Perdita dei capelli nei giovani

Sempre più diffusa anche fra le ragazze

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Chi lo ha detto che la perdita dei capelli riguardi solo l’universo maschile? Niente di più falso, soprattutto negli ultimi anni, in cui stiamo assistendo a un preoccupante cambio di paradigma che vede coinvolto anche il mondo femminile. Quello delle adolescenti in primis, con numeri in costante crescita, sebbene il marketing dell’industria del capello continui a rivolgere le proprie attenzioni prevalentemente a quello maschile.
Spesso sono i genitori a notare l’evidente perdita dei capelli nelle proprie figlie che, impreparate culturalmente ad affrontare la problematica, tendono a sottostimarla, a nasconderla o, addirittura, a negarla. Le cause di questa inaspettata impennata sono molteplici. Si va da questioni legate ai cambiamenti ormonali fino a quelle alimentari, senza dimenticare quelle emotive e psicologiche innescate dalla pandemia che, secondo l’Osservatorio nazionale per …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Bambini e denti, meglio intervenire subito

È preferibile non aspettare la dentizione permanente

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Non serve, anzi non è consigliato, aspettare la caduta dei denti da latte e la crescita di quelli permanenti per portare i bambini dal dentista.
La pandemia ha avuto tanti effetti sull’economia, per la maggior parte negativi. In alcuni casi, però, ci sono stati benefici. Eliminate le spese per i viaggi e altre forme di svago per molti mesi, i genitori hanno avuto a disposizione soldi a sufficienza da investire sulla salute dentale dei propri figli.
“Il momento per la prima visita – spiega Giorgio Iodice, presidente dell’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia (Asio) – è fra i quattro e i sette anni, quando inizia la prima fase di permuta dei denti da latte, c’è l’eruzione dei primi denti permanenti e si possono intercettare alcuni problemi di sviluppo osseo. Dopo la prima visita spesso non si deve fare alcun trattamento ortodontico, ma solo programmare controlli ogni sei o …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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I videogame non istigano alla violenza

Non ci sono prove di una maggiore aggressività nella vita reale

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L’aggressività e la violenza di alcuni videogame sembrerebbero restare confinati nella realtà virtuale, senza avere echi in quella reale. Lo dimostra uno studio dell’Università di Londra pubblicato sul Journal of Economic Behavior & Organization da un team guidato da Agne Suziedelyte.
Lo studio ha separato i comportamenti violenti contro altre persone da quelli contro oggetti o proprietà, prendendo in considerazione bambini e ragazzi di età compresa fra 8 e 18 anni.
Non sono emerse prove sul presunto legame fra sessioni di gioco e violenza contro altre persone. Secondo i genitori dei ragazzi presi in esame, però, c’erano più probabilità che i figli manifestassero comportamenti distruttivi nei confronti di oggetti dopo aver giocato a videogame violenti.
“I videogiochi possono contribuire ad aumentare il livello di agitazione e gli stimoli dei bambini – sostiene Suziedelyte – ma …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | videogiochi, violenza, aggressività,

Gli effetti dello smog passano dai genitori ai figli

Fondamentali i primi 1000 giorni di vita

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Dal momento del concepimento ai primi 1000 giorni di vita gli effetti dello smog possono essere molto dannosi. Lo ricordano gli esperti della Federazione Italiana Medici Pediatri, della Società Italiana di Neonatologia e della Società Italiana di Pediatria.
Durante lo sviluppo fetale, i bambini sono molto vulnerabili. Diversi studi hanno indagato gli effetti dell’esposizione agli inquinanti atmosferici ambientali. Fra questi vi sono obesità, aumento della mortalità infantile, disturbi dello sviluppo neurologico, asma, otite media e problemi polmonari.
“Il Documento di consenso è focalizzato sull’inquinamento dell’aria dovuto a particolato atmosferico, biossido di azoto e ozono, prodotte da mezzi di trasporto, riscaldamento domestico e emissioni industriali”, spiega Luca Ronfani, dell’Irccs materno infantile Burlo Garofolo di Trieste e referente scientifico del progetto ‘Ambiente e …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | smog, bambini, inquinamento,

