Covid, perché è così grave per alcuni?

Conseguenze molto diverse a seconda dei soggetti

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Uno degli elementi di Covid-19 che fin da subito ha colpito i medici è l’estrema variabilità delle sue manifestazioni cliniche. Se è vero che ogni infezione può presentarsi con diversi livelli di gravità a seconda delle persone, quella causata da Sars-CoV-2 estremizza questo aspetto, passando dalla totale asintomaticità al bisogno della ventilazione assistita anche nella stessa categoria di persone.

La prima scoperta dei ricercatori è stata quella dei livelli insoliti di cellule T nel sangue delle persone colpite gravemente dalla malattia. I valori di un paziente deceduto hanno mostrato chiaramente il cambiamento nel livello delle citochine, le proteine che organizzano la risposta immunitaria.
In alcune persone, la risposta immunitaria è esageratamente violenta e finisce per colpire non solo i polmoni, ma anche cuore, fegato e cervello.

Sla, troppo ferro nel cervello

Studio evidenzia l’accumulo anomalo del minerale

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C’è un accumulo anomalo di ferro nel cervello dei pazienti colpiti da Sla. A evidenziarlo è uno studio italiano pubblicato su European Radiology.

Fino a non molti anni fa la diagnosi di SLA era affidata a superspecialisti della malattia, spesso escludendo altre patologie degenerative del sistema nervoso, non esistendo analisi specifiche per essa. Oggi, con i progressi della ricerca biomedica, le cose stanno fortunatamente cambiando.

La definizione di biomarcatori utili alla diagnosi della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) rappresenta del resto un obbiettivo determinante per formulare una precoce e sicura diagnosi e avviare al più presto il paziente alla terapia più corretta e personalizzata.

5 alimenti che contengono dolcificanti artificiali

Se la parola dolcificanti artificiali ti sembra fare riferimento a qualcosa di poco sano, la sensazione è di quelle giuste.

Gli alimenti che contengono dolcificanti artificiali sono più di quello che pensi ma soprattutto capita spesso e volentieri di trovarseli in tavola o in frigo. Spesso le etichette traggono in inganno, ad esempio dove si legge “naturalmente zuccherati” potrebbero esserci dolcificanti aggiunti questo per ridurre le calorie e far credere di assumere cibi sani. Ciò significa che si potrebbero mangiare zuccheri artificiali senza neanche rendersene conto.

5 alimenti che contengono dolcificanti artificiali

GOMME SUGAR FREE. Quante volte ti è venuta fame, e per provare a spezzarla senza ingerire ulteriori calorie, ha pensato di masticare una gomma? Siamo del parere che dovresti cambiare mentalità rispetto alle gomme da masticare. Tecnicamente un cibo, ma le gomme senza zucchero contengono Xilitolo, uno tra i dolcificanti artificiali che possono causare gonfiore e gas.

KETCHUP. Sappiamo che il tuo hamburger non sarà più lo stesso senza ketchup ma devi sapeche che contiene una serie di dolcificanti artificiali tra cui l’amido modificato di mais ha funzioni addensanti ed è già una prima fonte di zuccheri, poi spezie non meglio definite ed un edulcorante artificiale a ridotto apporto calorico come la saccarina. Nessuno di questi ingredienti è, di per sé, pericoloso per la nostra salute, e comunque non nelle quantità contenute in una dose ‘standard’ di ketchup. Poiché tuttavia il ketchup è di per sé poco calorico, e viene usato in quantità minime, c’è da chiedersi che senso abbia utilizzare un edulcorante artificiale come la saccarina.

