Hiv, il vaccino Tat sembra efficace

Riduce del 90% il virus latente

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Il vaccino Tat diretto contro l’Hiv sembra in grado di ridurre del 90% il “serbatoio di virus latente”, la parte di virus cioè non aggredibile con le terapie attuali.

Lo dimostra un follow up di 8 anni di uno studio pubblicato su Frontiers in Immunology dalla dott.ssa Barbara Ensoli, direttrice del Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sono risultati – afferma Ensoli – che aprono nuove prospettive per una cura funzionale dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. In tal modo, si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando l’aderenza alla terapia e la qualità di vita, problemi rilevanti soprattutto in bambini e adolescenti.

Osteoporosi infantile, una cura è possibile

Punta alla disattivazione di un recettore osseo

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In alcuni casi l’osteoporosi colpisce anche i bambini. Un nuovo studio dell’Università di Hokkaido pubblicato sulla rivista Bone rivela la possibilità di una cura per la rara malattia attraverso la disattivazione del recettore osseo.

La cura per gli adulti colpiti dalla malattia si basa sull’assunzione di bisfosfonati, farmaci che rallentano l’attività delle cellule osteoclasti, quelle che distruggono l’osso recuperando i sali.

In questo modo, gli osteblasti, che invece promuovono la formazione ossea, possono lavorare più efficacemente. Tuttavia, i bisfosfonati possono influenzare in maniera negativa lo sviluppo delle ossa. I ricercatori giapponesi hanno scoperto l’efficacia, su modello murino, dell’inibizione di una proteina del recettore osseo nel trattamento dell’osteoporosi infantile. Il trattamento non causa problemi allo sviluppo osseo.

Il cancro non è più invisibile

Ricerca svela il meccanismo con cui le cellule malate si nascondono

Il cancro sta perdendo i superpoteri. Può essere sintetizzata così la ricerca apparsa su Nature Medicine a firma di scienziati dell’Università della California di San Francisco guidati dall’italiano Davide Ruggero.

Per la prima volta, lo studio è riuscito a bloccare il meccanismo che consente alle cellule tumorali di nascondersi e sfuggire così al sistema immunitario.

«Abbiamo trovato un nuovo punto debole del cancro, per distruggere le sue cellule», ha detto Ruggero. «Abbiamo capito come le cellule dei tumori producono specifiche proteine importanti per la loro crescita. Una di queste è la proteina PD-L1 che rende le cellule cancerogene invisibili dall’attacco del sistema immunitario».

Lo studio punta dunque all’immunoterapia come trattamento decisivo per eliminare il cancro.

Diabete, due farmaci aumentano il rischio di infarto

Pericolo per il cuore da sulfoniluree e insulina

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Due fra i farmaci più prescritti in caso di diabete – sulfoniluree e insulina – aumentano il rischio di eventi cardiovascolari come infarto, ictus e insufficienza cardiaca.

A dirlo è uno studio della Northwestern University di Chicago pubblicato su Jama Network Open. Allo studio hanno partecipato 132.737 pazienti che avevano da poco iniziato ad assumere una seconda terapia dopo il primo farmaco.

Matthew O’Brien che ha condotto il lavoro, spiega: “I risultati richiedono un cambio di paradigma nel trattamento del diabete”. La prescrizione di sulfoniluree e insulina è infatti molto frequente come terapia di seconda linea in pazienti che assumono metformina. Le sulfoniluree servono a stimolare la produzione di insulina da parte dell’organismo.

Amartoma ipotalamico, nuove cure possibili

Nuovi trattamenti per la patologia che può causare epilessia

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Nuove possibilità terapeutiche si aprono per il trattamento dell’amartoma ipotalamico, una patologia rara che colpisce l’ipotalamo e può dar luogo, tra le altre manifestazioni, a una encefalopatia epilettica resistente ai farmaci.

Al Bambino Gesù, dove già viene trattata con successo attraverso un intervento endoscopico mininvasivo, si affiancherà dall’inizio del 2019 un sistema di laser ablazione che, sotto guida di risonanza magnetica, permette di curare anche gli amartomi trattabili solo con la tecnica chirurgica tradizionale o radiochirurgica. Ci spiega tutto il dott. Nicola Specchio, responsabile della struttura di Epilessie rare e complesse.

L’amartoma ipotalamico è una rara patologia, non tumorale, dell’ipotalamo: una struttura cerebrale fondamentale nel controllo di importanti funzioni vitali.