Covid nei bambini, quando fare il tampone

Un solo sintomo non è sufficiente per ricorrere subito al tampone

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Il nuovo coronavirus non è più da solo al centro della scena. Altri virus hanno ricominciato a circolare dopo il periodo del lockdown, per questo non è consigliabile effettuare subito un tampone nei bambini che mostrano sintomi influenzali.
All’Ospedale pediatrico Buzzi di Milano i 40 posti letto di Pediatria sono tutti occupati, ma nessuno di questi per Covid. I pazienti sono colpiti invece dal virus respiratorio sinciziale, polmoniti o altri virus respiratori.
«Stiamo rivedendo scenari vissuti negli anni passati, con molti virus respiratori che sono tornati a circolare, come in epoca pre pandemica», conferma Gianvincenzo Zuccotti, direttore del reparto Pediatria all’ospedale Buzzi di Milano, al Corriere della Sera.
Il dott. Zuccotti offre qualche suggerimento ai genitori per orientarli nelle scelte in questo difficile periodo: «Se il bambino ha il raffreddore accompagnato da naso …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | bambini, Covid, tampone,

La voce della mamma riduce il dolore

Effetto visibile soprattutto per i bambini prematuri

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Il suono della voce della mamma aiuta i bambini prematuri ad affrontare procedure mediche dolorose. Lo dice una ricerca dell’Università della Valle d’Aosta coordinata da Manuela Filippa e Mariagrazia Monaci, in collaborazione con il prof. Didier Grandjean dell’Università di Ginevra e dell’Azienda Usl Valle d’Aosta.
I risultati della ricerca sono stati riportati in un articolo pubblicato su Scientific Reports, un articolo che ha già ottenuto l’attenzione di numerosi giornali e media internazionali.
“Una risonanza incoraggiante – commenta Mariagrazia Monaci – che sottolinea il valore della collaborazione fra gli enti di ricerca presenti sul nostro territorio e ci sprona a continuare a indagare sull’importanza della presenza dei genitori nel delicato contesto delle cure intensive. Oltre a esercitare un ruolo protettivo, il loro coinvolgimento nell’aiutare i loro bambini può aiutare a …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | voce, materna, dolore,

I falsi miti sulle mascherine e i bambini

Cinque convinzioni diffuse fra i genitori ma errate

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Nei gruppi dei vari social network spopolano bislacche teorie sulle conseguenze di un uso prolungato delle mascherine, in particolare fra i bambini. Alcuni parlano di ipossia, altri di alcalosi o di alterazione della flora intestinale.

Per fare chiarezza su questi punti, la Società italiana di pediatria ha prodotto un video rivolto alle famiglie nel quale smentisce cinque errate convinzioni.

1 – L’uso prolungato della mascherina nei bambini porta ad alcalosi? “Falso – assicura la Sip – la quantità della propria anidride carbonica respirata da un bambino sano che indossa la mascherina chirurgica è pressoché impercettibile”.

2 – L’uso prolungato della mascherina nei bambini porta a ipossia? “Falso, i bambini sani che indossano la mascherina chirurgica per più ore al giorno non rischiano la carenza di ossigeno, né la morte per ipossia”.

Sesso e Covid, il vademecum per l’intimità di coppia

I consigli della Società Italiana di Contraccezione per la Fase 2

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Da lunedì è iniziata la Fase 2 dell’emergenza sanitaria: maggiore libertà di movimento all’interno del perimetro regionale per far visita a genitori e congiunti, così come sarà più semplice incontrare la persona amata, non convivente, dopo mesi di lockdown.

Ma come riscoprire l’intimità in questo periodo evitando comportamenti che potrebbero mettere a rischio la propria salute e quella del partner? Dagli esperti della Società Italiana di Contraccezione (SIC) arrivano alcune raccomandazioni per vivere la sessualità in maniera serena.

Ridurre le distanze fisiche non significa che il rischio di contagio da Covid-19 sia diminuito o scomparso: tutt’altro.

