Hiv, fondamentale il controllo del peso

Il cambio di terapia può aiutare a limitare l’aumento di peso

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I farmaci antiretrovirali hanno cambiato radicalmente le prospettive di milioni di pazienti affetti da Hiv. Da anticamera dell’Aids e quindi del decesso, l’Hiv si è trasformato in infezione cronica e gestibile attraverso i nuovi seppur costosi medicinali.

Per questo, il numero di persone oltre i 65 anni con Hiv è destinato ad aumentare in maniera determinante nei prossimi anni, portando con sé nuovi problemi.

“Nella gestione del paziente con Hiv diventa prioritaria la gestione delle comorbosità, soprattutto dal punto di vista del rischio cardiovascolare. Iniziando dal controllo dell’aumento del peso corporeo che è strettamente correlato all’insorgenza della sindrome metabolica”, spiega Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Nuove speranze di cura per il medulloblastoma

Terapia possibile per il cancro cerebrale più comune fra i bambini

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Una nuova speranza per la cura del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più diffuso in età pediatrica.

I ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con le Università di Tor Vergata, Sapienza e di Trento, hanno scoperto il meccanismo che scatena la forma più aggressiva di questa malattia e hanno individuato due farmaci potenzialmente in grado di bloccare la crescita del cancro e delle metastasi.

Lo studio, sostenuto interamente da AIRC, è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Acta Neuropathologica.

ll medulloblastoma è un tumore cerebrale maligno con un’incidenza, in Italia, di circa 7 bambini colpiti ogni milione. Il tasso di sopravvivenza globale è attualmente dell’80% per i pazienti a rischio ‘standard’; il dato scende purtroppo al 30-60% per quelli ad alto rischio.

Ecg e intelligenza artificiale per la sindrome del Qt lungo

Diagnosi migliori rispetto all’esame di un cardiologo

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L’utilizzo combinato di un elettrocardiogramma a 12 derivazioni e di un algoritmo di intelligenza artificiale riesce a individuare con più facilità l’esistenza di una sindrome del Qt lungo (Lqts) rispetto all’esame di un cardiologo esperto.

A dirlo è uno studio pubblicato su Jama Cardiology da un team della Mayo Clinic di Rochester diretto da Michael Ackerman, che spiega:

«Il 25-40% delle persone con Lqts, una patologia congenita che colpisce un individuo su duemila, pur avendo valori normali di Qt corretto (Qtc) ha un rischio di morte improvvisa basso ma pur sempre presente», scrivono gli autori.

Molti decessi si verificano dopo la somministrazione di farmaci che prolungano il Qt.

Una cura senza farmaci per l’Adhd

Il neurofeedback consente di allenare la propria attenzione

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Una nuova tecnica permette di contrastare gli effetti dell’Adhd – il disturbo da deficit di attenzione e iperattività – esercitando la propria attenzione grazie a un feedback immediato del livello di attività cerebrale.

È quanto emerge da uno studio pubblicato su Clinical Neurophysiology da un team dell’Università di Ginevra guidato da Marie-Pierre Deiber. I trattamenti farmacologici proposti in caso di Adhd possono essere anche molto pesanti, con effetti collaterali come disturbi del sonno, irritabilità e aumento del rischio di insorgenza di altri disturbi psichiatrici o malattie cardiovascolari.

«Per questi motivi abbiamo valutato un trattamento completamente non farmacologico e non invasivo basato sul principio del neurofeedback», spiega Marie-Pierre Deiber, prima autrice del lavoro.

Miocardite dopo vaccino, gli esiti non sono gravi

I sintomi sembrano leggeri e il recupero è rapido

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Hanno destato preoccupazione i rari casi di miocardite emersi in seguito alla somministrazione di vaccini a Rna messaggero. Uno studio retrospettivo della Mayo Clinic pubblicato su Jama Cardiology sembra però rassicurante sugli esiti di questi casi.

Gli scienziati hanno analizzato i casi di 23 uomini dell’esercito ricoverati in ospedale con sintomi di miocardite entro 4 giorni dalla ricezione della seconda dose di un vaccino a Rna messaggero. 3 di loro erano stati infettati da Sars-CoV-2, e i sintomi erano apparsi dopo la prima dose di vaccino. 16 avevano ricevuto il vaccino di Moderna e 7 quello di Pfizer.

