Diabete, nuovo farmaco per ridurre i rischi ai reni

L’inibitore canagliflozin riduce il rischio di progressione della malattia

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La malattia renale diabetica si sviluppa in circa il 40% dei pazienti diabetici ed è la principale causa di malattia renale cronica in tutto il mondo. Sebbene la terapia sostitutiva renale, ossia la dialisi, possa essere la conseguenza più riconoscibile della malattia renale diabetica, la maggior parte dei pazienti muore prima di iniziare la dialisi per eventi cardiovascolari spesso correlati al danno renale anche se di grado moderato.

Questo accade perché le attuali terapie oggi disponibili per la nefroprotezione (ACE-inibitori e sartani) lasciano circa il 50% dei pazienti ad alto rischio residuo di insorgenza e progressione di malattia renale diabetica.

In questo scenario così buio e incerto, potrebbe arrivare a luglio, in Italia, una nuova indicazione dell’inibitore di SGLT2 canagliflozin che è in grado di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia renale.

Covid-19, obesità fattore di rischio per forma grave

Tre studi convergono verso le stesse conclusioni

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Chi è obeso rischia più di altri di incappare in una forma grave di Covid-19, nel caso in cui il suo organismo venga infettato dal nuovo coronavirus.

Lo rivelano 3 diversi studi, il primo dei quali è stato pubblicato su Obesity dai ricercatori del Centre Hospitalier Universitaire di Lille diretti da François Pattou.

I ricercatori francesi hanno analizzato i dati di 124 pazienti affetti da Covid-19 ricoverati presso l’ospedale di Lille mettendoli a confronto con 306 pazienti ricoverati in unità di terapia intensiva (ICU) con malattia respiratoria acuta grave non da COVID-19.

È emerso che i pazienti con un indice di massa corporea (BMI)>35 kg/m2 hanno avuto un rischio 7 volte maggiore di ricorrere a ventilazione meccanica rispetto a quelli con un BMI<25 kg/m2, anche dopo aggiustamento per età, diabete e ipertensione.

Coronavirus, un farmaco per il diabete potrebbe bloccarlo

I DDP-4 inibitori ostacolerebbero l’ingresso del virus nelle cellule

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L’assunzione degli DPP-4, farmaci utilizzati nel diabete di tipo 2, può proteggere dal rischio di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus? È la notizia rimbalzata sulla stampa in questi giorni, in seguito alla pubblicazione di un lavoro sulla rivista Diabetes Research and Clinical Practice a firma del professor Gianluca Iacobellis dell’Università di Miami.

I pazienti hanno tempestato di telefonate i loro diabetologi, alla ricerca di conferme e di spiegazioni. Ma anche chiedendo la prescrizione di questi farmaci dalle supposte inaspettate performance. Ma è giusto fare un po’ di chiarezza.

Chi ha la psoriasi rischia il cancro

Nesso fra le due patologie aumenta le probabilità

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Uno studio apparso su Jama Dermatology dimostra che il rischio di cancro sale nelle persone affette da psoriasi.

La psoriasi è una malattia complessa che, pur manifestandosi sull’epidermide, può avere effetti anche molto diversi sull’organismo, aumentando il rischio di soffrire di ansia, depressione, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

Ketty Peris, direttore della Dermatologia alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma e presidente della Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST, commenta:

I pazienti con psoriasi hanno ripercussioni sulla salute che si manifestano in molti modi differenti: oltre alle lesioni cutanee (che possono comportare prurito, dolore e disagio), è ormai stata documentata la maggiore probabilità di soffrire di artrite psoriasica, sindrome metabolica, patologie cardiovascolari, depressione.

Coronavirus: 13 reasons why

Un po’ di confusione questo COVID-19 la sta facendo. Ecco “13 reasons why” per fare chiarezza su alcuni dubbi principali a cui ha risposto l’Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS). 

1. Gli asciugatori elettrici per le mani sono efficaci per uccidere il nuovo coronavirus? 

No. Gli asciugatori elettrici non sono efficaci per uccidere il COVID-2019. Per proteggersi contro il nuovo coronavirus, bisogna lavare le mani varie volte al giorno con con acqua e sapone, strofinandole per almeno 20 secondi. In alternativa, utilizzare un gel igienizzante a base di alcol. Dopo averle lavate, bisogna asciugarle molto bene con delle salviettine di carta o un asciugatore tiepido per ambienti.

