Alzheimer, il farmaco che causa perdita muscolare


Rischio rabdomiolisi raddoppiato nei pazienti con demenza

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Un farmaco comunemente usato per il trattamento del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza è associato al raddoppio del rischio di rabdomiolisi. Lo dice una ricerca dell’Università McMaster di Hamilton, in Canada.
La rabdomiolisi rappresenta una condizione di danno grave a carico del muscolo scheletrico, con possibilità di collasso dei reni. Secondo i medici coordinati dalla professoressa Jamie L. Fleet, il farmaco donepezil aumenterebbe il rischio di soffrire della condizione nei pazienti con Alzheimer.
Il team diretto da Fleet ha coinvolto oltre 220mila pazienti di età pari o superiore a 66 anni. Fleet e colleghi volevano determinare il rischio di essere ricoverati in ospedale per rabdomiolisi a 30 giorni dalla prescrizione di tre farmaci normalmente usati per trattare il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza come quella vascolare e da corpi di Lewy.
Gli altri due …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Alzheimer, muscoli, farmaco,

7 motivi per cui mettersi a dieta spesso non funziona

Non fraintendiamoci, il presupposto di questo articolo è evidenziare come spesso e volentieri la parola dieta o anche banalmente il fatto di mettersi a dieta, predispone molte persone al mancato raggiungimento dell’obiettivo stesso.

Ecco 7 motivi per cui mettersi a dieta non funziona

Abbiamo raccolto un po’ in giro per il web una serie di motivi, a nostro avviso validi, per cui mettersi a dieta non funziona. Ricordiamo sempre che per quanto riguarda l’alimentazione, così come per l’allenamento, è necessario rivolgersi a professionisti del settore per avere indicazioni precise su come agire rispetto alla propria situazione personale.

Mettersi a dieta non funziona perché viene considerata un processo a tempo determinato, efficace nelle fasi iniziali per poi diventare un boomerang nel lungo periodo in quanto non sempre vengono promossi cambiamenti sostenibili.

Mettersi a dieta, soprattutto con le cosiddette “diete del momento”, ti fa incappare in abitudini alimentari particolarmente nocive per la salute. Potrebbero esserci dei deficit in termini di nutrienti essenziali ad esempio, e tu potresti non rendertene conto.

Mettersi a dieta, facendo riferimento a diete restrittive possono portare paradossalmente a mangiare troppo. Eliminare interi gruppi alimentari o demonizzarne altri, può portare a restringere eccessivamente le opzioni in campo alimentare e condurre a comportamenti alimentari estremi come risultato finale.

Mettersi a dieta viene visto come una sorta di stigma sociale. Autoinflitto ovviamente. L’approccio aut aut all’alimentazione può essere sempre rischioso soprattutto se si tratta di vita sociale. Molte persone tendono infatti a non vivere bene determinati contesti, autoescludendosi da questi ultimi.

Mettersi a dieta favorisce in alcuni casi, l’emergere del senso di colpa. LA vita di oggi è talmente complessa da vivere, che spesso ci si ritrova difronte a situazioni in cui il nostro senso di colpa viene stimolato. L’ultima cosa di cui hai bisogno è mettere ulteriore pressione su te stessa, mettendoti a dieta, finish per far passare in secondo piano quello che è il reale obiettivo principale, ovvero mangiare bene

Mettersi a dieta pone eccessivamente l’accento sul rapporto con la bilancia. chi di noi non si è mai sentita un po’ a disagio o addirittura ansiosa al solo pensiero di doversi pesare? Sarebbe meglio concentrarsi sul rapporto massa magra/massa grassa, sull’acquisire abitudini alimentari sane, piuttosto che lasciarsi definire da un numero.

Mettersi a dieta accentua la falsa convinzione che esista un corpo dalle fattezze ideali a cui aspirare. Quello a cui in realtà dovresti aspirare è avere un rapporto equilibrato e sano, sia con la tua immagine sia con quello che mangi.

