Covid, perché è così grave per alcuni?

Conseguenze molto diverse a seconda dei soggetti

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Uno degli elementi di Covid-19 che fin da subito ha colpito i medici è l’estrema variabilità delle sue manifestazioni cliniche. Se è vero che ogni infezione può presentarsi con diversi livelli di gravità a seconda delle persone, quella causata da Sars-CoV-2 estremizza questo aspetto, passando dalla totale asintomaticità al bisogno della ventilazione assistita anche nella stessa categoria di persone.

La prima scoperta dei ricercatori è stata quella dei livelli insoliti di cellule T nel sangue delle persone colpite gravemente dalla malattia. I valori di un paziente deceduto hanno mostrato chiaramente il cambiamento nel livello delle citochine, le proteine che organizzano la risposta immunitaria.
In alcune persone, la risposta immunitaria è esageratamente violenta e finisce per colpire non solo i polmoni, ma anche cuore, fegato e cervello.

Un negativo al test antigenico può essere infetto

Soprattutto se asintomatico

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I test antigenici rapidi hanno un problema di individuazione dei soggetti positivi asintomatici. Lo rivela una revisione Cochrane dei dati disponibili sui test rapidi per il rilevamento delle infezioni da Sars-CoV-2.

«La nostra revisione mostra che alcuni test antigenici possono essere utili in ambienti sanitari in cui si sospetta COVID-19 in persone con sintomi. Questi test non sembrano funzionare altrettanto bene nelle persone che non hanno sintomi», afferma Jac Dinnes, della University of Birmingham, co-autore della revisione.

I test antigenici identificano le proteine del virus e offrono un risultato nel giro di 30 minuti circa. I test molecolari, invece, lavorano sul materiale genetico del virus e hanno pertanto bisogno di più tempo per l’analisi.

Tè verde e nero contro l’ipertensione

I composti nelle bevande svolgono un’attività vasodilatatrice

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Un nuovo studio evidenzia le capacità antipertensive di tè verde e nero. La ricerca, pubblicata su Cellular Physiology and Biochemistry, chiarisce come i composti contenuti nelle due bevande svolgano un’attività vasodilatatrice grazie all’attivazione di proteine dei canali ionici nella parete vascolare.

«Abbiamo scoperto che due flavonoidi presenti nel tè, l’epicatechina gallato ed epigallocatechina-3-gallato, attivano ciascuno un tipo specifico di proteina del canale ionico denominata KCNQ5 e ubicata nella muscolatura liscia dei vasi sanguigni, che consente agli ioni potassio di diffondere fuori dalle cellule per
ridurne l’eccitabilità», spiega la prima firmataria dello studio Kaitlyn Redford del Dipartimento di fisiologia e biofisica all’Università di California a Irvine.

Nestlè si prepara al lancio del Kit Kat Vegano. Lo proveresti?

Abbiamo letto dell’ipotesi del lancio sul mercato del Kit Kat Vegano e la cosa ci ha incuriosito.  Lo snack, Kit Kat V, che sembra sarà lanciato in alcune nazioni proprio per testare la validità del prodotto, promette di mantenere il gusto del classico Kit Kat, ma privo dell’utilizzo di prodotti di origine animale.

Kit Kat Vegano: un’idea che nasce dalle richieste Social

Sembra che l’idea nasca proprio dalle numerose richieste ricevuta dalle aziende sui social media. Sembra che la community dei Kit Kat Lovers sia piuttosto attiva da questo punto di vista.

Oltre a Kit Kat V, Nestlè sembra aver già immesso su alcuni mercati, numerosi altri prodotti che strizzano l’occhio al mondo vegano, come ad esempio prodotti non caseari a base di avena, piuttosto che di riso o cocco.

La rivoluzione alimentare

Insomma sembra che la Nestlè stia cavalcando l’onda della rivoluzione alimentare, incoraggiando il consumo di prodotti a base vegetale.  Da qualche anno a questa parte, sembra che si sia innescato un processo di maggiore attenzione all’alimentazione, legato non solamente all’estetica, ma soprattutto alla salute e all’ambiente.

La maggior parte di noi ha acquisito consapevolezza rispetto al fatto un’alimentazione troppo ricca di proteine animali, può essere controproducente e, se portata all’eccesso, perfino nociva per la salute.

