Menopausa precoce, cinque consigli utili

Strategie utili per affrontare la condizione

Menopausa_2599.jpg

La capacità riproduttiva nella donna è un meccanismo complicato, regolato da innumerevoli fattori, e soggetto – come il resto del corpo – a invecchiamento.

A differenza dell’uomo, che produce gameti durante tutta la vita, la donna nasce con un patrimonio di ovociti finito, che diminuisce gradualmente in quantità e qualità nel corso della vita fertile, senza rigenerarsi.

L’ovaio può essere paragonato a una “banca” di gameti che alla nascita conta una media di 300mila follicoli primordiali che saranno “reclutati” durante il periodo fertile della donna per ottenere ovociti maturi, i gameti femminili necessari per il concepimento. Di questi, solo uno per ciclo diventa il follicolo dominante che rilascia l’ovocita.

Giunta alla pubertà, la donna dispone in media di 180mila follicoli primordiali e attorno ai 35 anni, in media, di 16mila follicoli primordiali.

Una proteina protegge il cervello

Segnalato un legame con la perdita di neuroni e l’invecchiamento

Varie_9371.jpg

Uno studio americano rivela che la proteina VGLUT è legata a processi di invecchiamento cerebrale e perdita di neuroni. Lo studio della University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences è stato pubblicato su Aging Cell.
Dall’analisi è emerso come le donne riescano a reagire meglio alla perdita di neuroni e all’insorgere di problemi motori.

I ricercatori si sono serviti di tecniche biochimiche e genetiche dimostrando che la riduzione dei livelli di VGLUT nelle mosche femmine ha effetto sulla loro resistenza alla neurodegenerazione associata all’invecchiamento.

Abbiamo scoperto che i livelli di VGLUT sono più alti negli organismi femminili che in quelli maschili, che aumentano con l’avanzare dell’età, e che è proprio questa proteina a ‘proteggere’ dall’insorgere di disturbi neurodegenerativi – spiega Silas Buck, uno degli autori della ricerca.

Invecchiamento cerebrale, l’efficacia delle neurotrofine

Il Bdnf svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo cerebrale

Varie_3415.jpg

È possibile contrastare l’invecchiamento cerebrale servendosi delle neurotrofine, piccole proteine che regolano la differenziazione neuronale.

La più presente è il Bdnf (Brain-derived Neurotrophic Factor), che sostiene la sopravvivenza e la differenziazione dei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico. Inoltre, regola la sinaptogenesi, la trasmissione e la plasticità sinaptica ed è coinvolta nei meccanismi di apprendimento e di memoria.

L’utilizzo del Bdnf come terapia è reso complicato, innanzitutto, dalla quantità che riesce a raggiungere il cervello. Se troppo bassa, non si manifesterebbero gli effetti desiderati, ma se troppo alta le conseguenze per la salute sarebbero negative.

Cancro, scoperte due proteine fondamentali

Possono stimolare la trasformazione delle cellule sane in tumorali

Svelare le connessioni tra invecchiamento cellulare e cancro è l’obiettivo del gruppo di ricerca coordinato da Luca Proietti De Santis, Responsabile dell’Unità di Genetica Molecolare dell’Invecchiamento del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia.

I risultati più recenti dello studio sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro sono stati pubblicati sulla rivista PNAS e sono frutto di un’importante collaborazione con gruppi di ricerca italiani e francesi guidati, rispettivamente, da Silvia Soddu, Responsabile dell’Unità Network cellulari e bersagli terapeutici molecolari dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, e da Jean-Marc Egly, dell’Institut de Génétique et de Biologie Moléculaire et Cellulaire di Strasburgo.

Covid, 1 su 5 si reinfetta ma senza sintomi

Studio importante soprattutto per le strategie anti-contagio

Alcuni pazienti guariti da COVID-19, con tanto di tampone molecolare negativo, a distanza variabile di tempo possono risultare nuovamente positivi al tampone, pur in assenza di qualunque sintomo suggestivo di reinfezione.

L’osservazione, frutto della collaborazione tra medici, ricercatori e docenti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica, campus di Roma, Maurizio Sanguinetti e Paola Cattani (Dipartimento di Scienze di Laboratorio e Infettivologiche), Brunella Posteraro (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche) e Francesco Landi (Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Neurologiche, Ortopediche e della Testa-Collo) è pubblicata come research letter su JAMA Internal Medicine.

Benefici dell’uva per chi si allena e va in palestra

Settembre è arrivato in un batter d’occhio e con se anche tanta meravigliosa frutta autunnale tra cui l’uva.

Valori Nutrizionali per 100 gr di uva

  • Calorie: circa 70
  • Carboidrati: 17g (di cui zuccheri 16)
  • Proteine: 0,6 g
  • Grassi 0,4 g

Tuttavia se diciamo uva a cosa pensate? Probabilmente a buonissimo bicchiere di vino rosso e ai suoi decantatissimi benefici se bevuto con moderazione.

