L’olio di pesce aumenta la fertilità maschile

Il consumo di integratori dimostra di migliorare la qualità del seme

La fertilità maschile potrebbe beneficiare dell’assunzione di integratori a base di olio di pesce. Gli integratori migliorerebbero la qualità del seme e i livelli degli ormoni legati alla fertilità.

A dirlo è uno studio pubblicato su Jama Network Open e condotto su un campione di 1.679 giovani uomini danesi con età media di 19 anni.

I dati sono stati ricavati dagli esami obbligatori per l’idoneità al servizio militare. 98 (5,8%) ragazzi hanno affermato di aver utilizzato integratori a base di olio di pesce negli ultimi 3 mesi, e 53 di questi (il 54,1%) di averlo fatto per 60 giorni o più.

Gli scienziati hanno messo a confronto i dati sulla salute riproduttiva di chi aveva o non aveva assunto gli integratori.

Internet riduce la capacità di apprendimento

Evidenza riscontrata fra gli studenti universitari

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Pubblicato sul Journal of Computer Assisted Learning uno studio delle Università di Milano e Swansea che analizza le conseguenze dell’utilizzo di internet sugli studenti universitari e gli effetti sul rendimento di studio e sulla socializzazione.

Hanno partecipato alla ricerca 285 studenti di corsi di laurea di ambito sanitario, valutati sotto diversi aspetti: uso delle tecnologie digitali, capacità di apprendimento, motivazione, ansia e solitudine. Emerge una relazione negativa tra dipendenza da Internet e motivazione: i soggetti fortemente dipendenti da Internet hanno ammesso di avere maggiori difficoltà a organizzare lo studio in modo produttivo e di essere più preoccupati per gli esami. La dipendenza da Internet sarebbe inoltre associata a un senso di solitudine che renderebbe ancora più difficile studiare.

Chirurgia robotica, l’ultima frontiera in Humanitas Mater Domini

Humanitas Mater Domini è la prima struttura sanitaria in provincia di Varese e Milano, la seconda in Lombardia ad essere dotata del robot Navio, il robot in “camice bianco” che, con un altissimo livello di accuratezza e precisione chirurgica impensabile a occhi e mani umane, supporta il chirurgo ortopedico nella pianificazione pre-operatoria e nell’intervento di protesi monocompartimentale e totale di ginocchio.

I vantaggi per il paziente

Navio è un sistema robotico estremamente preciso in grado di posizionare le componenti protesiche (femorale e tibiale) in base alla forma anatomica specifica del ginocchio del paziente e al suo movimento, rilevati da speciali sensori. «Il robot non si sostituisce al chirurgo – sottolineano il dottor Franco Baldo e il dottor Fabio Zerbinati, in prima linea sulla chirurgia robotica–, ma lo assiste negli interventi di protesi permettendo di stabilire, con una precisione estrema, la porzione di lesione artrosica da rimuovere per il corretto posizionamento della protesi, in rapporto anche alla tensione dei legamenti e alle caratteristichespecifiche di ogni paziente».

Tutto questo si traduce in numerosi vantaggi per il paziente:

· Non sono necessari esami strumentali di secondo livello (TAC, Risonanza Magnetica): lo studio anatomico è rilevato durante l’operazione

· Massima accuratezza nella posizione dell’impianto sia statico che dinamico

· Meno dolore e meno farmaci antidolorifici dopo l’intervento

· Ridotti tempi di degenza

· Massimo recupero possibile del movimento naturale del ginocchio

· Migliore propriocettività, che si traduce in miglior confidenza con la nuova articolazione

· Più rapido ritorno alla vita quotidiana e allo sport

· Maggior durata della protesi

Artrosi e protesi di ginocchio: sempre più giovane l’età media dei pazienti

Al contrario di quanto si pensi, l’artrosi di ginocchio non colpisce solo gli anziani: traumi giovanili ai menischi o altre strutture del ginocchio, malattie infiammatorie o reumatiche, ginocchia “storte” in varismo o valgismo (a X o “del fantino”), aumentano il rischio di degenerazione della cartilagine articolare che porta all’artrosi. Sebbene le cause siano diverse, tuttavia il dolore da artrosi è uguale ad ogni età: prima, compare solo nei movimenti, poi anche a riposo e, infine, può portare a disabilità e riduzione della qualità di vita, rendendo difficili azioni quotidiane come fare le scale, piegarsi e salire in auto. «Quando la degenerazione della cartilagine colpisce solo una parte dell’articolazione del ginocchio, l’intervento con una piccola protesi chiamata monocompartimentale, sostituisce solo la porzione di ginocchio “usurata” per risolvere e rallentare la progressione dell’artrosi. Nelle situazioni di artrosi avanzata, invece, è necessaria la protesi totale che sostituisce tutta l’articolazione – spiegano gli esperti –. Oggigiorno, complice anche l’aspettativa di vita più lunga e, in generale più attiva, è sempre più in crescita la necessità di un intervento di sostituzione protesica».

