Covid e vaccino in gravidanza

Le risposte ai dubbi più frequenti

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La disponibilità di dosi di vaccini anti-Covid sta pian piano aumentando, e così anche le possibilità di vaccinarsi per categorie particolari, come le donne incinte. Tuttavia, molti sono i dubbi sul tema.

A chiarire ci provano gli esperti di varie società mediche americane, che giungono alla conclusione che i vaccini a mRna dovrebbero essere offerti anche alle gestanti.

Questi vaccini, infatti, non contengono particelle virali, e le particelle di mRna del vaccino vengono eliminate dall’organismo in poche ore o giorni, rendendo improbabile il fatto che raggiungano la placenta.

Inoltre, l’immunità generata dal vaccino su una donna incinta o in fase di allattamento finisce per proteggere anche il neonato.

Vaccini Covid, il rompicapo AstraZeneca

Potrebbero essere ribaltate le indicazioni originarie per il rischio di trombosi

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Sappiamo di non sapere. I tecnici dell’Ema fanno proprio il concetto più famoso di Socrate, denunciando l’incapacità momentanea di dare risposte certe all’opinione pubblica europea sul vaccino di AstraZeneca.

Pur non conoscendone ancora i motivi, e avendo una conoscenza superficiale delle dimensioni reali del fenomeno, gli esperti dell’Ema devono alla fine ammettere che esiste un nesso tra alcuni rari casi di trombosi – causati da coaguli di sangue in compresenza con basso numero di piastrine – e la somministrazione del vaccino di AstraZeneca.

I benefici, tuttavia, continuano a superare – e di molto – i rischi, ma la decisione su eventuali restrizioni alle inoculazioni andrà presa dalle autorità nazionali. I casi segnalati da Ema sono 62 eventi di trombosi cerebrale e 24 di altro genere su 25 milioni di dosi in Unione Europea e Regno Unito.

L`ictus all`occhio annuncia problemi vascolari

Gli effetti dell`occlusione dell`arteria retinica centrale

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Sulla rivista Stroke è apparso un documento sull`occlusione dell`arteria retinica centrale (CRAO) e sul suo valore predittivo di futuri eventi vascolari.
L’occlusione dell’arteria retinica centrale (CRAO) è una forma rara di ictus ischemico acuto che può provocare una perdita immediata e indolore della vista nell’occhio colpito. Meno del 20% delle persone colpite riesce a riacquistare la visione.

«La CRAO è un evento cardiovascolare camuffato da disturbo oculare. Più raro
dell’ictus cerebrale, è comunque un segno critico che richiede sia cure mediche immediate sia un follow-up per prevenire futuri eventi cardiovascolari acuti», spiega Brian Mac Grory, professore associato di neurologia al Duke Comprehensive Stroke Center della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord.

Nuova cura per l’amenorrea cortico-ipotalamica da stress

Efficace la somministrazione di basse dosi di ormoni

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Soprattutto le adolescenti sono vittime di amenorrea cortico-ipotalamica da stress, condizione che si verifica a causa di fattori di stress metabolico, fisico o psicologico. Una dieta fortemente ipocalorica, allenamenti troppo intensi o eventi molto emotivi possono scatenarla attraverso il rilascio di Gn-Th, influenzando negativamente l’asse riproduttivo e attivando o inibendo a livello centrale aree ipotalamiche e/o extra-ipotalamiche.

Si ipotizza una correlazione tra l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e l’inibizione stress-indotta dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.

Il sistema oppioide, ma anche quello dopaminergico e quello serotoninergico, sono coinvolti nei circuiti dell’amenorrea da stress. In risposta a un evento stressogeno, l’organismo reagisce aumentando la produzione di oppiacei come la beta-endorfina.

Tumore dell’endometrio, nuova terapia efficace

Carboplatino e paclitaxel come trattamento standard

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La combinazione di carboplatino più paclitaxel (Tc) si è rivelata efficace nel trattamento del tumore dell’endometrio e dovrebbe diventare la terapia standard per questo tipo di cancro.

Lo dice uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology da un team della University of Texas diretto da David Miller. La combinazione si è dimostrata non inferiore a paclitaxel-doxorubicina-cisplatino (Tap) in termini di risposta, sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale, con il vantaggio di produrre minor tossicità nell’organismo.

«La sopravvivenza globale ha mostrato una mediana di 37 mesi per Tc e 41 mesi per Tap, e si sono verificati più eventi avversi di grado 3 o superiore con Tap», spiega Miller.

