Il grasso aumenta il rischio di Alzheimer

Le lipoproteine favoriscono il deposito di beta-amiloide

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Come noto, l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello è segno distintivo del morbo di Alzheimer. Un gruppo di studi dell’Università Curtin di Perth, coordinato dal direttore del Curtin Health Innovation Research Institute, John Mamo, ha indagato l’origine di questo accumulo anomalo, individuandolo nella dispersione nel cervello di particelle grasse, le lipoproteine.
Le stesse particelle che causano l’ipercolesterolemia favorirebbero anche l’accumulo di proteine tossiche nel cervello, l’ormai famosa beta-amiloide.
“Era già noto che la caratteristica distintiva dei pazienti di Alzheimer fosse l’accumulo progressivo nel cervello di depositi di proteine tossiche chiamate beta-amiloidi, ma non si sapeva da dove queste fossero originate, o come si depositassero nel cervello”, scrive il professor Mamo su PLOS Biology
“La nostra ricerca mostra che questi depositi di proteine tossiche …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Alzheimer, acidigrassi, dieta,

Cancro, quando le cellule si muovono male

Difetto sfruttato da alcuni tipi di tumori

Esiste un complicato insieme di proteine nel nostro organismo che regola i movimenti e la migrazione delle cellule. Tra queste, un complesso di 7 proteine denominato Arp2/3 che controlla la polimerizzazine dell’actina, consentendo alle cellule di muoversi. Se Arp2/3 non funziona correttamente, le cellule possono diventare invasive e metastatiche.

Sulla comprensione di questo meccanismo ha lavorato Alessandra Magistrato dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom), pubblicando i risultati su Journal of Physical Chemistry Letters.

Arp 2/3 funziona in questo modo: passa da una forma aperta (inattiva) a una forma chiusa (attiva), con dei movimenti complessi e sincroni che vengono indotti da piccole molecole o proteine.

Alzheimer, il rame come fattore di rischio

Nuovo studio conferma il legame

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L’Alzheimer, la più temuta delle demenze, colpisce oggi circa 30 milioni di persone nel mondo (di cui 600 mila solo in Italia). Un processo degenerativo del cervello che compromette le principali funzioni cognitive e che rimane tra le patologie maggiormente all’attenzione di medici e ricercatori nel panorama globale.

Una vasta letteratura scientifica negli anni ha supportato la tesi del rame “cattivo” (non-ceruloplasminico) quale fattore di rischio per la malattia di Alzheimer: si tratta di quel rame anche detto “libero” che – diversamente dal rame “buono” – non si lega a una proteina, la ceruloplasmina, attraverso la quale viene trasportato nell’organismo per contribuire allo svolgimento di importanti funzioni vitali e metaboliche. Il rame “fuori” dal controllo delle proteine innesca così reazioni ossidanti che vanno a danneggiare cellule e tessuti.

Il gene che protegge dall’obesità

Una variante di GPR75 dimezza il rischio

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Un nuovo studio condotto dall’azienda biotecnologica Regeneron ha svelato l’esistenza di una variante del gene GPR75 che ha un effetto protettivo nei confronti dell’obesità.

Lo studio, pubblicato su Science, ha individuato la variante attraverso un sequenziamento della parte del Dna che porta le istruzioni per “costruire” le proteine, chiamato esoma, effettuato in oltre 640.000 persone.

“L’obesità è spesso attribuita alla scarsa forza di volontà, alla pigrizia e alla gola, ma la scienza ha dimostrato che, al di là dell’importanza dell’ambiente in cui viviamo, dello stile di vita, della dieta sana e dell’esercizio fisico, i fattori genetici e biologici hanno un ruolo molto importante nel rischio di diventare obesi o, al contrario, nella predisposizione a restare magri”, dice Luca Lotta, genetista epidemiologo di Regeneron che ha guidato lo studio.

Coronavirus, un interruttore accende l’infezione nel corpo

Il ruolo fondamentale svolto dalle integrine

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Sars-CoV-2 riesce a invadere il nostro organismo servendosi delle integrine, proteine espresse da tutte le cellule umane che funzionano come interruttori universali.

A scoprirlo è uno studio pubblicato su Microorganism da un team italiano e presentato da Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’Università di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili, al Congresso nazionale della Società italiana di virologia che si è svolto in modalità telematica.

“Tra le tematiche affrontate non è mancato un update sul virus che ci ha cambiato la vita. Molti sono stati gli studi condotti sul coronavirus pandemico e i relativi dati scientifici presentati”.

