Rene: il caffè ha un ruolo protettivo

A dirlo l’Istituto per
l’Informazione Scientifica sul Caffè (ISIC), un’organizzazione internazionale
senza scopo di lucro dedicata allo studio, raccolta e divulgazione di studi e
ricerche scientifiche in tema di “caffè e salute, che ha diffuso i
risultati di un’ampia revisione di pubblicazioni scientifiche su “Dieta e
Funzione renale” (“Diet and Kidney Function: a literature review) fornendo nuove
evidenze sul consumo di caffè in relazione alla malattia renale cronica.

Sono stati presentati oggi i dati che confermano il ruolo positivo del caffè sulla funzione renale. I risultati
derivano da un’analisi di tre studi che ne hanno esaminato il consumo in relazione alla malattia renale
cronica.
Gli studi fanno parte dell’ampia review “Diet and Kidney Function: a
literature review
”[1],
di recente pubblicata sulla rivista Current
Hypertension Report,
che ha messo in evidenza il ruolo delle principali
categorie alimentari in relazione alla patologia.

In particolare, per quanto riguarda il ruolo
del caffè
, sono stati analizzati il Tehran
Lipid and Glucose Study
,studio
iraniano di 1780 persone, seguite per 6 anni, lo studio statunitense ARIC e lo studio
coreano sul genoma e l’epidemiologia in Corea del Sud.
Nel primosono stati confrontati i bevitori
moderati di caffè con i non bevitori; negli altri due la comparazione è avvenuta
tra coloro che bevevano almeno 3 o 2 tazze con i non bevitori. Nello studio
iraniano è stata riscontrata un’associazione non significativa tra caffè e
malattia renale cronica, mentre negli studi statunitensi e coreani sono state
osservate associazioni inverse
significative nei gruppi con una maggiore assunzione di caffè
.

I risultati, pertanto, indicano un effetto potenzialmente protettivo della
bevanda, in linea con studi precedenti sulla funzionalità renale.

La Diet and Kidney Function ha incluso 21 articoli di studi di
coorte con follow-up dai 3 ai 24 anni. Le categorie alimentari su cui si sono
concentrati erano carne, pesce, latticini, verdure, frutta, caffè, tè, bevande
analcoliche, oltre che modelli alimentari. Le evidenze hanno mostrato che uno
stile alimentare sano può ridurre il rischio di malattie renali croniche.

La malattia renale cronica rappresenta
un onere sanitario in aumento in tutto il mondo, con una prevalenza globale di
circa 11% nella popolazione adulta generale. Se non trattata, progredisce
lentamente fino allo stadio terminale, che richiede la dialisi o il trapianto
di rene. Fattori come lo stile di vita, il fumo, l’uso di alcol e l’inattività
fisica, possono peggiorare la patologia. Oltre a tutto ciò, esiste un crescente
interesse scientifico per il ruolo potenziale della dieta.

Bibliografia

Gaeini Z, Bahadoran Z, Mirmiran P, Azizi F. Tea, coffee, caffeine intake and the risk of cardio-metabolic outcomes: findings from a population with low coffee and high tea consumption. Nutr Metab.2019;16:1–10

Hu EA, Selvin E, Grams ME, Steffen LM, Coresh J, Rebholz CM. Coffee consumption and incident kidney disease: results from the Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) study. Am J Kidney Dis. 2018;72:214–22.

Jhee JH, Nam KH, An SY, et al. Effects of coffee intake on incident chronic kidney disease: a community-based prospective cohort study. Am J Med. 2018;131:1482–1490.e3

Jhee JH, Nam KH, An SY, et al. Effects of coffee intake on incident chronic kidney disease: a community-based prospective cohort study. Am J Med. 2018;131:1482–1490.e3

Photo credit: acekreations


[1] https://www.coffeeandhealth.org/2020/02/a-c-van-westing-et-al-2020-diet-and-kidney-function-a-literature-review-current-hypertension-reports-volume-22/

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Alimentazione durante il Coronavirus: come fare la spesa

Tenere sotto controllo l’alimentazione durante il coronavirus, in questi giorni di quarantena è difficile. Partendo dal presupposto che limitare le uscite è fondamentale, fare la spesa è una necessità, e dunque cerchiamo di farla in maniera tale che possa durare almeno dai 5 ai 7 giorni prima di dover andare di nuovo al supermercato.

