L’Intelligenza Artificiale migliora la colonscopia

Diagnosi più precisa del 13 per cento grazie all’algoritmo

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È la prima volta per la ricerca italiana, la prima volta per l’americana Food and Drug Administration (FDA) e la prima volta per l’intelligenza artificiale (AI) applicata alla diagnostica precoce del tumore al colon.

Con dati non generati negli USA, l’FDA approva il primo dispositivo medico che usa un algoritmo dell’intelligenza artificiale per aiutare i medici a rilevare lesioni sospette per il cancro al colon, in tempo reale durante una colonscopia. Lo studio, disegnato e coordinato dal professor Alessandro Repici, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas e docente di Humanitas University, ha visto la partecipazione degli ospedali Regina Margherita di Roma e Valduce di Como.

Melanoma, un enzima controlla la formazione delle metastasi

Può servire per prevedere l’evoluzione del tumore

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C’è un enzima alla base della formazione delle metastasi in caso di melanoma. Lo hanno scoperto i ricercatori di Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, Istituto Clinico Humanitas e Università degli Studi del Piemonte Orientale con il sostegno di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

L’immunoterapia ha rappresentato il grande cambiamento nella cura del melanoma metastatico, ma a oggi non tutti i pazienti rispondono nello stesso modo ai farmaci utilizzati. Una possibile svolta arriva dai risultati appena pubblicati su Nature Immunology di uno studio che ha visto la collaborazione di ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale. La ricerca ha ricevuto il sostegno di Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro.

Sarcoma, coinvolti alcuni meccanismi infiammatori

Grazie alla scoperta italiana possibili nuovi farmaci

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Scoperti nuovi meccanismi infiammatori alla base dello sviluppo del sarcoma. È il risultato di uno studio italiano pubblicato su Nature Cancer che segnala il ruolo svolto dalla via della lectina e dell’asse C3a-C3aR.

Cecilia Garlando, fra gli autori del team della Humanitas University di Milano, spiega: «Il bersaglio identificato apre allo studio di nuovi farmaci e a possibilità terapeutiche che combineranno inibitori dell’infiammazione e immunoterapici».

Lo studio ha approfondito i meccanismi che consentono ad alcune cellule di fermare il blocco della crescita tumorale e di collaborare al contrario alla crescita della neoplasia.

Il punto di partenza è stato lo studio del complemento, componente dell’infiammazione promotrice del tumore.

Cancro alla vescica, perché la cura funziona solo su alcuni

Scoperto il meccanismo di azione della mitomicina C

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Una ricerca che porta a importanti passi avanti nella cura del tumore alla vescica. Sono stati pubblicati su Science Translational Medicine i risultati dello studio di Humanitas e Humanitas University che ha permesso di identificare il meccanismo di azione della mitomicina C, un farmaco chemioterapico usato da più di 50 anni per il carcinoma alla vescica.

Ogni anno in Italia, sono oltre 26.000 le nuove diagnosi di tumore alla vescica di cui il 75% non muscolo-infiltrante. Siamo di fronte a un tumore con elevata incidenza nei Paesi occidentali con dati che, in alcune aree, sono in aumento.

La professoressa Maria Rescigno, ordinario di Patologia Generale di Humanitas University e prorettore vicario con delega alla ricerca, spiega:

Insieme ai colleghi urologi, abbiamo avviato questo lavoro partendo da un dato: sappiamo che la mitomicina funziona nel 40% circa dei pazienti.

Covid, due molecole ne predicono la gravità

Il loro dosaggio consente di prevedere il decorso della malattia

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Due studi italiani hanno scoperto la capacità predittiva di altrettante molecole rispetto alla gravità di Covid-19. Il primo studio è stato pubblicato su Nature Immunology da un team dell’Istituto Humanitas di Rozzano in collaborazione con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Gli scienziati hanno scoperto che nel sangue dei pazienti Covid la molecola PTX3 è presente ad alti livelli nel sangue, oltre che nei polmoni, nelle cellule della prima linea di difesa e nelle cellule che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni.

