Rene trapiantato sul pancreas, prima volta su un bambino

Tecnica mai utilizzata prima al mondo su un piccolo paziente

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Potrà finalmente andare alla scuola materna e giocare con gli altri coetanei un bimbo di 4 anni di origine marocchina, dopo un ri-trapianto di rene collegato al pancreas, una tecnica mai utilizzata prima al mondo su un piccolo paziente già trapiantato di fegato.

Il piccolo era arrivato al Pronto soccorso dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino a 2 mesi di vita per vomito persistente e si era scoperta in quella occasione un’insufficienza renale terminale.

Da quel momento non ha più lasciato l’ospedale. I reni erano completamente pietrificati a causa di una rara e grave malattia genetica, la iperossaluria primitiva, che nelle forme più gravi porta a calcificazione renale in poche settimane di vita.

Una pressione troppo bassa è un rischio per i reni

Può succedere quando si interviene per un’emorragia intracerebrale

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Ridurre in maniera esagerata la pressione sanguigna in caso di emorragia intracerebrale può avere un effetto negativo sulla funzionalità renale. Lo ricorda uno studio pubblicato su Neurology da un team del National Cerebral and Cardiovascular Center di Tokyo.

In caso di emorragia intracerebrale si assiste a un aumento anomalo della pressione sanguigna, per questo si interviene cercando di ripristinare i valori ideali e migliorare così l’esito clinico. Tuttavia, una riduzione eccessiva della pressione finisce per danneggiare i reni, soprattutto in quelle persone che soffrono già di una malattia renale cronica.

«Senza una chiara comprensione di come la funzione renale influenzi l’esito generale durante il controllo della pressione sanguigna in queste situazioni, i medici non possono prendere le decisioni migliori per il trattamento immediato dell’ictus», spiega Kazunori Toyoda.

Il peso del diabete sui reni

Novità terapeutiche e nuove linee guida

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La malattia renale cronica in corso di diabete è un tema di grande rilievo epidemiologico del quale è necessario aumentare la consapevolezza nella popolazione generale e nei soggetti con diabete.

Dati aggiornati al 2019 mostrano un aumento progressivo nelle ultime tre decadi dell’insufficienza renale terminale negli Stati Uniti e tutti i paesi industrializzati.

Il diabete è una malattia in aumento esponenziale e si presume che nel 2045 ci saranno 629 milioni di persone al mondo con diabete diagnosticato, e almeno altri 200 milioni di diabetici non diagnosticati.

Il diabete è, insieme all’ipertensione, la principale causa di insufficienza renale terminale e la prognosi dei pazienti diabetici in dialisi è peggiore di quella di molte neoplasie.

Sei tipi di prediabete

I sottotipi della condizione che precede l’insorgenza della malattia

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Ad annunciare l’insorgenza del diabete di tipo 2 non esiste una sola condizione di prediabete, ma ben 6. Lo dice uno studio apparso su Nature Medicine e firmato da ricercatori dell’Università di Tubinga in collaborazione con il Centro tedesco per la ricerca sul diabete.

I diversi tipi di prediabete si differenziano in base alla storia naturale della malattia, rischio di diabete e sviluppo di patologie secondarie.

«Il diabete di tipo 2 non si sviluppa da un giorno all’altro, ma è spesso preceduto da una fase preliminare in cui i livelli glicemici sono elevati ma la malattia non si è manifestata appieno», spiega il coautore Hans-Ulrich Häring, diabetologo presso l’Università di Tubinga che assieme ai colleghi ha seguito 899 partecipanti al Tübingen Family Study e al Tübingen Lifestyle Program.

Covid, malattia renale complicanza più rischiosa

Principale fattore di rischio per il ricovero

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Maggior rischio di infettarsi e letalità più elevata. È il risultato del rapporto fra Covid-19 e malattia renale cronica. I pazienti con problemi renali sono particolarmente fragili e a rischio, di conseguenza andrebbero protetti prima degli altri con il vaccino, a prescindere dall’età.

È la richiesta espressa da Piergiorgio Messa, presidente Sin e direttore di Unità operativa complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto renale – Policlinico di Milano e docente di Nefrologia all’Università degli studi di Milano:

A preoccupare sono soprattutto i pazienti in dialisi», ha spiegato, «in quanto hanno un rischio di infezione oltre 5 volte superiore a quello della popolazione generale, dovuto a mezzi di trasporto comuni, così come le sale di attesa e le sale di trattamento dialitico, e ai contatti con lo staff medico.

