Cibi che aiutano l’abbronzatura: ecco cosa portare in tavola

Tra i cibi che aiutano l’abbronzatura ci sono sono alimenti che probabilmente non sapevi potessero avere questa funzione. Abbronzarsi naturalmente, non è solo una questione di esposizione ai raggi solari. Come in tutti gli aspetti del nostro benessere quotidiano, anche in questo caso l’alimentazione ha un suo peso specifico. Vediamo quali sono i cibi che aiutano l’abbronzatura

Cibi che aiutano l’abbronzatura

Frutta

Frutta come anguria, fragole, ciliegie, frutti rossi, arance, uva, kiwi, pesche sono fondamentali per un’abbronzatura naturale in quanto oltre ad essere ricchissimi di vitaminici C, sono anche ricchi di antiossidanti che supportano il sistema immunitario e rendono la tua pelle radiosa. Contengono inoltre vitamina A che supportano l’elasticità della pelle e ti aiuta a mantenere la pelle idratata.

Verdura

Tra le verdure troviamo senz’altro le carote, gli spinaci, le patate dolci, i pomodori, broccoli, cavolo riccio, peperoni rossi. Quando associ abbronzatura e alimentazione, il cervello ti fa visualizzare senza troppe esitazioni le carote. Ricche di carotenoidi, sono di fatto, l’alimento più efficace per raggiungere il tuo obiettivo di ottenere un’abbronzatura naturale e sana. Sono ricchissime di vitamina A, che tra le altre cose aiuta anche la vista e protegge la palle dai danni dei raggi del sole.

Pesce

Probabilmente questo è l’alimento che meno assoceresti all’abbronzatura, ma abbiamo capito che alla base di un’abbronzatura sana e naturale c’è una pelle curata anche dall’interno grazie all’alimentazione. Il pesce, in particolare quello azzurro è ricco di grassi Omega-3 che supportano l’elasticità della pelle.

Olio d’oliva e noci

Anche in questo caso il discorso ruota intorno alla salute della pelle. Ricchissimi di vitamina E, che ha un’importante azione antiossidante,  ti aiutano a mantenere la pelle elastica.

Insomma, mangiare in una certa maniera e scegliendo gli alimenti giusti può senz’altro aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo di un’abbronzatura dorata che mette in risalto la tua pelle splendida e i sacrifici fatti con l’allenamento. Ti ricordiamo inoltre di non esagerare con l’esposizione al sole e di utilizzare sempre una crema con fattore di protezione alto.

Filler e tintarella, la medicina estetica non va in vacanza

I consigli del Dr. Michele Bianchini per continuare i trattamenti d’estate

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Pelle compatta e tonica 365 giorni l’anno. Anche quello estivo è un buon periodo per intervenire sui segni del tempo che compaiono con l’avanzare dell’età, come rughe superficiali e profonde, o altre correzioni come la ridefinizione del contorno del viso per contrastare il rilassamento cutaneo.

Come agire? I filler possono essere una soluzione per chi vuole migliorare il proprio aspetto rispettando la naturalezza ed i lineamenti del volto. Questo trattamento occupa il gradino più alto delle richieste di ‘ritocchino’ effettuato dal 61% delle donne nella fascia d’età dai 26 ai 50 anni, seguito dal botox, apprezzato dal 57% nella fascia d’età femminile dai 40 ai 60, e rivitalizzazione cutanea, scelta dal 45% delle donne nella fascia d’età dai 23 ai 45 anni.

Guselkumab migliora i sintomi dell’artrite psoriasica

I nuovi dati sulla molecola che inibisce l’interleuchina 23

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Guselkumab migliora diversi outcomes clinici, in pazienti adulti con artrite psoriasica attiva. Sono i nuovi dati a 52 settimane degli studi clinici di fase 3, DISCOVER-1 e DISCOVER-2, presentati da Janssen, azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, allo European League Against Rheumatism E-Congress 2020 (eEULAR 2020), e riguardano il miglioramento dei sintomi articolari e cutanei, dell’infiammazione dei tessuti molli, della funzionalità fisica e la riduzione della progressione radiografica del danno articolare.

