La chirurgia bariatrica riduce i rischi di diabete e cancro

Migliora l’aspettativa di vita e la salute del cuore

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Uno studio italiano dimostra che la chirurgia bariatrica malassorbitiva riduce del 50% l’incidenza di alcune malattie gravi.

La ricerca, pubblicata su Obesity Surgery e International Journal of Obesity, evidenzia l’efficacia della tecnica riguardo a diabete, disturbi cardiovascolari, neoplasie, dislipidemia e oculopatie nei pazienti gravemente obesi, rispetto ai pazienti non operati e sottoposti ad altri trattamenti medici a parità di BMI, sesso ed età e osservati nello stesso arco temporale.

Nello specifico è stata dimostrata, negli anni successivi all’intervento, una riduzione della probabilità di contrarre diabete del 90%, tumori dell’80%, ipertensione arteriosa del 70% e malattie cardiovascolari del 36%; di grande valore il dato che la chirurgia bariatrica malassorbitiva riduce la mortalità del 36%.

Insalata Cannellina

Ideale per un contorno leggero, o come pasto veloce, questa insalata di fagioli e feta contiene tutti i nutrienti per riprendere la carica e arrivare a fine giornata, se non felici, perlomeno non a stomaco vuoto.

 Fagioli: ricchi di potassio, ferro, fosforo, manganese, calcio, zinco e selenio.  Grazie anche all’abbondanza di fibre e al basso indice glicemico, sono ideali nelle diete contro sovrappeso, diabete e ipertrigliceridemia.

Cosa serveCosa serve (per 2 persone)

 

400 g di fagioli cannellini precedentemente cotti

2 pomodori

1 peperone verde

150 g di feta greca

Olive nere

Sale

Pepe

Olio extravergine di oliva

Come si preparaCome si prepara

 

Tagliare i pomodori e il peperone a fettine, e versarli in una terrina capiente. Aggiungere i fagioli, le olive nere, la feta sbriciolata. Condire con sale, pepe e olio extravergine di oliva.

Un’ecografia alla spalla svela il diabete

L’esame predice con precisione chi è più a rischio

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Basta un’ecografia della spalla per scoprire se si è a rischio di diabete. La curiosa conclusione è resa nota da uno studio presentato nel corso del meeting annuale della Radiological Society of North America (RSNA) a Chicago.

La ricerca dimostra che il deltoide, ovvero il muscolo principale della spalla, appare più evidente rispetto agli altri nell’immagine ecografica nei pazienti ad alto rischio di sviluppare il diabete.

Lo studio, firmato da Steven Soliman dell’Henry Ford Hospital di Detroit, potrebbe rappresentare una piccola svolta per tante persone poco consapevoli del rischio che corrono di sviluppare la malattia.

Noi siamo alla ricerca di esami semplici che colgano aspetti che possono aiutarci ad evidenziare la popolazione a rischio di diabete – spiega Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid).

Diabete e parodontite, un nesso

La miglior prevenzione oggi si fa dal dentista

Esiste una correlazione diretta tra salute orale e diabete: il rischio di sviluppare il diabete è superiore del 20-30% per chi soffre di problemi parodontali, chi è affetto da diabete è 1,5 volte più esposto al rischio di disturbi gengivali.

La buona notizia è che una buona salute orale nelle persone diabetiche può contribuire a ridurre i livelli glicemici. Questo è solo uno dei potenziali collegamenti rivelati dalla “Campagna parodontologia e diabete” che SUNSTAR e la Federazione europea di Parodontologia (EFP) lanciano in occasione della Giornata mondiale del diabete.

Circa l’80% delle persone sopra i 30 anni presenta una qualche forma di disturbo gengivale (gengivite in forma lieve e parodontite in forma grave). Significa quindi che 750 milioni di persone nel mondo soffrono di problemi gengivali.

Se resti seduto rischi la morte

Il pericolo di una morte prematura aumenta di molto a causa della sedentarietà

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La sedentarietà invecchia e uccide. Quasi il 15% dei decessi in Italia è causato dalla sedentarietà, con una spesa in termini di costi sanitari di 1,6 miliardi di euro all’anno per le patologie ad essa direttamente collegate, ovvero tumore del seno, del colon, diabete di tipo 2 e coronaropatia.

Eppure basterebbe un aumento dei livelli di attività fisica e l’adozione di uno stile di vita più equilibrato per abbattere questi numeri. A dirlo è il Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività”, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e presentato in un convegno all’ISS dedicato all’argomento.

