Nestlè si prepara al lancio del Kit Kat Vegano. Lo proveresti?

Abbiamo letto dell’ipotesi del lancio sul mercato del Kit Kat Vegano e la cosa ci ha incuriosito.  Lo snack, Kit Kat V, che sembra sarà lanciato in alcune nazioni proprio per testare la validità del prodotto, promette di mantenere il gusto del classico Kit Kat, ma privo dell’utilizzo di prodotti di origine animale.

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Kit Kat Vegano: un’idea che nasce dalle richieste Social

Sembra che l’idea nasca proprio dalle numerose richieste ricevuta dalle aziende sui social media. Sembra che la community dei Kit Kat Lovers sia piuttosto attiva da questo punto di vista.

Oltre a Kit Kat V, Nestlè sembra aver già immesso su alcuni mercati, numerosi altri prodotti che strizzano l’occhio al mondo vegano, come ad esempio prodotti non caseari a base di avena, piuttosto che di riso o cocco.

La rivoluzione alimentare

Insomma sembra che la Nestlè stia cavalcando l’onda della rivoluzione alimentare, incoraggiando il consumo di prodotti a base vegetale.  Da qualche anno a questa parte, sembra che si sia innescato un processo di maggiore attenzione all’alimentazione, legato non solamente all’estetica, ma soprattutto alla salute e all’ambiente.

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La maggior parte di noi ha acquisito consapevolezza rispetto al fatto un’alimentazione troppo ricca di proteine animali, può essere controproducente e, se portata all’eccesso, perfino nociva per la salute.

Detto questo, pur non essendo consumatrici assidue di snack particolarmente commerciali, siamo curiosissime di capire se il nuovo Kit Kat Vegan possa essere un’alternativa gustosa ma soprattutto sana per uno snack veloce.  In attesa di leggere i valori nutrizionali del nuovo prodotto della Nestlè fateci sapere pure cosa ne pensate e se lo sostituireste con il kit Kat Classico.

NB: prima di sostituire gli alimenti o intraprendere un percorso alimentare alternativo, ti suggeriamo di consultare sempre uno specialista. 

 

 

 

Cancro della vescica e del seno, aspirina efficace

L’uso del farmaco a basso dosaggio migliora la sopravvivenza

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L’assunzione di aspirina a basso dosaggio sembra ridurre la mortalità in caso di cancro alla vescica o al seno. Lo dice uno studio pubblicato su
Jama Network Open da un team del National Cancer Institute guidato da Holli Loomans-Kropp, che spiega: «Anche se la ricerca precedente si è concentrata maggiormente sui tumori gastrointestinali, la nostra analisi estende i vantaggi associati all’uso dell’aspirina ad altri tumori, come quelli della vescica e del seno».

I ricercatori hanno valutato i dati relativi a 139.896 pazienti con almeno 65 anni, identificando 32.580 tumori incidenti; nel 5,4% dei casi il cancro era localizzato nella vescica e nel 14% dei casi nella mammella. Per altri organi le percentuali erano assai inferiori.

Coronavirus, meglio due mascherine

Il livello di protezione sale notevolmente con l’aggiunta di una mascherina

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Due è meglio di una. La Palice sarebbe fiero dell’ultima ricerca dei Cdc americani, secondo cui indossare due mascherine invece di una aumenterebbe il livello di protezione dal nuovo coronavirus.

I ricercatori si sono basati su un esperimento di laboratorio nel quale due teste artificiali sono state poste a circa 2 metri l’una dall’altra. Gli scienziati hanno così verificato quante particelle delle dimensioni simili a quelle di Sars-CoV-2 avrebbero potuto essere inalate.

Dall’esperimento è emerso che una mascherina riesce a bloccare circa il 40% delle particelle dirette al soggetto che inala, ma l’aggiunta di una mascherina di stoffa sopra quella chirurgica porta la percentuale all’80. Se entrambi i soggetti indossano due mascherine, il livello di protezione per entrambi sarà del 95%.

Covid, la terapia intensiva preserva la memoria

I pazienti intubati meno suscettibili ai problemi cognitivi e di memoria

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Uno studio pubblicato sulla rivista PLOS ONE mostra l’impatto del Covid-19 sulle funzioni cognitive nei pazienti degenti presso l’Unità di Riabilitazione Covid-19 infettivi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. I pazienti erano stati ricoverati precedentemente in Terapia Intensiva e nei reparti di Medicina Covid-19 o Malattie infettive dello stesso Istituto.

