Kefir

Curiosità, informazioni, consigli per l’utilizzo di un alimento straordinario e tante gustose ricette sono tutte cose da scoprire nel nuovo libro di Liana Zorzi, sociologa e giornalista scientifica, direttrice di Sani per Scelta, che stavolta ci porta a conoscere il kefir. Il kefir, noto anche come “bevanda fermentata” o “latte fermentato”, è un superfood antichissimo, entrato a far parte della dieta dei nostri antenati circa 2000 anni fa. Considerato un elisir di lunga vita, il kefir è ricchissimo di probiotici, microrganismi amici della nostra salute, vitamine, proteine derivanti dal latte, sali minerali, come il calcio, ed enzimi.  Il kefir è un alimento capace di cambiare completamente il modo in cui ci sentiamo, aumentando il nostro benessere. Consumato con regolarità, ha così tanti benefici per la salute che vale la pena provarlo e inserirlo nella nostra dieta, specie oggi che possiamo acquistarlo già pronto e portarlo sempre con noi. 

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Siamo tutti malati


Articolo a cura di Omar Sabry Science Communication @Tiss’You

Illustrazioni a cura di Tommaso Scandola

Sono stato contagiato e mi sono ammalato. Credevo di essere immune, poiché la razionalità è un vaccino ad ampio spettro, ma a quanto pare la paura è mutevole e trova nell’iper-informazione nuove forme di trasmissione. Altro che aerosol e droplets nell’aria. Mi è bastato sbloccare lo schermo del telefono. Prima il bombardamento mediatico dei giornalisti. Poi gli influencer, quelli che di solito parlano di make-up e cose frivole, con le loro storie Instagram sugli scaffali vuoti dell’Esselunga. Poi ho visto un video, dove un ragazzo tira fuori dalla tasca un oggetto misterioso causando il panico nelle persone attorno a lui, che scappano via urlando. Non era l’Iran e quell’oggetto non era una granata; il ragazzo semplicemente estraeva un fazzoletto nei pressi della fermata Romolo di Milano. È seguito un periodo di incubazione, in cui ero convinto di essere sano. Poi, è arrivato il primo sintomo. Un riflesso del trigemino, semplice allergia alla polvere, non saprei. Era uno di quei classici starnuti che sono abituato a fare in qualsiasi stagione dell’anno. Il sintomo non è stato lo starnuto, ma il terrore che ho provato nell’esecuzione di un gesto involontario che non potevo fermare. In quei tre secondi di solletico nasale ed espulsione forzata di aria sono arrivato a provare perfino senso di colpa. È stato lì che ho capito: il virus della paura aveva contagiato anche me.

IL VIRUS EGOISTA

Il virus egoistaIl virus è un microrganismo essenziale. Potremmo quasi dire che si tratta solamente di un mucchietto di informazioni genetiche ben impacchettate. Il suo scopo è quello di sopravvivere e replicare e lo fa diventando il parassita di una cellula, infettandola. Non è che abbia un progetto a lungo termine – se evolve lo fa solamente per errore – semplicemente ha un destino egoista, per usare le parole di Richard Dawkins. Sopravvive e replica, fino a che non entra in competizione con qualcosa di più forte di lui (come ad esempio un organismo multicellulare evoluto fino al punto da sviluppare un sistema immunitario adattativo, vi pare?). La volontà, se possiamo parlare in questi termini, di sopravvivere e replicare non è però esclusiva dei geni, di cui i virus sono dotati, ma anche delle idee che oggi possono diffondersi alla velocità di una connessione internet a banda larga e albergare, parassitarie, nelle nostre menti. Il tutto, in una misura di amplificazione così allargata che ci vede quotidianamente connessi, pronti a cedere parte della nostra coscienza individuale ad una coscienza universale sociale. La paura non è altro che un’idea e, se mi permettete l’uso di metafore e similitudini, si comporta come un virus. Si muore più frequentemente in macchina, che in aereo, eppure la quasi totalità delle persone ha un maggiore terrore del volo piuttosto che della guida, in preda ad una paura parassitaria che fugge qualsiasi regola razionale. Nel caso di una pandemia universale in grado di sterminarci, la paura ha raggiunto chiunque con un’efficienza e una rapidità tali che un virus ha solo da imparare. Alcuni sono portatori sani, ma ogni condivisione è un contagio e, in men che non si dica, esplode una pandemia di fobia senza precedenti.