Detto questo, pur non essendo consumatrici assidue di snack particolarmente commerciali, siamo curiosissime di capire se il nuovo Kit Kat Vegan possa essere un’alternativa gustosa ma soprattutto sana per uno snack veloce.  In attesa di leggere i valori nutrizionali del nuovo prodotto della Nestlè fateci sapere pure cosa ne pensate e se lo sostituireste con il kit Kat Classico.

 

Terapia genica per la distrofia retinica ereditaria

Autorizzata da Aifa in regime di rimborsabilità

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La distrofia retinica ereditaria può essere ora combattuta grazie a una nuova terapia genica. Il trattamento è indicato per le forme con mutazione Rpe65, come ha confermato un incontro web sul tema.

Francesca Simonelli, docente di Oftalmologia e direttrice della Clinica oculistica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, spiega:

Le distrofie retiniche ereditarie sono patologie rare della retina che colpiscono nel loro insieme una persona su 2mila. Sono malattie genetiche, dovute alla disfunzione di geni che impediscono la formazione di proteine o enzimi cruciali per lo svolgimento del ciclo visivo. Esistono molti tipi di distrofia retinica differenti tra di loro, associate a più di 200 geni e hanno in comune un esordio molto precoce, alla nascita o nella prima infanzia, con un decorso progressivo verso la grave perdita di vista o la cecità adulta.

Invecchiamento cerebrale, l’efficacia delle neurotrofine

Il Bdnf svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo cerebrale

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È possibile contrastare l’invecchiamento cerebrale servendosi delle neurotrofine, piccole proteine che regolano la differenziazione neuronale.

La più presente è il Bdnf (Brain-derived Neurotrophic Factor), che sostiene la sopravvivenza e la differenziazione dei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico. Inoltre, regola la sinaptogenesi, la trasmissione e la plasticità sinaptica ed è coinvolta nei meccanismi di apprendimento e di memoria.

L’utilizzo del Bdnf come terapia è reso complicato, innanzitutto, dalla quantità che riesce a raggiungere il cervello. Se troppo bassa, non si manifesterebbero gli effetti desiderati, ma se troppo alta le conseguenze per la salute sarebbero negative.

Il latte d’asina va consumato con attenzione

Apporto calorico troppo basso, va integrato

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Alcune ricerche hanno evidenziato la capacità del latte d’asina di ridurre il rischio di intolleranze alimentari in quei neonati alimentati con latte formulato. L’intestino dei più piccoli, soprattutto i nati pre-termine, è molto delicato e non tollera le proteine del latte in formula e del latte vaccino.

Una ricerca sull’argomento ha coinvolto 156 nati pre-termine ed è stata condotta dai ricercatori dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Torino (Cnr-Ispa) e dall’équipe di Terapia intensiva neonatale universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino con il sostegno della Compagnia di San Paolo di Torino ed è pubblicata sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition.

La Microimmunoterapia per le infezioni ha Hpv

L’efficacia di una nuova impostazione terapeutica

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Per contrastare l’Hpv c’è la microimmunoterapia (Mit) che, insieme al vaccino, può rappresentare un’arma fondamentale a disposizione dei medici. La Mit si basa sull’impiego di dosi molto basse di molecole biologiche come interferone e interleuchine di origine bio-tecnologica (ricombinanti umane) e di acidi nucleici specifici.

Il papilloma virus aumenta il rischio di carcinoma cervicale per via dell’infezione persistente di genotipi altamente oncogeni, in particolare il 16 e il 18. La risposta immunitaria è fondamentale nell’infezione da Hpv. Il genoma dell’Hpv codifica due proteine, E6 ed E7, che interferiscono con importanti meccanismi di controllo del ciclo cellulare, dell’apoptosi e di mantenimento della stabilità dei cromosomi.

Rimanere in forma a Natale: Mission impossible?

Il periodo natalizio è famoso per le sue “proprietà ingrassanti”: si mangia tanto, troppo, sempre e si interrompe l’attività fisica a causa del freddo e della pigrizia. Rimanere in forma durante le feste di Natale non significa rinunciare del tutto alle prelibatezze che colorano le nostre tavole nel periodo natalizio, ma prestare attenzione a semplici accorgimenti per evitare l’eccessivo aumento di peso.


