Un’infezione parassitaria protegge dall’Alzheimer

Il parassita della leishmaniosi sembra svolgere un ruolo protettivo

Morbo di Alzheimer_7019.jpg

La malattia di Alzheimer colpisce prevalentemente individui anziani, ha
un’eziologia ancora sconosciuta ed è una condizione neurodegenerativa caratterizzata da una progressiva demenza da severa infiammazione, per la quale non esiste ancora alcuna cura.

Diversi studi hanno mostrato come i meccanismi infiammatori, probabilmente scatenati dalla presenza di placche di amiloide nel cervello, siano secondari all’attivazione di un sistema multiproteico intracellulare chiamato inflammasoma.

Un recente articolo pubblicato sul New York Times ha rivelato come in una tribù amazzonica studiata per anni non vi fosse alcun segno di Alzheimer negli anziani, nonostante la presenza del solo fattore di rischio generico noto: ApoE4; il giornalista ipotizzava come ciò potesse essere collegato alla presenza di infezioni parassitarie.

Emicrania, efficace e sicuro erenumab

La somministrazione mensile non mostra problemi

Mal di testa_14134.jpg

Il farmaco erenumab, somministrato una volta al mese tramite autoiniettore, si è rivelato efficace e sicuro nel trattamento dell’emicrania cronica.

Lo rivela un nuovo studio apparso su Neurology a cura di Richard Lipton, ricercatore dell’Albert Einstein College of Medicine di New York e primo autore dello studio, che spiega: «Abbiamo voluto determinare l’effetto di erenumab sulla qualità della vita correlata alla salute (HRQoL), sull’impatto del mal di testa e sulla disabilità nei pazienti con emicrania cronica».

Gli scienziati hanno randomizzato 667 adulti affetti da emicrania cronica a ricevere placebo o erenumab in dosi da 70 o 140 mg al mese.

Fitness in quarantena, un decalogo

I consigli per prevenire e curare gli infortuni casalinghi

Fitness_14340.jpg

L’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus ha costretto milioni di persone alla quarantena forzata, modificando in maniera radicale le abitudini di allenamento tradizionale. Basti pensare che in queste settimane è esplosa la mania degli “home workout”, menzionati su Instagram in oltre 3 milioni di post.

Un metodo alternativo per rimanere in forma e ottenere benefici a livello fisico e mentale, come rivelato da una ricerca condotta dalla National Health Association e pubblicata su USA Today. Pratica amata e condivisa anche dalle stelle dello spettacolo, che creano delle sessioni interattive per i follower: da Jessica Alba a Kate Upton, da Britney Spears a Kaley Cuoco, fino ad arrivare a Robbie Williams e Justin Bieber. Ma gli allenamenti domestici, soprattutto per i neofiti, rappresentano una delle principali cause di infortuni, come spiegato da un’indagine del New York Times.

Il coronavirus, con gli occhi degli adolescenti

Alzi la mano chi non ha mai gioito, ai tempi delle superiori o delle medie, per un giorno inaspettato di sciopero. Essere a casa un venerdì, un mercoledì, magari persino un giovedì che è sempre in mezzo alla settimana, quella sì che era un’occasione speciale. Ecco, forse all’inizio di questa quarantena forzata gli adolescenti italiani si sono sentiti un po’ euforici per aver saltato la verifica dopo le vacanze di carnevale, per aver più tempo per fare i compiti, per stare con gli amici, per andare in centro o tornare a sciare in montagna. Insomma, il tipico sentimento che prende in un inaspettato giorno di sciopero. Ma poco a poco, il senso di legittima euforia ha lasciato spazio a un senso di sconforto e spaesamento, e gli adolescenti hanno iniziato a riflettere, a pensare, a guardare con occhio critico la situazione. Hanno capito che c’è qualcosa che non va e altrochè se non va. A volte gli adulti cercano soluzioni complesse a problemi complessi, ma dimenticano di guardare la questione “senza filtri” perché sono presi da mille cose, dall’etica, alle convenzioni sociali, agli obblighi e per finire con i valori personali di ognuno. Eppure, a volte, basterebbe chiedere a propri figli cosa ne pensano, per avere una bella visione, magari priva dell’esperienza che si costruisce con gli anni, ma sicuramente ricca di spunti per renderci conto di tutti gli sbagli che stiamo commettendo nella disperata ricerca di rimediare a uno. Con sconforto, rabbia e incredulità, ecco la riflessione di una adolescente ai tempi del COVID-19.

IL SILENZIO DEI BISOGNOSI

Ho sempre letto spesso e volentieri il New York Times fin da quando sono piccola. Mi ha sempre affascinato il pensiero americano e ultimamente sono rimasta abbastanza sconvolta dal fatto che la situazione coronavirus in Italia sia presa molto “alla leggera” dagli stati esteri. Gli unici articoli che ho trovato sul NYT riguardanti la situazione del nostro paese raccontano della chiusura degli stadi e del rischio che il campionato di calcio termini qui. Lo trovo assurdo e ridicolo. Penso che l’Italia faccia parte di un gruppo di stati che è stato di grande aiuto per l’evoluzione e il progresso della nostra società. Molti stati ci stanno “voltando le spalle” pensando solamente ai rischi che la loro economia corre invece di pensare che vi sono persone che stanno morendo e che questo virus continua a diffondersi senza che nessuno stia trovando soluzioni concrete.

