Semaglutide per l’obesità

Aiuta a controllare il peso e riduce il senso di fame

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Semaglutide sembra efficace nei pazienti obesi. I dati clinici confermano la sua efficacia nel favorire la perdita di peso fino a 2 anni e ha ridotto il desiderio di alcuni cibi, oltre a dimostrarsi più efficace di liraglutide, già approvato per ridurre il peso corporeo. Sono i risultati di un’analisi dei trial clinici STEP 5 e STEP 8, presentata al congresso ObesityWeek 2021.
Secondo i ricercatori c’è tuttavia ancora molto da imparare su questa classe di farmaci, in quanto il follow-up è ancora relativamente breve per una malattia cronica e molti pazienti manifestano effetti collaterali gastrointestinali.

I risultati principali sono stati:
– In STEP 5, in combinazione con un intervento sullo stile di vita (dieta a ridotto contenuto calorico e consigli sull’attività fisica), l’iniezione settimanale di 2,4 mg di semaglutide ha comportato:
– il 15,2% di perdita di peso contro …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | diabete, semaglutide, peso,

Diabete di tipo 2, nuova possibile terapia

Trattamento basato sull’inibizione della GABA transaminasi epatica

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Una nuova ricerca pubblicata su Cell Reports suggerisce la possibile messa a punto di una terapia inedita per il diabete di tipo 2.

Lo studio è firmato da Benjamin Renquist, docente al College of Agriculture and Life Sciences dell’Università dell’Arizona, che ha lavorato in collaborazione con la Washington University di St. Louis, l’Università della Pennsylvania e la Northwestern University di Chicago.

Spiega Renquist: «L’obesità è una causa nota di diabete tipo 2 e sappiamo da tempo che negli obesi il grasso nel fegato aumenta. E man mano che la steatosi epatica avanza aumenta l’incidenza del diabete».

Rimane però oscuro il modo in cui la steatosi epatica riesca a innescare resistenza periferica all’insulina o causarne l’eccessiva secrezione pancreatica.

Il gene che protegge dall’obesità

Una variante di GPR75 dimezza il rischio

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Un nuovo studio condotto dall’azienda biotecnologica Regeneron ha svelato l’esistenza di una variante del gene GPR75 che ha un effetto protettivo nei confronti dell’obesità.

Lo studio, pubblicato su Science, ha individuato la variante attraverso un sequenziamento della parte del Dna che porta le istruzioni per “costruire” le proteine, chiamato esoma, effettuato in oltre 640.000 persone.

“L’obesità è spesso attribuita alla scarsa forza di volontà, alla pigrizia e alla gola, ma la scienza ha dimostrato che, al di là dell’importanza dell’ambiente in cui viviamo, dello stile di vita, della dieta sana e dell’esercizio fisico, i fattori genetici e biologici hanno un ruolo molto importante nel rischio di diventare obesi o, al contrario, nella predisposizione a restare magri”, dice Luca Lotta, genetista epidemiologo di Regeneron che ha guidato lo studio.

Covid, gli obesi rischiano di più

Più alta l’incidenza del ricorso alla terapia intensiva

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Il peso in eccesso porta con sé un rischio maggiore di complicanze nei pazienti colpiti da Covid-19. Lo rivela uno studio dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e di altri centri sanitari dell’Emilia-Romagna.

I pazienti coinvolti nello studio sono stati 600; una parte di loro erano stati operati con la chirurgia bariatrica negli ultimi 12 mesi, altri erano in attesa di intervento. In quest’ultimo sottogruppo i sintomi di Covid-19 sono stati più severi, con un ricorso più frequente alla terapia intensiva.

Lo studio, pubblicato su Obesity Surgery, conferma che l’obesità rappresenta un fattore di rischio anche per Covid-19, oltre che per tante malattie croniche, dal diabete al cancro.

I probiotici aiutano a dimagrire i bambini obesi

Efficaci in particolare i bifidobatteri

Per aiutare i bambini e gli adolescenti obesi a dimagrire potrebbe essere utile l’assunzione di probiotici, in particolare di bifidobatteri.

A dirlo è uno studio dell’Università del Piemonte Orientale coordinato da prof.ssa Flavia Prodam, docente di Scienze tecniche dietetiche applicate, che spiega:

“I bifidobatteri sono la tipologia di batteri più presenti nell’intestino del neonato, perché aiutano a digerire gli oligosaccaridi contenuti nel latte materno. Crescendo diminuiscono, ma non devono ridursi troppo perché durante la digestione rilasciano sostanze chimiche chiamate acidi grassi a catena corta, che svolgono un ruolo importante nella salute dell’intestino e nel controllo della fame”.

Nei bambini obesi i ricercatori hanno osservato una bassa concentrazione di questi microrganismi.

