Scoperte nell’ipotalamo le tracce della memoria

I ricordi non sono un’esclusiva dell’ippocampo

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Rappresentazioni di memoria emotiva, o engrammi (cioè tracce di memoria immagazzinate nel cervello) come la paura, sono fondamentali per la sopravvivenza.

Consentono infatti sia agli animali che all’uomo di percepire, valutare e rispondere alle situazioni pericolose in modo appropriato.

È opinione corrente che queste tracce di memoria si formino e si preservino in nuclei cerebrali superiori, mentre oggi prende forma l’ipotesi che nella formazione della memoria siano coinvolte anche strutture ‘antiche’ e altamente conservate nell’evoluzione del cervello, come l’ipotalamo.

Epilessia, la chirurgia migliora la connettività cerebrale

Diventa simile a quella delle persone sane

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L’intervento chirurgico in caso di epilessia sembra consentire un miglioramento evidente della connettività cerebrale, portandola quasi al livello delle persone sane.

Lo dimostra uno studio pubblicato su Neurosurgery da un team della Vanderbilt University.

«Le reti cerebrali coinvolte nello studio sono importanti per mantenere il cervello sveglio e vigile», afferma l’autore senior Dario Englot.

Lo studio dimostra il miglioramento della rete cerebrale dopo intervento chirurgico su 15 persone con epilessia del lobo temporale messe a confronto con altre 15 persone sane.

La ripetitività degli attacchi epilettici porta nel tempo a un degrado della rete cerebrale spesso correlato con deficit cognitivi.

«I nostri nuovi risultati mostrano che alcune attività del network cerebrale possono migliorare se gli attacchi epilettici si interrompono», spiega Englot.

Isteria, coinvolto il glutammato

Nesso fra il neurotrasmettitore e alcune alterazioni psicologiche

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L’isteria, che nel linguaggio medico moderno è meglio definita disturbo somatoforme e disturbo neurologico funzionale, si caratterizza per la presenza di vari disturbi del movimento, come paralisi o perdita di forza di un braccio o di una gamba, disturbi del cammino, tremori, convulsioni.
Finora si è ritenuto che questi disturbi non avessero una base organica, ma puramente psicologica.

Sigmund Freud fondò buona parte delle sue teorie sullo studio di questa condizione fondando il metodo psicoanalitico nel tentativo di comprenderne il meccanismo e di trovare un trattamento che resta ad oggi spesso insoddisfacente.

Malattia di Huntington, esiste anche la forma pediatrica

Più aggressiva ma più rara

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La malattia di Huntington, sebbene si presenti comunemente negli adulti, può fare il suo esordio anche in età addirittura infantile.

In alcuni di questi casi la patologia può avere delle caratteristiche diverse da quelle che assume nell’adulto e un decorso più aggressivo. In queste circostanze, sarebbe bene definirla ‘forma pediatrica’ piuttosto che ‘giovanile’, termine coniato in un passato in cui le forme erano distinte solo in base all’aspetto clinico e all’età di esordio.

L’attività fisica accresce le capacità olfattive

Il movimento attiva le cellule staminali neurali

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Nel cervello adulto dei mammiferi esistono aree in cui si originano nuovi neuroni a partire da cellule staminali neurali.

Una di queste è denominata zona sottoventricolare (Svz) e rappresenta la principale fonte di nuovi neuroni del cervello dei topi adulti. Uno studio condotto dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibcn) ha individuato il processo che porta alla formazione di neuroni olfattivi. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Molecular Neurobiology.

“All’interno della Svz, le cellule staminali dormienti vengono attivate da stimoli interni o esterni e cominciano un percorso di espansione e maturazione fino a diventare neuroni maturi che migrano in direzione del bulbo olfattivo, dove partecipano attivamente ai processi olfattivi”, spiega Stefano Farioli Vecchioli del Cnr-Icbn.

Nuovo farmaco contro il linfoma

Testata l’efficacia di una molecola sperimentale

Un farmaco antitumorale sperimentale dimostra la sua sicurezza e i primi segni di efficacia nel trattamento dei linfomi primitivi del sistema nervoso centrale.

Si tratta di tumori del sangue altamente aggressivi che rimangono confinati all’interno del cervello e che oggi mancano di una terapia efficace.

Sono questi i risultati di uno studio pilota chiamato INGRID e condotto su 12 pazienti all’IRCCS Ospedale San Raffaele, coordinato da Andrés José María Ferreri, a capo dell’unità di ricerca clinica Linfomi, e pubblicato sulle pagine della prestigiosa rivista Blood.

Il grafene può controllare l’attività dei neuroni

Possibili nuove terapie per malattie neurologiche

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Come in un romanzo di fantascienza, minuscole navicelle in grado di raggiungere uno specifico sito del cervello e lì influenzare il funzionamento di particolari tipi di neuroni o veicolare farmaci.

Aprono orizzonti dai sapori davvero futuribili i fiocchi di grafene oggetto della nuova ricerca del gruppo della professoressa della SISSA Laura Ballerini che, con la ricercatrice Rossana Rauti, è la responsabile dello studio appena pubblicato sulla rivista “Nano Letters”.

Grandi appena un milionesimo di metro, queste particelle si sono dimostrate in grado di interferire con la trasmissione del segnale da parte di specifiche cellule nervose, dette “eccitatorie”, verso altri neuroni.

Non solo: la loro azione è risultata estremamente selettiva, perché tra tutti quelli possibili, vanno a raggiungere e interagire solo e soltanto con una specifica tipologia di neuroni.

La sonda che stimola la memoria

Soluzione non invasiva per contenere la perdita di memoria

È possibile ringiovanire la memoria degli anziani grazie a un nuovo metodo non invasivo.

Si tratta di una sonda che applicata all’esterno del cranio riesce a stimolare le funzionalità cerebrali. L’hanno sperimentata i ricercatori coordinati da Joel Voss della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago. Lo studio, apparso su Neurology, ha coinvolto 16 anziani di 64-80 anni con piccoli problemi di memoria dovuti all’età.

I medici si sono serviti di una risonanza per localizzare la zona dell’ippocampo, poi l’area di corteccia cerebrale più prossima all’ippocampo per capire il punto preciso della testa dove poggiare la sonda.
La sonda invia al cervello impulsi elettromagnetici che modificano l’attività cerebrale dell’area.

La voce del cervello

Apparecchio ridà voce a chi è rimasto paralizzato

Una voce sintetizzata che proviene direttamente dal cervello. È quanto promette un nuovo dispositivo in grado di offrire di nuovo a chi è paralizzato la capacità di comunicare con il mondo esterno.

L’apparecchio riesce a captare gli impulsi elettrici prodotti dal cervello quando mette in moto l’apparato fonatorio.

Il dispositivo riesce a riprodurre appena 10 parole al minuto, mentre una persona senza problemi pronuncia circa 150 parole al minuto, ma è comunque un inizio importante per chi è rimasto paralizzato.

Anche in caso di paralisi, il cervello lancia i comandi che manovrano i muscoli della mandibola, delle labbra, della lingua e della laringe, al fine di produrre le parole.