Il cambiamento climatico minaccia la salute mentale

Equilibrio psicologico a rischio per l’imprevedibilità degli eventi atmosferici

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È colpa nostra, ma a nostro carico saranno anche i suoi effetti. Il cambiamento climatico che affligge il nostro pianeta è generato almeno in parte dall’attività antropica, ma potrebbe avere anche conseguenze sulla psiche umana, oltre che effetti evidenti sulla salute complessiva e sull’economia.

«Cambiamenti climatici di lunga durata danneggiano la salute mentale e non solo in maniera indiretta, cioè impattando sui sistemi sociali e di vita», dice al Corriere della Sera Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche di Modena.

Il loro impatto è anche molto più diretto. Una metanalisi pubblicata sugli Archives of Internal Medicine ha evidenziato che le ondate di calore provocano un maggior numero di morti tra le persone portatrici di patologia psichiatrica.

Coronavirus, l’immunità di gregge naturale è utopia

Idea costosa in termini di vite umane e dagli esiti incerti

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Nelle prime fasi della pandemia da Sars-CoV-2 alcuni governi – primo fra tutti quello inglese guidato da Boris Johnson – avevano dichiarato apertamente di puntare all’immunità di gregge, da ottenere facendo circolare il virus nel paese regolandone l’evoluzione con blande misure di contenimento. Niente di più sbagliato.

Gli eventi delle settimane successive hanno subito reso evidente l’impossibilità dell’approccio: il nuovo coronavirus aveva e ha una contagiosità troppo elevata per pensare di poterla controllare, e un tasso di mortalità e di ospedalizzazione che, seppure a livello assoluto non altissimo, sarebbe stato sufficiente per creare un disastro sanitario senza precedenti anche nei paesi più attrezzati.

Covid-19, ecco perché l’eparina non funziona

Studio italiano chiarisce il ruolo dell’antitrombina e dell’obesità

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Un livello particolarmente basso di antitrombina riscontrato nei pazienti obesi affetti da coronavirus spiegherebbe il fallimento della terapia con eparina somministrata per scongiurare la trombosi venosa e l’embolia polmonare, prime cause di mortalità legata all’infezione da Covid-19.

Questo il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano (Pavia) guidati dal dottor Carmine Gazzaruso – Responsabile delle Unità Operative di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari – che ha visto coinvolti 49 pazienti ricoverati per Covid-19.

I ricercatori sono partiti da una prima evidenza: nonostante l’anticoagulazione, gestita principalmente con eparina, la mortalità per eventi tromboembolici rimaneva comunque alta.

Nuovo rimedio per la tosse cronica

Gefaxipant mostra efficacia in due studi di fase 3

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Due studi di fase 3 (denominati COUGH-1 e COUGH-2) mostrano l’efficacia e la sicurezza di Gefapixant (MK-7264) nel trattamento della tosse cronica refrattaria e idiopatica.

Gefapixant è un antagonista selettivo del recettore P2X3 che, somministrato per via orale alla dose di 45 mg due volte al giorno, ha dimostrato di ridurre in modo statisticamente significativo il numero di attacchi di tosse in un’ora, registrati nell’arco delle 24 ore, rispetto al placebo, a 12 (COUGH-1) e a 24 settimane (COUGH-2), in pazienti affetti da tosse cronica refrattaria o idiopatica.

Per quanto riguarda il profilo di sicurezza del trattamento, i risultati ottenuti nei due trial sono in linea con quelli ottenuti negli studi di fase 2, senza la comparsa di nuovi eventi avversi. I trial continueranno per un follow-up sul lungo termine, per raccogliere ulteriori informazioni.

Lo smog fa male al cuore

Sotto accusa il particolato fine PM2.5

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Lo smog fa male al cuore. Lo conferma uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health da esperti della Oregon State University.

Lo studio ha coinvolto 157.436 adulti fra 35 e 70 anni in 21 paesi, monitorandone lo stato di salute dal 2003 al 2018. Nel corso del follow up sono stati registrati 3.219 decessi attribuibili a malattie cardiovascolari, e 9.152 soggetti in tutto hanno accusato un evento cardiovascolare.

I dati indicano un aumento del 5% per ogni 10 microgrammi per metro cubo in più nella concentrazione di particolato fine (PM2.5), uno degli inquinanti atmosferici più diffusi. Il PM2.5 viene rilasciato ad esempio dai tubi di scarico delle auto. Ciò si traduce in un 14% di eventi cardiovascolari associati all’esposizione al particolato PM2.5.

Diabete, nuovo farmaco per ridurre i rischi ai reni

L’inibitore canagliflozin riduce il rischio di progressione della malattia

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La malattia renale diabetica si sviluppa in circa il 40% dei pazienti diabetici ed è la principale causa di malattia renale cronica in tutto il mondo. Sebbene la terapia sostitutiva renale, ossia la dialisi, possa essere la conseguenza più riconoscibile della malattia renale diabetica, la maggior parte dei pazienti muore prima di iniziare la dialisi per eventi cardiovascolari spesso correlati al danno renale anche se di grado moderato.

Questo accade perché le attuali terapie oggi disponibili per la nefroprotezione (ACE-inibitori e sartani) lasciano circa il 50% dei pazienti ad alto rischio residuo di insorgenza e progressione di malattia renale diabetica.

In questo scenario così buio e incerto, potrebbe arrivare a luglio, in Italia, una nuova indicazione dell’inibitore di SGLT2 canagliflozin che è in grado di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia renale.

Sma, l’efficacia di risdiplam

Miglioramento della funzione motoria nei bambini con atrofia muscolare spinale

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Sono positivi i risultati della sperimentazione SUNFISH riguardo al farmaco risdiplam per la cura dell’atrofia muscolare spinale.

I risultati di un’analisi esplorativa di efficacia evidenziano che risdiplam ha prodotto un miglioramento significativo della funzione motoria dopo 24 mesi di trattamento rispetto ai dati relativi alla storia naturale.

Inoltre, i dati preliminari a 12 mesi dello studio JEWELFISH, una sperimentazione su soggetti con SMA di qualsiasi tipo di età compresa tra 6 mesi e 60 anni precedentemente trattati con altre terapie per questa malattia, hanno dimostrato che il trattamento con risdiplam ha determinato aumenti rapidi e sostenuti dei livelli di proteina SMN.

Non sono stati osservati nuovi segnali di sicurezza e il profilo globale di eventi avversi si è rivelato in linea con quello dei pazienti che non sono mai stati sottoposti a trattamento.