L’effetto antimicrobico dell’olio di oliva

Mostra la capacità di ridurre gli agenti patogeni

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L’olio d’oliva costituisce un ingrediente fondamentale della dieta mediterranea. Grazie alla sua elevata concentrazione di acidi grassi monoinsaturi e composti fenolici che contribuiscono a incrementarne le proprietà nutrizionali e antiossidanti, può essere considerato un alimento nutraceutico. Una recente ricerca dell’Università di Sassari conferma finalmente anche il potere antimicrobico dell’olio d’oliva, capace di ridurre gli agenti patogeni.
Sebbene sia noto da tempo che diversi componenti dell’olio d’oliva possiedono attività antimicrobica, finora pochissimi studi dimostrano le proprietà antimicrobiche dell’olio d’oliva in sé, e quindi la capacità di eliminare o di inibire i batteri patogeni causa di tossinfezioni alimentari. Inoltre, ancora più limitate sono le conoscenze dell’effetto dell’olio d’oliva sui batteri cosiddetti benefici, come i batteri probiotici.
Il lavoro …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Ora solare, 5 consigli per evitare lo stress

Come migliorare il sonno e il benessere psicofisico

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Spostare l’orologio un’ora indietro e tornare all’ora solare può mandare in tilt il nostro organismo per poche ore o, addirittura, sino a 3 settimane.
Con grosse ricadute su umore, fame, sonno, metabolismo e sistema immunitario.
Perdere un’ora di luce naturale e trascorrere più tempo con la luce artificiale, infatti, comporta una minore disponibilità di serotonina (ormone della serenità e dell’attività mentale) e di vitamina D (che, oltre a incidere sulla salute delle ossa, stimola la risposta immunitaria innata e il tono dell’umore in senso positivo) e allontana la produzione di melatonina, l’ormone che regola la qualità del sonno, dalla durata alla profondità.
E dal dormire male derivano, inevitabilmente, vari problemi: astenia, mancanza di concentrazione, irritabilità, calo dell’umore, alterazione della resilienza dello stress.
“E non solo. A seconda della sensibilità del …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | sonno, umore, depressione,

Alzheimer, serve un’occupazione stimolante

I lavori intellettualmente stimolanti ne riducono il rischio

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Per allontanare lo spettro dell’Alzheimer è bene impegnarsi in un’attività intellettualmente stimolante. Lo ricorda uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team dello University College London.

Lo studio, realizzato da Mika Kivimäki, ha preso spunto dai dati di 7 ricerche precedenti sull’argomento che hanno coinvolto un totale di oltre 100mila soggetti. Chi svolge lavori intellettualmente stimolanti ha una probabilità di subire una diagnosi di demenza più bassa, con un ritardo di 1,7 anni rispetto ai coetanei che hanno avuto occupazioni meno impegnative.

Fra i primi vengono diagnosticati in media 2,5 casi di demenza in meno l’anno ogni 10mila soggetti rispetto ai soggetti del secondo gruppo.

I danni al cervello causati dal coronavirus

Segnalati anche fenomeni gravi come ictus ed encefaliti

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Ormai è risaputo che Sars-CoV-2, nonostante la predilezione per i polmoni, colpisca anche altri organi, fra cui il cervello. Già alcuni studi nei mesi scorsi avevano segnalato che in una persona su 20 guarita da Covid-19 si manifestavano conseguenze sulle capacità mentali, in particolare perdita di memoria e difficoltà di concentrazione.

Un nuovo studio evidenzia come anche persone che non si ammalano in maniera grave possano andare incontro a problemi di ordine neurologico significativi: ictus, crisi epilettiche, disturbi del movimento, encefaliti.

Lo studio, pubblicato su Neurology Clinical Practice, è firmato da Pria Anand della Boston University School of Medicine. Alla ricerca hanno partecipato 74 pazienti positivi al nuovo coronavirus e curati in un ospedale di Boston.

Atassia di Friedreich, forse efficace un farmaco anti-Aids

L’antivirale verrà testato su 30 soggetti

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È cominciato in questi giorni, presso il Polo veneto dell’IRCCS Medea, uno studio clinico per testare sicurezza ed efficacia del trattamento con Etravirina in pazienti con Atassia di Friedreich, una malattia genetica rara nella cui patogenesi è implicata la deficienza di una proteina, la fratassina.

Il farmaco antivirale – approvato per il trattamento dell’infezione da HIV – ha dimostrato di essere in grado di aumentare la concentrazione di fratassina in modelli animali e cellulari di atassia di Friedreich.

Questo studio randomizzato in aperto, il primo sull’uomo con questa patologia e questo farmaco, testerà due concentrazioni, registrando la sicurezza e la capacità di modificare parametri funzionali oggettivi (consumo massimale di ossigeno in prova da sforzo), clinici (punteggi a scale funzionali) e di laboratorio (livelli di RNA della fratassina).

