Parkinson e Alzheimer, legame pericoloso

Una persona su 4 affetta da Parkinson rischia anche la demenza

Età avanzata, disturbi precoci dell’equilibrio, durata della malattia, sono tutti fattori di rischio che espongono i pazienti parkinsoniani alla demenza. Lo spiega il dott. Giorgio Sacilotto, neurologo del Centro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO, referente del Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD), in occasione della 27esima Giornata Mondiale di sensibilizzazione sul tema dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer’s Disease International (ADI) e che ricorre il 21 settembre.

Secondo gli studi più recenti, pur interessando parti del cervello diverse, la malattia di Parkinson e l’Alzheimer potrebbero essere molto simili dal punto di vista biochimico. Inoltre, come l’Alzheimer anche il Parkinson causa disturbi del comportamento e perdita della memoria.

Alzheimer e Covid-19, consigli utili

Alcuni accorgimenti da adottare secondo i neurologi

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L’inedita emergenza sanitaria rappresentata dal nuovo coronavirus e dalla malattia che ne consegue, Covid-19, ha effetti ancora più gravi sulle persone che già in precedenza soffrivano ed erano in difficoltà.

Ciò è particolarmente vero per le persone affette da demenze o Alzheimer, e per i loro cari che se ne prendono cura. Per questo motivo, la Società italiana di Neurologia insieme con la Sindem (Associazione autonoma aderente alla Sin per le demenze) indicano una serie di accorgimenti utili per tentare di alleggerire situazioni certo molto pesanti.

Pur condividendo la necessità del divieto di uscire da casa, sono sinceramente preoccupata per i pazienti con Alzheimer per i quali non poter andar fuori per la consueta passeggiata può significare un aumento dell’ansia e quindi un peggioramento del loro stato di salute – afferma Amalia Bruni, presidente eletto Sindem.

Alzheimer, cosa è meglio mangiare

10 consigli per mangiare e vivere meglio con i propri familiari

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Qual è l’alimentazione più indicata per un malato di Alzheimer? Korian, leader europeo nei servizi di assistenza e cura, ha deciso di stilare un vademecum per tutti i caregiver che si prendono cura dei malati di Alzheimer, per aiutarli nel momento dei pasti.

Consigli pratici da mettere subito in pratica con i propri familiari che soffrono di questa patologia, ogni giorno in crescita. È stato calcolato infatti che le demenze colpiscono in Italia 1 milione e 200 mila persone, 50 milioni nel mondo e che con questa crescita vertiginosa il numero triplicherà in 30 anni.

Musica maestro

Il momento dei pasti deve essere soprattutto funzionale a riattivare le funzioni cognitive dei malati e a risvegliare la memoria affettiva del cibo. Fare in modo che i pasti siano un’esperienza piacevole è sicuramente sempre una buona idea.

Un trauma cranico può indurre demenza

Determina la propagazione di una forma anomala di proteina Tau

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Uno studio realizzato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano dimostra che il trauma cranico induce la formazione di una forma anomala della proteina tau che si propaga nel cervello causando perdita di memoria e danni ai neuroni.

“Il trauma cranico grave – spiega Elisa Zanier che insieme a Roberto Chiesa ha coordinato lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain – è la principale causa di morte e disabilità permanente nei giovani adulti. Inoltre, anche quando di lieve entità, rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di demenze come l’Alzheimer e l’encefalopatia cronica post-traumatica, malattia tipica degli sport da contatto, come la boxe. Comprendere il meccanismo responsabile della transizione da danno cerebrale acuto a malattia cronica neurodegenerativa consentirebbe di sviluppare nuove terapie”.

Invecchiamento attivo e di qualità col progetto “Chi ha gambe ha testa”

Il tema del “successful ageing” è ormai centrale all’interno della comunità scientifica. Ma come garantire un invecchiamento sicuro e di qualità? Ecco il progetto “Chi ha gambe ha testa”, ideato da ATS Bergamo e promosso dall’ospedale Humanitas Gavazzeni.

Grazie ai progressi della medicina, la vita è più lunga. La nuova sfida dei ricercatori, adesso, è garantire alle persone un invecchiamento di qualità, all’insegna non solo della salute fisica, ma anche di quella cognitiva. È per questo motivo che nasce il progetto “Chi ha gambe ha testa”, promosso dall’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Il progetto consiste nell’organizzazione di strategie per stimolare il benessere generale della persona attraverso la prevenzione del decadimento cognitivo. Per farlo, è stato ideato un percorso all’interno del parco dell’ospedale, della lunghezza di 1 km, lungo il quale si trovano delle “tappe”. Presso queste postazioni, i pazienti possono cimentarsi in giochi di memoria ideati dai neurologi, come associare numeri a parole, ripetere in ordine alfabetico i nomi degli animali, elencare tutte le parole che vengono in mente che iniziano con una certa lettera, trovare le differenze tra due immagini. “In questo modo – spiega Giuliana Rocca, direttrice UOC Promozione della salute del Dipartimento Igiene e Prevenzione Sanitaria di Ats Bergamo – si stimola la memoria, si allenano concentrazione e ragionamento, mantenendo in allerta le strategie di apprendimento attivate dal cervello.” Senza dimenticare che l’allenamento cognitivo è accompagnato da quello fisico, dato che il percorso motiva i pazienti a svolgere un po’ di movimento quotidiano, il che è estremamente importante se si pensa che tra i benefici dell’attività fisica c’è anche quello di allontanare il rischio di demenze e, in generale, il decadimento cognitivo. Inoltre, immergendosi tra faggi, querce, magnolie e fauna locale, tutti i 5 sensi vengono continuamente risvegliati dai numerosi stimoli esterni, il che favorisce la sensazione di benessere generale. Infine, questo progetto punta anche a sviluppare la socialità, altro elemento chiave per un invecchiamento più sereno e di qualità.