Nuove terapie per angina pectoris e insufficienza cardiaca

Risolta la struttura del canale del pacemaker HCN4

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Il battito cardiaco è in prima istanza un processo elettrico ed è per sua natura automatico, non dipende cioè da impulsi esterni. A garantirne l’automaticità contribuiscono i canali HCN, proteine che generano delle piccole correnti elettriche che collegano la fine di un battito al successivo.

Lo studio internazionale coordinato dall’Università Statale di Milano mostra, per la prima volta, una proteina HCN in conformazione aperta, e permette di spiegare come le cariche elettriche passino attraverso di essa.

“Il risultato ha un forte impatto in ambito farmacologico in quanto fornisce i dettagli atomici dell’azione dell’Ivabradina, l’unico inibitore dei canali HCN in commercio, ponendo le basi per lo sviluppo di nuovi farmaci”, commenta il Dott. Andrea Saponaro, primo autore dello studio.

L’Rna si trasforma in Dna. Possibile scoperta del secolo

Variante della polimerasi sembra in grado di portare a termine la conversione

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L’Rna può trasformarsi in Dna nel nostro corpo? I libri di biologia ci dicono di no, ma uno studio dell’Università Thomas Jefferson di Philadelphia firmato da Gurushankar Chandramouly sembra poter spazzare via questo assunto fondamentale della biologia molecolare.

«Si tratta di una scoperta che se confermata – commenta all’Ansa il genetista Edoardo Boncinelli – ha un grande impatto sia a livello teorico che pratico. Dagli anni ’50 sapevamo infatti che le informazioni biologiche nelle cellule umane si trasferissero dal Dna all’Rna per poi arrivare alla produzione di proteine. Un meccanismo talmente importante e inconfutabile da essere considerato il “Dogma della biologia”. Negli ultimi anni questa certezza aveva iniziato a vacillare ma ora questo studio sembra, va sottolineato che serviranno altri approfondimenti, demolirlo completamente».

Un vaccino contro i tripanosomi

Nuova risorsa per combattere le infezioni date dal parassita

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È allo studio un nuovo vaccino per prevenire le infezioni causate dal parassita Trypanosoma vivax. Ad annunciarlo è uno studio pubblicato su Nature da un team del Wellcome Sanger Institute.

I tripanosomi costituiscono una famiglia di parassiti associati a malattie molto gravi sia per gli animali che per gli esseri umani. Il vaccino in fase di studio è diretto contro il Trypanosoma vivax, responsabile della tripanosomiasi animale africana, malattia che colpisce il bestiame in Africa e Sud America.

Il parassita viene trasmesso dalle mosche tse-tse ed è legato al Trypanosoma brucei, parassita che può invece infettare anche gli esseri umani causando stanchezza cronica, febbre e debolezza.

Analizzando il genoma di T. vivax, i ricercatori hanno identificato 60 proteine della superficie cellulare che potrebbero diventare obiettivi praticabili per il vaccino.

Fonte Essenziale, il benessere delle buone abitudini

I benefici legati al consumo di un’acqua benefica

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Bere fa bene al corpo, gli esperti ce lo ripetono da sempre. Ora che si avvicina la bella stagione, il concetto acquista ancora maggiore validità. Ci sono tuttavia acque che hanno qualcosa in più da offrire a chi decide di consumarle.

Fra queste, va annoverata senz’altro Fonte Essenziale, l’acqua che sgorga dalle terme di Boario, in Val Camonica. Prima di raggiungere la fonte, l’acqua compie un lunghissimo percorso attraverso le rocce del Monte Altissimo, arricchendosi di minerali e oligoelementi preziosi.

Il suo consumo è ottimale poiché, grazie alle sue peculiarità, consente di migliorare i processi digestivi, facilita la digeribilità di grassi e proteine, depura fegato e intestino regolandone la motilità e favorendo una corretta evacuazione.

Un esame del sangue per diagnosticare l’Alzheimer

Grazie a un sensore che riconosce le proteine nel plasma

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Diagnosticare l’Alzheimer grazie a un semplice esame del sangue. È la svolta promessa dal progetto SensApp, che riunisce diversi team di scienziati in Europa per collaborare allo sviluppo di un super-sensore per la ricerca di specifiche proteine nel plasma.

Allo stato attuale, la diagnosi oggettiva è possibile solo attraverso un prelievo invasivo di liquido cerebrospinale a livello lombare.

Il progetto si ripromette invece di mettere a punto un sensore in grado di riconoscere le proteine coinvolte nello sviluppo dell’Alzheimer attraverso un semplice esame del sangue.

Il progetto riunisce competenze molto diverse che vanno dalla fisica e ingegneria alla biologia e alle scienze cliniche. Il nostro obiettivo è implementare un prototipo che sia in grado di effettuare la diagnosi in modo rapido e non invasivo. Questo cambierà radicalmente le prospettive dei medici.