Cenobamato per l’epilessia

Indicato per le forme resistenti ai trattamenti

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La Commissione Europea (CE) ha concesso l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di cenobamato per il trattamento aggiuntivo delle crisi a esordio focale con o senza generalizzazione secondaria in pazienti adulti con epilessia che non sono stati adeguatamente controllati, nonostante un’anamnesi di trattamento con almeno due farmaci antiepilettici.

“In Europa cenobamato sarà un’importante nuova opzione di trattamento per gli adulti che non possono ancora controllare le loro crisi a esordio focale con le terapie disponibili. L’epilessia resistente al trattamento ha un effetto devastante sui pazienti e sulle loro famiglie; siamo quindi orgogliosi di poter contribuire ad affrontare questa urgente sfida sanitaria”, ha affermato Pierluigi Antonelli, CEO di Angelini Pharma.

Gli antibiotici aumentano il rischio di malattie intestinali

L’abuso dei farmaci altera le funzioni del sistema immunitario intestinale

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L’abuso di terapie antibiotiche ad ampio spettro ha l’effetto di alterare il buon funzionamento del sistema immunitario intestinale, predisponendo l’organo all’insorgenza di malattie croniche come il morbo di Crohn.

È la conclusione di un lavoro del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto europeo di Oncologia pubblicato su Microbiome.

La nostra scoperta – dice Federica Facciotti, coordinatrice del progetto insieme a Francesco Strati – ha un grande valore clinico per la prevenzione e la cura di malattie importanti come le malattie infiammatorie croniche intestinali quali la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, che, oltre ad avere di per sé un impatto negativo sulla qualità di vita, sono collegati a un aumentato rischio individuale di sviluppare tumori del colon.

Coronavirus, l’idrossiclorochina non serve

Ormai accantonato il possibile utilizzo del farmaco

Nelle prime fasi della pandemia alcuni farmaci già impiegati per il trattamento di specifiche malattie hanno acceso l’interesse di medici e ricercatori per la possibilità di essere utilizzati contro SARS-CoV-2.

Fra questi si è parlato molto di clorochina e idrossiclorochina, attualmente impiegate come antimalarici e nel trattamento di alcune patologie autoimmuni, anche sulla scia dell’enorme popolarità mediatica ricevuta dall’idrossiclorochina dopo essere stata “raccomandata” come possibile terapia preventiva di Covid-19 dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Ma esistono prove scientifiche che questo farmaco sia davvero efficace nella prevenzione di SARS-CoV-2? Di recente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato un documento, in continuo aggiornamento, in cui non giudica utile l’impiego dell’idrossiclorochina nella prevenzione di Covid-19.

Covid, arrivano gli anticorpi monoclonali

Ora vengono somministrati anche in Italia

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Sono partite le prime somministrazioni di anticorpi monoclonali contro Covid-19 anche in Italia. Fra le prime strutture a effettuare le somministrazioni con i nuovi farmaci c’è l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

La somministrazione è indicata per quelle persone in fase iniziale di malattia che non hanno necessità di ricovero, ma presentano un elevato rischio di peggioramento clinico. Per il momento, gli unici anticorpi monoclonali in commercio sono quelli di Regeneron e di Eli Lilly.

Il Regen-Cov è balzato agli onori delle cronache perché assunto dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump quando è stato contagiato dal virus.

È basato sugli anticorpi casirivimab e imdevimab. Il primo è stato isolato dal sangue di un paziente di Singapore, il secondo è stato ottenuto in laboratorio inserendo la proteina spike del coronavirus nell’organismo di un topo.

Sarcoma, coinvolti alcuni meccanismi infiammatori

Grazie alla scoperta italiana possibili nuovi farmaci

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Scoperti nuovi meccanismi infiammatori alla base dello sviluppo del sarcoma. È il risultato di uno studio italiano pubblicato su Nature Cancer che segnala il ruolo svolto dalla via della lectina e dell’asse C3a-C3aR.

Cecilia Garlando, fra gli autori del team della Humanitas University di Milano, spiega: «Il bersaglio identificato apre allo studio di nuovi farmaci e a possibilità terapeutiche che combineranno inibitori dell’infiammazione e immunoterapici».

Lo studio ha approfondito i meccanismi che consentono ad alcune cellule di fermare il blocco della crescita tumorale e di collaborare al contrario alla crescita della neoplasia.

Il punto di partenza è stato lo studio del complemento, componente dell’infiammazione promotrice del tumore.