2. Si possono usare lampade ultraviolette disinfettanti per proteggersi dal COVID-19? 

No. Le lampade ultraviolette disinfettanti non dovrebbero essere usate per sterilizzare mani o altre zone della pelle perché le radiazioni UV possono causare irritazioni cutanee.

3. Gli scanner termici sono efficaci per individuare le persone infette dal nuovo coronavirus? 

Gli scanner termici sono efficaci per individuare solo chi ha giá sviluppato febbre (ovvero, chi ha una temperatura corporea piú alta del normale) causata dal COVID-19, e non tutte le persone potenzialmente infette. Questo perchè ci vogliono da 2 a 10 giorni prima che le persone infette sviluppino febbre e lo scanner termico non è in grado di registrare l’infezione se non è insorto il sintomo di febbre.

4. È efficace spruzzarsi alcol o chlorine sul corpo per uccidere il coronavirus? 

No. Spruzzarsi  alcol o chlorine sul corpo non stermina i virus che sono giá penetrati all’interno del corpo. Spruzzare queste sostanze puó essere dannoso per le membrane mucose (occhi, bocca) oltre che per i vestiti. Va ricordato che sia alcol che chlorine possono essere utili per disinfettare le superfici, ma devono essere utilizzati seguendo le raccomandazioni adeguate.

5. È sicuro ricevere una lettere o un pacco dalla Cina?

Sí, è sicuro. Chi riceve pacchi dalla Cina non rischia di contrarre il nuovo coronavirus. Secondo le evidenze scientifiche che abbiamo, sappiamo che il coronavirus non sopravvive a lungo sugli oggetti, tra cui lettere o pacchi.

6. Gli animali domestici trasmettono il nuovo coronavirus? 

Al momento, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che gli animali domestici (cani, gatti) possano essere infettati e trasmettere il coronavirus. Ad ogni modo, è sempre buona prassi lavarsi le mani con sapone dopo essere stati a contatto con gli animali, anche domestici. Questa buona norma protegge dai batteri comuni, come l’escherichia coli e la salmonella che vengono trasmesse agli umani dagli animali domestici.

7. I vaccini contro la polmonite proteggono dal coronavirus?

No. I vaccini contro la polmonite (vaccino pneumococcico e Vaccino dell’Haemophilus influenzae di tipo B) non proteggono dal coronavirus. Questo virus è talmente nuovo e diverso che ha bisogno del proprio vaccino. I ricercatori stanno cercando di sviluppare un vaccino contro il COVID-19 e l’OMS sta supportando i loro sforzi. Sebbene questi vaccini non siano efficaci contro il COVID-19, le vaccinazioni contro le malattie respiratorie sono altamente raccomandate per proteggere la salute.

8. Le soluzioni saline per decongestionare il naso prevengono l’infezione da nuovo coronavirus?

No. Non c’è evidenza che le soluzioni saline per naso proteggano dall’infezione da nuovo coronavirus. Se da un lato ci sono alcune evidenze limitate per cui queste soluzioni saline aiutino a guarire piú rapidamente dal raffreddore, non ce ne sono che dimostrino la loro utilitá nella prevenzione delle infezioni respiratorie.

9. Mangiare aglio aiuta a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus? 

L’aglio è un alimento molto sano che potrebbe avere alcune proprietá antimicrobiche. Tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che mangiare aglio abbia protetto le persone dal nuovo coronavirus.

10. L’olio di sesamo blocca l’entrata del coronavirus nel corpo?

No. L’olio di sesamo non uccide il coronavirus. Ci sono dei disinfettanti chimici che possono eliminare il virus dalle superfici, come: disinfettanti a base di candeggina/chlorina, solventi, alcol (etanolo) al 75%, acido peracetico e cloroformio. Tuttavia, non hanno nessuna efficacia se messi sotto il naso o applicati sulla pelle, anzi, potrebbe risultare addirittura dannoso per la cute.

