Cos’è e come si cura la stomatite aftosa

Come comportarsi con stomatiti e afte della bocca

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La stomatite aftosa è una condizione che può essere anche molto fastidiosa. Si tratta di un processo infiammatorio a carico delle parti molle del cavo orale che si manifesta con la presenza di piccole piaghe ulcerose, definite afte. Le afte colpiscono gengive, palato, lingua e superfici interne di guance e labbra.

Fra le cause più comuni c’è una scarsa igiene orale, che favorisce il proliferare di batteri, l’utilizzo di apparecchi e protesi dentarie, microtraumi come morsicature e il calo delle difese immunitarie.

Vi sono vari fattori di rischio come la carenza di folati, vitamina B12 e ferro, ma anche lo stress, infezioni concomitanti, radio e chemioterapia e alterazioni ormonali dovute ad esempio al ciclo mestruale.

Le dimensioni e le forme delle afte sono di vario tipo, tutte rivestite da un alone giallo-biancastro e rosse al centro.

Fibromi uterini, relugolix riduce dolore e sanguinamenti

In associazione con estradiolo e noretindrone acetato

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Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine segnala l’efficacia dell’associazione fra estradiolo, noretindrone acetato e relugolix nel trattamento dei fibromi uterini.

La ricerca, firmata da scienziati dell’Università di Chicago, mostra la capacità di relugolix nel ridurre il sanguinamento mestruale e il dolore nelle donne affette da fibromi uterini.

Ayman Al-Hendy, docente di ostetricia e ginecologia, spiega i vantaggi legati all’antagonista del recettore dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH): «Il farmaco è stato ben tollerato: la densità minerale ossea è stata preservata e l’incidenza di vampate associata alla monoterapia con relugolix è stata ridotta al minimo».

Covid, quali sono le reazioni ai vaccini

Elenco dei disturbi associati ai vari prodotti

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Ogni vaccino presenta una serie di possibili effetti collaterali. Sul primo ad essere approvato e utilizzato contro Covid-19 – quello di Pfizer/BioNtech – l’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato un elenco molto accurato dei possibili disturbi che in alcuni casi sarebbe in grado di provocare.

In genere, si tratta di conseguenze di “entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione. Tra le reazioni avverse – prosegue la nota Aifa – figuravano dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre.

Arrossamento nel sito di iniezione e nausea si sono verificati in meno di 1 persona su 10.

Prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni.

Covid, anche i bambini possono accusare sintomi duraturi

In un terzo dei casi i sintomi persistono a distanza di mesi

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Un articolo apparso su MedRxiv segnala la possibilità che anche i bambini subiscano per molte settimane la presenza di sintomi associati al nuovo coronavirus.

Lo studio, realizzato dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma in collaborazione con la Federazione italiana medici pediatri (Fimp), ha coinvolto 129 bambini e ragazzi fra i 5 e i 18 anni con diagnosi di Covid-19 valutati in pronto soccorso, reparto o in regime ambulatoriale.

I dati indicano che un terzo del campione ha accusato sintomi persistenti a distanza di mesi, i più frequenti dei quali riguardavano dolori articolari e muscolari, mal di testa, disturbi del sonno, senso di oppressione, palpitazioni e dolore toracico.

Il 51% di 68 bambini valutati a distanza di 120 giorni riportava almeno un sintomo persistente che in molti casi interferiva con le consuete attività quotidiane.

AstraZeneca, l’Ema aggiorna le indicazioni per i medici

Segnalati i casi di trombosi in persone che avevano ricevuto il vaccino

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Dopo i casi di trombosi emersi nelle scorse settimane in alcuni soggetti che avevano ricevuto il vaccino di AstraZeneca contro Covid-19, l’Ema ha aggiornato le indicazioni per gli operatori sanitari.

«Casi di trombosi e trombocitopenia, alcuni dei quali si presentano a livello di vena mesenterica o vena cerebrale/seno venoso cerebrale», spiega la nota pubblicata dall’Ema. Le nuove informazioni verranno comunicate direttamente a chi prescrive, distribuisce o somministra il prodotto.

L’Ema si rivolge direttamente anche ai pazienti, che devono cercare assistenza medica immediata «in caso di affanno, dolore al petto o allo stomaco, gonfiore o sensazione di freddo a un braccio o una gamba, mal di testa grave o in peggioramento o visione offuscata dopo la vaccinazione, sanguinamento persistente, piccoli lividi multipli, macchie rossastre o violacee o vesciche di sangue sotto la pelle».

