Long Covid, sintomi anche a un anno dalla guarigione

Molti i pazienti che continuano ad accusare distress respiratorio

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A un anno dall’uscita della terapia intensiva una buona percentuale di pazienti accusa ancora problemi respiratori. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Thorax da un team di ricercatori del Centro di Ricerca Universitario “Alessandra Bono” dell’Università degli Studi di Brescia e del Centro per il follow-up dei pazienti dimessi dalla terapia Intensiva dell’ASST Spedali Civili di Brescia.
Si tratta dei primi dati al mondo sugli esiti nei pazienti con sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) associata a COVID-19, a un anno dalla terapia intensiva.
Lo studio riporta gli esiti di 114 pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto associato a Covid-19 valutati a 3, 6 e 12 mesi dopo la dimissione dall’unità di terapia intensiva con valutazione dei disturbi fisici, mentali e cognitivi (perdita di massa e forza muscolare, complicanze neuro-psicologiche, dolore e altre …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Anche 10 lavaggi per le mascherine chirurgiche

La capacità filtrante delle mascherine resiste al passaggio in lavatrice

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Le mascherine chirurgiche possono anche essere lavate dopo l’utilizzo. Addirittura per 10 volte, secondo un nuovo studio pubblicato su Chemosphere da un team di ricercatori francesi.
Le capacità di filtraggio delle mascherine in polipropilene sembrano resistere dopo diversi lavaggi in lavatrice. Un risultato sorprendente che potrebbe avere risvolti molto interessanti per la gestione della pandemia, sia a livello di costi economici sia a livello ambientale.
Intanto, un’altra ricerca sostiene l’inutilità delle mascherine di stoffa utilizzate con lo scopo di proteggersi da Covid-19. Lo dice uno studio randomizzato controllato che ha messo a confronto la protezione ottenuta con mascherine chirurgiche e mascherine di stoffa.
Lo studio è stato condotto in Bangladesh da ricercatori di importanti università statunitensi come Yale, Johns Hopkins e Stanford, in collaborazione con colleghi di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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I superfarmaci contro il cancro della prostata

Nuova opzione rappresentata dagli inibitori di Parp

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Per sottolinearne l’importanza, i medici li chiamano superfarmaci. Si tratta degli inibitori di Parp, nuovi medicinali in grado di svolgere un ruolo importante nella lotta al cancro della prostata.
Gli studi dimostrano infatti la loro efficacia nel cancro della prostata metastatico, quando il tumore non risponde più ai trattamenti, e in presenza di specifiche mutazioni del Dna come BRCA1 e BRCA2.
Il cancro della prostata rappresenta il 20% di tutti i casi di tumore dai 50 anni in su. Il più promettente filone di ricerca si basa sull’idea di studiare le caratteristiche genomiche del cancro per trovarne il tallone d’Achille. Gli inibitori di Parp fanno proprio questo lavoro. Parp è la sigla che definisce un gruppo di proteine coinvolte in vari processi biologici, fra cui la riparazione del Dna di un tessuto.
In alcuni casi di tumore della prostata avanzato la proteina Parp, insieme al …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Durata del ciclo associata alla salute del cuore

Una maggiore durata sembra legata a migliore salute vascolare

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Il rischio di problemi cardiaci fra le donne anziane può essere previsto anni prima grazie all’analisi della durata del ciclo mestruale. Lo dice uno studio pubblicato su Menopause da un team dell’Università di Pittsburgh che ha esaminato il legame fra i cambiamenti del ciclo mestruale e le probabilità di sviluppare problemi cardiaci.
Lo studio, coordinato da Samar El Khoudary, ha coinvolto 428 donne fra i 45 e i 52 anni, seguite per un follow up di 10 anni o fino al post-menopausa. È stato valutato il rischio cardiovascolare dopo l’ultimo ciclo mestruale con la misurazione di rigidità e spessore delle arterie.
Nel 62 per cento dei casi, il ciclo era regolare. Il 16% ha riscontrato un accorciamento del ciclo e il restante 22% un ciclo tendenzialmente più lungo. Secondo i risultati della ricerca, le donne con cicli più lunghi in pre-menopausa sembravano associate a una migliore salute …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | cuore, ciclo, menopausa,

L’eugenolo, potenziale antivirale contro COVID-19

La molecola inibisce la proteina 3CLpro del virus SARS-CoV-2

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La campagna vaccinale contro il coronavirus SARS-CoV-2 procede in Italia e in tutto il mondo, ma occorre proteggere la ristretta frazione di popolazione che si ammala in modo sintomatico anche dopo la vaccinazione, assieme a quella parte più ampia che non è possibile immunizzare perché fragile o che per svariati motivi si sottrae alla somministrazione. L’attenzione della comunità scientifica è pertanto concentrata sulla ricerca di ulteriori molecole da utilizzare direttamente come antivirali contro il COVID-19, oppure da cui iniziare nuovi studi.
“I composti di origine naturale sono un possibile punto di partenza e spesso presentano alcuni vantaggi: struttura molecolare semplice e facilmente modificabile, assenza di brevetti, facile reperibilità e basso costo”, afferma Bruno Rizzuti, ricercatore del Cnr-Nanotec di Rende e primo autore del lavoro. In questo filone di ricerca si colloca il …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | molecola, proteina, Covid,

