Vaccini Covid, il rompicapo AstraZeneca

Potrebbero essere ribaltate le indicazioni originarie per il rischio di trombosi

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Sappiamo di non sapere. I tecnici dell’Ema fanno proprio il concetto più famoso di Socrate, denunciando l’incapacità momentanea di dare risposte certe all’opinione pubblica europea sul vaccino di AstraZeneca. Pur non conoscendone ancora i motivi, e avendo una conoscenza superficiale delle dimensioni reali del fenomeno, gli esperti dell’Ema devono alla fine ammettere che esiste un nesso tra alcuni rari casi di trombosi – causati da coaguli di sangue in compresenza con basso numero di piastrine – e la somministrazione del vaccino di AstraZeneca.
I benefici, tuttavia, continuano a superare – e di molto – i rischi, ma la decisione su eventuali restrizioni alle inoculazioni andrà presa dalle autorità nazionali. I casi segnalati da Ema sono 62 eventi di trombosi cerebrale e 24 di altro genere su 25 milioni di dosi in Unione Europea e Regno Unito. Poco per rinunciare a un’arma contro Covid-19, …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | vaccino, AstraZeneca, trombosi,

I rischi dell’abuso di farmaci per chi gioca a calcio

I risultati di uno studio su calciatori della serie B

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L’uso di farmaci fra gli atleti è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, soprattutto per le implicazioni legate al doping. Tuttavia, poco si sa sull’uso di medicinali consentiti e meno ancora sono gli studi che hanno investigato la relazione fra reazioni avverse ai farmaci e sport.

Un team di ricercatori italiani guidati da Francesca Wanda Rossi dell’Università Federico II di Napoli ha realizzato uno studio osservazionale su un gruppo di calciatori di serie B.

Il campione era formato da 378 calciatori, sottoposti a test fisici e anamnestici, oltre che a un questionario validato.

La grande maggioranza degli atleti – il 91,8% – ha riferito l’uso di Fans – farmaci antinfiammatori non steroidei – nel corso dell’anno precedente, e un terzo di loro si è dichiarato consumatore abituale. Il 64% dei giocatori ha utilizzato analgesici, mentre il 52,1% ha assunto antibiotici.

Cancro alla bocca, il sesso orale è un rischio

Aumenta le possibilità di trasmissione dell’Hpv e quindi del tumore

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La cervice uterina non è il solo organo a rischio se si contrae il papillomavirus umano. Il rischio di insorgenza di un cancro sale anche per altri organi: vagina, pene, ano. L’Hpv può essere il fattore scatenante anche dei tumori della bocca e della gola.

In tal senso, il sesso orale rappresenta un fattore di rischio significativo.
Uno studio pubblicato su Cancer afferma che avere più di 10 partner con i quali si è praticato sesso orale aumenta di oltre 4 volte le probabilità di ammalarsi di cancro alla bocca o alla gola.

Il rischio aumenta ulteriormente se si pratica sesso orale sin da giovani e se c’è stato un avvicendamento di più partner in tempi brevi. Una precedente analisi aveva sottolineato i maggiori rischi per gli uomini derivanti da questa pratica, responsabile di circa il 70% dei nuovi casi diagnosticati di cancro orofaringeo.

Diabete, i farmaci che proteggono cuore e reni

Malattia renale cronica e cardiopatie meno probabili

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Ci sono due gruppi di farmaci utilizzati per il diabete di tipo 2 in grado di difendere l’organismo dai rischi di malattia renale cronica e di cardiopatie.
Si tratta degli inibitori dei cotrasportatori sodio-glucosio di tipo 2 (Sglt2) e degli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 (Glp1-RA).

A evidenziarlo è un gruppo di esperti guidato da Janani Rangaswami, direttore per la ricerca del dipartimento di medicina all’Einstein Medical Center e professore associato al Sidney Kimmel College della Thomas Jefferson University.

Secondo i medici, che hanno redatto un documento dell’American Heart Association pubblicato su Circulation, questi farmaci dovrebbero essere preferiti per il trattamento del diabete di tipo 2 e per ridurre il rischio di nefropatie e cardiopatie.

Celiachia e rischio Covid

Nessun aumento del rischio, forse grazie allo stile di vita

Nessun sintomo correlato allo sviluppo di COVID-19, né prove di una maggiore probabilità di contrarre l’infezione nei celiaci refrattari: è quanto rivela un recente studio condotto dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Il Dott. Luca Elli, autore dello studio e membro del Comitato Scientifico Dr. Schär Institute, tra gli enti finanziatori della ricerca, commenta i risultati aprendo interessanti interrogativi di ricerca.

“Abbiamo indagato i rischi legati al COVID-19 in soggetti più fragili e spesso trattati con terapie immunosoppressive come i celiaci refrattari, senza riscontrare nessuna sintomatologia correlata all’infezione”, spiega Elli.

