Il dolore da neuropatia si cura mangiando meno

La riduzione calorica allevia il dolore

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Un periodo limitato di dieta a ridotto apporto calorico è in grado di attivare meccanismi anti-infiammatori, riducendo e prevenendo la cronicizzazione del dolore neuropatico.

Ad arrivare a questa conclusione, pubblicata sulla rivista Plos One, un team di ricerca dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) e della Fondazione Santa Lucia (Irccs), in collaborazione con le Università di Chieti e Milano.

Lo studio, finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito dei progetti ‘Giovani Ricercatori’ presso la Fondazione Santa Lucia, apre la strada a nuove strategie terapeutiche non farmacologiche, in alternativa o in supporto alle cure convenzionali.

Tre marcatori per capire come sta il cuore

Studio italiano rende più facile individuare lo scompenso cardiaco

Una ricerca italiana ha individuato tre marcatori biologici in grado di rendere più agevole la diagnosi di scompenso cardiaco.

Lo studio è stato realizzato dai ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio di Pisa insieme con gli studiosi dei più importanti centri di ricerca europei e americani, ed è stato pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology.

Lo scompenso cardiaco rappresenta la via finale comune di molte patologie cardiovascolari e una delle principali cause di ricovero e di decesso nel mondo occidentale.

Nel melograno una molecola per le malattie intestinali

Possibile effetto positivo assicurato dall’urolitina

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Nel melograno c’è una molecola potenzialmente utile in caso di malattie intestinali come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa.

Lo afferma una ricerca dell’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine di Bangalore, in India, e dell’Università di Louisville, negli Usa.

La molecola in questione, l’urolitina, aumenterebbe le proteine che rafforzano le giunzioni delle cellule epiteliali nell’intestino, riducendo in tal modo l’infiammazione.

In sostanza rafforzano la barriera intestinale, la cui maggiore permeabilità è proprio alla base di queste malattie.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra il meccanismo con cui il metabolita microbico e il suo analogo non solo riducono l’infiammazione e ripristinano l’integrità della barriera intestinale, ma proteggono anche contro la colite.

Come motivare le persone a te care a mettersi a dieta

Come riportato dal Fattoalimentare.it tra gli adulti, gli italiani in sovrappeso sono il 35,3% e aggiungendovi il 9,8% di obesi si vede che poco meno di un italiano adulto su due (il 45,1%) presenta una situazione di eccesso ponderale.

Per te che sei un’appassionata di fitness, allenamento e vita sana, non sarà di certo difficile individuare tra i tuoi cari qualcuno che rientra nelle percentuali della ricerca. Tuttavia affrontare l’argomento “mettersi a dieta” soprattutto per sbarazzarsi del peso in eccesso non sano, può essere piuttosto difficile e spinoso.

Che si tratti di un’amica o di un parente, sembra sempre complicato suggerire di prendersi cura del proprio peso, ma se pensi che non dicendo niente gli stai facendo un favore, forse devi riconsiderare la tua posizione.L’argomento va senz’altro trattato con le pinze, sia per quanto riguarda le cose da dire che il modo di comportarsi.

Ecco quindi come motivare le persone a te care a mettersi a dieta.

Non forzare la conversazione. Ognuno si trova in un momento della propria vita diverso dall’altro, e il vero cambiamento avviene quando le persone sono pronte, secondo i loro tempi, non secondo i tuoi.

Cerca di essere aperta alla discussione e ad ascoltare quello che hanno da dire se hanno voglia di parlare. Se una delle persone a te care è in questo mood cerca di essere aperta e di supporto.

Non ignorare i commenti relativi al peso. Se chi ti è vicino spesso fa commenti relativi al fatto di aver messo su peso, non fare finta di niente e soprattutto non ignorarli.

Cerca di andare in profondità. Cerca di capire come si sentono rispetto al loro peso, di essere aperta alla loro voglia di esprimersi e far capire loro che si trovano in una situazione di poter parlare liberamente. Leggi anche Abitudini alimentari: mangiare in maniera emotiva

Condividi la tua esperienza. A volte uno dei mezzi più potenti a tua disposizione è proprio la tua esperienza. Sia che si tratti di peso in eccesso sia che si tratti di problemi relativi alla sicurezza in te stessa, ci siamo in ogni caso passate tutte.

Offri supporto con le azioni. Non fare proclami di buone intenzioni, ma agisci. Chiedi loro di partecipare ad attività sportive insieme a te, oppure fare una semplice passeggiata a contatto con la natura, o piuttosto di fare la spesa insieme e cucinare qualche delizioso pasto sano. Fai sentire la tua presenza e tutto il tuo supporto. Leggi anche 7 benefici di allenarsi con un amico

Fai si che si dimentichino che non si tratta semplicemente di un numero sulla bilancia. Sempre prendendo spunto dalla tua esperienza personale, fagli capire di come tornare in forma gli permetta di sentirsi più forti mentalmente, dormire meglio ed essere felici.

Cerca di aiutarli a capire quali sono le vere ragioni. Le ragioni più comuni di una cattiva alimentazioni sono lo stress, tristezza o comunque relative ad uno stato d’animo. Prova a trovare con loro una soluzione per fare i conti con questi sentimenti, magari provare una classe di funzionale o di pilates insieme, o piuttosto iniziare un diario.

