Covid-19, il ruolo del Dna nelle forme gravi

In molti casi la risposta individuale dipende dai geni

Se nella maggior parte dei casi le forme gravi di Covid-19 colpiscono soggetti anziani e/o con malattie pregresse e quindi un sistema immunitario indebolito, è anche vero che soggetti giovani e sani possono incorrere in gravi problemi e in alcuni casi morire.

I ricercatori hanno cercato di capirne il perché, scoprendo che almeno il 15% delle forme gravi della malattia dipendono dal corredo genetico del paziente.

È il risultato di una ricerca internazionale condotta da Jean-Laurent Casanova della Rockefeller University e dal Consorzio Internazionale di Genetica CovidHge (Covid Human Genetic Effort). Alla ricerca, pubblicata in due articoli su Science, hanno partecipato il Laboratorio di Genetica Medica dell’Università di Roma Tor Vergata diretto da Giuseppe Novelli, l’Istituto San Raffaele di Milano e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Gli alimenti industriali fanno invecchiare

Nesso fra consumo di cibi processati e invecchiamento biologico

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È bene dedicare il giusto tempo alla preparazione dei nostri pasti. Il rischio in caso contrario è di consumare troppi alimenti processati, che secondo un recente studio stimolerebbero l’invecchiamento biologico.

La ricerca, apparsa sull’American Journal of Clinical Nutrition, sottolinea come il consumo di oltre 3 porzioni al giorno di cibo ultra-elaborato, ricco di zuccheri, sale, grassi saturi, additivi, conservanti ecc. sia associato a una probabilità doppia di mostrare telomeri più corti.

I telomeri, come noto, sono strutture del Dna localizzate all’estremità dei cromosomi, dei quali hanno il compito di conservare l’integrità. Con l’invecchiamento cellulare anche le capacità dei telomeri si riducono, alimentando in tal modo il processo. Per questo motivo, la loro lunghezza è un parametro utile per capire l’età biologica di un soggetto.

La grammatica del Dna

Studio italiano indaga le regole che governano la forma del DNA nello spazio

La struttura tridimensionale del DNA è determinata da una serie di regole spaziali basate sulla presenza di particolari sequenze proteiche e sul loro ordine.

È il risultato di uno studio recentemente pubblicato su Genome Biology da Luca Nanni, dottorando in Computer Science and Engineering al Politecnico di Milano, congiuntamente ai Professori Stefano Ceri dello stesso Ateneo e Colin Logie dell’Università di Nijmegen.

“La maggior innovazione portata dal nostro studio risiede nell’aver per la prima volta identificato delle precise regole di disposizione di alcune particolari proteine chiamate CTCF. La bellezza e la semplicità della grammatica di CTCF ci dimostrano come la natura e l’evoluzione producano regolarità e sistemi incredibilmente ingegnosi e funzionali” spiega Luca Nanni, primo autore dello studio.

Covid-19, il Sud protetto dal Dna?

Ipotesi di un team di ricercatori italiani per spiegare le differenze

Due geni maggiormente diffusi fra i cittadini del Nord sarebbero la chiave per comprendere le grandi differenze in termini di contagi e decessi fra la parte settentrionale del paese e quella meridionale.

Ad avanzare l’ipotesi è un team guidato dal prof. Antonio Giordano, che ha pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences un’analisi sull’argomento. Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia e professore di Patologia all’Università di Siena, afferma che i due geni “potrebbero conferire maggiore suscettibilità all’infezione e differiscono per distribuzione nelle popolazioni delle varie regioni, con un sensibile divario Nord-Sud”. I due geni, infatti, sono più diffusi al Nord che al Sud.

Alla ricerca della biopsia liquida

Diversi studi tentano di accorciare i tempi della diagnosi

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Una nuova tecnica di analisi dei prelievi di sangue può diagnosticare 5 diversi tipi di cancro con grande anticipo rispetto alle tecniche utilizzate finora.

L’approccio, denominato PanSeer, riconosce tumori dello stomaco, dell’esofago, del colon retto, dei polmoni e del fegato con una precisione del 91%, ma soprattutto con quattro anni di anticipo rispetto alle tecniche tradizionali.

