Gli antipertensivi favoriscono il coronavirus?

Rimane importante l’aderenza terapeutica per contrastare l’ipertensione

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In questi giorni si sono diffuse notizie sul presunto ruolo dei farmaci per l’ipertensione (Ace inibitori e Sartani) quali facilitatori dell’infezione da COVID 19.

In merito a questo tema, la SIMG condivide la posizione, scientificamente rigorosa, espressa dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – SIIA:

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, la suddetta relazione rappresenta solamente un’ipotesi di lavoro e di ricerca, che non deve assolutamente portare il paziente iperteso a sospendere la terapia antipertensiva.

Come tutte le ipotesi, tale presunta relazione dovrà essere sottoposta al vaglio della ricerca clinica, che la SIIA e la SIMG sosterranno con vigore e determinazione in ambito sia nazionale che internazionale attraverso collaborazioni con i Centri di Ricerca Scientifica, con l’obiettivo di raccogliere dati scientificamente.

Due ceppi di coronavirus, uno è più aggressivo

Ciò spiegherebbe gli effetti anche molto diversi sulle persone

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Ci sono casi di infezione da nuovo coronavirus – Covid-19 – che alimentano dubbi e interrogativi in seno alla comunità scientifica internazionale. Se di norma l’infezione viene gestita senza tanti problemi, in alcuni casi colpisce in maniera dura persone in perfetta salute e giovani. È il caso del paziente numero 1 in Italia, l’uomo di 38 anni tuttora ricoverato in rianimazione e in prognosi riservata.

Uno studio della Scuola di Scienze della Vita presso l’Università Peking di Pechino, al quale hanno collaborato colleghi del Peking Union Medical College e del CAS Key Laboratory of Molecular Virology & Immunology dell’Istituto Pasteur di Shanghai, svela l’esistenza di due distinti ceppi di Covid-19. Il primo, più aggressivo e contagioso, è stato denominato “tipo L”, mentre l’altro, il tipo S, risulta meno virulento.

Ipertensione, i farmaci vanno presi prima di dormire

Il rischio di morte si riduce rispetto a chi li prende al mattino

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Basta un piccolo gesto per ridurre il rischio di morte nei soggetti ipertesi. Questi ultimi dovrebbero assumere i farmaci prescritti di sera prima di andare a dormire invece di farlo al mattino.

È il suggerimento emerso da uno studio pubblicato su European Heart Journal e firmato da Ramón Hermida, della Universidad de Vigo.

Nello studio oltre 19mila pazienti sono stati randomizzati ad assumere gli antipertensivi prima di dormire o al risveglio. Nel corso di un follow up medio di 6,3 anni, 1752 soggetti hanno subito un evento cardiovascolare, compreso il decesso.

Rispetto agli altri pazienti, chi ha assunto la terapia prima di andare a dormire ha beneficiato di una riduzione del rischio di evento cardiovascolare del 45%.

Il rischio di decesso si è invece ridotto del 66%.

Il miglior trattamento di prima linea per l’ipertensione

Più efficaci i diuretici tiazidici

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Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) non sono altrettanto efficaci e sicuri dei diuretici tiazidici nel trattamento di prima linea dell’ipertensione.

Lo dice uno studio pubblicato su Lancet dalla Columbia University di New York e firmato da George Hripcsak, che spiega: «La scoperta della maggior efficacia e sicurezza globale dei diuretici tiazidici e tiazidici-like rispetto agli ACE-inibitori è un nuovo risultato che deve essere preso sul serio».

Le linee guida raccomandano l’uso di diversi farmaci di prima linea, fra cui i diuretici tiazidici e gli ACE-inibitori, ma anche i bloccanti del recettore dell’angiotensina, i calcio antagonisti diidropiridinici o non diidropiridinici in alcuni casi.

C’è tuttavia incertezza nello scegliere con quale farmaco iniziare nei pazienti con nuova diagnosi di ipertensione.

Epatite B, biomarcatori possono far sospendere i farmaci

Possibile distinguere i pazienti che non corrono rischi di recidive

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L’analisi di biomarcatori specifici potrebbe favorire la sospensione dei farmaci in caso di epatite B cronica. È ciò che emerge dai dettagli di un caso clinico che ha per protagonista una donna curata a Pisa e affetta da epatite B cronica HBeAg negativa, che dopo anni di terapia antivirale ha potuto interrompere senza rischi il trattamento.

Trent’anni fa, la dott.ssa Maurizia Brunetto dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana aveva scoperto il HBV HbeAg difettivo, causa della forma più diffusa di epatite cronica B che conta nel mondo 20 milioni di casi.

Ora rivela anche il ruolo dei nuovi biomarcatori per la gestione della cura dell’infezione cronica da virus dell’epatite B. La malattia può essere efficacemente controllata grazie agli analoghi nucleotidici che bloccano la replicazione del virus. In tal modo, il paziente diventa un portatore sano e inattivo.