PANE CONFEZIONATO. Parliamo di questo farinaceo che così tanto piace a coloro che non amano particolarmente fare la spesa tutti i giorni. IL pane confezionato, anche quello ai cereali, o di farina integrale, spesso non è così salutare. Può contenere infatti cereali raffinati che non sono un vero e proprio ingrediente dannoso. Il problema però è che i processi di raffinazione dei cereali impoveriscono il prodotto di nutrienti essenziali per il nostro organismo. Inoltre può contenere sciroppo di fruttosio che serve principalmente per rendere i cibi più dolci, ma nel caso del pane preconfezionato viene utilizzato per conferire quel colore marrone caratteristico della tostatura, e per aiutare la lievitazione. Si tratta del dolcificante più economico che si trova in commercio, per questo motivo viene utilizzato a livello industriale, tuttavia è uno dei più dannosi per la salute umana, ed è ai primi posti tra le cause principali dell’obesità. Occhio alle etichette!

YOGURT GRECO. Aspetta, ma yogurt greco è così sano! Non è sempre così. Spesso nello yogurt greco 0% grassi alla frutta, vengono aggiunti zuccheri semplici come zucchero di canna o succo d’uva per rendere più piacevole il prodotto e così si assumono più zuccheri di quanto si creda per evitare i grassi, quando sarebbe meglio preferire i grassi agli zuccheri raffinati e artificiali.

MUESLI ED ALTRI CEREALI. In molti cereali LIGHT si nascondono zuccheri sostituti dello zucchero naturali. Ciò provoca al mattino quando li si mangia un rilascio immediato di energia, causando un rapido innalzamento dei livelli di zuccheri nel sangue con conseguente rilascio di insulina che tende a diminuire altrettanto rapidamente. Il risultato è che dopo poche ci si ritrova a mangiare altri snack pieni di zuccheri raffinati perché il cervello li richiede nuovamente. Quindi, anche in questo caso, attenzione alle etichette!

Ictus, nuove possibilità di recupero

L’efficacia delle vescicole extracellulari della microglia

Per riparare il tessuto cerebrale dopo un ictus è fondamentale la generazione di nuovi oligodendrociti maturi a partire dai loro progenitori.

Sono le uniche cellule in grado di ricostituire la guaina mielinica danneggiata dei neuroni presenti nella zona di cervello con ridotta perfusione ematica.

Intatti, se non c’è un intervento terapeutico tempestivo di riperfusione (nell’arco di 4-5 ore), i neuroni di questa zona vanno incontro a sofferenza con conseguente degenerazione della mielina. A causa delle difficoltà di diagnosi precoce, è ormai riconosciuto che la terapia ideale per l’ictus dovrebbe prevedere approcci neuro-rigenerativi immediati, volti a implementare i meccanismi spontanei di riparazione successivi al danno.

Invecchiamento cerebrale, l’efficacia delle neurotrofine

Il Bdnf svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo cerebrale

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È possibile contrastare l’invecchiamento cerebrale servendosi delle neurotrofine, piccole proteine che regolano la differenziazione neuronale.

La più presente è il Bdnf (Brain-derived Neurotrophic Factor), che sostiene la sopravvivenza e la differenziazione dei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico. Inoltre, regola la sinaptogenesi, la trasmissione e la plasticità sinaptica ed è coinvolta nei meccanismi di apprendimento e di memoria.

L’utilizzo del Bdnf come terapia è reso complicato, innanzitutto, dalla quantità che riesce a raggiungere il cervello. Se troppo bassa, non si manifesterebbero gli effetti desiderati, ma se troppo alta le conseguenze per la salute sarebbero negative.

Covid-19 e cervello

Ripercussioni sulla gestione delle malattie neurologiche

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Il nuovo coronavirus crea danni al cervello. Diversi studi lo sottolineano ormai, ma ciò non sembra dovuto all’ingresso del virus nell’organo, che rimarrebbe inaccessibile.

A confermarlo è uno studio apparso sul New England Journal of Medicine e firmato da un team dei National Institutes of Health statunitensi. La causa dei problemi cerebrali sarebbe dovuta in realtà a una conseguenza indiretta del virus, ovvero la risposta infiammatoria e il danno a livello di vasi sanguigni.

