Le conseguenze a lungo termine di Covid-19

A quattro mesi dalle dimissioni molti mostrano ancora problemi

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Molti pazienti colpiti da Covid non riescono a uscire completamente dall’incubo. Uno studio italiano pubblicato su Jama Network Open rivela infatti che a 4 mesi dalle dimissioni ospedaliere molti soggetti accusano ancora problemi respiratori, fisici e psicologici.
«Sebbene esistano molti dati sulle manifestazioni cliniche, il decorso, il tasso di mortalità dei casi e i fattori di rischio associati alla mortalità in Covid-19, le sequele respiratorie e funzionali a lungo termine nei sopravvissuti sono sconosciute», spiega Mattia Bellan, dell’Università del Piemonte Orientale e dell’Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara, primo autore del lavoro.
Gli scienziati italiani hanno valutato le conseguenze a lungo termine della malattia in 238 pazienti, testando la prevalenza di anomalie della funzione polmonare, la compromissione della funzione fisica e gli effetti …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | coronavirus, Covid, sintomi,

Ibd, il microbioma predice l’efficacia della terapia

I batteri mostrano l’efficacia o meno di infliximab

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Nei pazienti colpiti da malattia infiammatoria intestinale (Ibd), l’analisi del microbioma intestinale può rivelare l’eventuale efficacia del farmaco infliximab. A scoprirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Crohn’s and Colitis da un team della University of Helsinki.

Infliximab è un anticorpo che impedisce al Tnf-alfa di legarsi con le cellule infiammatorie nell’intestino. Il farmaco riduce l’infiammazione e migliora le condizioni generali del paziente, ma il 30-40% dei soggetti non risponde al trattamento.

«Alcuni batteri presenti nell’intestino hanno predetto una buona risposta alla terapia con infliximab. Sulla base dei nostri risultati, i batteri e i funghi intestinali potrebbero essere potenzialmente utilizzati come indicatori per valutare se iniziare o meno il trattamento», spiega Eija Nissilä, che ha guidato il gruppo di lavoro.

Covid, varianti a Wuhan già a dicembre 2019

La missione dell’Oms evidenzia una diffusione precoce dell’infezione

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La diffusione del contagio da Sars-CoV-2 è iniziata ben prima del dicembre del 2019 a Wuhan, in Cina. Mentre la vita scorreva normalmente in Europa e nel resto del mondo, nei mesi precedenti alla fine del 2019 era già scattato in Cina il meccanismo infernale che avrebbe di lì a qualche mese scaraventato tutti nell’emergenza sanitaria che ancora viviamo.

A dicembre, i ricoveri per strane polmoniti hanno cominciato a insospettire i medici cinesi, ma il virus era già al lavoro da tempo.

A questa conclusione è arrivato il team di 17 medici spediti dall’Oms a Wuhan per cercare di capire le origini della pandemia. I medici guidati da Peter Ben Embarek e accompagnati da altrettanti scienziati cinesi hanno trascorso 4 settimane nel capoluogo della provincia dello Hubei, concludendo che il virus circolava ampiamente alla fine del 2019.

Covid, la parodontite è un fattore di rischio

Il decorso può essere più grave con un’infiammazione gengivale

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Un’infiammazione delle gengive può rendere il lavoro di Sars-CoV-2 più facile del previsto. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, infatti, in caso di contagio la presenza di parodontite aumenta di 8,8 volte il rischio di decesso del paziente, di 4,5 volte il ricorso alla ventilazione assistita e di 3,5 volte le possibilità di ricovero in terapia intensiva.

Ad aumentare il rischio di complicanze è l’alta carica batterica presente nel cavo orale delle persone con infiammazioni gengivali, aspetto che può favorire sovrainfezioni polmonari, e l’infiammazione sistemica cronica che renderebbe più suscettibili alla tempesta di citochine in alcuni casi scatenata dall’organismo in risposta all’infezione.

Scoperto sistema di ventilazione nelle cellule cardiache

Meccanismo indispensabile per mantenere l’equilibrio ionico

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È stato scoperto un meccanismo di diffusione assistita all’interno delle cellule del cuore, dimostrando come questo meccanismo sia indispensabile per mantenere il giusto equilibrio ionico all’interno delle cellule del muscolo cardiaco.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Circulation Research, è frutto della combinazione di competenze di fisiologia cardiaca, microscopia ottica ed elettronica presenti nell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ino), nel Laboratorio europeo di spettroscopie non-lineari (Lens), nell’Istituto di medicina sperimentale cardiovascolare dell’Università di Friburgo (Germania) e nel Centro di microscopia elettronica dell’Università del Colorado di Boulder.

Melanoma, nuovo studio spiega la resistenza alle cure

Nuovi meccanismi spiegano l’inefficacia dei farmaci

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Nonostante sia sempre più un tumore curabile, il melanoma spesso mostra una resistenza alle terapie difficile da superare. Un gruppo di lavoro dell’Istituto superiore di sanità, dell’Idi-Irccs e del Campus Biomedico di Roma ha pubblicato su Biomedicines uno studio che mostra l’esistenza di meccanismi inediti in grado aumentare la resistenza ai farmaci di questo tipo di cancro.