Robot “Navio”

Con l’ausilio di multipli sensori posizionati sulla gamba e sulla coscia del paziente, il sistema Navio permette di eseguire, insede operatoria, uno studio del movimento preciso del ginocchio. Questo per valutare eventuali lassità o deviazioni assiali dell’arto e stabilire, con la massima precisione, il punto di inserimento delle componenti della protesi. Mediante uno strumento palpatore, che rileva con il contatto la conformazione del ginocchio, dopo l’elaborazione del software si esegue la ricostruzione 3D virtuale delle superfici articolari (tibiale e femorale). Il robot Navio, rilevando ed elaborando dati anatomici, di movimento e di stabilità, determina con precisione millimetrica la posizione delle componenti protesiche durante tutto l’arco del movimento.

Nella fase operativa interviene il “braccio robotico”, dotato di una fresa computer-assistita ad alta velocità che, nella mano del chirurgo, guida l’esecuzione dei tagli ossei necessari all’impianto della protesi, ripercorrendo il modello 3D virtuale precedentemente elaborato. Nella mano del chirurgo, il manipolo robotico controllato dal computer procede ai tagli femorali e tibiali, asportando l’osso solo dove prestabilito. Infatti, se per errore, si uscisse dagli spazi, la fresa si retrae e si ferma, rendendo impossibile l’errore umano.

Crioterapia: benefici del bagno nel ghiaccio amato da Lady Gaga e Cristiano Ronaldo

Anche Lady Gaga si aggiunge all’elenco di vip e celebrities entusiasti dei benefici della crioterapia. Ultima, solo in ordine cronologico, a farsi immortalare immersa in una vasca di ghiaccio è stata proprio lei. La cantante è reduce dal  Premio Oscar per il film che ne ha segnato il debutto da attrice, A Star is Born. Sul suo Instagram ha descritto la terapia a cui si sta sottoponendo:

“Bagno di ghiaccio per 5-10 minuti, bagno caldo per 20, quindi tuta di compressione piena di impacchi di ghiaccio per 20”.

Crioterapia: cos’è

La crioterapia o bagno del ghiaccio è una tecnica adottata da molti atleti che si sottopongono a sforzi intensi e prolungati. Aiuta a recuperare le energie, a riprendersi dall’affaticamento muscolare, a smaltire l’eventuale eccesso di acido lattico e lenire i dolori. L’effetto del freddo, infatti, blocca la produzione di acido lattico, rallenta il metabolismo dei tessuti muscolari e quindi il loro deterioramento in seguito allo sforzo atletico.

Crioterapia: benefici

Nel caso di Lady Gaga, la cantante si sta sottoponendo a crioterapia perché soffre di fibriomalgia. Si tratta di una malattia reumatica che colpisce soprattutto le donne e che è molto difficile da diagnosticare. Infatti benché comporti molti dolori non ha riscontro evidente negli esami clinici. La terapia del freddo, in questo caso specifico, aiuta moltissimo, perché blocca momentaneamente i recettori periferici del dolore e rallenta la trasmissione della sensazione dolorosa al cervello.

Ma sono moltissimi altri i benefici della crioterapia e gli usi per cui è consigliata: per il sistema circolatorio, per il sistema nervoso, sull’apparato muscolare.

Crioterapia e sport

Sono molti gli sportivi che si affidano alla crioterapia. Garantisce aumento delle prestazioni, maggiore resistenza fisica, velocità nel recupero muscolare dopo sforzi intensi (ideale dunque in caso di competizioni e tornei), riduzione della convalescenza in caso di infiammazioni. Ma non rigenera solo il corpo, riequilibra anche la mente, perché promuove il rilascio di endorfine, che generano uno stato generalizzato di benessere, di felicità e di relax.

