Autismo, forse coinvolti i solventi

L’esposizione in gravidanza potrebbe aumentarne il rischio

Se una donna in gravidanza è esposta ai solventi sul posto di lavoro è possibile che il rischio di insorgenza dell’autismo nel bambino si alzi.

Lo dice uno studio pubblicato su Occupational & Environmental Medicine:

I nostri risultati si aggiungono a un numero crescente di prove che indicano un potenziale collegamento tra fattori ambientali e lavorativi e lo sviluppo dell’autismo, ma dobbiamo comunque interpretarli con cautela, afferma Erin McCanlies, del National Institute for Occupational Safety and Health di Morgantown, negli Stati Uniti, che ha diretto il gruppo di lavoro.

Bpco, diagnosi valida con l’indice di Tiffeneau

Indicatore efficace come consigliano le linee guida

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Un nuovo studio apparso su Jama rivela l’efficacia dell’indice di Tiffeneau come parametro per la diagnosi della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco).

Un valore inferiore a 0,70 dell’indice – che rappresenta il rapporto fra volume espiratorio massimo nel primo secondo e capacità vitale forzata (FEV1/FVC) – rappresenta un buon indicatore per la diagnosi della malattia.

«Questa soglia fissa era stata proposta in base all’esperienza degli esperti, ed era controversa. Ma nessuna altra soglia è risultata significativamente più accurata nelle nostre stratificazioni per sesso o in analisi aggiustate per caratteristiche sociodemografiche e antropometriche, il che suggerisce che lo 0,70 possa essere un valore davvero applicabile a tutti gli adulti», afferma Surya Bhatt, della University of Alabama di Birmingham, primo nome dello studio.

Nuovo farmaco per un raro tumore del sangue

Tagraxofusp ha dato buoni risultati in caso di BPDCN

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La neoplasia a cellule dendritiche plasmacitoidi blastiche (BPDCN) può essere ora affrontata con una nuova terapia specifica, Tagraxofusp.

Il BPDCN ha alcune caratteristiche in comune con le leucemie e i linfomi, e inoltre favorisce la comparsa di tumori della pelle.

Tagraxofusp è una terapia biologica che ha come bersaglio la proteina CD123, sovraespressa sulle cellule tumorali di BPDCN. «Il trattamento standard è la chemioterapia, con l’obiettivo di procedere a trapianti di cellule staminali allogeniche. Tuttavia, l’età media alla diagnosi è di circa 65 anni, e molti pazienti non sono idonei a ricevere la chemioterapia intensiva di solito necessaria per preparare il trapianto di cellule staminali.

Un’ecografia prima del parto per evitare il cesareo

Evita la mancata diagnosi di presentazione podalica

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Sarebbe necessaria un’ecografia di routine alla 36esima settimana di gravidanza per evitare la presentazione podalica del bambino e ridurre in tal modo il ricorso al cesareo di emergenza.

Lo dice uno studio pubblicato su Plos Medicine da un team della University of Cambridge diretto da David Wastlund, che commenta:

La presentazione podalica non diagnosticata aumenta il rischio di morbilità e mortalità perinatale. Nella pratica corrente, la presentazione fetale viene valutata per mezzo della palpazione dell’addome materno, ma la sensibilità di questo approccio varia molto in base a chi lo mette in pratica. Usando abitualmente lo screening ecografico, la presentazione podalica non diagnosticata in travaglio potrebbe essere evitata, riducendo il rischio di morbilità e mortalità sia per la madre che per il bambino.

Nuovo test per le infezioni sessuali da Mycoplasma

Si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico

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Un nuovo test per la diagnosi di infezione sessualmente trasmessa da Mycoplasma genitalium è stato approvato dalla Fda americana.

Il test si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico ed è stato messo a punto da Hologic Inc.

Il Mycoplasma genitalium provoca spesso uretrite non gonococcica negli uomini e cercicite e malattia infiammatoria pelvica nelle donne. Dal momento che la sua crescita è piuttosto lenta, è difficile da individuare con i metodi tradizionali.

I pazienti con infezioni uro-genitali non identificate sono tipicamente trattati con antibiotici, alcuni dei quali potrebbero non essere efficaci contro il M. Genitalium. In passato, è stato difficile diagnosticare questo organismo, ma se i medici sono in grado di rilevarlo in modo più affidabile, possono decidere il trattamento con maggiori probabilità di efficacia.

Nuovo test per la sindrome da fatica cronica

Un esame del sangue dimostra l’esistenza della malattia

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Un team di scienziati della Stanford University ha messo a punto un test del sangue per la diagnosi obiettiva della sindrome da fatica cronica.