Tutti i 23 pazienti accusavano forte dolore toracico e livelli elevati di troponina cardiaca, ma hanno recuperato velocemente, prova del fatto, secondo i medici, che si trattasse di una miocardite da ipersensibilità, ovvero legata a un’allergia in genere associata ai farmaci.

Covid, anticorpi monoclonali efficaci anche contro Delta

Opzione terapeutica fondamentale per la cura domiciliare

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Covid-19 ha determinato la necessità di ospedalizzare un numero elevatissimo di pazienti. Sono state messe in crisi le risorse del SSN ed è stato necessario ricorrere a misure di contenimento mai attuate prima.

Nell’attesa che la vaccinazione di massa consenta di evitare la malattia sintomatica grave e l’accesso all’ospedale, l’assistenza a domicilio rappresenta la strada da seguire per evitare situazione analoghe a quelle delle precedenti ondate.

Pertanto, diventa prioritario un attento monitoraggio dei pazienti per applicare le terapie disponibili per le diverse fasi della malattia.

Proprio a questo proposito, nelle ultime settimane si è arricchito il panorama degli anticorpi monoclonali, un’opzione terapeutica che avvicina i Medici di famiglia agli specialisti ospedalieri e che è al centro anche del dibattito europeo.

Antidepressivi, come e quando interrompere il trattamento

Ancora non è chiaro quale sia l’approccio migliore

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È ancora oggetto di discussione il metodo migliore per interrompere l’assunzione di farmaci antidepressivi. Una revisione della Cochrane Library ha cercato di capire quale sia l’approccio da seguire.

«Le linee guida in genere raccomandano di assumere antidepressivi fino a 6-12 mesi dopo il miglioramento, o fino a 2 anni nelle persone a rischio di ricaduta, ma molti assumono antidepressivi per periodi più lunghi, e fino alla metà delle persone in tale situazione non ha una chiara ragione medica per continuare a prenderli», afferma Ellen Van Leeuwen, dell’Università di Ghent, in Belgio, autrice principale dello studio.

L’utilizzo a lungo termine degli antidepressivi può associarsi a disturbi del sonno, aumento di peso, disfunzione sessuale, emorragie e problemi gastrointestinali.

AstraZeneca, trovata la cura per i rari casi di trombosi

Ricercatori canadesi hanno sperimentato con successo un cocktail di farmaci

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Un cocktail di farmaci anticoagulanti e immunoglobuline consente di salvare la vita alle persone vittime dei rarissimi casi di trombosi dovuti all’inoculazione del vaccino anti-Covid di AstraZeneca.

A trovarla sono stati i ricercatori canadesi della McMaster University. La cura ha funzionato su 3 pazienti colpiti da trombosi ed è stata descritta sulle pagine del New England Journal of Medicine.

A scatenare la reazione del sistema immunitario sarebbe una proteina del sangue, PF4, il fattore piastrinico 4. Ciò attiva le piastrine, inducendole ad aggregarsi e a formare dei grumi.

L’effetto è la riduzione del numero di piastrine circolanti. Il mix ideato dagli scienziati canadesi ha un duplice effetto: le immunoglobuline fermano l’attivazione delle piastrine, rallentando quindi la formazione dei trombi, mentre gli anticoagulanti riducono la dimensione di quelli già in essere.

Un tampone nasale per diagnosticare il Parkinson

Accumuli anomali di alfa-sinucleina possono predire la malattia

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Già anni prima della comparsa dei primi sintomi, il Parkinson potrebbe essere svelato dalla presenza di eccessivi livelli di alfa-sinucleina nel naso. Lo dice uno studio italo-austriaco pubblicato su Brain e coordinato da Gianluigi Zanusso dell’Università di Verona.

Chi ha il Parkinson mostra problemi di movimento dovuti a morte progressiva di neuroni, resi tossici dall’accumulo della proteina alfa-sinucleina. Sono in fase di studio alcuni farmaci sperimentali che hanno come obiettivo il blocco della formazione di ammassi di alfa-sinucleina.

Un esame diagnostico precoce darebbe l’opportunità di iniziare subito le terapie e fermare così sul nascere i danni neurali della malattia.

Nello studio, gli scienziati hanno eseguito un tampone nasale su 63 soggetti sani ma con un disturbo del sonno noto per essere associato alla comparsa di Parkinson negli anni successivi.