Cancro, nuova immunoterapia più efficace


La terapia evidenzia le cellule tumorali da distruggere

Tumori_3951.jpg

Una scia luminosa che consente al sistema immunitario di rendersi conto della posizione del nemico. Questo è l’approccio dei ricercatori della Yale University che hanno sperimentato su modello murino un nuovo trattamento immunoterapico per la cura di melanomi e tumori della mammella e del pancreas.
I ricercatori hanno sviluppato un nuovo sistema che coniuga la terapia genica virale alla tecnologia di modifica dei geni.
Invece di trovare e modificare pezzi di Dna e inserire nuovi geni, il nuovo sistema – chiamato Maegi, Multiplexed Activation of Endogenous Genes as Immunotherapy – vaglia e identifica la posizione di decine di migliaia di geni associati al cancro, agendo quindi come una specie di Gps.
In tal modo, Maegi evidenzia la presenza delle cellule tumorali da estirpare amplificandone il segnale.
“Una volta identificate, il sistema immunitario riconosce immediatamente le …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cancro, immunoterapia, cellule,

Ciliopatia, colpa di un gene alterato

Studio sottolinea l’importanza della mutazione di Ccdc151

Varie_3233.jpg

Chi ne soffre sviluppa spesso bronchite cronica con successive bronchiectasie, accompagnate talvolta da sinusite cronica, poliposi nasale e otite.

Sono solo alcuni dei sintomi della discinesia ciliare primaria (DCP), per frequenza, la seconda malattia congenita dell’apparato respiratorio dopo la fibrosi cistica: in Italia ad esserne colpito sarebbe un abitante su 15.000.
Si manifesta soprattutto nel periodo neonatale, con problemi respiratori e infezioni ricorrenti.

Una delle cause di questa malattia, su base genetica, è dovuta a mutazioni patologiche del gene Ccdc151.

L’invecchiamento precoce è colpa di una proteina

Nuovo meccanismo scoperto da ricercatori

Un nuovo meccanismo alla base dell’invecchiamento precoce è stato scoperto dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito di uno studio internazionale condotto su 13 pazienti affetti da una grave malattia rara.

I risultati della ricerca, durata oltre 4 anni, sono stati pubblicati sul numero di settembre della rivista scientifica American Journal of Human Genetics.

Clinici e ricercatori, coordinati dal responsabile dell’area di ricerca “Genetica e Malattie Rare” del Bambino Gesù, Marco Tartaglia, hanno individuato nel cattivo funzionamento di una proteina, fondamentale per la compattazione del DNA, la causa della ridotta capacità di proliferazione delle cellule e del loro invecchiamento accelerato (“senescenza replicativa”).

La vitamina E aumenta il rischio di cancro alla prostata

In determinate condizioni può favorire meccanismi cancerogeni

In determinate condizioni, l’effetto antiossidante della vitamina E può ribaltarsi fino ad arrivare a favorire meccanismi cancerogeni che portano al tumore alla prostata. Un paradosso fino ad oggi senza spiegazione che un nuovo studio, guidato da ricercatori dell’Università di Bologna, è riuscito finalmente a chiarire.

Con una serie di esperimenti sia in vitro che in vivo su ratti, gli studiosi hanno infatti mostrato come la vitamina E sia in grado di indurre enzimi che facilitano la formazione di sostanze cancerogene e portano all’aumento dei radicali liberi, danneggiando così il DNA cellulare.

A partire da questi risultati – pubblicati su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature – i ricercatori suggeriscono quindi di prestare attenzione all’utilizzo eccessivo di integratori con funzione antiossidante.

Tumore al seno, si possono indurre le cellule al suicidio

Per i tumori causati da mutazione del gene Brca1

Tumore mammario_9505.jpg

Il cancro al seno causato dalla mutazione ereditaria del gene Brca1 – anche noto come gene Jolie, dal nome dell’attrice che ha subìto una doppia mastectomia nel 2013 – potrebbe essere trattato in maniera innovativa.

Una ricerca dell’Università del Texas di San Antonio ha infatto scoperto l’efficacia di Mir 223-3p, un micro-Rna, ovvero una minuscola molecola che contribuisce a riparare il Dna difettoso delle cellule.

Nei tumori con mutazioni del gene Brca1 queste preziose molecole vengono represse, ma gli scienziati americani sono riusciti a riattivare la Mir 223-3p, costringendo di fatto al suicidio le cellule mutanti di Brca1.

