Diabete, nuovo farmaco per ridurre i rischi ai reni

L’inibitore canagliflozin riduce il rischio di progressione della malattia

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La malattia renale diabetica si sviluppa in circa il 40% dei pazienti diabetici ed è la principale causa di malattia renale cronica in tutto il mondo. Sebbene la terapia sostitutiva renale, ossia la dialisi, possa essere la conseguenza più riconoscibile della malattia renale diabetica, la maggior parte dei pazienti muore prima di iniziare la dialisi per eventi cardiovascolari spesso correlati al danno renale anche se di grado moderato.

Questo accade perché le attuali terapie oggi disponibili per la nefroprotezione (ACE-inibitori e sartani) lasciano circa il 50% dei pazienti ad alto rischio residuo di insorgenza e progressione di malattia renale diabetica.

In questo scenario così buio e incerto, potrebbe arrivare a luglio, in Italia, una nuova indicazione dell’inibitore di SGLT2 canagliflozin che è in grado di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia renale.

Nuova terapia cellulare per le ustioni

Utile anche in caso di gravi difetti cutanei

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È stata approvata dall’Aifa una nuova ricerca di fase II per denovoSkin, una nuova risorsa per la chirurgia ricostruttiva e plastica (ad esempio per il trattamento di gravi ustioni) che consente di creare in laboratorio, da una piccola biopsia cutanea del paziente, ampi innesti a doppio strato dermo-epidermale da re-impiantare senza rischi di rigetto e con un risultato clinico con cicatrice minime.

CUTISS AG, l’azienda che ha sviluppato il trattamento, inizierà a breve lo studio di fase II in stretta collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Il Prof. Maurizio Stella, Direttore S.C. Grandi Ustioni e della Banca della Cute di Torino, dirigerà la sperimentazione. Inoltre, la società ha grande interesse ad avviare al più presto lo studio clinico anche presso l’Azienda Ospedaliera di Padova.

Il lockdown aumenta il rischio di intossicazioni

Quelle da disinfettanti le più frequenti e pericolose

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La tendenza all’aumento di intossicazione da disinfettanti per proteggersi dall’infezione Covid-19 è confermata. I rischi maggiori sono legati più che ai prodotti di uso personale (come i gel per le mani), all’utilizzo imprudente di disinfettanti e igienizzanti per l’ambiente.

“Lo stare a casa ha indotto più persone a ricercare una più efficace igienizzazione delle superfici domestiche (pavimenti, tastiere, scrivanie, telefoni, sanitari) utilizzando contemporaneamente prodotti tra loro incompatibili con il risultato di innescare reazioni chimiche pericolose. Mischiare, ad esempio, candeggina e ammoniaca vuol dire liberare gas che possono creare problemi respiratori anche seri”.

A dirlo è Marcello Ferruzzi, responsabile del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano.

Vaginosi batterica, niente screening in gravidanza

Esami non necessari se la donna è asintomatica

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Non è necessario effettuare lo screening per la vaginosi batterica in gravidanza se la donna non mostra sintomi. Lo ricordano le raccomandazioni della Preventive Services Task Force (USPSTF) negli Stati Uniti pubblicate su Jama.

Secondo il documento, in mancanza di sintomi e nelle donne che non hanno un rischio aumentato di parto pretermine, lo screening per la vaginosi batterica non è raccomandato. In gravidanza, la condizione è spesso associata a parto pretermine, endometriosi post-partum, aborto precoce e basso peso alla nascita.

Con le nuove raccomandazioni, che confermano quelle del 2008, l’USPSTF afferma che nelle persone con aumentato rischio di parto pretermine l’equilibrio tra benefici e rischi non può essere determinato.

Melanoma, nuova associazione per curarlo

Encorafenib e binimetinib riducono i rischi di progressione della malattia

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di encorafenib in associazione con binimetinib nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico con mutazione del gene BRAFV600.

Nel nostro Paese circa 1.000 persone ogni anno potranno beneficiare di questa nuova terapia mirata, che ha proprietà farmacologiche innovative e peculiari. È infatti in grado di migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, con un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.

L’incidenza del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase metastatica, è raddoppiata nell’ultimo decennio – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore del Dipartimento di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘Pascale’ di Napoli.

Il fumo aumenta i rischi di infezione da coronavirus

Più facile l’ingresso del virus nei fumatori

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Fra gli svantaggi del fumo si aggiunge anche una certa suscettibilità al nuovo coronavirus. Si supponeva che il consumo di sigarette potesse peggiorare gli esiti dell’infezione visto il peso che i polmoni devono già sopportare quotidianamente per via dell’abitudine al fumo.

