Emicrania, un’app per gestire le crisi

Come evolvono i trattamenti per il mal di testa

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Un’app che aiuti i pazienti che soffrono di emicrania a gestire le crisi con maggior serenità. È l’annuncio arrivato al secondo Forum organizzato alla Sapienza Università di Roma dal titolo ‘Trattamento acuto dell’emicrania: dove andiamo’.
“Il problema – ha detto Paolo Martelletti della Sapienza e presidente della Fondazione Italiana per lo Studio delle Cefalee Onlus (Fisc), riferendo della app – è la conoscenza. Spesso i pazienti emicranici sono costretti a fare molti chilometri, a spostarsi di città e anche di regione per poter raggiungere i centri che erogano gli anticorpi monoclonali senza magari sapere che l’assistenza ce l’hanno anche sotto casa, o quasi. L’app permette di navigare come su una sorta di Google Maps per individuare la posizione del centro idoneo alla somministrazione con vantaggio sugli spostamenti ma anche sulle liste d’attesa. Il tutto gestito dai medici di base a …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Covid, i bambini si contagiano di più a casa

Studio italiano mostra la minore pericolosità della scuola

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Uno studio di ricercatori italiani mostra la maggiore probabilità di contagiarsi a casa invece che a scuola per i bambini. La ricerca, condotta dall’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, è stata pubblicata sull’Italian Journal of Pediatrics a firma di Mauro Calvani e dei suoi collaboratori del reparto di Pediatria.
“Utilizzando la cospicua casistica del ‘walk-in’ pediatrico aperto lo scorso anno, durante la seconda ondata della epidemia (circa 3.000 bambini)”, sottolinea il San Camillo, “gli autori hanno evidenziato come in seguito a una sospetta esposizione a un soggetto malato, l’infezione viene contratta dai bambini meno frequentemente a scuola che a casa”.
“Tuttavia una volta contagiati, i bambini sono in grado di diffondere l’infezione nei familiari: indipendentemente dalla loro età, sia i bambini della materna che quelli delle elementari o i ragazzi delle superiori …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Aspirinetta, meglio evitare dopo i 60 anni

Cambio nelle linee guida statunitensi

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L’aspirina a basso dosaggio – nota anche come aspirinetta – per ridurre il rischio di ictus e infarto non dovrebbe essere utilizzata dopo i 60 anni, e utilizzata con cautela fra i 40 e i 59 anni.
La novità viene dagli esperti della Task Force dei Servizi di Prevenzione americani, secondo cui il rischio di emorragie ed effetti collaterali seri sarebbe superiore a quello di infarto, ictus e vari problemi vascolari.
Massimo Volpe, ordinario di Cardiologia all’Università Sapienza di Roma e Presidente della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (Siprec), commenta a Repubblica: “La vera chiave per una corretta prescrizione dell’acido acetilsalicilico a basso dosaggio in questi soggetti sta nella personalizzazione dell’approccio. Occorre sempre valutare il profilo aterotrombotico di ogni persona, a prescindere dall’età. Se abbiamo una persona ipertesa, magari anche con colesterolo …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Epifisiolisi dell’anca, cos’è e come si cura

Poco diffusa, ma abbastanza frequente tra gli adolescenti

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“L’epifisiolisi dell’anca è una malattia relativamente rara (riguarda lo 0,1% di tutti i ricoveri nei reparti di Ortopedia) ma, al contempo, è probabilmente la patologia più frequente fra quelle che colpiscono l’anca in età adolescenziale”.
Lo spiega Renato Maria Toniolo, responsabile dell’Unità operativa di Traumatologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e Vicepresidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica (SITOP), riunita a Napoli per il 23esimo Congresso nazionale.
La giornata è interamente dedicata all’epifisiolisi dell’anca perché, spiega lo specialista, “l’epifisiolisi rimane un argomento estremamente importante pur essendo un tema già noto, è stata infatti descritta già alcuni secoli fa e da decenni si approfondiscono i suoi aspetti specifici”. “Per gli ortopedici – spiega Toniolo – per confrontare le esperienze dei diversi Centri di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Parkinson, scoperti nuovi geni coinvolti

