Una cura senza farmaci per l’Adhd

Il neurofeedback consente di allenare la propria attenzione

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Una nuova tecnica permette di contrastare gli effetti dell’Adhd – il disturbo da deficit di attenzione e iperattività – esercitando la propria attenzione grazie a un feedback immediato del livello di attività cerebrale.
È quanto emerge da uno studio pubblicato su Clinical Neurophysiology da un team dell’Università di Ginevra guidato da Marie-Pierre Deiber. I trattamenti farmacologici proposti in caso di Adhd possono essere anche molto pesanti, con effetti collaterali come disturbi del sonno, irritabilità e aumento del rischio di insorgenza di altri disturbi psichiatrici o malattie cardiovascolari.
«Per questi motivi abbiamo valutato un trattamento completamente non farmacologico e non invasivo basato sul principio del neurofeedback», spiega Marie-Pierre Deiber, prima autrice del lavoro.
Il neurofeedback si basa sull’addestramento di segnali cerebrali in tempo reale. I medici …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cervello, Adhd, cura,

L’acne è causata da un’infiammazione fisiologica

È la conseguenza del processo di crescita e maturazione

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Non una malattia accidentale, ma una condizione inevitabile dell’organismo. È l’ipotesi di un gruppo di ricercatori riguardo all’acne.

Secondo gli scienziati dell’Università di Debrecen, in Ungheria, l’acne sarebbe il risultato di uno stato infiammatorio naturale e transitorio che si verifica quando la pelle del viso, in fase di maturazione, viene esposta a nuovi microbi e reagisce aumentando la produzione di sebo.

«Invece di considerare l’acne come una malattia che si verifica accidentalmente, accompagnata da processi patologici, proponiamo che essa sia un’inevitabile infiammazione provocata da cambiamenti fisiologici della pelle durante l’adolescenza, e che quindi lo sviluppo di nuovi trattamenti dovrebbe concentrarsi sulla promozione di meccanismi che ripristinino l’omeostasi tra la pelle del viso e il suo ambiente microbico e chimico», afferma Andrea Szegedi, prima autrice del lavoro.

Covid, disturbi psico-neurologici fra i giovani

Studio italiano evidenzia problemi cognitivi e comportamentali

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Uno studio presentato nel corso del Congresso dell’Accademia europea di neurologia evidenzia la presenza di problemi cognitivi e comportamentali nei pazienti più giovani colpiti da Covid-19.

«Il nostro studio ha confermato che esiste un’associazione tra Covid-19 e significativi problemi cognitivi e comportamentali e tali problemi persistono diversi mesi dopo la remissione della malattia.

Una scoperta particolarmente allarmante sono le modifiche alla funzione esecutiva che abbiamo riscontrato. Questi sintomi hanno colpito tre pazienti su quattro in età lavorativa», spiega Massimo Filippi, dell’Istituto scientifico e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha diretto il lavoro.

Coronavirus, un interruttore accende l’infezione nel corpo

Il ruolo fondamentale svolto dalle integrine

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Sars-CoV-2 riesce a invadere il nostro organismo servendosi delle integrine, proteine espresse da tutte le cellule umane che funzionano come interruttori universali.

A scoprirlo è uno studio pubblicato su Microorganism da un team italiano e presentato da Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’Università di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili, al Congresso nazionale della Società italiana di virologia che si è svolto in modalità telematica.

“Tra le tematiche affrontate non è mancato un update sul virus che ci ha cambiato la vita. Molti sono stati gli studi condotti sul coronavirus pandemico e i relativi dati scientifici presentati”.

Biomarcatori per il cancro della vescica

Nell’urina alcuni valori suggeriscono la presenza del tumore

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Il cancro della vescica potrebbe essere diagnosticato grazie alla presenza di alcuni biomarcatori nelle urine. Per l’esattezza, lo studio pubblicato dai ricercatori della University of Houston su Oncotarget rivela l’efficacia diagnostica dei valori di IL-1á, IL-1ra e IL-8.

«I biomarcatori urinari potrebbero potenzialmente fornire una conferma preliminare di cancro della vescica di basso grado prima che vengano eseguite procedure invasive e facilitare la sorveglianza di tale malattia», spiega Chandra Mohan, autrice senior del lavoro.

La ricerca ha analizzato i campioni di urina di 66 soggetti, 35 dei quali affetti da cancro alla vescica, mentre gli altri 31 rappresentavano il campione di controllo.

Gli scienziati si sono serviti di una piattaforma di screening basata su Luminex con un pannello di citochine/chemochine che valutava simultaneamente 16 biomarcatori urinari.

