Vaccino Pfizer, l’ideale è 2 mesi per il richiamo

Secondo uno studio è la distanza che genera la migliore risposta immunitaria

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La distanza ottimale fra la prima e la seconda dose del vaccino anti-Covid di Pfizer è di 2 mesi. Lo dice uno studio dell’Università di Oxford in fase di preprint. Stando ai dati analizzati di 503 operatori sanitari vaccinati a diversi intervalli alla fine del 2020, sarebbe proprio questo lo scarto temporale ideale per ottenere la migliore risposta immunitaria.
Gli scienziati affermano comunque che la risposta immunitaria rimane forte sia nel caso di un intervallo breve sia con un intervallo lungo, ma dopo sole 3 settimane il numero degli anticorpi neutralizzanti è leggermente più basso rispetto a un intervallo più lungo.
L’attesa più lunga aiuta peraltro a far crescere il numero delle cellule T adiuvanti, che stabiliscono la memoria immunitaria di lunga durata.
Le autorità sanitarie inglesi avevano optato all’inizio per un periodo di 3 settimane fra una dose e l’altra, ma poi lo …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | vaccino, Pfizer, richiamo,

Covid, quanto durerà l’immunità?

Studio analizza la durata della protezione indotta da guarigione o vaccino

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Per prevedere il corso della pandemia di Covid-19 un elemento fondamentale è costituito dal tipo di immunità indotta dalla guarigione e dal vaccino. Tutti si chiedono infatti quanto tempo durerà questo scudo anti-Covid, anche in rapporto alle varianti del virus che continuano a emergere.

Due studi pubblicati su Nature da Zijun Wang della Rockfeller University di New York e da Jackson S. Turner della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno indagato il tema giungendo alla conclusione che l’immunità indotta dalla guarigione o dal vaccino durerà almeno un anno.

Alla base della risposta dell’organismo al virus ci sono due fattori: le cellule T citotossiche e gli anticorpi neutralizzanti secreti dalle plasmacellule.

Covid, la terapia intensiva preserva la memoria

I pazienti intubati meno suscettibili ai problemi cognitivi e di memoria

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Uno studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE mostra l’impatto del Covid-19 sulle funzioni cognitive nei pazienti degenti presso l’Unità di Riabilitazione Covid-19 infettivi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. I pazienti erano stati ricoverati precedentemente in Terapia Intensiva e nei reparti di Medicina Covid-19 o Malattie infettive dello stesso Istituto.

A condurre la ricerca è la dottoressa Federica Alemanno, Responsabile del Servizio di Neuropsicologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, con il coordinamento del dottor Sandro Iannaccone, primario dell’Unità di Riabilitazione Disturbi Neurologici Cognitivi-Motori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

Lo studio ha identificato nell’80% dei casi la presenza di disturbi cognitivi (memoria, attenzione, orientamento) e nel 40% di depressione.

Coronavirus, almeno 6 mesi di immunità

Immunità naturale e da vaccino simili, improbabile ammalarsi di nuovo

Almeno 6 mesi di immunità. È quanto garantisce la guarigione dopo aver contratto il virus Sars-CoV-2. Al calare progressivo degli anticorpi, l’organismo risponde infatti mettendo in campo le cellule B della memoria, che evolvendosi consentono al sistema immunitario di sviluppare un sistema di difesa più duraturo nei confronti del nuovo coronavirus.

È la conclusione di uno studio della Rockefeller University di New York coordinato da Michel C. Nussenzweig e pubblicato sulla rivista Nature.
Stando ai risultati, il nostro corpo “ricorda” Sars-CoV-2 meglio del previsto, continuando a produrre anticorpi anche tempo dopo la guarigione. Non solo, gli anticorpi prodotti mesi dopo sembrano più efficaci dei primi, proteggendoci anche nei confronti delle versioni mutate.

Lupus, efficace daratumumab

Opzione per i pazienti che non rispondono alla terapia standard

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Daratumumab potrebbe rivelarsi efficace anche per i pazienti affetti da lupus eritematoso sistemico. Lo afferma uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine da un team della Charité-Universitätsmedizin Berlin.

«Siamo stati in grado di modulare i processi di memoria immunologica anormali e il trattamento ha indotto risposte cliniche sostenibili, portando a una riduzione dell’infiammazione sistemica», spiega Tobias Alexander, autore senior dello studio, facendo riferimento ai due pazienti trattati con il medicinale in via sperimentale.