Studio sul genoma svela il ruolo di 11 geni

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Uno studio del genoma di 845 persone ha rilevato il ruolo di 11 nuovi geni come fattori di rischio per lo sviluppo della Malattia di Parkinson. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Genetics da scienziati del Santa Lucia IRCCS di Roma in collaborazione con Università di Tor Vergata, Sapienza e IRCCS Neuromed, apre a nuove possibilità terapeutiche nell’ambito della medicina di precisione e all’analisi della predisposizione individuale a sviluppare la malattia di Parkinson.
Il DNA umano è composto di circa 20.000 geni nei quali sono scritte le caratteristiche della persona e la predisposizione, in concomitanza con fattori ambientali e di stile di vita, a sviluppare determinate malattie.
La relazione tra la predisposizione genetica e lo sviluppo della malattia di Parkinson è oggetto di studi da circa 20 anni e, fino ad ora, sono stati trovati 90 geni associati alla …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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L’olio extravergine d’oliva ci fa rimanere giovani

Il condimento rallenta l’invecchiamento cognitivo

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Un aiuto al cervello nel contrastare il declino cognitivo. È l’azione che svolge l’olio extravergine di oliva, documentata da una ricerca del Cnr firmata da Giorgio D’Andrea, a cui hanno collaborato scienziati della Lumsa di Roma e dell’Università della Tuscia.

La chiave per spiegare l’effetto dell’olio sarebbe l’idrossitirosolo, un fenolo dalle evidenti proprietà antiossidanti presente nell’olio extravergine di oliva insieme ad altre sostanze polifenoliche come l’oleocantale e ad altre sostanze salutari come l’acido oleico, i grassi polinsaturi essenziali, la vitamina A e la vitamina E.

Gli antichi greci – commenta Giorgio D’Andrea – erano ben consapevoli delle molteplici proprietà benefiche dell’olio di oliva.

Il cervello a riposo? Ottimizza le prestazioni future

Il ruolo dei modelli generativi nella funzionalità cerebrale

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Quando siamo a riposo, ossia nel sonno o in assenza di compiti particolari, il nostro cervello produce attività spontanea che somiglia a quella registrata durante il comportamento attivo, ma il cui ruolo rimane ancora dibattuto.

Una possibile descrizione di questa attività arriva da uno studio teorico pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive Sciences a firma di Giovanni Pezzulo dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) di Roma, di Marco Zorzi del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova e Irccs Ospedale San Camillo Venezia, e di Maurizio Corbetta del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, Padova Neuroscience Center (PNC) e Veneto Institute of Molecular Medicine (VIMM).

Malattia di Alzheimer, diagnosi precoce con la dopamina

Possibile diagnosticare la malattia con due anni di anticipo

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La malattia di Alzheimer è la prima causa di demenza nella popolazione italiana e oltre 600.000 persone convivono con questa condizione.

Attualmente le poche terapie approvate per contrastarne l’evoluzione sembrano essere efficaci solo nelle primissime fasi della malattia, per questo la ricerca in neuroscienze riveste un ruolo centrale nell’individuazione dei meccanismi patologici sottostanti la malattia di Alzheimer.

Da questa premessa è partito lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, della dott.ssa Laura Serra, del Laboratorio di Neuroimmagini del Santa Lucia IRCCS di Roma, del prof. Marcello D’Amelio, Responsabile del laboratorio di Neuroscienze Molecolari del Santa Lucia IRCCS e Professore Ordinario di Fisiologia Umana dell’Università Campus Bio-Medico, del Prof. Marco Bozzali, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Torino.

Melanoma, benefici dalla caffeina

La sostanza promuove un aumento della produzione di melanina

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La caffeina ha un evidente effetto protettivo contro la crescita delle cellule di melanoma umano. È la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori dell’ISS in collaborazione con i colleghi di due IRCCS (l’IDI di Roma e il Neuromed di Pozzilli) e di due università italiane (l’Università di Ferrara e l’Università di Roma “Tor Vergata”) attraverso uno studio appena pubblicato sulla rivista internazionale Molecules.

Lo studio è stato focalizzato sull’identificazione dei meccanismi attraverso i quali la caffeina svolge un importante ruolo protettivo contro alcuni tipi di tumori, già descritto in molti lavori in letteratura, ma ancora non completamente caratterizzato a livello molecolare.

L’Intelligenza Artificiale migliora la colonscopia

Diagnosi più precisa del 13 per cento grazie all’algoritmo

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È la prima volta per la ricerca italiana, la prima volta per l’americana Food and Drug Administration (FDA) e la prima volta per l’intelligenza artificiale (AI) applicata alla diagnostica precoce del tumore al colon.

Con dati non generati negli USA, l’FDA approva il primo dispositivo medico che usa un algoritmo dell’intelligenza artificiale per aiutare i medici a rilevare lesioni sospette per il cancro al colon, in tempo reale durante una colonscopia. Lo studio, disegnato e coordinato dal professor Alessandro Repici, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas e docente di Humanitas University, ha visto la partecipazione degli ospedali Regina Margherita di Roma e Valduce di Como.