Mio buon Natale, te lo ricordi com’eri prima?

Quest’anno, l’abbiamo capito, il Natale sarà diverso per tutti. Se da un lato qualcuno ha già iniziato da settimane a decorare la casa per infondersi di atmosfera natalizia e rallegrare un po’ gli animi, dall’altro ci sono persone che saranno costrette a passare le feste lontane dai propri cari, a causa delle restrizioni sugli spostamenti o gli arrivi dall’estero. 

A cura di Valeria Baruzzo

In ogni caso, che si faccia parte del primo o del secondo gruppo, siamo tutti stimolati a riflettere su cosa significhi il Natale per noi. Nella maggior parte dei casi, le festività natalizie corrispondono esattamente a quello che siamo invitati a evitare quest’anno: assembramenti, abbracci, baci, carezze, rimpatriate, viaggi. Insomma, calore umano che nella vita di tutti i giorni non abbiamo tempo di alimentare perchè, correndo in modo frenetico, ci dimentichiamo di dedicare parole e pensieri a chi vogliamo più bene. Invece, a Natale ci riscattiamo un po’ tutti, che sia con un regalo ben pensato o con un semplice biglietto di auguri, una telefonata o una cena insieme a persone che non rivediamo da tanto (una mangiata più o una meno non fa differenza e lo sappiamo benissimo). Poi, ci sono anche i Grinch della situazione, che invece saranno ben contenti di evitare inutili rimpatriate familiari in cui si parla sempre delle stesse cose, si sente il solito “ma i figli, a quando?”, “la laurea quando arriva?”, “la fidanzata quest’anno l’hai trovata?”, “uh, come sei ingrassata!”, il tutto sfoderando il più falso dei sorrisi mentre si ringrazia per regali imbarazzanti che verranno rivenduti su internet il giorno dopo. Natale è un po’ entrambe le cose, forse. Un po’ magico e un po’ stressante. Ma in nessun caso dovrebbe essere solitudine.

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Artrosi della caviglia, meglio l’artroplastica totale

Più efficace rispetto all’artrodesi della caviglia

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Per superare un’artrosi grave della caviglia è meglio intervenire con un’artroplastica totale (Taa), intervento che consente il recupero di una migliore funzione a lungo termine rispetto all’artrodesi (Aa).

A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Bone & Joint Surgery da un team della University of Washington e del VA Puget Sound Health Care System guidato da Bruce Sangeorzan, che spiega:

«Entrambi i trattamenti per l’artrosi alla caviglia allo stadio terminale sono efficaci per alleviare il dolore e migliorare i risultati riportati dai pazienti. Tuttavia, sembra che la Taa porti a un miglioramento più ampio nella maggior parte delle misure di esito riportate dai pazienti a 48 mesi dall’intervento».

Nel suo stadio terminale, l’artrosi della caviglia è caratterizzata dalla perdita completa di cartilagine e dal dolore generato dal contatto osso su osso nell’articolazione.

Tumore allo stomaco e rischio di sbalzi glicemici

La gastrectomia può provocare problemi di controllo glicemico

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La maggior parte dei pazienti operati per un tumore allo stomaco può andare incontro a un maggior rischio di sbalzi glicemici dopo la gastrectomia. Lo afferma uno studio promosso dalla Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc) in collaborazione con il Gruppo italiano di ricerca sul cancro gastrico (Gircg) e l’Associazione “Vivere senza stomaco si può Onlus”.

Secondo i dati preliminari dello studio, l’89% dei pazienti operati ha sintomi da ipoglicemia reattiva con debolezza, vertigini, sudorazione e vampate di calore o una dumping syndrome, nella quale a questi sintomi si aggiungono dolore con distensione addominale, nausea e vomito.

Si tratta del primo studio ad analizzare la prevalenza degli sbalzi glicemici nei pazienti gastroresecati.

Nuovo farmaco per il cancro della vescica

Enfortumab vedotin colpisce direttamente le cellule tumorali

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C’è un nuovo tipo di farmaco per il trattamento del cancro della vescica. Si tratta di enfortumab vedotin, nuovo composto che dirige la propria azione terapeutica direttamente verso le cellule tumorali, aumentando la sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro uroteliale della vescica. Gli effetti del farmaco sono descritti sul New England Journal of Medicine.

Il cancro uroteliale della vescica è il più comune dei tumori che colpiscono l’organo con circa il 90% dei casi, e può svilupparsi anche nella pelvi renale, nell’uretere e nell’uretra.

«Uno dei trattamenti più utilizzati per questo tipo di cancro è la chemioterapia, che però come sappiamo agisce prendendo di mira tutte le cellule del corpo, colpendo quindi anche le cellule non cancerose, e causando effetti collaterali», afferma Thomas Powles, della Queen Mary University e del Barts Cancer Center di Londra.

Mal di testa, una dieta ricca di Omega 3 aiuta

Riduce la frequenza degli attacchi rispetto a una dieta normale

La quantità di acidi grassi Omega 3 che si consumano all’interno di una dieta ha conseguenze sulla frequenza degli attacchi di mal di testa. Un’alimentazione ricca di questi nutrienti, infatti, determina una riduzione degli attacchi rispetto a un regime alimentare caratterizzato da un apporto normale di omega 3 e 6.

