Dipendenza da alcol, utile la ketamina

Una sola dose può ridurre l’assunzione nei forti bevitori

Basterebbe una dose di ketamina a ridurre la propensione all’alcol nei bevitori abituali.

Lo rivela uno studio pubblicato su Nature Communications da un team dello University College di Londra guidato da Ravi Das, che commenta:

«L’apprendimento è al centro delle ragioni per cui le persone diventano dipendenti da droghe o alcol. In sostanza, tramite il sistema di apprendimento della ricompensa integrato nel cervello, le persone associano dei “trigger” ambientali alla droga».

Gli scienziati hanno analizzato il comportamento di 90 soggetti, tutti forti bevitori di birra, che bevevano in media 74 unità di alcol a settimana, vale a dire 5 volte il limite raccomandato.

Ai partecipanti è stato dato un bicchiere di birra da poter bere dopo aver guardato immagini di birra e altre bevande, in modo che recuperassero ricordi gratificanti rispetto alla loro abitudine.

Parkinson, nuova possibile terapia

Scoperta nuova interazione tra recettori delle cellule nervose

Una delle armi principali nella terapia della malattia di Parkinson è la levodopa (L-Dopa), capace di contrastare i tremori e le altre manifestazioni della patologia derivate dalla carenza di dopamina in una particolare area del cervello.

Ma con il passare del tempo questo farmaco provoca effetti collaterali crescenti, principalmente movimenti involontari (discinesie) che peggiorano notevolmente la qualità di vita del paziente. Ora una ricerca nata dalla collaborazione tra il Laboratorio di Neurofarmacologia dell’I.R.C.C.S.

Neuromed di Pozzilli, l’Università svedese di Lund, l’INSERM di Montpellier in Francia, l’Università Sapienza di Roma e l’UCB Pharma in Belgio, apre una strada innovativa verso la possibilità di annullare questi effetti collaterali.

Cancro, l’intelligenza artificiale lo scopre in tempo reale

Più efficace della biopsia tradizionale nel rilevare i tumori cerebrali

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Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione nel campo della chirurgia oncologica. Uno studio apparso su Nature Medicine segnala l’estrema efficacia di un nuovo sistema di diagnosi del cancro cerebrale basato sulla combinazione fra l’imaging ottico avanzato con un algoritmo di intelligenza artificiale.

La tecnica, nota come Stimulated Raman Histology (Srh), riesce a produrre una diagnosi intraoperatoria, ovvero in tempo reale durante un intervento chirurgico per l’asportazione di tessuto cerebrale che si sospetta canceroso.

Basandosi su 415 pazienti, gli scienziati della New York University hanno estrapolato 2,5 milioni di immagini che sono servite per l’addestramento di una rete neurale convoluzionale (Cnn). I tessuti sono stati divisi in 13 categorie istologiche che rappresentano i tumori più comuni: glioma maligno, meningioma, linfoma e altri.

Ecco come percepiamo gli odori

Nuova luce sulla codifica degli odori a livello cerebrale

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Passo in avanti verso la comprensione dei processi responsabili della codifica degli odori a livello cerebrale.

Il gruppo di Claudia Lodovichi, primo ricercatore dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) di Padova ha coordinato uno studio pubblicato su Cell Reports che dimostra il meccanismo molecolare di formazione delle mappe topografiche cerebrali, dove i neuroni responsabili della percezione di un dato odore sono raggruppati in specifiche aree del bulbo olfattivo, la zona del cervello che elabora gli stimoli captati nel tessuto delle cavità nasali (epitelio olfattivo) attraverso i recettori olfattivi, proteine prodotte dagli stessi neuroni olfattivi che legano uno specifico odorante ‘intrappolato’ nel muco nasale.

Una proteina ferma il cancro al cervello

La Tau sembra ridurre l’aggressività dei gliomi

La proteina Tau, associata spesso all’insorgenza e alla diffusione del morbo di Alzheimer, sembra avere anche un effetto positivo. Secondo una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine, la proteina ridurrebbe l’aggressività dei gliomi, rari tumori del cervello.

A scoprirlo è stato un team dell’Instituto de Salud Carlos III-UFIEC e del Centro de Biología Molecular “Severo Ochoa” (CSIC-UAM) di Madrid, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’Università Francisco de Vitoria, del Dipartimento di Neurochirurgia presso l’Università del Michigan, dell’Istituto di Oncologia “Vall d’Hebron” di Barcellona e di numerosi altri istituti.

Gli scienziati, coordinati da Ricardo Gargini, sono arrivati a queste conclusioni dopo esperimenti su tessuto cerebrale umano in vitro e su modello murino.

Un caschetto contro l’affaticamento da sclerosi multipla

Intervento elettroceutico per combattere la fatica

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L’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) ha messo a punto un caschetto con elettrodi personalizzabile che, grazie a un intervento di neuromodulazione, è in grado di compensare la distorsione comunicativa tra regioni del cervello collegata all’affaticamento del paziente affetto da sclerosi multipla.