L’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica (ME/CFS) colpisce milioni di persone e potrebbe essere innescata da una combinazione di fattori. È caratterizzata da esaurimento psicofisico e da sintomi quali ipersensibilità alla luce e dolori diffusi.

«Troppo spesso questa malattia è catalogata come immaginaria», afferma Ron Davis. La diagnosi si fa per esclusione, dal momento che non esiste ancora un biomarcatore.

Lo studio, pubblicato su Pnas, descrive i risultati di un test del sangue sperimentato su 40 soggetti, 20 dei quali colpiti da ME/CFS e altri 20 sani.
Nei primi le cellule immunitarie mostrano sbalzi esasperati nella loro carica elettrica, e questo aspetto dimostrerebbe l’esistenza della malattia.

Nuovo test per scoprire il virus Herpes simplex

Faciliterà la diagnosi di meningiti ed encefaliti

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L’azienda italiana DiaSorin sta per commercializzare negli Stati Uniti un nuovo test molecolare denominato Vzv Direct. Il test consente di individuare il virus della varicella-zoster grazie all’analisi del fluido cerebrospinale, favorendo così la diagnosi di eventuali meningiti ed encefaliti.

“I test del virus Herpes simplex 1 e 2 della varicella-zoster sul fluido cerebrospinale fanno parte dell’algoritmo diagnostico per l’encefalite negli adulti – spiega Michelle Tabb, Chief Scientific Officer di DiaSorin Molecular Llc – Il nostro nuovo test Vzv Direct, insieme ai test Hsv 1 & 2, fornisce una tempestiva riposta ai medici nella diagnosi e nel conseguente trattamento dei pazienti affetti da questa patologia”.

Il virus provoca come noto la varicella, ma pochi sanno che la malattia infettiva può causare in alcuni casi anche pericolose forme di meningite.

Batteriemia, nuovo esame abbatte i tempi per la diagnosi

Il test ricerca i cinque microrganismi più comuni

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Un nuovo test di laboratorio ha rivelato la propria efficacia nel diagnosticare in minor tempo la presenza di una batteriemia.

Si tratta di T2BacteriaPanel (T2B), test prodotto da Biosystem e approvato dalla Fda americana per la ricerca di cinque microrganismi che comunemente causano batteriemie.

Uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine ha segnalato la riduzione evidente dei tempi necessari per la diagnosi grazie al test.

Il T2Bacteria Panel utilizza campioni di sangue dai quali il DNA associato ai microbi viene amplificato e valutato con una tecnologia di risonanza magnetica. Il test rileva i più comuni organismi “ESKAPE”, ovvero Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli.

Gli amidi grassi aiutano a diagnosticare l’Alzheimer

Presenti in concentrazioni maggiori nei malati

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Da anni i ricercatori tentano di mettere a punto un test del sangue che diagnostichi l’Alzheimer, che di fatto allo stato attuale è diagnosticabile in maniera obiettiva solo post-mortem.

Ora un team del King’s College di Londra ha pubblicato su Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association uno studio che verte sulla possibilità di un test del sangue per la diagnosi precoce della malattia.
Il test si basa sulla rilevazione della concentrazione plasmatica di molecole che inducono il sonno: gli amidi grassi.

Queste molecole, infatti, sarebbero presenti in misura maggiore nel sangue dei malati rispetto a quello di soggetti sani.

In fase di sperimentazione, i ricercatori hanno analizzato il sangue di quasi 600 soggetti con Alzheimer e non, servendosi di una tecnica sofisticata per catturare quante più molecole possibili.

Bocca in 3D per aiutare i dentisti

Il modello tridimensionale riduce gli errori degli specialisti

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Bastano una stampante in 3D e un software per ridurre gli errori dei dentisti. Con pochi clic, lo specialista può creare un modello tridimensionale realistico della bocca del paziente, il che gli consente di intervenire con maggiore efficacia e sicurezza.

Il sistema è stato ideato da Giuseppe Cicero, odontoiatra che ha partecipato al Summit “The Future of 3D Printing in Medicine and Dentistry”, che ha avuto luogo a Boston.

Questo nuovo sistema – spiega l’esperto – consente di eseguire una diagnosi al massimo della precisione e preparare un eventuale intervento senza margine di errore e in modo che sia compreso anche da chi lo subisce. Per un paziente, infatti, poter comunicare con il dentista all’interno dello studio avendo davanti un modello 3D della propria bocca, cioè toccando con mano tutto ciò che vi è al di sotto delle gengive, è davvero qualcosa di unico.