Covid, i vaccini sono sicuri

Poche le reazioni avverse e lievi i sintomi percepiti

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La sospensione in via precauzionale del vaccino prodotto da AstraZeneca ha alimentato antiche diffidenze nei confronti dei vaccini che la pandemia di Sars-CoV-2 sembrava aver cancellato. Ma la presenza di “difetti di progettazione” è eventualità davvero improbabile. Lo conferma un recente studio pubblicato su Jama che si è concentrato proprio sulla sicurezza dei vaccini già approvati per Covid-19.

Lo studio ha analizzato gli effetti dei vaccini a mRNA su 65mila operatori sanitari, verificando la presenza soltanto dello 0,02% di reazioni anafilattiche.

I vaccini, come ogni prodotto farmaceutico, affrontano tre fasi di sperimentazione, alle quali fa seguito una costante opera di farmacovigilanza, ovvero un sistema di monitoraggio utile a capire l’impatto dei farmaci su larga scala.

Covid, le statine offrono protezione

Effetto positivo dei farmaci anti-diabete

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Mortalità ridotta e minori probabilità di essere sottoposti a ventilazione meccanica per i pazienti colpiti da Covid in cura con le statine. Lo dimostra uno studio apparso su Nature Communications e firmato da scienziati della Columbia University di New York.

L’analisi riguarda i dati di 2.626 pazienti ospedalizzati presso l’Irving Medical Center dal 1° febbraio al 12 maggio 2020. Gli autori hanno messo a confronto due gruppi di 648 pazienti simili per suscettibilità a fattori di rischio come altre malattie. L’unica differenza era l’assunzione di statine da parte dei pazienti del primo gruppo.

Dei 648 soggetti del primo gruppo, 96 persone alla fine sono morte nei primi 30 giorni di ricovero, il 14,8% del totale, mentre nel gruppo non trattato con statine la percentuale arrivava al 26,5% (172 pazienti).

Uno spray per ingannare il coronavirus

Sviluppati peptidi che si legano alla Spike disattivando il virus

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Oltre a vaccini e farmaci può esserci un altro modo per fermare il virus, una sorta di bluff chimico. Uno studio pubblicato su Bioconjugate Chemistry da scienziati della Ohio State University mostra che è possibile mettere fuori gioco Sars-CoV-2 facendo in modo che le particelle del virus si leghino a qualcosa di diverso dalle nostre cellule.

I ricercatori hanno sviluppato dei peptidi, ovvero frammenti di proteina, che hanno lo scopo di legarsi alla Spike, la proteina che serve al virus per agganciare le cellule umane. Se i peptidi arrivassero prima e si legassero alla Spike, per il virus non ci sarebbe più niente da fare, non sarebbe cioè più in grado di legarsi ai recettori ACE2 che si trovano nella cavità nasale e nei polmoni.

Mieloma multiplo, efficace isatuximab

Il farmaco riduce il rischio di progressione della malattia

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Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali ha adottato un parere positivo per una seconda indicazione di isatuximab, in combinazione con carfilzomib e desametasone (Kd), per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo (MM) che hanno ricevuto almeno una terapia precedente.

Isatuximab ha ottenuto risultati molto significativi in combinazione con due farmaci che costituiscono lo standard di cura, rafforzando così il suo potenziale di diventare l’anti-CD38 di scelta nel trattamento del mieloma multiplo, ha detto Peter Adamson, Global Development Head, Oncology and Pediatric Innovation di Sanofi.

Non vediamo l’ora di collaborare con la Commissione europea per rendere isatuximab disponibile al maggior numero di pazienti e siamo impegnati a studiare isatuximab in combinazione con i trattamenti che sono ad oggi considerati gli standard.

I rischi dell’abuso di farmaci per chi gioca a calcio

I risultati di uno studio su calciatori della serie B

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L’uso di farmaci fra gli atleti è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, soprattutto per le implicazioni legate al doping. Tuttavia, poco si sa sull’uso di medicinali consentiti e meno ancora sono gli studi che hanno investigato la relazione fra reazioni avverse ai farmaci e sport.

Un team di ricercatori italiani guidati da Francesca Wanda Rossi dell’Università Federico II di Napoli ha realizzato uno studio osservazionale su un gruppo di calciatori di serie B.

Il campione era formato da 378 calciatori, sottoposti a test fisici e anamnestici, oltre che a un questionario validato.

La grande maggioranza degli atleti – il 91,8% – ha riferito l’uso di Fans – farmaci antinfiammatori non steroidei – nel corso dell’anno precedente, e un terzo di loro si è dichiarato consumatore abituale. Il 64% dei giocatori ha utilizzato analgesici, mentre il 52,1% ha assunto antibiotici.