Fare una lista è fondamentale, ma anche organizzare la settimana per non comprare grandi quantità di cibo deteriorabili ed evitare soprattutto di mangiare troppo, perché tanto cibo in casa equivale a voler mangiare di più.

Alimentazione durante il Coronavirus: come fare la spesa

Le linee guida (considerando circa 1500/2000 kcal) ci dicono che è importante variare l’alimentazione nella settimana quindi consideriamo gli alimenti così ripartiti:

  • 3 volte a settimana i legumi,
  • 2/3 volte il pesce,
  • 2/3 volte la carne (2 bianca, 1 rossa),
  • 3 volte latte e derivati
  • 3/4 volte le uova.
  • Verdure/frutta e cereali/pane ad ogni pasto principale.

Queste sono indicazioni generali per poter impostare una lista di facile utilizzo ma alcuni alimenti possono esser mangiati anche ogni giorno, molto dipende dalle vostre abitudini alimentari e dal grado di attività giornaliera (quindi il dispendio energetico totale).

Frutta e verdura

Iniziamo quindi dagli alimenti base come frutta e verdura, scegliamo di comprare una quantità maggiore di banane, arance, mele e kiwi ad esempio che si conservano più a lungo.
Le verdure a lunga conservazione sono ad esempio carote, finocchi, zucchine, cavolfiori, mentre quelle più facilmente deteriorabili sono le verdure a foglia verde che possiamo consumare all’inizio della settimana (lattuga, rucola, spinacino ecc).

Pesce e carne

Il pesce fresco dovrà essere consumato nell’immediato perciò utilizziamo anche i surgelati, o gli inscatolati. Si conservano a lungo e permettono una varietà alimentare durante la settimana. La carne va consumata subito (1/2 giorni) dopo esser stata acquistata quindi non esageriamo e scegliamo carne bianca, mentre la carne rossa la limitiamo ad una volta a settimana.

Cereali, pasta e prodotti da forno.

Cereali (riso, orzo, farro) e pasta sono a lunga conservazione mentre il pane si deteriora in poco tempo, un’alternativa potrebbe essere quella di congelarlo a fette così da avere delle porzioni già pronte.

Uova

Importanti poi sono le uova, in genere a media/lunga conservazione, così come l’albume pastorizzato per preparazioni da colazione, sono ottime fonti proteiche e consumabili anche tutti i giorni (in associazione ad una dieta varia).

Latte e derivati

Compriamo il latte fresco più ricco di nutrienti e consumiamolo nella prima parte della settimana a colazione, mentre lo yogurt che si può conservare un po’ più a lungo possiamo consumarlo alla fine o per gli spuntini in associazione alla frutta e frutta secca (noci, mandorle, nocciole). Anche la ricotta va consumata prima rispetto ai formaggi più stagionati come il parmigiano o i formaggi cremosi.

Dolci

Si perché lo so che l’occhio cade sempre lì su quello scaffale del supermercato pieno di biscotti e dolciumi. Allora compriamo il necessario per fare un dolce fatto in casa a base di frutta così limitiamo il contenuto di zucchero aggiunto, che può essere un’alternativa per la colazione un paio di volte a settimana. Oppure del cioccolato fondente o burri di frutta secca da mangiare a colazione in associazione a yogurt e pane.

Insomma stiliamo una lista delle cose da mangiare durante la settimana e quindi evitiamo di comprare cose inutili, inoltre variamo la nostra alimentazione, un’alimentazione sana e varia, ricca di frutta e verdura copre il nostro fabbisogno vitaminico!

Inoltre cerchiamo di non stare sul divano tutto il giorno ma muoviamoci anche in casa, facciamo attività fisica e lavori domestici che non abbiamo mai il tempo di fare.