LAVATEVI LE MANI

Così come un virus può essere più infettivo di un altro, allo stesso modo alcune paure possono essere più contagiose. Non si tratta sempre di un fatto negativo: c’è quella istintiva che porta le persone a sopravvivere. Se oggi facciamo i salti perché un innocente insettino si appoggia sul nostro naso, lo dobbiamo ai nostri antenati in preda ad una fifa che forse ai tempi era ritenuta ridicola, ma ha permesso loro di sopravvivere ai morsi di insetto. L’eccesso, però, può essere dannoso ed è la ragione per cui esistono parole per definire la paura con un’accezione negativa come: isteria, psicosi, paranoia. Se la razionalità non è sufficiente a renderci immuni agli attacchi di panico, per difenderci dobbiamo ricorrere a qualcosa di altrettanto irrazionale: la speranza. Lavatevi le mani, perché andrà tutto bene. Non dovete lavarvi le mani come arma di difesa. Lavatevi le mani perché è un buon comportamento. Un po’ come: seduti composti, così non vi viene la schiena storta. Lavatevi le mani perché potrebbe aumentare la vostra fortuna di non contrarre questo virus, ma se dovesse succedere non preoccupatevi. Nel caso, i farmaci vi faranno sentire meglio e, alla comparsa di sintomi più gravi, i medici faranno di tutto per aiutarvi. Qualcuno è morto, ma non lo scopriamo adesso che la morte fa parte della nostra vita. Magari leggere Heidegger vi può far bene, non lo so. In ogni caso supereremo tutto questo, ne sono sicuro. Non perché io sia un virologo, ma perché preferisco la speranza al terrore. E credo ce ne sia bisogno, quando la reazione della gente spaventa di più di un’infezione virale. Non sono solito dare consigli, ma questa volta mi sento di invitare tutti a dosare la propria capacità di fare informazione con post e condivisioni. Forse ci siamo già tutti ammalati, ma con un po’ di speranza possiamo guarire. E forse ne usciamo pure vaccinati.

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Rene: il caffè ha un ruolo protettivo

A dirlo l’Istituto per
l’Informazione Scientifica sul Caffè (ISIC), un’organizzazione internazionale
senza scopo di lucro dedicata allo studio, raccolta e divulgazione di studi e
ricerche scientifiche in tema di “caffè e salute, che ha diffuso i
risultati di un’ampia revisione di pubblicazioni scientifiche su “Dieta e
Funzione renale” (“Diet and Kidney Function: a literature review) fornendo nuove
evidenze sul consumo di caffè in relazione alla malattia renale cronica.

Sono stati presentati oggi i dati che confermano il ruolo positivo del caffè sulla funzione renale. I risultati
derivano da un’analisi di tre studi che ne hanno esaminato il consumo in relazione alla malattia renale
cronica.
Gli studi fanno parte dell’ampia review “Diet and Kidney Function: a
literature review
”[1],
di recente pubblicata sulla rivista Current
Hypertension Report,
che ha messo in evidenza il ruolo delle principali
categorie alimentari in relazione alla patologia.

In particolare, per quanto riguarda il ruolo
del caffè
, sono stati analizzati il Tehran
Lipid and Glucose Study
,studio
iraniano di 1780 persone, seguite per 6 anni, lo studio statunitense ARIC e lo studio
coreano sul genoma e l’epidemiologia in Corea del Sud.
Nel primosono stati confrontati i bevitori
moderati di caffè con i non bevitori; negli altri due la comparazione è avvenuta
tra coloro che bevevano almeno 3 o 2 tazze con i non bevitori. Nello studio
iraniano è stata riscontrata un’associazione non significativa tra caffè e
malattia renale cronica, mentre negli studi statunitensi e coreani sono state
osservate associazioni inverse
significative nei gruppi con una maggiore assunzione di caffè
.

I risultati, pertanto, indicano un effetto potenzialmente protettivo della
bevanda, in linea con studi precedenti sulla funzionalità renale.

La Diet and Kidney Function ha incluso 21 articoli di studi di
coorte con follow-up dai 3 ai 24 anni. Le categorie alimentari su cui si sono
concentrati erano carne, pesce, latticini, verdure, frutta, caffè, tè, bevande
analcoliche, oltre che modelli alimentari. Le evidenze hanno mostrato che uno
stile alimentare sano può ridurre il rischio di malattie renali croniche.

La malattia renale cronica rappresenta
un onere sanitario in aumento in tutto il mondo, con una prevalenza globale di
circa 11% nella popolazione adulta generale. Se non trattata, progredisce
lentamente fino allo stadio terminale, che richiede la dialisi o il trapianto
di rene. Fattori come lo stile di vita, il fumo, l’uso di alcol e l’inattività
fisica, possono peggiorare la patologia. Oltre a tutto ciò, esiste un crescente
interesse scientifico per il ruolo potenziale della dieta.

Bibliografia

Gaeini Z, Bahadoran Z, Mirmiran P, Azizi F. Tea, coffee, caffeine intake and the risk of cardio-metabolic outcomes: findings from a population with low coffee and high tea consumption. Nutr Metab.2019;16:1–10

Hu EA, Selvin E, Grams ME, Steffen LM, Coresh J, Rebholz CM. Coffee consumption and incident kidney disease: results from the Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) study. Am J Kidney Dis. 2018;72:214–22.

Jhee JH, Nam KH, An SY, et al. Effects of coffee intake on incident chronic kidney disease: a community-based prospective cohort study. Am J Med. 2018;131:1482–1490.e3

Jhee JH, Nam KH, An SY, et al. Effects of coffee intake on incident chronic kidney disease: a community-based prospective cohort study. Am J Med. 2018;131:1482–1490.e3

Photo credit: acekreations


[1] https://www.coffeeandhealth.org/2020/02/a-c-van-westing-et-al-2020-diet-and-kidney-function-a-literature-review-current-hypertension-reports-volume-22/

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Libri per scelta

Che siano cartacei o elettronici, i libri hanno sempre un grande potere. Dalla sua pagina Instagram @lestoriedibea, Beatrice ci consiglia alcune tra le sue letture preferite. Lasciamoci trasportare da tante storie diverse, sogniamo, viaggiamo, riflettiamo. Magari, osiamo scegliere quel genere che non sempre ci ispira, chissà, magari ci aspettano delle sorprese straordinarie.


Cronache del mondo emerso - Le storie di Bea

1 TRILOGIA CRONACHE DEL MONDO EMERSO – Licia Troisi
Genere: Fantasy

A Nihal piaceva starsene là sopra da sola, con la brezza a scompigliarle i lunghissimi capelli […] Quando stava lassù era come pacificata. Poteva concentrarsi solo su se stessa, sui suoi pensieri più nascosti, su quella vaga malinconia che certe volte l’abbracciava, sul mormorio lento che ogni tanto sentiva levarsi dal fondo della sua anima”

Il Mondo Emerso si trova a dover affrontare una battaglia: i popoli devono unirsi per combattere un nemico comune.


Dentro l'acqua - Le storie di Bea

2 DENTRO L’ACQUA – Paula Hauwkins
Genere: Thriller

Alcune cose devi lasciarle andare
Altre non puoi
Difficile stabilire quali
-Emily Berry, The Numbers Game-

Storie di donne “scomode”. Un fiume e la sua acqua che inghiotte nel profondo.
Inghilterra Nord-est.
Uomini che odiano le donne.
Donne che sanno ottenere.
Una vecchia che “sente” i morti e parla con loro.
Un braccialetto perduto e un accendino ritrovato.


Rock and resilienza - Le storie di Bea

3 ROCK AND RESILIENZA – Paola Maugeri
Genere: Biografico/Saggistica

Paola racconta il suo viaggio nella vita attraverso le interviste fatte ai grandi della musica rock.
Capitolo dopo capitolo, ci si mette in discussione, si riflette al ritmo di un album e si comprende come la musica insegna a stare al mondo.


L'eleganza del riccio - Le storie di Bea

4 L’ELEGANZA DEL RICCIO – Muriel Barbery
Genere: romanzo filosofico

Colombe crede che è possibile “affrettarsi a dimenticare”. In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente e, quando non sappiamo costruire il presente, ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani e rimaniamo fregati, perché domani finisce sempre per diventare oggi. Quindi non bisogna affatto dimenticare. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le forze. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità. Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.

Barbery è eccezionale. Semplicità è uguale a profondità.
Un libro intenso di vita, a tratti molto riflessivo, consigliato a chi vuole capirne di più della propria vita, delle apparenze, di semplicità e di profondità.


Pomodori verdi fritti - Le storie di Bea

5 POMODORI VERDI FRITTI AL CAFFÈ DI WHISTLE STOP – Fanny Flagg
Genere: romanzo umor

La storia di Ruth e Idgie, l’amicizia tra Evelyn e la logorroica e stramba ma dolcissima signora Threadgoode trasportano in un mondo ad oggi quasi sconosciuto. Alabama nella Depressione e Alabama negli anni ’80. Quando per le notizie si ascoltava la radio, quando c’era il bollettino settimanale e, qualche decennio dopo, una Evelyn che si interroga sul perché si dica “ne ho le palle piene”, invece di ovaie, anche se si è donne.
Il giudizio della gente, il razzismo, l’ipocrisia umana, la cattiveria umana, la bontà umana. La ricchezza e la povertà, il lavorare sodo, le gioie, l’essere ciò che si è a prescindere dal resto.

FANNIE FLAGG ha la bacchetta magica, ti fa ridere e riflettere su temi delicati e vorresti che il libro non avesse una fine.
Da leggere con molta calma, quando si è di corsa e si necessita di leggerezza ma non banalità.
Possibilmente accompagnati da una tazza di caffè o di thè.


L'abbazia di Northanger - Le storie di Bea

6 L’ABBAZIA DI NORTHANGER – Jane Austen
Genere: classico letteratura inglese

“Nessuno, vedendo Catherine Morland da bambina, avrebbe mai immaginato che fosse destinata a diventare un’eroina.”
[…] prima o poi deve pur succedere qualcosa che metta un eroe sulla sua strada e qualcosa succederà.”

Ironico, a tratti cupo nel rispetto dello stile gotico, descrittivo, incalzante, romantico. Ovviamente a lieto e soddisfacente fine.

Catherine è una ragazza semplice, non chissà che bella o intelligente ma con una fervida immaginazione che le porterà non pochi guai.
Tramite benestanti amici di famiglia, le si presenta l’occasione di entrare nella società del tempo e conoscere i Thorpe, fratello e sorella e i Tilney, fratello e sorella. Si muove tra balli, teatro, passeggiate, letture e un corteggiatore respinto, finché riceve l’invito di passare alcuni giorni all’abbazia di Northanger, apparentemente avvolta da un terribile segreto…


Il giardino segreto - Le storie di Bea

7 IL GIARDINO SEGRETO – Frances Hodgson Burnett
Genere: narrativa classica per ragazzi

“Sullo stelo dove coltivi una rosa, non potrà mai sbocciare un cardo”

“Come può diventare più bella una persona se sorride!”

Vi verrebbe mai in mente, sapendo che una persona ha una malattia molto grave e contagiosa, di andare a rovistare fra le sue cose, non per offrire aiuto, ma per curiosità o leggerezza, sapendo che correte il rischio di ammalarvi e forse morire per quel contagio? Penso di no, che non vi verrebbe mai in mente di farlo. Ebbene, spesso si corre un rischio ancora più subdolo, forse ancora più grave, quando si permette a un pensiero cattivo o anche semplicemente triste, di insinuarsi nella nostra mente e di restarci. Come si può combattere il microbo della malattia se subito si provvede a disinfettarci, così si può fare con il germe del pensiero che può nuocerci molto di più. Si riesce a cacciarlo, se non ci si compiace di tenerlo e farlo crescere.

Frances Hodgson Burnett è una certezza nella letteratura per ragazzi.
Che poi, questo Libro lo si apprezza davvero moltissimo da adulti perché affronta il tema della rinascita personale con la profondità, l’ingenuità e la purezza che solo il cuore dei bambini possiede.
Quel pezzo di cuore che ogni adulto dovrebbe impegnarsi a mantenere vivo, per sé stesso e per gli altri.


Il mio lungo viaggio - Piero Angela - Le storie di Bea

8 IL MIO LUNGO VIAGGIO – Piero Angela
Genere: Biografico

“Il consiglio che posso dare ai giovani è: nel vostro lavoro, qualunque esso sia, puntate all’eccellenza. Si può fare meglio: farsi venire un’idea nuova, leggere un libro in più, scoprire un nuovo dato, migliorare una presentazione, accelerare i tempi. Non accontentatevi…”

Una storia che parte dalla sua infanzia a Torino, con il padre psichiatra, ai suoi viaggi, fino ai nostri giorni.

Fa capire quanto piccola sia la nostra realtà, quanto c’è da scoprire fuori delle nostre mura di casa e della routine quotidiana. Quanto bisogna essere sempre critici e curiosi, laboriosi e insaziabili, onesti e gentili.
Piero è sicuramente un personaggio di forte impatto e dovrebbero esserci più persone “in mostra” con la sua mentalità.


Billy Elliot - Le storie di Bea

9 BILLY ELLIOT – Melvin Burgess
Genere: narrativa

“Era in gamba, questa Mrs Wilkinson. “Bella gamba dritta” ha detto. Bè, è più facile se hai le scarpe giuste, non puoi avere una posizione decente con gli scarponi ai piedi. “Bella linea” ha detto, qualunque cosa fosse una linea. Era faticosissimo. Provateci voi, a star lì in equilibrio su una gamba, con l’altra gamba tesa all’indietro e le braccia in avanti e tu lì fermo per un minuto, e non devi tremare. È faticoso. Bisogna essere maledettamente forti.”

Ambientato nel 1984, durante un durissimo sciopero dei minatori inglesi per la chiusura delle miniere indotta dalla Thatcher, tra i provvedimenti alla profonda crisi che aggrava il Paese.

Billy ha dodici anni, sua madre è morta, suo padre e suo fratello sono entrambi minatori. Il papà vorrebbe che Billy facesse pugilato, che imparasse a badare a se stesso, perché è quello che devono fare gli uomini della loro famiglia: tenere duro e combattere. Ma Billy ha un altro sogno: vuole diventare ballerino, perché quando balla è davvero se stesso. Per lui, è come avere un fuoco dentro.

Si toccano tante di quelle tematiche, che non può non prendere il lettore: la mancanza e il vuoto che lasciano una persona cara, il rapporto conflittuale ma comunque di sostegno in famiglia, il combattere per essere sé stessi, l’accettazione di ciò che si è, l’importanza della comunità, del lavoro, il riscatto personale in tutte le sue forme.
E la danza.
Non ci sono “attività da femmine e attività da maschi”. Se vuoi fare il ballerino non vuol dire che tu sia omosessuale e anche se lo fossi, non è importante e soprattutto non è un problema.

È vero che la danza non é per tutti ma tutti possono ballare, soprattutto quando l’insegnante è un punto di riferimento che tiene alla tua salute e benessere generale; che non ti vede come mero profitto ma come persona da guidare.


Qualcosa di grandioso. Le storie di Bea

10 QUALCOSA DI GRANDIOSO – Boncinelli. Corbellini. Giorello. Pievani. Rovelli. Zellini
Genere: saggistica scientifica

C’è qualcosa di grandioso in questa idea della vita, con le sue infinite potenzialità, originariamente infuse dal Creatore in pochissime o in una sola forma; e, mentre questo pianeta ha continuato a roteare seguendo le immutabili leggi di gravità, da un inizio così semplice infinite forme, sempre più belle e meravigliose, si sono evolute e tuttora si evolgono”.

Così Darwin concludeva la sua “Origine della specie”, l’opera che nell’ultimo secolo e mezzo ha cambiato radicalmente la visione scientifica del mondo e la stessa concezione della vita.

Un viaggio nella scienza con sei studiosi italiani, passando per il perno di tutto, che è la nostra mente e i suoi strumenti: ossia la logica, che arriva a costruire l’ordine matematico del mondo; e la filosofia, il cui atteggiamento critico ci aiuta a convivere con l’incertezza.


Il caffè dei piccoli miracoli le storie di Bea

11 IL CAFFÈ DEI PICCOLI MIRACOLI – Nicolas Barreau
Genere: romanzo rosa

Eleonore Delacourt è francese e ha venticinque anni. Invece di agire d’impulso, riflette.

Accade tutto a Venezia e dato che l’autore è francese e vive in Francia, bisogna riconoscerne l’eccellente lavoro di minuziosa ricerca, nello descrivere Venezia. L’attenzione verso la lingua, come i dialoghi in dialetto veneto, merita la lettura del libro.


Beatrice Moretto - Le storie di Bea

Recensioni a cura di: Beatrice Moretto, @lestoriedibea

photo: Unsplash

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Ma la primavera non lo sapeva

In questi giorni il web sta offrendo, tra le varie cose, tante belle riflessioni, iniziative, pensieri. Eccone un esempio davvero speciale: grazie Irene Vella per le tue parole incredibilmente toccanti.

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a Gsuite
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla
vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.

photo: Unsplash

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L’IMPORTANZA DELLE SCELTE OGGI ANCOR DI PIÚ

Vivere bene è una questione di scelte. E non perchè sia il nostro “mantra”, ma specialmente in questo periodo siamo convinte che questa semplice frase sia davvero importante. Quello che succede, è che le scelte cha facciamo ogni giorno sono leggermente cambiate. O forse è cambiata la consapevolezza con cui ci interfacciamo a queste scelte?

Le scelte, di solito, sono finalizzate a cambiare qualcosa e, possibilmente, si sceglie l’opzione migliore. Va bene che ogni scelta dipende dalle condizioni e dalle circostanze del momento, ma si spera sempre di “fare la scelta giusta”. Ed ecco che ci troviamo a scegliere di stare a casa, scegliere di prestare più attenzione all’igiene delle mani, al contatto con le altre persone, a cambiare la routine… E allora, scegliamo anche adesso per il meglio, scegliamo di trascorrere questo periodo nel modo migliore possibile prendendoci cura di noi stessi dal corpo all’anima, dall’alimentazione all’intrattenimento, dal divertimento alla riflessione. E visto che abbiamo la fortuna di scegliere, godiamoci questa libertá in un momento in cui di libertá sembrano essercene un po’ meno.

Il coronavirus, con gli occhi degli adolescenti

Alzi la mano chi non ha mai gioito, ai tempi delle superiori o delle medie, per un giorno inaspettato di sciopero. Essere a casa un venerdì, un mercoledì, magari persino un giovedì che è sempre in mezzo alla settimana, quella sì che era un’occasione speciale. Ecco, forse all’inizio di questa quarantena forzata gli adolescenti italiani si sono sentiti un po’ euforici per aver saltato la verifica dopo le vacanze di carnevale, per aver più tempo per fare i compiti, per stare con gli amici, per andare in centro o tornare a sciare in montagna. Insomma, il tipico sentimento che prende in un inaspettato giorno di sciopero. Ma poco a poco, il senso di legittima euforia ha lasciato spazio a un senso di sconforto e spaesamento, e gli adolescenti hanno iniziato a riflettere, a pensare, a guardare con occhio critico la situazione. Hanno capito che c’è qualcosa che non va e altrochè se non va. A volte gli adulti cercano soluzioni complesse a problemi complessi, ma dimenticano di guardare la questione “senza filtri” perché sono presi da mille cose, dall’etica, alle convenzioni sociali, agli obblighi e per finire con i valori personali di ognuno. Eppure, a volte, basterebbe chiedere a propri figli cosa ne pensano, per avere una bella visione, magari priva dell’esperienza che si costruisce con gli anni, ma sicuramente ricca di spunti per renderci conto di tutti gli sbagli che stiamo commettendo nella disperata ricerca di rimediare a uno. Con sconforto, rabbia e incredulità, ecco la riflessione di una adolescente ai tempi del COVID-19.

IL SILENZIO DEI BISOGNOSI

Ho sempre letto spesso e volentieri il New York Times fin da quando sono piccola. Mi ha sempre affascinato il pensiero americano e ultimamente sono rimasta abbastanza sconvolta dal fatto che la situazione coronavirus in Italia sia presa molto “alla leggera” dagli stati esteri. Gli unici articoli che ho trovato sul NYT riguardanti la situazione del nostro paese raccontano della chiusura degli stadi e del rischio che il campionato di calcio termini qui. Lo trovo assurdo e ridicolo. Penso che l’Italia faccia parte di un gruppo di stati che è stato di grande aiuto per l’evoluzione e il progresso della nostra società. Molti stati ci stanno “voltando le spalle” pensando solamente ai rischi che la loro economia corre invece di pensare che vi sono persone che stanno morendo e che questo virus continua a diffondersi senza che nessuno stia trovando soluzioni concrete.

Buona sanità o buon utilizzo della sanità?

Fin da piccola facevo avanti-indietro dagli ospedali dove lavorano i miei genitori essendo entrambi medici e in 15 anni non li ho mai visti così vuoti. Le persone hanno paura di uscire di casa e addirittura rinviano gli appuntamenti medici. Stanno un po’ impazzendo tutti  e questo è dovuto all’eccessiva diffusione di informazioni che spesso sono false o mal interpretate. Il fatto che questo sia l’unico argomento che si tratta in tv non rassicura le persone che continuano a diffondere le loro opinioni giuste o sbagliate che siano. Si crea così una situazione di caos e la gente ha paura a farsi aiutare. Pensano sia pericoloso mettere piede fuori casa e si genera una situazione estrema. In questo momento è giusto che si isoli il virus al fine di evitare che si trasformi in una pandemia usando degli accorgimenti igienico-sanitari corretti (ad esempio lavarsi le mani, evitare il contatto con persone infette…), ma il trasformare ciò in una specie di “guerra psicologica” ritengo sia sbagliato. Così come sbagliato è il sovraccaricare gli ospedali di ricoveri impropri che evidenziano gli errori fatti dalla politica. Un esempio di ciò è il taglio alla spesa sanitaria, il ridotto di medici ed infermieri senza un ricambio adeguato che al momento di questa follia determinata dal COVID-19 si è evidenziato. Un altro aspetto sanitario che traggo dai racconti dei miei genitori è l’uso improprio del pronto soccorso in quanto durante il resto dell’anno è sempre intasato mentre durante questo periodo è vuoto. Penso sia abbastanza strano che il nostro sistema sanitario sia soggetto a pressioni durante tutto l’anno per garantire un adeguato funzionamento di questi servizi e che durante periodi in cui vi è un reale bisogno esso non sia sfruttato. In America tutto è privatizzato. In Italia, invece, abbiamo il beneficio di poter usufruire liberamente di consigli/visite mediche che bisogna imparare a sfruttare per fini concreti.


Non “ghettizzateci”

Il nostro stato sta vivendo un periodo di crisi  che probabilmente proseguirà per molto tempo. All’estero ci vedono come persone da “ghettizzare” perché potremmo portare malattie. L’unica differenza che il nostro stato ha rispetto agli altri è il fatto che sono stati effettuati oltre 21 mila tamponi per prevenire o curare questo virus, invece nei paesi esteri ciò non è stato fatto e sembra che ne siamo affetti solo noi. Il fatto che abbiamo controlli superiori rispetto a quello di altri stati sta avendo un impatto negativo soprattutto sull’economia e sul turismo e questi settori ne risentiranno almeno fino ad oltre l’estate. Bisognerebbe che i capi di governo spieghino alle altre nazioni che noi non ci siamo mai tirati indietro quando si trattava di salvare altre vite. Mentre molti stati chiudevano le frontiere noi abbiamo sempre accolto tutti garantendo un supporto economico e delle cure mediche a chi ne necessitasse perciò ora non mi sembra corretto che tutti gli italiani vengano categorizzati come infetti e respinti in molte parti del mondo. Bisognerebbe aiutarsi reciprocamente e condividere tutte le informazioni che si hanno riguardo questo virus per poterlo combattere e porre fine a questa situazione anche se questo è molto difficile che accada perché probabilmente ci sarà sempre qualcuno che si terrà qualcosa per sé per garantirsi il primato di risoluzione di questo problema.

Molto più di un virus 

Un’altra cosa che mi ha lasciato abbastanza allibita è il fatto che noi italiani non abbiamo una reputazione fantastica all’estero dato che ci conoscono per il cibo e per la mafia. Ora non bisogna aggiungere anche il razzismo. Io sono in montagna, ma su Instagram vedo dei video assurdi. Una mia amica è stata insultata sulla metro perché ha gli occhi a mandorla nonostante lei è nata in Italia, vive qui da 17 anni e non è mai stata in Cina. Inoltre questo virus ha una percentuale di decesso del 2-3%  e tutti i casi di morti in Italia riguardano persone che già erano soggette a patologie perciò esso ha solamente peggiorato queste condizioni. La maleducazione e l’inciviltà che si sono manifestati in questi giorni sono solo in grado di generare razzismo e discriminazione nei confronti di persone che non c’entrano nulla.

L’ignoranza è più contagiosa del coronavirus e purtroppo è anche incurabile.

Coronavirus: 13 reasons why

Un po’ di confusione questo COVID-19 la sta facendo. Ecco “13 reasons why” per fare chiarezza su alcuni dubbi principali a cui ha risposto l’Organizzazione Mondiale della Sanitá (OMS). 

1. Gli asciugatori elettrici per le mani sono efficaci per uccidere il nuovo coronavirus? 

No. Gli asciugatori elettrici non sono efficaci per uccidere il COVID-2019. Per proteggersi contro il nuovo coronavirus, bisogna lavare le mani varie volte al giorno con con acqua e sapone, strofinandole per almeno 20 secondi. In alternativa, utilizzare un gel igienizzante a base di alcol. Dopo averle lavate, bisogna asciugarle molto bene con delle salviettine di carta o un asciugatore tiepido per ambienti.

2. Si possono usare lampade ultraviolette disinfettanti per proteggersi dal COVID-19? 

No. Le lampade ultraviolette disinfettanti non dovrebbero essere usate per sterilizzare mani o altre zone della pelle perché le radiazioni UV possono causare irritazioni cutanee.

3. Gli scanner termici sono efficaci per individuare le persone infette dal nuovo coronavirus? 

Gli scanner termici sono efficaci per individuare solo chi ha giá sviluppato febbre (ovvero, chi ha una temperatura corporea piú alta del normale) causata dal COVID-19, e non tutte le persone potenzialmente infette. Questo perchè ci vogliono da 2 a 10 giorni prima che le persone infette sviluppino febbre e lo scanner termico non è in grado di registrare l’infezione se non è insorto il sintomo di febbre.

4. È efficace spruzzarsi alcol o chlorine sul corpo per uccidere il coronavirus? 

No. Spruzzarsi  alcol o chlorine sul corpo non stermina i virus che sono giá penetrati all’interno del corpo. Spruzzare queste sostanze puó essere dannoso per le membrane mucose (occhi, bocca) oltre che per i vestiti. Va ricordato che sia alcol che chlorine possono essere utili per disinfettare le superfici, ma devono essere utilizzati seguendo le raccomandazioni adeguate.

5. È sicuro ricevere una lettere o un pacco dalla Cina?

Sí, è sicuro. Chi riceve pacchi dalla Cina non rischia di contrarre il nuovo coronavirus. Secondo le evidenze scientifiche che abbiamo, sappiamo che il coronavirus non sopravvive a lungo sugli oggetti, tra cui lettere o pacchi.

6. Gli animali domestici trasmettono il nuovo coronavirus? 

Al momento, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che gli animali domestici (cani, gatti) possano essere infettati e trasmettere il coronavirus. Ad ogni modo, è sempre buona prassi lavarsi le mani con sapone dopo essere stati a contatto con gli animali, anche domestici. Questa buona norma protegge dai batteri comuni, come l’escherichia coli e la salmonella che vengono trasmesse agli umani dagli animali domestici.

7. I vaccini contro la polmonite proteggono dal coronavirus?

No. I vaccini contro la polmonite (vaccino pneumococcico e Vaccino dell’Haemophilus influenzae di tipo B) non proteggono dal coronavirus. Questo virus è talmente nuovo e diverso che ha bisogno del proprio vaccino. I ricercatori stanno cercando di sviluppare un vaccino contro il COVID-19 e l’OMS sta supportando i loro sforzi. Sebbene questi vaccini non siano efficaci contro il COVID-19, le vaccinazioni contro le malattie respiratorie sono altamente raccomandate per proteggere la salute.

8. Le soluzioni saline per decongestionare il naso prevengono l’infezione da nuovo coronavirus?

No. Non c’è evidenza che le soluzioni saline per naso proteggano dall’infezione da nuovo coronavirus. Se da un lato ci sono alcune evidenze limitate per cui queste soluzioni saline aiutino a guarire piú rapidamente dal raffreddore, non ce ne sono che dimostrino la loro utilitá nella prevenzione delle infezioni respiratorie.

9. Mangiare aglio aiuta a prevenire l’infezione da nuovo coronavirus? 

L’aglio è un alimento molto sano che potrebbe avere alcune proprietá antimicrobiche. Tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che mangiare aglio abbia protetto le persone dal nuovo coronavirus.

10. L’olio di sesamo blocca l’entrata del coronavirus nel corpo?

No. L’olio di sesamo non uccide il coronavirus. Ci sono dei disinfettanti chimici che possono eliminare il virus dalle superfici, come: disinfettanti a base di candeggina/chlorina, solventi, alcol (etanolo) al 75%, acido peracetico e cloroformio. Tuttavia, non hanno nessuna efficacia se messi sotto il naso o applicati sulla pelle, anzi, potrebbe risultare addirittura dannoso per la cute.

11. Il coronavirus colpisce solo gli anziani o anche i più giovani sono a rischio di contrarlo? 

Persone di tutte le etá possono essere a rischio di contrarre il COVID-2019. Gli anziani e le persone con condizioni mediche critiche pre-esistenti (asma, diabete, malattie cardiache) sono piú vulnerabili e rischiano maggiormente di ammalarsi gravemente per il virus. L’OMS consiglia a tutti di adottare misure di prevenzione per proteggersi dal virus, come seguire le norme igieniche per mani e vie respiratorie.

12. Gli antibiotici sono efficaci per prevenire e trattare il nuovo coronavirus? 

No. Gli antibiotici funzionano solo contro i batteri, non i virus. Il COVID-2019 è un virus e quindi gli antibiotici non funzionano nè come prevenzione nè come trattamento. Tuttavia, nel caso si venisse ospedalizzati per COVID-2019, è possibile che vengano somministrati antibiotici per curare un’eventuale co-infezione batterica.

13. Ci sono specifiche medicine per trattare il coronavirus? 

Ad oggi, non ci sono medicine raccomandate per prevenire o trattare il nuovo coronavirus. Tuttavia, le persone colpite ricevono tutte le cure adeguate per alleviare e trattare i sintomi. Coloro in condizioni di gravitá maggiore ricevono assistenza e supporto adeguato. Le ricerche per i trattamenti specifici sono giá in atto e alcuni verranno testati a breve.

Più abbracci, meno influenza

Secondo il Ministero della Salute Il picco influenzale arriverà a fine gennaio. Bisogna fare attenzione alle complicanze tra le quali polmonite e bronchite.

Se vuoi evitare di ammalarti proprio in quei giorni, e rischiare di non essere in forma a San Valentino, la Carnegie Mellon Univerisity della Pennsylvania ha trovato il rimedio giusto: più abbracci, meno influenza.
Infatti, contro raffreddore e influenza, gli abbracci sembrano essere la nuova soluzione, secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Science. La ricerca ha coinvolto 404 individui a cui è stato chiesto di contare il numero di abbracci ricevuti quotidianamente; in seguito, i soggetti sono stati esposti al virus del raffreddore. Il risultato è stato che chi riceveva meno abbracci era più predisposto ad ammalarsi, mentre chi ne riceveva di più presentava meno rischi di contrarre l’infezione o comunque manifestava sintomi più lievi e meno duraturi.
La ricercatrice Sheldon Cohen, responsabile dello studio, spiega che “è possibile che il contatto fisico e le manifestazioni di affetto siano in grado di stimolare la produzione di molecole che riescono a rafforzare le difese immunitarie e proteggere l’organismo dalle infezioni”. Non ci resta che abbracciarci.

Chirurgia robotica, l’ultima frontiera in Humanitas Mater Domini

Humanitas Mater Domini è la prima struttura sanitaria in provincia di Varese e Milano, la seconda in Lombardia ad essere dotata del robot Navio, il robot in “camice bianco” che, con un altissimo livello di accuratezza e precisione chirurgica impensabile a occhi e mani umane, supporta il chirurgo ortopedico nella pianificazione pre-operatoria e nell’intervento di protesi monocompartimentale e totale di ginocchio.

I vantaggi per il paziente

Navio è un sistema robotico estremamente preciso in grado di posizionare le componenti protesiche (femorale e tibiale) in base alla forma anatomica specifica del ginocchio del paziente e al suo movimento, rilevati da speciali sensori. «Il robot non si sostituisce al chirurgo – sottolineano il dottor Franco Baldo e il dottor Fabio Zerbinati, in prima linea sulla chirurgia robotica–, ma lo assiste negli interventi di protesi permettendo di stabilire, con una precisione estrema, la porzione di lesione artrosica da rimuovere per il corretto posizionamento della protesi, in rapporto anche alla tensione dei legamenti e alle caratteristichespecifiche di ogni paziente».

Tutto questo si traduce in numerosi vantaggi per il paziente:

· Non sono necessari esami strumentali di secondo livello (TAC, Risonanza Magnetica): lo studio anatomico è rilevato durante l’operazione

· Massima accuratezza nella posizione dell’impianto sia statico che dinamico

· Meno dolore e meno farmaci antidolorifici dopo l’intervento

· Ridotti tempi di degenza

· Massimo recupero possibile del movimento naturale del ginocchio

· Migliore propriocettività, che si traduce in miglior confidenza con la nuova articolazione

· Più rapido ritorno alla vita quotidiana e allo sport

· Maggior durata della protesi

Artrosi e protesi di ginocchio: sempre più giovane l’età media dei pazienti

Al contrario di quanto si pensi, l’artrosi di ginocchio non colpisce solo gli anziani: traumi giovanili ai menischi o altre strutture del ginocchio, malattie infiammatorie o reumatiche, ginocchia “storte” in varismo o valgismo (a X o “del fantino”), aumentano il rischio di degenerazione della cartilagine articolare che porta all’artrosi. Sebbene le cause siano diverse, tuttavia il dolore da artrosi è uguale ad ogni età: prima, compare solo nei movimenti, poi anche a riposo e, infine, può portare a disabilità e riduzione della qualità di vita, rendendo difficili azioni quotidiane come fare le scale, piegarsi e salire in auto. «Quando la degenerazione della cartilagine colpisce solo una parte dell’articolazione del ginocchio, l’intervento con una piccola protesi chiamata monocompartimentale, sostituisce solo la porzione di ginocchio “usurata” per risolvere e rallentare la progressione dell’artrosi. Nelle situazioni di artrosi avanzata, invece, è necessaria la protesi totale che sostituisce tutta l’articolazione – spiegano gli esperti –. Oggigiorno, complice anche l’aspettativa di vita più lunga e, in generale più attiva, è sempre più in crescita la necessità di un intervento di sostituzione protesica».

Robot “Navio”

Con l’ausilio di multipli sensori posizionati sulla gamba e sulla coscia del paziente, il sistema Navio permette di eseguire, insede operatoria, uno studio del movimento preciso del ginocchio. Questo per valutare eventuali lassità o deviazioni assiali dell’arto e stabilire, con la massima precisione, il punto di inserimento delle componenti della protesi. Mediante uno strumento palpatore, che rileva con il contatto la conformazione del ginocchio, dopo l’elaborazione del software si esegue la ricostruzione 3D virtuale delle superfici articolari (tibiale e femorale). Il robot Navio, rilevando ed elaborando dati anatomici, di movimento e di stabilità, determina con precisione millimetrica la posizione delle componenti protesiche durante tutto l’arco del movimento.

Nella fase operativa interviene il “braccio robotico”, dotato di una fresa computer-assistita ad alta velocità che, nella mano del chirurgo, guida l’esecuzione dei tagli ossei necessari all’impianto della protesi, ripercorrendo il modello 3D virtuale precedentemente elaborato. Nella mano del chirurgo, il manipolo robotico controllato dal computer procede ai tagli femorali e tibiali, asportando l’osso solo dove prestabilito. Infatti, se per errore, si uscisse dagli spazi, la fresa si retrae e si ferma, rendendo impossibile l’errore umano.