Tumore del pancreas, le linee guida sulla chirurgia

Raccomandazioni per la migliore pratica chirurgica

Tumore pancreas_7954.jpg

Il tumore del pancreas rappresenta la quarta causa di morte da cancro in Europa e nel nostro Paese è in costante crescita. Se nel 2014 sono stati registrati 12.700 casi in Italia, nel 2019 ne sono stimati 13.500, con un aumento percentuale del 6%. Nonostante i grandi progressi compiuti nel campo della ricerca oncologica, non ci sono sviluppi significativi nella cura della neoplasia pancreatica.

La terapia chirurgica offre migliori chance di sopravvivenza. Purtroppo è praticabile in meno del 20% dei casi a causa della diagnosi solitamente fatta in fase avanzata della malattia. Inoltre è una chirurgia che presenta un alto livello di complessità che ha conseguenze importanti sui tempi di ricovero e sul recupero funzionale del paziente.

Tumori neuroendocrini, 7 anni per una diagnosi

Italia leader nel trattamento multidisciplinare

Tumori_9056.jpg

Sono rari e “silenziosi”, perché solo nel 20% dei casi mostrano sintomi specifici. Le conseguenze possono essere gravi, perché per due terzi dei pazienti colpiti dai tumori neuroendocrini (NET, Neuro-endocrine Tumors) i ritardi nella diagnosi arrivano fino a 7 anni.

In Italia, ogni 12 mesi, sono stimati circa 2.700 casi di queste neoplasie, classificate come rare perché interessano meno di 6 persone ogni 100mila abitanti. Il nostro Paese è al vertice in Europa per numero di centri certificati dalla Società Europea dei tumori neuroendocrini (ENETS, European Neuroendocrine Tumor Society): sono 8 e uno dei criteri indispensabili per ottenere il riconoscimento è la soglia minima di casi da trattare ogni anno, pari a 80. A queste patologie eterogenee e difficili da individuare e gestire è stato dedicato un media tutorial a Milano.

Tumore del fegato, una terapia mirata per batterlo

Controlla il cancro e migliora la qualità di vita

Tumore al fegato_5403.jpg

Il tumore del fegato è “silenzioso”, perché non mostra sintomi specifici e solo il 10% dei casi è diagnosticato in fase iniziale quando l’intervento chirurgico può essere risolutivo.

Per questo, le percentuali di guarigione sono ancora basse, infatti solo il 20% è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Oggi si stanno aprendo nuove prospettive, grazie alla medicina di precisione: una terapia mirata, lenvatinib, ha dimostrato, per la prima volta in dieci anni, di offrire in prima linea, cioè in pazienti mai trattati prima, più benefici rispetto allo standard di cura (sorafenib).

Le armi innovative nella lotta contro questa neoplasia sono approfondite al XXI Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) di Roma.

La medicina predittiva entra in ginecologia

Il rischio di cancro ovarico e all’endometrio si ridurrà del 50%

Tumore mammario_2405.jpg

Grazie alle opportunità offerte dalla medicina predittiva, già da tempo consolidata in altre branche mediche, inclusa l’ostetricia con la possibilità, ad esempio, di eseguire indagini prenatali per individuare precocemente malattie e anomalie del feto, la ginecologia si candida a diventare una delle aree in cui sarà più evidente la trasformazione della lotta contro il cancro.

Le innovazioni della genomica e i marker molecolari consentiranno sempre di più di mettere in atto strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori ginecologici “cucite su misura” sulla singola donna, secondo il paradigma della “precision medicine”. Di questi temi si è parlato al Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia di Napoli.

Tumore del rene, cabozantinib efficace

Malattia subdola, ancora troppe diagnosi tardive

Tumore renale_13916.jpg

Nel 2019 in Italia il numero di casi attesi di tumore del rene è in totale 12.600. Il 71% di questi pazienti risulta vivo a cinque anni dalla diagnosi e può essere considerato guarito. Un risultato importante e di 10 punti percentuali sopra la media registrata nell’intero Continente Europeo (61%).

Merito delle nuove terapie, sempre più precise e mirate, mentre risultano ancora poche le diagnosi precoci. È quanto sottolineano gli specialisti della SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) in un media tutorial organizzato oggi a Milano.

Anche se in calo, nell’ultimo anno, il carcinoma renale interessa in totale circa 130mila italiani – afferma il dott. Giario Conti, Segretario Nazionale SIUrO -. È una neoplasia subdola e insidiosa perché spesso rimane clinicamente silente per la maggior parte del suo corso.