Il risultato è frutto del lavoro di ricercatori dell’Università della California ed è stato pubblicato su Nature Communications.

I campioni di plasma di 123.115 soggetti sani fra i 25 e i 90 anni sono stati analizzati per valutare l’insorgenza del cancro nel periodo fra il 2007 e il 2014.

Lo smog fa male al cuore

Sotto accusa il particolato fine PM2.5

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Lo smog fa male al cuore. Lo conferma uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health da esperti della Oregon State University.

Lo studio ha coinvolto 157.436 adulti fra 35 e 70 anni in 21 paesi, monitorandone lo stato di salute dal 2003 al 2018. Nel corso del follow up sono stati registrati 3.219 decessi attribuibili a malattie cardiovascolari, e 9.152 soggetti in tutto hanno accusato un evento cardiovascolare.

I dati indicano un aumento del 5% per ogni 10 microgrammi per metro cubo in più nella concentrazione di particolato fine (PM2.5), uno degli inquinanti atmosferici più diffusi. Il PM2.5 viene rilasciato ad esempio dai tubi di scarico delle auto. Ciò si traduce in un 14% di eventi cardiovascolari associati all’esposizione al particolato PM2.5.

I raggi UV contro Covid-19

Il potere germicida della luce ultravioletta contro la pandemia

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La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2.

Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Minalo (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi.

È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d’onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi.

La gravità di Covid-19 dipende anche dai geni

Il patrimonio genetico individuale influenza l’intensità dei sintomi

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Una delle caratteristiche sorprendenti di Covid-19 è l’estrema eterogeneità delle sue manifestazioni cliniche. In molti casi, com’è noto, la malattia non si manifesta affatto nonostante la positività del soggetto. In altri casi, il tutto si risolve con una semplice sintomatologia influenzale. In un numero limitato ma drammatico di casi, però, la malattia rivela tutta la propria aggressività.

I ricercatori hanno cominciato a chiedersi il perché, e un team dell’Università di Siena ha presentato al congresso della European Society of Human Genetics un lavoro sull’influenza che il Dna esercita sull’infezione da nuovo coronavirus e di conseguenza sullo sviluppo di Covid-19.

“Negli ultimi decenni gli studi di genetica sono stati applicati con profitto per indagare malattie che nascono da una singola mutazione nel nostro patrimonio genetico”, spiega professoressa Alessandra Renieri.

Spliceosoma, come si propaga l’informazione nelle cellule

Complesso sistema cellulare alla base della sintesi proteica

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Una ricerca basata su simulazioni al computer dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iom), condotto in collaborazione con la Sissa – Scuola internazionale studi superiori avanzati e pubblicato su Journal Of the American Chemical Society, ha permesso di spiegare il funzionamento dello “spliceosoma”, un importante “macchinario biologico” per la vita cellulare.

Affinché avvenga la sintesi proteica, un gene (cioè una sequenza di DNA) viene inizialmente copiato su una molecola denominata RNA messaggero o mRNA, a sua volta incaricata di trasportare l’informazione contenuta nel DNA ad altri apparati cellulari, che danno inizio alla sintesi proteica. Tuttavia, l’RNA messaggero che viene copiato dal gene è in una forma prematura e deve seguire alcuni passaggi prima di poter essere utilizzato.

Taglia e cuci dell’RNA per le malattie complesse

Fondamentale conoscere il meccanismo di splicing

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Uno studio dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) in collaborazione con l’Istituto nazionale di chimica di Ljubljiana pubblicato su Acs Catalysis, spiega come avviene il meccanismo chimico dello splicing dell’RNA messaggero.

Lo studio si focalizza su uno step critico per la formazione di un RNA messaggero maturo. L’RNA è l’acido nucleico che, insieme al più famoso DNA, costituisce un pilastro del codice genetico. Nelle cellule eucariotiche un macchinario molecolare chiamato spliceosoma svolge un processo di taglia e cuci che converte l’RNA messaggero in una forma matura, pronta cioè a essere letta per dare luogo alla sintesi proteica.

Affinché avvenga la sintesi di una proteina le cellule usano le informazioni contenute nell’RNA messaggero, che a sua volta viene generato a partire da sequenze di DNA, i geni.