Linfoistiocitosi emofagocitica primaria, una cura salvavita

Mantiene i bambini in vita in attesa del trapianto

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Emapalumab è il farmaco che tiene in vita, in attesa del trapianto, i bambini con HLH (Linfoistiocitosi emofagocitiva primaria), una malattia genetica ultra-rara che lascia poche speranze a chi non trova in tempi rapidi un donatore di midollo osseo utilmente impiegabile.

Dopo una sperimentazione condotta a livello internazionale e coordinata in Europa dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è arrivata ora l’approvazione della FDA, l’ente statunitense per la regolamentazione dei farmaci, che ne ha verificato la sicurezza e l’efficacia.

I risultati di questa sperimentazione sono stati presentati oggi negli Stati Uniti dal Professor Locatelli del Bambino Gesù al congresso dell’American Society of Hematology (ASH), il più grande meeting mondiale dedicato alle malattie del sangue.

Linfoma, efficace polatuzumab vedotin

Benefici duraturi per il linfoma diffuso a grandi cellule B

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I malati di linfoma potranno beneficiare a breve di una nuova terapia. Il farmaco polatuzumab vedotin si è rivelato efficace nel corso dello studio di fase Ib/II GO29365 organizzato da Roche.

I dati evidenziano che la terapia con polatuzumab vedotin, farmaco anticorpo-coniugato (ADC) sperimentale anti-CD79b, in associazione a rituximab più bendamustina (BR) ha dimostrato una sopravvivenza complessiva (OS) mediana di oltre un anno e nettamente superiore rispetto a BR ovvero bendamustina più rituximab, in soggetti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) recidivato o refrattario (R/R) non candidabili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Un antidepressivo aumenta il rischio di fratture

Maggiori probabilità di cadute nei pazienti anziani

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Un farmaco antidepressivo utilizzato per la popolazione anziana, il trazodone, aumenta il rischio di cadute e fratture. L’aspetto significativo è che le statistiche sono simili a quelle fatte registrare dai farmaci antipsicotici, al posto dei quali viene solitamente prescritto proprio per evitare l’effetto collaterale segnalato.

L’analisi sui rischi è stata firmata da ricercatori dell’Università di Toronto in collaborazione con i colleghi dell’Università McMaster e di altri centri canadesi.

Coordinati dalla dott.ssa Jennifer A. Watt, gli scienziati sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati di 6588 anziani di età pari o superiore a 66 anni trattati con tradozone e di altri 2875 soggetti trattati con antipsicotici atipici, noti anche con il termine antipsicotici di seconda generazione.

Alzheimer, farmaci per l’Hiv potrebbero funzionare

Coinvolto l’enzima trascrittasi inversa, lo stesso del virus

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Alcuni errori di trascrizione di un gene a opera dell’enzima trascrittasi inversa potrebbero essere alla base dei meccanismi di insorgenza dell’Alzheimer.

A rivelarlo è una ricerca pubblicata su Nature da un team del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di San Diego guidato da Jerold Chun.

L’aspetto più interessante della ricerca è che ha per oggetto lo stesso enzima divenuto un target per il trattamento del virus Hiv. Ne consegue che un uso off-label (vale a dire fuori dalle indicazioni originarie di un farmaco) potrebbe rappresentare un nuovo possibile approccio terapeutico per questa malattia.

Dall’analisi emerge una teoria per la quale l’Alzheimer potrebbe essere una malattia su base genetica, ma al tempo stesso non ereditaria.

Una guida per riconoscere la tosse

Cosa c’è da sapere sul riflesso protettivo che ripulisce le vie aeree

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Una guida per riconoscere i diversi tipi di tosse, da quella acuta a quella cronica, con le eventuali patologie ad essa collegate, i farmaci e le pratiche più utili per curarle.

È quella messa a punto dagli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e contenuta nel nuovo numero del magazine digitale ‘A Scuola di Salute’, realizzato dall’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente e diretto dal prof. Alberto Ugazio.

La tosse non è una malattia, ma un riflesso protettivo che serve a ripulire le vie aeree dalle secrezioni o da materiale inalato in modo involontario. Il suo ripetersi comporta ansia, disturbi del sonno, stanchezza e scarsa capacità di concentrazione durante il giorno. Può essere acuta o cronica. La prima si risolve entro tre settimane ed è causata da una continua esposizione ai microbi, in particolare nei bambini tra i 2 e i 4 anni.