Benefici dei cavolfiori e 3 ricette per la tua dieta

I cavolfiori non sempre vengono apprezzati in cucina, soprattutto per quello sgradevole odorino che lasciano durante la cottura. In realtà il cavolfiore è una verdura versatile oltre ogni immaginazione, ma soprattutto dalle proprietà benefiche importantissime. Spesso utilizzato come contorno, sorprendentemente viene utilizzato anche per la preparazione di pasti originalissimi in sostituzione alle più comuni fonti di carboidrati come pizza e riso.

Benefici dei cavolfiori

Tra i benefici dei cavolfiori per prima cosa, rileviamo il fatto che sono ricchissimi di fibre, quindi amici della dieta e del regolare funzionamento intestinale. Nelle diete viene spesso utilizzato come sostituto di noti carboidrati come il riso ad esempio. Ricchissimi d’acqua, i cavolfiori favoriscono il senso di sazietà.  I cavolfiori, come i parenti broccoli, sono ricchissimi di vitamina C e dunque antiossidanti, che giocano un ruolo di prevenzione fondamentale.

3 modi per cucinare i cavolfiori 

In questo periodo di quarantena abbiamo spesso e volentieri utilizzato i cavolfiori al posto dei broccoli, provando a cucinarli in vari modi:

Cavolfiori al forno

Questa è la metodologia di preparazione che preferisco, veloce ogni oltre immaginazione, ti permette di aggiungere sempre qualcosa di sano al tuo pasto, senza dover passare ore complicate in cucina. Taglia le teste del cavolfiore metti e ricopri la teglia con la carta forno. Condisci i cavolfiori con un po’ di olio, sale e pepe. Metti in forno per 15-20 minuti et voilà, il contorno è servito.

Finta pizza al cavolfiore

Per molti sembrerà un’eresia, per chi è a dieta invece un’ancora di salvezza. E’ chiaro che il gusto non è esattamente paragonabile alla pizza originale e la preparazione richiede un po’ di lavoro.

  • Tagliate le teste dei cavolfiori e fatele lessare. Una volta ammorbidite con un robot da cucina, tritatele.
  • Una volta sminuzzate, mettetele un un panno di quelle che di solito si usano per eliminare completamente l’acqua dagli alimenti.
  • In una ciotola aggiungete parmigiano, 1 uovo e i cavolfiori
  • Mescolate fino ad amalgamare il tutto
  • Preriscaldate il forno a 220°, stendete con una spatolina l’impasto e aggiungete il condimento (pomodoro e mozzarella è un must)
  • Cuocete per 45 minuti
  • In ogni caso il vostro “impasto” dovrà avere un aspetto dorato

Riso di cavolfiore

Visto che i benefici dei cavolfiori sono davvero notevoli, proviamo a sostituirli al riso. La preparazione è semplicissima. Prendi un cavolfiore di medie dimensioni e taglia i fiori in pezzi grossolani. Mettilo in un robot da cucina e sminuzzalo fino a dargli la consistenza del riso. Una volta pronti i “chicchi” in una padella cuocilo leggermente con un po’ di olio sale e prezzemolo ad esempio e servilo come contorno.

Ricetta Merenda light e sana: torta carote e mandorle

Trovare una ricetta per una merenda light e sana, non è così semplice. Soprattuto se la voglia che prende è quella di dolce.
Certo, se si trattasse di salato, avremmo solo l’imbarazzo della scelta tra le opzioni come ad esempio muffin salati o qualsiasi cosa includa le uova.

Questa torta, quindi, oltre ad essere un’ottima soluzione per una merenda light e sana, è anche proteica, quindi perfetta per chi si allena e vuole mantenere la forma fisica.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Il 17 SETTEMBRE si celebra la GIORNATA NAZIONALE DELLA MERENDA La #merenda , tradizione italiana del metà mattina come a metà pomeriggio. Ne conoscete il suo significato? #merenda #giornatanazionale #giornatanazionaledellamerenda #17settembre #calendariodelcibo #cosamangiareamerenda #storytelling #break #breakquotidiano #nonni #merendadainonni #yogurtgreco #granolafit #ilgustodellasemplicitaofficial

Un post condiviso da Il Gusto Della Semplicita’ (@ilgustodellasemplicitaofficial) in data:

Ricetta Merenda light e sana: torta carote e mandorle 

  • Preparazione 10 minuti
  • Cottura 40 minuti
  • Tempo totale 50 minuti
  • Porzioni 2 persone

Ingredienti torta carote e mandorle

  • 100 gr di Avena
  • 25 gr di mandorle
  • 100 gr di carote
  • 100 gr di albume
  • 1 cucchiaino di limone o di aceto di mele
  • 50 gr di latte senza lattosio senza zuccheri
  • 15 gr di olio di cocco
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pirofila o pentola dal fondo alto e dal diametro di 13 cm

Come procedere

  • montate l’albume utilizzando una forchetta oppure se preferite un robot da cucina ;
  • nel frattempo pulite le carote e grattugiatele a julienne ;
  • aggiungetele quindi all’albume e mescolate bene ;
  • tostate ora le mandorle per un paio di minuti a fuoco basso all’interno di un pentolino ;
  • aggiungete quindi al composto di albume e carote anche l’avena e mescolate ancora ;
  • dosate il latte ed aggiungetelo sempre avendo cura di mescolare per amalgamare bene gli ingredienti ;
  • fate sciogliere l’olio di cocco all’interno di un pentolino, basteranno un paio di minuti a fuoco basso;
  • aggiungete l’olio alla vostra torta quindi utilizzate la parte avanzata per oliare il vostro stampo per la cottura ;
  • create ora il vostro lievito inserendo il bicarbonato e l’aceto di mele o limone che insieme reagiranno creando una piccola schiuma ;
  • come ultimo ingrediente aggiungete le mandorle tostate ;

Per la cottura della Torta mandorle e carote FIT potete scegliere due opzioni:

  1. cuocerla all’interno di una pirofila in forno elettrico a 150°C per circa 30-40 minuti ;
  2. utilizzare una pentola dal fondo alto con coperchio sul vostro piano cottura per circa 40-45 minuti a fuoco basso ;

Una volta cotta aggiungete qualche mandorla tostata. Potete scegliere di mangiarla ancora calda oppure conservarla all’interno di un contenitore ermetico con coperchio per consumarla anche fuori casa.

Chirurgia robotica, l’ultima frontiera in Humanitas Mater Domini

Humanitas Mater Domini è la prima struttura sanitaria in provincia di Varese e Milano, la seconda in Lombardia ad essere dotata del robot Navio, il robot in “camice bianco” che, con un altissimo livello di accuratezza e precisione chirurgica impensabile a occhi e mani umane, supporta il chirurgo ortopedico nella pianificazione pre-operatoria e nell’intervento di protesi monocompartimentale e totale di ginocchio.

I vantaggi per il paziente

Navio è un sistema robotico estremamente preciso in grado di posizionare le componenti protesiche (femorale e tibiale) in base alla forma anatomica specifica del ginocchio del paziente e al suo movimento, rilevati da speciali sensori. «Il robot non si sostituisce al chirurgo – sottolineano il dottor Franco Baldo e il dottor Fabio Zerbinati, in prima linea sulla chirurgia robotica–, ma lo assiste negli interventi di protesi permettendo di stabilire, con una precisione estrema, la porzione di lesione artrosica da rimuovere per il corretto posizionamento della protesi, in rapporto anche alla tensione dei legamenti e alle caratteristichespecifiche di ogni paziente».

Tutto questo si traduce in numerosi vantaggi per il paziente:

· Non sono necessari esami strumentali di secondo livello (TAC, Risonanza Magnetica): lo studio anatomico è rilevato durante l’operazione

· Massima accuratezza nella posizione dell’impianto sia statico che dinamico

· Meno dolore e meno farmaci antidolorifici dopo l’intervento

· Ridotti tempi di degenza

· Massimo recupero possibile del movimento naturale del ginocchio

· Migliore propriocettività, che si traduce in miglior confidenza con la nuova articolazione