Glaucoma infantile, patologia rara ma insidiosa

I primi segni della malattia visibili già dai genitori

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Il glaucoma infantile, che può presentarsi alla nascita o nei primi anni del bambino, causando danni irreversibili alla vista, è considerato una patologia rara. Può colpire, infatti, 1 neonato su 30.000. Il glaucoma, in alcuni casi, è diagnosticato direttamente dal pediatra, ma generalmente sono i genitori per primi a percepire alcuni sintomi. Di quest’ultimi e della diagnosi ne abbiamo parlato con Luciano Quaranta, direttore delle Clinica oculistica Universitaria-Ospedale San Matteo di Pavia.

Lacrimazione, fotofobia (intolleranza alla luce diretta) e blefarospasmo (chiusura serrata delle palpebre legata al dolore oculare) sono i primi segni di una possibile glaucoma, afferma Luciano Quaranta, e aggiunge che è necessario che il pediatra o l’oculista invii immediatamente il bambino dallo specialista.

Il coronavirus, con gli occhi degli adolescenti

Alzi la mano chi non ha mai gioito, ai tempi delle superiori o delle medie, per un giorno inaspettato di sciopero. Essere a casa un venerdì, un mercoledì, magari persino un giovedì che è sempre in mezzo alla settimana, quella sì che era un’occasione speciale. Ecco, forse all’inizio di questa quarantena forzata gli adolescenti italiani si sono sentiti un po’ euforici per aver saltato la verifica dopo le vacanze di carnevale, per aver più tempo per fare i compiti, per stare con gli amici, per andare in centro o tornare a sciare in montagna. Insomma, il tipico sentimento che prende in un inaspettato giorno di sciopero. Ma poco a poco, il senso di legittima euforia ha lasciato spazio a un senso di sconforto e spaesamento, e gli adolescenti hanno iniziato a riflettere, a pensare, a guardare con occhio critico la situazione. Hanno capito che c’è qualcosa che non va e altrochè se non va. A volte gli adulti cercano soluzioni complesse a problemi complessi, ma dimenticano di guardare la questione “senza filtri” perché sono presi da mille cose, dall’etica, alle convenzioni sociali, agli obblighi e per finire con i valori personali di ognuno. Eppure, a volte, basterebbe chiedere a propri figli cosa ne pensano, per avere una bella visione, magari priva dell’esperienza che si costruisce con gli anni, ma sicuramente ricca di spunti per renderci conto di tutti gli sbagli che stiamo commettendo nella disperata ricerca di rimediare a uno. Con sconforto, rabbia e incredulità, ecco la riflessione di una adolescente ai tempi del COVID-19.

IL SILENZIO DEI BISOGNOSI

Ho sempre letto spesso e volentieri il New York Times fin da quando sono piccola. Mi ha sempre affascinato il pensiero americano e ultimamente sono rimasta abbastanza sconvolta dal fatto che la situazione coronavirus in Italia sia presa molto “alla leggera” dagli stati esteri. Gli unici articoli che ho trovato sul NYT riguardanti la situazione del nostro paese raccontano della chiusura degli stadi e del rischio che il campionato di calcio termini qui. Lo trovo assurdo e ridicolo. Penso che l’Italia faccia parte di un gruppo di stati che è stato di grande aiuto per l’evoluzione e il progresso della nostra società. Molti stati ci stanno “voltando le spalle” pensando solamente ai rischi che la loro economia corre invece di pensare che vi sono persone che stanno morendo e che questo virus continua a diffondersi senza che nessuno stia trovando soluzioni concrete.

Buona sanità o buon utilizzo della sanità?

