Scoperte nell’ipotalamo le tracce della memoria

I ricordi non sono un’esclusiva dell’ippocampo

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Rappresentazioni di memoria emotiva, o engrammi (cioè tracce di memoria immagazzinate nel cervello) come la paura, sono fondamentali per la sopravvivenza.

Consentono infatti sia agli animali che all’uomo di percepire, valutare e rispondere alle situazioni pericolose in modo appropriato.

È opinione corrente che queste tracce di memoria si formino e si preservino in nuclei cerebrali superiori, mentre oggi prende forma l’ipotesi che nella formazione della memoria siano coinvolte anche strutture ‘antiche’ e altamente conservate nell’evoluzione del cervello, come l’ipotalamo.

LATE, la malattia che sembra Alzheimer

Sintomi simili ma cause diverse

In almeno il 20 per cento dei casi, i pazienti con i sintomi tipici dell’Alzheimer in realtà soffrono di un’altra malattia nota come LATE.

A dirlo è una ricerca apparsa su Brain e firmata da scienziati di 20 diversi centri internazionali.

I sintomi delle due malattie sono molto simili – problemi di memoria, disturbi dell’umore, declino cognitivo – ma LATE (acronimo di Limbic-predominant age-related TDP-43 encephalopathy, cioè Encefalopatia limbica predominante TDP-43 età-correlata) progredisce in maniera assai più lenta. LATE è associata, secondo i medici, a disfunzioni della proteina TDP-43.

Recenti ricerche e studi clinici sul morbo di Alzheimer ci hanno confermato che non tutte le persone che pensavamo fossero affette da questa malattia lo sono davvero, spiega la dottoressa Nina Silverberg, direttrice dell’Istituto nazionale americano sull’invecchiamento (NIA).

La sonda che stimola la memoria

Soluzione non invasiva per contenere la perdita di memoria

È possibile ringiovanire la memoria degli anziani grazie a un nuovo metodo non invasivo.

Si tratta di una sonda che applicata all’esterno del cranio riesce a stimolare le funzionalità cerebrali. L’hanno sperimentata i ricercatori coordinati da Joel Voss della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago. Lo studio, apparso su Neurology, ha coinvolto 16 anziani di 64-80 anni con piccoli problemi di memoria dovuti all’età.

I medici si sono serviti di una risonanza per localizzare la zona dell’ippocampo, poi l’area di corteccia cerebrale più prossima all’ippocampo per capire il punto preciso della testa dove poggiare la sonda.
La sonda invia al cervello impulsi elettromagnetici che modificano l’attività cerebrale dell’area.

Ricetta fit muffin al cioccolato e cocco

La domenica è il giorno dedicato, per chi ne ha la passione, ai dolci. Ecco una ricetta fit da provare.

Ingredienti Ricetta fit muffin al cioccolato e cocco

  • Farina di cocco Sgrassata 230 g
  • Cocco in scaglie 50 g
  • Latte di cocco 200 g o di mandorle
  • Cioccolato fondente 90%100 g
  • Stevia o dolcificante 90 gr
  • Cacao amaro in polvere 15 g
  • Olio di oliva o di cocco 30 g
  • Albumi 100 g
  • Lievito in polvere per dolci 7 g

Come procedere

  • Taglia a pezzettini il cioccolato fondente con un coltello , poi fallo sciogliere a bagnomaria o in microonde (lascialo intiepidire)
  • Versa le uova intere in una ciotola il dolcificante mescolate e con le fruste elettriche mescola per ottenere un composto morbido
  • Aggiungi il latte di cocco e sempre con le fruste in azione unisci l’olio e il cioccolato fuso.
  • Le fruste devono avere una velocità più bassa.
  • Unisci in una ciotola farina, cacao amaro e lievito
  • Aggiungi gli albumi e le polveri un cucchiaio alla volta tenendo le fruste funzionanti
  • Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungi la farina di cocco e mescola dall’alto verso il basso.
  • Versa il composto in uno stampo e cuoci in forno a 170° per 20 minuti
  • Una volta pronti, falli raffreddare e aggiungi il cocco in scaglie.

La marijuana non ci fa perdere la testa

Nei ragazzi il consumo non è associato a declino cognitivo

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Non si può correlare il consumo di marijuana al declino cognitivo negli adolescenti. Lo dimostra un nuovo studio pubblicato su Pnas da un team della Southern California University guidato da Nicholas Jackson.

In passato, alcuni studi avevano sottolineato gli effetti nocivi indotti dalla marijuana, che può avere anche costi sociali importanti: dalla disoccupazione all’assenteismo, dall’aumento del tasso di crimini a quello delle incarcerazioni.

Altre ricerche hanno associato il consumo di marijuana al declino delle funzioni cognitive. È stata segnalata una riduzione dell’intelligenza, della memoria, della capacità di attenzione e di quella verbale.

Il limite di questi studi sta però nella correlazione fra due parametri in un periodo di tempo limitato, il che tende a inquinare il reale rapporto di causa ed effetto esistente fra i due fattori.

8 modi per prevenire l’Invecchiamento precoce

Evita i cibi infiammatori. Sei a rischio invecchiamento precoce se i tuoi pasti sono ricchi di margarina, oli vegetali, carne rossa, pane bianco, zuccheri e alimenti confezionati. Ovviamente, non stai facendo di certo un favore alla tua pelle. Opta invece per alimenti ricchi di omega-3 come avocado, salmone e olio di oliva.