· Più rapido ritorno alla vita quotidiana e allo sport

· Maggior durata della protesi

Artrosi e protesi di ginocchio: sempre più giovane l’età media dei pazienti

Al contrario di quanto si pensi, l’artrosi di ginocchio non colpisce solo gli anziani: traumi giovanili ai menischi o altre strutture del ginocchio, malattie infiammatorie o reumatiche, ginocchia “storte” in varismo o valgismo (a X o “del fantino”), aumentano il rischio di degenerazione della cartilagine articolare che porta all’artrosi. Sebbene le cause siano diverse, tuttavia il dolore da artrosi è uguale ad ogni età: prima, compare solo nei movimenti, poi anche a riposo e, infine, può portare a disabilità e riduzione della qualità di vita, rendendo difficili azioni quotidiane come fare le scale, piegarsi e salire in auto. «Quando la degenerazione della cartilagine colpisce solo una parte dell’articolazione del ginocchio, l’intervento con una piccola protesi chiamata monocompartimentale, sostituisce solo la porzione di ginocchio “usurata” per risolvere e rallentare la progressione dell’artrosi. Nelle situazioni di artrosi avanzata, invece, è necessaria la protesi totale che sostituisce tutta l’articolazione – spiegano gli esperti –. Oggigiorno, complice anche l’aspettativa di vita più lunga e, in generale più attiva, è sempre più in crescita la necessità di un intervento di sostituzione protesica».

Robot “Navio”

Con l’ausilio di multipli sensori posizionati sulla gamba e sulla coscia del paziente, il sistema Navio permette di eseguire, insede operatoria, uno studio del movimento preciso del ginocchio. Questo per valutare eventuali lassità o deviazioni assiali dell’arto e stabilire, con la massima precisione, il punto di inserimento delle componenti della protesi. Mediante uno strumento palpatore, che rileva con il contatto la conformazione del ginocchio, dopo l’elaborazione del software si esegue la ricostruzione 3D virtuale delle superfici articolari (tibiale e femorale). Il robot Navio, rilevando ed elaborando dati anatomici, di movimento e di stabilità, determina con precisione millimetrica la posizione delle componenti protesiche durante tutto l’arco del movimento.

Nella fase operativa interviene il “braccio robotico”, dotato di una fresa computer-assistita ad alta velocità che, nella mano del chirurgo, guida l’esecuzione dei tagli ossei necessari all’impianto della protesi, ripercorrendo il modello 3D virtuale precedentemente elaborato. Nella mano del chirurgo, il manipolo robotico controllato dal computer procede ai tagli femorali e tibiali, asportando l’osso solo dove prestabilito. Infatti, se per errore, si uscisse dagli spazi, la fresa si retrae e si ferma, rendendo impossibile l’errore umano.

Un robot cura il cuore all’Humanitas di Bergamo

In Humanitas Gavazzeni a Bergamo i Cardiochirurghi operano il cuore con il sistema da Vinci X. Obiettivo, effettuare interventi più precisi ed efficaci ma anche più ‘soft’, perché l’estrema accuratezza della mano robotica consente di ridurre al minimo il trauma dei tessuti e quindi il sanguinamento e il tempo di recupero dei pazienti, rendendo inoltre quasi invisibili le cicatrici sul torace.

UNICO CASO IN  ITALIA

Il Dipartimento Cardiovascolare dell’ospedale entra così in rete, come unico caso italiano, con i 20 Centri europei (dal Belgio all’Inghilterra, dai Paesi Bassi alla Francia) in cui è attivo un programma di cardio-robotica al fianco della cardiochirurgia tradizionale, della cardiochirurgia mininvasiva e cardiologia interventistica.

I VANTAGGI DEL ROBOT

Grazie al robot, i cardiochirurghi possono applicare una tecnica all’avanguardia al trattamento dell’insufficienza mitralica, con tutti i vantaggi per il paziente dati dalla mininvasività robotica:

– riduzione del trauma

– minore sanguinamento 

– rapido ritorno a una vita normale senza necessità di riabilitazione

L’ ÉQUIPE DEL DOTTOR ALFONSO AGNINO

Protagonista di questa nuova fase è l’équipe del dottor Alfonso Agnino, cardiochirurgo specializzato da oltre 10 anni nell’uso di tecniche mininvasive video-assistite, che sono il terreno di formazione per chi decide di affrontare la robotica.