La molecola disattiva le proteine che i tumori mutanti di Brca1 devono dividere correttamente. In assenza di queste proteine chiave nella divisione cellulare, i tumori mutanti di Brca1 si suicidano.

Aterosclerosi ko grazie al gene dei centenari

Possibile nuova terapia contro le malattie cardiovascolari

Alcune persone vivono molto più a lungo della media, in parte anche grazie al loro DNA. Una ricerca tutta italiana mostra che potrebbe essere possibile replicare questo “dono genetico” anche per chi ne è sprovvisto.

Si apre la strada a un modello innovativo di terapia, capace di prevenire e combattere le malattie cardiovascolari attraverso un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni.

Lo studio, condotto dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dall’I.R.C.C.S. MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sul giornale scientifico European Heart Journal ed è incentrato sul gene che codifica la proteina BPIFB4.

Cancro al cervello, efficace l’immunoterapia

Sperimentazione su gliomi di alto grado

Tumori cerebrali_4209.jpg

Una sperimentazione italiana promette buoni risultati per la terapia del cancro al cervello grazie all’approccio immunoterapico.

Lo studio, condotto dall’Istituto oncologico veneto, è stato presentato nel corso del congresso della Società americana di oncologia clinica.

“Per la prima volta – spiega Giuseppe Lombardi, responsabile del dipartimento di Neuro-oncologia allo Iov e primo autore dello studio – presentiamo un’analisi sull’efficacia dell’immunoterapia in pazienti con gliomi di alto grado, tumori cerebrali aggressivi, che hanno una particolare mutazione genetica: il deficit di riparazione del Dna. Si tratta di una mutazione presente in circa il 5% di questi pazienti”.

“La mutazione si è dimostrata predittiva di efficacia dell’immunoterapia già in altri tipi di tumore. Per la prima volta la si è ora studiata in relazione ai tumori cerebrali aggressivi”.

Le mutazioni genetiche associate all’autismo

Individuate grazie all’intelligenza artificiale

Varie_9540.jpg

Nel Dna spazzatura – quello non codificante proteine – i ricercatori della Princeton University hanno scoperto mutazioni genetiche inedite che potrebbero essere alla base dell’autismo.

La scoperta, pubblicata su Nature Genetics, è firmata da Olga Troyanskaya, che spiega: “La ricerca fornisce un quadro di riferimento che potrebbe essere utilizzato anche per scoprire le cause genetiche di altre malattie”.

Lo stesso approccio potrebbe tornare utile per altre malattie per le quali non sono ancora note le cause genetiche di base.

Gli scienziati hanno analizzato l’intero genoma di 1.790 soggetti autistici, dei loro genitori e fratelli non affetti dalla malattia.

Dall’analisi sono emerse le mutazioni genetiche collegate all’autismo in regioni del genoma che non producono proteine, per questo motivo in passato definite “Dna spazzatura”.

Batteriemia, nuovo esame abbatte i tempi per la diagnosi

Il test ricerca i cinque microrganismi più comuni

Varie_2508.jpg

Un nuovo test di laboratorio ha rivelato la propria efficacia nel diagnosticare in minor tempo la presenza di una batteriemia.

Si tratta di T2BacteriaPanel (T2B), test prodotto da Biosystem e approvato dalla Fda americana per la ricerca di cinque microrganismi che comunemente causano batteriemie.

Uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine ha segnalato la riduzione evidente dei tempi necessari per la diagnosi grazie al test.

Il T2Bacteria Panel utilizza campioni di sangue dai quali il DNA associato ai microbi viene amplificato e valutato con una tecnologia di risonanza magnetica. Il test rileva i più comuni organismi “ESKAPE”, ovvero Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli.

Nuovo metodo per lo studio dell’Rna

Studio fa luce sul ruolo svolto nella risposta al danno del Dna

Grazie a uno studio dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr in collaborazione con l’Ifom è stato elaborato il metodo RATaR, in grado di studiare il ruolo dell’RNA nella risposta al danno del DNA.

Il metodo consente di rendere permeabili le cellule ancora vive e di poter manipolare i processi biologici al loro interno. Lo studio è pubblicato su Nature Protocols.

Il riconoscimento dell’importanza dell’RNA nei processi biologici è in aumento esponenziale. Un tempo considerato semplice messaggero di informazioni tra DNA e proteine, negli ultimi decenni l’RNA ha dimostrato di essere essenziale nella regolazione di diversi processi cellulari, come la modulazione del messaggio genico, la struttura della cromatina e vari aspetti della stabilità genomica direttamente implicata in patologie importanti come i tumori e l’invecchiamento.