Un test per scoprire il rischio di cancro al polmone

Non è uguale per tutti i fumatori

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Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA sul sangue: sono questi i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento diagnostico innovativo che può per la prima volta cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare.

A evidenziarlo sono i dati dello studio bioMILD condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, presentati oggi alla 20° Conferenza mondiale dell’International Association for the Study of Lung Center (IASLC).

Si tratta di risultati importanti che, per la prima volta, aprono la strada a programmi di diagnosi precoce non uguali per tutti, bensì strutturati ad hoc e personalizzati secondo le caratteristiche di ciascun soggetto.

Sclerodermia, nintedanib difende i polmoni

Il farmaco rallenta la malattia interstiziale polmonare

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Nuovi risultati confermano la capacità di nintedanib di rallentare il declino della capacità vitale forzata (FVC) in pazienti affetti da sclerosi sistemica con malattia interstiziale polmonare (SSc-ILD).

I risultati dimostrano che nintedanib rallenta la perdita di funzionalità polmonare in pazienti con SSc-ILD rispetto a placebo. Nei pazienti in terapia con nintedanib è stata dimostrata una riduzione del 44% del tasso di declino della funzionalità polmonare misurata in termini di FVC, valutata su un periodo di 52 settimane. Questi nuovi dati sono stati pubblicati oggi sul New England Journal of Medicine (NEJM) e presentati alla comunità medica alla Conferenza Internazionale dell’American Thoracic Society (ATS) di Dallas.

Cocktail di virus eradica un’infezione batterica resistente

Approccio innovativo per superare l’antibiotico-resistenza

Servirsi dei virus per sconfiggere i batteri. L’idea è di un team di ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute e dell’Università di Pittsburgh che ha pubblicato uno studio su Nature Medicine.

Gli scienziati diretti da Graham Hatfull hanno curato una ragazza di 15 anni affetta da fibrosi cistica e reduce da un doppio trapianto di polmoni. Il suo sistema immunitario, completamente azzerato, non ha potuto contrastare l’insorgenza di una grave e diffusa infezione da ceppi antibiotico-resistenti di micobatterio.

Anche gli antibiotici erano inefficaci, pertanto i medici hanno provato una nuova via, l’innesto di un cocktail di tre virus innocui per l’uomo ma aggressivi nei confronti dei batteri. In questo modo, l’infezione del micobatterio, parente del patogeno responsabile della tubercolosi, è stata eradicata.

Sarcoma di Ewing, nuovo protocollo migliora i sintomi

Radioterapia a dosi ridotte per aumentare la qualità di vita

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Un nuovo protocollo messo a punto da ricercatori italiani migliora l’approccio terapeutico per il sarcoma di Ewing, tumore che colpisce in prevalenza bambini e adolescenti.

Il protocollo è stato preparato da un team dell’Ospedale Santobono-Pausilipon di Napoli diretto dal direttore della Struttura Complessa di Oncologia Pediatrica Massimo Eraldo Abate.

Il sarcoma di Ewing colpisce il più delle volte le ossa del bacino, degli arti e del torace. In un quarto dei casi, purtroppo, si manifesta già con metastasi, soprattutto nei polmoni.

Il protocollo italiano prevede un ciclo di chemioterapia, 8 settimane di intervallo e un ciclo di radioterapia a dosi ridotte.

Duchenne, identificato un nuovo meccanismo

Alcuni farmaci sembrano frenare il decorso della distrofia

La distrofia muscolare di Duchenne è la più frequente patologia muscolare su base ereditaria. Ad esserne colpiti sono principalmente i bambini maschi.
L’esordio è precoce e, oltre ai muscoli scheletrici, sono colpiti molti altri organi come cuore, polmoni e cervello. Ancora oggi contro tale patologia non è disponibile una cura. Una nuova speranza arriva dai laboratori di ricerca dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Icb) di Pozzuoli guidati da Vincenzo Di Marzo, dove si è scoperto come in un modello animale sia possibile rallentare significativamente il decorso della malattia e recuperare le funzioni motorie perdute mediante i farmaci in grado di regolare la funzione dei cannabinoidi prodotti dal nostro stesso organismo. Lo studio è pubblicato su Nature Communications.