Linfoma follicolare, trattamento con CAR-T

Al San Raffaele il primo trattamento in Italia

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Per la prima volta in Italia un paziente affetto da linfoma follicolare refrattario alle terapie convenzionali è stato trattato con le cellule CAR-T anti-CD19, una terapia cellulare avanzata che si basa sull’ingegnerizzazione dei linfociti T del paziente per aiutarli a riconoscere e aggredire le cellule tumorali.

Il trattamento, parte del trial clinico internazionale e multicentrico ELARA sponsorizzato da Novartis, è stato somministrato presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele – centro coordinatore dello studio in Italia – sotto la guida del dottor Andrés J. M. Ferreri, responsabile dell’Unità Linfomi, e del professor Fabio Ciceri, primario dell’Unità di Oncoematologia e Trapianto di Midollo Osseo.

Un test per scoprire il rischio di cancro al polmone

Non è uguale per tutti i fumatori

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Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA sul sangue: sono questi i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento diagnostico innovativo che può per la prima volta cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare.

A evidenziarlo sono i dati dello studio bioMILD condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, presentati oggi alla 20° Conferenza mondiale dell’International Association for the Study of Lung Center (IASLC).

Si tratta di risultati importanti che, per la prima volta, aprono la strada a programmi di diagnosi precoce non uguali per tutti, bensì strutturati ad hoc e personalizzati secondo le caratteristiche di ciascun soggetto.

Prevenire il cancro del colon con l’intelligenza artificiale

Sarà possibile classificare anche i polipi più piccoli nelle prime fasi

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Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale sarà finalmente possibile migliorare performance e risultati durante esami endoscopici come la colonscopia, per arrivare a una vera prevenzione del tumore del colon, secondo tumore maligno per incidenza in Italia dopo quello della mammella.

Una rivoluzione tecnologica che aiuterà i medici a identificare e classificare anche i polipi più piccoli e nelle fasi più precoci, precursori del tumore, che potrebbero sfuggire nel corso di una colonscopia eseguita con tecnologia standard.

Cosa fare quando la vitamina D è insufficiente

Serve più sole, soprattutto per gli anziani

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È arrivata la primavera: le giornate si allungano e il freddo intenso dell’inverno sembra già un ricordo. Il sole ravviva le nostre giornate, migliora l’umore e ci stimola ad essere più attivi, ma non solo. La luce solare risulta fondamentale anche per “fare il pieno” di vitamina D.

Uno studio condotto dall’Osservatorio nutrizionale Grana Padano e dall’Associazione Brain and Malnutrition Onlus (B&M) ha correlato la Vitamina D (25-OH) plasmatica non solo con ciò che mangiamo, ma anche con l’esposizione al sole, che permette all’organismo di sintetizzare questa vitamina.

Un’ecografia alla spalla svela il diabete

L’esame predice con precisione chi è più a rischio

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Basta un’ecografia della spalla per scoprire se si è a rischio di diabete. La curiosa conclusione è resa nota da uno studio presentato nel corso del meeting annuale della Radiological Society of North America (RSNA) a Chicago.

La ricerca dimostra che il deltoide, ovvero il muscolo principale della spalla, appare più evidente rispetto agli altri nell’immagine ecografica nei pazienti ad alto rischio di sviluppare il diabete.

Lo studio, firmato da Steven Soliman dell’Henry Ford Hospital di Detroit, potrebbe rappresentare una piccola svolta per tante persone poco consapevoli del rischio che corrono di sviluppare la malattia.

Noi siamo alla ricerca di esami semplici che colgano aspetti che possono aiutarci ad evidenziare la popolazione a rischio di diabete – spiega Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid).

Nuove linee guida sul tumore tiroideo

I criteri per individuare i soggetti a rischio

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Il tumore alla tiroide, seppur raro, è il tumore endocrino più frequente e riguarda circa il 5% dei noduli tiroidei, che invece sono molto comuni con una prevalenza di quasi il 50% della popolazione. Secondo l’ultimo rapporto Airtum, nel 2017 ci sono state più di 15.000 nuove diagnosi di tumore alla tiroide e si prevede che diventerà il secondo tumore più frequente nelle donne entro il 2020.

Questo aumento nel numero di diagnosi, non associato a un aumento della mortalità (nel 76% dei casi si guarisce), sembra essere associato alla sempre maggiore frequenza degli screening e alla maggiore accuratezza degli esami che permettono di scoprire i tumori di piccole dimensioni, non ancora palpabili.