Long Covid, le conseguenze sull’intestino

I disturbi gastrointestinali permangono a lungo nei soggetti

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Superata la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, torna alta l’attenzione sugli effetti del Sars-CoV-2 anche a lungo termine. Numerosi sono infatti i casi di Long Covid, con soggetti che continuano a presentare diversi sintomi una volta terminata l’infezione e risoltasi la fase acuta. Già all’indomani della prima ondata, era stata appurata la natura multisistemica del Covid-19, che non attacca solo i polmoni, bensì diversi organi, tra cui il sistema nervoso, il fegato, il cuore, il pancreas, le articolazioni e la pelle. A questo filone di studi ha contribuito il Policlinico di Milano, già eccellenza nell’ambito della Gastroenterologia, che ha rilevato le conseguenze del Covid-19 a livello intestinale ed extraintestinale nel lungo periodo.
Autori dello studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Neurogastroenterology and Motility”, sono il Prof. Maurizio Vecchi, Professore ordinario e …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, intestino, disturbi,

Rene trapiantato sul pancreas, prima volta su un bambino

Tecnica mai utilizzata prima al mondo su un piccolo paziente

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Potrà finalmente andare alla scuola materna e giocare con gli altri coetanei un bimbo di 4 anni di origine marocchina, dopo un ri-trapianto di rene collegato al pancreas, una tecnica mai utilizzata prima al mondo su un piccolo paziente già trapiantato di fegato.

Il piccolo era arrivato al Pronto soccorso dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino a 2 mesi di vita per vomito persistente e si era scoperta in quella occasione un’insufficienza renale terminale.

Da quel momento non ha più lasciato l’ospedale. I reni erano completamente pietrificati a causa di una rara e grave malattia genetica, la iperossaluria primitiva, che nelle forme più gravi porta a calcificazione renale in poche settimane di vita.

Nuova molecola contro l’obesità

Punta al rimodellamento dei mitocondri

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Chi è obeso soffre di una disfunzione metabolica caratterizzata da un malfunzionamento dei mitocondri, i motori energetici delle cellule. Uno studio dell’Università della California di Irvine pubblicato su Embo Molecular Medicine lascia pensare alla possibilità di un nuovo approccio farmacologico per correggere il difetto.

Tutto parte da un regime alimentare sbagliato, contraddistinto da un’eccessiva assunzione di grassi che porta a disordini metabolici come diabete e fegato grasso. Il palmitato, un grasso presente nella dieta occidentale, innesca la disfunzione metabolica causando un’eccessiva fissione dei mitocondri all’interno delle cellule.

Ciò compromette la loro funzionalità, compromettendo il metabolismo e aumentando i sottoprodotti tossici associati all’insulino-resistenza in alcuni tessuti.

Diabete di tipo 2, nuova possibile terapia

Trattamento basato sull’inibizione della GABA transaminasi epatica

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Una nuova ricerca pubblicata su Cell Reports suggerisce la possibile messa a punto di una terapia inedita per il diabete di tipo 2.

Lo studio è firmato da Benjamin Renquist, docente al College of Agriculture and Life Sciences dell’Università dell’Arizona, che ha lavorato in collaborazione con la Washington University di St. Louis, l’Università della Pennsylvania e la Northwestern University di Chicago.

Spiega Renquist: «L’obesità è una causa nota di diabete tipo 2 e sappiamo da tempo che negli obesi il grasso nel fegato aumenta. E man mano che la steatosi epatica avanza aumenta l’incidenza del diabete».

Rimane però oscuro il modo in cui la steatosi epatica riesca a innescare resistenza periferica all’insulina o causarne l’eccessiva secrezione pancreatica.

Fonte Essenziale, il benessere delle buone abitudini

I benefici legati al consumo di un’acqua benefica

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Bere fa bene al corpo, gli esperti ce lo ripetono da sempre. Ora che si avvicina la bella stagione, il concetto acquista ancora maggiore validità. Ci sono tuttavia acque che hanno qualcosa in più da offrire a chi decide di consumarle.