Alzheimer, gli antipsicotici aumentano il rischio di cadute

Pericolo di lesioni cerebrali traumatiche

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Uno studio apparso sul Journal of the American Geriatrics Society rivela che l’uso di antipsicotici nelle persone affette da Alzheimer aumenta il rischio di cadute e relative lesioni alla testa.

«Le persone con malattia di Alzheimer hanno un rischio più elevato di cadute e quindi di lesioni cerebrali traumatiche, e hanno una prognosi peggiore dopo questi eventi rispetto a quelle non affette dalla patologia. Pertanto, se possibile, sarebbe meglio evitare di aggiungere rischi con antipsicotici in questa popolazione vulnerabile», spiega Vesa Tapiainen, della University of Eastern Finland, primo nome dello studio.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di pazienti finlandesi ai quali è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer dal 2005 al 2011. 21.795 soggetti assumevano antipsicotici, mentre altri 21.795 no.

Miopia nei bambini, come rallentarla

Efficaci gli antimuscarinici e le lenti multifocali

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Una revisione Cochrane rivela l’efficacia dei farmaci topici antimuscarinici nel rallentamento della progressione della miopia nei bambini. I dati indicano anche l’efficacia delle lenti multifocali.

«Volevamo valutare gli interventi applicati per rallentare la progressione della miopia nei bambini, tra cui occhiali multifocali, lenti a contatto e agenti farmaceutici. Per questo abbiamo revisionato 41 studi per un totale di 6.772 partecipanti», spiega Jeffrey Walline, della Ohio State University, Columbus, primo autore del lavoro.

I farmaci che rallentano la miopia sono l’atropina, il gel di pirezepina e ciclopentolato. Buono anche l’effetto di occhiali multifocali, lenti a contatto morbide bifocali, lenti a contatto per ortocheratologia, nonché di combinazioni di colliri e occhiali multifocali.

Mieloma multiplo, efficaci due farmaci

Bortezomib e lenalidomide mostrano risultati simili

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Non emergono differenze rilevanti dal confronto fra bortezomib e lenalidomide nel trattamento del mieloma multiplo. A riferirlo è uno studio pubblicato sul British Journal of Haematology da un team dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.

«La sovrapposizione di efficacia tra i due farmaci rappresenta un elemento utile per la scelta della migliore terapia da offrire al paziente, dal momento che alcuni criteri quali il profilo di tossicità e la corretta sequenza dei farmaci hanno un ruolo decisivo nella scelta della terapia», afferma Vittorio Montefusco, primo autore dello studio.

Bortezomib e lenalidomide sono stati spesso utilizzati in combinazione con altre terapie, ma mai valutati in maniera comparativa, cosa che ha fatto questo studio che ha coinvolto 155 pazienti con età media di 63 anni.

Coronavirus, tanti i trattamenti in via di sviluppo

Il virus non può ancora essere considerato una pandemia

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Il nuovo coronavirus non può essere considerato ancora una pandemia dall’Organizzazione mondiale della sanità, che spera anzi che il virus possa essere circoscritto.

Gli esperti ammettono la difficoltà di contenere il virus a causa dei movimenti di massa nell’era globalizzata, ma si dicono certi che le misure di controllo adottate saranno in grado di fermare la diffusione.

“Crediamo siano sufficienti le misure attualmente messe in campo”, dice Sylvie Briand, direttore del Dipartimento per le malattie infettive globali dell’Oms. “Non siamo in una fase pandemica”, spiega Briand, affermando che il virus è considerato al momento un’epidemia con diversi focolai.

Per aiutare a rallentare la diffusione del coronavirus, Briand sottolinea che le mascherine da sole non sono sufficienti, e spinge le persone a lavare bene le mani tante volte al giorno.

Nuovo coronavirus, prime terapie in sperimentazione

In attesa di un vaccino i medici testano alcuni farmaci

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Il nuovo coronavirus emerso in Cina sta facendo paura al mondo. A differenza di quanto avvenuto con la Sars nei primi anni del secolo, la reazione delle autorità cinesi è stata immediata e radicale.

La città di Wuhan, considerata l’epicentro dell’epidemia, è sostanzialmente isolata dal resto del paese e del mondo. Ciononostante, i dati ufficiali parlano di 4.474 infezioni e 107 decessi, ma alcune stime suggeriscono cifre molto più inquietanti, con un totale di infettati dai 30 ai 200mila.

Come spesso accade per altri virus, anche in questo caso non esistono terapie specifiche, ma si lavora per ridurre i sintomi, in particolare problemi respiratori, febbre, mal di gola e tosse.

Allo scopo si somministrano quindi antinfiammatori e analgesici, ma si pone molta attenzione anche alla reidratazione. In Cina, tuttavia, si sta sperimentando anche un approccio alternativo.