Alzheimer, differenze dell’EEG durante il sonno

Aiutano a distinguere la malattia dal semplice decadimento cognitivo

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È ormai evidente che le relazioni tra malattia di Alzheimer e caratteristiche del sonno vanno ben al di là del riscontro assai comune di disturbi del sonno in questi pazienti sia perché le alterazioni del sonno sembrano costituire un fattore di rischio per la malattia, sia perché un buon sonno svolge un ruolo centrale nell’eliminazione dei metaboliti “cattivi” della proteina beta-amiloide facilitandone l’aggregazione e il deposito tipico dell’Alzheimer.
Mancava però nella letteratura scientifica una descrizione delle alterazioni elettroencefalografiche (EEG) del sonno in questi pazienti e la loro relazione con le già descritte alterazioni dell’EEG durante lo stato di veglia. In quasi 10 anni di lavoro, un gruppo di ricercatori della Sapienza e dell’IRCCS San Raffaele Roma, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e l’Università dell’Aquila, ha portato …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Alzheimer, sonno, amiloide,

Il ritocco estetico diventa XL per colpa del Covid

Aumentano le richieste di interventi radicali

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La penuria di relazioni sociali e l’isolamento cui ci ha costretto Sars-CoV-2 nell’ultimo anno hanno un inaspettato riflesso sulle scelte in ambito di chirurgia estetica. Aumentano infatti le richieste di interventi importanti su labbra, seno e glutei.

Daniele Spirito, specialista in chirurgia plastica a Roma e Como e docente presso la Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica dell’Università di Milano, commenta:

“Dopo un anno di relazioni pubbliche ridotte all’osso a causa del Covid-19 si sta diffondendo la convinzione che nessuno ricordi più i nostri tratti somatici e la nostra silhouette, come se fossimo caduti in una sorta di oblio: per questo chi aveva già intenzione di ricorrere alla chirurgia per sentirsi giovane e bella adesso osa di più”.

Via libera perciò a correzioni anche invasive e appariscenti, più lifting che filler, più protesi che piccoli interventi.

Covid-19, una proteina provoca casi gravi

Associazione tra HERV-W ENV e evoluzione della malattia

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I ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata” hanno dimostrato per la prima volta la presenza di un’elevata quantità della proteina HERV-W ENV nelle cellule del sangue dei pazienti COVID-19.

La proteina è presente in particolare nei linfociti T, cellule che giocano un ruolo centrale nella risposta immunitaria verso le infezioni causate da virus e batteri. Nei pazienti COVID-19, la proteina è stata correlata all’infiammazione e all’alterazione ed esaurimento del funzionamento delle cellule del sistema immunitario.

L’osservazione che il livello della proteina riflette l’esito respiratorio dei pazienti durante l’ospedalizzazione suggerisce il suo ruolo nella patogenesi e nell’evoluzione della malattia.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “EBioMedicine” del gruppo editoriale “The Lancet”.

Covid, anche i bambini possono accusare sintomi duraturi

In un terzo dei casi i sintomi persistono a distanza di mesi

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Un articolo apparso su MedRxiv segnala la possibilità che anche i bambini subiscano per molte settimane la presenza di sintomi associati al nuovo coronavirus.

Lo studio, realizzato dai ricercatori del Policlinico Gemelli di Roma in collaborazione con la Federazione italiana medici pediatri (Fimp), ha coinvolto 129 bambini e ragazzi fra i 5 e i 18 anni con diagnosi di Covid-19 valutati in pronto soccorso, reparto o in regime ambulatoriale.

I dati indicano che un terzo del campione ha accusato sintomi persistenti a distanza di mesi, i più frequenti dei quali riguardavano dolori articolari e muscolari, mal di testa, disturbi del sonno, senso di oppressione, palpitazioni e dolore toracico.

Il 51% di 68 bambini valutati a distanza di 120 giorni riportava almeno un sintomo persistente che in molti casi interferiva con le consuete attività quotidiane.

Covid, baricitinib utile nei casi gravi

Ridotti tempi di recupero e mortalità

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Mentre la presenza di diversi tipi di vaccini offre ottime possibilità di prevenzione rispetto a Covid-19, a livello terapeutico le opzioni farmacologiche sono scarse. In linea generale, l’infezione viene gestita come un’influenza, ovvero con terapie sintomatologiche e di supporto.

Secondo un editoriale del New England Journal of Medicine firmato da Delia Goletti – responsabile dell’Unità di ricerca traslazionale del Dipartimento di Epidemiologia e Ricerca preclinica dell’Istituto nazionale malattie infettive (Inmi) Spallanzani di Roma, e da Fabrizio Cantini, direttore del reparto di Reumatologia dell’Ospedale Santo Stefano di Prato – il farmaco baricitinib costituisce un’ottima opzione farmacologica in mano ai medici.

