Covid, quanto durerà l’immunità?

Studio analizza la durata della protezione indotta da guarigione o vaccino

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Per prevedere il corso della pandemia di Covid-19 un elemento fondamentale è costituito dal tipo di immunità indotta dalla guarigione e dal vaccino. Tutti si chiedono infatti quanto tempo durerà questo scudo anti-Covid, anche in rapporto alle varianti del virus che continuano a emergere.
Due studi pubblicati su Nature da Zijun Wang della Rockfeller University di New York e da Jackson S. Turner della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno indagato il tema giungendo alla conclusione che l’immunità indotta dalla guarigione o dal vaccino durerà almeno un anno.
Alla base della risposta dell’organismo al virus ci sono due fattori: le cellule T citotossiche e gli anticorpi neutralizzanti secreti dalle plasmacellule. Al lavoro partecipano anche le cellule T helper, che coordinano la reazione immunitaria complessiva dell’organismo e sono fondamentali per generare memoria …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | immunità, cellule, memoria,

Covid, perché la variante inglese è diventata dominante

Nel sistema immunitario la chiave per capire il successo della variante Alpha

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In pochi mesi, la variante inglese – catalogata qualche giorno fa “Alpha” dall’Oms – ha conquistato la scena diventando dominante sia negli Stati Uniti che in Europa. Ma cosa ha determinato questo rapido successo?

Un team di ricercatori inglesi se lo è domandato in una ricerca che ha indagato i meccanismi biologici alla base della diffusione del virus. Secondo i ricercatori, la variante Alpha ha la capacità di aggirare la prima linea di difesa del sistema immunitario, guadagnando tempo per diffondersi nell’organismo.

“Siamo rimasti molto colpiti da quanto emerso dallo studio – ha spiegato commentando la ricerca al ‘New York Times’, Maudry Laurent-Rolle, fisico e virologo della Yale School of Medicine – Per ‘funzionare’ i virus devono riuscire a superare la barriera del sistema immunitario. Se riescono a farlo diventano più forti e quindi più pericolosi”.

Covid, raro ma possibile infettarsi nonostante il vaccino

I casi di due donne che hanno comunque contratto una forma lieve della malattia

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I risultati di un nuovo studio della Rockfeller University di New York su Covid e vaccini possono sembrare preoccupanti, ma in realtà gli aspetti positivi superano di gran lunga quelli negativi.

Lo studio, apparso sul New England Journal of Medicine, descrive i casi di due donne vaccinate con Moderna e Pfizer che si sono comunque infettate con Sars-CoV-2.

Il campione oggetto di analisi era formato da 417 persone vaccinate all’interno della comunità dell’ateneo americano. Fra queste, 2 si sono infettate: nel primo caso, una donna sana di 51 anni che aveva ricevuto la seconda dose di vaccino il 19 febbraio scorso. 19 giorni dopo la donna ha accusato mal di gola, congestione e mal di testa, risultando positiva al virus.

Covid, le statine offrono protezione

Effetto positivo dei farmaci anti-diabete

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Mortalità ridotta e minori probabilità di essere sottoposti a ventilazione meccanica per i pazienti colpiti da Covid in cura con le statine. Lo dimostra uno studio apparso su Nature Communications e firmato da scienziati della Columbia University di New York.

L’analisi riguarda i dati di 2.626 pazienti ospedalizzati presso l’Irving Medical Center dal 1° febbraio al 12 maggio 2020. Gli autori hanno messo a confronto due gruppi di 648 pazienti simili per suscettibilità a fattori di rischio come altre malattie. L’unica differenza era l’assunzione di statine da parte dei pazienti del primo gruppo.

Dei 648 soggetti del primo gruppo, 96 persone alla fine sono morte nei primi 30 giorni di ricovero, il 14,8% del totale, mentre nel gruppo non trattato con statine la percentuale arrivava al 26,5% (172 pazienti).

Coronavirus, almeno 6 mesi di immunità

Immunità naturale e da vaccino simili, improbabile ammalarsi di nuovo

Almeno 6 mesi di immunità. È quanto garantisce la guarigione dopo aver contratto il virus Sars-CoV-2. Al calare progressivo degli anticorpi, l’organismo risponde infatti mettendo in campo le cellule B della memoria, che evolvendosi consentono al sistema immunitario di sviluppare un sistema di difesa più duraturo nei confronti del nuovo coronavirus.

È la conclusione di uno studio della Rockefeller University di New York coordinato da Michel C. Nussenzweig e pubblicato sulla rivista Nature.
Stando ai risultati, il nostro corpo “ricorda” Sars-CoV-2 meglio del previsto, continuando a produrre anticorpi anche tempo dopo la guarigione. Non solo, gli anticorpi prodotti mesi dopo sembrano più efficaci dei primi, proteggendoci anche nei confronti delle versioni mutate.

Sex & The City senza Samantha Jones: il revival sembra realtà 

Sex & the city sembra ritornare sugli schermi per la gioia di noi piccole grandi donne che con quella serie televisiva abbiamo imparato una dura verità: ovvero che il principe azzurro non esiste. 

Abbiamo anche imparato ad osare con l’abbigliamento e a sognare di essere indipendenti lavorativamente e sessualmente parlando. 

Eppure l’emblema di tutto questo, Samantha Jones (interpretata da Kim Cattral) sembra non fare parte del cast del revival

Samantha Jones vera musa ispiratrice della serie 

Per quanto  Carrie sia senz’altro la colonna portante della serie, Samantha è la nostra musa ispiratrice, e senza di lei la serie che tanto ci ha insegnato sui rapporti uomo/donna ed equilibrio lavoro/vita privata, non sarà più la stessa cosa. 