“Da molti anni, coscienti che l’affaticamento nella sclerosi multipla conta su cure farmacologiche poco efficaci e spesso accompagnate da effetti collaterali anche gravi e che si accompagna ad alterazioni della comunicazione intracerebrale, abbiamo lavorato per contrastare questo sintomo inviando segnali al cervello. Abbiamo cioè adattato a questa condizione una neuromodulazione, una tecnica capace di modificare l’eccitabilità di regioni cerebrali, che aveva reso persone sane più resistenti alla fatica”, spiega Franca Tecchio.

Sei triste? Ecco gli sport migliori per tirarti su il morale

Mens sana in corpore sano…e felice! L’attività fisica fa bene al corpo ma anche alla mente e ci sono una serie di sport che è possibile fare per sentirsi subito più felici e rilassati.

Quali sono i benefici generici del movimento? Fare sport aiuta a rinforzare l’apparato cardiocircolatorio e contrasta efficacemente sia lo stress che la tristezza.

Quali sono gli sport più indicati contro la tristezza? Vediamo insieme una lista di sport contro la tristezza ideali per contrastare il cattivo umore, da praticare in quelle giornate in cui vi sentite giù di morale e avreste solo voglia di piangere.

Sport contro la tristezza: le migliori attività per ritrovare il buonumore

Partiamo da un presupposto: perché lo sport riesca a contrastare la tristezza, a prescindere da quale sia la disciplina scelta, è necessario essere costanti. Praticare attività fisica almeno 2 o 3 volte a settimana per minimo 30 minuti garantisce una serie di benefici che comprende anche far tornare il buonumore! La ragione? Durante l’attività fisica il cervello rilascia endorfine, le sostanze responsabili del buonumore.

Partiamo subito con gli sport facili: camminata e corsa. Ideali per tornare in forma e scaricare lo stress, camminare e correre sono anche l’ideale quando si tratta di tornare a sorridere. Pensateci: andare a camminare in posti meravigliosi o correre in mezzo alla natura, quando se ne ha la possibilità, può far facilmente tornare il sorriso sulle labbra di chiunque. Ancora meglio se lo si fa in compagnia concendendosi una chiacchiera – solo se si cammina – o con la musica sparata nelle orecchie.

Anche il trekking risulta una buona idea in quando occorre ritrovare il sorriso. Ideale per chi vive vicino a spazi incontaminati, i rumori della natura che si sentono lungo il percorso stimolano il cervello e aiutano a placare il senso di ansia che a volte colpisce chi si sente triste e svuotato. Se il clima e il panorama sono l’ideale la sferzata di positività è garantita!

Ultimo ma non ultimo? La danza. Contro la tristezza ballare aiuta davvero tanto. Le ragioni risiedono anche nel fatto che ballare faccia acquisire fiducia in se stessi combattendo la rigidità e la difficoltà a lasciarsi andare. Ballando vengono prodotti dall’organismo dopamina e serotonina, che agiscono come antidepressivi naturali.

Non scuotete la testa per togliere l’acqua dalle orecchie

Possibili danni al cervello, soprattutto dei più piccoli

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Spesso lo vediamo fare anche ai nuotatori professionisti al termine di una gara. Dopo aver tolto la cuffia, gli atleti scrollano la testa per togliersi l’acqua dalle orecchie. Niente di più sbagliato.

Uno studio della Cornell University e del Virginia Tech coordinato dal dott. Anuj Baskota è giunto a tale conclusione ricreando un condotto uditivo umano in 3D, sottoponendolo poi ai movimenti necessari per causare l’espulsione dell’acqua.

La copia è stata ricreata sulla base di scansioni della testa di una persona grazie a una tomografia computerizzata. Il file ottenuto è stato stampato in 3D.

Costruito il modello e inserita l’acqua, i medici lo hanno scosso con violenza con un macchinario fino a far uscire il liquido. È stata necessaria un’accelerazione di 10g, “che può causare gravi danni al cervello umano”, come spiegano gli autori dello studio.

Il cervello mappa le emozioni

In tre centimetri si raccoglie l’intera esistenza emotiva di un uomo

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C’è un’area del nostro cervello che raccoglie la mappatura delle nostre emozioni. Di tutte le nostre emozioni. Tre centimetri di diametro per l’esperienza emotiva di un’intera vita: dalla gioia alla rabbia, dalla tristezza all’euforia, passando per la malinconia.

Ce lo spiega un recente lavoro del gruppo di ricerca del Molecular Mind Laboratory (MoMi Lab) della Scuola IMT Alti Studi Lucca, guidato dal Professor Pietro Pietrini. Lo studio è stato pubblicato questa mattina sulla prestigiosa rivista internazionale Nature Communications, tra le prime riviste scientifiche al mondo.

Giada Lettieri, giovane dottoranda della Scuola IMT, insieme ai suoi collaboratori, ha scoperto come il nostro cervello – in particolare una sua regione chiamata giunzione temporo-parietale destra – sia in grado di rappresentare topograficamente la complessità di quanto proviamo.