Depressione, Esketamina spray sembra funzionare

Risultati positivi da uno studio di fase III

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I nuovi dati relativi a Esketamina spray nasale hanno confermato una rapida riduzione dei sintomi depressivi in pazienti adulti affetti da disturbo depressivo maggiore con ideazione suicidaria attiva e intento suicidario.

Lo annuncia la casa farmaceutica Janssen, citando i dati di due studi clinici registrativi di Fase 3 (ASPIRE I e II) tesi a valutare l’efficacia e la sicurezza di Esketamina spray nasale, in combinazione alla terapia standard in pazienti adulti affetti da disturbo depressivo maggiore con ideazione suicidaria attiva e intento suicidario. Questi studi sono stati presentati al 32° Congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP), che si è tenuto a Copenhagen.

Gli studi multicentrici, in doppio cieco, randomizzati, controllati con placebo hanno entrambi raggiunto il rispettivo endpoint di efficacia primaria.

I pisolini fanno male al cuore, anzi no

Ricerche danno risultati contrastanti sugli effetti del riposo diurno

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Dormire di giorno fa bene o no alla salute? L’ultima ricerca a tentare di rispondere alla domanda è stata realizzata dall’Ospedale universitario di Losanna e pubblicata su Heart.

I ricercatori elvetici hanno analizzato 3.462 abitanti della città svizzera. I partecipanti avevano un’età compresa fra i 35 e i 75 anni. Il pisolino occasionale (da una a due volte alla settimana) è stato associato a un dimezzamento del rischio di infarto, ictus o insufficienza cardiaca (48%) rispetto a quelli che non facevano alcun riposino.

Il dato è rimasto valido dopo l’analisi di fattori che potevano influenzare i risultati, ad esempio l’età e la durata del sonno notturno, o la presenza di problemi cardiovascolari come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia.

Sclerosi multipla, nuovi dati su dimetilfumarato

Conferma dei benefici a lungo termine del farmaco

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Nuovi dati disponibili confermano l’efficacia di dimetilfumarato a lungo termine per il trattamento della sclerosi multipla.

I risultati sono stati presentati da Biogen in occasione del 35o Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS).

“I nuovi dati confermano il ruolo del dimetilfumarato come valida opzione terapeutica nel lungo termine per la sclerosi multipla recidivante, con molti pazienti partecipanti allo studio che non hanno subito recidive né progressioni della loro disabilità nell’arco di 10 anni”, ha dichiarato Alfred Sandrock, Jr., M.D., Ph.D., Executive Vice President e Chief Medical Officer di Biogen.

Fibrillazione atriale, creato primo modello cellulare umano

Possibile grazie alla riprogrammazione di fibroblasti del derma

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La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più comune che colpisce l’1-2% della popolazione mondiale, percentuale che sale a oltre il 15% dopo gli 80 anni ed è una delle principali cause di ictus, insufficienza cardiaca, morte improvvisa e morbilità cardiovascolare nel mondo.

Oltre all’età, altri fattori concorrono all’insorgenza della fibrillazione atriale, tra questi la predisposizione genetica: avere infatti un parente di primo grado affetto da tale patologia aumenta significativamente il rischio di svilupparla.

In questo contesto si inserisce la ricerca portata avanti congiuntamente dal laboratorio di Riprogrammazione Cellulare dell’Università di Brescia, sotto la guida di Patrizia Dell’Era, e dal PaceLab dell’Università degli Studi di Milano, sotto la guida di Andrea Barbuti e Mirko Baruscotti, in collaborazione con altri centri nazionali e internazionali.

Neuromielite ottica, satralizumab efficace

Il farmaco è diretto contro il recettore dell’interleuchina 6

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Satralizumab mostra efficacia nel trattamento della neuromielite ottica (NMOSD), malattia rara e debilitante del sistema nervoso centrale.

Ad affermarlo è la casa farmaceutica Roche che ha presentato i risultati dello studio di fase III SakuraStar.