Dai suoi outfit supersexy e disinibiti, abbiamo appreso che si può sempre essere belle e sentirsi supersexy a prescindere dall’età; che chiunque può mantenersi in forma, basta avere se stesse come priorità e che l’amore non è solo figli, fiori e matrimonio, ma anche tanta passione e complicità, anche con un tot boy. 

10 delle migliori citazioni di Samantha Jones

Dall’amore, al lavoro, passando per l’amicizia e il sesso, Samantha Jones è un vero è proprio pozzo di saggezza. Ecco le 10 frasi di Samantha Jones che dovresti sempre tenere a mente. 

Se dovessi preoccuparmi di quello che ogni stronza a New York dice di me, non dovrei mai lasciare casa. 

Come di certo saprete, ho sempre amato il mio corpo per com’è 

Ti amo, ma amo me stessa di più 

Dì ad un uomo “ti odio” e avrai in cambio il miglior sesso della tua vita. Dì ad un uomo “ti amo” e probabilmente non lo vedrai mai più in vita tua. 

Si, sono dura. E sono anche esigente, testarda, autosufficiente e ho sempre ragione. 

I buoni ti fottono, i cattivi ti fottono….. e il resto non sa come fotterti 

Se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente lo è 

Tesoro, non puoi ascoltare ogni singola voce che ti passa per la testa. Uscirai pazza. 

Gli uomini tradiscono per lo stesso motivo per cui i cani si leccano le palle: perché ci riescono.

Ho 52 fottutissimi anni e starò una favola in questo vestito 

Fenofibrato, nuova arma contro il coronavirus

Il farmaco inibisce la riproduzione del virus nelle cellule dei polmoni

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Un gruppo di ricercatori israeliani della Hebrew University di Gerusalemme, in collaborazione con l’americano Mount Sinai Medical Center di New York, ha scoperto che un vecchio farmaco, notissimo e dai costi molto bassi, il fenofibrato, è in grado di inibire la capacità del Covid-19 di riprodursi nelle cellule dei polmoni.

La notizia della scoperta di questa potenzialità sta avendo enorme eco nella comunità scientifica e sui media americani. Il farmaco è da anni utilizzato anche in Italia per abbassare il livello dei grassi nel sangue.

È una scoperta molto interessante – commenta il prof. Cesare Sirtori, farmacologo clinico di fama mondiale e fondatore del centro per lo studio delle dislipidemie dell’Ospedale Niguarda di Milano -. Da anni utilizziamo il fenofibrato sui nostri pazienti per contrastare l’eccesso di trigliceridi nel fegato.

Cancro al colon, come inibire il gene “incurabile”

Si possono aggredire i tumori con mutazione G12C del gene KRAS

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Una nuova speranza nella lotta al cancro del colon-retto.

È stato pubblicato, sulla rivista scientifica Cancer Discovery uno studio condotto da un team internazionale di esperti guidato da Alberto Bardelli, direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare all’IRCCS Candiolo e docente del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e coordinato da Sandra Misale, dottorata dell’Università di Torino, e attualmente ricercatrice associata al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

Il team ha esaminato su modelli cellulari gli effetti di AMG510, un farmaco sperimentale contro il cancro che agisce da inibitore del gene KRAS G12C.

KRAS è uno dei geni mutati più comuni nei tumori umani, come il cancro ai polmoni, al colon-retto e al pancreas. Questo gene è stato considerato incurabile per decenni, fino al recente sviluppo di una nuova classe di inibitori covalenti.

Un’infezione parassitaria protegge dall’Alzheimer

Il parassita della leishmaniosi sembra svolgere un ruolo protettivo

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La malattia di Alzheimer colpisce prevalentemente individui anziani, ha
un’eziologia ancora sconosciuta ed è una condizione neurodegenerativa caratterizzata da una progressiva demenza da severa infiammazione, per la quale non esiste ancora alcuna cura.

Diversi studi hanno mostrato come i meccanismi infiammatori, probabilmente scatenati dalla presenza di placche di amiloide nel cervello, siano secondari all’attivazione di un sistema multiproteico intracellulare chiamato inflammasoma.

Un recente articolo pubblicato sul New York Times ha rivelato come in una tribù amazzonica studiata per anni non vi fosse alcun segno di Alzheimer negli anziani, nonostante la presenza del solo fattore di rischio generico noto: ApoE4; il giornalista ipotizzava come ciò potesse essere collegato alla presenza di infezioni parassitarie.

Emicrania, efficace e sicuro erenumab

La somministrazione mensile non mostra problemi

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Il farmaco erenumab, somministrato una volta al mese tramite autoiniettore, si è rivelato efficace e sicuro nel trattamento dell’emicrania cronica.

Lo rivela un nuovo studio apparso su Neurology a cura di Richard Lipton, ricercatore dell’Albert Einstein College of Medicine di New York e primo autore dello studio, che spiega: «Abbiamo voluto determinare l’effetto di erenumab sulla qualità della vita correlata alla salute (HRQoL), sull’impatto del mal di testa e sulla disabilità nei pazienti con emicrania cronica».

Gli scienziati hanno randomizzato 667 adulti affetti da emicrania cronica a ricevere placebo o erenumab in dosi da 70 o 140 mg al mese.