Cuore monitorato h24 grazie a un microchip wireless

Impiantato con successo al Gemelli di Roma

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È possibile monitorare 24 ore su 24 un cuore grazie a un microchip wireless. È quanto avvenuto grazie a un intervento del prof. Filippo Crea del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

Il dispositivo è stato impiantato su un paziente ultrasettantenne, il cui cuore sarà ora monitorato a distanza dai cardiologi. Il microchip si chiama V-Lap ed è stato fornito dall’azienda Vectorious. L’intervento, mininvasivo, è durato solo un’ora.

Dovremo ovviamente prima dimostrarne l’efficacia e la sicurezza a lungo termine», spiega Crea. Il dispositivo viene inserito nel setto interatriale ed è dotato di una batteria ricaricabile sempre in modalità wireless attraverso una fascia indossabile, grazie alla quale il paziente potrà inviare i dati registrati.

Come combattere il caldo estivo

I consigli del gastroenterologo e nutrizionista Luca Piretta

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L’estate è arrivata e caldo, afa e umidità sono fattori che possono mettere a dura prova corpo, umore e cervello. Con le temperature più elevate di questi giorni aumenta la sudorazione corporea e la conseguente perdita di liquidi e sali minerali preziosi per il corretto funzionamento dell’organismo.

Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l’Università Campus Biomedico di Roma, fornisce alcuni consigli utili per affrontare al meglio le temperature alte di questi giorni e più in generale la calura estiva.

La parola d’ordine, anche in estate, è bere molto per reintegrare i liquidi persi.

La disidratazione del corpo comporta un aumento della traspirazione, della sudorazione e della dispersione del calore anche attraverso il respiro – spiega Piretta – Questo fa sì che l’organismo abbia bisogno di assumere liquidi in quantità maggiore rispetto a quanto se ne assume.

Nuovo farmaco immunoterapico contro il linfoma

Messo a punto nell’officina farmaceutica FaBioCell dell’Iss

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La combinazione tra le cellule immunitarie del paziente, isolate e attivate in laboratorio, e rituximab (anticorpo diretto contro le cellule tumorali, detto anti-CD20), può costituire una promettente terapia personalizzata per i pazienti con linfoma follicolare avanzato resistente a terapie convenzionali, un tumore caratterizzato dalla proliferazione incontrollata dei linfociti B.

A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità che, in collaborazione con i colleghi dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma (il Centro clinico dove è stato condotto lo studio) e del Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, hanno condotto una sperimentazione clinica di fase I, pubblicata sulla prestigiosa rivista Clinical Cancer Research, su pazienti refrattari o recidivanti dopo precedenti trattamenti.

Hai chili di troppo? La colpa è dei batteri intestinali

Il ruolo negativo del microbiota instestinale

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La medicina estetica viene spesso chiamata in causa per risolvere problemi legati al peso e alla percezione dell’immagine corporea.

Tra questi, il più estremo è senza dubbio l’obesità, ma è forse giunto il momento di ridefinire i contorni di questa condizione.

“L’obesità fino ad oggi è stata considerata un problema prettamente di medicina estetica – sostiene presidente dell’Italian Obesity Network (ION) Giuseppe Fatati in occasione del 40° congresso della Società italiana di medicina estetica (SIME) in corso a Roma – ma in realtà si tratta di una vera e propria malattia, che per giunta si accompagna allo stigma sociale: si tende infatti a credere che la ‘colpa’ sia dell’obeso che mangia troppo, quando si tratta in realtà di una situazione notevolmente più complessa, ovvero di un fenomeno di popolazione”.

Infarto, un marchio nel sangue

Individuato nuovo marcatore genetico da ricercatori italiani

Un team di ricerca dell’Università di Tor Vergata, a Roma, ha scoperto un nuovo marcatore genetico dell’infarto. Lo studio, pubblicato su Plos One, segnala la presenza nel sangue di chi rischia un infarto di una sorta di “marchio”.