L’olio di pesce aumenta la fertilità maschile

Il consumo di integratori dimostra di migliorare la qualità del seme

La fertilità maschile potrebbe beneficiare dell’assunzione di integratori a base di olio di pesce. Gli integratori migliorerebbero la qualità del seme e i livelli degli ormoni legati alla fertilità.

A dirlo è uno studio pubblicato su Jama Network Open e condotto su un campione di 1.679 giovani uomini danesi con età media di 19 anni.

I dati sono stati ricavati dagli esami obbligatori per l’idoneità al servizio militare. 98 (5,8%) ragazzi hanno affermato di aver utilizzato integratori a base di olio di pesce negli ultimi 3 mesi, e 53 di questi (il 54,1%) di averlo fatto per 60 giorni o più.

Gli scienziati hanno messo a confronto i dati sulla salute riproduttiva di chi aveva o non aveva assunto gli integratori.

Dieta low fat: facciamo chiarezza sul ruolo dei grassi nell’alimentazione

La dieta low fat è una dieta a ridotto contenuto di grassi. Questi solitamente vengono demonizzati e indicati come i principali responsabili dell’aumento del peso corporeo. Toglierli, dunque, equivarrebbe a una perdita di peso veloce, sicura e duratura. Ebbene, forse è bene fare chiarezza su queste convinzioni, non del tutto corrispondenti a verità.

In passato, quando per la prima volta sono stati formulati piani alimentari a basso contenuto di grassi (anni Settanta e Ottanta) sono stati messi a punto anche piani alimentari con drastiche riduzioni. Si arrivava a una quantità di grassi inferiore al 10% dell’apporto calorico giornaliero totale. Nel fabbisogno calorico di un individuo medio pari a 2000 calorie, dunque, ciò corrisponde ad appena 20 grammi totali di grassi in giornata.

Non si può parlare di alimentazione sana ed equilibrata, con queste cifre. La verità è che seppur così tanto demonizzati, i grassi vanno mantenuti nella dieta, perché utilissimi all’organismoQuella che tagliando i grassi si costringerebbe l’organismo ad utilizzare quelli di riserva (quelli di troppo, dunque) è solo una falsa convinzione, che non tiene conto della complessità molecolare, fisiologica e biochimica dell’organismo umano.

Dieta low fat: false credenze

La scienza si interroga da tempo sull’esistenza di una dieta standard per la perdita di peso e il mantenimento dei risultati nel tempo. Meglio una dieta low fat o low carb? Esiste una dieta ideale? Difficile ottenere risultati uguali su individui diversi, con esigenze diverse e diverse condizioni fisiche, diversi stili di vita, diverso stato di salute. Per questo i medici consigliano sempre di affidarsi a uno specialista, per capire quale sia il regime più adatto a sé.

Volendo fare un discorso generalizzato in merito alla dieta low fat, c’è da dire che i risultati di diversi studi dimostrano che le diete a ridotto contenuto di grassi non sono in verità più efficaci delle altre. Non ci sono vantaggi particolari né sulla perdita di peso né sul mantenimento dei risultati, se non a confronto di una dieta standard, come è ovvio che sia.

Bisogna una volta per tutte dire che nonostante in tanti credano che sia necessario tagliare i grassi nella dieta per poter perder peso, la scienza ci dice che le diete low fat non danno risultati migliori rispetto ad altre tipologie di regimi. Piuttosto che concentrarsi in maniera maniacale su un solo nutriente è importante valutare la dieta nella sua globalità, concentrandosi sulle specificità dell’individuo.

Vero è, però, che un taglio intelligente e non drastico dei grassi, senza scendere sotto il minimo che consente di assorbire le vitamine liposolubili, è certamente positivo e benefico.

Dieta low fat: cosa mangiare

  • Non esagerare con i condimenti.
  • Dosare l’olio (preferibilmente extra vergine di oliva e a crudo) col cucchiaio e non versarlo direttamente dalla bottiglia.
  • Preferire cotture alla griglia, al vapore e la bollitura.
  • Non escludere i cereali: sì a pasta, pane, riso e i legumi, ma in porzioni ridotte.
  • Sì a frutta e verdura, per il giusto apporto di fibre.
  • Sì a pesce e carne magri.
  • Limitare salumi e formaggi.
  • Eliminare i dolci e tutti gli alimenti confezionati.