Covid, i vaccini sono sicuri

Poche le reazioni avverse e lievi i sintomi percepiti

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La sospensione in via precauzionale del vaccino prodotto da AstraZeneca ha alimentato antiche diffidenze nei confronti dei vaccini che la pandemia di Sars-CoV-2 sembrava aver cancellato. Ma la presenza di “difetti di progettazione” è eventualità davvero improbabile. Lo conferma un recente studio pubblicato su Jama che si è concentrato proprio sulla sicurezza dei vaccini già approvati per Covid-19.

Lo studio ha analizzato gli effetti dei vaccini a mRNA su 65mila operatori sanitari, verificando la presenza soltanto dello 0,02% di reazioni anafilattiche.

I vaccini, come ogni prodotto farmaceutico, affrontano tre fasi di sperimentazione, alle quali fa seguito una costante opera di farmacovigilanza, ovvero un sistema di monitoraggio utile a capire l’impatto dei farmaci su larga scala.

Lombalgia, efficace tanezumab

L’anticorpo va somministrato ogni due mesi

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Sono buoni di dati sull’efficacia di tanezumab per la cura della lombalgia cronica. Uno studio firmato da John Markman, ricercatore dello University of Rochester Medical Center, dimostra la capacità dell’anticorpo monoclonale di inibire l’attività nervosa e dare sollievo ai pazienti affetti da lombalgia cronica.

«Questo è il primo studio che mostra sollievo a lungo termine per la lombalgia cronica con una singola dose di tanezumab somministrato sottocute una volta ogni due mesi. Tale dimostrazione di efficacia è un importante passo avanti nella ricerca globale per sviluppare trattamenti non oppiacei per il dolore cronico».

Tanezumab è un inibitore del fattore di crescita nervosa (Ngf), proteina legata in alcuni casi a un mal di schiena più intenso e cronico.

Rifamicina per la sindrome dell’intestino irritabile

Indicata nei pazienti con diarrea predominante

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Completata con successo la fase II di sperimentazione su rifamicina, farmaco sviluppato da Cosmo Pharmaceuticals.

Studiata per rimediare agli effetti debilitanti dell’IBS-D, Rifamycin SV-MMX viene fornita a una dose di 600 mg e con diverse caratteristiche di rilascio in Aemcolo. Aemcolo è approvato per la diarrea dei viaggiatori causata da ceppi non invasivi di Escherichia coli (E. coli) negli adulti.

Nuovo farmaco contro l’emicrania

Positivi gli effetti di lasmitidan

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Per il trattamento acuto dell’emicrania, la Fda americana ha approvato il farmaco lasmitidan. Lo studio di fase III dimostra l’efficacia della molecola: i pazienti trattati con lasmitidan beneficiano di una liberazione dal dolore entro 2 ore molto superiore a quella sperimentata dai pazienti trattati con placebo.

La ricerca, firmata dagli scienziati del Charité Universitätsmedizin di Berlino e dell’Università di Navarra, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Therapeutic Advances in Neurological Disorders.

Lasmitidan sembra in grado di eliminare anche il sintomo più fastidioso dell’emicrania, ovvero la fotofobia, la sensibilità degli occhi alla luce.

La terapia è particolarmente promettente per quei pazienti che mostrano fattori di rischio cardiovascolare, controindicazioni e possibile ipersensibilità ai triptani.

Gli effetti a breve e lungo termine di Covid-19

Dolore, alterazione del sonno, ansia, paura

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Una delle preoccupanti considerazioni derivate dalla pandemia da SARS-COV-2 è stata che il virus non aggredisce solo i polmoni con una polmonite interstiziale che lesiona seriamente gli alveoli e trombizza i piccoli vasi conducendo a una insufficienza respiratoria talora mortale, ma attacca tutti gli organi causando alcuni deficit che probabilmente permangono a lungo e con conseguenze importanti.

Recentemente una pubblicazione della Rockfeller University riporta l’individuazione dei pazienti “long-haulers”, cioè persone che dopo una infezione iniziale spesso moderata e curata a domicilio, non riescono a guarire e rimangono incapacitati perché non respirano adeguatamente e presentano una serie di altri sintomi cronici come costanti dolori al petto e al cuore, sintomi intestinali, mal di testa, incapacità a concentrarsi, perdita di memoria, tachicardia.