Covid-19 malattia di genere?

Studio sui diversi effetti su uomini e donne

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I numeri della pandemia parlano chiaro: con un’incidenza di ricoveri di uomini superiore di 1,5 volte rispetto alle donne, che arriva a 3-4 volte nel caso di ricoveri nelle Terapie Intensive e un tasso di mortalità quasi doppio, Covid-19 potrebbe candidarsi a entrare nel novero delle malattie di genere.

A quasi un anno dallo scoppio della pandemia, cominciano a delinearsi più chiaramente i motivi di questo squilibrio di genere.

Covid, anche l’ictus fra i possibili rischi

L’infezione può causare diversi problemi neuropsicologici

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Anche il cervello può essere oggetto di complicanze in caso di Covid-19. Lo rivela uno studio firmato dal prof. Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, in collaborazione con le psicologhe Lorella Algeri e Simonetta Spada e la fisiatra Stella Villella dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La ricerca, pubblicata su Neurological Science, segnala la maggiore probabilità di ictus, difficoltà linguistiche, agitazione, agrafia (incapacità di scrivere) e afasia (incapacità di parlare) nei pazienti colpiti da Covid-19.

“La ricerca ha indagato per la prima volta un paziente in cui Covid-19 si è manifestata oltre che con lievi evidenze respiratorie anche con sintomi mentali generalizzati, in seguito regrediti, e con segni neuropsicologici altamente specifici”, spiegano i ricercatori.

Un regalo tardivo del coronavirus, la stanchezza cronica

La miastenia gravis può protrarsi per mesi

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Uno studio italiano pubblicato su Annals of Internal Medicine segnala la possibilità che insorga, nei pazienti reduci dall’infezione da nuovo coronavirus, la miastenia gravis, una rara ma pesante complicanza neurologica.

Lo studio, firmato da Diego Centonze dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, Domenico Restivo dell’Ospedale Garibaldi di Catania, Rosario Marchese-Ragona dell’Università di Padova e Alessandro Alesina dell’Università di Catania, illustra i primi 3 casi in letteratura della condizione che causa debolezza muscolare e affaticamento.

Dopo l’infezione, i 3 hanno cominciato ad avvertire sintomi di debolezza muscolare e disturbi nel movimento degli occhi.

Sindrome da accento straniero, primo caso in Italia

Uomo si risveglia dopo l’ictus parlando con accento slavo

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Sembrerebbe un ictus come tanti, in Italia se ne contano circa 200.000 l’anno, quello occorso al 50enne italiano circa tre anni fa e studiato da un team dell’Università di Padova.

I ricercatori, guidati da Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia Generale, hanno pubblicato su Cortex i dettagli della vicenda di un uomo che colpito da un ictus ha iniziato a parlare con un marcato accento slavo.

Il paziente si risveglia dopo la lesione cerebrale, supera brillantemente la degenza clinica, non ha deficit cognitivi permanenti, ma parla con un accento straniero! È la Sindrome da accento straniero.

Nuova terapia cellulare per le ustioni

Utile anche in caso di gravi difetti cutanei

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È stata approvata dall’Aifa una nuova ricerca di fase II per denovoSkin, una nuova risorsa per la chirurgia ricostruttiva e plastica (ad esempio per il trattamento di gravi ustioni) che consente di creare in laboratorio, da una piccola biopsia cutanea del paziente, ampi innesti a doppio strato dermo-epidermale da re-impiantare senza rischi di rigetto e con un risultato clinico con cicatrice minime.

CUTISS AG, l’azienda che ha sviluppato il trattamento, inizierà a breve lo studio di fase II in stretta collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Il Prof. Maurizio Stella, Direttore S.C. Grandi Ustioni e della Banca della Cute di Torino, dirigerà la sperimentazione. Inoltre, la società ha grande interesse ad avviare al più presto lo studio clinico anche presso l’Azienda Ospedaliera di Padova.

Coronavirus, possibile protezione da parte dei cortisonici

Allergici e asmatici colpiti in misura inferiore dall’infezione

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Chi soffre di allergia o di asma sembrerebbe avere un rischio minore di contrarre l’infezione da Covid-19. È quanto emerge da uno studio preliminare condotto dalla Società italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) insieme all’Università di Verona, all’Università di Padova e all’Ospedale Poliambulanza di Brescia.

Pubblicheremo i dati proprio a giorni – anticipa all’agenzia Dire Gianenrico Senna, presidente della SIAAIC e direttore dell’unità operativa di Allergologia dell’azienda ospedaliero-universitaria di Verona – si tratta ancora di risultati preliminari, ma per ora quello che ci suggeriscono è che allergici e asmatici molto raramente sono colpiti da Sars-Cov-2. Nelle nostre corsie, per esempio, la frequenza di asmatici con infezione da coronavirus è compresa in una percentuale che va dal 2% al 3%, mentre nella popolazione generale è del 6%.

Covid-19, allo studio due farmaci per la prostata

Forse efficaci nel controllo dell’infezione

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Tra i farmaci che potrebbero aiutare i medici a contenere il nuovo coronavirus e Covid-19, la malattia che ne consegue, ci sono anche due molecole utilizzate per la cura della prostata. Saverio Cinieri – presidente di Aiom – illustra all’Adnkronos un progetto Aiom dal quale si aspettano informazioni importanti nei prossimi mesi.

Si preannunciano infatti dati inediti “sul rapporto fra tumori e Covid-19, ma anche fra terapie anticancro e malattia da Sars-CoV-2”.

Fra i composti più interessanti in tal senso ce ne sono due citati dal farmacologo Andrea Alimonti, docente presso l’Università di Padova: uno è camostat, inibitore della proteasi in fase di sperimentazione per il trattamento del tumore della prostata, mentre l’altro è la bromexina, già in commercio e utilizzata sia come antitosse che come trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.

Secondo morto italiano del Covid-19

E’ una donna mai stata in Cina

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Alla fine l’incubo ha preso forma. Dopo il primo deceduto italiano, Adriano Trevisan, 78 anni, ora è una donna del lodigiano. Trevisan era ricoverato insieme all’amico di Vò Euganeo nell’ospedale di Schiavonia, in provincia di Padova.

Ora in Veneto i casi sono 3. In totale siamo a 35 nuovi casi accertati

Durissimo attacco di Roberto Burioni “ai virologi della domenica”. Ora in un video avvisa i politici: “Non bisogna prendere questa cosa alla carlona, alcune declamazioni tranquillizzanti di certi politici erano sbagliate”.

L’unico modo per bloccare questo virus è mettere in quarantena gli infetti e i cinesi in arrivo dal Paese focolaio.

Speriamo ora che venga ascoltato e finalmente si prendano le apposite misure prima che l’Italia diventi un lazzaretto.

Ecco come percepiamo gli odori

Nuova luce sulla codifica degli odori a livello cerebrale

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Passo in avanti verso la comprensione dei processi responsabili della codifica degli odori a livello cerebrale.

Il gruppo di Claudia Lodovichi, primo ricercatore dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) di Padova ha coordinato uno studio pubblicato su Cell Reports che dimostra il meccanismo molecolare di formazione delle mappe topografiche cerebrali, dove i neuroni responsabili della percezione di un dato odore sono raggruppati in specifiche aree del bulbo olfattivo, la zona del cervello che elabora gli stimoli captati nel tessuto delle cavità nasali (epitelio olfattivo) attraverso i recettori olfattivi, proteine prodotte dagli stessi neuroni olfattivi che legano uno specifico odorante ‘intrappolato’ nel muco nasale.