Chirurgia bariatrica, meno complicanze con la gastrectomia

Comparati i rischi con il bypass gastrico

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Dopo aver effettuato un intervento di chirurgia bariatrica, emergono più facilmente complicanze se il paziente si è sottoposto a bypass gastrico Roux-en-Y (Rygb) invece che alla gastrectomia a manica (Sg).

Lo rivela uno studio della University of Pittsburgh Medical Center coordinato da Anita Courcoulas, che spiega: «Sentivamo la necessità di dati aggiuntivi che confrontassero i problemi a lungo termine associati a varie procedure chirurgiche bariatriche per poter mettere in pratica un buon processo decisionale condiviso».

I ricercatori hanno messo a confronto i rischi riguardanti l’intervento, l’endoscopia, il ricovero ospedaliero e la mortalità fino a 5 anni dopo analizzando un campione di 33.560 adulti provenienti da 10 centri all’interno di 4 studi di coorte sottoposti a Rygb o Sg fra il 1 gennaio 2005 e il 30 settembre 2015.

La chirurgia bariatrica riduce i rischi di diabete e cancro

Migliora l’aspettativa di vita e la salute del cuore

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Uno studio italiano dimostra che la chirurgia bariatrica malassorbitiva riduce del 50% l’incidenza di alcune malattie gravi.

La ricerca, pubblicata su Obesity Surgery e International Journal of Obesity, evidenzia l’efficacia della tecnica riguardo a diabete, disturbi cardiovascolari, neoplasie, dislipidemia e oculopatie nei pazienti gravemente obesi, rispetto ai pazienti non operati e sottoposti ad altri trattamenti medici a parità di BMI, sesso ed età e osservati nello stesso arco temporale.

Nello specifico è stata dimostrata, negli anni successivi all’intervento, una riduzione della probabilità di contrarre diabete del 90%, tumori dell’80%, ipertensione arteriosa del 70% e malattie cardiovascolari del 36%; di grande valore il dato che la chirurgia bariatrica malassorbitiva riduce la mortalità del 36%.

Boom di chirurgia plastica sugli Ex-obesi

In Italia si registra un incremento esponenziale di interventi di chirurgia plastica sugli ex-obesi, volti a rimodellare il corpo dopo un dimagrimento anche di 50-60 chili.

La dichiarazione è stata fatta dal professor Franco Bassetto durante il 66° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE), che si tiene a Modena dal 21 al 23 settembre 2017.

OGNI ANNO IN ITALIA 20-30.000 INTERVENTI

“20-30.000 interventi all’anno – afferma il professor Bassetto -, e si tratta di numeri in forte crescita. Seppur con differenze, tutte le Regioni italiane includono le procedure di chirurgia plastica morfofunzionali nel percorso di trattamento del paziente ex-obeso. Gli interventi sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e quindi eseguiti senza alcun esborso da parte del paziente, ma spesso le liste d’attesa sono così lunghe da indurre a rivolgersi a liberi professionisti che operano in strutture private”. Per avere un’idea del fenomeno basti pensare che nel 2015 gli obesi in Italia erano circa 6 milioni*.

“La chirurgia bariatrica è sempre più sicura e affidabile – prosegue l’esperto –, di conseguenza sono sempre di più i pazienti che arrivano dal chirurgo plastico per la riduzione dei tessuti di rivestimento in eccesso che residuano dai grandi dimagrimenti e che rendono impossibile lo svolgimento normale della vita, dal camminare alla cura dell’igiene personale”.

PIÙ STEP PER TORNARE IN FORMA

Per ritornare davvero “in forma”, sono necessari diversi interventi che comprendono tutti i distretti del corpo: la mammella (nelle donne e negli uomini), l’addome, le braccia, le cosce e spesso anche il volto e il collo.

“Nella chirurgia plastica degli ex-obesi si sta affermando la tendenza ad eseguire due o tre interventi di rimodellamento corporeo in contemporanea, per rendere più rapido il recupero di un contorno corporeo il più possibile normale – continua l’esperto”. È da sottolineare infatti che anche se le procedure sono sempre più raffinate e precise, il chirurgo plastico che esegue gli interventi è super-specializzato, il risultato non sarà mai simile a quello che si può ottenere su un paziente che si è allontanato di poco dal proprio peso forma in quanto i tessuti di un ex-obeso hanno perso elasticità e questo è decisivo per il risultato finale, all’insegna di un grande miglioramento in termini di contorno corporeo ma non completamente soddisfacente da un punto di vista estetico.

FATTORI DI RISCHIO

“Il paziente obeso ha un alto rischio tromboembolico, rischio che purtroppo rimane elevato anche in chi ha superato questa fase della sua vita ed è oggi vicino al peso forma – spiega il professor Giorgio De Santis, presidente del Congresso SICPRE 2017 -. Ecco perché è importante verificare, quando si sceglie di sottoporsi privatamente a questi interventi, la preparazione del medico a cui ci si affida e l’adeguatezza della struttura. Non molti anni fa a questi interventi era associato un rischio di morte. Oggi la situazione è molto migliorata ma si tratta comunque sempre di pazienti ‘particolari’, da affrontare con grande cautela”.


A cura della Redazione 

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