Ora uno studio della British Columbia University e del St. Paul’s Hospital di Vancouver conferma queste intuizioni e dimostra chiaramente che i fumatori – e in genere chi soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) – corrono maggiori rischi di infezione da Sars-Cov-2. Il motivo è legato all’aumento dei livelli della molecola ACE-2, l’enzima di conversione dell’angiotensina II, principale punto di accesso del nuovo coronavirus.

Coronavirus, un vademecum psicologico

Come evitare che la paura si trasformi in panico

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La paura è un’emozione potente e utile. È stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli ed è quindi funzionale a evitarli.

La paura funziona bene se è proporzionata ai pericoli. Così è stato fino a quando gli uomini avevano esperienza diretta dei pericoli e decidevano volontariamente se affrontarli oppure no.

Oggi molti pericoli non dipendono dalle nostre esperienze. Ne veniamo a conoscenza perché sono descritti dai media e sono ingigantiti dai messaggi che circolano sulla rete. Succede così che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli. In questi casi la paura si trasforma in panico e finisce per danneggiarci.

Il coronavirus, con gli occhi degli adolescenti

Alzi la mano chi non ha mai gioito, ai tempi delle superiori o delle medie, per un giorno inaspettato di sciopero. Essere a casa un venerdì, un mercoledì, magari persino un giovedì che è sempre in mezzo alla settimana, quella sì che era un’occasione speciale. Ecco, forse all’inizio di questa quarantena forzata gli adolescenti italiani si sono sentiti un po’ euforici per aver saltato la verifica dopo le vacanze di carnevale, per aver più tempo per fare i compiti, per stare con gli amici, per andare in centro o tornare a sciare in montagna. Insomma, il tipico sentimento che prende in un inaspettato giorno di sciopero. Ma poco a poco, il senso di legittima euforia ha lasciato spazio a un senso di sconforto e spaesamento, e gli adolescenti hanno iniziato a riflettere, a pensare, a guardare con occhio critico la situazione. Hanno capito che c’è qualcosa che non va e altrochè se non va. A volte gli adulti cercano soluzioni complesse a problemi complessi, ma dimenticano di guardare la questione “senza filtri” perché sono presi da mille cose, dall’etica, alle convenzioni sociali, agli obblighi e per finire con i valori personali di ognuno. Eppure, a volte, basterebbe chiedere a propri figli cosa ne pensano, per avere una bella visione, magari priva dell’esperienza che si costruisce con gli anni, ma sicuramente ricca di spunti per renderci conto di tutti gli sbagli che stiamo commettendo nella disperata ricerca di rimediare a uno. Con sconforto, rabbia e incredulità, ecco la riflessione di una adolescente ai tempi del COVID-19.

IL SILENZIO DEI BISOGNOSI

Ho sempre letto spesso e volentieri il New York Times fin da quando sono piccola. Mi ha sempre affascinato il pensiero americano e ultimamente sono rimasta abbastanza sconvolta dal fatto che la situazione coronavirus in Italia sia presa molto “alla leggera” dagli stati esteri. Gli unici articoli che ho trovato sul NYT riguardanti la situazione del nostro paese raccontano della chiusura degli stadi e del rischio che il campionato di calcio termini qui. Lo trovo assurdo e ridicolo. Penso che l’Italia faccia parte di un gruppo di stati che è stato di grande aiuto per l’evoluzione e il progresso della nostra società. Molti stati ci stanno “voltando le spalle” pensando solamente ai rischi che la loro economia corre invece di pensare che vi sono persone che stanno morendo e che questo virus continua a diffondersi senza che nessuno stia trovando soluzioni concrete.

Buona sanità o buon utilizzo della sanità?