La Cardiochirurgia robotica – spiega il dottor Alfonso Agnino, responsabile della Cardiochirurgia robotica e mininvasiva di Humanitas Gavazzeni di Bergamoè un’opzione ancora poco diffusa in Italia, ma una realtà già consolidata in Stati Uniti, Cina, Francia, Germania ed Europa del Nord. È manifestazione della medicina del futuro, in cui la macchina potenzia le capacità dell’équipe per realizzare quello che fino a ieri sembrava impossibile, come riparare una valvola di pochi millimetri eseguendo incisioni non più grandi di quelle con cui i dermatologi rimuovono i nei. Questo a fronte dell’acquisizione di capacità tecniche che implementano il percorso formativo di tutto lo staff della sala operatoria”.

UNA SQUADRA PREPARATA

Fondamentale per l’utilizzo del robot in Cardiochirurgia, infatti, è la preparazione dell’intera squadra di professionisti della sala operatoria, che comprende non solo il cardiochirurgo, ma anche anestesisti, perfusionisti, infermieri e operatori socio sanitari. L’équipe del dottor Alfonso Agnino ha seguito un training specifico presso l’Orsi Academy di Melle, Centro di Addestramento Europeo specializzato in formazione per la chirurgia robotica e l’ospedale Nemocnice Na Homolce di Praga sotto la guida di esperti internazionali di robotica. Il dottor Agnino ha inoltre portato a termine un training universitario specifico di simulazione robotica con gli ex piloti dell’aviazione militare francese allo Stan Institute di Nancy.

Microrobot per il rilascio intelligente dei farmaci

Sarà possibile guidarli all’interno del corpo umano

Varie_7593.jpg

Uno studio coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha realizzato nuovi microrobot in grado di navigare all’interno del corpo umano per svolgere trattamenti localizzati.

Grazie alla collaborazione con l’ETH di Zurigo e con il Paul Scherrer Institute, i ricercatori hanno sviluppato per la prima volta un microrobot magnetico soft in grado di restituire immagini di qualità elevata e di controllare in sicurezza le azioni di rilascio di farmaci in zone specifiche del corpo.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale Small e ha come prima autrice Veronica Iacovacci, post-doc dell’Istituto di BioRobotica ed esperta di robotica medica a varie scale dimensionali. I ricercatori hanno sviluppato un microrobot magnetico per il rilascio controllato di farmaci.

Brescia, il primo ospedale italiano con lo “specialista” robot che opera il ginocchio

La chirurgia robotica è la nuova tecnologia d’avanguardia disponibile da oggi in Fondazione Poliambulanza a Brescia. Navio è il robot utilizzato nei pazienti che, a causa di artrosi o lesioni da trauma, necessitano di un interventi di protesi mono-compartimentale al ginocchio. Il robot, che garantisce massima accuratezza, minore invasività e maggior beneficio per il paziente, è composto da uno strumento computer-assistito, una fresa ad alta velocità, un programma in grado di stabilire con la massima precisione il punto di inserimento della protesi e di guidare il chirurgo nella fase di pianificazione ed esecuzione dell’operazione.

ROBOT CHE SOSTITUISCONO IL MEDICO?

Vi state chiedendo se con la scelta di utilizzare i robot viene sostituita la figura del medico? La risposta è no. “L’intervento rimane opera del medico – chiarisce il dott. Flavio Terragnoli, direttore del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia di Fondazione Poliambulanza-. Il robot ci consente però di raggiungere un livello di accuratezza che nessuna mano e nessun occhio umano riesce ad avere. E questo può fare la differenza. Non solo la scelta della protesi avviene, infatti, tenendo conto delle caratteristiche anatomiche del paziente, ma il sistema robotizzato permette di personalizzare la procedura chirurgica, dando il massimo beneficio al paziente: minor dolore fisico e recupero della piena funzionalità in minor tempo”.

“La dimissione avviene in 3-4 giorni dall’intervento – aggiunge il dott. Terragnoli -. Tempistiche così veloci erano garantite in Fondazione Poliambulanza anche prima dell’avvento della chirurgia robotica, ma grazie a questa tecnologia i pazienti trattati hanno un recupero funzionale più completo”.

Ogni anno in Poliambulanza, si eseguono diverse centinaia di protesi di ginocchio, di cui un terzo circa sono protesi mono-compartimentali che potranno essere trattate con la chirurgia robotica.