Dieta ipolipidica, facciamo chiarezza sui grassi nell’alimentazione

La dieta ipolipidica come suggerisce il termine è un regime alimentare a basso apporto di grassi. Ma attenzione: non è “ipo” rispetto ad una dieta già bilanciata, ma è “ipo” solo rispetto ad una dieta dove la percentuale di grassi è di norma molto alta. Infatti prevede una ripartizione lipidica del 25-30% rispetto alle calorie totali assunte con gli alimenti. Un regime nutrizionale sbilanciato per eccesso di grassi ne possiede 35-40% o più. Dunque non va confusa con una dieta ipocalorica. Quest’ultima può essere comunque sbilanciata e essere basata su una percentuale troppo alta di grassi e, viceversa, non è detto che una dieta ipolipidica debba essere necessariamente ipocalorica.

Viene adottata soprattutto da chi ha problemi cardiovascolari, di ipertensione, di colesterolo, di calcoli alle colicisti e solo sotto consiglio medico, perché riguarda appunto soprattutto soggetti con problemi di salute. Non è una dieta dimagrante.

Dieta ipolipidica: i grassi

I lipidi dietetici sono principalmente:

  • acidi grassi polinsaturi detti anche essenziali, ovvero omega 3 e omega 6, che si trovano nel pesce e nei semi oleosi;
  • grassi insaturi, importantissimi, presenti ad esempio nell’olio extravergine di oliva;
  • grassi saturi, da contenere o eliminare, contenuti nei prodotti caseari, nel grasso animale e nelle margarine.

Dieta ipolipidica: caratteristiche

  • Mantenere un rapporto tra acidi grassi insaturi e saturi di 2:1. Appartengono alla prima categoria soprattutto gli oli mentre alla seconda  il grasso animale, i prodotti caseari, le margarine.
  • Introdurre dosi soddisfacenti degli acidi grassi essenziali. Gli omega 3 e gli omega 6 devono costituire il 2,5% delle calorie totali. I primi si trovano in grandi quantità nel pesce, i secondi nei semi oleosi e i relativi oli.
  • Inserire quantità soddisfacenti di vitamine. Gli ortaggi contengono molta vitamina A e vitamina K, pesce e uova molta vitamina D, la vitamina E si trova soprattutto in frutti e semi oleosi.
  • Non superare un apporto nutrizionale di colesterolo pari a 200mg/die (100mg/die in meno rispetto alla normalità).
  • Introdurre fitosteroli e antiossidanti, contenuti nei legumi, nella frutta e negli ortaggi.

Dieta ipolipidica: cosa mangiare

Per tenere sotto controllo il livello di colesterolo: no a carni rosse, latticini grassi, cibi troppo conditi. La dieta ipolipidica si basa soprattutto sul consumo di pesce (soprattutto pesce azzurro), carni bianche (tacchino e pollo), frutta e verdura (2-4 porzioni al giorno). Da contenere l’uso del sale, a cui preferire le spezie, per aromatizzare e dare sapore alle pietanze (curcuma, peperoncino, aglio). Vanno ridotti anche gli zuccheri raffinati e il pane bianco: meglio quello integrale.

A cosa serve la dieta iperproteica? Tutto quello che c’è da sapere

Le diete iperproteiche solitamente vengono consigliate in due situazioni specifiche: in caso di denutrizione, magari dopo un periodo di malattia che ha destabilizzato il corpo, e in caso di attività fisica intensiva, come ad esempio il sollevamento pesi o il body building. Non è un regime che può essere seguito a oltranza. Le proteine, infatti, per loro natura vengono filtrate ed espulse dal corpo attraverso l’azione dei reni. Una dieta iperproteica inevitabilmente affatica queste ghiandole e ciò potrebbe avere delle ripercussioni anche serie sulla salute. Per questo, l’affiancamento di un medico e di un nutrizionista sono fondamentali. Ma a cosa serve la dieta iperproteica nello specifico? Quali sono i suoi vantaggi e svantaggi? Entriamo nel dettaglio per capire qualcosa di più.

