I benefici delle prugne secche

Effetti positivi su gestione del peso, colesterolo e glicemia

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Mangiare prugne come snack, anziché un’alternativa con contenuto calorico e nutrizionale simile, può portare interessanti vantaggi: la conferma arriva da uno studio condotto dal dipartimento di scienze motorie e della nutrizione della San Diego State University, recentemente pubblicato su Nutrition Research.

In particolare, lo studio suggerisce che l’uso di prugne come snack può aiutare a migliorare i livelli di assunzione di fibre e potassio e a ridurre il colesterolo LDL. Questi risultati, ottenuti su un gruppo di adulti sani in sovrappeso, sono di particolare interesse dal punto di vista della prevenzione, in quanto elevati livelli plasmatici di colesterolo LDL e una bassa assunzione di fibre possono essere fattori di rischio per malattie croniche verso cui il sovrappeso espone già a un rischio aumentato.

Denosumab riduce le fratture in menopausa

Nelle donne affette da osteoporosi

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Le donne in menopausa e colpite dall’osteoporosi possono beneficiare degli effetti del farmaco denosumab. Lo rivela una nuova ricerca pubblicata su The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism da un team del Geneva University Hospital.

Lo studio di fase III FREEDOM mostra una riduzione significativa del rischio di fratture vertebrali, non vertebrali e dell’anca nelle donne con osteoporosi post-menopausa trattate per 3 anni con il farmaco, rispetto a placebo.

Lo studio ha analizzato l’effetto del farmaco nei 7 anni successivi, dimostrando che il trattamento fino a 10 anni è associato a ulteriore riduzione dei tassi di fratture non vertebrali rispetto ai primi 3 anni.

L’alcol è un fattore di rischio del cancro al seno

Molte donne non si rendono conto di quanto bevono

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L’alcol aumenta il rischio di cancro al seno, ma molte donne non lo sanno. Inoltre, nella maggior parte dei casi è difficile stabilire la quantità reale di alcol che si consuma. A rivelarlo è uno studio apparso su BMJ Open a firma di Julia Sinclair della University of Southampton.

«Una mancanza di alfabetizzazione riguardo al contenuto di alcol delle bevande comunemente consumate indica che molte donne non sono ben preparate per valutare il proprio consumo di alcol», spiega la dott.ssa Sinclair.

Stando alle stime, l’alcol sarebbe responsabile del 5-11% dei casi di cancro al seno, e il rischio sembra aumentare in modo dose-dipendente.

I ricercatori hanno chiesto a 2.005 donne che avevano partecipato allo screening mammografico e a 30 specialisti di elencare i fattori di rischio per il cancro del seno.

Nuovo farmaco per il calo del desiderio

Trattamento destinato alle donne in premenopausa

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La Fda ha approvato la commercializzazione di Vyleesi, nuovo farmaco indicato per le donne in premenopausa che contrasta il calo del desiderio sessuale.

Il principio attivo del farmaco, prodotto da Palatin technologies, è il bremelanotide, che agisce su alcuni recettori cerebrali coinvolti nel desiderio sessuale. Il farmaco va assunto con un’autoiniezione nell’addome almeno 45 minuti prima di un rapporto sessuale. La Fda ne sconsiglia l’uso per più di 8 volte al mese.

Durante la fase di test, il 25% delle donne ha sperimentato un aumento di almeno 1,2 punti su una scala da uno a 6 della libido, che si è avuto invece nel 17% di quelle che hanno avuto un placebo.

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Batteriuria asintomatica in gravidanza, sì allo screening

Anche se il rischio di pielonefrite sembra ridotto

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Lo screening per batteriuria asintomatica dovrebbe far parte del percorso di analisi che una donna in gravidanza abitualmente affronta.

Secondo le raccomandazioni della Preventive Services Task Force degli Stati Uniti (USPSTF), le donne incinte dovrebbero essere sottoposte a screening fra la 12esima e la 16esima settimana di gestazione, anche se tale screening va inteso come raccomandazione di tipo B, cioè con un beneficio netto moderato nella riduzione delle complicanze, mentre dal 1996 è stato di tipo A.

Alcune nuove prove hanno dimostrato che il rischio di pielonefrite è diminuito nelle donne in gravidanza, e ora c’è più preoccupazione riguardo all’uso di antibiotici, resistenza agli antibiotici e conservazione dei batteri “buoni”.