A condurre la ricerca è la dottoressa Federica Alemanno, Responsabile del Servizio di Neuropsicologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, con il coordinamento del dottor Sandro Iannaccone, primario dell’Unità di Riabilitazione Disturbi Neurologici Cognitivi-Motori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

Lo studio ha identificato nell’80% dei casi la presenza di disturbi cognitivi (memoria, attenzione, orientamento) e nel 40% di depressione.

6 Esercizi Interno Coscia da fare senza pesi

Se sei alla ricerca di esercizi per interno coscia da fare a casa senza pesi, sei nel posto giusto. L’interno coscia è una delle zone più critiche e frustranti da allenare, e questo perchè i risultati spesso non ci sono così immediatamente evidenti.

Tuttavia importante è non perdersi mai d’animo, e anche se i risultati stentano a venire, non smettere mai di provare a raggiungere il tuo obiettivo.

6 Esercizi Interno Coscia da fare senza pesi

Come sempre ti ricordiamo di verificare di essere nella condizione di salute e fitness per poter eseguire gli allenamenti. 

Di seguito troverai una serie di esercizi interno coscia, da inserire all’interno del tuo abituale workout per gambe e glutei. Se sei in cerca di ispirazione ti invitiamo a dare un’occhiata qui. Puoi anche eseguire gli esercizi in una sequenza a circuito.

Donkey Kick 

  •  Sul materassino, mettiti in posizione quadrupedica
  • Posiziona i palmi delle mani perpendicolarmente alle spalle, e le ginocchia sotto i fianchi
  • Inizia il movimento sollevando la gamba destra, piegata a 90° e il piede flesso.
  • La posizione di arrivo prevede la distensione della gamba.
  • Mentre esegui l’esercizio presta moltissima attenzione a non esasperare il movimento, sforzando o inarcando la schiena. Inoltre evita di girare i fianchi.
  • Ritorna verso il basso, quasi come se volessi raggiungere nuovamente la posizione quadrupedica, ma questa volta senza permettere al ginocchio di toccare terra.
  • Continua ad eseguire questo movimento in maniera fluida per il numero di ripetizioni consigliato e una volta terminato cambia gamba.

Sumo squat

  • Con i piedi a distanza spalle, punta i piedi a 45° verso l’esterno
  • Inspira mentre porti indietro i fianchi in uno squat, portando le braccia in avanti e tenendo le mani davanti al petto
  • Attiva l’addome e mantieni la spina dorsale neutrale
  • Fai una pausa quando arrivi nella posizione più bassa del movimento e fai attenzione perchè è proprio nel momento in cui i fianchi raggiungono l’altezza delle ginocchia che la forma inizia a venire meno
  • Gli stinchi dovrebbero trovarsi in posizione verticale, e le ginocchia leggermente o in avanti rispetto agli alluci.
  • Butta fuori l’aria quando ritorni verso l’alto, facendo partire la spinta dai talloni.
  • La respirazione è parte fondamentale dell’esercizio soprattutto quando inizi ad eseguire l’esercizio con i carichi elevati.
  • Esegui l’esercizio da 3 a 5 set per un massimo cercando di eseguire 12-15 ripetizioni.

Alzate laterali in piedi 

  • In piedi fai in modo che le piante dei piedi siano ben poggiate a terra
  • Porta le mani sui fianchi oppure prova la versione facilitata appoggiandoti ad una sedia
  • Solleva la gamba destra cercando di tenere fermo il bacino
  • Riabbassala senza toccare con il piede per terra
  • Esegui il movimento in maniera fluida e continuata
  • Una volta terminato il numero di ripetizioni procedi ad eseguire il movimento dal lato opposto

Affondi laterali 

  • Con i piedi uniti e le mani davanti al petto, esegui un passo in direzione laterale con la gamba destra
  • Contemporaneamente abbassati in squat facendo attenzione a portare indietro i fianchi e a non permettere al ginocchio di superare la punta dei piedi.
  • La gamba destra rimane dritta con il piede che punta in avanti.
  • Cerca di non far collassare il petto in avanti.
  • Fai partire una spinta dal tallone per ritornare in posizione di partenza.