Fin da piccola facevo avanti-indietro dagli ospedali dove lavorano i miei genitori essendo entrambi medici e in 15 anni non li ho mai visti così vuoti. Le persone hanno paura di uscire di casa e addirittura rinviano gli appuntamenti medici. Stanno un po’ impazzendo tutti  e questo è dovuto all’eccessiva diffusione di informazioni che spesso sono false o mal interpretate. Il fatto che questo sia l’unico argomento che si tratta in tv non rassicura le persone che continuano a diffondere le loro opinioni giuste o sbagliate che siano. Si crea così una situazione di caos e la gente ha paura a farsi aiutare. Pensano sia pericoloso mettere piede fuori casa e si genera una situazione estrema. In questo momento è giusto che si isoli il virus al fine di evitare che si trasformi in una pandemia usando degli accorgimenti igienico-sanitari corretti (ad esempio lavarsi le mani, evitare il contatto con persone infette…), ma il trasformare ciò in una specie di “guerra psicologica” ritengo sia sbagliato. Così come sbagliato è il sovraccaricare gli ospedali di ricoveri impropri che evidenziano gli errori fatti dalla politica. Un esempio di ciò è il taglio alla spesa sanitaria, il ridotto di medici ed infermieri senza un ricambio adeguato che al momento di questa follia determinata dal COVID-19 si è evidenziato. Un altro aspetto sanitario che traggo dai racconti dei miei genitori è l’uso improprio del pronto soccorso in quanto durante il resto dell’anno è sempre intasato mentre durante questo periodo è vuoto. Penso sia abbastanza strano che il nostro sistema sanitario sia soggetto a pressioni durante tutto l’anno per garantire un adeguato funzionamento di questi servizi e che durante periodi in cui vi è un reale bisogno esso non sia sfruttato. In America tutto è privatizzato. In Italia, invece, abbiamo il beneficio di poter usufruire liberamente di consigli/visite mediche che bisogna imparare a sfruttare per fini concreti.


Non “ghettizzateci”

Il nostro stato sta vivendo un periodo di crisi  che probabilmente proseguirà per molto tempo. All’estero ci vedono come persone da “ghettizzare” perché potremmo portare malattie. L’unica differenza che il nostro stato ha rispetto agli altri è il fatto che sono stati effettuati oltre 21 mila tamponi per prevenire o curare questo virus, invece nei paesi esteri ciò non è stato fatto e sembra che ne siamo affetti solo noi. Il fatto che abbiamo controlli superiori rispetto a quello di altri stati sta avendo un impatto negativo soprattutto sull’economia e sul turismo e questi settori ne risentiranno almeno fino ad oltre l’estate. Bisognerebbe che i capi di governo spieghino alle altre nazioni che noi non ci siamo mai tirati indietro quando si trattava di salvare altre vite. Mentre molti stati chiudevano le frontiere noi abbiamo sempre accolto tutti garantendo un supporto economico e delle cure mediche a chi ne necessitasse perciò ora non mi sembra corretto che tutti gli italiani vengano categorizzati come infetti e respinti in molte parti del mondo. Bisognerebbe aiutarsi reciprocamente e condividere tutte le informazioni che si hanno riguardo questo virus per poterlo combattere e porre fine a questa situazione anche se questo è molto difficile che accada perché probabilmente ci sarà sempre qualcuno che si terrà qualcosa per sé per garantirsi il primato di risoluzione di questo problema.

Molto più di un virus 

Un’altra cosa che mi ha lasciato abbastanza allibita è il fatto che noi italiani non abbiamo una reputazione fantastica all’estero dato che ci conoscono per il cibo e per la mafia. Ora non bisogna aggiungere anche il razzismo. Io sono in montagna, ma su Instagram vedo dei video assurdi. Una mia amica è stata insultata sulla metro perché ha gli occhi a mandorla nonostante lei è nata in Italia, vive qui da 17 anni e non è mai stata in Cina. Inoltre questo virus ha una percentuale di decesso del 2-3%  e tutti i casi di morti in Italia riguardano persone che già erano soggette a patologie perciò esso ha solamente peggiorato queste condizioni. La maleducazione e l’inciviltà che si sono manifestati in questi giorni sono solo in grado di generare razzismo e discriminazione nei confronti di persone che non c’entrano nulla.

L’ignoranza è più contagiosa del coronavirus e purtroppo è anche incurabile.