Nuovi farmaci per il cancro dallo studio del Dna

L’esame dei G-quadruplex fornisce indicazioni utili

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Osservare da vicino il comportamento dei G-quadruplex, strutture secondarie del Dna, per contribuire alla messa a punto di farmaci oncoterapici di nuova generazione. I risultati degli studi condotti in collaborazione dai ricercatori delle Università dell’Insubria, di Milano-Bicocca e di Padova, con il coinvolgimento dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifn), sono confluiti in due lavori pubblicati sulla rivista Nucleic Acids Research.
Quando pensiamo al Dna, la struttura che subito ci affiora alla mente è la doppia elica. Da anni, tuttavia, è noto come il Dna possa assumere localmente strutture non canoniche. Un aspetto particolarmente rilevante è che questi sistemi rappresentano degli interessanti punti di intervento terapeutico per trattare molte patologie, tra cui tumori, malattie neurodegenerative, infezioni, e così via. Per la loro …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Dna, cancro, g-quadruplex,

Il fumo riduce la fertilità maschile

Interferisce anche con la procreazione assistita

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I risultati di una ricerca sviluppata dall’equipe dei ricercatori dell’Università di Padova confermano quelli già disponibili secondo i quali l’esposizione al fumo di sigaretta altera la fertilità nel maschio oltre a produrre patologie quali il diabete e le malattie cardio-vascolari.
L’effetto tossico sulla fertilità potrebbe essere in parte correlato alla presenza di cadmio nelle sigarette, oltre che di altri metalli pesanti (piombo, rame, arsenico, mercurio).
Lo studio sperimentale sviluppato dal gruppo di ricerca coordinato dal prof. Carlo Foresta e dal dott. Luca De Toni si è concentrato essenzialmente sugli effetti negativi del cadmio sulla fertilità dell’uomo. Elevati livelli di questo metallo pesante si ritrovano nei fumatori cronici, oltre che negli ambienti lavorativi, quali impianti di lavorazione o giacimenti minerari, e in coloro che risiedono in aree particolarmente …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, fumo, fertilità,

Covid grave, coinvolto l’interferone

Possibili nuove strategie farmacologiche

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La risposta immunitaria innata stimolata dall’interferone (IFN) di tipo I, rilasciato a sua volta dalle cellule dendritiche plasmacitoidi (pDC) nella fase iniziale dell’infezione da SARS-CoV-2, svolge un ruolo chiave nel prevenire la progressione della malattia da COVID-19.
Un team di ricercatori (Università San Raffaele di Milano, Policlinico di Tor Vergata, Università di Padova, Metabolic Fitness Association) coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha messo sotto la lente di ingrandimento, in uno studio pubblicato su Plos Pathogens, proprio i meccanismi delle risposte immunitarie innate nella patogenesi della COVID-19.
“Abbiamo studiato l’interazione precoce tra SARS-CoV-2 e le cellule del sistema immunitario in un modello sperimentale in vitro basato sulle cellule del sangue periferico umano – spiega Eliana Coccia dell’ISS, a capo dell’indagine – e abbiamo visto che …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, interferone, polmonite,

Il cervello a riposo? Ottimizza le prestazioni future

Il ruolo dei modelli generativi nella funzionalità cerebrale

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Quando siamo a riposo, ossia nel sonno o in assenza di compiti particolari, il nostro cervello produce attività spontanea che somiglia a quella registrata durante il comportamento attivo, ma il cui ruolo rimane ancora dibattuto.

Una possibile descrizione di questa attività arriva da uno studio teorico pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive Sciences a firma di Giovanni Pezzulo dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) di Roma, di Marco Zorzi del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova e Irccs Ospedale San Camillo Venezia, e di Maurizio Corbetta del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, Padova Neuroscience Center (PNC) e Veneto Institute of Molecular Medicine (VIMM).

Coronavirus, 9 mesi di immunità dopo l’infezione

Uno studio del microbiologo Crisanti segnala un periodo di immunità lungo

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Nove o dieci mesi di immunità assicurata dopo l’infezione da nuovo coronavirus. È quanto sostiene l’ultimo studio firmato dal microbiologo Andrea Crisanti dell’Università di Padova e in fase di pubblicazione su Nature.

