La super biopsia liquida scova 50 tumori

Anche alcuni di difficile diagnosi prima che compaiano i sintomi

Prevenzione_10329.jpg

Una vera e propria rivoluzione quella annunciata sulle pagine di Annals of Oncology da Michael Seiden, amministratore delegato dell’azienda americana US Oncology. I ricercatori dell’azienda avrebbero messo a punto un test del sangue in grado di diagnosticare ben 50 tipi diversi di cancro prima che compaiano i sintomi, fra cui 12 dei più aggressivi e difficili da diagnosticare e curare come il cancro del pancreas.

Il test utilizza l’analisi del Dna tumorale circolante nel sangue effettuata grazie all’intelligenza artificiale. Dopo essere stato sviluppato su campioni di sangue di 1500 persone con tumori non trattati e 1500 pazienti sani, il team ha testato le capacità del software su altri 650 campioni di sangue di soggetti oncologici e 610 di soggetti sani di controllo. La specificità del sistema è stata sorprendente, il 99,3%.

I contagiati in Italia sono milioni

I numeri reali sono molto diversi da quelli ufficiali

Varie_4484.jpg

Quel che è certo ormai è che i numeri reali dell’emergenza coronavirus sono molto diversi da quelli ufficiali resi pubblici ogni giorno dalla Protezione Civile. Un rapporto dell’Imperial College di Londra, punto di riferimento mondiale per l’epidemiologia, suggerisce per l’Italia la cifra di 6 milioni di contagiati.

Neil Ferguson, una delle massime autorità in materia, che ha convinto il riluttante Boris Johnson ad adottare il lockdown, spiega:

Troviamo che il rallentamento della crescita dei decessi segnalati quotidianamente in Italia sia coerente con un impatto significativo degli interventi attuati diverse settimane prima. In Italia, stimiamo che il numero di riproduzione effettiva, Rt, sia sceso a quasi 1 intorno al momento del blocco (11 marzo), anche se con un alto livello di incertezza.

Coronavirus, l’Avigan funziona?

L’Aifa ne autorizza la sperimentazione

Varie_2479.jpg

Il video di un farmacista laziale di 41 anni ha alimentato le speranze di un rimedio quasi miracoloso per Covid-19, la malattia provocata dal nuovo coronavirus.

Cristiano Aresu ha pubblicato due giorni fa un video su Facebook nel quale si vede una piazza di Tokyo in un giorno normale. Aresu sostiene che l’utilizzo di Avigan (favipiravir) ha consentito ai giapponesi di ritornare immediatamente a una vita normale senza bisogno di misure restrittive per la limitazione del contagio ed è una fake news.

Secondo il farmacista, Avigan avrebbe bloccato il progredire della malattia nel 91 per cento dei casi, una cifra assunta in maniera arbitraria da Aresu come vedremo. Avigan è innanzitutto un farmaco noto, già in commercio in diversi paesi. Cadono subito quindi le solite polemiche che si rincorrono sui social all’insegna del “le autorità non ce lo dicono”.

Il coronavirus non è nato in laboratorio

Smentita l’ipotesi del virus manipolato dagli scienziati

Varie_14332.jpg

Sars-Cov-2 è frutto dell’evoluzione naturale degli altri virus della famiglia coronavirus e non di manipolazioni degli scienziati finite fuori dal loro controllo. Ad affermarlo è uno studio sui genomi del nuovo coronavirus e di virus affini pubblicato su Nature Medicine.

Kristian Andersen, ricercatore dello Scripps Research Institute di La Jolla che ha coordinato il lavoro, spiega: “Confrontando i dati genetici ad oggi disponibili per diversi tipi di coronavirus, possiamo risolutamente determinare che il Sars-Cov-2 si è originato attraverso processi naturali”.

Cade quindi l’ipotesi che ha circolato fin dai primi giorni e cara ai complottisti di tutto il mondo sull’errore umano in fase di test o addirittura sulla presunta arma biologica ideata dalle autorità cinesi.

Chi ha la psoriasi rischia il cancro

Nesso fra le due patologie aumenta le probabilità

Psoriasi_5210.jpg

Uno studio apparso su Jama Dermatology dimostra che il rischio di cancro sale nelle persone affette da psoriasi.

La psoriasi è una malattia complessa che, pur manifestandosi sull’epidermide, può avere effetti anche molto diversi sull’organismo, aumentando il rischio di soffrire di ansia, depressione, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

Ketty Peris, direttore della Dermatologia alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma e presidente della Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST, commenta:

I pazienti con psoriasi hanno ripercussioni sulla salute che si manifestano in molti modi differenti: oltre alle lesioni cutanee (che possono comportare prurito, dolore e disagio), è ormai stata documentata la maggiore probabilità di soffrire di artrite psoriasica, sindrome metabolica, patologie cardiovascolari, depressione.

Due ceppi di coronavirus, uno è più aggressivo

Ciò spiegherebbe gli effetti anche molto diversi sulle persone

Varie_4356.jpg

Ci sono casi di infezione da nuovo coronavirus – Covid-19 – che alimentano dubbi e interrogativi in seno alla comunità scientifica internazionale. Se di norma l’infezione viene gestita senza tanti problemi, in alcuni casi colpisce in maniera dura persone in perfetta salute e giovani. È il caso del paziente numero 1 in Italia, l’uomo di 38 anni tuttora ricoverato in rianimazione e in prognosi riservata.

Uno studio della Scuola di Scienze della Vita presso l’Università Peking di Pechino, al quale hanno collaborato colleghi del Peking Union Medical College e del CAS Key Laboratory of Molecular Virology & Immunology dell’Istituto Pasteur di Shanghai, svela l’esistenza di due distinti ceppi di Covid-19. Il primo, più aggressivo e contagioso, è stato denominato “tipo L”, mentre l’altro, il tipo S, risulta meno virulento.

Coronavirus, test in stile drive-through di McDonalds

Più veloci e sicuri per gli operatori sanitari

Varie_14327.jpg

In Corea del Sud, il secondo paese al mondo per numero di infettati dopo la Cina, si sta sperimentando con successo un nuovo sistema per il test dei soggetti che si sospetta siano contagiati dal nuovo coronavirus.

La particolarità è che il sistema è ispirato al drive-through di McDonalds e di altri marchi che distribuiscono cibo da asporto senza bisogno che il cliente esca dalla macchina.

A Goyang, città nel nord del paese, chi guida arriva in un parcheggio dove viene accolto dagli operatori sanitari che indossano tute protettive. Gli automobilisti si fermano in diversi punti del parcheggio dove infermieri con indumenti protettivi in plastica, mascherina e occhialini li registrano, controllano la temperatura corporea e si servono di tamponi per prelevare campioni dalla gola e dal naso.

Il miglior trattamento di prima linea per l’ipertensione

Più efficaci i diuretici tiazidici

Ipertensione_2197.jpg

Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) non sono altrettanto efficaci e sicuri dei diuretici tiazidici nel trattamento di prima linea dell’ipertensione.

Lo dice uno studio pubblicato su Lancet dalla Columbia University di New York e firmato da George Hripcsak, che spiega: «La scoperta della maggior efficacia e sicurezza globale dei diuretici tiazidici e tiazidici-like rispetto agli ACE-inibitori è un nuovo risultato che deve essere preso sul serio».

Le linee guida raccomandano l’uso di diversi farmaci di prima linea, fra cui i diuretici tiazidici e gli ACE-inibitori, ma anche i bloccanti del recettore dell’angiotensina, i calcio antagonisti diidropiridinici o non diidropiridinici in alcuni casi.

C’è tuttavia incertezza nello scegliere con quale farmaco iniziare nei pazienti con nuova diagnosi di ipertensione.

Un filler non vale l’altro

Anche se molto rari, gli effetti collaterali sono possibili

Cura della pelle_8691.jpg

Si iniettano nel volto per attenuare i segni del tempo, modellare nasi o ridefinire i contorni del viso: durano qualche mese, a volte anni, e poi sono riassorbiti dal corpo.

Sono i filler, uno degli interventi di medicina estetica più praticati in Italia e nel mondo, ma anche uno dei settori in cui le regole sono confuse e spesso contraddittorie, lasciando il campo aperto a medici poco preparati e a effetti collaterali che rischiano di essere cronici e invalidanti:

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una innovazione bilaterale: abbiamo imparato a comprendere più a fondo i fenomeni legati all’invecchiamento, in particolare modo per ciò che concerne il rimodellamento scheletrico facciale.

La minaccia del coronavirus nota già da 5 anni

Nel 2015 creato un virus in laboratorio che aveva dimostrato la sua pericolosità

Varie_14324.jpg

La minaccia rappresentata dal nuovo coronavirus era già nota agli scienziati. Uno studio aveva ipotizzato il salto di specie di infezioni simili a Sars e Mers che circolavano fra i rinolofi maggiori, ovvero i pipistrelli ferro di cavallo.

Per realizzare l’esperimento i ricercatori dell’Università della North Carolina di Chapel Hill si sono serviti di un clone del virus della Sars per generare e caratterizzare un virus chimerico che esprimesse le proteine superficiali del coronavirus SHC014 su modello murino. Praticamente hanno creato un virus in laboratorio e poi hanno visto quanto era pericoloso.

I dati indicano che il virus così realizzato può utilizzare efficacemente diversi recettori ortologhi ACE2, replicarsi in cellule delle vie aeree nell’uomo e diffondersi in vitro in concentrazioni equivalenti a quelle dei ceppi epidemici di Sars.