A cosa serve la dieta iperproteica: benefici e controindicazioni

Una dieta iperproteica serve sia se si vuole aumentare la massa muscolare che perdere peso in breve tempo. Oltre a mantenere costanti i livelli di insulina, aumenta il metabolismo basale e stimola la lipolisi (dunque il dimagrimento). Visti gli effetti collaterali su reni e fegato, per eliminare l’azoto contenuto nelle proteine, è necessario associare sempre ad una dieta iperproteica un adeguato apporto di acqua. Proprio per il grande sforzo a cui sono sottoposti questi due organi, è un regime sconsigliato in caso di problemi epatici e renali (insufficienza renale, nefropatia diabetica ecc).

Non mangiando grassi e zuccheri l’organismo usa i grassi di riserva per il fabbisogno calorico. Trarre i grassi dalle zone di scorta è parte integrante del processo di dimagrimento: l’organismo diventa un bruciatore di grassi. I prodotti del grasso metabolizzato sono i chetoni, prodotti di scarto (espulsi tramite le urine) che tra l’altro frenano l’appetito, aiutando ulteriormente nel dimagrimento.

A cosa serve la dieta iperproteica: alcuni esempi famosi

Sono molte le diete iperproteiche diventate famose e molto diffuse al mondo. Di base, tutte propongono un’alimentazione a base di frutta, legumi, pesce, carne, salumi: cibi altamente proteici, insomma. Tra queste ci sono le diete:

  • Atkins, forse la più famosa dieta iperproteica, che in breve punta a ridurre la quota di carboidrati costringendo il corpo ad utilizzare i grassi e le proteine per ottenere energia;
  • Scarsdale, caratterizzata per essere una dieta lampo che promette risultati in brevissimo tempo;
  • Plank, anche questa altamente proteica, che consente di perdere peso già in due settimane, mantenendo il peso raggiunto per almeno 3 anni, senza ulteriore dieta, grazie al sovvertimento del metabolismo;
  • Dukan, che abbina a un’alimentazione molto rigorosa anche l’attività fisica, in particolar modo l’obbligo di camminata quotidiana.

Carne rossa: come sostituirla definitivamente nella dieta

Cosa mangiare al posto della carne rossa? Sono molte le ragioni per cui le persone decidono di sostituire questo alimento e tanti i vantaggi che ne conseguono. Vegetariani e vegani scelgono di non mangiarla per ragioni etiche, c’è chi decide di farlo per questioni di salute e altri ancora che preferiscono alternative con meno grassi. Vediamo allora quali sono le alternative valide per chi sceglie, per una ragione o per l’altra, di non mangiare più carne.

Perché sostituire la carne rossa?

Quali sono le ragioni valide per sostituire la carne rossa con altri alimenti a tavola? Partiamo dal presupposto che, nonostante la tradizionale cucina italiana sia molto legata alla carne, ci sono tantissime alternative più sane vegetali che possono essere proposte. Perché scegliere un’alimentazione vegetale e che, oltre alla carne rossa, elimina anche la bianca e il pesce? Le ragioni vanno ricercate prima di tutto nell’impatto ambientale che il consumo della carne ha sul nostro pianeta. Dal punto di vista etico si evita, inoltre, l’uccisione di miliardi di animali a scopo alimentare. Vediamo allora cosa mangiare al posto della carne rossa dando comunque al nostro corpo tutti i nutrienti di cui ha bisogno.

Cosa mangiare al posto della carne rossa: 5 alimenti sostitutivi

Vediamo una lista di cinque alimenti sostitutivi che possono tranquillamente essere mangiati al posto della carne. In alcuni casi si tratta di cibi fatti apposta per sembrare carne, ideali per coloro che non optano per un’alimentazione 100% vegetale perché l’occhio vuole la sua parte.

