Cuore, la TAVI va bene anche per i giovani


Svolta storica nella cura della stenosi aortica

Varie_2486.jpg

Un passaggio epocale per la cardiologia interventistica e per milioni di persone in tutto il mondo che, in caso di stenosi aortica, grazie alla TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation), non dovranno più sottoporsi a un intervento a cuore aperto.
L’annuncio al Congresso dell’American College of Cardiology in corso a New Orleans, dove sono stati presentati i risultati di due importanti studi clinici. “Si tratta di una notizia che cambierà la storia della nostra disciplina – annuncia Giuseppe Tarantini, Presidente GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica), Professore Associato e Direttore dell’UOSD Cardiologia interventistica del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari del Policlinico Universitario di Padova -. I due maggiori trials randomizzati di confronto fra TAVI e sostituzione valvolare aortica chirurgica nel paziente a basso rischio, sono andati …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | stenosi, aortica, Tavi,

Ischemia cerebrale, efficace un farmaco anti-asma


Nuove prospettive terapeutiche con Montelukast

Varie_9504.jpg

Il “riposizionamento” di farmaci già in commercio sta emergendo come una nuova strategia di sviluppo farmacologico che offre la possibilità di identificare una nuova indicazione che va oltre quella per cui il farmaco era stato originariamente sviluppato e utilizzato.
È una strategia che offre numerosi vantaggi rispetto allo sviluppo di un farmaco completamente nuovo perché permette di ridurre i costi e i tempi richiesti per gli studi preclinici e per la valutazione del profilo di sicurezza.
La rivista Pharmacological Research pubblica uno studio in cui un team di ricerca internazionale ha individuato la possibilità di riposizionamento di Montelukast per il trattamento dell’ischemia cerebrale, una patologia ancora orfana di una cura adeguata. Montelukast fa parte di una classe di farmaci antiasmatici ampiamente utilizzati in clinica, gli antagonisti del recettore di tipo 1 per i …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | ischemia, Montelukast, asma,

Bergamo: all’Humanitas i capolavori della Carrara entrano in ospedale

Humanitas Gavazzeni e Castelli accolgono 25 capolavori di Accademia Carrara in maxi formato, per un percorso che inaugura un nuovo modo di vivere l’ospedale. Opere di grandi autori come Botticelli, Canaletto, Hayez, Lotto e molti altri autori tra i quali alcuni bergamaschi, sono fruibili nelle sale d’attesa e nei corridoi di Humanitas Gavazzeni e Castelli a Bergamo. 

La cura e la bellezza BergamoLA BELLEZZA CURA

Le distanze vengono annullate e i pazienti si trovano circondati dalle opere d’arte, si potranno gustare un caffè in Piazza Vecchia oppure attendere una visita in sala d’attesa in compagnia di una malinconica fanciulla dipinta da Giacomo Ceruti. La cura e la bellezza è un percorso che porta i pazienti e il personale dei due ospedali bergamaschi alla scoperta di alcuni capolavori dell’Accademia Carrara. La scelta dei dipinti non è casuale, sono state infatti selezionate opere che evocano il concetto di cura, ma anche del prendersi cura.

Humanitas Gavazzeni Bergamo La cura e la bellezzaCURA E BELLEZZA PER I PROSSIMI TRE ANNI

Il progetto vede una collaborazione tra Humanitas e Accademia Carrara che prevede 3 anni di incontri, appuntamenti culturali e scientifici in uno scambio continuo  per contribuire a migliorare la vita dell’uomo dal punto di vista fisico e intellettuale.
Dal museo all’ospedale le opere d’arte si offrono al grande pubblico, ma anche dall’ospedale al museo è possibile effettuare il percorso inverso andando a vedere le opere originali presso l’Accademia Carrara. Alla reception infatti, su richiesta i pazienti possono ritirare un coupon che dà diritto all’ingresso ridotto in Accademia Carrara.
Per saperne di più: www.lacarrarainhumanitas.it

L’articolo Bergamo: all’Humanitas i capolavori della Carrara entrano in ospedale proviene da Sani per Scelta.

Brescia, il primo ospedale italiano con lo “specialista” robot che opera il ginocchio

La chirurgia robotica è la nuova tecnologia d’avanguardia disponibile da oggi in Fondazione Poliambulanza a Brescia. Navio è il robot utilizzato nei pazienti che, a causa di artrosi o lesioni da trauma, necessitano di un interventi di protesi mono-compartimentale al ginocchio. Il robot, che garantisce massima accuratezza, minore invasività e maggior beneficio per il paziente, è composto da uno strumento computer-assistito, una fresa ad alta velocità, un programma in grado di stabilire con la massima precisione il punto di inserimento della protesi e di guidare il chirurgo nella fase di pianificazione ed esecuzione dell’operazione.

ROBOT CHE SOSTITUISCONO IL MEDICO?

Vi state chiedendo se con la scelta di utilizzare i robot viene sostituita la figura del medico? La risposta è no. “L’intervento rimane opera del medico – chiarisce il dott. Flavio Terragnoli, direttore del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia di Fondazione Poliambulanza-. Il robot ci consente però di raggiungere un livello di accuratezza che nessuna mano e nessun occhio umano riesce ad avere. E questo può fare la differenza. Non solo la scelta della protesi avviene, infatti, tenendo conto delle caratteristiche anatomiche del paziente, ma il sistema robotizzato permette di personalizzare la procedura chirurgica, dando il massimo beneficio al paziente: minor dolore fisico e recupero della piena funzionalità in minor tempo”.