Malattie cardiovascolari, efficace la polipillola

In aggiunta ad aspirina riduce l’incidenza di eventi avversi

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Si riduce del 21% l’incidenza di eventi avversi cardiovascolari con l’assunzione di una polipillola in aggiunta ad aspirina.

Lo dice uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team della McMaster University di Hamilton diretto da Salim Yusuf, che spiega:

«È stato proposto l’uso di una polipillola comprendente statine, farmaci per abbassare la pressione sanguigna e aspirina per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, e abbiamo voluto valutarne l’efficacia».

Allo studio hanno partecipato 5.713 soggetti senza malattie cardiovascolari e con un punteggio di rischio INTERHEART elevato. I volontari sono stati randomizzati a ricevere una polipillola contenente 40 mg di simvastatina, 100 mg di atenololo, 25 mg di idroclorotiazide, e 10 mg di ramipril, o un placebo, ogni giorno, aspirina (75 mg) o placebo quotidianamente e vitamina D o placebo mensilmente.

Terapia genica per l’anemia falciforme

bb1111 consente l’eliminazione degli eventi vaso-occlusivi severi

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Efficace la terapia genica bb1111 in pazienti affetti da Anemia Falciforme (AF). Lo studio di fase 1/2 HGB-206 presentato da blubird bio mostra una completa eliminazione degli eventi vaso-occlusivi severi (VOE) e dei VOE, definiti come da protocollo di studio, dopo un follow-up tra 6 e 24 mesi. Questi dati saranno presentati in occasione dell’edizione virtuale del 62° Congresso Annuale della Società Americana di Ematologia (ASH).

Ad oggi, dopo aver raccolto dati per oltre due anni, continuiamo ad osservare risultati promettenti dagli studi sulla terapia genica nell’Anemia Falciforme, che illustrano ulteriormente il suo potenziale di risolvere completamente i VOE severi e i VOE, come osservato tra il 6° e il 24° mese di follow-up. In primo luogo, i nostri dati mostrano il potenziale della terapia genica per l’AF di produrre effetti che modificano fondamentalmente la malattia.

Il cambiamento climatico minaccia la salute mentale

Equilibrio psicologico a rischio per l’imprevedibilità degli eventi atmosferici

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È colpa nostra, ma a nostro carico saranno anche i suoi effetti. Il cambiamento climatico che affligge il nostro pianeta è generato almeno in parte dall’attività antropica, ma potrebbe avere anche conseguenze sulla psiche umana, oltre che effetti evidenti sulla salute complessiva e sull’economia.

«Cambiamenti climatici di lunga durata danneggiano la salute mentale e non solo in maniera indiretta, cioè impattando sui sistemi sociali e di vita», dice al Corriere della Sera Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche di Modena.

Il loro impatto è anche molto più diretto. Una metanalisi pubblicata sugli Archives of Internal Medicine ha evidenziato che le ondate di calore provocano un maggior numero di morti tra le persone portatrici di patologia psichiatrica.

Coronavirus, l’immunità di gregge naturale è utopia

Idea costosa in termini di vite umane e dagli esiti incerti

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Nelle prime fasi della pandemia da Sars-CoV-2 alcuni governi – primo fra tutti quello inglese guidato da Boris Johnson – avevano dichiarato apertamente di puntare all’immunità di gregge, da ottenere facendo circolare il virus nel paese regolandone l’evoluzione con blande misure di contenimento. Niente di più sbagliato.

Gli eventi delle settimane successive hanno subito reso evidente l’impossibilità dell’approccio: il nuovo coronavirus aveva e ha una contagiosità troppo elevata per pensare di poterla controllare, e un tasso di mortalità e di ospedalizzazione che, seppure a livello assoluto non altissimo, sarebbe stato sufficiente per creare un disastro sanitario senza precedenti anche nei paesi più attrezzati.

Covid-19, ecco perché l’eparina non funziona

Studio italiano chiarisce il ruolo dell’antitrombina e dell’obesità

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Un livello particolarmente basso di antitrombina riscontrato nei pazienti obesi affetti da coronavirus spiegherebbe il fallimento della terapia con eparina somministrata per scongiurare la trombosi venosa e l’embolia polmonare, prime cause di mortalità legata all’infezione da Covid-19.

Questo il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano (Pavia) guidati dal dottor Carmine Gazzaruso – Responsabile delle Unità Operative di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari – che ha visto coinvolti 49 pazienti ricoverati per Covid-19.

I ricercatori sono partiti da una prima evidenza: nonostante l’anticoagulazione, gestita principalmente con eparina, la mortalità per eventi tromboembolici rimaneva comunque alta.