Molti però non sanno che anche sottoforma di frutto così come viene prodotto in natura l’uva ha numerosi benefici anche per coloro che si allenano.

Alla faccia quindi dei detrattori della frutta, a causa della presenza di troppi zuccheri, tra i benefici dell’uva (rilevanti) per chi si allena troviamo:

Fonte di Vitamina C. La vitamina C, secondo alcuni studi sembrerebbe non avere alcun effetto in termini di performance atletica, ma sarebbe dimostrato ridurre i danni apportati ai tessuti muscolari durante l’allenamento e aiuterebbe a diminuire la percentuale di massa grassa nei soggetti sani.

Contiene numerosi nutrienti fondamentali per la salute delle ossa. Calcio, magnesio, fosforo, potassio e vitamina K sono presenti in quantità in questo frutto. Ognuno di questi nutrienti sembrerebbe avere effetti positivi sulla salute delle ossa.

Promuove il sonno. Tutti sappiamo che allenarsi quando si è particolarmente stanchi, non è di certo consigliabile. La carenza di sonno ha effetti negativi sulla capacità di far riposare i muscoli. Il frutto in questione, in questo senso, così come le ciliegie, supporta il buon sonno ristoratore.

Tra gli altri benefici abbiamo: la capacità di ridurre le infiammazioni, di rallentare il processo di invecchiamento e promuovere la longevità.

Come inserirla nell’alimentazione

L’uva, per quanto dolce, è sicuramente versatile in cucina: utilizzata come snack, piuttosto che nelle insalate o anche nei dolci trasformata in marmellata. Potresti provare ad inserire un acino di uva in un contenitore per cubetti di ghiaccio come questo, ricoprirla d’acqua, farla congelare, e aggiungerla a bevande e frullati.

Se hai letto l’articolo, allora ti piace allenarti. Dai un’occhiata ai nostri allenamenti, e allenati con noi!

Covid-19, gli steroidi aumentano la sopravvivenza

Un ciclo di 7 giorni migliora la prognosi dei pazienti più gravi

Invecchiamento_810.jpg

Un team internazionale guidato da scienziati dell’UPMC e della Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh ha messo in comune i dati di 121 ospedali in otto Paesi per scoprire che gli steroidi poco costosi e ampiamente disponibili migliorano le probabilità che i pazienti colpiti da COVID-19 sopravvivano alla malattia.

I risultati sono stati ottenuti attraverso uno studio basato sull’analisi dei corticosteroidi – una classe di farmaci che abbassa l’infiammazione e modula l’attività del sistema immunitario – per il trattamento di pazienti con COVID-19 gravemente malati.

Gli alimenti industriali fanno invecchiare

Nesso fra consumo di cibi processati e invecchiamento biologico

Alimentazione_14054.jpg

È bene dedicare il giusto tempo alla preparazione dei nostri pasti. Il rischio in caso contrario è di consumare troppi alimenti processati, che secondo un recente studio stimolerebbero l’invecchiamento biologico.

La ricerca, apparsa sull’American Journal of Clinical Nutrition, sottolinea come il consumo di oltre 3 porzioni al giorno di cibo ultra-elaborato, ricco di zuccheri, sale, grassi saturi, additivi, conservanti ecc. sia associato a una probabilità doppia di mostrare telomeri più corti.

I telomeri, come noto, sono strutture del Dna localizzate all’estremità dei cromosomi, dei quali hanno il compito di conservare l’integrità. Con l’invecchiamento cellulare anche le capacità dei telomeri si riducono, alimentando in tal modo il processo. Per questo motivo, la loro lunghezza è un parametro utile per capire l’età biologica di un soggetto.

Osteoporosi, meno fratture con Romosozumab

Il trattamento riduce le possibilità di fratture nelle donne in postmenopausa

Osteoporosi_14006.jpg

È stato approvato il farmaco romosozumab per il trattamento dell’osteoporosi severa nelle donne in post-menopausa. Il farmaco mostra un duplice effetto: da una parte aumenta la formazione ossea, dall’altra riduce il riassorbimento osseo, ovvero la perdita di massa ossea.

«La popolazione europea oggi vive più a lungo e ha sempre più aspettative nei confronti della propria vecchiaia. A causa dell’osteoporosi, oggi le fratture da fragilità colpiscono 1 donna over 50 su 3 ed è dimostrato che molte donne non ricevono una corretta diagnosi e un trattamento adeguato in seguito a una frattura. Queste fratture costituiscono un ostacolo a un invecchiamento in salute, intaccando potenzialmente l’indipendenza e la qualità di vita», afferma Pascale Richetta, Head of bone and executive vice president, UCB.