Verdura fresca e frutta inoltre abbondano di selenio, zinco e vitamina C che supportano la produzione di collagene proteggendo nello stesso tempo dal proliferare di radicali liberi.

In fine cerca di aggiungere proteine a tutti i tuoi pasti.

Evita gli happy hour. O forse sarebbe più opportuno dire evita l’alcool, in quanto quest’ultimo causa disidratazione. E come ben sai la disidratazione accentua le rughe.

Cerca di rilassarti di più. Stress, ansia e preoccupazioni hanno effetti sul tuo corpo. Per molti non è semplice eliminare le cause di stress, e dunque suggeriamo di fare alcuni cambiamenti nello stile di vita. Ad esempio: se noti di essere eccessivamente stressata, riduci le dosi di caffeina, oppure prova una lezione di yoga.

Prova a dormire di più. Dormire poco danneggia la tua salute, oltre a favorire l’aumento di peso,  impattare negativamente sul sistema immunitario e la memoria. Dormire tra le 7 e le 9 ore di sonno per notte, è la raccomandazione generale.

Utilizzare protezione solare. Per quanto un bagno di sole spesso ti risolleva l’umore, l’abbronzatura è forse tra le cause più comuni di invecchiamento precoce. Applicare regolarmente prodotti con protezione dai raggi UV ti permette di mantenere la pelle morbida e lontano dalle rughe.

Stai lontana dalle sigarette. Già sai che il fumo può causare problemi di carattere cardiaco, infertilità, cancro. Ma oltre alla salute può avere effetti negativi sulla pelle esasperando dei tratti che ti fanno sembrare malaticcia. Inoltre impatta negativamente sulla produzione di collagene.

Utilizza delle creme per il contorno occhi. La pelle intorno agli occhi è forse la più sottile. Tieni sotto controllo le linee sottili intorno agli occhi con un prodotto adeguato.

Allenati, ma senza esagerare. Allenarsi in maniera moderata non solo ha effetti positivi sulla tua salute generale, ma ti aiuta a ringiovanire l’aspetto della pelle. Sembra che se ti alleni per circa 90 minuti al 70-80% del massimo del battito cardiaco, puoi vedere gli effetti negativi dell’allenamento sulla pelle. Cerca quindi di allenarti per un lasso di tempo limitato e intenso.

Il morbo di Alzheimer si fa in 6

Differenze rispetto a sintomi e caratteristiche biologiche

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Non esiste un solo morbo di Alzheimer, ma almeno 6. È la conclusione di uno studio della Washington University pubblicato su Molecular Psichiatry, secondo cui i sintomi e le caratteristiche biologiche possono variare a seconda del soggetto.

I ricercatori hanno analizzato 4050 persone affette da Alzheimer dividendole in 6 gruppi in base alle loro funzioni cognitive al momento della diagnosi. I soggetti hanno ricevuto un punteggio in 4 settori diversi: memoria, funzioni esecutive, linguaggio e funzioni visuospaziali.

Il gruppo più numeroso (39%) ha ottenuto punteggi simili in tutte le categorie, mentre il secondo (27%) mostrava un punteggio sulla memoria più basso rispetto agli altri. Nei gruppi più piccoli si registravano punteggi più bassi per altri parametri, mentre nel 3% dei casi erano due i settori a risultare peggiori.

Il linguaggio alterato annuncia l’Alzheimer

I problemi di comunicazione come sintomo iniziale

Uno dei primi segnali della possibile insorgenza del morbo di Alzheimer è la difficoltà nel mantenere un linguaggio coerente con la propria storia e cultura.

Prima della perdita della memoria, infatti, possono passare anche decenni di lento ma costante declino cognitivo che si manifesta con sintomi apparentemente di poco conto.

Uno di questi segni è l’alterazione del linguaggio. Uno studio realizzato dall’Università di Bologna e dall’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging Neuroscience, si è concentrato proprio su questo argomento.

Il campione era formato da 96 persone, una parte delle quali mostrava già all’inizio dello studio segni di deterioramento cognitivo lieve, condizione che precede l’insorgenza dell’Alzheimer.

Il legame fra respirazione e memoria

Respirare con la bocca pregiudica il consolidamento dei ricordi

Se siete spesso raffreddati, allora avrete una memoria non proprio al top. È la sintesi di uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience da un team del Karolinska Institutet di Stoccolma, secondo cui respirare dalla bocca o dal naso influenza la maniera in cui consolidiamo i nostri ricordi nel cervello.

Gli scienziati svedesi hanno chiesto ai partecipanti di annusare 12 odori diversi e di respirare poi attraverso il naso o la bocca per un’ora. Alla fine, sono stati proposti loro il vecchio e un nuovo set di odori, che dovevano distinguere in base a ciò che ricordavano.

I risultati dimostrano che i partecipanti che avevano respirato con il naso ricordavano meglio gli odori.

Nelle fasi di inspirazione ed espirazione vengono attivate diverse parti del cervello, anche se ancora è sconosciuto come questo influenzi l’attività cerebrale.