Il defibrillatore impiantabile può causare depressione

La possibilità dello shock elettrico può influire sulle condizioni psicologiche

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Salva la vita, ma può provocare ansia e depressione. È il defibrillatore impiantabile, uno strumento tecnologico che consente la cardioversione, sebbene possa causare anche ansia e depressione nel soggetto.
Lo dice una ricerca dell’Ospedale Universitario di Odense presentata nel corso del congresso scientifico della Società Europea di Cardiologia (Esc) dalla dott.ssa Susanne Pedersen. Lo studio ha preso in esame i dati di oltre 1.000 pazienti che hanno avuto un defibrillatore impiantabile con funzione di cardioversione. I soggetti sono stati seguiti per 2 anni, compilando con regolarità un questionario su ansia, depressione e qualità della vita al basale e poi a 3, 6, 12 e 24 mesi.
I dati dimostrano che l’ansia ha riguardato il 14,5% dei casi, mentre l’11,3% ha sviluppato un quadro depressivo. I numeri sembrano suggerire che gli anziani rischiano meno questo effetto collaterale …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | defibrillatore, depressione, shock,

Una proteina protegge il cervello

Segnalato un legame con la perdita di neuroni e l’invecchiamento

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Uno studio americano rivela che la proteina VGLUT è legata a processi di invecchiamento cerebrale e perdita di neuroni. Lo studio della University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences è stato pubblicato su Aging Cell.
Dall’analisi è emerso come le donne riescano a reagire meglio alla perdita di neuroni e all’insorgere di problemi motori.
I ricercatori si sono serviti di tecniche biochimiche e genetiche dimostrando che la riduzione dei livelli di VGLUT nelle mosche femmine ha effetto sulla loro resistenza alla neurodegenerazione associata all’invecchiamento.
“Abbiamo scoperto che i livelli di VGLUT sono più alti negli organismi femminili che in quelli maschili, che aumentano con l’avanzare dell’età, e che è proprio questa proteina a ‘proteggere’ dall’insorgere di disturbi neurodegenerativi – spiega Silas Buck, uno degli autori della ricerca – questo ci suggerisce che la …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cervello, proteina, Parkinson,

Nuova luce sull’atrofia muscolare spinale

Scoperto nuovo meccanismo molecolare che stimola la degenerazione

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L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia genetica rara causata da bassi livelli della proteina SMN e caratterizzata dalla morte selettiva dei motoneuroni spinali, neuroni deputati al controllo dei muscoli.
In una ricerca dell’Istituto di bioscienze e biorisorse del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Ibbr), in collaborazione con Peter Claus dell’Hannover Medical School, è stata identificata la proteina B-Raf come il punto centrale di una estesa rete di proteine che contribuiscono alla degenerazione dei motoneuroni in mancanza della proteina SMN.
Lo studio, pubblicato su Pnas e cofinanziato dalla Fondazione Telethon, ha utilizzato un approccio innovativo detto di network biology, che consente di avere una visione globale di tutti i partner coinvolti in un dato processo e permette di identificare rapidamente gli interruttori principali, da attivare o disattivare …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | ritocchino, pelle, mini-invasivo,

Covid, vaccino efficace al 95 per cento

I dati reali confermano quelli dei test clinici

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Eurosurveillance, la rivista che fa capo allo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), ha pubblicato i risultati della ricerca effettuata dal Servizio di Epidemiologia dell’Ulss 2 in collaborazione con il Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità sull’efficacia della vaccinazione anti-Covid.
Lo studio ha valutato l’efficacia della vaccinazione nel prevenire le infezioni da SARS-Cov-2 tra gli operatori sanitari degli ospedali nel primo periodo dopo l’avvio delle vaccinazioni.
“L’analisi – spiega Mauro Ramigni, direttore del Servizio – ha riguardato 6423 operatori nel periodo gennaio-marzo 2021. I risultati sono molto confortanti: anche se lo studio è stato condotto in un periodo nel quale l’incidenza della malattia era importante e su una popolazione a particolare rischio di contatto con persone potenzialmente infettanti, il vaccino dopo 2 …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, vaccino, medici,

Essere nevrotici aumenta il rischio di Parkinson

La malattia neurodegenerativa influenzata anche dai tratti di personalità

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La malattia di Parkinson colpisce circa l’1-2% della popolazione anziana mondiale ed è la seconda patologia neurodegenerativa più comune dopo il morbo di Alzheimer.

Seppur le cause non siano ancora note, gli scienziati ritengono che fattori genetici e ambientali contribuiscano alla sua insorgenza.