Nonostante i recenti progressi delle nuove opzioni terapeutiche ne abbiano significativamente modificato l’esito clinico – spiega Francesco Facchiano dell’Iss, che ha coordinato lo studio – sono sempre molto frequenti i melanomi cutanei resistenti agli inibitori della proteina Braf (Brafi), una chinasi che risulta mutata in circa il 50% del totale dei casi di melanoma.

Scoperto il tallone d’Achille del cancro

L’aneuploidia può essere un punto debole da colpire

La rivista scientifica Nature pubblica gli importanti risultati del lavoro di un gruppo internazionale di ricercatori, fra cui Stefano Santaguida e Marica Ippolito dell’Istituto Europeo di Oncologia e dell’Università Statale di Milano.

Il tema della scoperta riguarda il “tallone d’Achille” del cancro: una ben nota alterazione della struttura genetica delle cellule tumorali, la aneuploidia, che può essere un punto debole da utilizzare per colpire il tumore.

Allo studio, coordinato dal Dipartimento di Genetica Molecolare Umana dell’Università di Tel Aviv, hanno partecipato anche un progetto finanziato dal Ministero della Salute e uno sostenuto da Fondazione AIRC. Insieme a IEO e all’Università Statale di Milano, hanno partecipato gli istituti americani MIT, Harvard, Dana Farber, Università del Vermont, e il tedesco Kaiserlautern.

Esercizio per la pancia piatta: U-Boat

Esercizio per la pancia piatta: U-boat . La parte inferiore dell’addome e’ tra le parti del corpo dove si tende ad accumulare un po’ di “pancetta”. A seguire una serie di esercizi utili da inserire nella vostra workout routine in palestra (o a casa) per sbarazzarvene e iniziare a costruire una mid section piu’ forte facendo si che tutti i muscoli addominali lavorino, ottimizzando al massimo lo sforzo.

Esercizio per la pancia piatta: U-Boat

Importante, oltre alla corretta esecuzione degli esercizi, focalizzarsi mentalmente sul muscolo che sta lavorando.

Di cosa hai bisogno: Un tappetino da yoga o un semplice asciugamani.

U-boat: Si tratta di un breve movimento, ma mette gli addominali bassi a dura prova.

Come si esegue:

  • Siediti con le gambe piegate, piedi piatti per terra.
  • Appoggiati sui gomiti (la schiena dovrebbe rimanere sollevata dal suolo), con palmi delle mani rivolti verso il pavimento.
  • Ingaggia gli addominali e alza le gambe con angolo a 90 gradi (ginocchia vicine), piedi puntati. Lentamente portare le gambe verso destra (fianchi ben saldi per terra).
  • Mantenere l’angolo di 90 gradi con le gambe, abbassare le gambe e alzarle verso destra, come se voleste tracciare una “U” con le ginocchia.
  • La meccanica dell’esercizio descritta sopra corrisponde ad 1 rep (ripetizione). Si consigliano 20 ripetizioni totali, alternando destra e sinistra.

Per aumentare il livello di difficolta’ dell’esercizio, basta allungare le gambe fino a stenderle completamente.

Per rimanere concentrati sul muscolo che sta lavorando, basta focalizzarsi sulla respirazione che aiutera’ rendere piu’ profondo il lavoro addominale. Inspira mentre muovi le gambe da un lato verso il basso; butta fuori l’aria mentre riporti le gambe verso l’alto e le muovi verso il lato opposto e visualizza il tuo ombelico effettuare una sorta di pressione verso la spina dorsale.

Prima di eseguire l’allenamento non dimenticare di eseguire il riscaldamento.

Diabete, gli SGLT2 proteggono il cuore

Mostrano un effetto diretto a livello cardiovascolare

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I nuovi farmaci per la cura del diabete di tipo 2, gli antagonisti del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), agiscono a livello del tubulo renale riducendo il riassorbimento di glucosio e sodio con conseguente aumentata escrezione di zucchero con le urine. Già dopo i primi trials clinici ci si è accorti che l’efficacia andava oltre il controllo metabolico, verosimilmente grazie ad un effetto diretto a livello cardiovascolare.

Lo studio condotto dai gruppi di lavoro delle università romane Tor Vergata e Cattolica, guidati rispettivamente dal Prof. Manfredi Tesauro, endocrinologo, professore di Medicina Interna presso l’Università di Tor Vergata, e dal Prof. Carmine Cardillo, professore di Medicina Interna presso l’Università Cattolica.

Come ritardare la miopia nei bambini

Servono antimuscarinici e lenti multifocali

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La miopia è un difetto visivo progressivo che si manifesta di solito nell’infanzia, sviluppandosi almeno fino alla maggiore età. Per rallentarne la progressione, gli autori di una revisione Cochrane suggeriscono l’utilizzo di farmaci topici antimuscarinici e di lenti multifocali.

«Volevamo valutare gli interventi applicati per rallentare la progressione della miopia nei bambini, tra cui occhiali multifocali, lenti a contatto e agenti farmaceutici. Per questo abbiamo revisionato 41 studi per un totale di 6.772 partecipanti», spiega Jeffrey Walline della Ohio State University di Columbus, primo autore del lavoro.

Tra gli antimuscarinici, i più validi sono colliri a base di atropina, gel di pirenzepina e ciclopentolato. Per le multifocali, da considerare l’uso di lenti a contatto morbide bifocali e lenti a contatto per ortocheratologia.