Fra queste, va annoverata senz’altro Fonte Essenziale, l’acqua che sgorga dalle terme di Boario, in Val Camonica. Prima di raggiungere la fonte, l’acqua compie un lunghissimo percorso attraverso le rocce del Monte Altissimo, arricchendosi di minerali e oligoelementi preziosi.

Il suo consumo è ottimale poiché, grazie alle sue peculiarità, consente di migliorare i processi digestivi, facilita la digeribilità di grassi e proteine, depura fegato e intestino regolandone la motilità e favorendo una corretta evacuazione.

Covid, perché è così grave per alcuni?

Conseguenze molto diverse a seconda dei soggetti

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Uno degli elementi di Covid-19 che fin da subito ha colpito i medici è l’estrema variabilità delle sue manifestazioni cliniche. Se è vero che ogni infezione può presentarsi con diversi livelli di gravità a seconda delle persone, quella causata da Sars-CoV-2 estremizza questo aspetto, passando dalla totale asintomaticità al bisogno della ventilazione assistita anche nella stessa categoria di persone.

La prima scoperta dei ricercatori è stata quella dei livelli insoliti di cellule T nel sangue delle persone colpite gravemente dalla malattia. I valori di un paziente deceduto hanno mostrato chiaramente il cambiamento nel livello delle citochine, le proteine che organizzano la risposta immunitaria.
In alcune persone, la risposta immunitaria è esageratamente violenta e finisce per colpire non solo i polmoni, ma anche cuore, fegato e cervello.

Tumori del fegato trascurati a causa di Covid-19

La prima ondata ha modificato screening e procedure di diagnosi

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La pandemia da Covid-19, e in particolar modo la prima ondata del virus, ha stravolto moltissimi aspetti della salute: dalle diagnosi precoci, ai percorsi di cura, fino alla possibilità di proseguire i controlli in sicurezza per i pazienti cronici.

Tutti aspetti che in generale hanno peggiorato l’assistenza a tanti malati a livello globale e in particolare hanno rischiato di comprometterla per chi ha un tumore del fegato: a dimostrarlo è lo studio CERO-19, ideato dal Barcelona Clinic Liver Cancer – Hospital Clinic di Barcellona e dal Policlinico di Milano, e appena presentato al summit internazionale della società europea per lo studio del fegato (EASL).

Lo studio ha coinvolto 76 centri di tutto il mondo (Europa, Nord America, Sud America, Africa e Asia) con alta specializzazione per le patologie epatiche.

Malattia di Wilson, nuovo bersaglio terapeutico

Un meccanismo molecolare consente di aggirare la mutazione genetica responsabile

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Un comune farmaco per i disturbi gastrici potrebbe rivelarsi utile per il trattamento di una rara malattia genetica del fegato, quella di Wilson.

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista PNAS da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, che ha mostrato come il domperidone, comunemente utilizzato per i disturbi gastrici, è in grado di ripristinare il corretto quantitativo di rame che in questa malattia tende ad accumularsi, con effetti tossici soprattutto a livello di fegato e cervello.

Questi risultati, ottenuti in modelli cellulari, potrebbero portare in tempi rapidi a estendere l’indicazione del domperidone anche per la malattia di Wilson, dal momento che il farmaco è già comunemente impiegato da molti anni nella pratica clinica.

Coronavirus, i Pfas possono indebolire il vaccino

Studio suggerisce il possibile effetto negativo delle sostanze

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Il vaccino o meglio i vaccini per il coronavirus tanto agognati stanno arrivando, ma un nuovo studio potrebbe gelare gli entusiasmi. I ricercatori della Harvard School of Public Health hanno infatti avanzato l’ipotesi che i Pfas – i composti chimici da tempo sotto accusa per i loro molteplici effetti negativi sulla salute e purtroppo molto diffusi in tanti oggetti di uso comune, in particolare le confezioni che si usano per il cibo da asporto – potrebbero ridimensionare l’efficacia dei vaccini anti-Covid.

I Pfas sono stati già accusati di aumentare il rischio di danni al fegato, quello di insorgenza del cancro e di ridurre la fertilità.