contro il cancro al colon

Se sbagliata diventa però un fattore di rischio

Ciò che mangiamo ha un’influenza diretta sul rischio di insorgenza del cancro del colon. Secondo alcune stime realizzate negli Stati Uniti, almeno il 5% dei tumori del colon sarebbe riconducibile a un regime alimentare sbagliato.

Lo studio dei ricercatori della Tufts University di Boston, pubblicato su JNCI Cancer Spectrum, ha preso in esame i tumori al colon registrati negli Usa nel 2015.

Il 5,2% (80.110) era attribuibile a una dieta sbagliata. I fattori di rischio alimentare più importanti sono lo scarso consumo di cereali integrali e di latticini, e al contrario l’eccessivo consumo di carni lavorate.