Burger di carne finta

Sempre più diffusi nei supermercati, sono tantissime le aziende che creano prodotti che hanno l’aspetto di carne ma che carne non sono. Esistono veri e propri burger finti che imitano la carne in tutto e per tutto, dall’aspetto al sapore. Di cosa sono fatti? Proteine vegetali, solitamente derivanti dai legumi, abbinate al grano e ai grassi vegetali come l’olio di cocco. Cosa dà il colore della carne? Spesso e volentieri vengono usate le barbabietole a questo scopo.

Seitan

Il seitan deriva dalla lavorazione del glutine del frumento e, proprio per questo, non è adatto alle persone celiache. Utilizzabile per moltissime ricette e con un aspetto simile alla carne, il seitan contiene moltissime proteine e copre il fabbisogno quotidiano di questo nutriente senza alcun problema se abbinato a legumi come fagioli, ceci o piselli nella stessa giornata. L’aspetto del seitan lo rende perfetto per chi ama la carne!

Legumi

In termini di nutrimento i legumi sono il sostituto più adatto per la carne. Ceci, fagioli, piselli e chi più ne ha più ne metta sono anche molto comuni nella nostra tradizione culinaria. I legumi sono ideali per la nostra alimentazione poiché contengono un gran quantitativo di proteine vegetali. Ci sono moltissimi modi per cucinarli, dai burger alle polpette, così da poterli abbinare facilmente a una bella porzione di verdure e avere l’impressione di mangiare carne.

Tempeh

Chiamato anche carne di soia, il tempeh di ottiene facendo fermentare i fagioli di soia gialli. Ricco di fibre, vitamine e proteine, risulta molto più digeribile dei fagioli di soia stessi per via della fermentazione. Come si può utilizzare? Per preparare uno spezzatino vegetale, il ragù o gli spiedini. Questo alimento è super versatile e può entrare a far parte di moltissimi piatti.

Tofu

Si tratta di un formaggio vegetale prodotto dalla cagliatura del latte di soia pressato in blocchi. Spesso utilizzato nelle diete perché poco calorico, il tofu è ricco di proteine vegetali, povero di carboidrati e assolutamente privo di colesterolo. A differenza del seitan, il tofu può essere mangiato anche da chi è celiaco poiché totalmente privo di glutine. Anche in questo caso si tratta di un cibo facilmente consumabile in modi diversi visto anche il suo sapore neutro.

Cosa fare per aumentare il metabolismo? Consigli per perdere peso più in fretta

Il primo segreto per dimagrire velocemente è accelerare il metabolismo. Ma come fare per aumentare il metabolismo in modo naturale e dunque perdere peso più in fretta? Ci sono alcune dritte utili da seguire, ma attenzione: non esistono risultati raggiungibili senza fatica e rinunce. Quindi sì al lavoro sul metabolismo ma sì anche e soprattutto a stili di vita corretti e a tanta attività fisica. L’alimentazione, da sola, non è sufficiente: bisogna curare anche il resto.

Vediamo i trucchetti per accelerare il metabolismo e dimagrire velocemente. Pronte a prendere nota?

Cosa fare per aumentare il metabolismo?

Cosa fare per aumentare il metabolismo
Fobte: Pixabay

Un’alimentazione giusta, sana, bilanciata e corretta è il primo passo per velocizzare il metabolismo in modo naturale. A tavola, purtroppo, non tutto è consentito e soprattutto gli eccessi sono banditi, se si vuole perdere peso. Nella dieta è consigliabile in linea di massima aumentare leggermente la quantità di proteine, per velocizzare il metabolismo lento. Gli alimenti da prediligere sono dunque carne, uova e pesce. Parallelamente, meglio andarci piano coi carboidrati, che viceversa favoriscono un metabolismo lento e contribuiscono all’aumento di peso. Gli alimenti da ridurre sono, dunque, patate, pasta, pane.

