Il peperoncino riduce il rischio cardiovascolare

Infarto e ictus meno probabili con il consumo di cibi piccanti

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Avete una buona ragione in più per consumare peperoncino. Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology da un team dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), in collaborazione con Istituto superiore di sanità, Università dell’Insubria di Varese e Cardiocentro Mediterraneo di Napoli.

Lo studio ha preso in esame quasi 23mila cittadini del Molise che da 8 anni stanno partecipando a una grande indagine epidemiologica sul rapporto fra salute e alimentazione e chiamata MoliSani.

I dati indicano che l’utilizzo abituale della spezia – almeno 4 volte alla settimana – ha l’effetto di ridurre il rischio di morte per infarto del 40% e di ictus di oltre il 60%. Riduce inoltre del 23% il rischio di morte per qualunque causa rispetto a chi non consuma peperoncino.

Coronavirus, quando si può dire di essere guariti

La differenza fra guarigione clinica e guarigione totale

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Dal coronavirus si guarisce. È bene innanzitutto ricordare questo, in giorni emotivamente molto difficili per tutti noi. Dobbiamo sforzarci di tenere a mente le percentuali di guarigione da Sars-CoV-2: stando ai numeri della pandemia, a livello globale la mortalità è del 3% circa, ma una stima dell’Oms afferma che la mortalità reale è probabilmente attestata a una cifra che va dallo 0,5 all’1,5% circa.

La differenza è data dal fatto che non tutti coloro che vengono contagiati finiscono nel conteggio generale. Questo perché in molti casi non hanno alcun sintomo o sintomi molto leggeri che rendono inutile il tampone.

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Ciò premesso, cosa vuol dire “guarito”? Un documento del Consiglio superiore di sanità sottolinea la distinzione fra “paziente clinicamente guarito” e “paziente guarito”.

 

Rispettare le norme del Governo come responsabilità

Soprattutto la distanza di sicurezza di 1,82 metri. Un dovere morale

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Come impegno civico di responsabilità abbiamo tutti il dovere di combattere il coronavirus. Ognuno di noi deve impegnarsi a fondo per garantire la sicurezza dei nostri cari. Battere l’epidemia si può in maniera semplice se tutti quanti ci impegniamo. E poi tutto può tornare alla normalità.

Importantissimo rispettare la prescrizione di non presentarsi in ospedale per farsi visitare. Fino ad ora non è stato fatto da tutti i malati. Si spiegano così i medici e gli infermieri che si sono messi in isolamento al Campus Biomedico.

Stessa cosa a Fondi e al Santa Maria Goretti di Latina. Come a Tor Vergata: la paziente è entrata in contatto con tre squadre di sanitari, tutti ora in quarantena. In questo momento di emergenza non possiamo perdere personale sanitario già scarso per i tagli alla sanità pubblica.

Chi sono le vittime del coronavirus in Italia?

Studio dell’ISS fa luce su età media e condizioni di salute

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Uno studio degli epidemiologi dell’Istituto superiore di sanità ha analizzato le caratteristiche dei primi 105 morti a causa del nuovo coronavirus in Italia.

L’età media dei pazienti deceduti e positivi a COVID-2019 è 81 anni, sono in maggioranza uomini e in più di due terzi dei casi hanno tre o più patologie preesistenti. L’analisi sottolinea come ci siano 20 anni di differenza tra l’età media dei deceduti e quella dei pazienti positivi al virus.

Il report riguarda 73 pazienti deceduti in Lombardia, 21 in Emilia Romagna, 7 in Veneto e 3 nelle Marche, ed è basato sui dati ottenuti tramite la compilazione di un questionario sviluppato ad hoc ai fini della rilevazione dei casi di morte.

L’età media dei pazienti presi in esame è 81 anni, circa 20 anni superiore a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione, e le donne sono 28 (26.7%).