Buona sanità o buon utilizzo della sanità?

Fin da piccola facevo avanti-indietro dagli ospedali dove lavorano i miei genitori essendo entrambi medici e in 15 anni non li ho mai visti così vuoti. Le persone hanno paura di uscire di casa e addirittura rinviano gli appuntamenti medici. Stanno un po’ impazzendo tutti  e questo è dovuto all’eccessiva diffusione di informazioni che spesso sono false o mal interpretate. Il fatto che questo sia l’unico argomento che si tratta in tv non rassicura le persone che continuano a diffondere le loro opinioni giuste o sbagliate che siano. Si crea così una situazione di caos e la gente ha paura a farsi aiutare. Pensano sia pericoloso mettere piede fuori casa e si genera una situazione estrema. In questo momento è giusto che si isoli il virus al fine di evitare che si trasformi in una pandemia usando degli accorgimenti igienico-sanitari corretti (ad esempio lavarsi le mani, evitare il contatto con persone infette…), ma il trasformare ciò in una specie di “guerra psicologica” ritengo sia sbagliato. Così come sbagliato è il sovraccaricare gli ospedali di ricoveri impropri che evidenziano gli errori fatti dalla politica. Un esempio di ciò è il taglio alla spesa sanitaria, il ridotto di medici ed infermieri senza un ricambio adeguato che al momento di questa follia determinata dal COVID-19 si è evidenziato. Un altro aspetto sanitario che traggo dai racconti dei miei genitori è l’uso improprio del pronto soccorso in quanto durante il resto dell’anno è sempre intasato mentre durante questo periodo è vuoto. Penso sia abbastanza strano che il nostro sistema sanitario sia soggetto a pressioni durante tutto l’anno per garantire un adeguato funzionamento di questi servizi e che durante periodi in cui vi è un reale bisogno esso non sia sfruttato. In America tutto è privatizzato. In Italia, invece, abbiamo il beneficio di poter usufruire liberamente di consigli/visite mediche che bisogna imparare a sfruttare per fini concreti.


Non “ghettizzateci”

Il nostro stato sta vivendo un periodo di crisi  che probabilmente proseguirà per molto tempo. All’estero ci vedono come persone da “ghettizzare” perché potremmo portare malattie. L’unica differenza che il nostro stato ha rispetto agli altri è il fatto che sono stati effettuati oltre 21 mila tamponi per prevenire o curare questo virus, invece nei paesi esteri ciò non è stato fatto e sembra che ne siamo affetti solo noi. Il fatto che abbiamo controlli superiori rispetto a quello di altri stati sta avendo un impatto negativo soprattutto sull’economia e sul turismo e questi settori ne risentiranno almeno fino ad oltre l’estate. Bisognerebbe che i capi di governo spieghino alle altre nazioni che noi non ci siamo mai tirati indietro quando si trattava di salvare altre vite. Mentre molti stati chiudevano le frontiere noi abbiamo sempre accolto tutti garantendo un supporto economico e delle cure mediche a chi ne necessitasse perciò ora non mi sembra corretto che tutti gli italiani vengano categorizzati come infetti e respinti in molte parti del mondo. Bisognerebbe aiutarsi reciprocamente e condividere tutte le informazioni che si hanno riguardo questo virus per poterlo combattere e porre fine a questa situazione anche se questo è molto difficile che accada perché probabilmente ci sarà sempre qualcuno che si terrà qualcosa per sé per garantirsi il primato di risoluzione di questo problema.

Molto più di un virus 

Un’altra cosa che mi ha lasciato abbastanza allibita è il fatto che noi italiani non abbiamo una reputazione fantastica all’estero dato che ci conoscono per il cibo e per la mafia. Ora non bisogna aggiungere anche il razzismo. Io sono in montagna, ma su Instagram vedo dei video assurdi. Una mia amica è stata insultata sulla metro perché ha gli occhi a mandorla nonostante lei è nata in Italia, vive qui da 17 anni e non è mai stata in Cina. Inoltre questo virus ha una percentuale di decesso del 2-3%  e tutti i casi di morti in Italia riguardano persone che già erano soggette a patologie perciò esso ha solamente peggiorato queste condizioni. La maleducazione e l’inciviltà che si sono manifestati in questi giorni sono solo in grado di generare razzismo e discriminazione nei confronti di persone che non c’entrano nulla.

L’ignoranza è più contagiosa del coronavirus e purtroppo è anche incurabile.

Il miglior trattamento di prima linea per l’ipertensione

Più efficaci i diuretici tiazidici

Ipertensione_2197.jpg

Gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) non sono altrettanto efficaci e sicuri dei diuretici tiazidici nel trattamento di prima linea dell’ipertensione.

Lo dice uno studio pubblicato su Lancet dalla Columbia University di New York e firmato da George Hripcsak, che spiega: «La scoperta della maggior efficacia e sicurezza globale dei diuretici tiazidici e tiazidici-like rispetto agli ACE-inibitori è un nuovo risultato che deve essere preso sul serio».