I cibi più indicati per perdere peso sono:

  • l’ olio di cocco, da usare al posto di quello l’oliva, tradizionalmente usato in cucina;
  • le spezie, in particolare zenzero, peperoncino, timo, pepe e cannella. Aiutano il corpo a metabolizzare gli zuccheri fino a venti volte più velocemente grazie alla presenza di caroteni, bioflavoni, piperina e terpeni;
  • noci, semi e frutta secca;
  • il tè e il caffè, ma senza eccedere. Infatti i tannini del primo e la caffeina del secondo favoriscono la termogenesi, ossia l’aumento del consumo di energia sotto forma di calore e l’incremento del metabolismo;
  • i legumi.

All’alimentazione, come già detto, va necessariamente aggiunta l’attività fisica regolare e costante. Ci sono sport che, più di altri, aiutano a tonificare e perdere peso, bruciando il grasso in eccesso. In particolare i più consigliati sono: allenamento con pesi, , lo spinning, lo yoga e il pilates.

Dieta dei colori: come disintossicarsi e perdere peso dopo le feste

Chiamata anche cromodieta, la dieta dei colori ha questo nome così curioso perché prevede di mangiare in ogni giornata alimenti di un solo colore. Questa dieta è diventata molto popolare in internet e rientra nella categoria di diete detox che durano un breve periodo di tempo e che permettono di rimettersi in sesto dopo le abbuffate natalizie o di fare un percorso disintossicante appena prima di mettersi in costume. Vediamo allora come funziona questa dieta e quali sono i dettami da seguire in questo percorso.

Come funziona la dieta dei colori?

La cromodieta torna utile a chi vuole disintossicarsi e perdere peso in un breve lasso di tempo. Come funziona? Ogni giorno vanno consumati solo cibi e alimenti di uno specifico colore. La ragione? Rafforzare gli effetti dei pigmenti sull’organismo. Ad ogni colore, secondo questa dieta, corrispondono specifiche sostanze nutritive che l’organismo assorbe.

Quanto dura la dieta dei colori? Solo sette giorni. Ognuno dei colori ha uno scopo ben preciso. Grazie a questo regime alimentare si possono perdere un paio di chili senza andare ad intaccare il metabolismo, considerato che dura così poco. A parte quella dei colori ci sono regole? Solo che i cibi vanno consumati preferibilmente crudi per mantenerne inalterati i principi nutritivi.

Vediamo ora gli effetti di ogni colore:

  • Gli alimenti bianchi (banane, cipolle, patate, funghi e altri ancora) favoriscono la digestione e depurano il corpo regolando il colesterolo cattivo;
  • i cibi verdi (spinaci, verdure a foglia larga, bietole, carciofi e altri ancora) ravvivano l’organismo e fanno sentire sazi; g
  • li alimenti rossi come pomodori, anguria, fragole e arance agiscono come antiossidanti e stimolano il metabolismo;
  • i cibi azzurri ridanno leggerezza al fisico e contribuiscono a ripulire i basi sanguigni dai grassi nocivi (tra questi troviamo prevalentemente il pesce azzurro);
  • i cibi gialli e arancioni combattono la cellulite e favoriscono la diuresi e in questa categoria troviamo mais, ananas, limoni, zucca, carote e altri ancora;
  • gli alimenti viola, infine, proteggono le cellule dai danni e prevengono l’invecchiamento: in questo ambito troviamo prugne, uva nera, melanzane e barbabietole.
  • I benefici della dieta dei colori

Quali sono i benefici della dieta dei colori? Ce lo spiega Giornalettismo attraverso le parole della dottoressa Luana Romeo, Consigliere nazionale di Andid. I benefici sono senz’altro l’alto potenziale disintossicante, considerato che “si tendono a ingerire molta più frutta e verdura”; l’effetto diretto è “una perdita di 2-3 chili di peso”. La dottoressa Luana Romeo specifica comunque che la sola evidenza scientifica è “la validità del consumo giornaliero di frutta e verdura dai diversi colori” nel senso che con la cromodieta viene garantito “l’apporto di diversi micronutrienti dei quali il diverso colore di frutta e verdura è espressione”.