Fin da piccola facevo avanti-indietro dagli ospedali dove lavorano i miei genitori essendo entrambi medici e in 15 anni non li ho mai visti così vuoti. Le persone hanno paura di uscire di casa e addirittura rinviano gli appuntamenti medici. Stanno un po’ impazzendo tutti  e questo è dovuto all’eccessiva diffusione di informazioni che spesso sono false o mal interpretate. Il fatto che questo sia l’unico argomento che si tratta in tv non rassicura le persone che continuano a diffondere le loro opinioni giuste o sbagliate che siano. Si crea così una situazione di caos e la gente ha paura a farsi aiutare. Pensano sia pericoloso mettere piede fuori casa e si genera una situazione estrema. In questo momento è giusto che si isoli il virus al fine di evitare che si trasformi in una pandemia usando degli accorgimenti igienico-sanitari corretti (ad esempio lavarsi le mani, evitare il contatto con persone infette…), ma il trasformare ciò in una specie di “guerra psicologica” ritengo sia sbagliato. Così come sbagliato è il sovraccaricare gli ospedali di ricoveri impropri che evidenziano gli errori fatti dalla politica. Un esempio di ciò è il taglio alla spesa sanitaria, il ridotto di medici ed infermieri senza un ricambio adeguato che al momento di questa follia determinata dal COVID-19 si è evidenziato. Un altro aspetto sanitario che traggo dai racconti dei miei genitori è l’uso improprio del pronto soccorso in quanto durante il resto dell’anno è sempre intasato mentre durante questo periodo è vuoto. Penso sia abbastanza strano che il nostro sistema sanitario sia soggetto a pressioni durante tutto l’anno per garantire un adeguato funzionamento di questi servizi e che durante periodi in cui vi è un reale bisogno esso non sia sfruttato. In America tutto è privatizzato. In Italia, invece, abbiamo il beneficio di poter usufruire liberamente di consigli/visite mediche che bisogna imparare a sfruttare per fini concreti.


Non “ghettizzateci”

Il nostro stato sta vivendo un periodo di crisi  che probabilmente proseguirà per molto tempo. All’estero ci vedono come persone da “ghettizzare” perché potremmo portare malattie. L’unica differenza che il nostro stato ha rispetto agli altri è il fatto che sono stati effettuati oltre 21 mila tamponi per prevenire o curare questo virus, invece nei paesi esteri ciò non è stato fatto e sembra che ne siamo affetti solo noi. Il fatto che abbiamo controlli superiori rispetto a quello di altri stati sta avendo un impatto negativo soprattutto sull’economia e sul turismo e questi settori ne risentiranno almeno fino ad oltre l’estate. Bisognerebbe che i capi di governo spieghino alle altre nazioni che noi non ci siamo mai tirati indietro quando si trattava di salvare altre vite. Mentre molti stati chiudevano le frontiere noi abbiamo sempre accolto tutti garantendo un supporto economico e delle cure mediche a chi ne necessitasse perciò ora non mi sembra corretto che tutti gli italiani vengano categorizzati come infetti e respinti in molte parti del mondo. Bisognerebbe aiutarsi reciprocamente e condividere tutte le informazioni che si hanno riguardo questo virus per poterlo combattere e porre fine a questa situazione anche se questo è molto difficile che accada perché probabilmente ci sarà sempre qualcuno che si terrà qualcosa per sé per garantirsi il primato di risoluzione di questo problema.

Molto più di un virus 

Un’altra cosa che mi ha lasciato abbastanza allibita è il fatto che noi italiani non abbiamo una reputazione fantastica all’estero dato che ci conoscono per il cibo e per la mafia. Ora non bisogna aggiungere anche il razzismo. Io sono in montagna, ma su Instagram vedo dei video assurdi. Una mia amica è stata insultata sulla metro perché ha gli occhi a mandorla nonostante lei è nata in Italia, vive qui da 17 anni e non è mai stata in Cina. Inoltre questo virus ha una percentuale di decesso del 2-3%  e tutti i casi di morti in Italia riguardano persone che già erano soggette a patologie perciò esso ha solamente peggiorato queste condizioni. La maleducazione e l’inciviltà che si sono manifestati in questi giorni sono solo in grado di generare razzismo e discriminazione nei confronti di persone che non c’entrano nulla.

L’ignoranza è più contagiosa del coronavirus e purtroppo è anche incurabile.

Setticemia, antibiotici e rischi di danni renali

L’aggiunta di un beta-lattamico aumenta il rischio

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Aggiungere un antibiotico beta-lattamico alla terapia standard in caso di setticemia da MRSA ha soltanto l’effetto di aumentare il rischio di danno renale acuto.

Il farmaco infatti non sembra migliorare la prognosi, secondo le conclusioni di uno studio apparso su Jama. «Per questo lo studio è stato interrotto in anticipo», scrive il coautore Steven Tong dell’Institute for Infection and Immunity in Melbourne, in Australia, aggiungendo che le setticemie da MRSA vengono trattate in prima battuta con vancomicina o
daptomicina.

Alcuni studi avevano suggerito l’aggiunta di un beta-lattamico per aumentare l’attività battericida della terapia standard. I ricercatori australiani hanno approfondito l’argomento arruolando 352 adulti ricoverati in ospedale per setticemia da MRSA.