Covid, niente mRna del vaccino nel latte materno

Le donne vaccinate non devono interrompere l’allattamento

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Non c’è evidenza del passaggio di nanoparticelle di mRna dei vaccini Pfizer e Moderna nel latte materno. Pertanto, sostengono i ricercatori della University of California di San Francisco, le donne che allattano dovrebbero continuare a farlo tranquillamente.

Yarden Golan, prima firmataria di una lettera di ricerca pubblicata su Jama Pediatrics, spiega:

«L’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda che le donne che allattano vengano vaccinate e non consiglia la cessazione dell’allattamento al seno dopo la somministrazione del vaccino, e l’Academy of Breastfeeding Medicine afferma che c’è poco rischio plausibile che le nanoparticelle del vaccino o l’mRNA entrino nel tessuto mammario o vengano trasferiti nel latte. Tuttavia, non ci sono dati diretti su tale questione».

Diabete di tipo 2, possibile la remissione grazie alla dieta

Gli effetti di un regime alimentare a basso contenuto di carboidrati

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È possibile ottenere la remissione del diabete di tipo 2 grazie a una dieta a basso contenuto di carboidrati seguita per 6 mesi.

Lo afferma una metanalisi pubblicata sul British Medical Journal da un team della Texas A&M University di College Station, in Texas, guidato da Joshua Goldenberg, che spiega: «I dati raccolti, con evidenza da moderata a bassa, suggeriscono che l’aderenza per sei mesi a una Lcd si associa a un incremento dei tassi di remissione del Dm2 senza conseguenze negative rispetto ad altre diete raccomandate, come quelle a basso contenuto di grassi».

I medici hanno incluso tutti gli studi clinici randomizzati che valutavano diete a basso contenuto di carboidrati per almeno 12 settimane in pazienti con diabete di tipo 2.

Covid, utile iodopovidone per la prevenzione

Uno studio in vitro ne dimostra la rapida ed efficace attività virucida

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La Sindrome Respiratoria Acuta Grave da Coronavirus 2 (SARS-COV-2), ovvero la causa del Coronavirus comparso nel 2019 (COVID-19), secondo i dati aggiornati al 1 dicembre 2020, ha colpito più di 63,2 milioni di pazienti e ha provocato oltre 1,46 milioni di morti in tutto il mondo.

Le evidenze attuali indicano che la trasmissione tra umani avviene principalmente tramite droplet emessi con tosse o starnuti e attraverso il contatto fisico. Questa problematica sanitaria globale mette in evidenza la necessità di adottare specifiche misure igieniche.

Un nuovo studio realizzato da un’equipe internazionale a cui ha partecipato la Dott.ssa Maren Eggers – Gisela Enders & Kollegen MVZ GbR e l’Istituto di Virologia, Malattie Infettive ed Epidemiologia di Stoccarda – ha dimostrato la rapida ed efficace attività virucida in vitro dei prodotti topici e orali con iodopovidone (PVP-I).

La cura delle mani inizia in inverno

Come mantenerle sempre giovani e sane

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Le mani possono dire molto. Sono il principale strumento di comunicazione, anche adesso che non è possibile dare la tradizionale “stretta”, e ci aiutano a esprimerci. Talvolta curate fin nei minimi dettagli, altre volte screpolate in balia di vento e sole.

Sono però un’importante cartina di tornasole dei nostri stili di vita, delle nostre attività e dell’incedere del tempo. Tra mascherine e distanziamento, sono anche uno dei pochi lembi di pelle che rimangono scoperti in questo inverno, quando non si portano i guanti.

Per mantenerle giovani talvolta non bastano le consuete accortezze, ma è necessario agire più in profondità. «Il cosiddetto processo di “schelettrizzazione” è il principale indicatore del passare degli anni: le mani si presentano più rugose, più vuote; si assottigliano i tessuti molli e vengono in evidenza le vene e strutture tendinee», spiega Patrizia Gilardino, medico.

Encefalopatia ipossico-ischemica nei neonati

Le raccomandazioni della Società Italiana di Neonatologia

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L’Encefalopatia Ipossico-Ischemica (EII) è un tipo di encefalopatia che interessa prevalentemente il neonato a termine con evidenza di ipossi-ischemia perinatale. Si stima a livello globale un’incidenza media di 1,5 ogni 1000 nati vivi, interessando 1,15 milioni di neonati all’anno nel mondo.