Di norma, il lupus viene trattato attraverso una soppressione a lungo termine della risposta immunitaria, ma finora nessun trattamento aveva avuto come obiettivo le plasmacellule mature della memoria, il target di daratumumab.

Invecchiamento cerebrale, l’efficacia delle neurotrofine

Il Bdnf svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo cerebrale

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È possibile contrastare l’invecchiamento cerebrale servendosi delle neurotrofine, piccole proteine che regolano la differenziazione neuronale.

La più presente è il Bdnf (Brain-derived Neurotrophic Factor), che sostiene la sopravvivenza e la differenziazione dei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico. Inoltre, regola la sinaptogenesi, la trasmissione e la plasticità sinaptica ed è coinvolta nei meccanismi di apprendimento e di memoria.

L’utilizzo del Bdnf come terapia è reso complicato, innanzitutto, dalla quantità che riesce a raggiungere il cervello. Se troppo bassa, non si manifesterebbero gli effetti desiderati, ma se troppo alta le conseguenze per la salute sarebbero negative.

Gli effetti a breve e lungo termine di Covid-19

Dolore, alterazione del sonno, ansia, paura

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Una delle preoccupanti considerazioni derivate dalla pandemia da SARS-COV-2 è stata che il virus non aggredisce solo i polmoni con una polmonite interstiziale che lesiona seriamente gli alveoli e trombizza i piccoli vasi conducendo a una insufficienza respiratoria talora mortale, ma attacca tutti gli organi causando alcuni deficit che probabilmente permangono a lungo e con conseguenze importanti.

Recentemente una pubblicazione della Rockfeller University riporta l’individuazione dei pazienti “long-haulers”, cioè persone che dopo una infezione iniziale spesso moderata e curata a domicilio, non riescono a guarire e rimangono incapacitati perché non respirano adeguatamente e presentano una serie di altri sintomi cronici come costanti dolori al petto e al cuore, sintomi intestinali, mal di testa, incapacità a concentrarsi, perdita di memoria, tachicardia.

I danni al cervello causati dal coronavirus

Segnalati anche fenomeni gravi come ictus ed encefaliti

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Ormai è risaputo che Sars-CoV-2, nonostante la predilezione per i polmoni, colpisca anche altri organi, fra cui il cervello. Già alcuni studi nei mesi scorsi avevano segnalato che in una persona su 20 guarita da Covid-19 si manifestavano conseguenze sulle capacità mentali, in particolare perdita di memoria e difficoltà di concentrazione.

Un nuovo studio evidenzia come anche persone che non si ammalano in maniera grave possano andare incontro a problemi di ordine neurologico significativi: ictus, crisi epilettiche, disturbi del movimento, encefaliti.

Lo studio, pubblicato su Neurology Clinical Practice, è firmato da Pria Anand della Boston University School of Medicine. Alla ricerca hanno partecipato 74 pazienti positivi al nuovo coronavirus e curati in un ospedale di Boston.

Guida alla frutta secca: tutti i benefici che dovresti conoscere

La frutta secca è tra gli alimenti che spesso vengono inseriti all’interno di diete e programmi alimentari come spuntino. Qualità e benefici, dovrebbero a questo punto essere note a tutte le nostre lettrici, ma è sempre bene fare un recap generale.

Frutta secca: tutti i benefici che dovresti conoscere

Mandorle

Chi di noi non ha mai inserito nella propria giornata alimentare un “pugno di mandorle” alzi la mano. Siamo certe che potendo vedere oltre lo schermo, probabilmente, fatta eccezione di qualcuna di voi con allergia, non troveremmo molte mani alzate. Le mandorle sono ricche di Magnesio, Vitamina E, Zinco, calcio, fibre, proteine. Tra i benefici più popolari c’è senz’altro quello di dare un supporto all’organismo nella gestione dei livelli di zucchero nel sangue. Essendo ricchissime di fibre supportano la buona digestione e la regolarità intestinale. La parte esterna delle mandorle è ricchissima di flavoinoidi, il che è una manna dal cielo quando si tratta di combattere le infiammazioni.

Anacardi

Siamo delle fan accanite degli anacardi! Per il loro sapore un po’ dolciastro spesso le utilizziamo come valida alternativa al quadratino di cioccolato fondente. Per noi funziona. Sono ricchi di magnesio, manganese, zinco, selenio, ferro, vitamina E, K e B6.  Tra i benefici degli anacardi abbiamo senz’altro capacità di supportare il sistema digestivo, aiutando il tuo organismo a sbarazzarsi del colesterolo cattivo. Il loro potere benefico è riconosciuto anche sulla salute di capelli e pelle.