Covid, i bambini si contagiano di più a casa

Studio italiano mostra la minore pericolosità della scuola

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Uno studio di ricercatori italiani mostra la maggiore probabilità di contagiarsi a casa invece che a scuola per i bambini. La ricerca, condotta dall’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, è stata pubblicata sull’Italian Journal of Pediatrics a firma di Mauro Calvani e dei suoi collaboratori del reparto di Pediatria.
“Utilizzando la cospicua casistica del ‘walk-in’ pediatrico aperto lo scorso anno, durante la seconda ondata della epidemia (circa 3.000 bambini)”, sottolinea il San Camillo, “gli autori hanno evidenziato come in seguito a una sospetta esposizione a un soggetto malato, l’infezione viene contratta dai bambini meno frequentemente a scuola che a casa”.
“Tuttavia una volta contagiati, i bambini sono in grado di diffondere l’infezione nei familiari: indipendentemente dalla loro età, sia i bambini della materna che quelli delle elementari o i ragazzi delle superiori …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Rischi riproduttivi per i ragazzi della Terra dei Fuochi

Alterazioni degli spermatozoi nel 60% dei casi

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Rischi riproduttivi importanti per il 60% dei ragazzi che vivono nelle zone della Terra dei Fuochi. A dirlo sono gli esperti della Società italiana di Riproduzione Umana (Siru) nel corso del IV Congresso Nazionale.
I dati provengono dal progetto EcoFoodFertility, condotto per due anni in aree d’Italia altamente inquinate, sostenuto dal ministero della Salute e da diversi enti di ricerca tra cui il Cnr, l’Iss ed Enea.
”Il liquido seminale – ha spiegato Luigi Montano, presidente area andrologica – è un ottimo marker, indicatore di salute ambientale del territorio. Abbiamo compiuto ricerche in giovani sani che vivono in zone a diversa pressione ambientale in Campania e altre regioni italiane e i dati indicano rischi riproduttivi molto importanti per i giovani che abitano nella Terra dei fuochi, nell’area di Brescia e nella Valle del Sacco del frusinate. Dalla ricerca si evince che sui …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | spermatozoi, riproduttivi, alterazioni,

Covid, il vaccino protegge anche i bambini

Probabilità di contagio abbattute se i familiari si vaccinano

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I bambini sotto i 12 anni non possono ancora vaccinarsi contro Covid-19, come noto. Tuttavia, uno studio svedese pubblicato su Jama evidenzia l’efficacia della vaccinazione come strumento di protezione comunitaria anche all’interno di una famiglia.
Più soggetti sono vaccinati, minore sarà il rischio di infettarsi anche per i soggetti non vaccinati. Il rischio è inferiore del 45%-61% se 1 persona in famiglia è stata vaccinata (o si è precedentemente infettata), del 75-86% se le persone immunizzate sono 2, del 91-94% se sono 3 e del 97% se ci sono 4 membri immunizzati.
La ricerca è stata realizzata su 1.789.728 soggetti distribuiti in famiglie composte da 2 a 5 membri con età media di 51,3 anni. Le caratteristiche di base degli individui non immuni erano: età media più bassa (27,3 anni), minor presenza di diagnosi mediche (come da infarto miocardico), reddito medio più basso e una …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, vaccino, bambini,

Fibromialgia, anche il Long Covid può provocarla

Studio evidenzia l’esistenza di un nesso fra le due malattie

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Potrebbe esserci un legame fra Long Covid e insorgenza della fibromialgia. A rivelarlo è uno studio coordinato dalla struttura di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Rizzoli diretta dal professor Riccardo Meliconi, con primo autore il professor Francesco Ursini, professore associato in reumatologia in servizio presso la medesima struttura. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista della società scientifica che riunisce i reumatologi di tutta Europa: Rheumatic and Musculoskeletal Diseases.
Obbiettivo della ricerca la valutazione del potenziale ruolo del COVID-19 come fattore predisponente allo sviluppo di fibromialgia, avendo i ricercatori constatato il crescente afflusso agli ambulatori di reumatologia di pazienti che, dopo aver contratto la malattia COVID-19, lamentavano sintomi articolari tra cui dolore, gonfiore e rigidità.
La fibromialgia è una sindrome reumatologica piuttosto …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Cuore a rischio se c’è carenza di ferro

Almeno il 10% dei casi potrebbe essere evitato prevenendone il deficit

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Il ferro è indispensabile per la salute del cuore. Lo segnala uno studio pubblicato su Heart Failure da un team dell’Università Heart and Vasculature Center di Amburgo. Stando alle conclusioni della ricerca, circa il 10% dei nuovi casi di malattia coronarica potrebbe essere evitato grazie a un’integrazione del prezioso minerale in caso di deficit.
Lo studio ha coinvolto 12.164 soggetti, uomini e donne, provenienti da 3 coorti europee, con età media di 59 anni. I volontari sono stati suddivisi in base alla carenza o meno di ferro funzionale, valore che include il ferro immagazzinato – la ferritina – e quello in circolazione, la transferrina.
“Lo studio – spiega l’autrice principale Benedikt Schrage – ha dimostrato che la carenza era molto diffusa nella mezza età: quasi i due terzi degli arruolati presentavano una carenza di ferro funzionale. Questi individui avevano maggiori probabilità …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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