I dati, presentati al 35° Congresso ECTRIMS (Congress of the European Committee for the Treatment and Research in Multiple Sclerosis) di Stoccolma dimostrano che satralizumab somministrato in monoterapia ha ottenuto una riduzione del 55% del rischio di recidiva rispetto al placebo nella popolazione generale con NMOSD (HR 0,45, 95% CI: 0,23-0,89; p=0,0184).

Nell’ampio sottogruppo di persone sieropositive per gli anticorpi AQP4-IgG (~67%), che tendono ad avere un decorso più severo, l’effetto è stato maggiore, con una riduzione del 74% del rischio di recidive (HR 0,26, 95% CI: 0,11-0,63; p=0,0014).

In forma dopo l’estate con la palestra in ufficio

I benefici dell’esercizio fisico al ritorno dalle ferie

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Siete appena tornati dalle ferie e vi sentite fuori forma? Niente paura: potete muovervi un po’ e sentirvi meglio con voi stessi solo a pochi passi dal vostro ufficio.

Molte aziende si stanno attrezzando, infatti, per impiantare nelle loro sedi, o nei palazzi a esse adiacenti, delle palestre e delle piscine a cui far accedere i dipendenti nelle loro ore di pausa.

Questa decisione è determinata dal fatto che un impiegato più sano e attivo è anche molto più produttivo nella propria occupazione lavorativa.

Lo dimostra ora, con basi scientifiche, una ricerca dell’Università di Bristol, pubblicata sul Journal of Workplace Health Management, che rivela proprio questo: la palestra in ufficio fa diminuire lo stress e aumentare la produttività.

La terapia genica e l’amaurosi congenita di Leber

Nuove risposte contro la cecità infantile

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Due piccoli pazienti italiani affetti da amaurosi congenita di Leber – malattia ereditaria della retina che porta alla cecità – saranno curati con Voretigene neparvovec, prima terapia genica creata da Novartis per il trattamento della malattia.

La terapia è indicata per i pazienti con perdita della vista causata da mutazioni in entrambe le copie di RPE65, gene coinvolto nei meccanismi di insorgenza della malattia.

“Siamo in attesa dell’ok di Aifa ma siamo ottimisti che entro fine anno saranno trattati i primi due pazienti in Italia”, ha spiegato Gaia Panina, direttore medico di Novartis Italia.

Lo sviluppo del farmaco è partito nel 2007 al Children Hospital di Philadelphia, ma sono stati subito coinvolti gli specialisti dell’Università Luigi Vanvitelli di Napoli coordinati dalla prof.ssa Francesca Simonelli.

Circuito Total body per aumentare la massa magra

Migliorare il rapporto massa grassa/massa magra è quello che a cui dovresti realmente pensare nel momento in cui decidi di affrontare un programma di allenamento. L’allenamento a circuito, in questo senso è senz’altro una tipologia di allenamento che dovresti inserire nella tua settimana in palestra.

Il circuito si compone di 5 esercizi da eseguire in base alle proprie capacità e abilità, con bilanciere, kettlebell o manubri. Puoi eseguire il circuito utilizzando il protocollo Tabata che prevede 20 secondi di allenamento alla massima intensità e 10 secondi di pausa. Puoi completare dai 3 ai 5 giri.

Ti ricordiamo sempre di verificare di essere nelle condizioni di salute e fisiche per poter eseguire un allenamento. Se è la prima volta che ti approcci a questa tipologia di allenamento, non esitare a chiedere aiuto al trainer di sala.

Circuito Total body per aumentare la massa magra

Shoulder press

Nell’eseguire l’esercizio, la precauzione da prendere è quella di non spingere indietro la schiena, forzando la zona lombare. Onde evitare che ciò accada, ricordati di

Front squat o Goblet Squat

 

Arm row Alternato

Nell’esecuzione dell’esercizio è importante attivare i muscoli della parte centrale del corpo, e verificare che la schiena sia ben allineata. Piega leggermente le gambe, e ti raccomandiamo di non esagerare con il peso. Attieniti sempre ad un peso che ti permetta di eseguire l’esercizio in forma corretta, e nello stesso tempo faccia lavorare i tuoi muscoli.

Russian twist

Burpees