C’è dunque un nesso diretto fra i livelli di PTX3 e la gravità della malattia.
La seconda molecola da tenere d’occhio è la sfingosina-1-fosfato, su cui si sono concentrati i ricercatori dell’Università di Milano e dell’Istituto di Medicina Aerospaziale di Milano, che hanno pubblicato uno studio su EMBO Molecular Medicine.

Coronavirus, i vaccini “allenano” il sistema immunitario

Vaccini per infezioni diverse potrebbero comunque aiutare

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L’immunità innata, la prima linea di difesa del nostro organismo, ha un ruolo chiave nella resistenza ai patogeni, risolve infatti il 90% dei problemi causati dal contatto con batteri e virus e si accompagna all’immunità adattiva, la nostra linea di difesa più specifica, che può essere stimolata e dunque potenziata con i vaccini.

Oggi, tuttavia, si parte da una prospettiva nuova: sempre più dati ci dicono che anche il sistema immunitario innato può essere allenato. Una scoperta ancora più importante in epoca di convivenza con SARS-CoV-2.

Coronavirus, studio indaga la risposta dell’immunità innata

Focus sui processi infiammatori che determinano la gravità dell’infezione

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L’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) studierà come il sistema immunitario reagisce al primo attacco del coronavirus, e come questa reazione possa determinare, in alcune persone, una risposta infiammatoria eccessiva capace di portare a gravi complicazioni. Un progetto ambizioso che, dopo una dura selezione, è risultato uno dei vincitori del Bando di Ricerca COVID-19 del Ministero della Salute.

Il successo della proposta del Neuromed, alla quale collaborano la Fondazione Santa Lucia, l’Istituto Lazzaro Spallanzani l’Istituto Clinico Humanitas e l’Istituto Pasteur Italia, rappresenta un riconoscimento alla qualità del lavoro scientifico dei centri coinvolti e all’originalità del tema proposto, che potrebbe aprire la strada verso terapie innovative capaci di evitare le manifestazioni più gravi dell’infezione da coronavirus.

Gli ormoni proteggono le donne dal coronavirus

Fra i pazienti gravi solo una piccola parte è costituita da donne

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Oltre ai bambini, c’è un’altra categoria di persone che sembra reagire molto bene all’aggressione del nuovo coronavirus: le donne. Stando ai numeri, in Lombardia nell’82% dei casi, i ricoverati in Terapia intensiva sono uomini. I dati generali indicano una differenza maggiore di due volte nella mortalità e nelle patologie gravi fra uomini e donne.

“È indubbio: l’universo femminile resiste meglio”, spiega l’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University.

“Ci sono tre possibili spiegazioni”, sostiene lo scienziato. “La prima la riassumo con il titolo di un libro di Carlo Selmi”, specialista di Humanitas e docente dell’ateneo, “in uscita tra qualche settimana: ‘Fortissime’.”

Corretto il difetto che causa la sindrome di Lesch-Nyhan

Trapianto di cromosoma su cellule staminali umane

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Ricercatori dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) e dell’IRCCS Humanitas hanno ottenuto per la prima volta cellule staminali pluripotenti indotte (iPS) in cui un cromosoma X affetto da una malattia genetica è stato sostituito con un altro sano.

Molte malattie genetiche sono correggibili con tecniche più semplici del trapianto cromosomico, come ad esempio la CRISPR/Cas9, che permette di intervenire sulle porzioni del genoma malato “tagliandole” con una forbice molecolare o di sostituirle con sequenze sane.

Al contrario, le malattie cosiddette genomiche (dovute cioè ad alterazioni di grandi porzioni del DNA), come la maggior parte dei casi di Distrofia di Duchenne, possono essere corrette, almeno per ora, solo sostituendo l’intero cromosoma.