La ricerca si è basata su risonanze magnetiche effettuate su 19 pazienti deceduti fra marzo e luglio e su analisi dei tessuti cerebrali realizzata post-mortem.

Le immagini hanno messo in risalto diversi punti, tra il bulbo olfattivo e il tronco cerebrale, caratterizzati da un’elevata infiammazione e da sanguinamento locale.

Beatrix per la diagnosi di tumori e neuropatologie

La condizione genetica può aiutare a rivelare le malattie

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Una particolare tecnica, Beatrix, genera un mosaico genetico dal quale evincere la presenza di malattie del neurosviluppo e tumori.

La tecnica è stata messa a punto da studiosi dell’Istituto di nanoscienze (Cnr-Nano) e dell’Istituto di neuroscienze (Cnr-In) del Cnr e della Scuola Normale di Pisa nel laboratorio Nest di Pisa.

Il mosaicismo – spiega Gian Michele Ratto di Cnr-Nano che ha coordinato il team – è la condizione in cui all’interno di un organo sono presenti diversi patrimoni genetici che vengono espressi contemporaneamente.

Il risultato è un mosaico di caratteristiche che in alcuni casi sono innocue, mentre quando si verifica nel cervello causa spesso conseguenze gravi: patologie genetiche come la sindrome di Rett, la displasia corticale focale o l’epilessia legata al gene Pcdh19. Queste malattie sono caratterizzate da autismo, epilessia e deficit cognitivi.

I danni al cervello causati dal coronavirus

Segnalati anche fenomeni gravi come ictus ed encefaliti

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Ormai è risaputo che Sars-CoV-2, nonostante la predilezione per i polmoni, colpisca anche altri organi, fra cui il cervello. Già alcuni studi nei mesi scorsi avevano segnalato che in una persona su 20 guarita da Covid-19 si manifestavano conseguenze sulle capacità mentali, in particolare perdita di memoria e difficoltà di concentrazione.

Un nuovo studio evidenzia come anche persone che non si ammalano in maniera grave possano andare incontro a problemi di ordine neurologico significativi: ictus, crisi epilettiche, disturbi del movimento, encefaliti.

Lo studio, pubblicato su Neurology Clinical Practice, è firmato da Pria Anand della Boston University School of Medicine. Alla ricerca hanno partecipato 74 pazienti positivi al nuovo coronavirus e curati in un ospedale di Boston.

Natale, dimmi come fai gli auguri e ti dirò chi sei. Profilo semiserio del Natale ai tempi dei social

Whatsapp per tutti o auguri a rete unificate su Facebook? Quest’anno, causa anche le restrizioni che impediranno a molte persone di festeggiare il Natale insieme, la maggior parte degli auguri sarà davvero solo virtuale. Anche per riderci un po’ su, abbiamo pensato ti proporvi il profilo semiserio del Natale ai tempi dei social (e, purtroppo, del Covid-19). Buon divertimento e… buone feste! Leggi sotto e scopri che tipo sei.

Sei il tipo Whatsapp?

Pratico, poco tempo da perdere, un messaggio unico va bene per tutti, magari invio un video o messaggio vocale che ci metto 4 secondi e me la cavo in fretta. Il tipo Whatsapp si divide in due categorie: la categoria “Io faccio gli auguri a tutti i miei contatti del telefono” e partono auguri indistinti anche a “ma questo chi è che non me lo ricordo più?”. Selezionare gli auguri evita brutte figure del tipo: “Grazie, ma chi sei?”, e ti permette di fare auguri a persone che davvero ami, e con cui sei in contatto o hai qualcosa da condividere. Poi ci sono quelli che dicono: “Io rispondo solo a chi me li fa (gli auguri)”. In questo caso non serve la psicologia per dirti che il “mondo non gira intorno a te”. Attenzione perché potresti avere amare delusioni.

Sei il tipo Facebook?