Nuove linee guida sull’ictus

Raccomandazioni aggiornate per una migliore gestione della malattia

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Ridurre il rischio di ictus ricorrenti identificando in tempo la presenza di un attacco ischemico transitorio (Tia). È l’obiettivo delle nuove linee guida dell’American Heart Association/American Stroke Association pubblicate su Stroke.

Una delle nuove raccomandazioni suggerisce agli operatori sanitari di eseguire valutazioni diagnostiche per determinare la causa del primo ictus o Tia entro 48 ore dall’insorgenza dei sintomi. Le indicazioni terapeutiche dovrebbero tener conto della causa dell’evento.

«È di fondamentale importanza comprendere i modi migliori per prevenire un altro ictus una volta che se ne è verificato uno», spiega Dawn Kleindorfer, della School of Medicine dell’Università del Michigan ad Ann Arbor, che ha diretto il gruppo di lavoro.

Sclerosi multipla, riattivare le cellule immunitarie

Nuova possibile strada per controllare l’infiammazione

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I linfociti T regolatori (Treg) hanno un ruolo fondamentale nel modulare la risposta del sistema immunitario, controllando che reagisca efficacemente contro gli agenti esterni, ma senza attaccare le stesse cellule del nostro organismo, causando il fenomeno definito auto-immunità.

Proprio per via del loro ruolo di “sentinelle”, una riduzione nel numero o una disfunzione delle cellule Treg è fortemente implicata in diverse malattie autoimmuni, tra le quali la sclerosi multipla.

Una nuova ricerca, guidata dall’Università Federico II di Napoli con la collaborazione di I.R.C.C.S. Multimedica di Milano, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IEOS-CNR) di Napoli e I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), ha ora messo in luce un elemento cruciale per la vita e la funzionalità dei linfociti T regolatori. Il lavoro scientifico è stato pubblicato sulla rivista Immunity.

Covid, quanto durerà l’immunità?

Studio analizza la durata della protezione indotta da guarigione o vaccino

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Per prevedere il corso della pandemia di Covid-19 un elemento fondamentale è costituito dal tipo di immunità indotta dalla guarigione e dal vaccino. Tutti si chiedono infatti quanto tempo durerà questo scudo anti-Covid, anche in rapporto alle varianti del virus che continuano a emergere.

Due studi pubblicati su Nature da Zijun Wang della Rockfeller University di New York e da Jackson S. Turner della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno indagato il tema giungendo alla conclusione che l’immunità indotta dalla guarigione o dal vaccino durerà almeno un anno.

Alla base della risposta dell’organismo al virus ci sono due fattori: le cellule T citotossiche e gli anticorpi neutralizzanti secreti dalle plasmacellule.

Distrofia, nuovo meccanismo per rigenerare i muscoli

Possibile un approccio farmacologico inedito per la distrofia di Duchenne

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Le cellule oggetto dello studio condotto dall’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibpm) sono le progenitrici fibro-adipogeniche, note con l’acronimo FAP, e rappresentano l’arma a doppio taglio del muscolo scheletrico.

Queste cellule, infatti, in condizioni fisiologiche rilasciano dei fattori che aiutano le cellule staminali muscolari alla rigenerazione del muscolo.

Nel corso della degenerazione che si verifica nei tessuti affetti da distrofia muscolare di Duchenne invece, le FAP danno origine all’infiltrato adiposo e fibrotico che rimpiazza progressivamente il tessuto muscolare, rendendolo meno funzionale.

Vaccino sicuro per chi ha un tumore del sangue

Studio italiano mostra i dati di efficacia e sicurezza in questo sottogruppo

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Gli IFO Regina Elena e San Gallicano di Roma hanno iniziato il 1 marzo la vaccinazione con siero a RNA messaggero ai pazienti ematologici e oncologici e in parallelo hanno avviato vari studi per valutare l’impatto in pazienti in corso di terapia.

Il lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Hematology and Oncology, riporta i dati di immunogenicità e sicurezza rilevati su 42 pazienti con mieloma multiplo e 50 pazienti con neoplasie mieloproliferative, di cui 20 leucemie mieloidi croniche e 30 neoplasie mieloproliferative Philadelphia negative, tutti in trattamento attivo, che sono stati vaccinati e valutati per il grado di immunizzazione (titolo IgG neutralizzante) anti-SARS-CoV-2 il giorno della prima iniezione, il giorno della seconda iniezione, avvenuta dopo 3 settimane e, infine, dopo 2 settimane dalla seconda iniezione.