Una nuova ricerca con partecipazione dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irib) di Cosenza e l’Istituto per le bioimmagini e fisiologia molecolare (Cnr-Ibfm) di Milano, pubblicata su Movement Disorders, indica che anche il tratto di personalità definito “nevroticismo” è costantemente associato a un maggiore rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

La fibrillazione atriale è anche causa di demenza

Altera il flusso cerebrale e provoca declino cognitivo

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La fibrillazione atriale, la più comune tra le aritmie cardiache, causa declino cognitivo e demenza, anche in assenza di eventi clinici evidenti, come il classico ictus cerebrale.

È il risultato di un importante studio appena pubblicato su Europace, la prestigiosa rivista scientifica internazionale di aritmologia cardiaca, ed è diventata la prima notizia della Newsletter della Società Europea di Cardiologia.

La ricerca è stata condotta da un gruppo multidisciplinare composto da cardiologi e ricercatori dell’ospedale Molinette della Città della Salute e dell’Università di Torino – professor Matteo Anselmino, dottor Andrea Saglietto, dottoressa Daniela Canova – e da un team di ingegneri del Politecnico di Torino – professor Luca Ridolfi e professoressa Stefania Scarsoglio.

Covid-19, una proteina provoca casi gravi

Associazione tra HERV-W ENV e evoluzione della malattia

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I ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata” hanno dimostrato per la prima volta la presenza di un’elevata quantità della proteina HERV-W ENV nelle cellule del sangue dei pazienti COVID-19.

La proteina è presente in particolare nei linfociti T, cellule che giocano un ruolo centrale nella risposta immunitaria verso le infezioni causate da virus e batteri. Nei pazienti COVID-19, la proteina è stata correlata all’infiammazione e all’alterazione ed esaurimento del funzionamento delle cellule del sistema immunitario.

L’osservazione che il livello della proteina riflette l’esito respiratorio dei pazienti durante l’ospedalizzazione suggerisce il suo ruolo nella patogenesi e nell’evoluzione della malattia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “EBioMedicine” del gruppo editoriale “The Lancet”.

Sei tipi di prediabete

I sottotipi della condizione che precede l’insorgenza della malattia

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Ad annunciare l’insorgenza del diabete di tipo 2 non esiste una sola condizione di prediabete, ma ben 6. Lo dice uno studio apparso su Nature Medicine e firmato da ricercatori dell’Università di Tubinga in collaborazione con il Centro tedesco per la ricerca sul diabete.

I diversi tipi di prediabete si differenziano in base alla storia naturale della malattia, rischio di diabete e sviluppo di patologie secondarie.

«Il diabete di tipo 2 non si sviluppa da un giorno all’altro, ma è spesso preceduto da una fase preliminare in cui i livelli glicemici sono elevati ma la malattia non si è manifestata appieno», spiega il coautore Hans-Ulrich Häring, diabetologo presso l’Università di Tubinga che assieme ai colleghi ha seguito 899 partecipanti al Tübingen Family Study e al Tübingen Lifestyle Program.

Fibromi uterini, relugolix riduce dolore e sanguinamenti

In associazione con estradiolo e noretindrone acetato

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Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine segnala l’efficacia dell’associazione fra estradiolo, noretindrone acetato e relugolix nel trattamento dei fibromi uterini.

La ricerca, firmata da scienziati dell’Università di Chicago, mostra la capacità di relugolix nel ridurre il sanguinamento mestruale e il dolore nelle donne affette da fibromi uterini.

Ayman Al-Hendy, docente di ostetricia e ginecologia, spiega i vantaggi legati all’antagonista del recettore dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH): «Il farmaco è stato ben tollerato: la densità minerale ossea è stata preservata e l’incidenza di vampate associata alla monoterapia con relugolix è stata ridotta al minimo».

Parto pretermine, un algoritmo ne prevede il rischio

Utile a individuare le gestanti da tenere sotto controllo

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Un nuovo algoritmo può aiutare i medici a identificare le donne incinte maggiormente a rischio di realizzare un parto pretermine. A suggerirne l’utilizzo è un articolo pubblicato su Plos One da ricercatori dell’Università dell’Arizona di Phoenix.

L’algoritmo si basa sull’identificazione di metaboliti del progesterone nel plasma e di fattori di rischio specifici come l’esposizione prenatale ai corticosteroidi.

«In precedenza, gran parte della ricerca in questo campo era concentrata sulla previsione dell’età gestazionale al momento del parto come stima della prognosi neonatale», spiega il ginecologo Avinash Patil, coautore dello studio.