Uno studio del National Institute of Health ha valutato l’efficacia del medicinale anti-artrite in associazione con remdesivir.

Covid, arrivano gli anticorpi monoclonali

Ora vengono somministrati anche in Italia

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Sono partite le prime somministrazioni di anticorpi monoclonali contro Covid-19 anche in Italia. Fra le prime strutture a effettuare le somministrazioni con i nuovi farmaci c’è l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

La somministrazione è indicata per quelle persone in fase iniziale di malattia che non hanno necessità di ricovero, ma presentano un elevato rischio di peggioramento clinico. Per il momento, gli unici anticorpi monoclonali in commercio sono quelli di Regeneron e di Eli Lilly.

Il Regen-Cov è balzato agli onori delle cronache perché assunto dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump quando è stato contagiato dal virus.

È basato sugli anticorpi casirivimab e imdevimab. Il primo è stato isolato dal sangue di un paziente di Singapore, il secondo è stato ottenuto in laboratorio inserendo la proteina spike del coronavirus nell’organismo di un topo.

Pubertà precoce, durante il lockdown raddoppiati i casi

Studio ipotizza che la responsabilità sia dello stravolgimento delle abitudini

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Sono più che raddoppiati, durante il lockdown del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, i casi di pubertà anticipata o precoce registrati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. La rilevazione è contenuta in uno studio osservazionale condotto dagli specialisti del reparto di Endocrinologia, guidato dal prof. Marco Cappa, che è stato pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics.

La seconda fase della ricerca, già avviata, ha l’obiettivo di accertare le cause di questo fenomeno.

La pubertà precoce consiste nella maturazione sessuale che inizia prima degli 8 anni nelle bambine e prima dei 9 anni nei maschi. Rientra nell’ambito delle malattie rare, con un’incidenza di 0,1-0,6% della popolazione (in Italia da 1 a 6 nati ogni 1000).

Covid, un aiuto dalla dieta chetogenica

Potrebbe prevenire il rischio di tempesta citochinica

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“L’obesità e le sue comorbidità sono strettamente legate alla prognosi più grave del COVID-19, e un aspetto poco considerato nell’affrontare l’emergenza è che una corretta consulenza nutrizionale costituisce una priorità per affrontare la pandemia di COVID-19, al fine di ridurre il rischio di infezione e le relative complicanze”.

Lo afferma il prof. Massimiliano Caprio, responsabile dell’Unità Endocrinologia cardiovascolare dell’IRCCS San Raffaele Roma, coautore di un articolo pubblicato dalla rivista Journal of Translational Medicine.

Le diete chetogeniche si sono dimostrate efficaci per una rapida riduzione della massa grassa e delle complicanze metaboliche dell’obesità, preservando la massa magra e fornendo uno stato nutrizionale adeguato.

Covid grave, coinvolto il recettore del testosterone

In caso di malfunzionamento gli uomini sono maggiormente predisposti

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Alcune varianti genetiche entrano in gioco nei casi di Covid grave. A dimostrarlo è uno studio dell’Università di Siena pubblicato su EBiomedicine e al quale ha collaborato anche l’Università La Sapienza di Roma.

I ricercatori italiani hanno scoperto che alcune mutazioni danneggiano la funzionalità del recettore del testosterone, predisponendo gli uomini colpiti a una forma più grave di Covid-19. Allo studio hanno partecipato oltre 600 uomini contagiati da Sars-CoV-2.

“Che il testosterone fosse un importante modulatore del sistema immunitario e potenzialmente implicato nell’associazione tra Covid-19 e diabete, era noto – spiega Andrea Isidori, professore ordinario di Endocrinologia dell’Università Sapienza Roma – ma gli studi precedenti mostravano dati contrastanti”.

Dalla voce un indizio di malattia neurologica

L’impronta della malattia scovata dall’intelligenza artificiale

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L’analisi della voce, eseguita con una specifica tecnica di Intelligenza artificiale chiamata machine learning, potrebbe diventare uno strumento cruciale per la diagnosi e la valutazione clinica del Tremore Essenziale.

Questa è la prospettiva aperta da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista scientifica Movement Disorders e frutto della collaborazione tra l’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), il Dipartimento di Neuroscienze Umane di Sapienza Università di Roma e il Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Il Tremore Essenziale è il più frequente disordine del movimento, colpisce il 4% delle persone al di sopra dei 65 anni ed è circa venti volte più frequente della Malattia di Parkinson – con cui viene frequentemente confuso.