Più della metà di questi neonati va incontro a morte o sopravvive con disabilità neurologiche. Ad oggi l’ipotermia terapeutica rimane l’unica possibilità di trattamento delle forme moderate/gravi di questa patologia, raccomandata dalle linee guida dell’International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR) a partire dal 2010. Iniziata entro 6 ore dalla nascita e proseguita per 72 ore, l’ipotermia ha ridotto dal 60 al 46% la morte o disabilità a 18 mesi di vita nei bambini con Encefalopatia Ipossico-Ischemica di grado moderato/grave alla nascita.

Un derivato del colesterolo blocca Sars-CoV-2

Implicazioni importanti nella terapia di Covid-19

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La molecola 27-idrossicolesterolo (27OHC) è presente nel nostro corpo come fisiologico prodotto del metabolismo ossidativo del colesterolo.

In colture cellulari infettate con il SARS-CoV-2, il virus responsabile di COVID-19, il 27OHC è risultato essere un forte inibitore della replicazione virale. La rilevanza di tale evidenza scientifica è ulteriormente sottolineata dalla contemporanea osservazione di un vistoso calo di questa molecola con proprietà antivirali nel sangue dei pazienti COVID-19.

La doppia scoperta, in pubblicazione online sulla rivista scientifica Redox Biology, è il risultato di una cooperazione multidisciplinare tutta italiana, tra Panoxyvir, una start-up innovativa e spin-off accademica dell’Università di Torino, coordinatrice del lavoro, il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste.

Covid-19, ecco perché l’eparina non funziona

Studio italiano chiarisce il ruolo dell’antitrombina e dell’obesità

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Un livello particolarmente basso di antitrombina riscontrato nei pazienti obesi affetti da coronavirus spiegherebbe il fallimento della terapia con eparina somministrata per scongiurare la trombosi venosa e l’embolia polmonare, prime cause di mortalità legata all’infezione da Covid-19.

Questo il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano (Pavia) guidati dal dottor Carmine Gazzaruso – Responsabile delle Unità Operative di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari – che ha visto coinvolti 49 pazienti ricoverati per Covid-19.

I ricercatori sono partiti da una prima evidenza: nonostante l’anticoagulazione, gestita principalmente con eparina, la mortalità per eventi tromboembolici rimaneva comunque alta.

Nirsevimab per la cura del virus respiratorio sinciziale

Riduzione significativa delle ospedalizzazioni

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I risultati dello studio di Fase 2b su Nirsevimab somministrato ai neonati pretermine sani hanno dimostrato una riduzione significativa del bisogno di assistenza medica e delle ospedalizzazioni dovute alle infezioni del tratto respiratorio inferiore (LRTI), principalmente bronchioliti e polmoniti, causate dal virus respiratorio sinciziale.

I risultati che sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine dimostrano per la prima volta che un anticorpo monoclonale a dose singola può proteggere i neonati per tutta la durata della stagione epidemica dell’RSV.

“Nirsevimab ha riportato risultati entusiasmanti. Sono dati che mettono in evidenza il potenziale di questo innovativo approccio nel proteggere dall’RSV tutti i neonati grazie a una sola iniezione a copertura dell’intera stagione epidemica autunno-invernale”, ha affermato il Prof. Paolo Manzoni, autore dello studio.

Cancro al seno, un test per evitare le chemio inutili

Oncotype DX valuta l’utilità della chemioterapia

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Analizza l’espressione di 21 geni specifici del tumore e definisce la probabilità di risposta alla chemioterapia. Si chiama Oncotype DX, il test molecolare (eseguito su tessuto tumorale) che permette di evitare la chemioterapia nell’80% delle donne con carcinoma mammario in fase iniziale, di tipo ormone-sensibile, negativo alla proteina HER2 e linfonodo negativo, che, dopo la chirurgia, possono essere trattate solo con l’ormonoterapia. Il test è validato con studi clinici randomizzati (evidenza di livello 1A) per predire i benefici della chemioterapia ed è disponibile presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, grazie a un accordo siglato con l’azienda produttrice, Exact Sciences.

Cellule umane hackerano Sars-CoV-2

Grazie all’editing dell’RNA

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Uno studio italiano pubblicato su Science Advances ha messo in evidenza l’attivazione di uno dei meccanismi dell’immunità innata contro il virus.

Lo studio condotto dal gruppo coordinato da Silvo Conticello, dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc) e dell’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), in collaborazione con Giorgio Mattiuz dell’Università di Firenze, mostra come i nostri processi cellulari siano in grado di “hackerare” il codice genetico del Sars-CoV-2 mediante un processo noto come “editing” dell’RNA.

Di quest’ultimo sono responsabili gli ADAR e gli APOBEC, un gruppo di enzimi con ruoli fisiologici che spaziano dai processi dell’immunità all’aumento dell’eterogeneità all’interno delle cellule, spiega Silvo Conticello.