Guselkumab non è attualmente autorizzato per il trattamento di pazienti adulti con artrite psoriasica attiva ed è in fase di valutazione da ottobre 2019, per questa indicazione, da parte dell’European Medicines Agency (EMA), proprio sulla base dei dati degli studi del programma DISCOVER.

Creata pelle umana grazie alle staminali

Possibile alternativa per la sperimentazione di farmaci e cosmetici

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Un team di ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston ha illustrato su Nature i risultati di uno studio che è arrivato alla creazione di strati di pelle umana grazie all’utilizzo di cellule staminali pluripotenti umane.

Le cellule, coltivate per 4-5 mesi, sono state in grado di formare “tessuto cutaneo a più strati con follicoli piliferi, ghiandole sebacee e circuiti neuronali”.

Gli scienziati coordinati da Karl Koehler hanno sottoposto le cellule a un periodo di incubazione di 4-5 mesi; gli organoidi che ne sono scaturiti mostravano strati distinti di epidermide e derma, oltre a follicoli piliferi con ghiandole sebacee e circuiti nervosi.

Nuova terapia cellulare per le ustioni

Utile anche in caso di gravi difetti cutanei

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È stata approvata dall’Aifa una nuova ricerca di fase II per denovoSkin, una nuova risorsa per la chirurgia ricostruttiva e plastica (ad esempio per il trattamento di gravi ustioni) che consente di creare in laboratorio, da una piccola biopsia cutanea del paziente, ampi innesti a doppio strato dermo-epidermale da re-impiantare senza rischi di rigetto e con un risultato clinico con cicatrice minime.

CUTISS AG, l’azienda che ha sviluppato il trattamento, inizierà a breve lo studio di fase II in stretta collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Il Prof. Maurizio Stella, Direttore S.C. Grandi Ustioni e della Banca della Cute di Torino, dirigerà la sperimentazione. Inoltre, la società ha grande interesse ad avviare al più presto lo studio clinico anche presso l’Azienda Ospedaliera di Padova.

Covid-19, le cellule del naso come fonte di contagio

I tessuti nasali giocherebbero un ruolo fondamentale nei meccanismi di infezione

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Uno studio apparso su Nature Medicine e firmato da Waradon Sungnak del Wellcome Sanger Institute di Cambridge svela l’importanza dei tessuti del naso nei meccanismi di comparsa e diffusione dell’infezione da Sars-Cov-2.

Le cellule nasali sarebbero il punto di origine dell’infezione e una possibile fonte di contagio nell’organismo e fra le persone. Già in precedenza alcuni studi avevano dimostrato che nei tamponi nasali eseguiti sia su pazienti sintomatici che asintomatici la carica virale fosse molto più alta di quella rilevata nella gola. La prova evidente che la porta d’accesso privilegiata dal virus sia il naso.

Coronavirus, obesità e psoriasi: il legame

Una dieta chetogenica potrebbe ridurre il rischio di infezione

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Quelle antiestetiche macchie sulla pelle a gomiti e ginocchia, talvolta anche estese a tutto il corpo o al cuoio capelluto, spesso associate ad artrite peggiorano con l’obesità.

Lo sanno bene i dermatologi della Federico I.

La psoriasi è una delle dermatosi infiammatorie croniche con elevato impatto sulla qualità di vita dei pazienti affetti e molteplici studi hanno messo in evidenza una stretta correlazione tra psoriasi, insulino-resistenza e obesità, così spiega la prof.ssa Gabriella Fabbrocini, direttore di Dermatologia e Venereologia presso l’Università degli Studi ‘Federico II’ di Napoli – Siamo stati i primi a pubblicare su questa relazione già un po’ di anni fa e da alcuni mesi, in collaborazione con la dott.ssa Sara Cacciapuoti, dottoranda della clinica, e il dott.

Melanoma, nuova associazione per curarlo

Encorafenib e binimetinib riducono i rischi di progressione della malattia

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di encorafenib in associazione con binimetinib nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico con mutazione del gene BRAFV600.

Nel nostro Paese circa 1.000 persone ogni anno potranno beneficiare di questa nuova terapia mirata, che ha proprietà farmacologiche innovative e peculiari. È infatti in grado di migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, con un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.

L’incidenza del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase metastatica, è raddoppiata nell’ultimo decennio – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore del Dipartimento di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘Pascale’ di Napoli.