«Non è il primo biomarcatore dell’infarto finora identificato ma è il più importante. Consente, infatti, di individuare in un gruppo di soggetti a rischio quelli a rischio più elevato e che necessitano, pertanto, di interventi terapeutici e preventivi immediati», spiega Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Tor Vergata e tra gli autori principali del lavoro di ricerca.

Allo studio hanno partecipato pazienti con malattia coronarica stabile e pazienti con malattia coronarica instabile, cioè senza e con infarto, allo scopo di individuare le varianti molecolari da usare come biomarcatori.

Sclerosi multipla, nuovi geni associati alla malattia

Identificata nei linfociti B e nei monociti l’espressione alterata

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Un’alterazione nell’espressione dell’interferone, ovvero di quel gruppo di proteine che le cellule del sistema immunitario producono in presenza di virus, può essere alla base dello sviluppo di diverse malattie autoimmuni.
In uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Autoimmunity, i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e con l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, e grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), hanno scoperto nei linfociti B e nei monociti delle persone con sclerosi multipla (SM), alterazioni in diversi geni regolati dall’interferone.

Fodmap, una dieta per la pancia gonfia

Evitando alcuni cibi si può sgonfiare l’addome

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Pancia gonfia, il terrore di molti, soprattutto d’estate. Spesso, anche se si è tecnicamente in perfetta forma o si è reduci da una dieta dimagrante che ha funzionato a dovere, siamo vittime di una sensazione di gonfiore all’addome.
Il problema colpisce almeno il 20 per cento degli italiani, ovvero circa 12 milioni di persone. Ora però un team di ricercatori dell’Università la Sapienza di Roma ha messo a punto un approccio alimentare che aiuta le persone a “sgonfiare” la pancia e a non soffrire più di dolori addominali.

I dati dello studio diretto dal prof. Enrico Stefano Corazziari indicano una riduzione della pancia gonfia in termini di giorni del 40 per cento dopo un mese di dieta. Questo dato raggiunge il 66 per cento dopo 16 mesi dall’adozione del nuovo regime alimentare.

Le staminali rigenerano il fegato

Utile per evitare il trapianto in caso di cirrosi

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I pazienti affetti da cirrosi potrebbero evitare il trapianto grazie a una nuova tecnica che prevede l’infusione di cellule staminali direttamente nel fegato. “Nei prossimi mesi inizieremo il trattamento di 20 pazienti”, spiega Domenico Alvaro, direttore del Dipartimento di Medicina traslazionale e di precisione della Sapienza di Roma.

Il nostro approccio – racconta l’esperto, presidente della Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) – impiega cellule staminali residenti nel fegato. Abbiamo già trattato in una prima fase 3 soggetti cirrotici in stadio avanzato, dimostrando la sicurezza di questo approccio. Mentre qui a Vienna presentiamo dati sperimentali che mostrano come queste cellule, in vitro, abbiano capacità riparatrici.

Leucemia, nuova terapia immunogenetica

Dati positivi su CAR-CD44v6

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In avvio una sperimentazione in Italia sulla terapia immunogenetica CAR-CD44v6 sviluppata da MolMed per leucemia e mieloma.

MolMed ha ottenuto infatti da AIFA l’autorizzazione ad avviare in Italia la sperimentazione clinica di fase I/II first in man con il proprio CAR-T CD44v6 per il trattamento di pazienti con leucemia mieloide acuta (“AML”) e mieloma multiplo (“MM”).

La sperimentazione clinica multicentrica di fase I/II rientra nel progetto europeo EURE-CART Horizon 2020, di cui MolMed è coordinatore e sponsor. È prevista la partecipazione di 5 centri clinici: due in Italia (Ospedale San Raffaele di Milano, centro coordinatore dello studio clinico, e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma) e tre in altri Paesi europei, Spagna, Germania e Repubblica Ceca.