Covid-19, ecco perché l’eparina non funziona

Studio italiano chiarisce il ruolo dell’antitrombina e dell’obesità

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Un livello particolarmente basso di antitrombina riscontrato nei pazienti obesi affetti da coronavirus spiegherebbe il fallimento della terapia con eparina somministrata per scongiurare la trombosi venosa e l’embolia polmonare, prime cause di mortalità legata all’infezione da Covid-19.

Questo il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano (Pavia) guidati dal dottor Carmine Gazzaruso – Responsabile delle Unità Operative di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari – che ha visto coinvolti 49 pazienti ricoverati per Covid-19.

I ricercatori sono partiti da una prima evidenza: nonostante l’anticoagulazione, gestita principalmente con eparina, la mortalità per eventi tromboembolici rimaneva comunque alta.

Osteoartrosi, aggiornate le linee guida

Le raccomandazioni degli esperti

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Sono state aggiornate le raccomandazioni degli esperti sulla gestione dell’osteoartrosi della mano, dell’anca e del ginocchio. La nuova versione, pubblicata su Arthritis, Care & Research, rinnova quella precedente del 2012.

Il documento è stato firmato da Sharon L. Kolasinski e dai suoi colleghi della University of Pennsylvania School of Medicine di Philadelfia. Gli esperti hanno realizzato una revisione sistematica della letteratura per riassumere le prove a sostegno dei benefici e dei danni delle terapie rieducative, comportamentali, psicosociali, fisiche, mentali e farmacologiche disponibili.

Le raccomandazioni forti riguardano: 1) esercizio fisico; 2) perdita di peso in pazienti in sovrappeso o obesi con Oa del ginocchio e/o dell’anca; 3) programmi di autoefficacia e di autogestione; 4) Tai chi; 5) uso del bastone.

Prima della colazione un po’ di sport

Brucia più grassi e migliora la risposta all’insulina

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Dovreste fare uno sforzo la mattina e praticare un po’ di sport prima di fare colazione. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism da un team dell’Università di Birmingham e da quella di Bath.

Secondo gli esperti, fare esercizio fisico di mattina significa bruciare un maggior quantitativo di grassi e migliorare al contempo la risposta all’insulina.

Allo studio hanno partecipato 30 volontari obesi, seguiti per quasi due mesi, che avevano mangiato o meno prima di andare ad allenarsi in bicicletta.
I dati dimostrano che chi aveva affrontato l’esercizio fisico a stomaco vuoto ha bruciato il doppio dei grassi degli altri volontari che avevano già fatto colazione. Inoltre, i soggetti del primo gruppo mostravano un miglior controllo della glicemia. A livello di dimagrimento, i risultati sono stati gli stessi.

La frutta secca fa dimagrire

Tante calorie ma un effetto saziante notevole

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La frutta secca rappresenta un paradosso alimentare. Mandorle, noci, pistacchi sono alimenti ricchi di calorie, quindi in teoria da evitare il più possibile per chi cerca il peso forma. In realtà, aiuterebbero a dimagrire per via del loro potente effetto saziante.

Lo conferma una ricerca apparsa su BMJ Nutrition, Prevention & Health che ha coinvolto 3 gruppi di individui: 51.529 maschi di 40-75 anni; 121.700 donne di 35-55 anni; 116.686 donne di 24-44 anni.

Seguendo i volontari lungo un arco temporale di 20 anni, i ricercatori hanno scoperto che chi ha aggiunto almeno 14 grammi di frutta secca al giorno presentava un minor rischio di prendere 2 o più chili in 4 anni. In particolare consumare una manciata di noci al giorno si associa a un rischio di divenire obesi del 15% minore.

Il bisfenolo aumenta il rischio di obesità nei bambini

Sotto accusa le diverse varianti della sostanza

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Bisfenolo S (Bps) e bisfenolo F (Bpf) aumenterebbero il rischio di obesità nei bambini. Le due sostanze sono utilizzate dalle aziende dopo che il bisfenolo A era stato bandito per i suoi effetti sul sistema endocrino.

Secondo i ricercatori della New York University, che hanno realizzato uno studio pubblicato sul Journal of the Endocrine Society su bambini e ragazzi dai 6 ai 19 anni, la presenza nelle urine di livelli elevati di Bps e Bpf era associata a maggiori probabilità di essere obesi.

“Questa ricerca – spiega Melanie Jacobson, ricercatrice principale dello studio – suggerisce che anche esposizioni chimiche comuni possono svolgere un ruolo nello sviluppo dell’obesità, in particolare tra i bambini”.

Uno studio italiano ha associato anche il bisfenolo A alla maggiore incidenza di obesità infantile.