Le linee guida raccomandano l’uso di diversi farmaci di prima linea, fra cui i diuretici tiazidici e gli ACE-inibitori, ma anche i bloccanti del recettore dell’angiotensina, i calcio antagonisti diidropiridinici o non diidropiridinici in alcuni casi.

C’è tuttavia incertezza nello scegliere con quale farmaco iniziare nei pazienti con nuova diagnosi di ipertensione.

Cancro, l’intelligenza artificiale lo scopre in tempo reale

Più efficace della biopsia tradizionale nel rilevare i tumori cerebrali

Tumori cerebrali_3303.jpg

Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione nel campo della chirurgia oncologica. Uno studio apparso su Nature Medicine segnala l’estrema efficacia di un nuovo sistema di diagnosi del cancro cerebrale basato sulla combinazione fra l’imaging ottico avanzato con un algoritmo di intelligenza artificiale.

La tecnica, nota come Stimulated Raman Histology (Srh), riesce a produrre una diagnosi intraoperatoria, ovvero in tempo reale durante un intervento chirurgico per l’asportazione di tessuto cerebrale che si sospetta canceroso.

Basandosi su 415 pazienti, gli scienziati della New York University hanno estrapolato 2,5 milioni di immagini che sono servite per l’addestramento di una rete neurale convoluzionale (Cnn). I tessuti sono stati divisi in 13 categorie istologiche che rappresentano i tumori più comuni: glioma maligno, meningioma, linfoma e altri.

Demenza rallentata dai libri

Leggere e scrivere contrastano il declino cognitivo

Varie_13476.jpg

Chi non ha l’abitudine di leggere e scrivere mostra un rischio quasi triplo di ammalarsi di una qualche forma di demenza. Lo dice uno studio pubblicato su Neurology da un gruppo di lavoro della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons di New York coordinato da Jennifer Manly.

Allo studio hanno preso parte quasi 1000 soggetti con età media di 77 anni, fra cui 237 analfabeti. All’inizio dello studio, il 35% degli analfabeti aveva già la demenza contro il 18% di chi sapeva leggere e scrivere.

Quattro anni dopo le percentuali erano diventate rispettivamente il 48% e il 27%, mostrando così un rischio quasi triplo per gli analfabeti rispetto agli altri, a parità di età, sesso, status socioeconomico e salute cardiovascolare.

Troppo sale fa male anche al cervello

L’ipertensione non è l’unico problema legato al sodio

Varie_14308.jpg

Il consumo eccessivo di sale causa declino cognitivo. Lo rivela uno studio pubblicato su Nature da un team del Weill Cornell Medical College di New York guidato da Costantino Iadecola.

Un regime alimentare con percentuali elevate di sodio causa – almeno su modello murino – l’accumulo di proteina tau modificata, sostanza associata alla comparsa di condizioni come l’Alzheimer e altri tipi di demenza.

“Sono necessarie ulteriori ricerche per capire se i risultati possono essere validi anche nell’uomo”, avvertono comunque i ricercatori.

I test condotti sui topi indicano che quelli alimentati con una dieta ricca di sale (8-16 volte superiore a una normale) avevano maggiori difficoltà a riconoscere nuovi oggetti e a eseguire il test del labirinto.

L’Alzheimer può essere allontanato

L’anticoagulante dabigatran sembra essere efficace

La riduzione dei sintomi dell’Alzheimer passa per l’assunzione del farmaco anticoagulante dabigatran. Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology da un team del Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares di Madrid e della Rockefeller University di New York. La ricerca, effettuata testando per un anno il farmaco su un gruppo di topolini malati di Alzheimer, ha dimostrato che gli animali che assumevano dabigatran avevano meno segni di infiammazione cerebrale e un accumulo inferiore di beta-amiloide.

«Questa scoperta», ha detto Marta Cortés Canteli, coordinatrice dello studio, «segna un importante avanzamento verso la possibilità di traslare i nostri risultati alla pratica clinica per ottenere un trattamento efficace per l’Alzheimer».

Il bisfenolo aumenta il rischio di obesità nei bambini

Sotto accusa le diverse varianti della sostanza

Varie_11349.jpg

Bisfenolo S (Bps) e bisfenolo F (Bpf) aumenterebbero il rischio di obesità nei bambini. Le due sostanze sono utilizzate dalle aziende dopo che il bisfenolo A era stato bandito per i suoi effetti sul sistema endocrino.

Secondo i ricercatori della New York University, che hanno realizzato uno studio pubblicato sul Journal of the Endocrine Society su bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni, la presenza nelle urine di livelli elevati di Bps e Bpf era associata a maggiori probabilità di essere obesi.

“Questa ricerca – spiega Melanie Jacobson, ricercatrice principale dello studio – suggerisce che anche esposizioni chimiche comuni possono svolgere un ruolo nello sviluppo dell’obesità, in particolare tra i bambini”.

Uno studio italiano ha associato anche il bisfenolo A alla maggiore incidenza di obesità infantile.