A dirlo è un nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal da un team del National Institute on Aging di Baltimora, dell’NIH di Bethesda e della University of North Carolina di Chapel Hill.

Gli Omega 3 e gli Omega 6 sono entrambi precursori delle ossilipine, molecole coinvolte nella regolazione del dolore e dell’infiammazione, ma mentre quelle prodotte dai primi sono associate a effetti antidolorifici, le seconde possono peggiorare il dolore e provocare l’emicrania.

Paralizzato da un ictus, parla con il pensiero

Esperimento offre uno strumento di espressione a un uomo

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Tornare a esprimersi, seppure in maniera limitata e con un complesso meccanismo di decodificazione del pensiero. È quanto descrive uno studio sul New England Journal of Medicine che illustra il caso di un uomo paralizzato in seguito a un ictus e non più in grado di comunicare. Perlomeno nella maniera tradizionale.

I ricercatori dell’Università della California di San Francisco sono infatti riusciti a mettere a punto una sorta di neuroprotesi in grado di tradurre i segnali del cervello dell’uomo in parole in realtà mai pronunciate.

Alla fine, l’uomo è riuscito a comunicare risposte sensate alle semplici domande poste dagli scienziati senza proferire parola. L’esperimento è stato reso possibile dalle ricerche del neurochirurgo Edward Chang, autore dello studio insieme alla coordinatrice Jeanne Robertson.

Johnson & Johnson, aumento del rischio di Guillain-Barré

Avvertenza sulla possibilità di sviluppare la malattia neurologica

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Il vaccino di Johnson & Johnson – sviluppato in realtà dalla controllata Janssen – è associato a un lieve aumento del rischio di insorgenza della sindrome di Guillain-Barré, una rara malattia neurologica.

La Food and Drug Administration ha deciso negli Stati Uniti di includere nel foglietto illustrativo un’avvertenza sul possibile rischio. Il sistema di monitoraggio degli eventi avversi dopo il vaccino ha verificato la presenza di 100 casi sospetti di Guillain-Barré circa 2 settimane dopo la vaccinazione, soprattutto fra gli uomini sopra i 50 anni.

Rispetto al numero di casi attesi nella popolazione, quello fatto registrare tra i vaccinati sarebbe superiore dalle 3 alle 5 volte.

Il gene che protegge dall’obesità

Una variante di GPR75 dimezza il rischio

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Un nuovo studio condotto dall’azienda biotecnologica Regeneron ha svelato l’esistenza di una variante del gene GPR75 che ha un effetto protettivo nei confronti dell’obesità.

Lo studio, pubblicato su Science, ha individuato la variante attraverso un sequenziamento della parte del Dna che porta le istruzioni per “costruire” le proteine, chiamato esoma, effettuato in oltre 640.000 persone.

“L’obesità è spesso attribuita alla scarsa forza di volontà, alla pigrizia e alla gola, ma la scienza ha dimostrato che, al di là dell’importanza dell’ambiente in cui viviamo, dello stile di vita, della dieta sana e dell’esercizio fisico, i fattori genetici e biologici hanno un ruolo molto importante nel rischio di diventare obesi o, al contrario, nella predisposizione a restare magri”, dice Luca Lotta, genetista epidemiologo di Regeneron che ha guidato lo studio.

Menopausa precoce, cinque consigli utili

Strategie utili per affrontare la condizione

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La capacità riproduttiva nella donna è un meccanismo complicato, regolato da innumerevoli fattori, e soggetto – come il resto del corpo – a invecchiamento.

A differenza dell’uomo, che produce gameti durante tutta la vita, la donna nasce con un patrimonio di ovociti finito, che diminuisce gradualmente in quantità e qualità nel corso della vita fertile, senza rigenerarsi.

L’ovaio può essere paragonato a una “banca” di gameti che alla nascita conta una media di 300mila follicoli primordiali che saranno “reclutati” durante il periodo fertile della donna per ottenere ovociti maturi, i gameti femminili necessari per il concepimento. Di questi, solo uno per ciclo diventa il follicolo dominante che rilascia l’ovocita.

Giunta alla pubertà, la donna dispone in media di 180mila follicoli primordiali e attorno ai 35 anni, in media, di 16mila follicoli primordiali.

Il peso del diabete sui reni

Novità terapeutiche e nuove linee guida

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La malattia renale cronica in corso di diabete è un tema di grande rilievo epidemiologico del quale è necessario aumentare la consapevolezza nella popolazione generale e nei soggetti con diabete.

Dati aggiornati al 2019 mostrano un aumento progressivo nelle ultime tre decadi dell’insufficienza renale terminale negli Stati Uniti e tutti i paesi industrializzati.

Il diabete è una malattia in aumento esponenziale e si presume che nel 2045 ci saranno 629 milioni di persone al mondo con diabete diagnosticato, e almeno altri 200 milioni di diabetici non diagnosticati.

Il diabete è, insieme all’ipertensione, la principale causa di insufficienza renale terminale e la prognosi dei pazienti diabetici in dialisi è peggiore di quella di molte neoplasie.