Covid, il vaccino protegge anche i bambini

Probabilità di contagio abbattute se i familiari si vaccinano

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I bambini sotto i 12 anni non possono ancora vaccinarsi contro Covid-19, come noto. Tuttavia, uno studio svedese pubblicato su Jama evidenzia l’efficacia della vaccinazione come strumento di protezione comunitaria anche all’interno di una famiglia.
Più soggetti sono vaccinati, minore sarà il rischio di infettarsi anche per i soggetti non vaccinati. Il rischio è inferiore del 45%-61% se 1 persona in famiglia è stata vaccinata (o si è precedentemente infettata), del 75-86% se le persone immunizzate sono 2, del 91-94% se sono 3 e del 97% se ci sono 4 membri immunizzati.
La ricerca è stata realizzata su 1.789.728 soggetti distribuiti in famiglie composte da 2 a 5 membri con età media di 51,3 anni. Le caratteristiche di base degli individui non immuni erano: età media più bassa (27,3 anni), minor presenza di diagnosi mediche (come da infarto miocardico), reddito medio più basso e una …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, vaccino, bambini,

Linfoma e Covid-19, il vaccino riduce i rischi

Necessario per evitare una forma grave della malattia

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Come confermato da numerose evidenze, i pazienti con linfoma sperimentano spesso una malattia da Covid-19 clinicamente più severa, vanno più frequentemente incontro a complicanze e presentano ridotti tassi di sopravvivenza, rendendo questa categoria di pazienti particolarmente vulnerabile.
Anche se i pazienti superano la fase acuta dell’infezione Covid-19, un’interruzione della terapia contro il linfoma può significativamente impattare sull’esito favorevole di una terapia salvavita.
Riportiamo a questo proposito la storia di una giovane paziente di 32 anni con diagnosi di Linfoma di Hodgkin classico in uno stadio localmente avanzato, diagnosticato durante la pandemia a Giugno 2020. Per tale patologia la paziente intraprendeva la chemioterapia standard con lo schema ABVD. Una valutazione della risposta precoce con l’esame PET-TAC dopo 2 cicli evidenziava una buona risposta con …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Cancro, immunoterapie combinate aumentano la sopravvivenza

Speranza di vita allungata grazie a più molecole

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Combinare le immunoterapie per il cancro migliora i tassi di sopravvivenza per vari tipi di neoplasie. Stando ai dati, quasi la metà dei pazienti con tumore del rene (48%) trattati in prima linea con la combinazione nivolumab/ipilimumab sono vivi a 5 anni
Nel mesotelioma, lo stesso approccio ha garantito la sopravvivenza a 3 anni del 23% dei pazienti.
I dati derivano dagli studi CheckMate -214 e CheckMate -743, presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) e approfonditi in un press briefing virtuale promosso da Bristol Myers Squibb.
Nel 2020, in Italia, sono stati stimati 13.500 nuovi casi di tumore del rene e più di 144mila persone vivono dopo la diagnosi. La forma più frequente è quella a cellule renali.
“Oltre il 50% dei pazienti con malattia in fase precoce guarisce – afferma Carmine Pinto, Direttore Oncologia Medica Comprehensive Cancer Centre …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | immunoterapia, cancro, rene,

L’intelligenza artificiale scova il cancro ai polmoni

Potrebbe anticipare la diagnosi di un anno

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Un preziosissimo anno guadagnato da utilizzare per colpire il cancro dei polmoni al suo stadio iniziale. È quanto promette uno studio presentato durante il Congresso internazionale della European Respiratory Society sull’intelligenza artificiale applicata alla diagnosi del cancro.
La ricerca dell’Université Côte d’Azur, dell’Ospedale universitario di Nizza e dell’azienda Therapixel si è concentrata sull’analisi dell’efficacia dell’IA nella diagnosi del cancro polmonare, che ogni anno causa 1,8 milioni di morti nel mondo.
Spesso la malattia viene diagnosticata in fase avanzata, quando le probabilità di successo del trattamento sono molto inferiori. Per questo, il team guidato da Benoît Audelan ha messo a punto un programma di apprendimento automatico addestrato con le scansioni TC di 888 pazienti con crescite sospette di masse tumorali.
L’algoritmo è stato testato su diversi set di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tumore, polmone, intelligenza,

Coronavirus: meno adulti vaccinati, più bambini a rischio

Tassi di ospedalizzazione più alti dove si vaccina di meno

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A tassi di vaccinazione più bassi fra gli adulti corrisponde un rischio più elevato di ospedalizzazione per Covid fra i bambini. A segnalare il rapporto sono i Centers for Disease Control and Prevention, secondo cui tra fine giugno e metà agosto – in concomitanza con l’arrivo della variante Delta – i tassi di ospedalizzazione dei bambini negli Stati dove si è vaccinato meno sono quasi 4 volte maggiori rispetto a quanto accade negli Stati dove si vaccina di più.
La ricerca ha analizzato i casi di Covid, le visite al pronto soccorso con diagnosi Covid e i relativi ricoveri ospedalieri nelle fasce di età 0-4 anni, 5-11 anni e 12-17 anni, dal 1 agosto dello scorso anno (2020) al 27 agosto di quest’anno (2021). La Delta è diventata prevalente in Usa da fine giugno 2021.
I diversi Stati sono stati divisi in 4 gruppi: quelli che hanno vaccinato di più (highest), quelli che hanno vaccinato un …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Alzheimer, serve un’occupazione stimolante

