Lo smog fa male al cuore

Sotto accusa il particolato fine PM2.5

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Lo smog fa male al cuore. Lo conferma uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health da esperti della Oregon State University.

Lo studio ha coinvolto 157.436 adulti fra 35 e 70 anni in 21 paesi, monitorandone lo stato di salute dal 2003 al 2018. Nel corso del follow up sono stati registrati 3.219 decessi attribuibili a malattie cardiovascolari, e 9.152 soggetti in tutto hanno accusato un evento cardiovascolare.

I dati indicano un aumento del 5% per ogni 10 microgrammi per metro cubo in più nella concentrazione di particolato fine (PM2.5), uno degli inquinanti atmosferici più diffusi. Il PM2.5 viene rilasciato ad esempio dai tubi di scarico delle auto. Ciò si traduce in un 14% di eventi cardiovascolari associati all’esposizione al particolato PM2.5.

I raggi UV contro Covid-19

Il potere germicida della luce ultravioletta contro la pandemia

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La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2.

Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Minalo (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi.

È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d’onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi.

La gravità di Covid-19 dipende anche dai geni

Il patrimonio genetico individuale influenza l’intensità dei sintomi

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Una delle caratteristiche sorprendenti di Covid-19 è l’estrema eterogeneità delle sue manifestazioni cliniche. In molti casi, com’è noto, la malattia non si manifesta affatto nonostante la positività del soggetto. In altri casi, il tutto si risolve con una semplice sintomatologia influenzale. In un numero limitato ma drammatico di casi, però, la malattia rivela tutta la propria aggressività.

I ricercatori hanno cominciato a chiedersi il perché, e un team dell’Università di Siena ha presentato al congresso della European Society of Human Genetics un lavoro sull’influenza che il Dna esercita sull’infezione da nuovo coronavirus e di conseguenza sullo sviluppo di Covid-19.

“Negli ultimi decenni gli studi di genetica sono stati applicati con profitto per indagare malattie che nascono da una singola mutazione nel nostro patrimonio genetico”, spiega professoressa Alessandra Renieri.

Spliceosoma, come si propaga l’informazione nelle cellule

Complesso sistema cellulare alla base della sintesi proteica

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Una ricerca basata su simulazioni al computer dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iom), condotto in collaborazione con la Sissa – Scuola internazionale studi superiori avanzati e pubblicato su Journal Of the American Chemical Society, ha permesso di spiegare il funzionamento dello “spliceosoma”, un importante “macchinario biologico” per la vita cellulare.

Affinché avvenga la sintesi proteica, un gene (cioè una sequenza di DNA) viene inizialmente copiato su una molecola denominata RNA messaggero o mRNA, a sua volta incaricata di trasportare l’informazione contenuta nel DNA ad altri apparati cellulari, che danno inizio alla sintesi proteica. Tuttavia, l’RNA messaggero che viene copiato dal gene è in una forma prematura e deve seguire alcuni passaggi prima di poter essere utilizzato.

Taglia e cuci dell’RNA per le malattie complesse

Fondamentale conoscere il meccanismo di splicing

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Uno studio dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) in collaborazione con l’Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana pubblicato su Acs Catalysis, spiega come avviene il meccanismo chimico dello splicing dell’RNA messaggero.

Lo studio si focalizza su uno step critico per la formazione di un RNA messaggero maturo. L’RNA è l’acido nucleico che, insieme al più famoso DNA, costituisce un pilastro del codice genetico. Nelle cellule eucariotiche un macchinario molecolare chiamato spliceosoma svolge un processo di taglia e cuci che converte l’RNA messaggero in una forma matura, pronta cioè a essere letta per dare luogo alla sintesi proteica.

Affinché avvenga la sintesi di una proteina le cellule usano le informazioni contenute nell’RNA messaggero, che a sua volta viene generato a partire da sequenze di DNA, i geni.

La super biopsia liquida scova 50 tumori

Anche alcuni di difficile diagnosi prima che compaiano i sintomi

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Una vera e propria rivoluzione quella annunciata sulle pagine di Annals of Oncology da Michael Seiden, amministratore delegato dell’azienda americana US Oncology. I ricercatori dell’azienda avrebbero messo a punto un test del sangue in grado di diagnosticare ben 50 tipi diversi di cancro prima che compaiano i sintomi, fra cui 12 dei più aggressivi e difficili da diagnosticare e curare come il cancro del pancreas.

Il test utilizza l’analisi del Dna tumorale circolante nel sangue effettuata grazie all’intelligenza artificiale. Dopo essere stato sviluppato su campioni di sangue di 1500 persone con tumori non trattati e 1500 pazienti sani, il team ha testato le capacità del software su altri 650 campioni di sangue di soggetti oncologici e 610 di soggetti sani di controllo. La specificità del sistema è stata sorprendente, il 99,3%.

Scoperta una molecola che causa il cancro al seno

Una concentrazione elevata di IGF-1 aumenta il rischio della malattia

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Un’alta concentrazione del fattore di crescita IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile 1) può aumentare il rischio di insorgenza del tumore al seno. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Annals of Oncology da un team della International Agency for Research on Cancer di Lione e della University of Oxford.

I ricercatori hanno analizzato le concentrazioni della molecola nel sangue di 206.263 donne, seguite per 7 anni. In questo lasso di tempo sono stati registrati 4.360 casi di cancro al seno.

I dati indicano che fra le donne malate era più probabile una maggiore concentrazione di IGF-1. Fra chi aveva alti livelli ematici della molecola, 26 donne su 1000 finivano per ammalarsi, mentre fra chi aveva bassi livelli solo 20 su 1000 si ammalavano.

Corretto il difetto che causa la sindrome di Lesch-Nyhan

Trapianto di cromosoma su cellule staminali umane

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Ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) e dell’IRCCS Humanitas hanno ottenuto per la prima volta cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) in cui un cromosoma X affetto da una malattia genetica è stato sostituito con un altro sano.

Molte malattie genetiche sono correggibili con tecniche più semplici del trapianto cromosomico, come ad esempio la CRISPR/Cas9, che permette di intervenire sulle porzioni del genoma malato “tagliandole” con una forbice molecolare o di sostituirle con sequenze sane.

Al contrario, le malattie cosiddette genomiche (dovute cioè ad alterazioni di grandi porzioni del DNA), come la maggior parte dei casi di Distrofia di Duchenne, possono essere corrette, almeno per ora, solo sostituendo l’intero cromosoma.

Diabete, la dipendenza da nicotina è un fattore di rischio

Studio mostra legame diretto tra pancreas e cervello

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Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale.

È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la
nicotina e le cellule del pancreas che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina, attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2, fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale.