Diabete, il trapianto protegge anche dalle fratture


Il rischio è più alto nei pazienti con diabete di tipo 1

Le persone con diabete di tipo 1 hanno un maggior rischio di fratturarsi rispetto al resto della popolazione. La carenza di insulina sembra giocare un ruolo importante nel determinare la fragilità ossea associata al diabete di tipo 1.
Il trapianto di pancreas consente di ripristinare la fisiologica produzione di insulina, permettendo così di guarire dal diabete. Tuttavia, gli effetti del trapianto di pancreas sul rischio di frattura non sono noti. “Obiettivo del nostro studio – spiega la dottoressa Caterina Conte, Irccs Ospedale San Raffaele di Milano – è stato quello di valutare se il ripristino della secrezione insulinica, mediante trapianto di pancreas, riduca il rischio di frattura nelle persone con diabete di tipo 1 e normale funzione renale”.
A questo proposito, gli autori dello studio hanno analizzato i dati relativi alle persone con diabete di tipo 1 sottoposte a trapianto di …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | diabete, fratture, trapianto,

Alzheimer, il farmaco che causa perdita muscolare


Rischio rabdomiolisi raddoppiato nei pazienti con demenza

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Un farmaco comunemente usato per il trattamento del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza è associato al raddoppio del rischio di rabdomiolisi. Lo dice una ricerca dell’Università McMaster di Hamilton, in Canada.
La rabdomiolisi rappresenta una condizione di danno grave a carico del muscolo scheletrico, con possibilità di collasso dei reni. Secondo i medici coordinati dalla professoressa Jamie L. Fleet, il farmaco donepezil aumenterebbe il rischio di soffrire della condizione nei pazienti con Alzheimer.
Il team diretto da Fleet ha coinvolto oltre 220mila pazienti di età pari o superiore a 66 anni. Fleet e colleghi volevano determinare il rischio di essere ricoverati in ospedale per rabdomiolisi a 30 giorni dalla prescrizione di tre farmaci normalmente usati per trattare il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza come quella vascolare e da corpi di Lewy.
Gli altri due …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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7 motivi per cui mettersi a dieta spesso non funziona

Non fraintendiamoci, il presupposto di questo articolo è evidenziare come spesso e volentieri la parola dieta o anche banalmente il fatto di mettersi a dieta, predispone molte persone al mancato raggiungimento dell’obiettivo stesso.

Ecco 7 motivi per cui mettersi a dieta non funziona

Abbiamo raccolto un po’ in giro per il web una serie di motivi, a nostro avviso validi, per cui mettersi a dieta non funziona. Ricordiamo sempre che per quanto riguarda l’alimentazione, così come per l’allenamento, è necessario rivolgersi a professionisti del settore per avere indicazioni precise su come agire rispetto alla propria situazione personale.

Mettersi a dieta non funziona perché viene considerata un processo a tempo determinato, efficace nelle fasi iniziali per poi diventare un boomerang nel lungo periodo in quanto non sempre vengono promossi cambiamenti sostenibili.

Mettersi a dieta, soprattutto con le cosiddette “diete del momento”, ti fa incappare in abitudini alimentari particolarmente nocive per la salute. Potrebbero esserci dei deficit in termini di nutrienti essenziali ad esempio, e tu potresti non rendertene conto.

Mettersi a dieta, facendo riferimento a diete restrittive possono portare paradossalmente a mangiare troppo. Eliminare interi gruppi alimentari o demonizzarne altri, può portare a restringere eccessivamente le opzioni in campo alimentare e condurre a comportamenti alimentari estremi come risultato finale.

Mettersi a dieta viene visto come una sorta di stigma sociale. Autoinflitto ovviamente. L’approccio aut aut all’alimentazione può essere sempre rischioso soprattutto se si tratta di vita sociale. Molte persone tendono infatti a non vivere bene determinati contesti, autoescludendosi da questi ultimi.

Mettersi a dieta favorisce in alcuni casi, l’emergere del senso di colpa. LA vita di oggi è talmente complessa da vivere, che spesso ci si ritrova difronte a situazioni in cui il nostro senso di colpa viene stimolato. L’ultima cosa di cui hai bisogno è mettere ulteriore pressione su te stessa, mettendoti a dieta, finish per far passare in secondo piano quello che è il reale obiettivo principale, ovvero mangiare bene

Mettersi a dieta pone eccessivamente l’accento sul rapporto con la bilancia. chi di noi non si è mai sentita un po’ a disagio o addirittura ansiosa al solo pensiero di doversi pesare? Sarebbe meglio concentrarsi sul rapporto massa magra/massa grassa, sull’acquisire abitudini alimentari sane, piuttosto che lasciarsi definire da un numero.

Mettersi a dieta accentua la falsa convinzione che esista un corpo dalle fattezze ideali a cui aspirare. Quello a cui in realtà dovresti aspirare è avere un rapporto equilibrato e sano, sia con la tua immagine sia con quello che mangi.

Depressione, Esketamina spray sembra funzionare

Risultati positivi da uno studio di fase III

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I nuovi dati relativi a Esketamina spray nasale hanno confermato una rapida riduzione dei sintomi depressivi in pazienti adulti affetti da disturbo depressivo maggiore con ideazione suicidaria attiva e intento suicidario.

Lo annuncia la casa farmaceutica Janssen, citando i dati di due studi clinici registrativi di Fase 3 (ASPIRE I e II) tesi a valutare l’efficacia e la sicurezza di Esketamina spray nasale, in combinazione alla terapia standard in pazienti adulti affetti da disturbo depressivo maggiore con ideazione suicidaria attiva e intento suicidario. Questi studi sono stati presentati al 32° Congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP), che si è tenuto a Copenhagen.