Fistole più efficienti per chi è in dialisi

Nuovo dispositivo consente una funzionalità prolungata

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I pazienti dializzati devono periodicamente subire piccoli interventi per la rimozione e il reimpianto di nuove fistole.

Ora uno studio pubblicato sul Journal of Vascular Access dimostra l’efficacia di un nuovo dispositivo per la creazione di fistole arterovenose endovascolari prossimali dell’arteria radiale per l’accesso vascolare che rimangono funzionali anche a 2 anni di distanza.

«Questa fistola arterovenosa offre i benefici della normale fistola radiale prossimale aggiungendo il vantaggio di evitare una procedura chirurgica. Può essere creata in sicurezza, funziona bene, e i pazienti ne sono molto soddisfatti. Abbiamo quindi voluto valutarne il tasso di pervietà a due anni», spiega Gerald Beathard, ricercatore della University of Texas Medical Branch di Galveston e primo autore dello studio.

Diabete, i farmaci che proteggono cuore e reni

Malattia renale cronica e cardiopatie meno probabili

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Ci sono due gruppi di farmaci utilizzati per il diabete di tipo 2 in grado di difendere l’organismo dai rischi di malattia renale cronica e di cardiopatie.
Si tratta degli inibitori dei cotrasportatori sodio-glucosio di tipo 2 (Sglt2) e degli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 (Glp1-RA).

A evidenziarlo è un gruppo di esperti guidato da Janani Rangaswami, direttore per la ricerca del dipartimento di medicina all’Einstein Medical Center e professore associato al Sidney Kimmel College della Thomas Jefferson University.

Secondo i medici, che hanno redatto un documento dell’American Heart Association pubblicato su Circulation, questi farmaci dovrebbero essere preferiti per il trattamento del diabete di tipo 2 e per ridurre il rischio di nefropatie e cardiopatie.

Palladio utile per lo sviluppo di nuovi chemioterapici

Nuovo composto a base di palladio mostra efficacia e meno tossicità

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Un team di scienziati a guida italiana ha trovato un’alternativa promettente ai composti a base di platino utilizzati da mezzo secolo in chemioterapia con effetti collaterali significativi su reni e sistema nervoso.

L’alternativa viene dal palladio, un metallo che, secondo i risultati dei primi test pubblicati dalla rivista scientifica Chemical Communications, garantirebbe migliore efficacia e minore tossicità per l’organismo.

I ricercatori hanno sperimentato un nuovo composto di palladio, riscontrando in vitro un’attività antiproliferativa inaspettata e selettiva. Da un lato, il composto attacca e induce alla morte per apoptosi le cellule malate quasi sempre in modo più efficace del cisplatino, il chemioterapico a base metallica più comunemente usato. Dall’altro, è molto meno tossico per le cellule sane.

Il nuovo coronavirus non si trasmette per via sessuale

Studio italiano conferma l’esclusione della trasmissione uro-genitale

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Il sesso non alimenta il contagio da nuovo coronavirus. Uno studio dell’AOU Federico II di Napoli, coordinato dal direttore di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera, Prof.ssa Gabriella Fabbrocini, in collaborazione con le U.O.C. di Urologia e Malattie Infettive, ha vagliato ed escluso infatti la possibilità di trasmissione del SARS-CoV-2 RNA per via uro-genitale.

L’Rna del virus è stato trovato in vari organi, dai polmoni all’intestino, dai testicoli ai reni, e ci sono diversi motivi per supporre una trasmissione del Covid-19 attraverso vie alternative al droplet respiratorio. Per valutare il rapporto tra nuovo coronavirus e sistema uro-genitale, quindi, sono stati eseguiti tamponi uretrali e rettali su un cluster di 10 pazienti affetti da Covid-19 e in condizioni cliniche di diversa gravità, seguiti dall’Unità di malattie infettive federiciana: tutti hanno dato esito negativo.

Scoperta la ragione di cisti e tumori renali

Grazie allo studio di una rara malattia genetica

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Presso l’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Pozzuoli il team di Andrea Ballabio ha descritto sulle pagine di Nature come il meccanismo responsabile di una rara malattia genetica offra una chiave per la comprensione di un meccanismo che porta alla formazione di cisti e tumori a carico di particolari organi, primo fra tutti il rene.

Sostenuto da Fondazione Telethon, da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e dalla Regione Campania, lo studio ha visto la partecipazione dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dell’Istituto di biologia cellulare dell’Università di Innsbruck.