Emicrania, un’app per gestire le crisi

Come evolvono i trattamenti per il mal di testa

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Un’app che aiuti i pazienti che soffrono di emicrania a gestire le crisi con maggior serenità. È l’annuncio arrivato al secondo Forum organizzato alla Sapienza Università di Roma dal titolo ‘Trattamento acuto dell’emicrania: dove andiamo’.
“Il problema – ha detto Paolo Martelletti della Sapienza e presidente della Fondazione Italiana per lo Studio delle Cefalee Onlus (Fisc), riferendo della app – è la conoscenza. Spesso i pazienti emicranici sono costretti a fare molti chilometri, a spostarsi di città e anche di regione per poter raggiungere i centri che erogano gli anticorpi monoclonali senza magari sapere che l’assistenza ce l’hanno anche sotto casa, o quasi. L’app permette di navigare come su una sorta di Google Maps per individuare la posizione del centro idoneo alla somministrazione con vantaggio sugli spostamenti ma anche sulle liste d’attesa. Il tutto gestito dai medici di base a …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Le arachidi migliorano la funzione cognitiva

Benefici sulla capacità di rispondere allo stress

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Assumere quotidianamente arachidi potrebbe fornire benefici alla funzione cognitiva e alla capacità di reagire allo stress. A dirlo è uno studio pubblicato su Clinical Nutrition da un team dell’Università di Barcellona, dell’Hospital Clìnic e dell’August Pi i Sunyer Biomedical Research Institut (IDIBAP), che ha valutato le conseguenze derivanti dall’assunzione giornaliera di noccioline in una popolazione sana e in giovane età.
Lo studio, diretto da Rosa M. Lamuela, ha valutato le caratteristiche di Arachi Hypoagea, ovvero l’arachide, frutto ricco di calorie, acidi grassi, proteine, fibre, polifenoli e vari composti bioattivi.
Gli scienziati hanno coinvolto un gruppo di 63 volontari sani di età compresa tra 19 e 33 anni, a cui è stato chiesto di assumere una porzione giornaliera di arachidi da includere nella loro alimentazione.
“La maggior parte degli studi di intervento …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | arachidi, cognitiva, stress,

Fibromialgia, anche il Long Covid può provocarla

Studio evidenzia l’esistenza di un nesso fra le due malattie

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Potrebbe esserci un legame fra Long Covid e insorgenza della fibromialgia. A rivelarlo è uno studio coordinato dalla struttura di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Rizzoli diretta dal professor Riccardo Meliconi, con primo autore il professor Francesco Ursini, professore associato in reumatologia in servizio presso la medesima struttura. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista della società scientifica che riunisce i reumatologi di tutta Europa: Rheumatic and Musculoskeletal Diseases.
Obbiettivo della ricerca la valutazione del potenziale ruolo del COVID-19 come fattore predisponente allo sviluppo di fibromialgia, avendo i ricercatori constatato il crescente afflusso agli ambulatori di reumatologia di pazienti che, dopo aver contratto la malattia COVID-19, lamentavano sintomi articolari tra cui dolore, gonfiore e rigidità.
La fibromialgia è una sindrome reumatologica piuttosto …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | fibromialgia, Covid, dolore,

Un microchip per spegnere l’epilessia

Progetto italiano per regolare l’attività elettrica dei neuroni

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Una sorta di pacemaker del cervello per scongiurare le crisi epilettiche. È quello a cui intendono lavorare i ricercatori della Sissa di Trieste coordinati dal prof. Michele Giugliano, direttore del Neuronal Dynamics Lab alla Sissa.
Per il momento si è arrivati a un prototipo che registra l’attività elettrica con la quale le cellule del cervello comunicano fra loro.
«Le terapie sperimentali di frontiera oggi utilizzate per ristabilire o riparare le funzioni del cervello in caso di patologie neuronali consistono nel modulare o silenziare l’iperattività dei circuiti nervosi», spiega il professor Giugliano. «Tutto ciò può essere fatto con farmaci, con la manipolazione genetica o con degli impulsi elettrici, magnetici o ottici mirati. Il problema sono però gli effetti indesiderati, anche seri, dovuti al metodo che potremmo definire “innaturale” utilizzato per regolare l’attività delle …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | epilessia, pacemaker, neuroni,

Il grasso aumenta il rischio di Alzheimer

Le lipoproteine favoriscono il deposito di beta-amiloide

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Come noto, l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello è segno distintivo del morbo di Alzheimer. Un gruppo di studi dell’Università Curtin di Perth, coordinato dal direttore del Curtin Health Innovation Research Institute, John Mamo, ha indagato l’origine di questo accumulo anomalo, individuandolo nella dispersione nel cervello di particelle grasse, le lipoproteine.
Le stesse particelle che causano l’ipercolesterolemia favorirebbero anche l’accumulo di proteine tossiche nel cervello, l’ormai famosa beta-amiloide.
“Era già noto che la caratteristica distintiva dei pazienti di Alzheimer fosse l’accumulo progressivo nel cervello di depositi di proteine tossiche chiamate beta-amiloidi, ma non si sapeva da dove queste fossero originate, o come si depositassero nel cervello”, scrive il professor Mamo su PLOS Biology
“La nostra ricerca mostra che questi depositi di proteine tossiche …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Alzheimer, acidigrassi, dieta,