Gli studi multicentrici, in doppio cieco, randomizzati, controllati con placebo hanno entrambi raggiunto il rispettivo endpoint di efficacia primaria.

L’occhio bionico funziona

5 persone affette da maculopatia vedono di nuovo

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A 12 mesi dall’impianto di un microchip nella retina, 5 pazienti affetti da maculopatia in fase terminale e ormai non vedenti hanno riacquistato parzialmente la vista.

I risultati sono il frutto del lavoro legato al progetto PRIMA organizzato dalla società francese Pixium Vision.

Andrea Cusumano, ricercatore in oftalmologia presso l’Università di Tor Vergata e consulente medico scientifico del progetto PRIMA, commenta:

Il progetto PRIMA è volto a ripristinare una visione artificiale in pazienti non vedenti mediante una protesi retinica ideata e inizialmente realizzata da Daniel Palanker, della Stanford University.

I pisolini fanno male al cuore, anzi no

Ricerche danno risultati contrastanti sugli effetti del riposo diurno

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Dormire di giorno fa bene o no alla salute? L’ultima ricerca a tentare di rispondere alla domanda è stata realizzata dall’Ospedale universitario di Losanna e pubblicata su Heart.

I ricercatori elvetici hanno analizzato 3.462 abitanti della città svizzera. I partecipanti avevano un’età compresa fra i 35 e i 75 anni. Il pisolino occasionale (da una a due volte alla settimana) è stato associato a un dimezzamento del rischio di infarto, ictus o insufficienza cardiaca (48%) rispetto a quelli che non facevano alcun riposino.

Il dato è rimasto valido dopo l’analisi di fattori che potevano influenzare i risultati, ad esempio l’età e la durata del sonno notturno, o la presenza di problemi cardiovascolari come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia.

Sclerosi multipla, nuovi dati su dimetilfumarato

Conferma dei benefici a lungo termine del farmaco

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Nuovi dati disponibili confermano l’efficacia di dimetilfumarato a lungo termine per il trattamento della sclerosi multipla.

I risultati sono stati presentati da Biogen in occasione del 35o Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS).

“I nuovi dati confermano il ruolo del dimetilfumarato come valida opzione terapeutica nel lungo termine per la sclerosi multipla recidivante, con molti pazienti partecipanti allo studio che non hanno subito recidive né progressioni della loro disabilità nell’arco di 10 anni”, ha dichiarato Alfred Sandrock, Jr., M.D., Ph.D., Executive Vice President e Chief Medical Officer di Biogen.

Fibrillazione atriale, creato primo modello cellulare umano

Possibile grazie alla riprogrammazione di fibroblasti del derma

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La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più comune che colpisce l’1-2% della popolazione mondiale, percentuale che sale a oltre il 15% dopo gli 80 anni ed è una delle principali cause di ictus, insufficienza cardiaca, morte improvvisa e morbilità cardiovascolare nel mondo.

Oltre all’età, altri fattori concorrono all’insorgenza della fibrillazione atriale, tra questi la predisposizione genetica: avere infatti un parente di primo grado affetto da tale patologia aumenta significativamente il rischio di svilupparla.

In questo contesto si inserisce la ricerca portata avanti congiuntamente dal laboratorio di Riprogrammazione Cellulare dell’Università di Brescia, sotto la guida di Patrizia Dell’Era, e dal PaceLab dell’Università degli Studi di Milano, sotto la guida di Andrea Barbuti e Mirko Baruscotti, in collaborazione con altri centri nazionali e internazionali.

Neuromielite ottica, satralizumab efficace

Il farmaco è diretto contro il recettore dell’interleuchina 6

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Satralizumab mostra efficacia nel trattamento della neuromielite ottica (NMOSD), malattia rara e debilitante del sistema nervoso centrale.

Ad affermarlo è la casa farmaceutica Roche che ha presentato i risultati dello studio di fase III SakuraStar.

I dati, presentati al 35° Congresso ECTRIMS (Congress of the European Committee for the Treatment and Research in Multiple Sclerosis) di Stoccolma dimostrano che satralizumab somministrato in monoterapia ha ottenuto una riduzione del 55% del rischio di recidiva rispetto al placebo nella popolazione generale con NMOSD (HR 0,45, 95% CI: 0,23-0,89; p=0,0184).

Nell’ampio sottogruppo di persone sieropositive per gli anticorpi AQP4-IgG (~67%), che tendono ad avere un decorso più severo, l’effetto è stato maggiore, con una riduzione del 74% del rischio di recidive (HR 0,26, 95% CI: 0,11-0,63; p=0,0014).

In forma dopo l’estate con la palestra in ufficio

I benefici dell’esercizio fisico al ritorno dalle ferie

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Siete appena tornati dalle ferie e vi sentite fuori forma? Niente paura: potete muovervi un po’ e sentirvi meglio con voi stessi solo a pochi passi dal vostro ufficio.

Molte aziende si stanno attrezzando, infatti, per impiantare nelle loro sedi, o nei palazzi a esse adiacenti, delle palestre e delle piscine a cui far accedere i dipendenti nelle loro ore di pausa.

Questa decisione è determinata dal fatto che un impiegato più sano e attivo è anche molto più produttivo nella propria occupazione lavorativa.

Lo dimostra ora, con basi scientifiche, una ricerca dell’Università di Bristol, pubblicata sul Journal of Workplace Health Management, che rivela proprio questo: la palestra in ufficio fa diminuire lo stress e aumentare la produttività.