Pandemia, epidemia, focolaio. Un glossario contro il panico

Secondo l’Oms lo stato pandemico è inevitabile

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Il coronavirus non si può più fermare. Inquietante a prima vista l’affermazione dell’Organizzazione mondiale della sanità, ma analizziamo il senso di questa affermazione.

Per l’Oms ci troviamo nella fase 5, quella definita di “allerta pandemica”, quella cioè nella quale si attua la risposta di contenimento. Gli infetti vengono isolati, e i loro contatti tracciati e messi in quarantena.

Ma, come è evidente dagli ultimi bollettini, ciò non impedisce al virus di diffondersi, serve soltanto a rallentarne la progressione.

«Stiamo già passando alla fase successiva di “mitigazione”, ossia quella di riduzione del danno visto che non è più possibile bloccare la diffusione del virus», spiega infatti Walter Ricciardi, rappresentante italiano nell’Executive Board dell’Oms e consulente del ministero della Sanità Roberto Speranza.

Il coronavirus, con gli occhi degli adolescenti

Alzi la mano chi non ha mai gioito, ai tempi delle superiori o delle medie, per un giorno inaspettato di sciopero. Essere a casa un venerdì, un mercoledì, magari persino un giovedì che è sempre in mezzo alla settimana, quella sì che era un’occasione speciale. Ecco, forse all’inizio di questa quarantena forzata gli adolescenti italiani si sono sentiti un po’ euforici per aver saltato la verifica dopo le vacanze di carnevale, per aver più tempo per fare i compiti, per stare con gli amici, per andare in centro o tornare a sciare in montagna. Insomma, il tipico sentimento che prende in un inaspettato giorno di sciopero. Ma poco a poco, il senso di legittima euforia ha lasciato spazio a un senso di sconforto e spaesamento, e gli adolescenti hanno iniziato a riflettere, a pensare, a guardare con occhio critico la situazione. Hanno capito che c’è qualcosa che non va e altrochè se non va. A volte gli adulti cercano soluzioni complesse a problemi complessi, ma dimenticano di guardare la questione “senza filtri” perché sono presi da mille cose, dall’etica, alle convenzioni sociali, agli obblighi e per finire con i valori personali di ognuno. Eppure, a volte, basterebbe chiedere a propri figli cosa ne pensano, per avere una bella visione, magari priva dell’esperienza che si costruisce con gli anni, ma sicuramente ricca di spunti per renderci conto di tutti gli sbagli che stiamo commettendo nella disperata ricerca di rimediare a uno. Con sconforto, rabbia e incredulità, ecco la riflessione di una adolescente ai tempi del COVID-19.

IL SILENZIO DEI BISOGNOSI

Ho sempre letto spesso e volentieri il New York Times fin da quando sono piccola. Mi ha sempre affascinato il pensiero americano e ultimamente sono rimasta abbastanza sconvolta dal fatto che la situazione coronavirus in Italia sia presa molto “alla leggera” dagli stati esteri. Gli unici articoli che ho trovato sul NYT riguardanti la situazione del nostro paese raccontano della chiusura degli stadi e del rischio che il campionato di calcio termini qui. Lo trovo assurdo e ridicolo. Penso che l’Italia faccia parte di un gruppo di stati che è stato di grande aiuto per l’evoluzione e il progresso della nostra società. Molti stati ci stanno “voltando le spalle” pensando solamente ai rischi che la loro economia corre invece di pensare che vi sono persone che stanno morendo e che questo virus continua a diffondersi senza che nessuno stia trovando soluzioni concrete.

Buona sanità o buon utilizzo della sanità?

Fin da piccola facevo avanti-indietro dagli ospedali dove lavorano i miei genitori essendo entrambi medici e in 15 anni non li ho mai visti così vuoti. Le persone hanno paura di uscire di casa e addirittura rinviano gli appuntamenti medici. Stanno un po’ impazzendo tutti  e questo è dovuto all’eccessiva diffusione di informazioni che spesso sono false o mal interpretate. Il fatto che questo sia l’unico argomento che si tratta in tv non rassicura le persone che continuano a diffondere le loro opinioni giuste o sbagliate che siano. Si crea così una situazione di caos e la gente ha paura a farsi aiutare. Pensano sia pericoloso mettere piede fuori casa e si genera una situazione estrema. In questo momento è giusto che si isoli il virus al fine di evitare che si trasformi in una pandemia usando degli accorgimenti igienico-sanitari corretti (ad esempio lavarsi le mani, evitare il contatto con persone infette…), ma il trasformare ciò in una specie di “guerra psicologica” ritengo sia sbagliato. Così come sbagliato è il sovraccaricare gli ospedali di ricoveri impropri che evidenziano gli errori fatti dalla politica. Un esempio di ciò è il taglio alla spesa sanitaria, il ridotto di medici ed infermieri senza un ricambio adeguato che al momento di questa follia determinata dal COVID-19 si è evidenziato. Un altro aspetto sanitario che traggo dai racconti dei miei genitori è l’uso improprio del pronto soccorso in quanto durante il resto dell’anno è sempre intasato mentre durante questo periodo è vuoto. Penso sia abbastanza strano che il nostro sistema sanitario sia soggetto a pressioni durante tutto l’anno per garantire un adeguato funzionamento di questi servizi e che durante periodi in cui vi è un reale bisogno esso non sia sfruttato. In America tutto è privatizzato. In Italia, invece, abbiamo il beneficio di poter usufruire liberamente di consigli/visite mediche che bisogna imparare a sfruttare per fini concreti.


Non “ghettizzateci”

Il nostro stato sta vivendo un periodo di crisi  che probabilmente proseguirà per molto tempo. All’estero ci vedono come persone da “ghettizzare” perché potremmo portare malattie. L’unica differenza che il nostro stato ha rispetto agli altri è il fatto che sono stati effettuati oltre 21 mila tamponi per prevenire o curare questo virus, invece nei paesi esteri ciò non è stato fatto e sembra che ne siamo affetti solo noi. Il fatto che abbiamo controlli superiori rispetto a quello di altri stati sta avendo un impatto negativo soprattutto sull’economia e sul turismo e questi settori ne risentiranno almeno fino ad oltre l’estate. Bisognerebbe che i capi di governo spieghino alle altre nazioni che noi non ci siamo mai tirati indietro quando si trattava di salvare altre vite. Mentre molti stati chiudevano le frontiere noi abbiamo sempre accolto tutti garantendo un supporto economico e delle cure mediche a chi ne necessitasse perciò ora non mi sembra corretto che tutti gli italiani vengano categorizzati come infetti e respinti in molte parti del mondo. Bisognerebbe aiutarsi reciprocamente e condividere tutte le informazioni che si hanno riguardo questo virus per poterlo combattere e porre fine a questa situazione anche se questo è molto difficile che accada perché probabilmente ci sarà sempre qualcuno che si terrà qualcosa per sé per garantirsi il primato di risoluzione di questo problema.

Molto più di un virus 

Un’altra cosa che mi ha lasciato abbastanza allibita è il fatto che noi italiani non abbiamo una reputazione fantastica all’estero dato che ci conoscono per il cibo e per la mafia. Ora non bisogna aggiungere anche il razzismo. Io sono in montagna, ma su Instagram vedo dei video assurdi. Una mia amica è stata insultata sulla metro perché ha gli occhi a mandorla nonostante lei è nata in Italia, vive qui da 17 anni e non è mai stata in Cina. Inoltre questo virus ha una percentuale di decesso del 2-3%  e tutti i casi di morti in Italia riguardano persone che già erano soggette a patologie perciò esso ha solamente peggiorato queste condizioni. La maleducazione e l’inciviltà che si sono manifestati in questi giorni sono solo in grado di generare razzismo e discriminazione nei confronti di persone che non c’entrano nulla.

L’ignoranza è più contagiosa del coronavirus e purtroppo è anche incurabile.