A TAVOLA CON I (POCHI) PARENTI

1. Assaggiare piccole porzioni di tutto includendo molte verdure.

2. Non lasciarsi influenzare da coloro che invitano a servirsi ulteriormente.

3. Limitare il consumo di alcolici: le bevande alcoliche contribuiscono ad aumentare di peso, in quanto contengono molte calorie.

4. Preferire acqua e tisane alle bevande zuccherate. Si consiglia di bere almeno otto bicchieri di acqua al giorno per mantenersi idratati e facilitare l’espulsione delle tossine assunte con l’eccesso di cibo.


TRA UNA FESTA E L’ALTRA

Per non arrivare al banchetto affamati e riempirsi di cibo più del necessario, il trucco consiste in uno spuntino prima del pasto, a base di verdure e proteine semplici che aumenteranno il senso di sazietà.

È molto importante non saltare i pasti, anche se si ha esagerato tra pranzi e cene coi familiari, perché in questo modo il metabolismo rallenta e diventerà ancora più arduo smaltire le calorie in eccesso. È bene consumare almeno 3 pasti al giorno, senza mai saltare la colazione. Gli spuntini da preferire tra un pasto e l’altro dovrebbero essere a base di frutta, verdura e frutta secca.


PER MANTENERE LA LINEA

Il freddo e la pigrizia non devono sopraffare la necessità di attività fisica. Anche se quest’anno dovremo rinunciare agli emozionanti sport invernali (sci, snowboard, slitta, pattinaggio sul ghiaccio) che contribuiscono sia ad aumentare il piacere natalizio che il consumo delle calorie in eccesso, un po’ di movimento non deve mancare almeno una volta al giorno. Ad esempio, si può cercare di uscire nelle ore meno fredde della giornata per  una corsa all’aperto o una passeggiata veloce, oppure rimanere in casa e svolgere gli esercizi individuali, magari in una delle varie lezioni online che ormai non sono così tanto sconosciute.

Ricetta fior di merluzzo con filetto di pomodoro e cavolfiore al vapore dello chef Vin Guerra

Ricetta fior di merluzzo con filetto di pomodoro e cavolfiore al vapore. Il merluzzo, si sa, è il miglior amico di fitness lover e palestrati in giro per il mondo. La cottura al vapore, seppur poco utilizzata, è tra le più sane. Ci propone una ricetta dal sapore tipicamente mediterraneo, ricca di nutrienti e decisamente elegante.

Il merluzzo ricco di acidi grassi polinsaturi Omega 3, capaci di ridurre il colesterolo cattivo, è un pesce ricco di proteine e di vitamine. Importante anche la presenza di minerali come ferro, calcio, iodio e fosforo. Le fibre del cavolfiore creano un gel nello stomaco capace di favorire il senso di sazietà.

Ingredienti per la ricetta fior di merluzzo con filetto di pomodoro e cavolfiore al vapore

  • 2 filetti di merluzzo
  • 400 gr Pomodoro pelato
  • 400 gr di cavolfiore
  • 3 cucchiai di olio Evo
  • 5 foglie di Basilico
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1/2 cipolla piccola
  • Prezzemolo qb
  • Sale e pepe qb
  • Glassa di aceto balsamico qb

Come Procedere

  • Tagliare il cavolfiore dopo averlo sciacquato e riporlo in una voporiera.
  • Dal bollore dell’acqua cuocere per circa 10 min o fino alla consistenza desiderata.
  • Far intiepidire e condire con olio, prezzemolo, sale e glassa al balsamico.
    Tritare la cipolla, L aglio ed aggiungerli al pomodoro schiacciato ma ancora crudo.
  • Mettere la salsa in una pentola, versare L olio Evo e cuocere per circa 10 min a fuoco vivace.
  • Aggiustare di sale, aggiungere le foglie di basilico “strappate” ed abbassare la fiamma.
  • Mettere il merluzzo nella salsa e coprire con un coperchio.
  • Cuocere 7 minuti per lato a fuoco basso.
  • A cottura ultimata e a fuoco spento aggiungere del prezzemolo tritato e un filo d’olio a crudo.

Come impiattare il merluzzo
Adagiare il merluzzo nel piatto, ricoprirlo con 2 cucchiai di salsa di pomodoro, sistemare il cavolfiore di lato e rifinire con una foglia di basilico grande ed un filo d’olio.