Parkinson e diabete, le tossine sono un fattore di rischio

Vulnerabilità condivisa fra neuroni e beta-cellule pancreatiche

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Un nuovo studio pubblicato su “Pharmaceuticals”, rivista open access di chimica farmaceutica e scienze del farmaco, ha evidenziato come alcune tossine ambientali che possono causare la malattia di Parkinson siano un fattore di rischio anche per il diabete, dimostrando così una vulnerabilità condivisa tra neuroni dopaminergici e beta-cellule pancreatiche.
La ricerca, che è durata tre anni, è stata realizzata dagli studiosi del Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, in collaborazione con quelli del Dipartimento di Scienze cliniche biotecnologiche e applicate dell’Università de L’Aquila. In particolare, gli autori della pubblicazione sono Marco Carli, Francesca Vaglini, Eleonora Risaliti, Gianluca Citi, Matilde Masini, Shivakumar Kolachalam, Giovanni Umberto Corsini, Michela Novelli, Vincenzo De Tata e Marco Scarselli …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tossine, Parkinson, diabete,

Parkinson, scoperti nuovi geni coinvolti

Studio sul genoma svela il ruolo di 11 geni

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Uno studio del genoma di 845 persone ha rilevato il ruolo di 11 nuovi geni come fattori di rischio per lo sviluppo della Malattia di Parkinson. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Genetics da scienziati del Santa Lucia IRCCS di Roma in collaborazione con Università di Tor Vergata, Sapienza e IRCCS Neuromed, apre a nuove possibilità terapeutiche nell’ambito della medicina di precisione e all’analisi della predisposizione individuale a sviluppare la malattia di Parkinson.
Il DNA umano è composto di circa 20.000 geni nei quali sono scritte le caratteristiche della persona e la predisposizione, in concomitanza con fattori ambientali e di stile di vita, a sviluppare determinate malattie.
La relazione tra la predisposizione genetica e lo sviluppo della malattia di Parkinson è oggetto di studi da circa 20 anni e, fino ad ora, sono stati trovati 90 geni associati alla …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Parkinson, geni, genoma,

Emicrania nei bambini, attenzione al sovrappeso

Ma non ci sono alimenti da evitare

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Circa il 10% della popolazione pediatrica soffre di emicrania. Tra i fattori scatenanti dell’attacco emicranico sono compresi anche quelli alimentari. Non esiste però una lista di alimenti vietati uguale per tutti. Solo la verifica nel singolo paziente di un rapporto fra l’assunzione di un dato alimento e la comparsa del mal di testa può far nascere questo sospetto.
È la conclusione cui sono arrivati i ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che hanno esaminato la letteratura scientifica esistente in materia fino ad oggi e smentito alcuni falsi miti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Nutrients.
L’emicrania pediatrica ha un’origine genetica. In circa il 5% dei bambini che ne soffrono si può sviluppare una forma cronica che ha un notevole impatto sulla qualità di vita in termini di perdita di giorni di scuola (nei …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | emicrania, alimenti, sovrappeso,

La realtà virtuale per i pazienti colpiti da ictus

Migliora la qualità e gli effetti del percorso di riabilitazione

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C’è un nuovo progetto di ricerca finalizzato a testare la “realtà virtuale immersiva” come nuovo strumento riabilitativo per il recupero motorio dell’arto superiore in persone con esiti di ictus cerebrovascolare.

A idearlo è il Centro di Riabilitazione S. Giorgio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e il Center for Translational Neurophysiology of Speech and Communication dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Ferrara.

La realtà virtuale è una tecnologia che consente, tramite un visore binoculare, di “immergere”, in modo estremamente vivido, una persona in un ambiente virtuale tridimensionale in cui quest’ultima può agire in maniera attiva. L’impiego di tale tecnologia a fini riabilitativi, ancora largamente inesplorato, sta attraendo l’attenzione della comunità scientifica per il suo potenziale nella pratica clinica.

Alzheimer, serve un’occupazione stimolante

I lavori intellettualmente stimolanti ne riducono il rischio

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Per allontanare lo spettro dell’Alzheimer è bene impegnarsi in un’attività intellettualmente stimolante. Lo ricorda uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team dello University College London.

Lo studio, realizzato da Mika Kivimäki, ha preso spunto dai dati di 7 ricerche precedenti sull’argomento che hanno coinvolto un totale di oltre 100mila soggetti. Chi svolge lavori intellettualmente stimolanti ha una probabilità di subire una diagnosi di demenza più bassa, con un ritardo di 1,7 anni rispetto ai coetanei che hanno avuto occupazioni meno impegnative.

Fra i primi vengono diagnosticati in media 2,5 casi di demenza in meno l’anno ogni 10mila soggetti rispetto ai soggetti del secondo gruppo.