L’intelligenza artificiale predice il rischio cardiaco


L’analisi di una semplice lastra al torace può essere decisiva

Servirsi dell’Intelligenza Artificiale per l’analisi di una lastra al torace può consentire ai medici di prevedere con accuratezza il rischio di eventi cardiovascolari nei 10 anni successivi.
Lo dimostra uno studio del Massachusetts General Hospital e Brigham and Women’s Hospital di Boston presentato al meeting della Società Americana di Radiologia (Radiological Society of North America RSNA).
Gli scienziati guidati da Jakob Weiss hanno dapprima programmato lo strumento su un campione di oltre 40.000 soggetti e 141.000 lastre al torace, poi ne hanno confermato la validità e accuratezza su un campione indipendente di 11.000 soggetti sottoposti alla lastra.
Per stabilire il rischio cardiovascolare, al momento si tiene conto di una serie di fattori fra cui il sesso, l’età, l’eventuale presenza di ipertensione, sovrappeso e vizio del fumo. La stima dei vari fattori consente al medico …  (Continua) leggi la 2° pagina intelligenza, artificiale, cardiovascolare,

Così si riduce il rischio di infarto


L’imaging di precisione abbatte le probabilità

Il paziente con sospetta malattia coronarica può ridurre del 65% il suo rischio di morte, di infarto e di esami invasivi inutili se viene valutato con le metodiche di precisione d’avanguardia: TAC Cardiaca e FFRCT (fractional flow reserve CT-derived), il parametro che permette di capire se i restringimenti riscontrati nelle arterie hanno effettivamente la capacità di causare una ostruzione rilevante al flusso di sangue.
Lo confermano i risultati, recentemente presentati al congresso dell’American Heart Association, dello studio internazionale randomizzato PRECISE, in cui il Centro Cardiologico Monzino è primo arruolatore al mondo e unico centro italiano partecipante.
“I risultati dello studio PRECISE hanno una grandissima rilevanza per la pratica clinica perché offrono per la prima volta una soluzione ottimale e non invasiva al complesso problema della diagnosi del dolore toracico in …  (Continua) leggi la 2° pagina infarto, rischio, imaging,

La mindfulness riduce lo stress nei soggetti ansiosi


Alternativa all’uso degli ansiolitici

Nei soggetti ansiosi la mindfulness è associata a una riduzione dello stress paragonabile a quella prodotta dal farmaco escitalopram, la risorsa standard per il trattamento del disturbo.
A dirlo è uno studio pubblicato su Jama Psychiatry da un team del Georgetown University Medical Center di Washington DC guidato da Elizabeth Hoge, che spiega: «Gli interventi standardizzati basati sulla mindfulness, come la riduzione dello stress basata sulla mindfulness (MBSR), possono ridurre l’ansia, ma prima di questo studio tali interventi non erano stati messi a confronto con farmaci anti-ansia noti per la loro efficacia».
Gli scienziati hanno reclutato 276 pazienti fra il giugno 2018 e il febbraio 2020 da 3 ospedali di Boston, New York e Washington DC, randomizzandoli a ricevere mindfulness o escitalopram.
Il programma di mindfulness prevedeva 8 lezioni di 2 ore e mezza, una lezione nel fine …  (Continua) leggi la 2° pagina ansia, escitalopram, mindfulness,

Come ridurre il sanguinamento dovuto ad aspirina


Può essere ridotto con un breve ciclo di antibiotici

Un breve ciclo di antibiotici può ridurre il rischio di sanguinamento delle ulcere nello stomaco dovuto all’uso dell’aspirina a lungo termine. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Lancet a opera di ricercatori dell’Università di Nottingham.
«L’aspirina ha molti vantaggi in termini di riduzione del rischio di infarto e ictus nelle persone più predisposte a questi problemi. Inoltre, ci sono prove che l’aspirina sia in grado di rallentare alcuni tipi di cancro. Siamo lieti che i nostri risultati abbiano dimostrato che il sanguinamento dell’ulcera può essere significativamente ridotto dopo un ciclo di una settimana di antibiotici. Le implicazioni a lungo termine di questa scoperta sono incoraggianti in termini di prescrizione sicura», spiega Chris Hawkey, che ha diretto il gruppo di lavoro.
Utilizzata a basse dosi, l’aspirina è un farmaco molto utile per le persone ad alto …  (Continua) leggi la 2° pagina aspirina, sanguinamento, antibiotici,

Due soluzioni chirurgiche per l’artrosi della caviglia


Sia la sostituzione che la fusione sembrano funzionare

Chi soffre di un’artrosi avanzata della caviglia può sottoporsi a due tipi di intervento chirurgico, in entrambi i casi con ottimi risultati.
Lo conferma uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine da un team dello University College di Londra guidato da Andrew Goldberg, che spiega: «Il nostro lavoro mostra quanto sia importante conoscere la salute delle articolazioni circostanti prima che il paziente venga sottoposto a intervento chirurgico, perché questo fattore può far propendere per un tipo di intervento o per l’altro».
Allo studio hanno partecipato poco più di 280 pazienti fra i 50 e gli 85 anni sottoposti a sostituzione totale della caviglia o a intervento di fusione dell’arto.
I fattori che hanno costituito la base della valutazione sono stati il livello del dolore percepito, la capacità di svolgere le attività quotidiane e la qualità di vita complessiva. I pazienti …  (Continua) leggi la 2° pagina caviglia, sostituzione, fusione,