Fire Hydrant 

  • Inizia a quattro zampe tenendo le mani alla stessa altezza delle spalle e le ginocchia direttamente sotto i fianchi.
  • Mantieni il ginocchio destro ad un angolo di 90 gradi e solleva lentamente la stessa gamba verso destra finché non è parallela al terreno. Attento a non sollevare l’anca destra: è fondamentale tenere entrambi i fianchi paralleli al pavimento.
  • Con molto controllo, abbassa la gamba a terra.
  • Completa 15 ripetizioni per ogni gamba.

Alzate laterali sdraiate

  • Sdraiati sul fianco sinistro e solleva la testa poggiandola sulla mano, facendo ben attenzione a piantare il gomito per terra
  • Solleva la gamba destra cercando di tenere fermo il bacino
  • Riabbassala senza toccare con il piede per terra
  • Esegui il movimento in maniera fluida e continuata
  • Una volta terminato il numero di ripetizioni procedi ad eseguire il movimento dal lato opposto

Il nuovo approccio per ringiovanire lo sguardo

Filler dedicati per ogni area e per ogni età

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Una “punturina” che ringiovanisce lo sguardo. Contro solchi, occhiaie, zampe di gallina, palpebre cadenti e inestetismi, arriva il Teoxane Approach, non solamente una nuova filosofia per affrontare la zona degli occhi, ma soprattutto un trattamento mirato, declinato in base all’età e capace di rispettare la naturalezza dello sguardo.

I filler a base di acido ialuronico, sviluppati da Teoxane in quasi un decennio di ricerca, permettono di intervenire in modo puntale, risolvendo i problemi che possono riguardare l’intera area degli occhi.

Già a partire dai 30 anni, una donna su due è preoccupata per l’aspetto stanco e affaticato del proprio sguardo; una preoccupazione condivisa da un numero sempre crescente di uomini – commenta il Prof. Giuseppe Sito, chirurgo estetico.

Covid, studio sperimenta nuovo farmaco

Partito studio clinico per testare efficacia del raloxifene

È partito un nuovo studio per verificare la potenziale efficacia del farmaco raloxifene in caso di Covid-19. La ricerca è stata organizzata nell’ambito di un nuovo protocollo a disposizione dei medici di base per la cura della malattia nei loro assistiti.

Il sistema prevede tre strutture di riferimento, l’Humanitas di Milano e Bergamo, lo Spallanzani di Roma e il Monaldi di Napoli.

I medici di base potranno sfruttare il protocollo per il trattamento domiciliare delle persone positive che prevede l’uso di raloxifene e un monitoraggio delle condizioni del paziente in telemedicina grazie a un kit dedicato.

Il medico di base delle città interessate potrà inserire il paziente positivo paucisintomatico nel nuovo protocollo beneficiando di una linea telefonica dedicata.

Neuroblastoma, individuati due nuovi marcatori

Predicono le possibilità di sopravvivenza dei pazienti

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Identificati due nuovi marcatori cellulari e genetici in grado di predire la sopravvivenza dei pazienti affetti da neuroblastoma.

La scoperta è il frutto di uno studio realizzato dall’area di ricerca di Oncoematologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler di Trento. La ricerca, finanziata da AIRC e Ministero della Salute, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications.

Oltre a fornire nuovi strumenti per la prognosi, i risultati ottenuti consentiranno di individuare i pazienti oncologici che potranno beneficiare maggiormente di terapie immunologiche per sconfiggere il tumore.

Il neuroblastoma è il tumore solido extracranico più comune dell’età pediatrica (rappresentando circa il 7-8% dei tumori nei bambini). L’età media alla diagnosi è di 18 mesi.

Lattuga selvatica, un aiuto contro il glioblastoma

La pianta contiene una molecola potenzialmente utile

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È nota come lattuga selvatica, e non è adatta al consumo alimentare in quanto tossica. Ma questa pianta (nome scientifico Lactuca virosa, dove “virosa” sta, appunto, per velenosa) contiene una molecola che potrebbe costituire un aiuto supplementare nelle terapie antitumorali contro il glioblastoma.

Sono i risultati di una ricerca diretta dalla dottoressa Antonella Arcella, Laboratorio di Neuropatologia Molecolare dell’Unità di Neuropatologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli, e pubblicata sulla rivista scientifica Molecules. Nel corso dell’esperimento, i ricercatori hanno sottoposto a un trattamento con lactucopicrina uno specifico tipo di cellule del glioblastoma, un tipo di tumore maligno cerebrale particolarmente aggressivo, nonché il più diffuso.