Lo studio si è basato sull’analisi di un gruppo di soggetti infettati durante la prima ondata a Vo’ Euganeo, in Veneto, divenuto tristemente noto come paese della prima vittima italiana di Sars-CoV-2. L’indagine, che ha coinvolto 125 residenti colpiti durante la prima ondata (88 positivi al tampone di febbraio 2020, gli altri al sierologico effettuato a maggio), ha concluso che il rischio di reinfezione è praticamente azzerato nel breve-medio termine.

Covid-19 malattia di genere?

Studio sui diversi effetti su uomini e donne

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I numeri della pandemia parlano chiaro: con un’incidenza di ricoveri di uomini superiore di 1,5 volte rispetto alle donne, che arriva a 3-4 volte nel caso di ricoveri nelle Terapie Intensive e un tasso di mortalità quasi doppio, Covid-19 potrebbe candidarsi a entrare nel novero delle malattie di genere.

A quasi un anno dallo scoppio della pandemia, cominciano a delinearsi più chiaramente i motivi di questo squilibrio di genere.

Covid, anche l’ictus fra i possibili rischi

L’infezione può causare diversi problemi neuropsicologici

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Anche il cervello può essere oggetto di complicanze in caso di Covid-19. Lo rivela uno studio firmato dal prof. Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, in collaborazione con le psicologhe Lorella Algeri e Simonetta Spada e la fisiatra Stella Villella dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La ricerca, pubblicata su Neurological Science, segnala la maggiore probabilità di ictus, difficoltà linguistiche, agitazione, agrafia (incapacità di scrivere) e afasia (incapacità di parlare) nei pazienti colpiti da Covid-19.

“La ricerca ha indagato per la prima volta un paziente in cui Covid-19 si è manifestata oltre che con lievi evidenze respiratorie anche con sintomi mentali generalizzati, in seguito regrediti, e con segni neuropsicologici altamente specifici”, spiegano i ricercatori.

Un regalo tardivo del coronavirus, la stanchezza cronica

La miastenia gravis può protrarsi per mesi

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Uno studio italiano pubblicato su Annals of Internal Medicine segnala la possibilità che insorga, nei pazienti reduci dall’infezione da nuovo coronavirus, la miastenia gravis, una rara ma pesante complicanza neurologica.

Lo studio, firmato da Diego Centonze dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, Domenico Restivo dell’Ospedale Garibaldi di Catania, Rosario Marchese-Ragona dell’Università di Padova e Alessandro Alesina dell’Università di Catania, illustra i primi 3 casi in letteratura della condizione che causa debolezza muscolare e affaticamento.

Dopo l’infezione, i 3 hanno cominciato ad avvertire sintomi di debolezza muscolare e disturbi nel movimento degli occhi.

Sindrome da accento straniero, primo caso in Italia

Uomo si risveglia dopo l’ictus parlando con accento slavo

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Sembrerebbe un ictus come tanti, in Italia se ne contano circa 200.000 l’anno, quello occorso al 50enne italiano circa tre anni fa e studiato da un team dell’Università di Padova.

I ricercatori, guidati da Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia Generale, hanno pubblicato su Cortex i dettagli della vicenda di un uomo che colpito da un ictus ha iniziato a parlare con un marcato accento slavo.

Il paziente si risveglia dopo la lesione cerebrale, supera brillantemente la degenza clinica, non ha deficit cognitivi permanenti, ma parla con un accento straniero! È la Sindrome da accento straniero.

Nuova terapia cellulare per le ustioni

Utile anche in caso di gravi difetti cutanei

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È stata approvata dall’Aifa una nuova ricerca di fase II per denovoSkin, una nuova risorsa per la chirurgia ricostruttiva e plastica (ad esempio per il trattamento di gravi ustioni) che consente di creare in laboratorio, da una piccola biopsia cutanea del paziente, ampi innesti a doppio strato dermo-epidermale da re-impiantare senza rischi di rigetto e con un risultato clinico con cicatrice minime.

CUTISS AG, l’azienda che ha sviluppato il trattamento, inizierà a breve lo studio di fase II in stretta collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Il Prof. Maurizio Stella, Direttore S.C. Grandi Ustioni e della Banca della Cute di Torino, dirigerà la sperimentazione. Inoltre, la società ha grande interesse ad avviare al più presto lo studio clinico anche presso l’Azienda Ospedaliera di Padova.