“La dimissione avviene in 3-4 giorni dall’intervento – aggiunge il dott. Terragnoli -. Tempistiche così veloci erano garantite in Fondazione Poliambulanza anche prima dell’avvento della chirurgia robotica, ma grazie a questa tecnologia i pazienti trattati hanno un recupero funzionale più completo”.

Ogni anno in Poliambulanza, si eseguono diverse centinaia di protesi di ginocchio, di cui un terzo circa sono protesi mono-compartimentali che potranno essere trattate con la chirurgia robotica.

A cura della Redazione

L’articolo Brescia, il primo ospedale italiano con lo “specialista” robot che opera il ginocchio proviene da Sani per Scelta.

La cuffia che riduce le infezioni nei pacemaker

Rilascia antibiotici che eradicano le infezioni dovute all’intervento

Varie_14288.jpg

Per abbattere il tasso di infezioni postoperatorie dopo un intervento di impianto di pacemaker o defibrillatori miniaturizzati, i ricercatori di Usa Medtronic hanno ideato una cuffia che avvolge i dispositivi.

La cuffia rilascia antibiotici in maniera regolare, e i dati indicano la riduzione anche del 90% delle infezioni associate all’intervento. I risultati sono apparsi sul New England Journal of Medicine.

La sperimentazione ha coinvolto 256 ospedali e 776 cardiologi in giro per il mondo, per un totale di 7000 pazienti divisi in due sottogruppi.

Nel primo i dispositivi erano stati impiantati con modalità tradizionali, nel secondo con la protesi avvolta dalla membrana TyRx, prodotta da Usa Medtronic. La cuffia rilascia gli antibiotici rifampicina e minociclina per alcuni giorni prima di essere riassorbita dall’organismo.

Linfomi, efficace obinutuzumab

In associazione con la chemio si dimostra superiore agli altri trattamenti

Linfoma_13923.jpg

I pazienti affetti da linfoma follicolare avranno un’opzione terapeutica in più.
Arriva anche in Italia l’indicazione in prima linea di obinutuzumab in associazione a chemioterapia seguito da obinutuzumab in mantenimento per il trattamento del linfoma follicolare avanzato non pretrattato, con rimborsabilità per i pazienti a rischio intermedio e alto, secondo l’indice FLIPI (Follicular lymphoma international prognostic index).

Sono circa due su tre (il 64%) i pazienti con linfoma follicolare considerati a maggiore rischio di incorrere in una progressione della malattia o di morire entro 5 anni dalla diagnosi rispetto ai restanti pazienti a rischio basso. Il linfoma follicolare è la seconda forma più comune di linfoma non-Hodgkin.

Cancro del colon, il ruolo del gene SMC1A

La sua amplificazione contribuisce allo sviluppo del tumore

Colon_7335.jpg

Il tumore del colon-retto è il secondo più frequente in Italia con una stima di circa 51.300 nuovi casi nel 2018, secondo i dati dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), e la seconda causa di morte oncologica dopo il tumore al polmone.

Alcuni ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) hanno individuato un nuovo meccanismo molecolare che contribuisce allo sviluppo di tale tumore. La scoperta è stata pubblicata sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research.

Alzheimer, l’herpes simplex è un fattore di rischio

La presenza dell’agente virale associata a più alte probabilità di insorgenza

Morbo di Alzheimer_9665.jpg

Le fastidiose vescicole provocate sulle labbra dal virus herpes simplex 1 (HSV-1), che di solito si presentano ripetutamente nel corso della vita, finora non erano mai state associate alla comparsa di patologie neurodegenerative.
In particolare, poco o nulla si sapeva dei danni che le numerose recidive di tale infezione possono generare a carico del cervello.

Cancro del pancreas e batteri, un nesso

Quelli del cavo orale potrebbero essere coinvolti

Tumore pancreas_7946.jpg

I batteri del cavo orale potrebbero giocare un ruolo nei meccanismi di insorgenza e diffusione del cancro del pancreas.
A notarlo è una ricerca pubblicata su Gut da un team del Karolinska Institutet di Stoccolma che ha analizzato campioni di fluido pancreatico da 105 pazienti con cisti.

Nei fluidi pancreatici dei pazienti affetti da tumore maligno, gli scienziati svedesi hanno riscontrato la presenza di batteri del cavo orale.

“Siamo stati sorpresi di trovare batteri della bocca nel pancreas, ma non è qualcosa di totalmente inatteso”, ha riferito l’autrice del lavoro Margaret Sällberg Chen. “In un precedente studio di dimensioni minori un eccesso di questi batteri del cavo orale è stato riscontrato nella saliva dei pazienti con cancro del pancreas”.

Come allungare la vita delle protesi dell’anca


Nuovo biomateriale controlla l’infiammazione fra protesi e tessuto

Varie_2002.jpg

Prolungare la “vita” delle protesi dell’anca e ridurre il rischio di infiammazione attraverso l’utilizzo di biomateriali avanzati.
È l’obiettivo del progetto EVPRO – Extracellular Vesicles Promoted Regenerative Osseointegration, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, di cui il Politecnico di Torino è partner.
A livello europeo il numero di protesi d’anca impiantate è costantemente aumentato negli ultimi dieci anni, in particolare in Austria e Germania con l’impianto di 300 protesi ogni 100 mila abitanti; in parallelo, però, sono cresciuti anche i casi di infiammazione all’interfaccia tra osso e impianto, con il conseguente allentamento della protesi.
Il progetto EVPRO vede il lavoro sinergico di undici partner, nove università e centri di ricerca e tre partner del settore privato con aziende leader nel settore biomedicale – Lonza Netherlands B.V., …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | protesi, anca, infiammazione,