11. Il coronavirus colpisce solo gli anziani o anche i più giovani sono a rischio di contrarlo? 

Persone di tutte le etá possono essere a rischio di contrarre il COVID-2019. Gli anziani e le persone con condizioni mediche critiche pre-esistenti (asma, diabete, malattie cardiache) sono piú vulnerabili e rischiano maggiormente di ammalarsi gravemente per il virus. L’OMS consiglia a tutti di adottare misure di prevenzione per proteggersi dal virus, come seguire le norme igieniche per mani e vie respiratorie.

12. Gli antibiotici sono efficaci per prevenire e trattare il nuovo coronavirus? 

No. Gli antibiotici funzionano solo contro i batteri, non i virus. Il COVID-2019 è un virus e quindi gli antibiotici non funzionano nè come prevenzione nè come trattamento. Tuttavia, nel caso si venisse ospedalizzati per COVID-2019, è possibile che vengano somministrati antibiotici per curare un’eventuale co-infezione batterica.

13. Ci sono specifiche medicine per trattare il coronavirus? 

Ad oggi, non ci sono medicine raccomandate per prevenire o trattare il nuovo coronavirus. Tuttavia, le persone colpite ricevono tutte le cure adeguate per alleviare e trattare i sintomi. Coloro in condizioni di gravitá maggiore ricevono assistenza e supporto adeguato. Le ricerche per i trattamenti specifici sono giá in atto e alcuni verranno testati a breve.

Il diabete può predire l’insufficienza cardiaca

Fattore di rischio indipendente per lo sviluppo della malattia

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Il solo diabete mellito può rappresentare un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo dell’insufficienza cardiaca (HF).

Lo rivela uno studio pubblicato su Mayo Clinic Proceedings da un team dell’omonima clinica diretto da Michael Klajda, che spiega: «In questo studio, abbiamo anche dimostrato che i partecipanti con DM, anche in assenza di disfunzione diastolica, hanno maggiori probabilità di quelli senza DM di sviluppare HF».

Era già noto che il diabete fosse associato alle malattie cardiovascolari, ma il legame preciso con l’insufficienza cardiaca è difficile da determinare. Anche la compresenza di coronaropatie e ipertensione nei pazienti diabetici spesso rende difficile l’incidenza dell’insufficienza cardiaca.

Occhio secco, malattia complessa

Difficile da superare anche per colpa di abitudini errate

Quella dell’occhio secco è una condizione difficile da trattare perché complessa e tendente all’auto-mantenimento. Si crea cioè una specie di circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Una secrezione inadeguata di lacrime comporta instabilità e iperosmolarità del film lacrimale, il che a sua volta danneggia l’epitelio corneo-congiuntivale.

I danni indotti all’epitelio mettono in moto meccanismi infiammatori sulla superficie oculare e il rilascio di mediatori dell’infiammazione lacrimale.

I fattori di rischio per la malattia sono di carattere sia generale che particolare. Fra i primi, età avanzata, sesso femminile, menopausa, disfunzioni ormonali, chemioterapia, diabete, malattie autoimmuni, allergie, epatite C, deficit di vitamina A.

Diabete, la dipendenza da nicotina è un fattore di rischio

Studio mostra legame diretto tra pancreas e cervello

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Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale.

È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la
nicotina e le cellule del pancreas che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina, attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2, fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale.

Gravidanza, lo smog aumenta il rischio di diabete

Controllo glicemico dei nascituri in pericolo

L’inquinamento atmosferico potrebbe aumentare il rischio di diabete nei bambini esposti in gravidanza.

A sostenerlo è uno studio pubblicato su Jama Network Open da un team della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston guidato da Emily Oken.

In particolare, sarebbero le polveri sottili a creare problemi. Lo studio ha analizzato 365 bambini nati a Città del Messico ed esposti durante la gestazione a una concentrazione media giornaliera di PM 2.5, ovvero le particelle molto piccole e inalabili composte da fuliggine, polvere e residui vari. Il valore era pari a 22,4 microgrammi per metro cubo di aria, molto al di sopra del limite fissato dalle autorità.