E’ tutta una questione di amore. Interagire rispetto alla questione del peso, senz’altro è una sorta di campo minato, ma cerca di rendere ben chiaro il concetto che non si tratta di esprimere un giudizio rispetto alla loro condizione, ma riguarda solo l’amore che provi per loro, il fatto che tu vuoi supportarli fino in fondo nel loro percorso.

NB: se ti accorgi che una persona a te cara si trova in una situazione di particolare difficoltà, ricordati di fare riferimento a strutture specializzate e specialisti del settore.

Il cancro non è più invisibile

Ricerca svela il meccanismo con cui le cellule malate si nascondono

Il cancro sta perdendo i superpoteri. Può essere sintetizzata così la ricerca apparsa su Nature Medicine a firma di scienziati dell’Università della California di San Francisco guidati dall’italiano Davide Ruggero.

Per la prima volta, lo studio è riuscito a bloccare il meccanismo che consente alle cellule tumorali di nascondersi e sfuggire così al sistema immunitario.

«Abbiamo trovato un nuovo punto debole del cancro, per distruggere le sue cellule», ha detto Ruggero. «Abbiamo capito come le cellule dei tumori producono specifiche proteine importanti per la loro crescita. Una di queste è la proteina PD-L1 che rende le cellule cancerogene invisibili dall’attacco del sistema immunitario».

Lo studio punta dunque all’immunoterapia come trattamento decisivo per eliminare il cancro.

Dopo il fitness un po’ di zenzero

La radice ha effetti positivi su crampi e traumi

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Avete esagerato con l’attività fisica per recuperare qualche stravizio alimentare? Nessun problema, ci pensa lo zenzero. Almeno è ciò che sostengono alcuni ricercatori statunitensi della Georgia State University che hanno pubblicato gli esiti di una ricerca a tal proposito sulle pagine della rivista Journal of Pain.

La radice della pianta di zenzero è nota da sempre per la sua capacità di lenire i sintomi di crampi addominali e nausea, ma secondo i ricercatori vanterebbe anche un’altra proprietà, quella di ridurre i risentimenti e i dolori muscolari dopo uno sforzo fisico intenso.

Per dimostrarlo, gli scienziati americani hanno messo alla prova 74 adulti, sottoponendoli a una serie di faticose attività fisiche e dividendoli in due gruppi.

Neonati, un anno di notti in bianco

In molti casi ci vuole più di un anno affinché dormano tutta la notte

Il bambino non dorme? Preparatevi a non dormire neanche voi per almeno un anno. Secondo una ricerca della McGill University e del Singapore Institute for Clinical Studies, molti bambini impiegano anche più di un anno per abituarsi ai ritmi “adulti” del sonno, riuscendo a dormire per 6/8 ore di fila.

Al di là dei comprensibili effetti negativi sul sonno di mamma e papà, tuttavia, questo non dovrebbe costituire fonte di preoccupazione perché lo sviluppo del bambino rimane nella norma.

Gli scienziati, che hanno pubblicato lo studio su Pediatrics, hanno utilizzato come parametro 6/8 ore di sonno senza risvegli, analizzando quindi le abitudini di 388 bambini di 6 mesi e altri 369 di 1 anno. Hanno scoperto così che a 6 mesi il 38% dei piccoli non dormiva ancora per 6 ore consecutive, e il 57% non per 8 ore.

Ipertensione Ko grazie alla spirulina

Un estratto della sostanza dimostra effetti benefici

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L’ipertensione potrebbe essere tenuta sotto controllo grazie a un estratto di spirulina.

La spirulina viene sempre più celebrata mediaticamente come un “supercibo” per via delle numerose proprietà benefiche che le vengono attribuite, anche se l’individuazione corretta dei suoi effetti è ancora oggetto di indagini scientifiche.

Con il nome scientifico di Arthrospira platensis, si tratta di un cianobatterio, cioè un batterio capace di fotosintesi. A volte viene classificata, non del tutto correttamente, come “alga azzurra”, sembra che venisse utilizzata come alimento dagli Aztechi.

Ora una ricerca del Laboratorio Di Fisiopatologia Vascolare dell’I.R.C.C.S. Neuromed mostra che un suo estratto ha la capacità di contrastare l’ipertensione arteriosa attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni.

Un software diagnostica le malattie psichiatriche

Lavora sulla combinazione di dati clinici e neuroimaging

La depressione è la prima causa mondiale di problemi di salute mentale. I disturbi incipienti di disabilità si manifestano principalmente nella fase di giovinezza e nella “emerging adulthood”, e circa il 75% di questi prima dei 25 anni.

Episodi di psicosi come schizofrenia e disordini bipolari sono i primi sintomi del rischio di disabilità che si traduce in difficoltà e deterioramento nelle relazioni sociali e occupazionali (social and occupational impairments).

Uno dei problemi principali, all’interno della ricerca e della cura della salute mentale, consiste nella scarsità di strumenti computazionali di previsione dei deficit comportanti un impatto importante nelle relazioni sociali e nella possibilità di realizzazione professionale.

Questi strumenti prognostici potrebbero essere in grado di prevenire l’insorgere di disabilità e di sviluppare nuove terapie.