Dieta Flexitariana: fino a 4 kg in due settimane con la dieta ecosostenibile

Cos’è la dieta flextariana? Si tratta di un regime che promuove un cambiamento nelle abitudini alimentari che non ha solo il vantaggio di far perdere peso ma anche quello di virare verso un’alimentazione che rispetta maggiormente l’ambiente. Questa dieta è stata scelta anche da molte celebrities. Vediamo quali sono le direttive della dieta flextariana che ha anche il vantaggio di prevedere poche rinunce, e quali i benefici per il corpo oltre la perdita di peso.

Cos’è la dieta flexitariana?

Su quali principi si basa la dieta flextariana? Si parte da una base precisa: sostenibilità per il pianeta corrisponde a sostenibilità per l’organismo. La dieta flexitariana non permette solo di perdere peso ma anche di mangiare in un modo che non vada a danneggiare l’ambiente. Ma che cos’è la dieta flexitariana, in effetti? Altro non è che la versione americana della nostra dieta mediterranea, come riporta Giornalettismo, che ha consultato Luana Romeo, consigliere nazionale Andid. La dottoressa ha parlato di questo regime alimentare spiegando come funziona:

Si tratta di una dieta basata su frutta, verdura, cereali ma anche carne, pesce uniti al piacere del consumo occasionale anche dei cibi preferiti.

La dieta flexitariana, come sostiene la dottoressa, è molto semplice da seguire perché non comporta delle vere e proprie rinunce ma solo qualche sforzo. Questo regime alimentare permette di consumare tutto in quantità ragionevoli e, proprio perché flessibile, è sostenibile nel lungo periodo. La vera chiave è questa: non fare una dieta ma imparare a mangiare in maniera corretta per tutta la vita. Con i dovuti sgarri, certo. La dottoressa ha comunque evidenziato che la dieta flexitariana è, ancora, “uno stile alimentare non supportato da evidenze scientifiche. Ad oggi difatti non esistano studi in letteratura a supporto della sua efficacia sulla perdita di peso né sul miglioramento dello stato di salute”.

Come funziona la dieta flexitariana?

La dieta flexitariana è basata su una serie di principi tra i quali il consumo controllato della carne; proprio qui risiede l’ecosostenibilità di questo regime alimentare, che condanna l’eccesiva assunzione di proteine animali a discapito sia dell’ambiente che della salute del corpo umano. Oltre a ridurre la carne bisogna prestare attenzione alle dosi di quello che si mangia, che devono essere controllate. Nella fase iniziale di questa dieta il consumo di carne non deve superare i 700 g settimanali fino a scalare a soli 250 g quando ci si stabilizza.

La dieta, creata dalla nutrizionista statunitense Dawn Jackson Blatner, viene utilizzata da moltissime star tra le quali Meghan Markle, Gwyneth Paltrow e Paul Mc Cartney, che hanno dato un parere positivo. Come funziona la dieta flexitariana? Vediamo i principali punti di questo regime alimentare:

  • apporto calorico di 1.500 kcal al giorno così distribuite: 300 kcal a colazione, 400 kcal a pranzo, 150 kcal per due spuntini (mattina e pomeriggio) e 500 kcal a cena;
  • prevede un sistema alimentare di attacco che dura due settimane con frutta e verdura come principali alimenti e riduzione dei carboidrati;
  • il comfort food non è bandito poiché sono permessi cioccolato e vino in maniera equilibrata;
  • dopo le prime due settimane si passa al regime di mantenimento con porzioni simili a quelle dei primi quindici giorni di dieta, ovvero: 40% di alimenti vegetali, 40% tra legumi , cereali integrali e semi e 20% di alimenti di origine animale.

Dieta flexitariana: quali sono i benefici?

Perché scegliere la dieta flexitariana? Vediamo insieme i benefici dieta flexitariana punto per punto così da avere le idee chiare su questo regime alimentare:

  • perdita di peso (3 o 4 kg);
  • capelli più luminosi e pelle più elastica;
  • mangiare meno carne ha effetti positivi sull’organismo, in particolare per il colesterolo e il sistema cardiocircolatorio;
  • regime alimentare ecosostenibile;
  • si impara a mangiare sano senza scioccare l’organismo;
  • il regime alimentare che si impara a conoscere può essere mantenuto per tutta la vita.