Artrite psoriasica, ixekizumab efficace

Funziona meglio della terapia standard

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Il farmaco sperimentale ixekizumab si dimostra superiore rispetto alla terapia standard per la cura dell’artrite psoriasica.

Lo ha annunciato la casa produttrice Lilly nel corso del Congresso Europeo di Reumatologia di Madrid.

Lo studio randomizzato in doppio cieco di fase 3b/4 SPIRIT è il primo e unico studio H2H (Head-to-Head) che utilizza il dosaggio approvato sia per ixekizumab che per adalimumab e consente l’associazione concomitante con DMARD convenzionali. Lo studio conferma con ulteriori dati a supporto, come già anticipato dai top line results annunciati a dicembre dello scorso anno, il raggiungimento degli endopint primari per ixekizumab.

Scoperto il ruolo di alcuni recettori nella cura dei linfomi

Individuata la presenza sui neutrofili della molecola CD16A

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Per creare cure su misura contro i linfomi, i ricercatori sono impegnati a capire perché la stessa terapia su un malato funziona bene, su un altro meno, su un terzo per nulla. Questione di geni, ma non solo: serve andare oltre, capire quali recettori sono “espressi” dalle cellule del nostro sistema immunitario, perché il successo delle cure dipende in gran parte da loro.

Josée Golay – una vita dedicata a indagare come funzionano gli anticorpi monoclonali usati attualmente come farmaci per la cura di linfomi e altri tipi di tumore – ha fornito per la prima volta alla comunità internazionale dei ricercatori un’informazione importante, grazie a una scoperta inaspettata.

Create staminali “invisibili” al sistema immunitario

Utili nei casi di trapianto per evitare il rigetto dell’organo

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Un team di ricercatori americani ha messo a punto una tecnica che consente di creare staminali pluripotenti non visibili al sistema immunitario.

Per farlo, gli scienziati della University of California si sono serviti delle forbici molecolari Crispr-Cas9. La prima possibile applicazione potrebbe riguardare i pazienti trapiantati, che spesso vanno incontro a un rigetto dell’organo. L’“invisibilità” delle cellule impedirebbe al sistema immunitario di aggredire il nuovo organo.

“Gli scienziati spesso sottolineano il potenziale terapeutico delle cellule staminali pluripotenti, che possono trasformarsi in qualsiasi tessuto adulto, ma il sistema immunitario finora è stato un importante ostacolo alla messa a punto di terapie sicure ed efficaci con cellule staminali”, ha affermato Tobias Deuse, autore principale del nuovo studio pubblicato su ‘Nature Biotechnology’.

Cocktail di virus eradica un’infezione batterica resistente

Approccio innovativo per superare l’antibiotico-resistenza

Servirsi dei virus per sconfiggere i batteri. L’idea è di un team di ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute e dell’Università di Pittsburgh che ha pubblicato uno studio su Nature Medicine.

Gli scienziati diretti da Graham Hatfull hanno curato una ragazza di 15 anni affetta da fibrosi cistica e reduce da un doppio trapianto di polmoni. Il suo sistema immunitario, completamente azzerato, non ha potuto contrastare l’insorgenza di una grave e diffusa infezione da ceppi antibiotico-resistenti di micobatterio.

Anche gli antibiotici erano inefficaci, pertanto i medici hanno provato una nuova via, l’innesto di un cocktail di tre virus innocui per l’uomo ma aggressivi nei confronti dei batteri. In questo modo, l’infezione del micobatterio, parente del patogeno responsabile della tubercolosi, è stata eradicata.

Sclerosi multipla, nuovi geni associati alla malattia

Identificata nei linfociti B e nei monociti l’espressione alterata

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Un’alterazione nell’espressione dell’interferone, ovvero di quel gruppo di proteine che le cellule del sistema immunitario producono in presenza di virus, può essere alla base dello sviluppo di diverse malattie autoimmuni.
In uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Autoimmunity, i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e con l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, e grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), hanno scoperto nei linfociti B e nei monociti delle persone con sclerosi multipla (SM), alterazioni in diversi geni regolati dall’interferone.