Tumore del polmone, immunoterapia con atezolizumab


Sopravvivenza allungata rispetto alla normale chemioterapia

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Sono positivi i risultati dello studio di fase III IMpower133 sull’utilizzo di atezolizumab per il trattamento del cancro ai polmoni a piccole cellule in stadio esteso.
A riferirlo è la casa farmaceutica Roche, che ha testato l’efficacia del farmaco in combinazione con carboplatino e etoposide.
I dati emersi hanno dimostrato che atezolizumab, associato alla chemioterapia, ha aumentato significativamente la sopravvivenza globale, pari a 12.3 mesi, rispetto al trattamento con sola chemioterapia, pari a 10.3 mesi, (hazard ratio [HR]=0.70, 95% CI: 0.54-0.91; p=0.0069) nella popolazione Intention To Treat (ITT). Questa combinazione ha anche ridotto il rischio di peggioramento della malattia e di morte (sopravvivenza libera da progressione, PFS) rispetto alla sola chemioterapia (PFS= 5.2 vs 4.3 mesi; HR=0.77, 95% CI: 0.62-0.96; p=0.017).
Il profilo di sicurezza di atezolizumab associato …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | tumore, polmone, atezolizumab,

L’inquinamento aumenta il rischio di diabete

Il PM 2,5 innalza del 15 per cento le probabilità di insorgenza

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Un nuovo studio conferma il nesso esistente fra inquinamento atmosferico e rischio di insorgenza del diabete. Secondo i dati di una ricerca del Clinical Epidemiology Center di Saint Louis, in Missouri, vivere in città molto inquinate avrebbe l’effetto di aumentare del 15% il rischio di insorgenza del diabete.

Lo studio, pubblicato su The Lancet Planetary Health, ha analizzato il PM 2,5, ovvero le particelle con diametro inferiore a 2,5 nanometri, quelle in grado di penetrare nei polmoni durante la respirazione.

Analizzando i dati di oltre 1,7 milioni di soggetti senza precedenti di diabete, i ricercatori hanno appurato che l’aumento del rischio per chi vive in aree con alte concentrazioni di PM 2,5 è del 15% in media.

Gli effetti dell’inquinamento sul cervello

Aumenta anche il rischio di patologie cardiovascolari

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Il declino cognitivo è accelerato dall’inquinamento atmosferico. A tale conclusione sono arrivati i ricercatori della Beijing Normal University diretti da Xin Zhang, che hanno pubblicato su Pnas i risultati di una ricerca sull’argomento.

«Molti sanno che l’inquinamento atmosferico può causare disturbi fisici, associati in particolare ai polmoni, ma nuove prove suggeriscono che possa essere anche alla base di danni cognitivi», spiega Xin Zhang.

I ricercatori hanno sottoposto a test di matematica e linguaggio 25.000 persone che vivevano in 162 contee in Cina. I risultati sono stati incrociati con i dati sull’inquinamento, considerando in particolare le concentrazioni di azoto, biossido di zolfo e di particolato di diametro inferiore a 10 micrometri, ovvero il PM10.

Le staminali curano la fibrosi polmonare

Ricerca italiana apre la strada a un nuovo approccio

Le staminali ottenute dal cordone ombelicale potrebbero aiutare i medici a curare i polmoni affetti da fibrosi. È il risultato raggiunto da una ricerca pubblicata su Plos One da un team dell’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con gli Ospedali Riuniti di Ancona.

Si tratta di un lavoro pre-clinico condotto su modello animale, ma i risultati appaiono interessanti e trasferibili anche sull’uomo per i soggetti affetti da forme di fibrosi polmonare che non rispondono ai farmaci convenzionali. La fibrosi si manifesta con un progressivo ispessimento dei polmoni e la perdita della funzione respiratoria.

L’infusione di cellule mesenchimali cordonali umane per via endovenosa ha prodotto l’inibizione di una specifica sottopopolazione cellulare polmonare responsabile dello stato di fibrosi negli animali.

La nuova minaccia del «fumo di terza mano»

Oltre che da quello passivo il pericolo viene dai residui

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Non basta decidere di non fumare ed evitare per quanto possibile il fumo passivo, c’è un’ulteriore minaccia legata alle sigarette, il cosiddetto “fumo di terza mano”. A sostenerlo è uno studio della California University pubblicato su Plos One.

Dall’analisi condotta su modello murino, i ricercatori hanno dedotto che non solo il fumo si deposita sui tessuti e sugli oggetti persistendo nel tempo, ma diventa man mano sempre più tossico. “Abbiamo testato sui topi gli effetti del fumo di terza mano negli organi interni, scoprendo che ne colpisce diversi, in particolare fegato e polmoni. Inoltre prolunga la rimarginazione delle ferite e aumenta l’iperattività”, afferma Manuela Martins-Green, biologa cellulare a capo dello studio.