C’è lei più romantica, curiosa ed esibizionista, poi c’è lui polemico, intollerante ed esibizionista, l’amante degli auguri su Facebook sta già cercando l’immagine giusta per augurare a tutti Buon Natale, Buona Vigilia, Buon Santo Stefano, Buon lunedì dopo Natale, e così via fino alla Befana e a lunedì 9 gennaio quando compariranno i post: “Oggi rotolo al lavoro!”. Il tipo Facebook ci sta male se non riceve piogge di consensi e I like per gli auguri, ma non sarebbe male cercare di usare i social anche per inviare un messaggio su cui far riflettere gli amici. Per esempio, anche se è Natale, non mandare in vacanza il cervello: ci sono stelle di Natale che non brillano in zone devastate dalla guerra, nelle case dei malati, in quelle dei milioni di poveri anche in Italia che non mangeranno il panettone a meno che qualcuno non glielo compri. Insomma, non mandiamo la coscienza in vacanza, usiamo i social per dire qualcosa.

Sei il tipo Instagram?

Sognatore, esibizionista, viaggiatore, curioso, esibizionista, amante del bello, del buono e anche dell’eccentrico, qui tutto si gioca sull’immagine e la ricerca di qualcosa che personalizzi il proprio Natale. Le immagini comunicano più di mille parole, lo sappiamo, ma per favore cerca qualcosa di originale ed evita gli auguri con cappellino da Babbo Natale e boccuccia a cuore. Se davvero vuoi lasciare una “storia” su Instagram scegli con cura cosa rappresenta il tuo Natale.

Sei il tipo da telefonata?

Eccentrico, certamente fuori dal coro e tradizionale, ama differenziarsi dalla massa e dalle mode, ama stupire ma soprattutto ama il calore del “Pronto? Ma che bella sorpresa! Buon Natale a te.” È selettivo, forse ha pochi amici ma tutti importanti nella sua vita. Pochi ma buoni è il suo motto. Attenzione però ad evitare la telefonata negli orari del pranzo di Natale, negli orari della messa o alla mattina presto, evita di chiamare durante i preparativi del pranzo di Natale (nessuno  risponde al cellulare o al telefono mentre prepara le lasagne), non chiamare dopo il pranzo di Natale perché potresti interrompere la tombola… insomma scegli con cura quando chiamare. Oppure manda un messaggio (vedi sotto).

Sei il tipo da messaggio?

Da non confondere con il tipo da Whatsapp il tipo da messaggio è colui che, indipendentemente dalla tecnologia che utilizza (Whasapp, Facebook, SMS – ebbene sì c’è ancora chi li invia), invia un messaggio personalizzato a ciascuno dei suoi contatti concentrandosi su ogni singola parola e disegnino. Inutile dire quanto rimane male alla vista di catene e messaggi preconfezionati quando li riceve. Se ti riconosci in questo profilo hai la nostra ammirazione, cerca però di non prendertela troppo, il solo fatto di ricevere l’augurio di Natale da qualcuno, anche se preconfezionato significa che ha avuto un pensiero per te.

Malattia di Wilson, nuovo bersaglio terapeutico

Un meccanismo molecolare consente di aggirare la mutazione genetica responsabile

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Un comune farmaco per i disturbi gastrici potrebbe rivelarsi utile per il trattamento di una rara malattia genetica del fegato, quella di Wilson.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista PNAS da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, che ha mostrato come il domperidone, comunemente utilizzato per i disturbi gastrici, è in grado di ripristinare il corretto quantitativo di rame che in questa malattia tende ad accumularsi, con effetti tossici soprattutto a livello di fegato e cervello.

Questi risultati, ottenuti in modelli cellulari, potrebbero portare in tempi rapidi a estendere l’indicazione del domperidone anche per la malattia di Wilson, dal momento che il farmaco è già comunemente impiegato da molti anni nella pratica clinica.