Noci di Macadamia

Le noci di macadamia, sono probabilmente le meno utilizzate e conosciute, ma nascondono degli enormi benefici. Sono fonte di Riboflavina, Vitamina “, Ferro, Tiamina Niacina e Folati. Tra i maggiori benefici troviamo la capacità di abbassare i livelli di colesterolo cattivo e di essere un valido supporto per il corretto funzionamento del metabolismo. Tra i nutrienti presenti nelle noci di macadamia, ne troviamo alcuni che supportano la salute della pelle, proteggendola dai radicali liberi.

Pistacchi

Fortuna che almeno questi qualche volta li ritroviamo sui tavolini dei bar al posto delle solite patatine! Probabilmente nella versione super salata e meno healthy possibile, ma è comunque una cosa positiva. I pistacchi sono ricchi di potassio, vitamina K, rame, manganese e vitamina B6. Come molta della frutta secca elencata nell’articolo, anche i pistacchi aiutano ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue e avrebbero un effetto protettivo contro l’ipertensione.

Noci Brasiliane

Le noci brasiliane di recente sembrano essere sotto la scena dei riflettori nell’alimentazione delle fitness lover. Rappresentano un’ottima fonte di selenio e tra i loro principali benefici, ritroviamo senz’altro la capacità di aiutare a proteggerti dalle infezioni. Inoltre contengono amminoacidi in grado di supportare la buona salute del fegato, riparare i tessuti e aumentare la forza.

Nocciole

Quando parliamo di nocciole il pensiero va alla regina di tutte le creme spalmabili: la Nutella! Tuttavia le nocciole, a prescindere dal gusto e dalle declinazioni culinarie, sono una fonte di Vitamina B, Selenio, Rame e Biotina. Sono la tipologia di frutta secca che contiene la maggior quantità di folati, supportano la salute del sistema cardiovascolare e promuovono la crescita e la buona salute delle unghie.

Noci Pecan

Le noci pecan sono il must dell’alimentazione fit, e a ben vedere. Seppure non siano facilmente rintracciabili nei supermercati tradizionali, sono un alimento nell’ambito della loro categoria davvero strabiliante, Ricche di Vitamina A, B, E, Acido Folico, Riboflavina, Niacina, Potassio e Zinco, tra i loro principali benefici ritroviamo la capacità di ridurre i livelli di colesterolo cattivo, di promuovere un sistema cardiovascolare sano e di combattere le infezioni. Sono un grande alleato della pelle e supportano anche la salute di denti e ossa.

Noci

Le noci sono un alimento spesso utilizzato nelle insalatone che ci propongono a ristorante. In quantità limitate le noci sono un valido alimento da inserire nella propria alimentazione. Le noci sono ricche di Omega 3 e 6, Selenio, Vitamina B6, fosforo. Si dice che gli alimenti abbiano dei benefici su quelle parti del corpo che, nella loro forma, ricordano: le noci infatti sembrano avere effetti positivi sulla memoria e in generale sul funzionamento del cervello, ottime per mantenere sano il cuore e prevenire complicazioni. Sembra sia stato, inoltre, riscontrato un effetto positivo anche per quanto riguarda la prevenzione della depressione.

Frutta secca: quanta mangiarne

Come sempre, ogni corpo è diverso ed ognuno di noi avrà possibilità di mangiarne determinate quantità a seconda di innumerevoli fattori tra cui: peso, attività fisica e stile di vita. Per tanto ti consigliamo sempre di rivolgerti ad un nutrizionista per delle indicazioni specifiche per il tuo caso.

Un target per la memoria a lungo termine

Studio indaga sui meccanismi che ne promuovono la formazione

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Uno studio apparso su Nature e firmato da Vijendra Sharma e dal suo team della McGill University di Montréal fa luce sui meccanismi che promuovono la formazione della memoria a lungo termine.

La regolazione della proteostasi rappresenta un punto critico nel consolidamento dei nuovi ricordi. Uno dei modi più efficaci per migliorare la memoria passa attraverso la regolazione della sintesi proteica controllata dal fattore di trascrizione elF2.

La fosforilazione della sub-unità alfa di elF2 (p-elF2α) – elemento centrale della risposta allo stress integrata (ISR) – compromette la formazione della memoria a lungo termine in roditori e uccelli.