I probiotici aiutano a dimagrire i bambini obesi

Efficaci in particolare i bifidobatteri

Per aiutare i bambini e gli adolescenti obesi a dimagrire potrebbe essere utile l’assunzione di probiotici, in particolare di bifidobatteri.

A dirlo è uno studio dell’Università del Piemonte Orientale coordinato da prof.ssa Flavia Prodam, docente di Scienze tecniche dietetiche applicate, che spiega:

“I bifidobatteri sono la tipologia di batteri più presenti nell’intestino del neonato, perché aiutano a digerire gli oligosaccaridi contenuti nel latte materno. Crescendo diminuiscono, ma non devono ridursi troppo perché durante la digestione rilasciano sostanze chimiche chiamate acidi grassi a catena corta, che svolgono un ruolo importante nella salute dell’intestino e nel controllo della fame”.

Nei bambini obesi i ricercatori hanno osservato una bassa concentrazione di questi microrganismi.

Covid, efficace un cocktail di anticorpi

Messo a punto da un’azienda biotech americana

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I ricercatori dell’azienda biotech Regeneron, negli Stati Uniti, hanno sintetizzato un cocktail di anticorpi monoclonali in grado di condizionare in maniera positiva l’evoluzione dell’infezione da Sars-CoV-2.

Il cocktail avrebbe l’effetto di migliorare i sintomi e ridurre la concentrazione del virus in gola e nelle mucose. Questi effetti sono stati osservati su un gruppo di 275 pazienti che facevano parte di un trial più ampio ancora in corso.

I dati sono particolarmente interessanti per quei pazienti nei quali la risposta immunitaria era debole o del tutto assente. In questi soggetti, il cocktail è stato invece in grado di stimolare una buona risposta immunitaria.

Dei pazienti analizzati, nessuno era ricoverato, ma quelli sottoposti a terapia hanno comunque avuto bisogno di meno visite mediche degli altri.

Coronavirus, dai cachi un aiuto per combatterlo

I tannini del frutto indeboliscono la capacità infettiva del virus

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I cachi avrebbero un effetto positivo di contrasto all’infezione da nuovo coronavirus. Per la precisione, i tannini – i composti che danno il tipico sapore astringente – sarebbero in grado di ostacolare la replicabilità di Sars-CoV-2, secondo quanto è emerso da una ricerca della Nara Medical University di Kashihara, in Giappone.

I ricercatori, guidati dall’immunologo Toshihiro Ito e dall’infettivologo Yano Hisakazu, hanno esposto saliva umana contenente il nuovo coronavirus a un’alta concentrazione di tannini di cachi. Dopo 10 minuti, l’infettività del virus si era ridotta a un decimillesimo rispetto all’inizio.

Spiega il prof. Ito: “Non è assolutamente detto che i tannini siano efficaci come cura o che mangiando cachi si possa guarire. Al momento abbiamo solo risultati in condizioni di laboratorio, ed è necessaria una sperimentazione clinica.

I polifenoli riducono gli effetti dannosi delle e-cig

L’aggiunta al liquido riduce la concentrazione di molecole tossiche

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L’utilizzo di sigarette elettroniche (e-cig) costituisce un dibattuto problema di salute pubblica perché, a oggi, manca una completa valutazione del rischio.

Nonostante contengano sostanze tossiche e cancerogene in minor quantità e concentrazione rispetto al fumo di tabacco, i dati disponibili nel breve intervallo temporale dalla recente introduzione di questi dispositivi dimostrano come il fumo da e-cig contenga molecole tossiche derivanti dalla degradazione termica degli additivi presenti nei liquidi di alimentazione, il glicole propilenico e il glicerolo, benché in quantità minori rispetto alle sigarette convenzionali.

La possibilità di modificare la composizione di tale liquido per ridurne la tossicità è una via finora poco esplorata.

Lo smog fa male al cuore

Sotto accusa il particolato fine PM2.5

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Lo smog fa male al cuore. Lo conferma uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health da esperti della Oregon State University.

Lo studio ha coinvolto 157.436 adulti fra 35 e 70 anni in 21 paesi, monitorandone lo stato di salute dal 2003 al 2018. Nel corso del follow up sono stati registrati 3.219 decessi attribuibili a malattie cardiovascolari, e 9.152 soggetti in tutto hanno accusato un evento cardiovascolare.

I dati indicano un aumento del 5% per ogni 10 microgrammi per metro cubo in più nella concentrazione di particolato fine (PM2.5), uno degli inquinanti atmosferici più diffusi. Il PM2.5 viene rilasciato ad esempio dai tubi di scarico delle auto. Ciò si traduce in un 14% di eventi cardiovascolari associati all’esposizione al particolato PM2.5.