Cancro al colon, nuova terapia rivoluzionaria

Ricerca italo-inglese pone le basi per un nuovo trattamento

Il cancro del colon-retto potrebbe avere presto una nuova terapia. È il risultato di uno studio cui ha partecipato l’Istituto di Candiolo IRCCS, coordinato da Mathew Garnett del Sanger Institute di Cambridge, nel Regno Unito e pubblicato su Nature.

L’importante lavoro dell’equipe, che comprende anche Gabriele Picco, ricercatore formatosi a Candiolo e post-doc a Cambridge, ha posto le basi per lo sviluppo di una terapia applicabile sul cancro del colon. In Italia si formulano ogni anno circa 53.000 nuove diagnosi di tumore del colon-retto.

Il gruppo inglese ha applicato una tecnologia chiamata CRISPR/Cas9 che permette di eliminare, una per una, le proteine presenti in un tumore.

Fibrosi polmonare idiopatica, nuovo anticorpo la cura

L’efficacia del composto pamrevlumab

Polmonite_9799.jpg

Uno studio internazionale coordinato dal Policlinico Gemelli di Roma rivela le proprietà di un nuovo composto per la cura della fibrosi polmonare idiopatica.

Lo studio, pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine, apre nuove prospettive per la cura di questa malattia rara la cui diffusione è però destinata ad aumentare, complice l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle diagnosi precoci.

Pamrevlumab, un anticorpo monoclonale, rallenta la progressione della malattia bloccando una molecola chiave, il connective tissue growth factor (CTGF).

Lo studio è stato coordinato a livello globale dal professore Luca Richeldi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Ordinario di Pneumologia all’Università Cattolica campus di Roma.

La seconda vita della curva da carico

Da un vecchio test, nuove indicazioni per una diagnosi più accurata di diabete

Diabete_6114.jpg

Uno studio italiano realizzato dal professor Giorgio Sesti dell’Università La Sapienza di Roma, presidente della Fondazione Diabete Ricerca e past-president della SID, ha dimostrato che un valore di glicemia maggiore di 155 mg/dl, 1 ora dopo il test da carico orale di glucosio, è in grado non solo di identificare i soggetti pre-diabete ma anche un gruppo di soggetti con normale tolleranza al glucosio finora ‘invisibili’ alle strategie di prevenzione che presentano un rischio aumentato del 400 per cento di sviluppare un diabete conclamato entro i successivi 5 anni.

Come comunicare con un malato di Alzheimer

I consigli degli specialisti per l’interazione con i pazienti

Nel mondo sono circa 50 milioni le persone affette da Alzheimer e ogni 3 secondi viene posta una nuova diagnosi di Demenza: solo in Italia, i malati sono oltre 600.000.

Numeri già allarmanti che, complice il progressivo invecchiamento della popolazione, sono però destinati a triplicare entro il 2050, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una malattia sempre più diffusa, per affrontare la quale la sensibilizzazione resta quanto mai necessaria: per questo settembre è il mese dedicato all’Alzheimer, una ricorrenza istituita da OMS e ADI (Alzheimer’s Disease International), che culmina il 21 settembre con la Giornata mondiale dell’Alzheimer, il cui scopo è proprio aumentare la consapevolezza degli enormi problemi provocati dalla malattia e contrastare lo stigma che tuttora permea la demenza.

Una scansione oculare per la diagnosi di Alzheimer

I mutamenti della retina denunciano l’insorgenza della malattia

Morbo di Alzheimer_7285.jpg

Dagli occhi arriva un possibile metodo non invasivo per la diagnosi del morbo di Alzheimer. Un team di ricerca del Centre for Eye Research Australia e della University of Melbourne ha scoperto che i malati di Alzheimer mostrano mutamenti a carico della retina che possono dimostrare la presenza della malattia già nei primi stadi di sviluppo.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, dimostra la possibilità di individuare con precisione le persone con alti livelli di proteina beta amiloide, sostanza che si accumula nel cervello a partire da 20 anni prima dell’insorgenza dei primi sintomi.

La scansione oculare usa imaging iperspettrali per proiettare nell’occhio una luce con i colori dell’arcobaleno, una forma di tecnologia utilizzata nei satelliti per esaminare la superficie terrestre in cerca di giacimenti minerali.