La celiachia refrattaria è una complicanza della celiachia caratterizzata da persistenza o ricorrenza di sintomi di malassorbimento con atrofia dei villi intestinali.

Gravidanza e diabete, ma senza stress

Approvato dispositivo specifico per il monitoraggio continuo della glicemia

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Come superare un motivo di stress per tutte quelle donne con diabete che stanno per diventare mamme? La soluzione oggi per tutte le gravidanze complicate dal diabete nelle sue varie forme (complessivamente circa il 12-15% di tutte le gravidanze) viene dalla tecnologia grazie al primo dispositivo approvato per le donne in gravidanza in grado di monitorare in continuo la glicemia.

Un sistema semplice, accurato, che senza bisogno di calibrazioni ha ricevuto il marchio CE per uso in gravidanza, e che aiuta a stabilizzare il controllo materno e a ridurre i rischi per il bambino quali la macrosomia neonatale e altre complicanze.

Se ne è discusso nel corso nella 14ma edizione dell’appuntamento che ha visto riuniti clinici internazionali e nazionali per discutere gli ultimi aggiornamenti sulla gestione del diabete in gravidanza.

Coronavirus, le mascherine di stoffa funzionano

Ma vanno lavate ogni giorno per ridurre i rischi di contagio

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Anche le mascherine di stoffa funzionano? Secondo uno studio pubblicato su BMJ Open da un team dell’Università di Sydney la risposta è sì, a condizione che vengano lavate quotidianamente.

“Sia le mascherine in tessuto che quelle chirurgiche – evidenzia Raina MacIntyre, che ha condotto lo studio – devono essere considerate ‘contaminate’ dopo l’uso. A differenza delle mascherine chirurgiche, che vengono smaltite dopo l’utilizzo, quelle in tessuto vengono riutilizzate. Anche se si può essere tentati di farlo o di lavarle in modo sommario, la ricerca suggerisce che questo aumenta il rischio di contaminazione”.

Lo studio si è concentrato sull’analisi di dati non pubblicati di uno studio del 2015.

Complicanze da filler, come evitarle

Scongiurare conseguenze gravi come cecità e necrosi

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Aumentano gli interventi di medicina estetica (+10.4% dal 2018 al 2017, dati ISAPS) e crescono le complicanze. Può capitare che per una “punturina” fatta per attenuare le rughe o rimodellare il naso si vada incontro a problemi più o meno seri che vanno da bruciori, dolori e prurito fino ad arrivare a necrosi e cecità.

In Gran Bretagna la situazione è tale che è in corso una campagna di sensibilizzazione per informare sui rischi a cui si può andare incontro con i filler, pubblicando numerose immagini shock e storie di vite rovinate.

Si stima che l’80% dei trattamenti in Uk sia eseguito da persone prive di training medico senza condizioni di sicurezza, con un alto numero di complicazioni anche gravi, che includono necrosi, rottura dei tessuti, amputazione delle labbra, cicatrici e cecità.

Covid, anche l’ictus fra i possibili rischi

L’infezione può causare diversi problemi neuropsicologici

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Anche il cervello può essere oggetto di complicanze in caso di Covid-19. Lo rivela uno studio firmato dal prof. Konstantinos Priftis del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, in collaborazione con le psicologhe Lorella Algeri e Simonetta Spada e la fisiatra Stella Villella dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La ricerca, pubblicata su Neurological Science, segnala la maggiore probabilità di ictus, difficoltà linguistiche, agitazione, agrafia (incapacità di scrivere) e afasia (incapacità di parlare) nei pazienti colpiti da Covid-19.

“La ricerca ha indagato per la prima volta un paziente in cui Covid-19 si è manifestata oltre che con lievi evidenze respiratorie anche con sintomi mentali generalizzati, in seguito regrediti, e con segni neuropsicologici altamente specifici”, spiegano i ricercatori.

Infarto, inutile l’antiaggregante prima della coronarografia

La somministrazione non migliora la prognosi

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Uno studio pubblicato su JACC, una delle più importanti riviste di cardiologia mondiale, ha permesso di chiarire i dubbi dei cardiologi sulla somministrazione a tappeto di farmaci antiaggreganti prima della coronarografia.

I dati dimostrano che non esiste nessun vantaggio in questa indicazione clinica. Evitare somministrazione inappropriate permette quindi di abbattere i rischi di potenziali effetti collaterali. Lo studio indipendente, autofinanziato ed approvato da AIFA dimostra che la coronarografia tempestiva eseguita per via radiale consente la migliore prognosi.

L’innovativo studio, tutto italiano, definisce un nuovo standard di trattamento della forma più frequente di infarto, quella in cui l’arteria non è completamente ostruita (NSTEMI).