Nuovo test per le infezioni sessuali da Mycoplasma

Si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico

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Un nuovo test per la diagnosi di infezione sessualmente trasmessa da Mycoplasma genitalium è stato approvato dalla Fda americana.

Il test si basa sull’amplificazione dell’acido nucleico ed è stato messo a punto da Hologic Inc.

Il Mycoplasma genitalium provoca spesso uretrite non gonococcica negli uomini e cercicite e malattia infiammatoria pelvica nelle donne. Dal momento che la sua crescita è piuttosto lenta, è difficile da individuare con i metodi tradizionali.

I pazienti con infezioni uro-genitali non identificate sono tipicamente trattati con antibiotici, alcuni dei quali potrebbero non essere efficaci contro il M. Genitalium. In passato, è stato difficile diagnosticare questo organismo, ma se i medici sono in grado di rilevarlo in modo più affidabile, possono decidere il trattamento con maggiori probabilità di efficacia.

Gambe di nuovo belle grazie al 3D

Utilizzo combinato di metodiche diverse per risolvere i problemi

L’estate è alle porte e con essa arriva il momento di mettere in mostra quei cm di pelle rimasti finora nascosti sotto vestiti e cappotti.

Ma ben prima della prova costume, a mettere in crisi molte donne è l’idea di riporre nel cassetto pantaloni lunghi e collant: anche le gambe infatti mostrano i segni del tempo che passa.

A questo timore si accompagna poi una peculiare ‘sintomatologia estiva’, che può creare un’ulteriore sensazione di ‘inadeguatezza’ dal punto di vista estetico: gonfiore e pesantezza delle gambe, comparsa di vene reticolari e telangiectasie. Sono sintomi che non vanno sottovalutati, perché una corretta e tempestiva valutazione da parte di uno specialista può individuare per tempo patologie venose anche gravi.

Relaxina utile per l’artrofibrosi

L’ormone prodotto in gravidanza si rivela efficace per il controllo del dolore

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Nel corso del primo trimestre di gravidanza, le donne producono un ormone noto come relaxina. Serve a sciogliere i muscoli, le articolazioni e i legamenti che saranno sottoposti a un pesante stress con lo sviluppo progressivo del feto.

Lo stesso ormone potrebbe però essere utile per il trattamento dell’artrofibrosi, condizione dolorosa che colpisce le articolazioni.

Uno studio pubblicato su Pnas da scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center ha scoperto che più iniezioni dell’ormone riuscivano a ripristinare il movimento e miglioravano la salute dei tessuti in un modello animale, soprattutto per una forma dolorosa e debilitante di artrofibrosi comune tra le donne di mezza età, spesso diabetiche.

Lo yogurt può prevenire il cancro all’intestino

Previene la formazione di adenomi intestinali

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Il consumo di yogurt pare associato alla riduzione del rischio di insorgenza degli adenomi intestinali, le formazioni pre-cancerose che colpiscono l’intestino.

Gli adenomi possono svilupparsi nel tempo e trasformarsi in tumori del colon retto. A suggerire l’effetto benefico dello yogurt è uno studio della Washington University School of Medicine pubblicato su Gut da un team guidato dal prof. Yin Cao.

La ricerca ha coinvolto oltre 32mila uomini e 55mila donne, tutti sottoposti a endoscopia per l’analisi del tratto intestinale.

I volontari hanno compilato questionari alimentari e dettagliato il loro consumo di yogurt. Durante il periodo di osservazione, sono stati diagnosticati 5811 adenomi nei maschi e 8116 nelle donne.

L’insonnia aumenta pressione e glicemia

Il sonno irregolare favorisce la comparsa dei disturbi

Dormire poco o dormire in maniera irregolare favorisce l’aumento della pressione sanguigna, ma anche del rischio di obesità e diabete.

A dirlo è uno studio apparso su Diabetes Care e firmato da ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston. Gli scienziati americani hanno analizzato le abitudini di 2003 uomini e donne fra i 45 e gli 84 anni che hanno redatto un diario sul proprio stile di vita.

I soggetti sono stati poi monitorati attraverso l’actigrafia, un esame che consente di analizzare i cicli del sonno. Sono stati seguiti in media per 6 anni.

I volontari che mostravano il maggior numero di variazioni dell’ora in cui andavano a dormire e del numero di ore che riposavano in totale erano anche quelli che tendevano a sviluppare con più facilità colesterolemia, ipertensione, iperglicemia e aumento del peso ponderale.