Diabete, linagliptin sicuro per il cuore

Sicurezza cardiovascolare garantita a lungo termine

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Sono disponibili i risultati dello studio CARMELINA sugli effetti di linagliptin in ambito cardiovascolare nei pazienti affetti da diabete di tipo 2.

Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario dimostrando un profilo di sicurezza cardiovascolare simile rispetto a placebo quando aggiunto a standard terapeutico. CARMELINA ha anche avuto un endpoint secondario principale composito, per cui ha dimostrato un profilo di sicurezza renale simile rispetto a placebo.

Il profilo complessivo di sicurezza di linagliptin in CARMELINA è stato coerente con i dati precedenti e non sono stati osservati nuovi segnali di sicurezza. CARMELINA ha anche dimostrato un tasso simile di ospedalizzazione per scompenso cardiaco con linagliptin rispetto a placebo.

Diabete e pressione alta, pochi controlli

Scarsa percezione dei rischi fra i diabetici

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Chi soffre di diabete deve prestare particolare attenzione anche alla pressione alta.

Normalmente la prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione adulta è pari a circa il 35% ma questa percentuale sale nel diabetico sino al 70%, anche all’80%. Purtroppo in Italia non c’è un’appropriata cultura della prevenzione e del controllo di questo fattore di rischio. Basta pensare che un italiano su tre non sa di avere la pressione alta. Questo è l’allarme che viene lanciato dalla SIIA, Società italiana dell’Ipertensione Arteriosa.

Un diabetico di tipo 2 – dichiara Claudio Ferri, Presidente della SIIA – deve controllare non solo la glicemia, ma anche la pressione arteriosa.

Nuova tecnica chirurgica per gli aneurismi dell’aorta

Presentato nuovo approccio per gli aneurismi dell’arco aortico

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Nuova tecnica per il trattamento degli aneurismi complessi dell’arco aortico. L’ha presentata il professor Alessandro Castiglioni, primario di Cardiochirurgia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele in occasione del 32esimo incontro annuale dell’EACTS – European Association for Cardio-Thoracic Surgery, che si è svolto a Milano.

L’aneurisma è la dilatazione progressiva di un tratto di un’arteria causata da un’alterazione delle sue pareti. Tra i fattori di rischio principali ci sono ipertensione arteriosa, età, familiarità, ipercolesterolemia, diabete, fumo. Nei casi più seri si può assistere a una gravissima complicanza del quadro che prende il nome di dissezione aortica e che richiede un tempestivo e immediato intervento cardiochirurgico di sostituzione dell’aorta ascendente.

Diabete, l’enzima killer dei vasi

P300 rappresenta un pericolo per i diabetici

Il diabete è una malattia che danneggia i vasi e accelera la formazione di placche aterosclerotiche, aumentando così il rischio di eventi cardiovascolari come infarto e ictus.

I meccanismi cellulari che controllano enzimi importanti per l’integrità della funzione vascolare non sono ancora del tutto noti. “Abbiamo quindi studiato cellule vascolari ottenute da un vaso del cordone ombelicale, mantenute in coltura con alte concentrazioni di glucosio – spiega la dottoressa Gloria Formoso dell’Università di Chieti – e le abbiamo confrontate con altre cellule, lasciate crescere in concentrazioni di glucosio normali”.

In entrambi i tipi di cellule sono stati valutati i livelli e l’attività di alcuni, quali la Ossido Nitrico Sintasi endoteliale (eNOS), coinvolti nella regolazione di importanti processi protettivi della parete del vaso.

Sarcopenia, scoperto l’enzima che protegge i muscoli

Nuovo bersaglio terapeutico nelle persone diabetiche

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Uno studio dell’Università di Tor Vergata ha dimostrato che l’enzima anti-ossidante perossiredossina-6 (Prdx6), già noto per il suo ruolo nel controllo della glicemia, è anche in grado di proteggere dalla sarcopenia diabetica.
Questo ne fa un nuovo importante bersaglio terapeutico per proteggere le persone con diabete di tipo 2 da questa condizione invalidante.

La rilevante novità scientifica di questo studio – commenta la dottoressa Francesca Pacifici, Endocrinologia, Università Tor Vergata, Roma – è il ruolo fondamentale che la Prdx6 svolge nei meccanismi responsabili dell’insorgenza della sarcopenia correlata al Diabete di tipo 2. Pertanto, la Prdx6 potrebbe essere considerata un nuovo potenziale target terapeutico utile al ripristino della massa muscolare che si osserva nei pazienti diabetici.