L’effetto della pandemia sulla depressione


Grave l’impatto sulla salute mentale delle persone

Uno studio dell’Università di Toronto pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health ha mostrato gli effetti negativi della pandemia sulla salute mentale generale.
In particolare, le stime indicano che il 12,9% degli adulti e anziani che non avevano mai sofferto di sintomi depressivi li ha invece sviluppati per la prima volta proprio durante la pandemia. Chi ha pagato il prezzo più grande, però, è stato chi aveva già una storia di depressione alle spalle. In questo caso, il 45% di loro ha dichiarato il ritorno dei vecchi sintomi durante le varie fasi della pandemia.
La ricerca canadese ha coinvolto oltre 20.000 persone fra i 45 e i 95 anni monitorati fra il 2011 e il 2020. Una persona su 8 senza nessuna passata esperienza di depressione nell’autunno del 2020 ha riferito di sentirsi depressa.
L’impatto negativo della pandemia è stato ancora più …  (Continua) leggi la 2° pagina covid, depressione, sintomi,

I prematuri vanno seguiti fino a 6 anni


Necessario allungare il periodo di follow up dei bambini prematuri

Chi nasce prematuramente viene in genere seguito fino al compimento dei 3 anni per valutarne approfonditamente lo sviluppo. Secondo la Società italiana di neonatologia, invece, si dovrebbe procedere a un’estensione dell’indicazione fino ai 6 anni.
“La prematurità – si legge in una nota Sin – può essere una malattia cronica che può manifestarsi nel tempo in modo tanto più grave quanto più la nascita è stata precoce. Per questi motivi il rapporto clinico e il sostegno alla famiglia del neonato pretermine non possono finire al momento della dimissione, ma devono necessariamente continuare nel tempo. La Sin ha avviato da anni un percorso per promuovere i servizi di follow-up neonatale e garantire una adeguata assistenza anche dopo la dimissione, attraverso programmi mirati alla precoce identificazione delle anomalie di sviluppo e all’attuazione di interventi precoci individualizzati, con …  (Continua) leggi la 2° pagina prematuri, neonati, salute,

Una molecola illumina le cellule tumorali


Scoperta fondamentale per la neurochirurgia di precisione

La luce ha guidato gli esseri umani da quando hanno imparato a governare il fuoco per difendersi, per cacciare, per plasmare oggetti o per tracciare una nuova via. Ma se un tempo la luce illuminava il mondo che ci circonda oggi la biochimica ci consente di puntare i riflettori sull’infinitamente piccolo, per intervenire con maggiore efficacia su patologie che riguardano i nostri organi interni.
Nel contesto delle ricerche di nuove terapie per il trattamento dei gliomi, i ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale hanno individuato una molecola fluorescente altamente specifica (denominata probe 10) che è in grado di legarsi in modo selettivo all’enzima aldeide deidrogenasi 1A3 (denominato ALDH1A3) “illuminandolo”. Questa nuova molecola fluorescente è in grado di “illuminare” solo le cellule tumorali del glioma e non i tessuti sani e potrebbe, quindi, fornire ai neurochirurghi un …  (Continua) leggi la 2° pagina tumori, cancro, cellule,

I 5 ritocchi da fare in inverno


Il freddo aiuta le cicatrici e le medicazioni

Dall’aumento del seno al rimodellamento dei glutei e all’eliminazione dei cuscinetti adiposi. L’arrivo del freddo richiama sul lettino del chirurgo chi punta a un restyling di viso e corpo. La stagione invernale risulta infatti il periodo più adatto alle chirurgie: le cicatrici non vengono esposte al sole, si passa più tempo in casa e il fisico ha il tempo di riprendersi in vista dell’estate, quando gli inestetismi diventano più visibili.
“Premesso che non esistono limitazioni stagionali per sottoporsi a un’operazione, la stagione fredda è sicuramente la migliore per un decorso post-operatorio ottimale che può richiedere, in taluni casi, fino a qualche mese – spiega Daniele Spirito, chirurgo plastico di Roma, docente presso la Cattedra di Chirurgia Plastica dell’Università di Milano – In linea di massima parliamo di interventi con cicatrici estese e più difficili da schermare e interventi …  (Continua) leggi la 2° pagina ritocco, chirurgia, estetica,

Nuovi farmaci antidiabetici contro l’obesità


La dieta è spesso insufficiente per raggiungere gli obiettivi

I nuovi farmaci antidiabetici producono effetti positivi in caso di obesità, eguagliando i risultati raggiunti dalla chirurgia bariatrica.
In occasione del Congresso della Sif di Roma, gli esperti hanno discusso delle novità terapeutiche.
“Le principali novità nella cura dell’obesità provengono dai farmaci antidiabetici caratterizzati da una struttura analoga all’ormone GLP-1 e in grado di avere effetti benefici anche sul controllo della massa grassa, tanto da essere stati approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) e dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) come opzione di trattamento per la gestione cronica del peso nei soggetti con obesità”, ha detto Enzo Nisoli dell’Università degli Studi di Milano.
“Negli ultimi anni – spiega Nisoli – a partire dalla liraglutide sono state condotte una serie di sperimentazioni che hanno dato risultati sorprendenti, segnando l’inizio di un …  (Continua) leggi la 2° pagina obesit, farmaci, peso,