Nefropatia diabetica, scoperte nuove cause

Imputate dei danni ai reni le proteine KRIS

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Si chiamano KRIS (Kidney Risk Inflammatory Signature), sono 17 e sono le proteine prodotte da cellule del sistema immunitario che, dislocate in diverse parti dell’organismo e trasportate dal circolo sanguigno, raggiungerebbero il rene rilasciando in loco i fattori responsabili della precoce perdita della funzione renale nei pazienti con il diabete. L’identificazione di questi nuovi fattori infiammatori circolanti è stata pubblicata su Nature Medicine.

Il comportamento sessuale influenza il microbioma

Aumentando anche il rischio di infezione da Hiv

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Il comportamento sessuale di una persona ha l’effetto di modificare il microbioma intestinale e l’azione del sistema immunitario. Di conseguenza, si modifica anche il rischio di infezione da Hiv.

È quanto emerge da una ricerca condotta dagli scienziati dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado pubblicata su Plos Pathogens.

I ricercatori hanno verificato se un microbioma alterato potesse stimolare l’attivazione delle cellule T associate al rischio di trasmissione dell’Hiv e all’aumentata gravità della malattia.

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Hanno quindi prelevato campioni di feci di 35 uomini sani, sia omosessuali sia eterosessuali, dimostrando che i topi che avevano ricevuto i campioni di feci degli omosessuali avevano una maggiore evidenza di attivazione delle cellule T Cd4+, che li esporrebbe, se fossero umani, a un maggior rischio di Hiv.

Tumore al polmone, scoperte nuove cellule immunitarie

Studio apre la strada a nuovi possibili farmaci

Il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro, responsabile di circa un terzo dei decessi per malattie oncologiche. “Il tumore non a piccole cellule rappresenta l’85% delle diagnosi di tumore al polmone e al momento le opzioni terapeutiche sono limitate”, spiega Elena Levantini, ricercatrice dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Itb), del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dell’Harvard Medical School e dell’Harvard Stem Cell Institute.

L’immunoterapia è un’area emergente nella ricerca oncologica che si propone di utilizzare il sistema immunitario del paziente per ‘insegnargli’ ad attaccare le cellule tumorali. Le cellule immunitarie che infiltrano i tumori sono importanti regolatori della crescita tumorale e possono sia promuovere che limitarne lo sviluppo.

Leucemia, ecco perché a volte il trapianto non funziona

Scoperto il motivo per cui le cellule tumorali sfuggono al sistema immunitario

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Il trapianto di midollo da donatore è una delle terapie più efficaci per curare la leucemia mieloide acuta (AML), grazie all’attività antitumorale del sistema immunitario che viene trasferito dal donatore al paziente.

Spesso però, a seguito del trapianto, le cellule leucemiche sviluppano delle strategie con cui sfuggono al sistema immunitario. Il risultato è la recidiva.

Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha studiato questo processo analizzando le cellule tumorali e i linfociti T che cercano di sconfiggerle, prima e dopo la terapia. Attraverso analisi genetiche e di espressione genica, i ricercatori hanno svelato le strategie di sopravvivenza che il tumore mette in atto sotto la pressione immunologica del trapianto.

Sarcomi, la tecnica CAR-T può funzionare

La manipolazione genetica è una strada percorribile

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Una speranza di guarigione dai sarcomi viene dalla tecnica CAR-T.
La tecnica punta alla manipolazione genetica delle cellule del sistema immunitario allo scopo di “addestrare” i linfociti a riconoscere e aggredire i tumori.

I sarcomi sono fra i tumori meno frequenti ma anche più difficile da trattare, e l’annuncio del possibile utilizzo della CAR-T dato dal ricercatore Robbie Majzner non può che alimentare le speranze dei malati.

La nuova tecnica che utilizza linfociti ingegnerizzati CAR-T – spiega Majzner, che lavora presso il Lucile Packard Children’s Hospital di Stanford – è dimostrato che funzioni bene in tumori come la leucemia e il linfoma. La tecnica è infatti già registrata dagli enti regolatori per il trattamento, appunto, della leucemia.