I lavori intellettualmente stimolanti ne riducono il rischio

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Per allontanare lo spettro dell’Alzheimer è bene impegnarsi in un’attività intellettualmente stimolante. Lo ricorda uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team dello University College London.

Lo studio, realizzato da Mika Kivimäki, ha preso spunto dai dati di 7 ricerche precedenti sull’argomento che hanno coinvolto un totale di oltre 100mila soggetti. Chi svolge lavori intellettualmente stimolanti ha una probabilità di subire una diagnosi di demenza più bassa, con un ritardo di 1,7 anni rispetto ai coetanei che hanno avuto occupazioni meno impegnative.

Fra i primi vengono diagnosticati in media 2,5 casi di demenza in meno l’anno ogni 10mila soggetti rispetto ai soggetti del secondo gruppo.

Come ridurre le diagnosi sbagliate nel cancro della prostata

Utilizzo combinato di risonanze magnetiche e biopsie mirate

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Negli screening per il cancro della prostata c’è un problema di sovradiagnosi che potrebbe essere risolto servendosi di risonanze magnetiche e biopsie mirate.

A dirlo è uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team del Karolinska Institutet di Stoccolma diretto da Tobias Nordström, che spiega:

«La maggior parte dei paesi non ha introdotto lo screening per il cancro della prostata a livello nazionale, perché i metodi attuali portano a diagnosi e biopsie eccessive e non necessarie. I nostri risultati mostrano tuttavia che utilizzando metodi più moderni per lo screening di questo tumore è possibile conservarne i benefici riducendo sostanzialmente i danni».

Al momento, lo screening viene effettuato con il test dell’antigene prostatico specifico (Psa) e le biopsie tradizionali, ma i risultati, spesso inaffidabili, causano il ricorso a indagini invasive non necessarie.

Nuova tecnica non invasiva svela tumori e Alzheimer

Basata su nanosonde che valutano organi e tessuti

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Una nuova tecnica di diagnosi non invasiva per la scoperta di tumori e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. È il risultato di uno studio pubblicato su Nature Communications da ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La tecnica, non invasiva, si basa su nanosonde che ottengono informazioni dall’interno di organi e tessuti. È indicata in quei casi in cui l’obiettivo diagnostico è molto difficile da raggiungere, e tecniche come i raggi X o la risonanza magnetica hanno un alto rischio di fallibilità.

Il team guidato da Giancarlo Ruocco dell’Iit e da Marco Leonetti del Cnr ha simulato in laboratorio la diffusione della luce in un sistema complesso come il corpo umano, misurandone poi la deformazione grazie a una nanosonda 10.000 volte più piccola di un capello.

La pillola aumenta il rischio di glaucoma

Nesso fra contraccettivi ormonali e rischio di sviluppare il glaucoma

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Uno studio pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology segnala il nesso possibile fra uso della pillola anticoncezionale e maggior rischio di insorgenza del glaucoma.

Kate Hogden, prima autrice dello studio, commenta: «Abbiamo studiato l’associazione tra l’uso di contraccettivi ormonali e l’incidenza del glaucoma nelle donne in età riproduttiva con particolare attenzione alla durata e al tipo di contraccettivi ormonali utilizzati».

Per arrivare alle proprie conclusioni, i ricercatori hanno utilizzato dati presi da un database di IQVIA risalenti al periodo 2008-2018, identificando casi di glaucoma e ipertensione oculare.

I casi di glaucoma sono stati abbinati a 4 controlli per età, indice di massa corporea e tempo di follow up.

Nuovo test per la diagnosi del cancro della prostata

Non indica solo la presenza della malattia ma anche la sua gravità

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Un nuovo test per la diagnosi del cancro alla prostata non si limita a diagnosticare la malattia, ma ne indica la gravità.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancers da un team della Norwich Medical School della University of East Anglia guidato da Dan Brewer, che spiega:

«I test più comunemente usati per il cancro alla prostata includono esami del sangue, l’esame rettale digitale, la risonanza magnetica o la biopsia invasiva. Tuttavia, i medici faticano a prevedere quali tumori diventeranno aggressivi, rendendo difficile decidere il trattamento per molti uomini».

Il nuovo test – chiamato ExoGrail – è stato sviluppato combinando due fonti di biomarcatori: la misurazione di un marcatore proteico chiamato EN2 e i livelli di espressione genica di 10 geni correlati al rischio di cancro della prostata.